Posts Tagged ‘Emmanuelle Seigner’

Cosa ne pensate di Julian Schnabel? Un grande! Un artista con le palle lontano da ogni falsità moralista, uno che sbatte in faccia la verità in maniera potentemente inaudita


27 Jun

Julian+Schnabel+Cannes+Le+Scaphandre+Et+Le+oaFP_sNZWvMl

schnabel moglie olatz

Mi perdonerete per la mia lunga prefazione che, talvolta, sarà sconsideratamente screanzata, sanamente “malata” d’irriverenza savia?

Mi perdonerete per queste mie esternazioni “pittoresche” oppure dovrò rinunziare all’autenticità di me stesso, rinnegando la mia viva spontaneità più smodata per compiacere il gusto medio del conformismo più stoltamente perbenista e ipocrita?

No, non credo nelle lauree e nelle istituzioni, soprattutto cattoliche, progenitrici d’un pensiero, questo sì, malsano e distorto. Prostituito e prostrato all’essere timorati di un dio che non esiste, creato in forma solipsistica solamente a immagine e somiglianza d’una visione della vita propagandante l’iniquità capziosa più ripugnante.

Sì, sono sempre ripetitivo, la mia mente, la mia anima e il mio cuore ruotano soventemente attorno alle stesse cose. Poiché, ogni volta che mi sforzo di aderire a un concetto di “sociale normalità” che, per me, fa rima con aberrazione del proprio io (s)consacrato nella fatua e faceta moralità, mi sento io stesso immondo. E, adattarsi a quest’andazzo di false allegrie e stupide euforie, non mi rende affatto un uomo migliore, bensì solo un lurido stronzo come tutti. Vale a dire un comune cazzone.

Ma, a quanto pare, preservare la beltà della parola innatismo è sinonimo, in questa società, di stupidità o addirittura di viltà.

Ma veramente, nel 2020, voi ancora credete alla laurea? Il basamento a mo’ di aureola per cui la gente cattedratica si ammanta di autorevolezza dietro il carisma dell’alloro?

Allora, la laurea attesta soltanto, a livello prettamente formale, una presunta conoscenza in un certo a(m)bito istituzionale.

Serve ai più per coprirsi di decoro. So benissimo che molte svergognate, no, ragazze deturpate, no, sventurate, no, denudate e snaturate maturate forse smutandate, eh sì, in fretta di più maturano, laureandosi nel darla ai professori perfino con due lauree ma una sola moglie di nome Laura.

Il cantante Michele cantò dite a Laura che l’amo mentre Totò de… la malafemmina sostenne che suo nipote fu/è ragazzo che studia, che si deve prendere la Laura e deve tenere la testa al solito posto, cioè sul collo.

Ah sì? Lei ha carta bianca? E ci si spazzi il culo!

Julian Schnabel sempre se ne fotte di tali cagate. Non credo che sia laureato e non penso che abbia mai visto un film molto amato dagli insegnanti di un par de palle, anzi balle, ovvero I laureati di Pieraccioni. Meglio uno che sta al bar a raccontare cazzate. Fidatevi.

E ho detto tutto… Qui, sono Peppino!

Sì, all’apparenza, Julian sembra un camorrista, un partenopeo che ha mangiato troppe pizze. Oppure, un tipo che le pizze in faccia te le regala senza fare sconti sulle vostre facce da mozzarella. Se lo farete incazzare, vi spremerà pure le olive, condendo il pestaggio con un po’ di sangue spalmato sulle vostre teste croccanti.

Nel suo Cinema, nelle pochissime scene violente dei suoi pochi film, fra l’altro, da regista, utilizza il sangue palesemente finto del Suspiria di Dario Argento, verniciandolo di vernissage da pittore di risma, da artista un po’ astrattista, un po’ alla Kandinsky oppure Julian, da anni sposato a una donna bellissima con un fondoschiena da cubista, affresca le sue pellicole con troppa retorica un po’ patetica da uomo appassionato delle storie intimistiche, forse troppo pietistiche? Probabilmente da du’ lire o immensamente liriche?

Un tipo, insomma, alla Bud Spencer. Sì, un Piedone lo sbirro con una corporatura da Bomber. Un Flatfoot che, se lo giudicassimo soltanto per l’aspetto fisico, lo potremmo associare alla scontata stereotipia del più volgare camionista.

Invece, Julian è uomo sensibile e dall’ottima testa. Inoltre, ripeto, sua moglie (la vidi dal vivo e posso garantirvi che induce a contemplazioni del suo corpo poco poetiche) deve, eccome, sensibilizzarlo… parecchio.

Con lei, Julian usa il pennello e, scommetteteci, lui non pitta una natura morta. Ah, che donna… la moglie di Schnabel. Ha un seno vellutato come le pesche di Raffaello Sanzio e un paio di cosce per cui anche un eunuco sano griderebbe Cristo santo!

Roba da matti, da Arcimboldo. E non è una squallida battuta da Massimo Boldi.

Ah, grande figa, una venere di Botticelli forse un po’ più volgare nei lineamenti della Gioconda ma pur sempre una donna dal viso affilato e possedente, emanante un sex appeal esagerato. Che femmina ammaliante da scopare seduta stante. Senza se e senza ma. Senza profilattico, eh già.

