Archive for July, 2017

Un’altra volta, racconto torpido come una primavera tramontata


15 Jul

MV5BMjM0MTYwMzg4NV5BMl5BanBnXkFtZTgwMTE1OTQyMDI_._V1_SX1777_CR0_0_1777_999_AL_

Non è un periodo di malinconia, sebbene questo stato d’animo, nelle giornate tenebrose e anche tediose del mio inconscio “cavallerizzo”, mi assalga e mi rende/a irrequieto. Sono attimi che non auguro al mio peggior nemico, che si sa, si cela sotto truffaldine spoglie per dissuadermi dalla felicità. La felicità comunque è un’utopia e chi pensa di averla raggiunta, invero, più di me pena. M’immagino questa persona felice a raccattar notizie in giro per la rete, per darsi un tono da intellettuale, nel plagio che fa ai suoi pseudo amici, che ricatterà sempre a base di “giustezze” presunte sue, più che altro unte. Persone da starci alla larga e navigar invece per lidi invece inquieti. L’inquietudine, se ammaestrata dal buon senso, fa meglio discernere le cose e ci mostra il mondo per il suo orrendo splendore. Sono stanco di disprezzarmi e anche deprezzarmi, valgo quel tanto che basta a un uomo dotato di acume per gioire dei suoi attimi e fregarsene di chi ti vuol imbrigliare, o meglio dire imbrogliare, in etichette squadranti, in stagne paratie dell’esistenza che cercano d’incasellarti e, se non ti attieni a questi falsi schemi, addebitarti i peggiori appellativi. La gente vive, si sa, di maschere e non accetta facilmente chi non le indossa, creando disagi a chi, anche spensierato, che oggi pare una colpa, non si adatta a quest’ammassamento, anzi ammazzamento, di coscienza.

Sono infastidito, ad esempio, da questa massa affamata di “cinema”. Uso in tal caso la lettera minuscola, perché del cinema non apprezza gli stati introspettivi e la sua immensa profondità, bensì ama le facili “grandeur” della spettacolarità più mercantile. E bisogna vederli, ah ah, come si accaniscono in questi piaceri effimeri, cercandone subito altri per soddisfare i lor palati, anzi “appalti”, borghesi. Ritengo che siano persone sempre insoddisfatte, sempre in cerca di equilibri e surroghino la vita con questi “ammennicoli” ameni, rimandando sempre la visione vera, verace, alla prossima (s)volta che non avviene mai. Credo, insomma, che non “vengano” ma di tante cazzate si svenino.

Io la mia inquietudine invece orgogliosamente sventolo, e non mi svendo, svenandomi.00103105

 

di Stefano Falotico

Falotici si nasce, Tarantino lo nacque, Manson, Rocky e Stallone


13 Jul

rocky

 

 

Ebbene sì, un mio vecchio amico, ex gestore della gelateria Voglia Matta, ove confezionano tutt’ora sorbetti di raffinata qualità e gustosa cremosità, mi ricordò nei commenti a un post su Facebook che in tempi remoti, quando le ansie esistenziali non mi sovreccitavano nelle mie afasie, scrissi in maniera originalissima, allorché geniale, un copione “fittizio” per Rocky il quinto. Che fu molto profetico, infatti, pur non essendo ancora uscito il film nelle sale, ne anticipai miracolosamente la trama, allestendo una sceneggiatura, invero un po’ immatura e fors’anche “bambinesca”, che perfettamente avrebbe poi combaciato con quella che avremmo visto nella pellicola di Avildsen. Sì, ero già un “prodigio” e di consigli cinematografici provetto e prodigo, e oggi sono strampalato scrittore di risma “discutibile” ma idee pullulanti come i gabbiani sulle scogliere di Dover, forse anche di Denver. A Denver c’è il mare? Non lo so, geolocalizzatevi e lo saprete. Fatto sta che abbiamo appreso che Tarantino sta preparando un film sull’assassinio di Sharon Tate. Ma chi sarà Manson? Non certo Brad Pitt, forse DiCaprio che, per l’occasione, si tingerà i capelli in maniera corvina. Insomma, in The Irishman, Pacino sarà Hoffa, uffa, o Russell Bufalino? ComingSoon.net sostiene che sarà Hoffa, così come IMDb, mentre Tracking Board assegna il ruolo ad Harvey Keitel. Da qualche parte ho letto che le riprese inizieranno a Luglio. No, a fine Agosto, cazzo, ma sarà una botta, ho detto che botta.

