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Anna Paquin rischia di essere candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista, sebbene in The Irishman reciti una sola frase


30 Nov

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Burlesca disamina delle sordomute anime, invero eloquenti da uomo iconico di tutti gli intro-versi, cioè i poeti che scrivono versetti e, per quanto ricattati, non ne vogliono sapere di adattarsi, non c’è (capo)verso

Sì, sarebbe un caso unico. Più unico che raro, una rarità, come si suol dire.

Perché non hai chiamato Jo?

 

Sì, questa è l’unica frase pronunciata da Anna Paquin in The Irishman.

D’altronde, Marlee Matlin invece vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista per Figli di un dio minore.

Donna meno(a)mata di poche minigonne tolte lei dagli uomini, elevati o non, eppur dall’Academy in gloria elevata.

Marlee detiene ancora il record d’essere stata l’attrice più giovane, cioè a solo ventun anni, a vincere l’Academy Award pur recitando la parte di una sorda.

Mentre Adrien Brody de Il pianista, un intellettuale in un mondo violento, nazistico e ricattatorio, è ancora l’attore che detiene il primato d’aver vinto, per il suddetto film menzionatovi, l’Oscar come miglior attore a soli ventinove anni.

Secondo me, anche Alberto Sordi meritava di vincere. E Ornella Muti, no? Ornella possedeva una bellezza che parlava da sé, mozzafiato, senza bisogno di aggiungere altro. Anche se va detto che gli uomini, rimanendo di fronte a lei senza parole, volevano indubbiamente scoparla. Anche a costo di partorire la prole.

Di mio, posso dire di aver attraversato tutte le malattie psicofisiche possibili e immaginarie. Immaginabili!

Dagli altri definite ipocondriache e dunque da costoro, gli impostori, fui visto e vengo tutt’ora visionato, molto superficialmente, come un coglione, solamente semplicisticamente, assai sbrigativamente, fallacemente e scarsamente psicanalizzante la mia anima invero emotivamente elettrizzante.

Fui enfant prodige, quindi m’ammalai di elefantiasi, divenni muto e non spiccicai parola e, ricordate, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Sì, io provai a spiegare le mie emozioni ma gli altri non mi stettero ad ascoltare.

Anzi, non vollero assolutamente auscultarmi. Cioè entrare in empatia col mio cardiaco, viscerale, profondo sentire. Preferendomi snobbare e liquidare con fare fanfarone e protervia da costoro reputata insindacabile, veritiera e assolutistica. Sì, non riceverò mai da codesti pusillanimi una benché minima assoluzione poiché sono convinti che io abbia mentito e la mia versione dei fatti sia del tutto inattendibile e figlia, per l’appunto, delle mie distorsioni mentali giudicate insanabili, addirittura pericolose e malsane.

Per forza, non parlavo, ah ah. L’abito fa il monaco, anche il monco. Infatti, per anni volli scopare donne come Renée Simonsen di Sotto il vestito niente ma, per l’appunto, essendomi chiuso nel mutismo poiché, vivendo libero da regole castranti e da dogmatismi genitoriali limitanti il libero, spensierato arbitrio puramente giovanile, fui paradossalmente reso limitato, angariato e psicologicamente minacciato, sessualmente inibito, represso e intimorito, venendo scambiato per uno psicopatico scemo più del film succitato e dei film di Carlo Vanzina.

Gli altri, essendo stupidi come Boldi & De Sica dei cine-panettoni, mi facevano le smorfie, in segno di compassionevole incomprensione ma, soprattutto, anche sotto e basta, si facevano infatti tutte le più smorfiose. Al che, dovetti aprirmi, giocoforza, in quanto umiliato e dunque sottostimato, vagliato e misurato soltanto come cosiddetto cacasotto.

A causa di questa stigmatizzante coercizione immonda, esplosi di pene… in modo furiosamente spasmodico. Tant’è che, a questo punto, dopo essere stato considerato un inetto, infetto, lebbroso e sfigato, fui patentato di un’altra immeritevole etichetta, quella dello psicotico-psicopatico con tracce indelebili caratteriali da perenne, penoso, insalvabile disadattato da cure psichiatriche e necessaria, consequenziale assistenza sociale. Fui però lo stesso scambiato per un maniaco sessuale. Sì, trovatomi che ebbi, dopo essermi perso in selve oscure, nel mezzo del cammin di mia vita che la retta via era smarrita, non essendo molti femminili retti(li) da me fottuti a causa del non poter comunicare loro d’averlo eretto, in quanto mi mostrai assai poco e ovviamente la gente pensò che fossi un mostro, appena mi tirai su, gli uomini e le donne con le palle, come no, credettero che volessi fotterli. Urlandomi: – Vai a prendere per il culo qualchedun altro, mica noi, testa di cazzo! Tu vorresti farci credere che eri muto solo perché reclusoti nell’essere elusivo? Hai finito di fare il taciturno con lo sguardo allusivo, non sei speciale, non sei un ragazzo che ha sul mondo l’esclusiva, sei un escluso. Capitolo chiuso!

Adesso, ti cuciamo la bocca e t’intimidiremo coi ricatti più mendaci. Vai a lavorare, porco, merdaccia!

 

In compenso, perseverarono senza vergogna a sfottermi, le donne, eh sì, togliendosi la gonna per mettersi a pecorina, in posizione su(p)ina da gogna, dinanzi e (di)dietro a bulli da loro visti come uomini lungimiranti. Delle loro prese per il popò, io me ne fottei, altamente me ne sbattei. Insomma, ricevetti inculate continue. Se fossi stato un omosessuale passivo, adesso sarei ricco. Invece, mi chiusi solo a riccio mentre anche le più brutte ricce mi chiamavano ciccio. Per quanto mi concerne, devo pubblicare il mio prossimo libro. Sì, sono un poeta al cui confronto Javier Bardem di Mare dentro è un principiante. Comunque, a parte gli schizzi, no, gli scherzi, non sono immobilizzato a letto. Sapete perché? Dopo essere stato ingiustamente sorvegliato speciale a vista da gente ignorante che non capì le mie apparenti chiusure e le mie immutabili introversioni da uomo non vanaglorioso e volgarmente appariscente, appena mi ribellai e con furore esternai la mia anima, come Bardem, però di Prima che sia notte, mi diedero solo più botte, anzi, pure della bottana da Uova d’oro. Detenendomi in libertà vigilata in attesa di giudizio. Ah ah.

Sì, sia come Anna Paquin che De Niro stesso di The Irishman, con lo sguardo loquace, senza bisogno di aggiungere troppi monologhi da Al Pacino, diciamo, ho detto tutto…

Marlon Brando, una volta disse a Jack Nicholson, sul set di Missouri, che un grande attore si riconosce dallo sguardo e dalla mimica facciale anche se non pronuncia una sola parola. Esperisce le emozioni della vita e le trasmette con la forza degli occhi. Quindi, posso affermare che, a furia di capire tutto ma dire quasi nulla, possieda io oggi gli occhi più espressivi del mondo e un carisma immane.