Slanciata e allineata su canoni classici della bellezza femminile più celebrata dagli ellenici, me lo indurisce, no, m’indurrebbe a essere per lei il suo Ulisse. Poiché, se Penelope utilizzò lo stratagemma della celeberrima sua tela, Julian è famoso per le sue tele di grosse dimensioni. Un uomo veramente dotato, cazzo.

Sì, la moglie di Julian, di nome Olatz, è abbronzata anche d’inverno. Dunque, dev’essere amatrice, oltre di suo marito, anche della lampada. Non solo ad olio. Olatz trasmette voglia di qualcosa di piccante come il peperoncino da versare sgocciolante sulle pizze che Julian vi darà in abbondanza, malgrado Julian sia grasso e, quindi, nonostante con quella panza a fatica riuscirà a mollarvele (a mollare, invece, riesce alla grande), se proverete a fottere sua moglie anche solo quando lei, forse su Facebook, esporrà una mostra fotografica dei suoi nudi privati da museo virtuale delle vostre cere scioltesi ardenti di onanistico struggimento desideroso di entrarle in galleria, traduciamo pure in “anale”, Julian ve ne darà tante in modo bestiale. Diciamo pure, prosaicamente, che Julian è uomo d’indurimento diluito in forma densamente bianca come l’acrilico sporco delle vostre vite sfigate che non sanno più emozionarsi neppure dinanzi a un tramonto vividamente ispiratore di pensieri alti e romantici.

Ora, facciamo i seri. Anche se qualsiasi uomo vorrebbe farsi Olatz.

Appurata la notevole arte pittorica di Julian, metaforicamente e non, sicuramente nei fori della moglie assai pitturante in modo continuativamente bollente, parliamo dei suoi film parecchio estasianti e grandiosamente emozionanti. Oserei dire commoventi.

Secondo me, Julian è un gla… e, un grande. In maniera inversamente proporzionale alla sua sessualità attivamente instancabile che dipinge schizzi (com)penetranti in Olatz apertasi di gambe, Julian è specializzato in film ove i protagonisti sono (in)castrati da sfortunate circostanze.

Javier Bardem di Prima che sia notte non è, sì, quello di Mare dentro di Amenabar ma poco ci manca.

Ce la vogliamo dire, senza cazzeggiare? È pure peggio.

Sublima la mancanza di reale amore carnale, in quanto ingiustamente fottuto in prigione in maniera devastante, elevando la coscienza poiché non può elevare qualcos’altro fra le cosce in modo calorosamente godente.

Anche se viene spesso pure sotto le docce inculato a morte con notevole crudeltà e impari veemenza.

Non ne soffre però più di tanto perché, già dalla pubertà, scoprì di essere omosessuale.

Ah ah.

Sì, il titolo del film è sbagliato nel congiuntivo. Ma quale Prima che sia notte! Io l’avrei intitolato Prima che fosse notte, prima di diventare un poeta giocoforza, difatti, Reinaldo Arenas fu già consapevole che nella vita si possono pigliare, non solo in quel posto, tante botte.

O si fa la rivoluzione o si agisce di extrema ratio di ribellione oppure sarà tutta una (s)fregatura a ripetizione.

Si può anche solo impazzire, perdendo la ragione. Non avete altre scelte se non, per l’appunto, lasciarvi ripetutamente sodomizzare. Dai, (re)azione!

A Paolo Mereghetti questo film non piacque e lo reputò una stronzata sesquipedale. Non importa, tanto la moglie di Schnabel non la darebbe a Paolo nemmeno se Paolo desse ai film di suo marito tutte le stellette del mondo. A Paolo, Olatz assegnerebbe solo il pallino vuoto. A suo marito, di night falls, consegna invece le palline vuote dopo che Julian con lei, soprattutto a tarda ora, piacevolmente le svuota.

Bardem, peraltro, interpretò anche il film Uova d’oro. Anche se in questo film lascia che Benicio Del Toro fotta la sua consorte. Ah, bella roba…, che pezzo di sorca!

A lei piace Basquiat? Ah no? Capisco, lei è una mezza santa come Miral. Ai neri genitali, no, agli uomini di colore geniali, preferisce Mathieu Amalric de Lo scafandro e la farfalla. Questo film è stupendo.

L’attrice protagonista però è sbagliata e poco credibile. Emmanuelle Seigner non starebbe mai, infatti, col suo partner di Venere in pelliccia. È una donna da Roman Polanski e da Luna di fiele. Eh già, in questo film sta con Peter Coyote, il quale non più gliela fa. Perciò lei si apparta, nell’altra stanza, con un tipo alla Basquiat, più che altro con un merdoso negro lucky bastard. Passa da una vita da frustrata ai giochi sadomaso da frustata e inchiappettata.

Invece, in Van Gogh, Willem Dafoe riesce a essere credibilissimo nei panni di Vincent anche se è molto più vecchio di lui. Semplicemente perché Willem, forse, non è un pittore espressionista ma sua moglie, Giada Colagrande, sa che a letto è più espressivo dello scorsesiano suo Gesù della minchia.

Sì, in The Last Temptation…, Willem sputtana il suo esser in odore di beatissima santità con la puttana per eccellenza. Per la Maddalena di Cristo!

Spero che abbiate riso per questo mio scritto goliardico e, diciamo, colorito, sì, variopinto. Sono un uomo che dona l’arcobaleno alle vostre vite ingrigitesi nell’incupimento, squallidamente imborghesite e prive oramai d’ogni salace, gustoso turbamento.

