Posts Tagged ‘Balboa’

Scusi, ma lei chi preferisce fra Stallone, Schwarzenegger e Bruce Willis?


16 Jul

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La figlia di Stallone.

Insomma, guardate questa foto e, se siete dei maschi come credo siate, diciamo che dinanzi a questo “stacco” qualcosa si alzerà…

Eh sì, la figlia di Stallone è, come si suol dire, una bella “stallona”.

E poi… se uno si sposa con questa, può dire di essere nato sotto una buona stalla, no, stella.

Sì, questa è una stellina figlia di una grande stella di Hollywood, e con una così, a letto, diventi davvero lo Stallone italiano.

Eh già.

Bando alle ciance. Questa merita tutto il mio “appoggio”.

Più che Balboa, a una così va spalmata tutta la crema “solare”. Quella della Bilboa?

No, quella di qualcos’altro, ah ah.

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di Stefano Falotico

Urbanmirrors.com, la mia Rubrica di Cinema


09 Feb

Da oggi, ufficialmente ne son redattore e firma prestigiosa. Grazie a tutti.

Urban Mirrors Stefano Falotico

Balboa, Creed, Chris Nolan, Aronofsky, Miami e Colin Farrell, tutta farina del mio saccottino


07 Feb

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Miami, la città sfavillante delle notti inebrianti

 Miami, la perla cittadina splendente del sud marino e balneare della Florida. Che si staglia, coi suoi grattacieli futuristici, sull’oceano e che, ogni anno, è meta attrattiva di migliaia di turisti, perché Miami rappresenta il top del fascino urbano moderno. Dedalica, colma di lunghe highway, illuminata soffusamente da una Luna che accoglie le notti insonni e piene di divertimento dei sognatori che ad essa, lucente e ipnotica, approdano.

Miami, la ricca, la virtuosa, l’emozionante metropoli che è stata la location preferita (e come poteva essere altrimenti?) di molti film hollywoodiani. Citeremo l’esempio più eclatante. Chi non ricorda, ad esempio, quella serie televisiva ideata dal grande regista Michael Mann, Miami Vice, col dongiovanni Don Johnson? Poliziotto che vestiva camice hawaiane e, come 007, fra indagini detection torbide e sparatorie veloci, si consolava quasi sempre, a fine puntata, con una nuova bellissima donna?

Serie tanto fortunata d’aver indotto lo stesso Mann a voler dirigere poi lui stesso la trasposizione cinematografica, anzi, per l’esattezza, la geniale “reinvenzione” per il grande schermo, sostituendo Johnson con l’altrettanto macho e sexy, turbolento Colin Farrell. Il primo era “biondo platino” e con gli occhi chiari, il secondo invece mediterraneo e latino ma, in entrambi i casi, il personaggio ha fatto centro magneticamente.

Nella serie televisiva, andata in onda dal 1984 al 1989, Don Johnson veniva accompagnato nelle sue rocambolesche avventure dal nero collega Philip Michael Thomas. Che nel film invece ha preso i connotati del premio Oscar Jamie Foxx.

Senza dilungarci troppo, diciamo che, a parte i meriti notevoli di Mann, famoso per le sue storie adrenaliniche, furibonde ma anche magnificamente romantiche, il successo sia della serie che del film, ammettiamolo, è stato dovuto comunque in gran parte proprio a Miami in quanto tale. Difficile sbagliare, infatti, quando come ambientazione delle trame si ha una città che offre, mirabolante e luccicante, praticamente tutto. Una città già magica di suo.

Come detto, una città “sensuale”, lussuosa ma non volgare, la città di chi sta bene e vuole, soprattutto, stare bene. Una Manhattan allargata ma ancora, possibilmente, più scintillante. Crocevia di turisti, dicevamo, ma anche di commercianti, uomini di potere, di donne mozzafiato, di macchine, come in Miami Vice, appunto, roboanti e, come proprio la città stessa, di gran classe.

Miami, l’unica e inimitabile Miami.

Javier Bardem affianca Jennifer Lawrence nel prossimo film di Aronofsky

A Ottobre scorso, trapelò la notizia, adesso ufficializzata, che Darren Aronofsky, l’acclamato regista de Il cigno nero, stava preparando un film “misterioso”, “untitled”, per il quale aveva scelto come protagonista la sempre più lanciata Jennifer Lawrence (appena reduce da una trionfante vittoria come Miglior Attrice per Joy nella categoria comedy/musical ai Golden Globes di domenica scorsa).

Confermiamo, dopo i primi rumors, invece la news che vede Javier Bardem aggiungersi al cast.