pulp_37 roc514

 

Il Cinema, indubbiamente, ha creato molti scompensi nella gente


07 Jul

00436701

Io difendo a spada tratta, anche (t)irata, il Cinema, essendo Arte per privilegiati. Sì, lo è, solo chi lo conosce può fruirne, gustandone ogni minima parte. Eppure oggi è strumentalizzato a fini giornalistici, ove tutti si son improvvisati “dottori della comunicazione”, elargendoci un sapere miope, modaiolo, “modernistico”, di rara presunzione e perseveranza d’ignoranza profonda. Sono rammaricato per loro ed è un cordoglio da cui elevo con importante classe. Sì, amai anch’io Villaggio quando duettò con Reder e fu vessato da Lino Banfi, e nei miei attimi di ermetica solitudine accendo una candela in sua memoria, cosciente che molta gente lo snobberà, considerandosi radicalchic. Un’elitaria falange di nuovi ammiratori di quel mezzo disastro che è Nolan Christopher avanza, Nolan, la cui peggior sciagura, quest’enfatico Dunkirk, sta per sbarcare, ahinoi, nei nostri occhi. Sempre comunque meglio di Michael Bay. Il Cinema di oggi è in una fase “addolorata”, impera Netflix e forse surclasserà la sala cinematografica, d’altronde quello che i fautori dell’home video si augurano da trent’anni a questa parte. Perché è una grande bugia che il Cinema va assaggiato in compagnia. Le compagnie sono fuorvianti, travianti, indottrinano al pensiero di quello che è il leader del gruppo, presunto tale quando spesso è un borioso insetto pieno di sé, e sono un branco spesso di sapientoni che amano il Cinema “colto” oppure ancor peggio quello “cool”, del momento, della tendenza più in voga. La dovremmo finire di osannare il Cinema del presente, tranne in pochi casi assai scarso, perché ha perduto il gusto di quell’artigianalità che lo rendevano splendidamente naif.

Ecco che vanno di moda allora i film per categorie, film di diari di Briget Jones in cui l’anoressica-bulimica di turno, anzi di “torta”, si riconosce nelle sfighe della protagonista, o solitudini di numeri primi per fanatici del fai da te. Io sono comunque, e rimarrò sempre, un esaltato della masturbazione. Quando scende la sera, il Cinema videoclippato di oggi mi fa una sega.

 

di Stefano FaloticoBodega Bay

Il listino 2017/2018 della Falotico Pictures


06 Jul

MV5BOGUzNTJkNGUtMmMxMy00M2FmLTljNjAtYzc1ZWJmOWI1YzU0L2ltYWdlL2ltYWdlXkEyXkFqcGdeQXVyMTg0MzgwODA@._V1_UY1200_CR89,0,630,1200_AL_

Giornate mondiali e professionali di Cinema. Tempo di fare bilanci e soprattutto guardare ai listini dei film di prossima uscita nei mesi a venire, nei mesi anche invernali.

Mentre Beniamino Placido, da non confondere con l’esimio critico e giornalista scomparso qualche anno, con la sua Notorious, “presenta” Nonno questa volta è guerra, commedia per famiglie con De Niro, Uma Thurman e Christopher Walken (!) diretta dall’esperto delle pellicole per l’infanzia, Tim Hill, definendo la sceneggiatura “fantastica”, neanche questi scherzi fossero stati scritti da David Mamet, Falotico, il qui presente-assente, ha “prospettato” i film che vedrete da fine Agosto in poi.

Scorriamo l’intervista:

1) Falotico, può essere orgoglioso della sua compagnia di distribuzione. Quest’anno avete proprio un forte listino da competizione, con film di ogni genere che spaziano dalla commedia all’horror.

– Sì, verissimo. Non ci facciamo mancare niente e cerchiamo di soddisfare ogni tipo di pubblico, anche di “pube”, perché nel nostro listino ci sono perfino, poco fini, film erotici, piccanti, come si suol dire. Ad esempio, uno dei nostri must sarà Amore d’ambra e baci allegri, film “lampo” sulla relazione “teribile” con una r alla romanaccia fra l’allenatore della Juventus e l’ex “star” di Non è la Rai. Film di cosce, alla Edwige Fenech delle tette che furono, film ove Massimiliano ha davvero sfoderato un “sesso a pillole” invidiabile quasi quanto la sua pelata alla Sean Connery. Un film che parte con cadenze romantiche e poi decade nel grossolano pecoreccio, con un’Angiolini da Razzie Award in una delle sue migliori “performance” di sempre. La vedrete come mamma l’ha fatta, nuda, disinibita, e ci sarà, posso svelarlo, una scena d’amplesso da guinness dei primati, con Dybala, nei panni del paparazzo, che fotografa la “conchiglietta” di Allegri mentre lui allegramente schiaffeggia nel popò, appunto, “appuntito”, l’Ambra. Un cul(t). Imperdibile, “immancabile” per ogni cinofilo, no, cinefilo che si “rispetti”.

