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Stati mentali, la vita lo è, la depressione è una malattia immaginaria, forse, e il mio quartiere brilla al mattino del suo incantevole spirito natalizio e del suo ras


04 Dec

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Fra una decina di giorni, sarà pubblicato il mio racconto Un angelico miracolo, edito dalla Historica Edizioni, facente parte di una piccola, prestigiosa antologia di venti scritti selezionati dal Concorso Cultora. Sì, Cultora, non cultura. Non è un refuso.

Ovviamente, ah ah, avevate dei dubbi? Il mio racconto è appunto risultato fra i vincitori.

Questo si sa, il Falotico è un essere spesso ipocondriaco, affetto da pigrizia alla Lebowski da far spavento. Ma quando parte in quinta, è come Stallone/Lincoln Hawk di Over the Top. Si gira la visiera del cappello ed è imprendibile, un futurista velocissimo che Colin Farrell di Miami Vice gli fa un baffo. Ma non solo quello. Colin, terrificato da un titano molto più sexy di lui, gentilmente suona alla mia porta alle sette del mattino. Io lo faccio accomodare, gli offro un cappuccino cremoso e lui mi mette il bavaglino. Sì, per tagliarmi la barba da chauffeur. E, mentre delicatamente, acconcia anche il mio bulbo, mi racconta delle sue avventure erotiche.

Sì, Colin è sempre stato un bel mandrillo. E, nel suo carnet di conquiste femminili, può annoverare fighe dalle cosce vellutatamente sinuose come un bacio della pantera che ti stuzzica tutto quel che, ardimentoso, si gonfia sfizioso.

Sì, ma Colin Farrell, secondo me, è pure bravo. Non è solo un belloccio Big Jim. È un uomo che sa recitare e incrocia grandi registi. Sì, egli sa coccolare le donne in modo birbante e poi, con sguardo magnetico, diventa attore pregiato di enorme carisma. Insomma, sa penetrarle e possederle vigorosamente ma possiede anche una presenza scenica penetrante. Ah ah.

Così, mentre Colin, tagliandomi le doppie punte, mi riferisce di come spuntò tutte quelle passerine, io gli chiedo cortesemente di radermi anche le basette. Poi, gli do la mancia e gli racconto del mio quartiere.

Questa è una foto di una casa rustica, illuminata di notte nel cortile da lanterne come nel presepe, all’incrocio di Via delle Borre. Ho detto Borre, non vi è la s maliziosa davanti, cazzoni.

Via forse traviata, con tanto di traversa, in cui staziona il Bar Jolly, ritrovo di operai alla Roddy Piper di Essi vivono che, fra una bevuta e l’altra, qualche presa per il culo alla barista molto dotata, che lor sperano di bersi e scolarsi tutta, si danno da fare a scambiarsi cazzate da uomini che conoscono l’odore schiumoso delle loro ire e dei loro rimpianti. Fra mogli disperate che li tradiscono col conducente d’autobus, uomo ambito da tutta la muliebre piccola borghesia locale, uomo brutto come Iggy Pop ma dal fascino bestiale, un ignorante di splendido sex appeal che silenziosamente sfreccia nelle loro strade del piacere e le “oblitera” con tanto di timbro…

Ieri sera, una psicologa ha condiviso uno dei soliti post lagnosi sulla depressione.

Adesso abbiamo anche la morte psicogenica. Nuovo neologismo campato per aria.

Secondo l’articolo da lei postato, la fase ultima della depressione grave sarebbe da addurre alla morte naturale.

Una delle più grandi stronzate che io abbia mai letto.

Si chiamerebbe sindrome del cuore spezzato.

La persona, prima di morire, oramai totalmente apatica e catatonica in seguito a delusioni micidiali e a traumi insuperabili, verrebbe deteriorata nella corteccia cingolata anteriore.

Secondo questo studio del cazzo, anche Carrie Fisher sarebbe morta così. Anzi no, sua madre. Perché Debbie Reynolds, saputo della morte tragica della figlia, in realtà non avrebbe avuto un ictus normale ma crepò, stando a questa cagata sesquipedale, appunto di crepacuore. Poiché non resse psicologicamente alla notizia della morte di Carrie. E, simil Laura Morante de La stanza del figlio, urlò come una pazza sin a spappolarsi l’anima. Parimenti a Michelle Pfeiffer di Wizard of Lies quando le comunicano per telefono che il figlio si è impiccato perché non sopportava più vivere all’ombra di un padre orco come Bernie Madoff/De Niro.

Sia Laura che Michelle sopravvissero. Debbie no. Può succedere.