Il progetto è però top secret, non ha, come accennato, ancora un titolo definitivo e sappiamo, al momento, solo poche tracce della trama: la stabilità di una coppia felice viene minata e turbata dall’arrivo di ospiti inattesi che sconvolgeranno il lor apparentemente tranquillo ménage.

Una trama che può ricordare altre pellicole a tematica simile, da Carnage di Polanski sino a Funny Games di Haneke.

Vi terremo, naturalmente, aggiornati presto perché, come detto, il cast ha per ora “solo” la Lawrence e Bardem come attori confermati ma, sicuramente, si aggiungeranno altri nomi importanti.

Rocky Balboa, recensione

Ebbene, mentre proprio in questi giorni, impazza nei cinema di tutto il mondo il settimo, avveniristico episodio di Guerre stellari, ho deciso di andare controtendenza, inaugurando la nostra nuova rubrica di Cinema con una nostalgica recensione, quella su Rocky Balboa, sesto episodio della saga stalloniana sul famoso pugile di Philadelphia, in quanto, è nei nostri cinema il già acclamato spinoff Creed.

Dunque, ecco a voi Rocky Balboa e la mia concisa, “fuori moda”, analisi recensoria.

Ultimo capitolo di questa saga, iniziata con fortuna nel 1976, col personaggio appunto di Rocky, subito diventato icona popolare e di enorme successo, conseguendo nello stesso anno un premio Oscar come miglior film, che diede il via a numerosi seguiti. Una saga costituita da ben 5 sequel, di cui quest’ultimo, Rocky Balboa, è, a mio avviso, secondo solo al primo, insormontabile Rocky. Infatti, dopo l’originale, Rocky diventa semplicemente una macchina per far soldi, “invincibile” a livello commerciale ma sempre più scadente sul piano qualitativo. Per il sesto episodio, Stallone, in questo film attore e regista, spiazza tutti, torna alle origini allestendo un film di particolare “effetto nostalgia”, commovente e d’eccezionale impatto emotivo. La trama è questa: Rocky è rimasto solo, dopo la morte di Adriana, e trascorre le sue giornate nella pigra indolenza, quasi ripudiato dal figlio (che sta facendo carriera nel mondo della finanza) e accompagnato nelle sue meste giornate dal fidato e malinconico cognato.

 

La sua unica attività, abbastanza deprimente, è quella d’intrattenere i clienti della sua trattoria, “Adrian’s”, ove rievoca agli avventori i suoi celebri trascorsi da eroe del ring. Il pugilato che conta è andato avanti però, lui è soltanto “storia passata” e, nel frattempo, impera un nuovo, brillantissimo campione dei pesi massimi: l’imbattuto Mason Dixon. Successivamente, a qualche “fan” ambizioso viene la geniale idea di allestire una sfida-simulazione virtuale, fra Mason Dixon e il nostro Rocky, come se fosse un videogioco, per decretare chi possa essere il più grande pugile di tutti i tempi. Il “gioco” lo vince Rocky ma, nonostante sia solo una simulazione, ciò scatena l’ira di Dixon e del suo manager che provocano Rocky affinché possa riprendere in mano i guantoni, alla sua veneranda età, e dimostrare “davvero” di essere lui il più forte.

Dopo l’iniziale titubanza, Rocky/Stallone accetta e decide di scendere sul tappeto rosso per una sfida “impossibile” per la sua età (?).

Intanto, s’intreccia una storia emozionante con una famiglia un po’ allo sbando a cui Rocky fa da mentore e che lo aiuterà, a sua volta, moralmente, ad affrontare la sua “battaglia”.

Alla fine, Rocky resiste e non va al tappeto, perdendo soltanto per pochissimi punti, ma lasciando intatto il suo mito, perché la folla lo acclama ugualmente, elevandolo a campione soprattutto di umanità.

Un gran bel film, ottimamente diretto.

Aspettando ora Creed, presto nei nostri cinema.

 

Dunkirk, ecco il nuovo, annunciato film di Christopher Nolan

Dopo il planetario successo colossale d’Interstellar, trepidanti, i numerosissimi fan di Nolan attendevano la sospirata notizia che stiamo per darvi, adesso, dopo le prime indiscrezioni, appieno confermata. Finalmente, infatti, dopo mesi d’interminabile silenzio, arriva l’entusiasmante, acclarata news che le riprese della nuova pellicola di Nolan inizieranno parzialmente a breve, cioè a maggio dell’imminente 2016. Nolan, invero, in accordo con la Warner Bros, che la produrrà, aveva già stabilito la data d’uscita nelle sale, confermata per il 21 Luglio del 2017.