Comunque, per farla breve, Anna Paquin vinse a soli undici anni l’Oscar per Lezioni di piano. In questo film di Jane Campion, c’è Harvey Keitel. Ovvero Angelo Bruno di The Irishman. Uno che abusò del suo potere ne Il cattivo tenente e desiderò educare-imboccare Kate Winslet di Holy Smoke. Insomma, un povero coglione. Uno che non sa affrontare la complessa, sofisticata, stratificata realtà. Preferisce continuare nelle sue ottusità, nelle sue accuse relativistiche da figlio di puttana qualunque.

Va subito preso e in manicomio sbattuto.

Tornando invece a Lezioni di piano, che io mi ricordi, me ne sparai molte sul nudo integrale di Holly Hunter.

 

di Stefano Falotico

LA DIVINA COMMEDIA dei social: non demonizzate Facebook, discriminandoli. In verità vi dico che curano da Beatrice e dai beoti


20 Aug

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Ho il carisma di Matt Dillon, stessa faccia da schiaffi contro ogni consigliere fraudolento

Sì, il fascino di Matt, anche del matto, io l’ho sempre avuto.

Comunque, malgrado i miei trascorsi da Rusty il selvaggio, nonostante per anni frequentai degli amanti del grunge come nel film Singles, ho notato che molti uomini che si credettero virili, eh sì, ora cantano Macho Man dei Village People. S’immedesimano in Al Pacino di Cruising ma in verità vi dico che resusciterei Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti per zittirli.

Basta, non se ne può più di queste vostre lotte sessiste.

Sì, chiariamoci, non nutro particolarmente stima per il gentil sesso. Sono un Factotum come Dillon/Bukowski.

Le donne, soprattutto quelle italiane, sono state rovinate dalla religione cattolica. Hanno sempre divinizzato la vergine Maria poiché nel nostro Belpaese del cazzo fa sempre virtù angelicata spacciarsi per san(t)e quando invero la maggior parte di queste femmine sono più meretrici di Louise Veronica Ciccone, detta “in arte” Madonna.

Sì, guardate, sono insopportabili. Vai da una e le dici che è una bella guagliona, che è onestamente molto figa e bona e lei prima incassa il complimento, poi puntuale come un orologio svizzero ti sciorina la solita stronzata, ovvero:

grazie del complimento ma sai, ecco, vorrei essere apprezzata per la mia cultura e il mio cervello.

 

Mah, come già scrissi, come farò mai a conoscere la sua cultura e il suo cervello se nemmeno mi permette di bere con lei qualcosa di liscio e gassato?

Sì, di mestiere non sono un radiologo, dunque non dispongo degli strumenti per la Tomografia Assiale Computerizzata, detta comunemente TAC, nemmeno dell’ago per calcolare le variazioni di frequenza dell’elettroencefalogramma di questa qua.

Per me costei è solo toccata, nel senso che è matta, sì, sarà una schizofrenica che odia ogni contatto fisico, eppure col mio tocco la curerei da ogni sbalzo anomalo del cuore.

Stabilizzandole l’umore. Lei, facendo la superiore o forse la suora superiora, mi dirà che ho la testa piccola.

Dunque, le canterò la hit d’Ivano Fossati:

È un rock bambino 

Soltanto un po’ latino 

Una musica che è speranza

 Una musica che è pazienza

È come un treno che è passato 

Con un carico di frutti 

Eravamo alla stazione, sì, ma dormivamo tutti

 

Sì, la devono finire queste donne di voler essere apprezzate solo per il loro cervello quando in verità vi dico che sono rimaste solamente delle coglioncelle.

E codesta mentecatta, da me citata, forse anche eccitata ma non lo vuole ammettere e dunque non permise che potessi metterglielo, è una falsa, è come la Monaca di Monza. Sì, prima sostiene di non essere una donna da Motor Show, sì, una di queste zoccolone bombastiche con le tettone e le coscione che attirano, eccome se tirano, tutti i fanatici delle macchine e del motorino, del trivellatore martellino pneumatico, poi fa la gran signora della minchia.

Sì, prima indossa il burqa ma dopo 5 min. inserisce su Instagram la foto di lei in topless a Riccione.

Gli uomini sono pure peggio.

Molti di essi sono machiavellici. Sì, per loro la figa, no, il fine giustifica i mezzi.

Vale a dire che giammai doverosamente studiarono ma, leccando di qua e di là, a Bologna dicono… andando avanti a “cucci e spintoni”, ora si son sistemati da panzoni.

Sì, da adolescenti copiarono i compiti da ogni secchione. Tanto l’importante era avere il pezzo di carta per dettare legge da tromboni. Sì, prima non sapevano scrivere nemmeno sotto dettatura, adesso si son dati alla dittatura.

Per loro, per tali impostori è importante solo quella…

Ovvio, si capisce. Loro ricattano dietro le lauree ogni Laura, ragazza un po’ arretrata, rimasta un po’ indietro ma che comunque ha un gran didietro. Dunque, le fanno da educatori e la imboccano…

Sì, il novanta per cento della gente è nel cervello bacata. Molti disagiati invece solo nelle braccia bucati. Sì, la loro testa va bene, è l’uccello che non funziona. Allora si danno alle sostanze artificiali poiché, detta come va detta, cioè in buona sostanza, vivono orgasmi da Il cielo in una stanza.

Mentre io ringiovanisco a ogni ora, seguendo la filosofia di Benjamin Button, vedo molte persone che si sbottonano soltanto arruffianandosi il padrone. Poiché, senza fare i crumiri, non si può mangiarsele in un sol boccone. Sì, son furbi, sanno che non bisogna farla fuori dal vaso, perciò non si slacciano mai i pantaloni se non con la segretaria dei miei bracaloni.

Sono come il dottor Balanzone. Uno che si spacciò per dottore ma in verità vi dico che anziché fare il sapientone coi destini altrui, eh già, l’avrei visto bene in Piazza Maggiore, qui a Bologna, nella notte di San Silvestro.

Già, a Bologna, alla mezzanotte della vigilia dell’ultimo dell’anno, dunque già a Capodanno, ah ah, minuto più minuto meno, bruciano il cosiddetto vecchione. Un fantoccio di cartapesta gigantesco per ardere ogni frustrazione dell’anno oramai andato a puttane.

Sì, una volta invitarono pure Roberto Vecchioni che si esibì con le sue canzoni.

Tutta la folla di rincoglioniti cantò a squarciagola Samarcanda.

Mah, io l’ho sempre detto che è meglio Piazza San Marco di Venezia. Almeno lì c’è il leone, mica questi poveri bambagioni.

Ebbene, si sa, è arcinoto che io innanzitutto sia un tipo arcigno, spesso orgoglioso ma so rivedere le mie posizioni all’apparenza così inflessibili.

A differenza di molti di voi che si barcamenano e si barricano frettolosamente nel pregiudizio e stigmatizzano il prossimo soltanto sulla base di personali, solipsistiche congetture, io mangio un altro po’ di confettura, leccandomi i baffi poiché so che nessuno può darmi la fregatura, al massimo Titti la canarina vuole sfregarmi l’ocarina.