A mio avviso, Julian Schnabel è un genio. A vostro avviso, invece, io sono un cretino?

Vedetela come cazzo vi pare anche se, detta fra noi, secondo me non la vedete né a colori né in bianco e nero.

Siete solo dei poveri, spenti coglioni.

Fate i sapientoni ma non sapete scrivere un solo libro. Io ne ho scritti a bizzeffe e, alla pari di Schnabel, se ancora mi offenderete, vi darò molte pizze. Poiché tifo per i pazzi e per i pizzaioli!

Se volete mettermi in manicomio, ricordate che sono Sam Neill de Il seme della follia! Ah ah ah!

E vi rifaccio nuovi! Vi sta bene come un vestitino rosa.

 

di Stefano Falotico

Falotico

20200628_022830 20200626_031820

 

Venezia 76: JOHNNY DEPP, la pura estasi mistica della bellezza


08 Sep
JOHNNY DEPP in Pirates Of The Caribbean Filmstill - Editorial Use Only Ref: FB sales@capitalpictures.com www.capitalpictures.com Supplied by Capital Pictures

JOHNNY DEPP
in Pirates Of The Caribbean
Filmstill – Editorial Use Only
Ref: FB
sales@capitalpictures.com
www.capitalpictures.com
Supplied by Capital Pictures

Ah, che piacere rivedere il Depp in splendida forma coi capelli corti e il ciuffo sbarazzino, con l’occhio morbidamente languido e il sorriso in totale relax, fra il torvo, l’imitazione de Il corvo e il rimmel forse leggermente sbavato a intonazione e detonazione dei suoi occhi scuri come le sue emozioni romanticamente sincere.

John Christopher Depp II, più vecchio di me di quindici anni. Eppur pare un mio coetaneo.

Sì, Depp stipulò un patto col diavolo. E forse, nello stesso anno in cui uscì al cinema con Donnie Brasco, tenendo testa a un Al Pacino leggendario, malinconicamente epico, carismaticamente malinconico, l’avrei visto bene anche al posto di Keanu Reeves in The Devil’s Advocate.

Ora, qualche anno fa rimasi impressionato quando, sul red carpet del lido veneziano, presentò in pompa magna, ma anche in panza da uno che troppo mangiò, Black Mass. Da ritradurre con grassoccia massa d’adipe figlia di pericolose maniglie dell’amore. Eh sì.

Sì, all’epoca stava con Amber Heard. Donna dalla venustà impressionante, poco dotata di seno ma dalle gambe chilometriche dalla rara, pregiata qualità. Basamento portante d’una magrezza longilinea davvero disarmante. Culminante in un viso fotogenicamente magnetico, splendidamente rifulgente in due iridi che tramortirebbero anche l’ultimo zombi vivente.

Sì, una donna bellissima. Peccato che sia un’attrice dalle dubbie qualità interpretative e che poco, a mio avviso, fosse appaiabile a un tipo come Depp.

Sì, infatti la loro relazione, dopo numerosi, furibondi litigi, dopo l’iniziale, turbinosa irruenza travolgente e forse selvaggia (galeotto fu il set del bruttino, irrisolto e pasticciato The Rum Diary – Cronache di una passione, appunto), finì con un’anale, no, annale causa giudiziaria che rischiò di bruciare entrambi più di Frank Langella de La nona porta. Ah ah.

Con la Heard che postò a tamburo battente le foto del suo viso escoriato a dimostrazione che il Depp la picchiò ripetutamente.

L’immagine di Johnny ne uscì piuttosto malconcia, Johnny sprofondò nella depressione, allontanandosi momentaneamente anche da Hollywood e ingozzandosi di musica a tutto volume. Scatarrando e schitarrando con la sua band.

Waiting for the Barbarians, presentato in Concorso alla 76.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non è andato benissimo. Usiamo ora il passato prossimo.

Le critiche sono state perlopiù freddine, come si suol dire.

Ma Depp, in passerella, s’è dimostrato non solo un divo, bensì un dio. Facendo ciò che deve fare un attore quando presenta in prima mondiale un film di cui è protagonista.

Sì, i fan, scemi o esaltati che siano, sono venuti per applaudirti e tributarti il loro affetto. Ti hanno designato eroe delle loro speranze, dei loro intimi, impossibili, forse irrealizzabili sogni, tu rappresenti per loro l’incarnazione del discorso di Clint Eastwood a Hilary Swank di Million Dollar Baby. Sì, la maggior parte della gente non avrà mai una sola chance, alla gente comune non verrà offerta alcuna possibilità. Non sono tutti (s)fortunati come Rocky Balboa…

Uno su mille ce la fa, diciamo anche uno su un miliardo si fa i miliardi. Gli altri, per quanto costoro possano essere stati volenterosi, talentuosi, studenti diligentissimi e gentili, affettivamente parsimoniosi, solidali e nient’affatto facinorosi, per quanto abbiano sempre desiderato la donna d’altri, no, di personificare, appunto, il grande sogno, non solo americano, arrivati a una certa età, quando il gioco duro della realtà lentamente sopprimerà in maniera progressivamente violenta ogni loro ideale di purezza, commovente verginità e valorosità intonsa, vedranno smaterializzarsi le loro stupende, utopistiche illusioni e saranno costretti, a meno che non vogliano sacrificarsi come Depp de Il coraggioso, a ottemperare alla squallida ipocrisia d’un mondo ove impazza ancora la falsa demagogia.

