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Nonno scatenato, recensione di Best Movie


15 Apr

Qua.

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Al Pacino for Best Movie e for me, the be(a)st


07 Aug

Best Movie ha indetto un concorso. Chi meglio scriverà, in poche righe, su Al Pacino, vincerà una giornata con lui al Festival di Venezia, in occasione della presentazione di The Humbling.

Che tentazione!
Naturalmente, non potevo non tentare, e gli ho dedicato questo mio pezzo sintetico. Avrei scritto su di lui per interminabili ore, riempiendo pagine e ancor pagine, ma mi devo attenere appunto alla sintesi:

di Stefano Falotico

Al Pacino, adoro quest’uomo. Lo considerò uno dei più grandi artisti in assoluto della Storia del Cinema e, quest’anno, al Lido, porterà appunto The Humbling di Barry Levinson, già sceneggiatore di …E giustizia per tutti, col nostro Al, mattatore strepitoso che, anche per la sua memorabile arringa finale, si meritò una sacrosanta nomination all’Oscar, ma che fu diretto proprio da Levinson solo qualche anno fa nel Tv movie per la HBO, You Don’t Know Jack – Il Dottor Morte, nel quale sfoderò un’altra interpretazione impressionante nei panni del controverso medico, a favore dell’eutanasia, Jack Kevorkian.
Trovo pleonastico starvi a citare tutte le immense performance di Al. Quando un attore è così grande, infatti, mi par quasi insopportabile celebrarlo con un “elenco della spesa”. Non è dunque, anche per questioni di brevità e regolamento, indetto da “Best Movie”, il caso di dilungarci troppo. Qualsiasi appassionato di Cinema conoscerà a memoria, ad esempio, i suoi indimenticabili Tony Montana di Scarface o il suo Vincent Hanna di Heat, in cui magnificamente duettò col suo “rivale”-amico Robert De Niro.
Un attore per il quale il termine “attore”, e basta, mi par riduttivo, limitante, perché Pacino va sconfinatamente oltre la mera e semplicista definizione di attore, appunto. È “qualcosa” di talmente immane, proprio attorialmente parlando, che “confinarlo” mi sembra quasi offenderlo. Un genio, un interprete scattante, “iracondo”, burrascoso, stupendamente poi repentinamente sobrio, misurato, calibratissimo, dotato di un talento inarrivabile, magnetico, istintivo anche quando porta il suo amato Shakespeare al Cinema, come in Looking for Richard, eclettico, imprevedibile, che buca lo schermo e, all’istant(an)e(a), ti fa perder la testa, rapendoti, a lui ammirandolo di grazia e divinità, nel suo ipnotico gioco di sguardo penetrante, memorabile, la monumentalità della Settima Arte incarnata a suo titanico fascino immarcescibile, indelebile, eterno. Immortale!

“Red Lights”, recensione di Best Movie


02 Nov

Mostrato in anteprima il nuovo thriller che ruota attorno a un uomo cieco dotato di poteri extrasensoriali

Era dai tempi di Ronin che non vedevamo un Robert De Niro così intenso. Abito a giacca, occhiali da sole, inquietanti occhi grigi… e voilà, la metamorfosi è completata. De Niro interpret aSimon Silver in Red Lights, proiettato ieri in anteprima al Lucca Comics & Games 2012, un uomo cieco dotato di capacità extrasensoriali che torna sul palcoscenico dopo essere stato lontano dai riflettori per 30 anni, in seguito alla morte improvvisa di un suo rivale durante uno dei suoi spettacoli. Ma mentre il mondo pende dalle sue labbra, Margaret Matheson (Sigourney Weaver) e Tom Buckley (Cillian Murphy) pensano che anche lui, come molti altri, sia un truffatore. Questa volta, però, i due fisici si trovano di fronte a fatti inspiegabili, inquietanti, che rischiano di risucchiarli in un vortice da cui è impossibile uscire.

Nonostante il film mantenga un alone di mistero attorno alla figura di De Niro, la maggior parte della tensione è dettata da spaventi improvvisi, come uccelli che si schiantano contro finestre, luci che si spengono inspiegabilmente, rumori improvvisi o personaggi inquietanti che compaiono senza preavviso al fianco dei nostri due protagonisti. Incredibile l’interpretazione di Sigourney Weaver, che sembra reggere tutto il film da sola, mantenendo il confronto con il carismatico De Niro. E nonostante Cillian Murphy si trovi in mezzo a questi due grandi attori, riesce comunque a non sfigurare e a uscirne a testa alta. Red Lights si presenta come un thriller ad alta tensione, puntando forse troppo sull’escamotage dello spavento improvviso, che alla lunga finisce per essere ripetitivo. Un appuntamento imprescindibile per tutti gli appassionati del brivido e per chi vuole rivedere un Robert De Niro in forma come non lo vedevamo ormai da diversi anni. Red Lights esordirà nelle nostre sale l’8 novembre 2012.