 

Ecco, la dovreste finire con queste puttanate. La depressione è uno stato mentale abbastanza serio, non è da sputtanare in articoli modaioli per attirare l’attenzione della casalinga frustrata.

Sì, io se avessi dato retta a questa manica di psicologi e psichiatri della mutua, sarei già morto da un pezzo.

Invece, più passa il tempo e più ringiovanisco, pubblicherò prestissimo un capolavoro erotico, libro che spinge, e cammino con charme, sollazzandomi da Re Sole.

Dieci minuti fa, ha suonato il postino. Ho dovuto firmare due raccomandate. Quella per me e quella della mia vicina di casa. Assente al momento ma, a mio avviso, proprio assente dalla nascita.

Ricordate: quando pensate una cosa di me, io invece sto pensando solo di cucinarmi degli spaghetti. Quando invece non pensate nulla di me, neppure io penso a voi.

 

Il Genius comunque sa… egli crea, si ricrea, un po’ cazzeggia e talvolta incula senza dar nell’occhio.

Provano tutti a fotterlo ma lui, ridendo sotto i baffi, almeno quando Colin Farrell non me li taglia, se ne fotte. Con tale faccia da culo magnifica.

Colin+Farrell+Colin+Farrell+Out+CZKMhThSjNHl

 

di Stefano Falotico

Non sono intollerante al lattosio o allergico al polline, ma mal tollero le vite penose di chi sceglie di stare assieme a qualcuno/a, ah, avrete solo pene


29 Nov

 

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Sì, io oso sempre controbattere i luoghi comuni. E l’Italia n’è pregna, incinta da secoli di oscurantismi ideologici difficilissimi da estirpare.

Dunque, sebbene ancora una volta mi creerò gigantesche antipatie e odi raccapriccianti, nonostante scatenerò moralismi ingordi della mia pelle e rischierò il linciaggio, ancorché sarò ancor più discriminato e incriminato per aver detto platealmente come la penso, benché mi attirerò le ire dei preti, delle persone sposate e piccolo borghesi, e malgrado sarò perseguitato sin sopra il K2 o sulle nevi del Kilimangiaro, ecco, la sparo con onestà (im)morale che lascerà basita la mentalità ottusa di questo nostro Belpaese legato a valori vetusti e a visioni assai ristrette della vita e anche della figa.

Siamo uccelli liberi! E voliamo alti. Senza cattivi aliti.

No, anni fa, quando decisi di avventurarmi, dopo vari esili, nuovamente nel mondo, la gente assai limitata s’illuse che avessi fatto giusto dietrofront rispetto alle mie scelte semi-eremitiche e autoerotiche molto radicali da me già intraprese in primissima adolescenza e che, come ogni comune mortale, nell’esperire i piaceri carnali e gioiosi del sesso, nello sperimentare nuove sensazioni emotive, affettive e perfino lavorative, sarei cresciuto da uomo “normale”.

Ebbene, a distanza oramai di un ventennio da questa mia avventata e tragica scelta di aver rinunciato alla mia virtù per voler omologarmi, squallidamente conforme, alle regole di massa, posso altresì affermare con estremo orgoglio, che le provocazioni, le pressioni psicologiche che balzanamente m’indussero estemporaneamente a distaccarmi dal mio stile di vita da auto-recluso, da auto-esclusosi, da uomo apparentemente chiuso e invece apertissimo d’idee nella mia libertà autarchica, solitaria e da fiero anacoreta, non sono servite proprio a un cazzo.

Se prima di questo miserabile avermi ributtato nella mischia e nel porcile, ero convinto che non sarei cambiato, se non simulando una finta giovialità di facciata, ora, dopo tante prese di coscienza maturate nel mio intatto animo turbato, asserisco vanagloriosamente che preferisco di gran lunga farmi le seghe e mandare a fanculo chi non rispetta la mia insindacabile, irreversibile, irriducibile scelta. Lo so, è una scelta molto invisa e osteggiata, attaccata e vilipesa ma, per quanto possiate schifarla, per quanto la sgradiate e infamiate, credo fermamente che sia la scelta giusta. L’unica possibile per come sono fatto. E voglio farmi.

Sì, anni fa, mi piovvero addosso sfrontate, vergognose reprimende atte a castrarmi e punirmi se quanto prima non mi fossi attenuto a una planimetria esistenziale ipocritamente (cor)retta. Rimproveri, castighi e ignominiosi insulti che si tacquero per un po’ perché, dando io a essi orrendamente retta, asservendomene come un bravo scolaro e come un eterosessuale accettabile, oscenamente rinnegando la mia natura innatamente ribelle, per compiacere tale fascistico affronto sconsiderato alla mia anima e alla mia non condivisa sessualità, m’instradai nell’apparente, pacato e noiosissimo perbenismo beota.