Vale a dire, pur di non crepare disidratatati e privi di cibo, tireranno a campare come meglio potranno per sbarcare il lunario. Adattandosi a un lavoretto che svilirà ogni loro potenziale, piegandosi a un sistema meschino che oblierà le loro anime adamantine, obbligandoli ad obliterare il viaggio di sola andata verso un’esistenza piatta e grigia.

Alcuni vivranno nel raccontarsela, cercando di smorzare le loro frustrazioni nell’abbonarsi a qualche rivista di new age, altri, essendo crollati a pezzi, pur di giustificare a sé stessi i propri malesseri e i loro insanabili disagi, s’affideranno agli psicoterapeuti.

Sì, così se già hanno pochi soldi per pagarsi il biglietto d’un cinema ove proiettano l’ultimo film con Depp, arricchiranno pure il dott. Gerald Stringer, alias Jared Harris di The Ward.

Uno che dev’essersi comprato la Laurea con la raccolta punti della stazione di benzina gestita da zio Nino.

Ecco, fra lui e Ben Kingsley di Shutter Island, non so chi sia peggio.

Ora, da lunghe esperienze sul campo, dopo milioni di colloqui con coloro che si ritengono i maggiori luminari in materia freudiana, sono addivenuto alla lapidaria conclusione che la psichiatria, sì, è/sia una scienza esatta, nella maggior dei casi.

Ma non serve ugualmente a un cazzo. Sì, povero Leo DiCaprio di Shutter Island. Questo brav’uomo impiegatino che non volle corrompersi come Jordan Belfort di The Wolf of Wall Street. Al che, dopo una giornata di merda, rincasò e trovò i due figli assassinati dalla moglie. Una che, a forza di sognare le ville di Beautiful e a furia di guardare le puntate di Porta a porta sul delitto di Cogne, ammazzò ogni sogno infantile.

Prima dicendo ai figli che non fu la cicogna a regalarli al mondo, bensì fu qualcosa che, dopo che lei si tolse la gonna e si sfilò collant, scivolò dolcemente in forno come Chocolat tutto colante.

La vita è sempre dolorosa. Dal parto alla morte è un’eterna sofferenza poco eterea. E torniamo a The Brave e al monologo di Brando.

Semmai, sei un adolescente figo come Johnny Depp, ogni Winona Ryder farebbe carte false affinché tu possa liberarla dai “demogorgoni” partoriti dalle nevrosi dovute alle sue Stranger Things, dette anche mestruazioni, ma non avevi fatto i conti con Edward mani di forbice in versione villain, ovvero Freddy Krueger di Nightmare.

Oppure, te ne stai bello tranquillo per i cazzi tuoi, ti sei appena diplomato, non hai nessuna rompiballe che ti scassa la minchia ma ti arriva la lettera di Stato secondo cui sei stato chiamato in guerra, da cui Platoon.

Non muori, sopravvivi e decidi di festeggiare. Peccato che il tuo amico migliore sia quello sciroccato di Benicio Del Toro di Paura e delirio a Las Vegas.

Mah, di mio, cerco di non mettermi nei guai come Depp in Nemico pubblico.

Stando bene coi piedi per terra. So che sarà altamente improbabile che scoperò Charlize Theron. Ma chi lo/a vuole? Guardate The Astronaut’s Wife e poi ne riparliamo. Ah ah.

Però, non dobbiamo essere troppo materialistici ma neppure dobbiamo sganciarci del tutto dalla realtà.

Prendete il film Transcendence, miei cultori dell’esoterismo. A parte il fatto che il film fa veramente schifo al cazzo, va detto anche che, a forza di non trombare, più che metafisici, potreste poi dar di matto come Jack lo squartatore di From Hell.

Ho detto tutto…

Sì, ho visto le migliori persone apparentemente probe e dignitose che, a forza di ricevere inculate, ammazzarono Depp di Assassinio sull’Orient Express.

Ora, un pezzo di merda mai visto questo Depp. Ma anche gli altri non scherzavano. E dire che sembravano tutte persone distinte, appunto, impeccabili.

Siamo tutti colpevoli, siamo tutti peccatori.

Viviamo nella planetaria City of Lies.

Mi pare giusto che sia arrivato l’uomo dell’ora della verità.

Sono io?

Magari. Avrei la villa a Beverly Hills.

Invece, essendo uno che non mente mai, non potei permettermi nemmeno di stare in albergo per gli undici giorni del Festival di Venezia.

Ho detto tutto.

Insomma, cazzoni, esiste una sola realtà insindacabile: si fa quel che si può.

Se potete ma non volete, fatevi le seghe su Chiara Ferragni.

Quindi, chiariamoci. Chiara non è un’attrice, non è una modella, non è niente.

Ma una botta gliela darei. La darei pure a Claudia Gerini. Non è più quella di una volta ma è ancora bona come in questo video.

Adesso, vi starà pure antipatica perché è stata con lo Zampaglione. E perché oggettivamente, in John Wick 2, avrebbe recitato meglio la condomina del terzo piano del mio palazzo. Una che, diciamocela, non è che sia molto fotogenica. Non è neppure brava.

Infatti, prende sempre da sola l’ascensore. La gente non riesce a sopportarla neanche per venti secondi.