2) Andiamo avanti. So che avete, a proposito di Calcio, anche un film “biopic” sulla vita di Lionel Messi.

– Ah, altro nostro fior all’occhiello. Di Leo, il figlio di Fernando Di Leo, Carmelo Leonino, ritrae gli attimi della sua vita privata, quando con 39 milioni di Euro all’anno non sa se spenderli in zoccole o comprarsi un altro Pallone d’Oro. Un dubbio “amletico” che il regista, scommetteteci, “sviscererà” assai bene. Il finale, poi, è grandioso. Donnarumma vuole sfidare il maestro a colpi di dollari sulle note di un Morricone “d’annata”. Tutto da godere, cari cassaintegrati.

3) Insomma, “filmoni”. Ma ci può svelare quale sarà il vostro ass(o) nella manica?

– Senza dubbio il film Escobar, da non confondere con quello della Notorious di Beniamino. Lì c’è Bardem nei panni del narcotrafficante, qui abbiamo invece Xaviero Baro, guitto della Bari vecchia nella sua prima apparizione per il “grande schermo”. Se Bardem è il narcotrafficante più famoso della storia, Baro sarà l’uomo “ficcante” più famoso fra le troie. Un film che spinge, “tira”. Escobar, ricordate, scopar’.00960603

di Stefano Falotico

Ma Fantozzi fa(ceva) davvero così ridere? Requisitoria contro chi lo elogia


04 Jul

00406617

Dopo la morte di Villaggio, ne ho sentite di ogni… c’è chi addirittura, e sono molti, l’ha(nno) incensato come genio della comicità, elargendogli un cordoglio forse non necessario, troppo “di circostanza”, come si suol dire, ampliando i dismisura i suoi meriti, se mai ne abbia avuti o in questo presente appunto incessantemente incensante e buonista ne ha.

Be’, rimasi stordito da tanto volergli bene e rimango fermamente convinto delle mie idee. Ieri, anch’io in preda al “magone” per la sua scomparsa, lo definii “grande”, attribuendogli una patente di maestro, altro “appellativo” che ha “risuonato” parecchio in queste ore di “lutto nazionale”.

Fantozzi è una maschera ed è stato sulla bocca delle masse per molto tempo. Il suo far ridere si basa sull’irridere, in maniera anche violenta, razzista, le “mancanze”, il denigrare col “sorriso sulla bocca”, affatto bonario ma cattivissimo e di rara crudeltà, il suo essere appunto Fantozzi, l’uomo schiavo del sistema, che “indefesso” e fessissimo non si ribella mai, accetta (mal) volentieri i soprusi dei superiori, è attanagliato da una sfiga atavica e nei confronti del megadirettore galattico è passivo, inculato, succubo.

Ed ecco allora che si è creata la categoria “fantozzizzata”, e la gente si è accanita contro il designato “sfigato” di turno, tanto lo si vede(va) in Fantozzi e ogni offesa è diventata dunque “lecita”. L’ha detto non solo la tv, ma il “cinema”.

Appellativi abbruttenti, limitanti sulla “limitatezza”, figli della nostra Italia caciarona, mediocre, superficiale, cinica dove gli pare e malvagiamente “b(u)ona” nelle stronzate, nell’elogio, questo sì pericoloso, delle quotidianità più banali, di questo “comandamento” del vivere “sani e felici”, dunque non sfigati, che pare essere il moloch a cui tutti si devono attenere se non vogliono essere derisi, presi in mezzo, emarginati o coperti appunto di “bonarie” (ver)gogne.

Villaggio è stato sopravvalutato e quel suo Leone d’oro alla carriera grida ancora vendetta. E, dopo la sua morte, ancor di più. Non si dovrebbe parlar male dei morti, a maggior “ragione” di questo genovese Paolo. Ma tanti (ig)nobili apprezzamenti mi fanno pensare appunto a un’Italia che ama le agiografie dei santini, da morti, e nella vita quotidiana è ancora ferma alle bassezze fantozziane, al malcostume d’insultare il prossimo quando esso gli sembra non consono a modelli di efficienza e di “normalità” vincente a cui tutti paion p(r)endere.

