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Il mito di Robin Hood e le più belle storie d’amore del Cinema e non solo


09 Apr

robin hood crowe blanchett

 

 

– Già una volta ho detto addio a un uomo che andava in guerra e non è più tornato.

– Chiedimelo con grazia.

 

Cate Blanchett e Russell Crowe nel Robin Hood di Ridley Scott. Una delle scene più struggenti ed epiche, emozionanti di sempre che batte ogni pathos de Il gladiatore solo con la forza rocciosa della voce del doppiaggio di Luca Ward e con gli occhi languidi, innamorati di una straordinaria Cate/Lady Marion, a sua volta doppiata dalla calda, non so se solo di gola profonda, Roberta Pellini.

Ora, a molti uomini, dopo la prima volta serve la penicillina, altri non si riprendono più e spellati, facendo pena, patiranno solo pene… d’amore perduto.

Sì, una scena magnifica girata da uno Scott molto ispirato, forse in quel momento tremendamente innamorato di sua moglie. Innamorato Scott, no, cotto, insomma Scottissimo!

Sua moglie altri non è che Giannina Facio, detta anche Gianina, sì, l’ex di Fiorello.

Eh, si sa. Care oche, fiorin’ fiorello l’amore è bello soprattutto se lo fai con (il) Rosario, non quello per cui si prega la Madonna. Bensì col Rosario con la coda di cavallo ai tempi di Karaoke.

Ah, che scena. Rimembrante tempi davvero leggendari.

Commovente, peraltro, quasi quanto un uomo innamorato “a bestia”, non so se imbizzarrito come lo stallone cavalcato da Russell, forse poi reso cornuto.

E rimasto solo come un cane alla maniera dell’Harrison Ford di Blade Runner a sognare l’unicorno. Ah ah.

Ah, è bellissimo andare in pasticceria con una donna e mangiare assieme un cornetto alla crema. Quando il fornaio, a tarda notte, come in Qualcosa è cambiato con Jack Nicholson ed Helen Hunt, sforna Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda o pasticcini semplicemente stomachevoli come i film più pateticamente dolciastri e stucchevoli.

Intanto, il sindaco Merola di Bologna sostiene che molta gente, abbattuta dalla quarantena, non tornerà più alla normalità a livello psicofisico. Nel senso che, dopo tale privazione e quest’indotta, subliminale e non tanto sublime castrazione, non farà più all’amore? Vai di andropause e menopause.

Ma sì. Tanto alla tv daranno il film melodrammatico per eccellenza. Ovvero I figli… so’ pezzi ‘e core diretto da Alfonso Brescia. Uomo, non so però se regista stimabile, conosciuto anche con lo pseudonimo di Al Bradley.

Invece Dino Abbrescia di Cado dalle nubi con Checco Zalone con chi amoreggiò? Col suo compagno, ah, con tanto di burrata.

Checco osservò la scena, disgustato. Dino gli chiese:

– Com’è la pasta?

– Uhm, è cotta, è cotta.

 

Filmaccio che vale un’ottima battona, no, una splendida sbattuta, no, una meravigliosa battuta caduta “a fagiolo” nel momento topico…

Marmellata e cioccolata, ci può stare anche la frittata!

E il pesce pure fritto!

Comunque sia, voi preferite la coppia Kevin Costner e Mary Elizabeth Mastrantonio del Robin Hood – Principe dei ladri di Kevin Reynolds oppure i succitati, molto eccitati Russell Crowe e Cate Blanchett?

Quello che so io è che molti uomini, a letto, macchiano piacevolmente le donne e le donne amano più questo tipo di bianchetto rispetto a quello che serve per cancellare gli errori delle brutte copie. No, scusate, delle brutte coppie.

Cioè, per farla breve, si copia, a volte si copia male, spesso molti di voi malissimo copulano.

E poi scoppiano.

Va be’, è sporco a terra. Non basta il bianchetto, serve la scopa. Ma, soprattutto, la serva scopa?