Da fonti attendibili quali “Variety”, ne apprendiamo il titolo e la trama.

Il film si chiamerà Dunkirk e narrerà dell’epocale, storicamente vera evacuazione militare di un manipolo d’eroi, durante la Seconda Guerra Mondiale, avvenuta nella città omonima.

Un war movie, quindi, ambientato nella città su citata, che racconterà la famosa Operazione Dynamo, che si svolse per otto lunghi giorni e salvò “miracolosamente” la vita a ben 338,226 soldati.

Sappiamo anche che si stan subito intrattenendo trattative per affidare i ruoli principali a un ricco cast che, sino ad ora, comprenderebbe già i nomi assicurati di Tom Hardy (frequente attore “feticcio” di Nolan, col quale ha girato, come sappiamo, Inception e Il cavaliere oscuro – Il ritorno), Kenneth Branagh e Mark Rylance.

Il film sarà infine girato in IMAX 65mm.

Una notizia grandiosa, al contempo “spiazzante”. Dopo i fumetti e la fantascienza, nessuno infatti s’aspettava che Nolan avrebbe girato un film di guerra.

Fiduciosi, non ci resta che attendere ulteriori, entusiastici sviluppi.

 

tutti di Stefano Falotico

Fra le stelle della mia anima, sono Sylvester Stallone con qualche Donna nelle stalle


23 Jul

 

 

Quando cala la Notte, sono il Silencio

Sì, fin da piccolo veneravo Sly, l’Uomo dal labbro pendulo che t’appende al muro, “ghignando” di colpi “bassi“, come l’Olanda dopo pugni di trip(pa) in testa ad Amsterdam, ove t'”annacquerò” immergendo la tua testa d’asino nei canali con lo “scolo”. Sì, altro che droghe libere, “dragherai” tutta la città chiedendo pietà al Dragone Rosso, che sono io, nel mio anno alla Cimino.
Col Tempo, dai film “ringhianti“, ove il Balboa, poco snodato, “statico” ma d’allucinante mancin di jet lag “sapor uncino'” stendeva, di muscolo tonante, gli stronzi rivoltanti, evolsi in Jean-Claude Van Damme, “nano” marziale ed emulo di Bruce Lee nel suo Bruxelles da aerobici “cazzi amari” a chi vedeva la vita “rose e fiori”.
Sì, l’Uomo bloodsport che non “accechi” neanche quando, di spaccata, avvertirà un dolorino nell'”osso sacro”.
Egli, peperino, “svolazzava” in Cielo infliggendo, di “Spezza palle”, i pallosi sulle “note” della gnoccolona, quasi sempre bionda, a volte Morositas e “gommosa“, da bubblegum per il “Vivrà felice e soddisfatta con tanto marcantonio, hip hip urrà, con lui godrà!”.

Poi, ci fu la “stagione” alla Battiato, leggasi Bob De Niro, esistenzialista malinconico d’indole borderline, insomma un bravo ragazzo.

Oggi come oggi, dopo molte vacche che non ho “munto”, ché le “ungesse” il “mugnaio” Bianco, e numerose “botte” (soprattutto in testa), son ritornato al primo amor che non scordi mai, lo Stallone italiano, che salta la corda e un po’ t’impicca. Sì, Uomo con gli spaghetti ma anche con lo “spago”.

Applauso!

Tre film ove il nostro eroe mette “a soqquadro” chi pensava di stare “sopra” e gli urlava “Cagasotto!”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Rocky IV (1985)
    Improponibile sfida.
    Il mostro russo contro il “marruchin” americanizzato in Reagan.
    Ne prenderanno di santa ragione, ma alla fine Rocky vincerà nella retorica “globale”: “Se io posso cambiare, se voi potete cambiare, tutto il Mondo può cambiare”.

    Sì, però chi pagherà il risarcimento alla mia vita con la “cambiale” non ancor “emessa?”.

  2. Fuga per la vittoria (1981)
    I prigionieri pareggiano i conti, grazie a una parata “al rallentatore”.

    La storia di come conquistai la Francia.

  3. Cobra (1986)
    L’Uomo che sono sempre stato. Uno che si fa i cazzi suoi e “protegge” le modelle. “Tagliandolo” allo psicopatico che non “la” avrà.

    Il mio “stuzzichino” nella sua bocca “lo” dice tutto.

Rocky, Trailer: incarnato, possenze mesmeriche dall’aldilà


16 Jul

Il trailer è stato cancellato, ah ah, sorpresa!