Donnarumma ha firmato il contratto col Milan per la “sovrumana” cifra di 30 milioni di Euro “spalmati” in una manciata di an(n)i. E io mi tengo la mia voce della luna. Contentissimo di non appartenere alla massa “ridente”, festaiola, stolta e deridente gli altri…01172614

 

di Stefano Falotico

Se n’è andato anche il grande Paolo, buon viaggio


03 Jul

00406108

Ebbene, alla veneranda, pasciuta età di 84 anni, scompare Paolo Villaggio per sopravvenute complicazioni della sua vita fantozziana. A parte gli scherzi, se ne va una maschera “pugnace” e indelebile dell’immaginario collettivo, l’uomo che incarnò la medietà servile dell’homo italicus, colui che può vantare di aver creato appunto un personaggio entrato nel Dizionario Treccani. Sì, fantozziano, questa parola viene contemplata… nell’archivio dello scibile… Siamo tutti cresciuti col suo “sfigato”, un uomo vessato dal padrone, amorevole con la sua famiglia, oberato di burocratico lavoro, travolto dalle sfortune, piccole e grandi, ch’eppur vive e resiste, anzi sempre esisterà.

Più volte, anche in questo luogo, scrissi “offese” riguardo il Fantozzi, perché ridere delle “tragedie” è quanto di più bestiale possa esserci, ma d’altronde fu anche la belva umana. E dovreste imparare, uomini “vincenti”, dal suo inimitabile, insuperabile Fracchia.

Se ne va Paolo, nato a Genova, città marina, voce della luna.

E io, Falotico, intendo raccontarvi le mie piccole fantozziananate. Cresco nonostante riceva sempre angherie e in questo esser angariato mangio comunque le meringhe, sostenendo la mia ca(u)sa di giust’arringa. Leggo libri classici che immaginano mondi mirabolanti e, nelle mie vene, scorre la vena di scrittore, di uomo spesso avulso dal mondo e dal “normale” di viver modo, amando Robert Mitchum e la sua grinta ero(t)ica, spendo così le mie giornate, rallegrandomi dell’aria fresca che tiene integra la mia nobiltà d’animo, non prostituendomi a nessuno e non andando a zoccole. In questo esser “superiore”, vengo spesso considerato “inferiore” perché testardo non mi annetto e attengo alle normali attitudini di una quotidianità laida e puttanesca. Non mi svendo e con un fischio sommesso son così messo ma non vado a messa.

Insomma, Fantozzi è un genio, come me.

00436605 01028505

di Stefano Falotico

Una nuova intervista del mio Il cavaliere di Berlino


01 Jul

Non metto il link perché un giorno questo potrebbe scomparire e il blog potrebbe dunque essere chiuso.
Cercatela, se volete, eccome se ne vorrete, sul web.

– Trattandosi di un autore emergente, Stefano fatti conoscere parlandoci di te.

Bene, sì, parliamo di me. Stefano Falotico, il qui presente, assente spesso dalla realtà, o forse più coinvolto in essa di tanti fantasmi che vivono solo di fatue, illusorie, mentitrici maschere sociali. Che dire? Sono nato il 13 Settembre del 1979 a Bologna, città decadente o per meglio dire opalescente, spesso tetra nei giorni invernali e “lugubre” anche nei giorni estivi, quando il Sole, qui spesso offuscato dalle nebbie persino ad Agosto, si rifrange pallido nelle celeberrime Due Torri, appannando la vista dei turisti e molte volte accecando di bagliori oscuri chi ci vive tutto l’anno. Credo mi si possa definire un menestrello, un “saltimbanco” che vive di suoi estemporanei attimi esistenziali spesso sganciati dalle logiche comuni, e in tali stati iridescenti quanto “impervi” trovo la mia felicità così come attingo alle feroci inquietudini che ne sorgono. In passato, mi nutrivo in maniera onnivora di Cinema, col tempo ho “diluito” questo mio interesse, aprendolo, “squarciandolo” a prospettive che fanno della sua Arte una convergenza, cioè “afferro” la celluloide per imprigionarla volentieri nelle fantasie che poi elaboro in scrittura e “vergatura” del mio animo “canterino”, malinconico ma anche notevolmente pimpante di “screanzata”, incompresa euforia. Il resto è il mio cuore mai domo, come dico io, frizzante-mente malato di ricerca di verità.