Cambiando i fattorini, uno di loro due è più robusto rispetto all’altro e carica meglio le valigie.  Invece, invertendo i fattori, il prodotto non cambia anche se i fattori sono uguali.

Da cui il famoso libro La fattoria degli animali. Ah ah.

Io non sono omofobo, quindi fate quel cazzo che vi pare e piace. Basta che non mi diate dell’invertito.

Sono uno spostato? Non lo so.

L’amore, in verità, è bellissimo finché dura. L’amore, indubbiamente, leggermente rincoglionisce.

Provoca stati di estasi che rimbambiscono colui che ne è affetto. Ma si vive comunque di grandi affetti.

A meno che non siate troppo affettati oppure affrettati. Nel primo caso, lei non vi sopporterà poiché voi vi dimostraste poco spontanei, nel secondo caso, non vi saranno i preliminari e, in caso di troppa fretta, neanche il resto. Arriverete subito alla frutta.

Innamoratevi, uomini, della donna giusta. Una donna non si sceglie al banco degli affettati. Non abbiate, cioè, il prosciutto davanti agli occhi. E, quando troverete la vostra metà della mela, non fate i salami e, mie teste da meloni, offrite lei la vostra banana.

Se invece v’innamorerete della cassiera ma lei amerà, al posto vostro, un uomo che mangia solo la porchetta, recatevi al banco frigo e scegliete un buon tiramisù.

Vidi uomini amanti del Bardo come Kenneth Branagh che, appena la loro Emma Thompson li tradì con uomini meno scespiriani ma più sospiranti, fecero Molto rumore per nulla.

Di mio, so che per Kate Beckinsale farei un gran casino.

Ah, è meglio farlo il più a lungo possibile. Sì, non abbiate paura di sbagliare. Piuttosto, anzi molto tosto/i, spingete a più non posso.

Sin all’osso.

Resisterete o, stancativi presto, sbadiglierete?

Dunque, prima di sba(di)gliare o prendervi in pieno, prima di fallire, corteggiate con ardire, ardendo come dei cavalieri di distinto portamento. Anche di egregio istinto. Uomini di cor(t)e, non siate taccagni in quanto a sentimenti. Siate lunghi! Le lusingherete.

Non dovete avere il braccino corto. Tanto, anche se vi mancasse o vi moncaste un braccio, lei può abbracciarvi lo stesso. Un bacio, comunque, non vale la candela.

E che ve ne farete di tanti bacini se non pot(r)ete abbacinare la vostra lei con qualcosa che una donna non ha e per cui perde spesso la testa in maniera avvinghiante?

Sì, dovete essere avvolti, lì. A meno che, là, in quella zona, qualcosa vi manchi.

Alle donne manca, sì, poiché non ce l’hanno e vogliono arrossare la loro parte lilla ma sanno compensare il vuoto, non solo emotivo, in maniera più che empatica se al loro uomo invece può anche mancare tutto ma, in fatto a quello, non commette mai un fallo. Ah ah.

Sì, non avete mai usato il cosiddetto bianchetto? Io, sinceramente, con Lorena Bianchetti avrei usato anche l’evidenziatore.

Sì, comunque molti uomini confondono il Monte Bianco, sulla cui sommità fa molto freddo, detto anche Mont Blanc, in quanto si trova in Francia, al dessert omonimo.

Di mio, parafrasando Lino Banfi di Al bar dello sport, preferisco una vita dolce da montepremi.

Nanni Moretti, in Bianca, rese celeberrimo il dolce citatovi sopra. E in questo film leccò anche una confezione gigantesca di Nutella. Solo quella…

Per leccare invece il seno di Laura Morante dovette aspettare La stanza del figlio. E ho detto tutto.

Insomma, la dovreste finire di leccarvi. Qualcuno non leccherà più e sarà un pasticcio. Anzi, un pastrocchio.