Al che incontrai una ragazza. E durò… anche miracolosamente troppo. Un an(n)o abbondante… la nostra sorta di relazione. Ma lei mi spazientì perché voleva sempre leccare il mio petto, anche qualcos’altro, e invece io avevo bisogno in quel momento di scaldarmi un uovo al tegamino.

Poi pure un’altra, la mia rovina totale. Che, per bonificare le mie sanissime aggressività, mi dava da leggere scemenze buoniste e mi stava facendo diventare fan di Riccardo Scamarcio! Perché mi voleva come lui, il ritratto del perfetto idiota. Dalla presenza macha, simpatico come il culo, uno con le palle.

Gli esiti di tale educazione malsana, come detto, furono nefasti, agghiaccianti.

Così, dopo mille e più crisi depressive, sono ancora abbonato a Celebrity Movie Archive e a Game Link, ove posso scaricare tutto il materiale “godibile” per cazzi miei che perseverano in un irredento atteggiamento masturbatorio verso questa vostra vita pornografica di carezze cretine, di culi su Instagram e pose esibizionistiche da animali allo zoo.

Sì, affermo e qui sottoscrivo, senz’alcun ripensamento, che è sempre meglio tirarsela… che recitar la parte di uno che, normalizzato e di sesso-successo, va in giro tirandosela.

A me fa alquanto ribrezzo il cosiddetto sesso reale. Mi ero già ampiamente espresso su questo. Perfino, esplicando e sbudellando ciò in altre sedi psichiatriche più attendibili di tal documento della mia anima. Che esigo venga messo agli atti, impuri e non.

Basta coi lavaggi del cervello e altre purificazioni del mio uccello.

Sì, ma come cazzo fate a sopportare per tutta la vita la stessa donna, gli stessi odori, le stesse puzze e scoregge, le stesse isterie, le stesse urla da matta?

Molto meglio il silenzio di una vita appartata che “lo” sa lungo…

 

Questa mia villania inaudita, questo mio profondo sgarbo impertinente, serva di lezione a chi mi parlò di amarezze.

Per me, nella solitudine, vi è solo dolcezza. Senza stress e, appunto, rotture di coglioni.

E, come dice Yul Brinner de I dieci comandamenti, così sia scritto e così sia fatto.

Adesso, vado a cucinarmi una bella faraona.

 

In fede,

Stefano Falotico

 

Come Stan Laurel: leccate il gel(at)o di pene d’amore


23 Sep

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Sì, col secondo episodio di Maniac andiamo molto meglio. Adesso, questa serie del Fukunaga sta acquisendo un maggior senso, è più quadrata. E molte cose ora coincidono.

È la vostra vita invece sempre patibolare, piena di traumi non solo psichici. Ché non prende nessuna direzione. Dico a voi, uomini disperati che, per tutta la giornata vi affaticate in un lavoro che detestate e dunque, al vostro ritorno a casa, il muro a testate prendete, e non leggete più nessuna giornalistica testata.

Sì, dopo ore nella catena di montaggio, sfogate tutte le vostre frustrazioni, cercando sesso a pagamento e poco ci manca che vi ridurrete come Giuseppe Simone a mettere annunci video in cerca della figa depilata.

Voi donne, probabilmente, state pure peggio. E leggete sempre libri dai titoli buonisti e new age, per sperare in un domani migliore che, in verità, non viene… mai. Sì, una frigidità totale, consolata in libri come La felicità del tramonto in una nuova alba, il Sole del mio cuore, Balliamo assieme nel bosco, Lunga è la solitudine prima della nuova fav(ol)a, Aspetta e spera e si avvera per la donna verissima, Per vincere di nuovo pur cucinando le uova, Lezioni di tango argentino al pan di Spagna, e naturalmente il must per il salutismo “nutriente” della super deficiente, Come preparare risotti agli asparagi per nuovi sorrisi piccanti.

Voi uomini, cari haters, state a pecora. E ovviamente non vedete l’ora che esca il Joker con Joaquin Phoenix. Dovrete aspettare più di un anno ma l’hype è già altissimo. Sì, già v’identificate in Arthur Fleck. Anche voi volevate diventare artisti amatissimi ma, dopo mille delusioni pesantissime, ora vi siete iscritti al partito comunista-nichilista e sparate le bombe. Sì, ma non nella stazione di Gotham City, bensì scemenze isteriche, arteriosclerotiche a Radio Radicale, inveendo contro la società ma facendovela sotto anche col vostro amministratore di condominio, momento nel quale, da Rambo che vi credete di essere, tramutate spaventosamente in Fantozzi e servili vi piegate a un’altra umiliazione immane. Dandogli anche la mancia:

– Sa, deve perdonarmi, son stati mesi difficili ma ora la pago. Anzi, prenda questi 20 Euro di extra, amministratore, e regali delle rose rosse alla sua signora.