Sì, posso dichiararmi coerentemente un critico di Cinema in quanto, prima di tutto, io sono il critico più intransigente e severo con me stesso. Sì, sono al di là pure di ogni sesso, io sono asessuato in quanto lento come una lumaca.

Come no? Avete mai visto l’organo genitale di una lumaca, miei lumaconi?

Ma che volete vedere? Io invece vi vedrei benissimo, piuttosto che con le tartarughe dei vostri addominali da palestrati senza nulla in testa, onestamente fuori dalla finestra.

Ma quali feste! Smettetela! State sempre a ballare ma non conoscerete mai il ritmo musicale del vero uomo tropicale, l’uomo che non ha bisogno di scaldarsi poiché sa cucinare anche a tardo inverno delle rosolate patate bollenti senza bisogno di fare alcuna dieta speciale come queste donne anoressiche. Le quali, ossessionate dalla forma fisica, manco mangiano l’insalata.

Sì, a forza di non mangiare niente, pesano trenta chili. Non le vogliono neppure gli uomini con gli uccelli di 3 cm.

Laddove ravviso nella trama della mia vita degli errori di montaggio, appena adocchio qualche ignorante blogger, no, impresentabile blooper, riguardo la scena minuziosamente, apportando tagli e correzioni, limandone dettagliatamente l’intaglio.

Interpello l’editor di questo mio errore evidente, cioè me stesso, sistemando la pacchianata che salta all’occhio e assieme, dopo lunghe, profonde, ponderate riflessioni su come agire per apportare delle migliorie, concordiamo che la scena va rifatta daccapo. E non basta usare il tasto “split” per ricucire i tagli oramai non più raffazzonabili d’una vita che sta prendendo una brutta piega.

Donna, con me non allargarti. Chi ti ha dato tutta questa confidenza? Comunque, se vuoi che te l’alla(r)ghi, dammela, no, dimmelo, sì, confidami tutto a un orecchio. Non sono un ricchione.

Ora, mi spiego meglio. Che c’entra Facebook? Datemi tempo, non mettetemi fretta, mai più affettatemi coi vostri giudizi impietosamente lapidari e troppo drastici, radicali e irremovibilmente ottusi.

Sì, basta con lo starmi addosso col fiato sul collo. Sinceramente, è un momento della mia vita in cui bramo soltanto una donna, da me agognata, fortemente desiderata, segretamente sospirata, onanisticamente fantasticata nella vertigine delle sue cosce colossali, nel quale anelo solamente (a)i miei baci sul suo culo.

Non so se lei sia vergine ma vorrei spremerle sopra il mio olio d’oliva. Anche nella sua vagina penetrarla con spinte sopraffine.

Sì, in passato fui troppo schietto con le donne e da costoro lo ricevetti in quel posto con tanto di supposta da me usata per curarmi il mal di fegato amaro, avendo ricevuto rifiuti piuttosto tosti.

Sì, quando si dice… ah, tu hai fiuto, sì, peccato che lei non abbia voluto il tuo tartufo.

Ora, ve ne racconto una…

Una, sì, perfino davvero mi amò e desiderò che io e lei desinassimo assieme. Ma io mi comportai da asino e questa mula fu solo francobollata da un impiegato che lavorava alle poste.

Sì, a lei m’approcciai in maniera troppo sfacciatamente esuberante e sincera e, in quella sua calda sera per me invece gelida, mi servì una freddura, lasciando che un pretendente suo, più tiepidamente a lei corteggiatore, la invitasse a cena, arrivando poi alla frutta e al dolce d’una notte ingorda con tanto di crema e pene di spagnola.

Sì, la mia franchezza spesso mi fotte, sono troppo romantico come il Cinema di Andrzej Żuławski. Ah, sogno L’amore balordo in quanto uomo polacco che non pagherà però mai una polacca anche perché, diciamocela, se davi baci alla francese Sophie Marceau, cazzo, non avevi bisogno di andare con una dell’est o con un’asiatica.

– Ciao, Francesca, sei molto bella. Stasera pensavo che potresti accendermi la candela. Evviva la cannamela! Vai, Carmela!

 

Ricevetti una pacca sulla spalla ma soprattutto un calcio nelle palle.

Ora, gli adulti pontificano e se la tirano da Vittorino Andreoli quando in verità vi dico che sono più ipocriti di Giulio Andreotti.

Sì, passano le giornate ad esecrare i social, dicendo a destra e a manca che, anziché creare maggiore fratellanza, questi strumenti di comunicazione senza semantica hanno generato soltanto profili di merda/e dietro una finta maschera.

Un po’ è vero. Pullulano infatti i fake, coloro che non avendo le palle di dirti le cose a viso aperto, eh già, stanno acquattati nella trincea delle finte identità per bombardarti d’offese dietro una tastiera vigliacca.

In verità vi dico che tali vili, spregevoli soldati di lor sventura non valgono un cazzo. Battono solo la fiacca della meschina viltà bastarda.

Secondo me, questi se la fanno sotto pure con le puttane dei viali, dette bastarde. Sì, son talmente cacasotto che pure quella poveretta prendono per il culo. Sì, basta che aggiungano 30 Euro e possono farle la “sevizia” completa.

Eppure, Facebook servì a me per capire che ero indubbiamente pazzo.

Soltanto venendo a contatto, infatti, con la moltitudine di pazzi che impazzano, appunto, su Facebook, compresi di essere il più sano.

Dunque, prima di questo momento, debbo esservi sincero. Oggettivamente ero fuori come un cavallo. Però non da quello dei pantaloni. Sì, solo un pazzo lontano dalla realtà non poteva capire di essere meglio di questi pagliacci senza dignità.

E dire che m’ero fatto davvero un’idea strana di chi fosse realmente questa gente che mi trattava a pesci e torte in faccia. Appunto.

Gente che già prima dell’avvento di Facebook, eh sì, si celava dietro la giacca e la cravatta di profili all’apparenza inappuntabili. Poi, con l’arrivo di Facebook, queste persone aggiunsero al loro abito che non fa il monaco, eh sì, citazioni letterarie a mo’ di didascalie sotto ogni loro foto con sorrisi a trentadue denti. Estrapolando testi di libri che manco lessero. Neppure a letto!

Dubito perfino che abbiano loro stessi capito il senso dell’estratto affisso sotto ogni loro immagine ove s’atteggiano ad attori di Hollywood.

Sì, frasi usate a sproposito, utilizzate quando fa comodo per giustificare ogni loro borbottio esistenziale da paraculi.

L’italiano medio, eh sì, poi è un qualunquista. Durante tutta la settimana lavorativa, piange miseria, scrivendo post in cui, pur di elemosinare un po’ di solidale compassione, in forma diaristica, con tanto di emoticon umorali, ci propina e illustra pateticamente ogni sua giornaliera emozione più scontata e cretina.