Ma Claudia Gerini ha delle gambe immense e un seno immane.

Se mi venite a dire che non è così, da me non riceverete nessun autografo.

E soprattutto non verrà nulla…

 

di Stefano Falotico

Venezia 76: Roman Polanski vincerà il suo primo, sospirato Leone d’oro dopo le polemiche della presidentessa Martel?


05 Sep

polanski accuse

accusepolanskiAllora, plachiamo gli entusiasmi. I ragazzi infervorati e arrapati dietro le transenne non si scaldino. Va bene, Emmanuelle Seigner ha ancora un seno gioioso come in Luna di fiele ma non mi pare il caso di sovreccitarsi in modo così focoso.

Neanche se aveste visto la moglie di Louis Garrel, ovvero Laetitia Casta. Ah ah.

Allora, qui per fermare tutto questo chiassoso isterismo, questo volgarismo di massa bifolca, occorrerebbe un uomo come Dujardin, sì, The Artist.

Siamo stanchi di questa società impietosamente cinica e Joker/Joaquin Phoenix lo sa.

Non è populismo il nostro, bensì la presa di coscienza che questa società improntata al culto dell’immagine ove le donne, da oggetti sessuali mai davvero ribellatesi al maschilismo da sempre imperante, espongono soltanto la mercanzia del sodo culo, affidandosi poi al movimento femminista MeToo quando non incontrano un produttore come Jules Jordan, uno che non produrrà mai un film altamente fine e delicatissimo come Il pianista, film capolavoro per il quale Polanski vinse il suo unico Oscar come regista.

Sì, Lucrecia Martel la sparò davvero grossa in conferenza stampa, affermando senza battere ciglio che non avrebbe mai presenziato alla serata di gala in onore del maestro.

Poiché, come sappiamo tutti, malgrado mi paia osceno rimarcarlo, su Polanski sempre pendette e ancora vige un’accusa di stupro per cui non fu davvero condannato al carcere, alla giusta punizione e alla sacrosanta ammenda.

Ma è poi così? La stessa vittima della violenza sessuale ricevuta da Polanski che, peraltro, in quella serata si trovò in stato di fortissima infermità mentale per via del fatto che assunse potenti stupefacenti distorsivi, pubblicamente riconobbe che in un certo senso Polanski la sua condanna, anche bella tosta, già ricevette. Poiché subì la totale estradizione e fu confinato in Francia.

Per tale ragione, non lo si vide in passerella in laguna assieme a sua moglie, ottima passerona, ripetiamolo a scanso di equivoci. Detta come va detta, Emmanuelle è bona forte. Luca Barbareschi lo sa. Per questo è amico di Polanski e co-produttore di questo suo ultimo film magnifico. Poiché Luca spera che, durante una notte plumbea come le atmosfere cupe filmate da Roman, lo stesso Roman si assenti, lasciandolo solo Luca con Emmanuelle.

Sì, Luca è un grande bluff. Sa come farsi nuovi amici, come tenerseli buoni per arrivare, come sempre, alla bontà.

Nel 1994, Polanski lo diresse nella riduzione dello spettacolo teatrale Amadeus.

Ma per l’amor di dio. Luca, ricordiamolo, è uomo che viene da Via Montenapoleone, insomma un ricco volpone che fa il cascamorto alla Riccardo Cocciante, cantando a Carol Alt l’intramontabile Margherita.

Ah ah.

Roman, se ci sei, batti un colpo. Io, se fossi in te, non mi fiderei di questo Barbareschi. Questo è più infido dei vicini di casa di Mia Farrow e John Cassavetes di Rosemary’s Baby. Fidati…

Infatti, Luca interpretò anche il film Tv La tenda nera ove non la raccontò affatto giusta a Valeria Cavalli.

Ah, ebbi la fissa per Valeria, a quei tempi era una stra-figa mai vista. E il mio cavallo s’imbizzarrì quando nel film Il caso martello, a pochi minuti dall’’inizio, ha una scena di sesso in cui non viene cavalcata ma è comunque avvinghiante, di cosce avvolgenti, nella sua missionaria travolgente.

Sì, signore e signori, possiamo ribattezzare questa causa come Il caso Martel!

Scusate, ci fu anche Il caso Mattei e Lucrecia è la versione argentina di Borgia Lucrezia!

Diciamocela!

Il fatto che, in quella notte in cui Polanski violentò la tredicenne Samantha Geimer, il nostro accusato fosse drogato, dunque il suo stato cognitivo della realtà fosse profondamente alterato, anzi adulterato, certamente non lo giustifica né lo assolve dal suo gesto vigliacco e lercio.

Ma c’è un ma che non possiamo sottovalutare, signori della corte.

Vi prego d’ascoltare con molta attenzione la mia arringa in difesa di questo genio indiscutibile della Settima Arte.

Non possiamo giudicare i suoi capolavori sulla base delle sue oscure vicissitudini personali. L’arte ha ben poco a che spartire col cinema a luci rosse dei suoi cazzi privati. Anche se c’è un SE che poi sottolineerò in tale mia spregiudicata, infoiata predica oratoria.