-In poche parole raccontaci del tuo libro, cosa ti ha ispirato? Quale autore, libro, artista ti ha fatto emergere la passione per la scrittura?

Orbene, Il cavaliere di Berlino. È la continuazione della mia “saga”, definiamola così, incentrata sul personaggio di Clint, dichiaratamente ispirato al grandioso Eastwood, regista-attore che ho in estrema, perenne auge, modello appunto ispiratore inesauribile, col suo concentrato di storie violente, moralmente ineccepibili, una guida per me quasi spirituale. Un’altra avventura, dopo il capostipite, che era ambientato ad Alcatraz, tutti gli altri sono ambientati in qualche “capitale”. Questa è la volta di Berlino. È accaduto un vile rapimento e Clint, con la sua congrega di fedelissimi, credenti a loro modo a un Dio sia delle carneficine che della pietà amorevole, s’imbarcano diciamo in una sfida pericolosa con gli assalitori. A chi m’ispiro? Be’, cambio sempre genere e non ho modelli particolari. Diciamo che per le mie bizzarrie deliranti linguistiche, prendo spesso spunto dalla letteratura di Burroughs e, cinematograficamente parlando, avendo i miei libri sempre una matrice di questo tipo, a Lynch. Ma come detto a Eastwood, grande, ineguagliabile storyteller.

– Il tuo libro è ambientato in un contesto particolare, stiamo parlando dei massacri e degli abomini compiuti da Hitler e chi come lui, come mai questa scelta? Credi che l’amore, la purezza possa sempre trionfare sul male in qualsiasi forma come il nazismo?

Chiariamo, il mio libro non è ambientato ai tempi di Hitler né è una requisitoria esplicita riguardo i suoi abomini. Diciamo che i rapitori sono suoi seguaci, quelli che possiamo definire dei naziskin sui generis, il resto è da leggere. Una storia, spero, coinvolgente e di natura salvifica, anche catartica. Sì, la purezza trionferà, ma le zone oscure dell’animo umano perverso e cattivo sono comunque parte dell’esistenza e purtroppo non si estingueranno mai. E in questo risiede parte del mio realistico pessimismo. Non voglio anticipare nulla, ma la mia storia, sebbene aperta alla speranza, ha in “controluce” un fondo di obiettiva, giusta amarezza. Perché il male lo si può combattere ma forse non sconfiggere del tutto e, come detto, striscia serpeggiante laddove non crediamo possa invece celarsi abominevole.

-Che cosa muove il protagonista ad essere un eroe, ad inoltrarsi nelle lugubri vie di Berlino ?

Cosa muove il mio eroe ad “agire?”. La risposta è nel suo essere vivo, uno che ha passato molte avventure, anche tristi ma al contempo fortificanti, al suo desiderio d’insopprimibile giustizia, alla sua voglia anche personale di riscatto che si riflette nei suoi moti coraggiosi e innestati sulla ricerca, come dico nel libro, del Ver(b)o. Giocando con le parole, potremmo dire che nel Verbo si riverbera, si muove, cammina e lotta.

– Se dovessi dare un colore ai tuoi protagonisti, quale sarebbe e con quali aggettivi li definiresti?

Il nero ma anche il bianco. Sono anime oscure, nerissime, e i miei libri sono a loro modo dei noir. Bianco perché sono dei puri e spesso agiscono con quell’incoscienza tipica di chi forse non sa neppure a quali maligne conseguenze andrà incontro.

– Il personaggio che più ti rispecchia?

Be’, Clint. Non si può dire che sia “autobiografico”, ha infatti tanti “elementi” che non mi appartengono, ma in linea generale mi rispecchia. Diciamo che in molti punti lascio che sia lui a dire le cose e non io. È lui che se ne assume le responsabilità, e ciò che dice non può essere usato contro di me. Eh eh.

– Progetti per il futuro ? Continueremo a leggerti?

Innanzitutto, un altro Cavaliere, ma non posso svelare altro. Certo, mi “rivedrete” assai presto.

 

Intervista a cura di Rosanna Sanseverino

il-cavaliere

 

 

Ora, vi saluto col BOB!

Qui, mi vedete in versione donna fumettizzata in sua compagnia sul set di War with Grandpa.
Lo invitai dopo a prendere una pizza al salame, quale noi non siamo.DDqsvo-XgAA4R7b

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)