Ci aggiorna perfino sui nuovi sovrapprezzi dei prodotti della Conad. Veramente, non se ne può più. Una cantilena ripetitiva di lagne, di urla vergate nella stilografica di maiuscole incazzature sbandierate ai quattro venti. Così, a mo’ di vanto, vomitano a raffica puttanate a vanvera.

Ci sono poi donnacce con le poppe che, dopo due mi piace, pensarono di essere delle dive e ora passano tutto il tempo libero a farsi selfie in bagno, mostrandosi semi-ignude. Sì, come dice il detto, andate da una, datele un dito e si prenderà tutti gli uccelli. Non era questo il detto? Ah no?

Sì, è una realtà davvero spettrale e animalesca quella che sta là in mezzo alle strade…

Ove gli uomini pensano solo a farsi belli per infilarlo dentro e le donne penano e tutta la pelano pur di prendere ancora più inculate nel far pen’ poiché, dopo anni di lotte femministiche, hanno come sempre ceduto al maschilismo che le vuole soltanto come oggetti sessuali. Ma, in mezzo a questa baraonda, a questo mercato rionale di fruttivendoli, di pennivendoli e di pescatrici con lisce e vellutate pesche, v’è anche tanta gente che non avrei mai immaginato che esistesse e che fosse come me.

Cioè due persone su miliardi di abitanti del pianeta Terra. Ah ah.

Sì, grazie a Facebook, ho instaurato amicizie e rapporti sentimentali davvero insospettabili. Con persone degne di nota e anche con donne degne delle mie notti che sono più belle dei vostri giorni.

Sì, ovvero ho trovato un amico e una donna. L’uomo dice che però è la mia donna e la mia donna dice che non è amica mia.

Mah. Finisco con questa perla, con questa super chicca:

– Ciao Sara. Allora, siamo amici da molto tempo ma solo virtualmente. Che ne diresti se io scendessi a Roma per incontrarci dal vivo in maniera molto viva e intima, forse tinta?

– Stefano, non credo nelle conoscenze tramite Facebook.

– Capisco.

Poi, lo sai, sono fidanzata.

– Sì, ma toglimi una curiosità. Il tuo ragazzo come l’hai conosciuto?

– Tramite Instagram.

 

Ho detto tutto.

Ricordate: Dante è il più grande, Matt Dillon è un ottimo attore, tu invece, se continui così, finirai spurgato.

Fidati: sei solo un ignorante che si diplomò al liceo classico ma, grazie a Internet, ho scoperto che, dopo il diploma, inseristi un pezzo davvero notevole dentro le calze a rete, no, solo in rete, intitolato Ho due diti medi.

Ecco, diti si può anche scrivere ma soltanto nel caso che costui avesse voluto riferirsi al singolo, singolare mio dito medio alzatogli dinanzi alle sue bugie immeritate in merito alla mia persona.

Sì, un demente del genere va sfanculato. A un babbeo del genere io non avrei dato nemmeno la licenza elementare.

Sì, è un uomo mediocre come Alberto Sordi de Il tassinaro e mi considera un fenomeno paranormale incontrollabile.

Va in giro a dire che io sia pazzo poiché non concepisce una persona, ovvero il sottoscritto, che anziché essere come lui, cioè un cafonaccio, riesca ad amare pure Franco Califano.

Mi reputa un coglione antiquato che non fa da mattina a sera un cazzo.

Sì, ho scritto cinquemila libri ma costui pensa che lavorare sia solo venire salariati da chi ti sfrutta.

Mi tratta da salame poiché lui paga a metà le tasse!

Di mio, continuo a leggere anche Torquato Tasso.

Anzi, sapete che farò? A questo burino toglierò pure la licenza del tassì.

Se non capirà come si sta al mondo, lo darò in pasto ad Harvey Keitel di Taxi Driver.

Da dentro la casa chiusa urlerà che io sono un porco e un puttaniere.

Al che, busserò di toc toc alla sua porta, presentandogli la mia faccia da culo, sussurrandogli dolcemente:

– Ok, salutam’ a mammat’. Sono venuto a farti visita. Ti ho portato della marmellata.

Ciao.

 

Sì, so che costui mi vuole vedere morto.

Invece, mi sa che dal Festival di Venezia gli manderò un regalino. La foto del mio Moro assieme a tre more.

Ah, allora non è mai contento. Gli donerò, per tenerlo buono, una Morositas. Sì, una bagascia negrona come lui.

A posto?

 

di Stefano Falotico

Come Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé, sono un fuoriclasse, fuori dal Calcio Inzaghi e compagnia “bella”


27 Jan

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Mah, più che altro sono un uomo da Rinascimento.

Prefazione colta…

La felicità assoluta non esiste, esiste l’infelicità imperitura e la dura fregatura, vi entri in testa e anche altrove, ah ah

Lo so che non mi credete mai. E diffidate dalle mie profezie. Ma Nostradamus è stato un ciarlatano. Basta, gettatelo nella spazzatura. Così come il Papa, per ammodernare le sue prediche, dice che la Madonna è l’influencer di Dio.

Il signor Bergoglio dovrebbe non farsi influenzare, più che altro, dal rincoglionimento e non deve compiacere i giovani rimbambiti, adattandosi al loro linguaggio.

Giovani. Mah, parola grossa. Molti giovani, a trent’anni, sembra che ne abbiano cinquanta. Stanno al ristorante a discettare di Cinema andato e stracotto mentre quelli della loro età so di cosa discettano. Di cosa si dissetano. Di cosa s’informano, infornano da buone forchette. Lo so. Di vere bistecche al sangue! Sgranocchiate con condimenti di patate immerse in salse e tango, tanga e basta coi Manga. Come dico io, Manga come parli, sei fumettistico, tu invece artistico. Io amo amori rustici. Magnaccia, mannaggia, mangia questo, io sono il mago, lo vedi? Adesso sta qua e ora sta lì, sparito, tutto entrato, fornicante, piccante, al pepe. Spalmato e rosolato, fottutamente ficcato. In te inchiappettato.

Sì, i giovani sono degl’illusionisti del sesso. In verità, sono illusi e basta. Dai, consolatevi con un buon piatto di pasta. Ma quali carbonari!? È pronta questa carbonara o no?

Ah ah! Siete affamati, non mi fottete, di cose corposamente metafisiche ma allo stesso tempo trascendenti nel senso poco cristologico di saliscendi ascendenti per nottate paradisiache lisce e liquide. Forse solo insipide. Famelici di cose appaiabili, buongustai di cosce carezzabili per sinuose sinergie emozionali (s)fatte di scambi orgasmici, di simbiosi cronenberghiane, di pasti nudi eiaculati, sudati, spappolati, vivisezionati, di effluvi densi snocciolati in amori al cioccolato, sciolti, calorosi e accalorati, crepuscolari nel senso che, quando cala la sera, cola arrostito e arrossito nella serra e nella donnaccia terra terra è tutto un penetrar fiorito e ritto lo stretto di Gibilterra alla scoperta dell’America più saporita con la sua flora e la sua selvaggia vegetazione florida. Se la scopata con questa bagascia vi farà vomitare dallo schifo, potete assumere il Peridon. E il Lactobacillus.