Mi concentrerò, in tale mia linea difensiva, su alcuni aspetti precipui che, alla luce dei fatti da me esposti, evidenzieranno come il mio assistito già patì la sua pena, dettata da quel che fu un momentaneo “colpo di testa” del suo surriscaldato p… e. Ci siamo capiti…

Andiamo avanti, orbene. Non dobbiamo essere orbi ma valutare, con lucida obiettività, la sua poetica. Senza lasciarci ammorbare dai nostri culturali retroterra di natura pregiudizievole che, per l’appunto, potrebbero compromettere la nostra integerrima oggettività decisa e ferma.

Polanski, a tutt’oggi, non può mettere piede al di là dei francesi confini, dunque non può oltrepassare il limite della linea di demarcazione che separa la Francia dal resto del mondo.

Naturalizzato, infatti, francese, non si può assolutamente spostare per trasferte estere, cioè in terre straniere alla sua. Altrimenti, dopo 5 minuti scatta l’allarme dei massimi organi preposti alla sua libertà vigilata assai particolare da sorvegliato speciale e la polizia lo può acchiappare e sbattere dentro, gettando pure ogni chiave di qualsivoglia lucchetto.

Quest’uomo, in sua discolpa, per redimersi dall’esecrabile suo atto lussurioso, infame e vizioso, girò tremila capolavori.

Perdonando anche la setta di Charles Manson che nei confronti della sua ex moglie, Sharon Tate, compì un abominio ben peggiore del suo veniale vizietto…

Quest’uomo che fu soltanto scandalosamente una sola volta Palma d’oro a Cannes, proprio per Il pianista, mentre per tutti gli altri suoi film monumentali dai premi vari e dagli Academy non fu cagato di striscio, ci regalò, qui in Concorso a Venezia, un’opera che non piacque soltanto a quegli idioti dei critici americani.

L’ufficiale e la spia è un masterpiece cattivissimo.

Deve vincere qua a Venezia.

Lucrecia Martel non deve però premiarlo alla stessa maniera di Mahmood a Sanremo. Cioè onorarlo per azzittire le polemiche da lei stessa scatenate.

Altrimenti, Lucrecia bella, premi Joker e buona vita a tutti.

Sì, come si suol dire, uno vale l’altro. Sono entrambi dei j’accuse.

Io propenderei per il Leone d’oro ex aequo sia al film di Polanski che al film di Phillips con Phoenix.

Se invece questa giuria del cazzo vorrà premiare Noah Baumbach, sapete che vi dico?

Andate a dar via il cul’.

Applauso!

 

di Stefano Falotico

Ho sempre amato ogni Sharon, preferisco Ludivine Sagnier a Emmanuelle Seigner, sono più bello di DiCaprio e Alain Delon in quanto più in gamba, eppur si campa


25 May

Alain+Delon+Palme+Honneur+Photocall+72nd+Annual+1_QaFo-fQ4Ll

Sì, la dovrebbe finire quel farabutto a prendervi per fessi e fesse. Racconta un sacco di balle sul mio conto perché sta morendo d’invidia. E voi poveretti abboccate alle sue maldicenze, alle sue calunnie e credete davvero che io sia un eunuco come Totò il turco napoletano.

Fumo solo più dei turchi.

Questo cacasotto che insulta solo da dietro un PC, è un piccino, un simpatico bimbino.

Ma stavolta ha incontrato uno più stronzo di lui. Può succedere, fenomeno.

Dietro i nostri esibizionismi su YouTube, io vi vedo solo slancio vitale, non vi vedo insicurezze, bisogno di conferme, depressioni, disagi, malessere, ansietà e patologie, abbasso i sociologi-psicologi

Circola voce che gli youtubers seguiti da milioni di fan o soltanto giudicati fanatici, forse come Falotico, seguito invece da una ristretta nicchia e forse, perché no, anche da qualche racchia, abbiano cercato pateticamente la via traversa dei 15 minuti di celebrità warholiana che qualche bacchettone sostiene esser addirittura deviante, un mo(n)do auto-ingannevole per trovare la luce del giorno svanita nei loro cuori pietrificatisi nella solitudine più triste.

Ma che falsità immonda, che bieca distorsione dello sguardo ipocrita di questa massa fintamente allegra e ridanciana. Festivaliera e amante dei baccan(al)i.

Io invece vedo nella finta contentezza di questa massa ruffiana e sempre apparentemente smagliante nei suoi sorrisi di plastica da manichini, da robot mercantili dell’edonismo collettivo che, ahinoi, ha preso il sopravvento e ha sopraffatto le menti più deboli, una felicità mortifera da morti viventi e, come dissi pochi giorni fa, da morti dementi.

Persone che si attorniano perennemente di compagnie coi drink in mano, fra risa sguaiate, volgarità smodate, balletti e vinelli, abbracci e osceni bacetti. Fra sorrisetti da mezze calzette e qualche cazzone al loro fianco che fa la guest star con l’occhiolino malandrino.

Donne eterosessuali ecco allora che posano non soltanto con l’uomo che hanno sposato, esibendo le loro composte pose da brave signore a modo, alternando queste images politicamente corrette a immagini raccapriccianti ove, per sentirsi trasgressive, emulano Charlotte Gainsbourg in accoppiamenti di dubbio gusto con femminone oramai scabrose solo a tua sorella, sì, donne superate come Jane Birkin e neppure in bikini, però con questi sguardi lasciavi, maliardi e un po’ da maiale assai birichine.