A proposito di cose dolci e piluccanti, forse solo piccanti, di baci alla francese e di donne eleganti, Juliette Binoche guarda Johnny Depp in Chocolat. Colpo di fulmine all’istante! Appena incrocia il suo sguardo, se lo vuole, infatti, cuccare seduta stante. Johnny ha delle iridi stupefacenti. Ho detto cuccare. Potevo anche usare un altro verbo quasi uguale, aggiungendo due i e non una c. La c di…?

Non pensate male. La c di Como. Poiché, sulle rive del lago di Como, questo matrimonio non s’ha da fare, sostennero i bravi, capeggiati da Don Rodrigo, ne I promessi sposi.

Ebbene, se Lucia non fosse stata liberata dall’Innominato, si sarebbe data solo al cucito e al cucinare?

E amate di più Danny Huston nei panni di Re Riccardo Cuor di Leone nel film di Scott o il cammeo di Sean Connery?

Ursula Andress di Dr. No lo sa.

Orsù, uomini che da tanto tempo non più amoreggiate, sì, non amareggiatevi.

Mare, profumo di mare…, sapore di sale. Sale tutto.

Smettetela, suvvia. Sean compare tre minuti e batte Danny col solo potere del suo coronavirus, no, della Corona, malgrado avesse, già all’epoca, molti meno capelli del Principe Carlo d’Inghilterra.

La povera Lady Diana fece bene a non volere che Carlo indossasse la Corona, bensì un bel paio di corna.

Carlo, un uomo ricco fuori ma povero dentro. Infatti, secondo me Lady Diana ebbe una fortuna sfacciata.
Meglio morire tragicamente, imboccando un orribile tunnel, baciando però colui che davvero si ama, piuttosto che farlo tutte le notti con chi si odia.

Sì, è ovvio. Fu solo un matrimonio di convenienza.

Carlo fu da camomille, no, da Camilla.

Ora, a dire il vero, Russell Crowe nei panni di Robin Hood appare un po’ troppo panzone e, se non fosse stato per il suo carisma più contagioso del COVID-19, sarebbe risultato solo demenziale e un uomo in calzamaglia come Cary Elwes del Robin Hood di Mel Brooks.

Infatti, inizialmente, prima che alla regia subentrasse Scott, Crowe avrebbe dovuto interpretare lo sceriffo di Nottingham. Anche se così fosse avvenuto, avrebbe comunque sfigurato dinanzi alla cattiveria del magro Alan Rickman.

D’altra parte, il vero Robin Hood rimane e rimarrà Errol Flynn.

Certamente non Luc Merenda di SuperfantozziColui che ruba ai ricchi per dare ai poveri…

Sì, non lo sapevate? Alla fine di Trappola di cristallo, quando Bruce Willis fa il culo a Rickman, Rickman pronuncia:

– Com’è umano lei…

 

Che c’entra? C’entra eccome.

Sì, Patrick Bergin, in Robin Hood – La leggenda, chiese a Uma Thurman:

– Amore, siamo qui a letto e abbiamo fottuto, inculato lo sceriffo. Ora, possiamo godercela. Insomma, io me la godrò e tu te la/o godrai. Ma sono un attore molto dotato, infatti sono così versatile che potrei incarnare perfino una maschile pornostar.

Ecco, Uma, secondo te c’entrerà?

– Robin, si dice… c’entrerà, entrerà o centrerà? Ragguagliami. Non lo so, sono un’ignorante popolana da centrini. Ma domani, che è domenica, mi porterai al Centro di Imola a vedere il castello medioevale? Informami, intanto adesso infornami.

– Sì, va bene. Hai ragione, pensiamo al ponte levatoio.

 

Ecco, questa è una battuta, come si suol dire, del cazzo.

Comunque, i migliori film d’amore sono I ponti di Madison County e Un amore splendido con Cary Grant e Deborah Kerr.

Quindi, non fatemi più vedere puttanate come Dirty Dancing o Pretty Woman.

Altrimenti, con voce da Luca Ward, doppiatore di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, se mi farete davvero arrabbiare, farete la figura delle sceme come Amanda Plummer e dei cretini come Tim Roth nel suddetto film.

Innamorati cronici senza una lira.