Tu, cameriera, sai che sono esperto di amore latino? Dammi un bacinus e declineremo tutto in rosa rosae.

Oh, mia donna, sì, sono un selvaggio, ti offro una rosa, tu offrimi la tua rossa e pelosa, e arrossiremo cavernicoli come primitivi di clava e soprattutto bollente lava. Poi, lavati e dal cazzo levati. Ti chiami Rosaria e vai bene solo per il rosario.

Sì, il sesso è come scoprire l’acqua calda. Come no? Non vorresti dirmi che quella donna, apparentemente fredda e distaccata, sulle sue, al tintinnare dei miei occhi concupiscenti, bramanti e ardenti, in mezzo alle sue superbe gambe scintillanti non senta smuoversi un rovente oceano tremendo?

Senti che squagliamento, donna, squagliamocela. Squagliatela, prima che tu possa assaporare qualcosa di troppo grosso per la tua testa piccolina. Ah ah! Prendete invece quel babbeo e datelo… in pasto agli squali. Sono squali di Genova e adorano papparselo al pesto.

Oh sì, io non sbaglio mai. Non seguo molto il Calcio, dicono che faccia bene alle ossa. Non tanto però se ti spaccano, appunto, le gambe.

Tempo addietro, ad Agosto dello scorso anno, dissi che Pippo Inzaghi non era l’allenatore adatto al Bologna Football Club.

Mentre il venditore di mozzarelle, Joey Saputo, uno che a mio avviso non solo non sa niente di Calcio ma nemmeno ha saputo che non seppe neanche gestire il consorzio alimentare della sua industria casearia, rilascia video in cui mostra la pianificazione del nuovo stadio, io mi preoccuperei innanzitutto di questo triste stato da Serie B.

Ma non solo del Bologna. Sto parlando del vostro stato mentale. Ché quello statale è sempre più provinciale. Comunale. Sì, a forza appunto di ascoltare quell’idiota di Tiziano Ferro, in questa vostra umanità folcloristica di balli e baci da Giuda, inneggianti perpetuamente alla falsa felicità da new age della minchia, avete in verità perduto il vero piacere della (s)figa.

E, nonostante l’eclissi delle vostre vite oramai già defunte, comprate sempre più libri di meditazione orientale. Per consolazioni a buon mercato. Sì, donna, il fruttivendolo ha da offrirti la sua banana e tu spargi la sua crema rassodante sulla tua pelle di pesca. La dai al cocco e anche permetti al primo allocco col fisico a pera di sbucciarti la mela per dilettarti di balocchi e succhiotti.

Lo so. Sei una frustrata che beve il succhino. E ti consoli con sesso d’accatto per dimenticare una vita oramai tua andata nello squallido pompino. Basta! Ma quale palestra!? Ma che vuoi pompare i muscoli?

Inutile che tu stia a spomparti. Non t’incula nessuno.

Fidati, la verità è questa e non ce ne sono altre. O meglio, altre ci sono. E sono donne migliori.

Questo per dire, bambagioni, che la dovreste smettere di parlare utopisticamente di felicità e cazzi vari.

La felicità oggi c’è, domani no. La Serie A stava qua e a fine Maggio, forse Giugno, se tanto mi dà tanto, tanto lei me la da poco, prevedo una retrocessione assicurata.

Sì, la vita oggi è un’inculata data e domani ricevuta. Con tanto di scontrino fiscale. E dichiarazione dei redditi.

Caro Filippo Inzaghi, dopo le sue Samantha de Grenet e Arcuri Manuela, prevedo per lei un futuro nero. Abbia fede, non demorda. Spinga.

Vedrà che tutta la merda uscirà e ce la farà.

Noi non ce la faremo, non abbiamo i suoi soldi.

Poche pippe, io son come il cane della Disney, Pippo.

E ricordate: è meglio farsi una pippa che una con due rifatte poppe.

Quella vuole il calciatore. Non sa scrivere come me ma è acclamato dalla folla. La folla è follia!

Care quaglie, continuate pure a dar manforte a Quagliarella e vedrete come cadrete presto in una magra vitarella.

Per digerire, basta bere Acqua Vitasnella.

Mister, come la vedi ora? Nera? Anche prima, anzi, hai fatto sesso pure con le albine e le morettine.

Prof., hai fatto anche tu flop e plof?

E, dopo questa cagata, ancor più me la tiro.

 

 

di Stefano Falotico

Viviamo nella società più violenta di tutti i tempi, e questo sia molto chiaro


19 May

Midnight in Paris

 

È uscito nella sale italiane Dogman. Film sull’abiezione.

abiezióne (o abbiezióne) s. f. [dal lat. abiectio –onis, der. di abiectus «abietto»]. – Stato di avvilimento o di bassezza morale: pur nella presente aconserva qualche cosa della sua antica dignitàcadere nell’a.; risollevarsi dall’abiezione. Nella pratica ascetica, atteggiamento di umiltà eroica per cui si rinuncia alla propria personalità o dignità, ricercando uno stato abituale di vita ritenuto spregevole dall’opinione comune.

 

Devo essere molto sincero e per nulla caritatevole verso un mondo che, nel propagarsi smisurato d’idiozie sovrane, persevera nell’omertà e nel finto benessere a distillare, con scadenze regolari, le sue violenze quotidiane. Viviamo in un mondo ove i giovani, ancora acerbi, dunque puri nei loro sogni vengono perennemente ricattati da adulti boriosi e strafottenti, che sanno impartire loro soltanto le più, appunto, abiette diritture morali. Perciò immorali. E, trovandosi in uno stato di continua incertezza, di precarietà emozionale, sprovvisti dei basamenti anche economici per poter autodeterminarsi, sono così esposti alla mercé del mercimonio di massa, del porcile laido e cafone che urla loro in faccia lo squallido, menefreghista, indifferente, ipocrita… crescete!

Ah sì, un chirurgo che opera al cuore merita di guadagnarsi tanti soldi perché salva vite umane. E di quale vite umane stiamo parlando? Del triviale consumismo che si riverbera, giorno dopo giorno, monotono e recrudescente, su Instagram, diventato un’enorme casa d’appuntamento ove signorine in gamba… esibiscono le loro grazie armoniche per esser corteggiate virulentemente, virilmente nella sua accezione più maschilista e pregna di rozzezza, da uomini perfino sposati, che cercano avventure, scappatelle per sfuggire al grigio torpore avvilente e castrante dello stesso sistema di vita che tanto difendono e si son affannati a montare… in gloria carnale? Traditori infidi, persino infingardi delle loro bugie iterate a ogni canto del gallo mattutino che scandisce l’inizio di una nuova giornata suina, supina. Questa smania del lavoro. Il lavoro concepito come sofferenza schiavistica per procacciare soldi che poi servano a divertimenti vacui, frivoli, edonistici e osceni. Il lavoro nobilita l’uomo? No, per come è inteso oggi, o forse per come sempre è stato inteso in questa Storia che ripete sé stessa generazione dopo generazione, ingenerando orrore sempre più mascherato da giustezza perbenista, è soltanto un escamotage per celarsi dietro maschere da Eyes Wide Shut.