Delle bricconcelle, forse solo delle riccone che, parimenti ai cosiddetti ricchioni, categoria comunque rispettabilissima poiché io non sono omofobo ma stimo molto soprattutto quelli alla Greg Kinnear di Qualcosa è cambiato, al mattino recitano la parte delle brave secchione e di notte, avendo codeste una vita da frustrate, cioè ricevendo tante botte soprattutto in testa, se la montano… di amori saffici a cui non crederebbe neppure il barbone più rimbambito di Via Saffi.

Alcune di cognome fanno Laffi, altre Biffi come l’ex cardinale omonimo, ex grande uomo mai baffuto. A me sempre piaciuto. E, dopo queste pose orgiastiche in (s)mascherate da Eyes Wide Shut, dopo aver dapprima pontificato sul mondo, scrivendo didascalie santificatrici dei loro peccati ven(i)ali, scritte farisee ficcate sotto ogni loro foto in costumi discinti da grottesche ebree bruciate soltanto nel cervello, diventano come Joe Pesci se, al posto di Bruce Willis, avesse interpretato Trappola di cristallo.

Cioè sono credibili e attendibili come avvocatesse e donne di classe quanto Joe Pesci, sempre lui, sì, però di Mio cugino vincenzo.

Sì, Pesci in questo film è stato fenomenale. Grazie alla sua ruspante schiettezza, alla sua ingenua e imbranata scaltrezza, alla fine ha vinto pure la causa. Salvando quei due scornacchiati dalla forca di una società ingiusta. Formata perlopiù da fighette e da foche monache.

Queste invece sono solamente delle ignorantone cafonissime molto meno sexy di Marisa Tomei.

Vinceranno mai l’Oscar? No, il premio come belle statuine sul comò e come soprammobili da (im)mobilissime, leggasi oggetti sessuali per una vita comoda, forse sì.

Alcuni, guardando i miei video, hanno voluto intravedere in essi la necessità, da parte mia, di sfuggire alla solitudine, la voglia a dir loro addirittura pericolosa di estraniarmi dal mondo reale di ogni dì per buffoneggiare in un altrove delirante e visionario fra il mistico, il mitico in senso negativo, forse solo all’interno di un’apatia creativa da vero, velleitario indubbio fallito senza più vel(l)i. Senza pelle. Soprattutto senza palle.

Ah, ma che moralismo. Suvvia, non è da come si recita un sonetto di Shakespeare che si giudica un uomo con le vostre recensioni affrettate da chi non può comprendere le rabbie all’Al Pacino de Il mercante di Venezia.

Non è da una mia smorfia alla Massimo Troisi che potrete vincere al Lotto.

Sì, voi sognate da sempre. Vi fate i film sulla gente perché a voi basta dare alle persone una cattiva occhiata per nascondere i vostri scheletri nell’armadio e parlate retoricamente soltanto di corretta, noiosa ars amandi, coi vostri populismi, i vostri buonismi, i vostri classismi, i vostri fancazzisti che inneggiano al vogliamoci bene. Ma che state dicendo? Che farneticate? Ma che fornicate?!

Sì, perché qui quelli che non fanno nulla dal primo canto del gallo all’ultimo urletto della vostra gallina, siete voi.

Io, come tutti gli youtubers più giustamente gigioni, appunto paciniani e alla Pesci, so benissimo che il mondo è di per sé una schifezza.

E le sparo grossissime con un carisma da lasciare esterrefatta pure la fotocamera digitale che vorrebbe spegnersi e invece s’illumina radiosa, multicolorata, briosa e calorosa.

Sì, non mi sono mai fidato delle persone con troppe certezze, delle persone che puntano il dito, che vorrebbero evangelizzarti, frenarti e rabbonirti, immobilizzarti nella loro esistenza prevedibile, ripetitiva, scolastica, demagogica e banalmente appunto ipocrita.

Sono i primi che fingono di essere san(t)issimi e invece poi, attraverso account fake, vigliaccamente da dietro una tastiera offendono gratuitamente nella maniera più folle e insincera.

Perché sono invidiosi, perché tromberanno pure come delle scimmie ma rimarranno anche più stupidi della scimpanzé di Tarzan.

Lo so benissimo e sto benissimo, in tutta la mia vita non sono mai stato meglio.

Perché sono ora privo di ragazzini educati appunto alla falsità, sono lontano da ogni schema, da ogni precetto e ricetta, da ogni lutulente ricotta, da ogni vostra volgare flatulenza, da ogni vostro mal di pancia, da ogni stronzetta e da ogni pugnetta.

Io celebro la bellezza nella sua forma e nelle sue forme più armoniose, più ipnotiche, più suadenti, più poetiche.

Perché, a differenza di molti di voi, so che un giorno morirò. Questo potrebbe accadere anche da un secondo all’altro. Mi potrebbe prendere un infarto così come mi può pigliare subito pure un’infatuazione per una fata. E, con mani fatate, scrivo e parlo.

Anche stando muto come un pesce. Oppure infoiandomi troppo come Pesci. Infognandomi come quello di Casinò.

Questo è tutto per ora. Domani, sarà un’altra figona o figata, forse una faticata, forse sarò sfigato o ancora sfaticato… Certamente io vivo di faloticate.

Un mio amico mi dice:

– Ah, sei misantropo. Datti di più. Non da fare, datti per farti una come Sharon Stone.

– Sì, farò la fine di Pesci e De Niro.

– E se invece incontrassi quella di Basic Instinct?

– Ah, di male in peggio…

 

Eh già, voi ora di non me non state capendo più un Tubo, vero?