 

No, così non va bene. Non vi basterà andare a visitare le cascate del Niagara per amare la bellezza della vita. No, dovrete sforzarvi molto, molto di più.

È così.

 

di Stefano Falotico

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Uomo di carisma

Un post condiviso da Stefano Falotico (@faloticostefano) in data:

In questo sociale marasma, com’è bello soffrir di “asma” e anche essere “diverso” di ansie “l(i)evitanti”, non evitatemi né eviratemi


02 Oct

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Inizia già difficile la giornata di oggi. Al solito, mi sveglio non sapendo chi sono e mi occorre una robusta forza morale per far sì che questa “perdita” momentanea d’identità mi sconvolga. In fondo, credo capiti a tutti. Dipende da cosa si mangia la sera prima, da come abbiamo dormito e devo confidarvi, eh eh, che stanotte ho avuto una polluzione. Eh sì, il mio liquido spermatico, dopo un sogno erotico in cui mi eccitavo per una strega dalle forme voluttuose eppur anche cangiante nella bruttezza più schifosa, attizzante però il mio “capriccio anomalo”, è uscito “leggero”, soffice, insufflando le mutande… Ah, una cosa rara, di cui non “pativo” da molti anni. Ma si stanno risvegliando gli ormoni, il mio “omone” ne risente e l’odor di donna sente, eccome, fra sogni indirizzati lì verso il lilla, “duri” e direi rizzati, che si rivolgono “innocentemente” verso quella cosa rosa… “a(l)itante”.

Ma lasciamo stare le polluzioni mie che non v’interessano e che per i lettori non “tirano”. Sebbene abbia il talento, credo, per scrivere romanzetti piccantelli che mi porterebbero in tasca tanti bei soldini. Ma non mi svendo e ancor alla “normale” vita puttanesca dei comuni immorali non mi annetto. Oh, me inetto, me che è afflitto da dubbi permanenti, incipienti quasi come la mia stempiatura avanzante nell’alopecia galoppante che curo di pilloline rinfoltenti non solo il bulbo ma anche i miei umori, fortunatamente non trasformatisi in tumori, eh eh, depressi. Ah, le compresse… sì, molte donne lo sono, si comprimono, reprimono e poi pigliano la pasticchina. Mangiando la domenica i pasticcini. Il colesterolo aumenta, il fisico si appesantisce, la mente scivola nella demenza. E si “cuccano” anche le mentine, dopo continui lamenti di vogliettine. Ah, queste donne son “mestruanti”, si arrotolano nella salsiccia per dimenticar la lor vita involuta. E in questi “involtini” scoppiano e poco scopano. Ma a terra sì, lustrando la casa per compensare i lor disordini neuronali. Alticce, alcune anche bassotte. Ah ah.

Meglio allora io che soffro la dannazione della mia “diversità” e alla veneranda età di 38 anni non mi capacito dei ritmi frenetici di queste vite isteriche. Vado al bar, e il mio cinese preferito prende per il culo un pensionato, accusandolo di aver fregato lo Stato, perché è andato in pensione con solo 32 anni di lavoro. Ma son “ingiustizie” che capitano, non a me che forse non lavorerò mai “normalmente”. Alzatevi tardi e “alzatelo” presto. Ergetevi! E poi detergetelo…

Eppur la mia mente va, ove non si sa, vado a prepararmi un uovo. E tante rabbie covo mentre la vostra vita è una gatta che (ci) cova. Sì, spesso mentite e alle banalità vi adattate, illudendovi di star meglio con le facili consolazioni e gli abbracci ruffiani.

Allorché, impugno il mio “scemo” e altre genialità nei vostri cervellini fritti insemino.

Sì, la polluzione, il seme…

di Stefano Falotico

La Sinéad Marie Bernadette O’Connor va dallo psichiatra, e io son sempre più cinico, più nero cigno


10 Aug

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Sì, Sinéad annuncia la sua incipiente depressione spingente in un video che fa il giro del mondo, lavando i panni “sporchi” sui social, per una commozione collettiva che la incita a curarsi ancora di più.