Sapete, in passato mi hanno fregato tante di quelle volte che oramai vi ho fatto un callo che neanche la pieta pomice più adamantina potrebbe sanarmi.

E, scalzo come Gesù, cammino sulle acque della mia dignità magmatica, magnetica, folle e spacciata per delirante, perché soffro della “malattia metafisica”, del piacere immane della trascendenza in un mondo ove tutti animalescamente pomiciano, credendo in false scienze. Più che altro alle scemenze.

Quante ne ho sentite dire sulla mia persona. Perché dovevo essere uno come tutti gli altri. Che accontentava i genitori, accodandosi alle regole più manichee, e avrei dovuto frequentare una scuola “alta” così avrei scremato classisticamente, grazie al mio fascistico classicismo, tutti i deboli, i diversi, quelli che proprio non ce la fanno. Sì, così mi sarei attorniato di hostess scosciatissime che passano il tempo a farsi selfie mentre mangiano al ristorante i manicaretti dei loro insaziabili desideri erotici. Sanno di essere belle e allora possono avere tutti gli uccelli che vogliono, mentre gli aerei viaggiano al di sopra dei poveri fessi che vivono fra le nuvole.

Eh sì, oggi si è fessi se si scrive un racconto del terrore alla Edgar Allan Poe. Perché che val la pena addentrarsi nelle profondità delle nostre anime quando basta farsi il culo per avere tanti culi?

Al che, uno psicopatico su Facebook, dietro un profilo falso mi manda foto di prostitute dell’Est, perché pensa che io menta sul mio ascetismo e sia sol uno sfigato “maniaco-ossessivo” che di notte va sui viali. Ecco il mondo che avete (s)fatto, e poi non vi lamentate se qualcuno perde la testa. Vergognatevi!

Io sono l’incarnazione dell’abiezione. E dinanzi a questa società farò sempre obiezione. Sì, fui anche obiettore di coscienza, soprattutto della mia. Ma a che servì svolgere il servizio civile se il mondo è sempre popolato da incivili?

Un tempo nelle scuole insegnavano Educazione Civica. Adesso insegnano educazione cinica. E non mi stupisco che vadano di moda robe come Black Mirror.

Ahimè! E dire che potevo avere una vita elegante come Anouk Aimée.

Ma forse un giorno andrò a vivere a Paris e dimenticherò un passato in cui solo come matto apparii…

Adesso, scusate, devo portar fuori il cane a pisciare. Un cane migliore di voi. Perché quando fa delle cagate le fa dove può… senza smerdare nelle “proprietà private” altrui.

E ricordate: gli uomini non si misurano neanche secondo il Cinema di Garrone. Siamo tutti messi “a garrese”.

Io, comunque, ancora non mi sono arres’.

Dogman

di Stefano Falotico

Scritti corsari di Pasolini, letti da Joe Pesci ed evviva Stanlio & Ollio


07 Jun

di Stefano Falotico

Tempi moderni, solo volgarità e consumismo, evviva il ritorno infantile a Stanlio e Ollio, coppia funambolica di Joie de vivre

Sì, imitando Pesci che legge Pasolini, mi sento nostalgicamente bello, pulito, diverso da molti della mia generazione.
Non ritengo che mi appartenga molto. Tanti cinecomics, tanta noia, tanta assurda figaggine e poca anima. Android(e) umanità.

Al che, mi ricordo che nel cassetto conservo una copia originale, a colori, de I figli del deserto, interpretato dal duo delle meraviglie Stanlio e Ollio, italianamente così resi da Stan Laurel e Oliver Hardy, due giganti. E Ollio, doppiato da un giocondo Alberto Sordi, che volontariamente storpiava gli accenti, è ancora risata enorme che mi fa magnifica purezza strepitosa.
Navigando in un mondo che oggi però mi nausea, perché involgaritosi, tutto dedito a far il bellimbusto, mal celando sempre gli scheletri negli armadi da macellai, eh sì, uomini a due ante su donne emancipate quanto poco femminili, un mondo di culturisti, edonisti, ignoranti di (s)vista, di salive e pett(oral)i in f(u)ori, medito su come er(avam)o, su come siete, su come nonostante sempre a me stante sono. Non come gli altri, nel luogo comune stagnanti.

Su come questo Cinema è ancora, per me, spero anche per voi, suadente sogno.

E poi credo che i pagliacci siano le persone che, essendo auto-ironiche, possono permettersi il lusso di sapere cosa è la vita.
E giocarvi senza darsi pena, a differenza di chi, prendendosi troppo seriamente, fa il politicante da strapazz(at)o.
Chi parla di tristezza dinanzi a un comico, non ha capito nulla.

Teneteveli voi i bei ragionamenti, i divanetti, le poltroncine e i grandi discorsi(ni).

Di mio, faccio il gioco che mi fa ridere di più.

 

– Perché ridi?

– Perché sì.

– Suvvia, sii serio. Non si deve ridere di fronte a una tragedia.

– Ah no? E che si deve fare? Si deve piangere?

Alberto Sordi, I vitelloni – Lavoratori! By Falò


28 Feb

Su mia voce da Albertone nazionale, al motto di bandiera rossa cazzeggiante, ecco il celeberrimo sberleffo di pernacchio, quasi alla Eduardo, per poi schizzar viulentemente, davvero ecceziunale, da detonante Diego Abatantuono di noi altri! Ignoranti, sarete voi! Il nostro sfottò è memorabile!

Primo Maggio, il Principe Re sono a non omaggiar i lavorator’!


02 May

Millantano coi miliardi rubati con le porcate!

Fra l’Arte più incantata, arroventata e il “piacevole” lavorar, dunque di livori marcirsi, prediligo il “letto” pen(s)ante “lento” di altisonanti mie creazioni dal cratere “annoiato” ma non col nodo alla cravatta


Che serve solo alle ciabatte delle tacchine col tacco a “spillo”


Da anni oramai “impagabili” di risarcimento alla mia libertà vilipesa e minata, una piccola, montata borghesia stagn(ol)a mi perseguita al fine di “ammanettarmi” in costrizioni “stringate”-surgelate della loro mentalità “astringente”, “fatta” di “siringhe” dosate… in festini freddi ma “famosi” in quanto assurda ribalta ogni assunto e mia ascensione afasica e non come la loro idiozia farfallona e afosa, per “ammattire” anche il mio logorar “sciolto” nei riguardi “posati”, irriguardosi di tal guardoni, poco amorevoli ma merdosi, invero perfino (per “segno” e per “spago” di nostrani “spaghetti” alla carbonara? No, al carbone) malfamati e sempre libidinosi nell’an(nu)ale fame “cannale” dietro facciate dallo “sfacciato” abusare in “tinta” un(i)ta sul sobbalzare “dentro” finissimo ogni mio “schi(ama)zzo” dopo che vollero indurmi ad ammazzar il me stesso meno “proteso” al lor sessual’ poco meditare eppur-è nel torbido rimestar per altre “minestre” riscaldate come le “bocche bone” delle lor ancelle per tali quaglie uccellanti in tribale flagellare con coltellacci “ammanicati” appunto al manico di “scopa”.