Allora, siete ridotti peggio di un uomo turbato spesso titubante, intubatevi.

Si prega di non disturbare. Mai più.

Grazie, miei uomini e donne turbate.

Io spingo di brutto o forse bellissimo, di turbo e indosso perfino i più svariati turbanti.

Io sono conturbante. Esitante ma comunque (in)esistente.

Un uomo a sé stante.

 

Ricordate: più mi prendete per il culo con batoste toste e ficcanti, più ve le do ben assestate e brillanti. Lo do alla mia lei da brillantone.

In quanto oggi son grande, domani ti spezzo il glande.

E posso permettermi di mettere in copertina una più bella di Ludivine Sagnier.

Come no?

Vendimi una penna. Avanti…candoresvelato

Ludivine+Sagnier+Les+Miserables+Red+Carpet+IHiQa-fhE_El Ludivine+Sagnier+Les+Miserables+Red+Carpet+mIIrY_bnWJll

rothstein casino

Mister Freddezza: battute erotiche, oserei dire eroiche, di un uomo spesso bucolico, alcolico, più che altro daltonico


04 Feb
Emmanuelle Seigner

Emmanuelle Seigner

THE ICEMAN - DAY 6 - RAW (202).NEF

THE ICEMAN – DAY 6 – RAW (202).NEF

 

Sì, non so se avete visto il film The Iceman, la vera storia di Richard Kuklinski. Uno che non ha mai saputo chi fosse Chaikovski ma è stato incarnato da Michael Shannon su fotografia di Bobby Bukowski, che non è il famoso Charles ma ha diretto le luci e le inquadrature di questa storia incentrata su un uomo alquanto losco.

Kuklinski è stato uno dei serial killer più spietati della Storia. E, per molto tempo, ha sognato d’interpretarlo anche Mickey Rourke. Uomo però troppo “caldo” che va sempre a mignotte e dunque non ha mai potuto dedicarsi seriamente alla freddezza del personaggio.

Sì, m’immagino. Lui sul set, rifanno la scena perché il nostro Mickey, sbagliando tutto, dopo aver trucidato vittime inermi, involontariamente si è toccato le palle.

E il regista: – Ma no! Ma che cazzo! Hai rovinato tutta l’atmosfera!

The Iceman…  lo vidi al Festival di Venezia. Sì, è la vicenda di un povero cristo, buono come il pane che, pur di poter dar alla moglie Winona Ryder e ai figli la pagnotta quotidiana, si dà al crimine più efferato.

Insomma, una sorta di Delitto e castigo spietato.

Mi ha fatto pena e piangere questo film. Ma non è male. Anche se il suo regista, questo Ariel Vromen, dopo quella puttanata con Costner, è meglio che si dia ora al poker.

Detto questo, dopo averlo rivisto, ho pensato che anch’io sono un uomo freddo.

Sì, non esistono uomini più freddi me sulla faccia della Terra. Fidatevi.

L’altra sera, ad esempio, ero al bar e una passerona di un metro e novanta mi ha ammiccato con far abbastanza inequivocabile, al che ho chiesto alla cameriera se poteva raffreddarmi il cappuccino con qualcosa di fresco. Quindi, ho bevuto la schiuma e, su labbra sporche lattiginose, ho mirato la donna suddetta e le ho fatto capire che sono ancora un lattante e non abbisogno dei suoi capezzoli lattei da materna milf.

Sì, costei non era affascinante come Emmanuelle Seigner di Luna di fiele.

Sì, sono sfacciato.

Ad esempio, pochi minuti fa, su Instagram una ha inserito una foto di lei mezza discinta ai limiti del proibito.

Le ho scritto… ottimo, sguardo al limite del consentito, nudo legale che eppur attenta alle maschili incolumità innocenti e pudiche grazie a un’attenta tua immagine studiatamente piccante eppur non così volgarmente strafottente.

Sei una donna di gran classe. Pulitissima. Infatti, a forza di pulire le scale della cantina, ti sei data a un sorriso adesso smerigliato, lucidamente provocante, forse soltanto da zoccola aitante che se la tira da signora elegante. Torna a scopare ora il pavimento, forza.

Dunque, dopo questa mia sortita senza peli sulla lingua, lei mi ha scritto privatamente:

– Ehi, testa di cazzo. Come ti sei permesso? Ora ti faccio il culo!

– Sì, prima però vai a tirare lo sciacquone. Il bagno è ancora sporco. Forza.

Che volete farci?

Mi girano spesso i coglioni. Che sono tutti, tranne ovviamente me.

Io posso permettermi di bere infatti il caffè senza chiedere lo zucchero di troppo.

Non vi è una spiegazione logica a questo mio comportamento senza perché.

Fatto sta che così è.

Sono un uomo senza macchia, bianco come il latte, appunto, oggi Vergine in Capricorno, domani mucca in Toro, fra tre anni forse Sagittario in Saturno.

E statemi bene.

Capisco perché il mondo sia andato a puttane. Credete ancora agli oroscopi e le vedete col telescopio.

Di mio, uso spesso il microscopio. Sì, per osservare i vostri girini da uomo molto avanti che osserva a vita da un’altra Ottica. Infatti, l’Ottica Avanzi fa schifo.

Devo cambiare gli occhiali.

E su questa stronzata vi lascio.

di Stefano Falotico

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)