In una società violenta, ove il “gandhismo” è un miserabile ricordo “diroccato”, l’unica “forza granitica” di sopravvivenza è il “delirio” virulento, con cui imbastir lezioni di saggezza per affamar il respiro e non esser travolti dal turbinio “vorticoso” delle follie altrui

Sì, voglio erger un monumento al Balboa, eroe perduto di Philadelphia, “labbro pendulo” d’aspirazioni spesso sognanti, “schiacciate” dall’ingordigia famelica d’un Mondo oramai volgare, che non risparmia colpi bassi, l’Uomo “imbattibile” e inarrendibile, staying alive, su un piedistallo forse d’argilla, sdrucciolevolissimo o “scricchiolante”, di pulsioni “martiri” e marmoreamente soavi, lisce come “olio di seta”, su un corpo “giullare”, ipocondriaco, “bastonato”, canaglietta o “incagnito”.

Tutto nacque per “burle”, per diletti smargiassi, per offese crudeli, o forse spronanti, perché il cavallino “matto” rimontasse in sella e “picchiasse” sangue a una realtà che gli sputò sopra solo dolore e solitudine, lo “guarnì” di bestial ferocie, scheggiandone la dignità, predandola dietro risatine furbette sotto i baffi, a bandirlo, blandendolo col “guanto di sfida” da duellanti “avvantaggiati”.

D’arguta “astuzia” ne “sottesero” la trappola, schernendolo nel Cuore, forse già “schermato”, schierato altrove in “avvilente” trascendenza a “ectoplasmar” il sangue e “illividirlo” in cicatrizial carne calpestata da se stesso, affrantissima, spossata, affaticata ad “arrancare” e ad “abbaiare”, lupo “sotterrato” e scalciante, cacciato nelle “fogne” a sospirar solo di vagiti per aspettar l’attimo, sempre rimandato, di voli tarpati, di vulcanico scalpitio da falchi nella Notte. Agguerrito come non mai, col “forchetton” al posto, questa volta, delle “museruole” e del suo “musone”.
Incazzato come un animale, a menare, a franger i muscoli odorandoli di pelle vitale.

Questo è Rocky Balboa, sbilenco, innamorato, puro, semplice e poi inaspettatamente complicato, un “rivolo” di ferite “mentali”, di perverse rinascite a scagliar fendenti atroci, imprendibili, veloci come pantere nella giungla dei leoni, a disarcionar l’avversario, a guardarlo guardinghissimo, e poi “soffiargli” sopra un montante da “ringhiarlo” nell’anima.

E stenderlo d’un colpo mancino, come combattono i lottatori gladiatori, i “bullet” della strada di veloce intrepidezza (im)mutabile.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1.  Rocky (1976)
    Il “capostipite”, urla e furore, come nelle grandi storie dell’American Dream. Un “perdente”, o uno che tale finge di esserlo, “mesto”, anche troppo “smaltito” in nottambule, “patetiche” introversioni.
    Consigliere per le vite altrui e “incalcolabile” gran “coglione”. Una speranza gli piove dal Cielo, per miracolo. Dice prima di no, poi ne viene quasi “obbligato”. Intanto, in questo capolavoro, sin allo sfinimento “capitombolante”, corteggia una “timida”, le sfila gli occhialini e le “suda” grintoso nell’attesa della sua rivincita. Memorabile Stallone quando, come in un racconto “cimiteriale” dai grandi afflati epici e quasi biblici, la sera prima dell’incontro, “fa visita” al manifesto gigantesco di se stesso.
    E, fra sé e sé, si domanda se è davvero Lui quello lì, in alto, a fianco del Campione del Mondo.
  2.  Rocky II (1979)
    Inevitabile seguito, dopo i tre Oscar del primo. Apollo non demorde, ha “vinto” eppure non ha ottenuto soddisfazione. Perché quel “fallito” che, prima di allora, riscuoteva solo i debiti da “buttafuori” anche della sua anima, un po’, un po’ molto…, l’ha umiliato.
    Eh no, che figura da fesso, Apollo. devi riscattarti tu, adesso. Tutto all’insegna della prevedibilità, “come da copione”.
    Il melodramma del primo capitolo si trasforma, elegiaco, in una lode alla vittoria gloriosa, all’ultimo secondo, al gong esplosivo per la festa del Cuore.
  3.  Rocky III (1982)
    Qui, cominciamo a viaggiare in zona trash. Anche Hulk Hogan a “dar spettacolo”, a movimentare la vicenda, con tanto di “tragedia” shakespeariana, e la morte di Burgess Meredith. Eh, i nostri occhi della tigre si son “rammoliti” nel benessere e nel successo. Da “sfigato” a edonista che vince con incontri truccati o facili “calzette” da buttar giù con rapido colpetto. Così, prima viene severissimamente punito, poi riscopre il mare delle sue origini rabbiose e, irrefrenabile, “frana” di pugni devastanti.
  4.  Rocky IV (1985)
    Cinematograficamente è pessimo.
    Reagan vs la Russia.
    Un mostro leniniano contro la democrazia a stelle e strisce. Ma è un guilty pleasure da “polluzione”.
    Questo va detto.
  5.  Rocky V (1990)
    Mai dare fiducia ai ragazzetti stronzi, che poi ti voltan le spalle e ti ricattano meschinamente. Ma l’azzuffata finale vale il prezzo della “cazzata”.
  6.  Rocky Balboa (2006)
    Ai livelli del primo, per emozionalità e commozione. Poesia. The End, viale d’un indimenticabile tramonto sulle leggende