Da sempre, sin da quando scoprii la mia coscienza oltre e non accomunabile alle comunelle di tali falsissimi da “Comunione” e appunto accoppiamenti fraudolenti di “fratricide” unioni (secondo me, ustioni, unte e “bisonti”, eh sì, i cornuti), scoperchiai i “vasetti” di Pandora, celebrando il mio Natale col Pandoro senza il loro “zuccherino” dorato, a mio avviso già un’avvisaglia dell’avvelenarti “killing me softly” tr’abbuffate “festive” nel Panettone fra le tettine di attici innevati, nevosi di nervo “arricchito” in mezzo color ebeti-abete e inalberarlo “caduco”.

Insistono nella caccia alla mia Strega le tali befane, megere che vissero una giovinezza molto “istruita” in quanto sopra… ttutto lì “indirizzate” dall’istruttoria, rizzo “aizzarle” nel fascismo. Maliziose, eh sì, sparsero zizzania queste zie retrogusto acida “bontà”, con l’intento “tangibile” di “spronarmi” al loro “peperoncino”. Affumicarono anche i mariti con la pancetta. Dei bracconieri a metter il becco-bacon.

Stuzzicarono di azzannare con “buffetti” dolci alla mia guancia (e)salata nel mio “porgere” a codeste un mai desto “Buongiorno”. E il mio recalcitrare fu scalciato in modi funesti, con tanto di fucina e ammonizioni dell’offesa “immunitaria” (il distint-iv-o…) dell’urlo “sapor” munizioni a murarmi vivo bruciato: “O ti svegli, o ti sparo nelle palle con mitragliatrici, fucili e la polizia del costume di noi gonnelle dal costume facile!”.

Ottennero vari “rinculi” e un “grilletto” non tanto erotico, bensì “a(r)mato”, “toccato” e là “ubicato” nel loro “sfanculare” in tenuta di me “ubriaco” che non abboccai a loro cure “psichiatriche” da malate di mente col “bocchino” fra le “labbra”. Sì, puttane che van a culo!

Al che, disgustate dal ri(n)tocco inaspettato e dal mio non arreso render “Grazie”, gratuitamente inveirono mentre il loro “uomo”, celebre trombone del “clarinetto”, (r)intonò nel “venire” d’un rim-bang-bombo(lone) da rimbambito a (d)an(n)o del mio saltellante daino e a questi non dar proprio un “cazzo” di “soddisfazione”.

In quanto Do(n).
Il rimmel!

Il mio suonarle fra le righe di rima!

Sì, sono Bambi(no), famoso cervo che ti mette in guardia dall’ucciderlo se corre nella foresta di voi deerhunter.

Sempre “tirati”.

Potreste pentirvi del vostro “Un colpo solo!”, perché la “botta” si ritorcerà di trauma boom… erang.

Voglio errare, non tollero i tuoi orrori! Borghesuccio della malora!

No, non rientro nei ranghi e neppure nelle racchie. Amo i rami e diramo le crudeltà nel cuocermi un uovo al “tegamino” dello strapazzarvi nell’imboscata da voi stessa “tesa” solo a trappola della “gatta” che giocò col topo e finì ancor più zoccola.

Sono uno stronzo da “zoo”. Ove si trovan specie rare e non zotiche per i “rapaci”.

Privilegio l’Arte di Cuore “tout court” molto lungo a ficcartelo nel culetto di mio longilineo Ercolino nell’inguine su “slinguaccia”, e ti cago in testa col(la) dilatatore “vasetto” molto erigente a voi “esigenti” ma secondo me non tanto esistenti, poiché morti dentro da un pezzo. State a pezzi!

Ti metto a posto!

Mi chiami pazzo?

Sì, la bettola aspetta un cameriere che servirà il panino al prosciutto per la mille(foglie) “infornata” impiegata spesso “chinata” di patata arrosto “sformata”.

Parentesi “tonda”: colpa della ciambella col “buco”.

Sì, sei un garzone, meglio un geniale cazzone del siciliano cannolo con la “lupa(ra”) servile solo per “scivolare” in suina appioppata e pallottole rivoltella-frittatina dello “sbavarvi”.

Rossetti? No, coltivo le violette. E la mia “gramigna” è allergica alle graminacee e a ogni mi(na)ccia!.

Girasole! Tu invece “banderuola” sola nella saletta.

Meglio il lupus in fabula piuttosto che le cagnoline “al toast” e di mielose favolette al babà “tostato” e tastato di crostata piePuah!

Bye!

Ba(u)bau!

Schiava, adesso “regalami” il collarino! E a cuccia starai come me, “femminuccia” di coccio “duro”.

Eccoti il “burro” di “cassata”.

Ecco la tua cacca di “cacao!”. Sì, vai a cagar’! Vacca!

Tu, stronzo, provochi solo la diarrea!


Ci ripenso e di vergare son “pesante” punisher in tal “marzapane” di buonismi e cornetti della “brioche” vegetale!

Col Tempo, ho visto molte menti della mia generazione divenir dementissime nell’adattare il loro corpo ad anima corrotta, prostituiti alla viltà davvero più vigliacca, all’insanabile e (il)lecito voler violentarsi a “metro” del giudizio imperante della massa dei “vincenti” adorandoli.

E tutto ciò mi schifa.

Posso, in tono anche alter(at)o, elevarmi a Giudice del più enorme suffragio universale a questo lor naufragio poco speranzoso per le generazioni future. Orfane perfino del loro Passato innocente oggi barattato per venderlo a mezze calzette che ne stan già dirigendo la morte “incipiente”.

Vidi “colleghi” d’infanzia che patirono la sacrosanta loro età già martoriata da padri orchi e picchiatori, nel “diritto” supponente di “eriger” che, a tal redarguirli, s’attenessero al bieco porcile adesso ancor più di moda in abititrans(itori) delle tra(ie)ttorie su contaminazione più contagiosa d’emulazioni al prossimo per un ventur poco a mio (ar)dire “avveniristico” né tantomeno avvenente. Orrendo!

Ragazze adolescenti complessate ora a giudicar superate le “paure” che io dico sono l’angoscia reattiva per lo slancio vitale. Retrivo! Vade retro! Se spegni il tormentato tuo Cuore e uccidi le fragilità savie, cosa ti resterà da vivere?

Un’immonda nevralgia camuffata da “benessere” e “normale” uguaglianza per non sentir(si) diversi.

Il diverso è nostro idolo, a emblema contro ogni prototipo del reputato “esemplare”.