 

 – 02/11/2012

 

Sono sempre un person-Ciak di “Film” anche alla Tv


03 Oct

 

Videodrome è mio fratello, entrambi gustiamo il fascino nostro olimpionico nell’onirico, aspettando il prossimo film di De Niro, immalinconendoci per un’opera “cupa” ed entusiasti se vediamo Kristen Stewart nuda on the road

Lei non mi sembra un tipo da Kerouac, mi par più che altro uno a cui non resta niente. L’arresteranno presto se continuerà su quella “scia” di cocainissima.

Eppure, il deficiente fu avvertito nelle sue “vertebre” che, senza una base solida di Cultura, Arte, Poesia e immaginazione, con quel cervellino poco funambolico ma “fantasioso” solo di “sesso” carnalmente repellentissimo, avrebbe smesso di ridere assai presto.
Anzi, se tanto subitaneo fu presuntuoso di suoi “atenei” piccanti e cutanei, altrettantissimo-“immantinente al demente” l’avrebbero subissato nel “bischero” dei “sugh(er)i” da somaro qual sempre non rinnegò di (non) essere.
Solo di “biscotti” costui “tocciava” e toccò gli altri per frenarli e poi desiderando che franassero.
Sì, urlava loro “Siete delle frane, che schiappone. Tutti inchiappetto, cari i miei tappetti, e vi sbatterò sul tappeto perché io vedo oltre e scavalco ogni tappa”.

Ecco, questa “brillante” mente ha fatto la fine dello “scemo” del “Paolo Villaggio” più tragicomicamente patetico.

E dire che mi precautelai di educarlo, d’ indurlo a rispettare le volontà (lui che s'”induriva”…) e le scelte di vita del prossimo, e gli “porsi” anche la guancia perché mi “schiaffeggiasse” con quel “Ti do un pugno per svegliarti”, tanto di “te(tte)” suonato.

Davvero un “bel pis(ch)ello”, che prendeva in giro pure sua madre (quanto ha “penato” quella donna, ma ne ha ricavato un vuoto maialetto proprio “e-retto”, l’orgoglio d’ogni “maschio” cresciuto a “salsicciotto”…).

E quanto, da “eroe” della “patta”, volle “errare” gli altri, tacciandoli d’esser delle mezze tacche perché senza quei “tacchi” delle sue sgualdrine da “mo(i)na”.

“Campione imbattibile” che ne aveva “uno” per chiunque, e trascorreva le giornate nell'”orgasmizzarsi” su come portarsi a letto la cretina più “fottibile”.

Ma col Signor Falotico cascò davvero male.
E il suo “casco”, da “grilletto” in macchinina e “accendino” in “motorino”, fu “picchiato” in modo “intoccabile”, con sempre maggiore forza e intraprendenza a spaccare in due (la sua testa, in particolar “modo”) questo impostore, affinché confessi il suo (rag)giro e la “normalità” della sua “frittata”.

Consigliamo a tale “egregio” di recarsi in libreria, di presenziare alla mia conferenza stampa, e di risparmiarsi altre “interviste” impertinenti nel tentativo, invero, assai disdicevole di non esser preso un’altra volta per il “cravattino” del suo pipino e “farsela sotto”. Sporcando un altro po’ il “cammino” di chi voleva “pestare a sangue”.

Tutto lo stronzo “suo” è ora a galla, e “tal” nostro galletto, ben che gli vada, potrà ottenere un cucinotto ove, di spezie, “spezzerà” solo le ali bruciate della sua quaglia che non quagliò nulla.

Oggi, pensavo infatti, libero da impegni e soprattutto da questo stupido, di leggere tali riviste mie amate e poi di dedicarmi alla mia prossima opera letteraria.

D'”amabile” sincerità, uno Sean Connery che volevi “spiare” e, invece, ora ti vergogni a guardarti allo specchio, “amico”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Lo chiamavano Trinità… (1970)
  2. 007 Skyfall (2012)
  3. Mai dire mai (1983)
  4. On the Road (2011)


Genius-Pop

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