Sì, questa cantatrice calva alla Ionesco, ha un’espressione alla Giovanna d’Arco più buffonesca. E si lamenta da casalinga disperata, dilapidando i soldi con lo psichiatra della mut(u)a che le spilla dollaroni a colpi di chiacchiere su come era il caffè stamattina, se amaro, bollente, caldo come una pornoattrice con un negro immigrato dalla sua illibatezza ripudiata, o pieno di Zucchero, lo Sugar Fornaciari suo amico che le strimpella il ritornello:

Sali, anima in depression

come in, come sei messo?

Ci sono giorni dove sono in vena


hey baby proprio come mi vuoi

in altri striscio, tiro la catena

ma dov’è questo Wonderful world?

 

Eh sì, per la Connor, senza la o apostrofata, son lontani i tempi in cui Daniel Day-Lewis era per lei niente di comparabile. L’unica canzone che ha avuto successo. Oggi, la Connor è un cesso e c’è anche chi la scambia davvero per malata di mente. Malata di soldi, ecco cos’è, e lo sa bene Antonio Conte che difende Neymar in conferenza stampa ove dichiara che i top player meritano di non esser dei topi. Se poi, stressati da troppa panza piena, cantano La cura di Battiato, è colpa di Fassone del Milan.

Di mio, vado al bar alla mattina e, se qualcuno beve in modo depresso un cappuccino, gli canto…

Physical della Olivia Newton-John, una che faceva brillantina con Travolta, e oggi è stravolta di troppe “grease” dei miliardi.

 

Lo so, mi disprezzerete per questo mio cinismo, ma oggi è spuntato di nuovo il Sole, quindi ci sta.

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Il miglior complimento, “componimento” che possiate ricevere è di essere un po’ matti


28 Jun

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L’appellativo di “cappellaio matto” è quanto di più “elegante” un uomo, anche una donna, possa ricevere in vita sua. Non gli si è detto che è scemo, ma di “soffrire” di qualche “turbamento” mentale di troppo. Insomma, si viene paragonati ad Artaud, a Burroughs, a Jack Nicholson, a David Lynch, una bella compagnia di uomini barfly.

Se oggi arriva la notizia che appunto Nicholson tornerà in “scemo”, scena, per il rifacimento di Toni Erdmann, avete di che gioire uomini “picchiatelli”. Non venite omologati alla massa né annessi a quei porcellini che hanno solo la fighella in testicoli, in testa. Un’umanità, questa, alquanto repellente e cagionatrice di false competizioni. D’altronde, l’indottrinamento alla cosiddetta, triste normalità avviene sin dalla più tenera età, quando quei “batuffoli” di bambini, col loro carico di tenerezze, vengono redarguiti, sgridati, “ammoniti” da insegnanti boriosi, presuntuosi, arcigni, maligni, uomini e donne con una vita logorante alle (s)palle, che svolgono il loro lavoretto “punitivo” per portar a casa la pagnotta. Pane e pene, insomma…

Di cosa io mi occupo? Di disoccuparmi. Sebbene gente malvagia voglio incasellarmi in sche(r)mi comuni, non mi mummifico in tali arbitrarie etichette, e viaggio per lidi lindi di pure nostalgie, di fantasie prelibate, semmai anche alate, ben conscio di essere geniale e di aver sorpassato molti precetti, ricette e “ricotte” del vivere normale. Adesso è il tempo, in quest’estate vanagloriosa, in cui l’uomo medio si reca al mare a farsi il bagnetto, se è una lei sognando di farsi il bagnino. Sì, questi si bagnano sempre, invece io sono un corvo in cui piove per sempre.

Molta gente, non dandosi una ragione di come spesso io (s)ragioni, sebbene faccia dei bei ragionamenti, vorrebbe rendermi un ragioniere. E, quando “fallo”, mi dà patenti fantozziane. Insomma, sono uno scapolo e non un ammogliato, e spesso non “lo” metto a mollo, mollandone qualcuna quando non “la” digerisco.

Uomini mediocri, siate infelici nelle vostre istruzioni per l’uso, di farmaci antidepressivi pure abusate, mentre io ordino un altro caffè, facendovi le corna mentre mangio un saporito cornetto.

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Arcipelago e psiche


31 Jan

Momenti strambi di manicomiale ansietà e curativa (non) perfetta forma psicofisica, ma un ricordo per star male o meglio. Speriamo ottimamente ripreso(si), nonostante qualche sgranatura e messa a fuoco, non solo della vi(s)ta, fuori dalla pienezza smagliante.
Un video che (si) scruta di (mal)esser stato e spero meglio starò.
Per ora, bene sto.

 

Genius-Pop

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