Il “cattivo” esempio è la marcia di chi non depone le armi alla scemenza del carnascialesco far e “disfar” a “piacimento”.

Noi siam i combattenti, noi alti issiamo i colori, il menzognero e non chiaro dunque clero sputtaniamo, non lo sbiadito tricolore del moralismo stolto godiamo, oscurantista e “inquisitorio” è bigotto!

Noi siamo i ribelli eterni che sbeffeggiamo, a costo di patire e interrotti “appisolati” dai lor sonniferi “sommi”, dalle loro dottrine con storte diottrie d’una perversa “malaria” di fondo al “lebbroso” più bello sull’imbellettarvi con occhietti “barrette” sdolcinate e sbarrato “non chiuder un occhio”, la classe “professorale” figlia e tramandar retaggi fascisti “culturali” del mero annerire coi “puntini” sulle i delle pecore “bianche” tramutate da questi ignoranti sguardi in distorsioni che, a percezione interiore nostra, se ne frega altissimamente e da elevati li sfregiamo!

Siam quelli che strombazziamo a chi brinda di “trombate”, ché osservammo ritardati i quali, dopo inenarrabili e oscene “leccatine” a Destra, adesso son i “portavalori” del più basso disprezzo.

Da timidi a stupratori con licenza di uccidere, regalata loro da quel che va per la maggiore.

Son cambiati in peggio!

Noi li odiamo, li perseguitiamo, platealmente li (s)fottiamo.

Recidivi, persistono a percoterci ma son loro i cotti.

Siam coloro che ce ne sbattiamo di regole “brave” solo da bifronte lor crederci buffoni ma rimarranno dei cafoni “eleganti”. I pagliaccioni da ago nel pagliaio dei peli altrui. Pulissero i propri, prima.

Non a modo, smodati, a testa eretta e testicoli irsuti, orsù, contro ‘sti stronzoni a carne stessa loro tritata di eguale tortura, con godibile “cottura” in viso ridiamo a irridere soprattutto nell’erodere altre certezze e cazzi non affini allo stile di questa postilla:

se mi fai Male, ricordati che hai già perpetrato un omicidio alla tua anima, ché non mentirà quando da solo ti specchierai nell’acqua “benedetta”!

Sì, questo sono e voglio esserlo!

Uno che non può vergognarsi, mentre molti altri sì.

E dovrebbero suicidarsi!
Ancora non trovano il coraggio? Ah, capisco, sono dei piccioni picciotti.

Promuoveteli, dai.

Ora, ordino una “perversione” e rimango avverso a chi invece convertirò

Che mi creda o meno, il cappio al suo collo è questione di attimi e neanche se n’accorgerà.

Non perdono le bestie, quando specialmente se la (s)tirano da glabri a me sempre obbrobriosi.

Magia!

Nel fondoschiena, improvviso, una dinamite entrò tua ex amica.

Si chiama ricompensa!

La prossima volta, pensaci!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

P.S.: non nel sociale lavoretto ma genio superbamente liberale.

  1. Ronin (1998)
  2. King of New York (1989)
  3. La zona morta (1983)
  4. I vitelloni (1953)

In tutta sincerità, avete mai visto un cane con gli occhiali? Se sì, siete voi il bastardo


25 Aug

Sono un mercenario, mi presto prestante a chi mi garantisce dei “prestiti” e, fra i preti, son quello che predica le bone, anziché la bontà. Se qualcuno, ostile al mio “Verbo”, oserà infangar il mio “Innominato“, sarà perdonato perché il suo matrimonio s’ha da fare, così “ammogliato” sarà rovinato

Dovete sapere che ho acquistato vari volumi “enciclopedici” sulla razza canina, a cui m’affil(i)a solo il canino destro, essendo stato, quello sinistro, “paffutamente” arrotato da una Donna troppo “zuccherosa” che prima “cariò” il mio “smalto” e poi da tartara, “calcificò” il mio “titani(c)o” dopo averlo “visto” enorme, e gridando “esultante” come Doc di Ritorno al futuro: “Grande Giove!“. Sì, davvero “glande”. Diciamo un martello che si (s)lancia simil “giavellotto”. Sì, è un bel “gianduiotto”, “cioccolata “raffinata” che mette la “sua” di buon umore, dolce come la seta seral di come Lei, “sorseggiando”, s’asse(s)tò “rosseggiando”.

Fra tutti gli esemplari, vi porrei un esempio, il cane chiamato “L’incagnito incarnato”, “famoso” di “pelo” ruvido, mansueto quando non accarezzato, liscio se non “movimentato”, ché si rizza “abbaiando” nel bacino.

Sì, “a garrese”, son bassotto ma non prendetemi per un film di Garrone. Io son “arido” solo nel profumo del suo mare.

Ecco, psicopatici e bestioncine, statemi alla larga, ché il mio è lungo e “annusa”.

Un mio amico, osservandomi, urla sull’orlo della crisi di nervi, col guinzaglio e la museruola: – Stefano, il tuo cambiamento è “ululante!”.
– Sì, perché l'”amico” a quattro zampe, detto anche quadrupede, è Uomo di “quadrifoglio” che tutte “le” inquadra e poi “azzanna” nel “bianco notturno.
Sì, sono il Jim Carrey di The Mask. Maschio “fino in fondo”.

No, le sfumature di grigio sono per gli “incroci”.
Al massimo, con me, “allarga” d’un “candore” che neanche Coccolino lo “smacchiatore“.
Sì, fra una smanceria e l’altra, ci sta l’orsettino con una da Crazy Horse, infatti mi chiamano Cavallo.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. The Frozen Ground (2012)
    Un trailer già “cul”.

    La “ragazzina” Vanessa Hudgens (di)mostra al maniaco John Cusack l'”indelebile valore” della spogliarellista.
    Se hai un costumino nero, lo specchietto è per le allodole di chi pagherà il biglietto per questa “pura” porcata.

  2. Ritorno al futuro (1985)
    Il delfino, sappiatelo, è Uomo letterato che si “fa” i film, lavora di Scienza con la Fanta, e spesso, “a lungo andare”, mette tutti a novanta.
    Compreso chi gli diceva che era un “senza palle”.
  3. I promessi sposi (1941)
    Esiste anche una versione televisiva con Alberto Sordi nella parte di Don Abbondio.
    Sordi è sempre stato un “vigliacco”, l’uomo medio “maccheroni & cartellino”, ma sapeva che Renzo, prima o poi, l’avrebbe “fatta” in barba ai “bravi” e si sarebbe “allucinato” con Lucia.
  4. Prometheus (2012)
    Rischia di essere l’ultimo film di Ridley Scott che, scioccato dalla morte (in)aspettata del fratello Tony, ora non ha più i soldi per “girarsele”.

    Sua moglie, l'”elegante” minigonna sfacciata di cognome Facio, pare che però non “glielo” alienizzerà.

    Mah… vedremo. Sembra che Ridley, dopo aver “costellato” Charlize Theron, ancor non l’abb(a-z)ia atterrato.

    E dire che Rapace è meglio.

Genius-Pop

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