Trovato morto il figlio di Stallone, Sage


14 Jul

Dopo Adriana, è morto anche il vero figlio di “Rocky”.
L’unico a tirar la carretta del “catetere” è Paulie, infatti si chiama Burt Young…, anche se ha la pancia

Sì, notizia sconvolgente di oggi. Anche Stallone, dopo Travolta, è rimasto “incidentato” in quella che è la morte del proprio “pargolo”. Mai, mai si dovrebbe sopravvivere al sangue del proprio sangue, ma tale disgrazia non si può prevedere. Tanto che, stando a “salute alla mano”, credo che schiatterà prima Michael Douglas dello SpartacusKirk…

Il figlio Sage, che aveva recitato con Lui nel quinto episodio della saga balboiana, è stato trovato “deceduto” per cause ancora d’accertare. Forse un’overdose di farmaci, anche se la polizia di “L.A. Noir” sta indagando “in merito” a un probabile, e non scartabile, suicidio.

Sì, Sage era un attore pessimo, questo va detto, tant’è che anche Sylvester non lo stimava in veste “recitativa”, tanto da sostituirlo con Milo Ventimiglia nel capito finale.
Entrambi, sia Sage che Milo, di “carisma” pirla, ma il Ventimiglia ha più “fascino meridionale”, ammettiamolo.

Sentite condoglianze al Balboa, ed evviva Gabriele Paolini che disturba le giornaliste su Sky, ammiccando allo spettatore smaliziato per “alludere” che “codesta”, nel “dietro le quinte”, si fa “intervistare” da Fabio Caressa, con tanto di “pausa tè”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Rocky V (1990)
  2. Rocky Balboa (2006)
  3. Killing Season (2013)
  4. Daylight. Trappola nel tunnel (1996)
    Sì, il famoso “tunnel“… della droga.


A tutto Bob!


03 Jun

 

Gli anni passano anche per le leggende ma, nonostante lo smalto un po’ “arrugginito” che non è più “lucido” come una volta, la malattia, vinta-“trafitta”, al Cancro, Robert De Niro è attivo come non mai.

La lista di film, già belli che “impacchettati”, confezionati extralusso, in fase di “filming” o annunciati, è da lasciar a bocca aperta.

Con buona pace di chi, negli ultimi anni l’ha screditato e ha poi preferito “darsi” ad attorucoli che han azzeccato solo un paio di “filmoni”.

Qualche “esempio?”

Uscirà domani nelle sale italiane, ma alcuni cinema lo proietteranno stasera.

Parliamo di Killer Elite, solido “actionissimo” con tre attori machissimi.

Oh, ma ne abbiam già parlato negli scorsi post. E allora? Riparliamone ancora. Parlando, parlando va l’amandolo…

 

Qui, un ampio riepilogo di tutti gli altri post.

Ah, ma questo è solo il “principio” del nostro Principe.

Il 13 Luglio debutta, anche in “America”, Red Lights, di cui è, da oggi, disponibile il trailer targato Millennium.

Identico a quello spagnolo, con l’aggiunta di poche ma significative varianti.

 

 

 

Delle scorse ore è la notizia che, la straordinaria Michelle Pfeiffer, sarà sua moglie in Malavita di Luc Besson.

Vi ricordate, inoltre, il rumor “persistente” del 2010 (addirittura), che pareva uno scherzo di qualche buontempone? De Niro & Stallone, riuniti sul ring per un incontro da toro scatenato contro Rocky?

Be’, c’è poco da ridere, perché l’attendibilissimo “The Wrap”, stamane, ne dà la conferma in esclusiva.

 

 

Che dire?

 

In bocca al lupo!

 

(Stefano Falotico)

Genius-Pop

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