Meglio così. Le persone ricche si tradiscono. Invece Tom Waits e Lily Tomlin di America oggi lo sanno…

Le coppie con troppi soldi, eh sì, hanno parecchi interessi ed è tutto un giro di prostituzione.

Fidatevi.

Come storia d’amore leggendaria, non è male neanche Rocky.

Rocky non è un film sul pugilato.

È, per l’esattezza, un film che prende la boxe come metafora della vita, è la storia di un uomoè la storia di un uomo, è la storia di un uomo…

Scusate, qui mi sono perso un’altra volta come Sam Elliott de Il grande Lebowski.

Amico, versami da bere un whisky.

A me quella non interessa. Quella, non solo si beve i film più brutti, bensì anche qualcos’altro dei meno romantici.

Comunque, tornando a Luca Ward.

La sua voce, a dircela tutta, non è un granché.

Può piacere solo a Giada Desideri.

E ho detto tutto.

A parte gli scherzi e i gusti, il Robin Hood di Ridley Scott è appena sufficiente.

Dura due ore e mezza ed emoziona solo nella scena del bacio speranzoso fra Russell e Cate.

Stessa cosa dicasi per Interstellar di Nolan.

Emoziona solamente quando la figlia incontra il padre. Sì, più giovane di lei. Inoltre io ebbi sempre questo dubbio.
Non è che la figlia di Matthew McConaughey desiderasse un rapporto incestuoso? Oh, con un padre bello come Matthew, non si sa mai.

No, che cazzata. Da grande sarebbe diventata Jessica Chastain. Avrebbe potuto permettersi più di un McConaughey. Ah ah.

Se proprio vogliamo essere onesti e non invidiosi, la mia voce è più bella di quella di Luca Ward.

Non ho gli occhi blu di McConaughey, però. Infatti, le Jessica Chastain di Bologna mi mandano a fare in culo. Sì, è bellissimo essere mandati a fanculo. Soprattutto se il loro fondoschiena è più bello di quello di Jessica Rabbit.

Ah ah.

Sono più bravo a scrivere di Quentin Tarantino e forse sono più autoironico di Mel Brooks.

Insomma, chi sono?

Forza, la verità la sanno tutti. Tranne io.

Tornando a Pulp Fiction e a Bruce Willis.

Dovevo incassare i soldi e perdere. Ora mi vogliono tutti morto. Cazzi loro.

Come dice il mio hater preferito, sono l’idolo delle folle.

Sono Joker e Robin Hood. E non ho niente di cui vergognarmi.

Ah ah ah ah ah ah ah ah ah.

Ho molte frecce ancora al mio arco.

Sì, e che me ne faccio? Viviamo nel 2020. Le frecce, oggigiorno, servono solo per segnalare alle autovetture che stai svoltando.

Dove? Io non vedo nessuna svolta. Ah ah.

Molta gente, invece, crede ancora a Cupido.

Sì, soltanto sotto San Valentino. Per tutti gli altri giorni, sfogliano solamente il giornale e non le margherite.

Per finire, tralasciando gli scherzacci e le cos(c)e goliardiche, il bacio fra Russell e Cate è una delle scene più ficcanti di sempre.

Scena masterpiece.

 

di Stefano Falotico

 

Stasera andiamo di poesia: non m’importa nulla dei film preferiti di Tarantino, ecco invece i miei insospettabili


04 Apr

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Sì, ogni anno Quentin Tarantino vi ammorba con la lista dei suoi film preferiti della passata stagione.

Ora, non voglio discutere su Tarantino e Dio abbia in gloria Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown.

Ma c’è poco da dire. Gli altri suoi film sono disorganici, cinematograficamente dislessici, illuminati da scene meravigliose alternate a un potpourri di stronzate sterili.

Sì, mi divertii anche io col misogino bastardo Stuntman Mike/Kurt Russell di A prova di morte.

E, in Bastardi senza gloria, la scena della taverna varrebbe da sola il prezzo del biglietto oltre a un Christoph Waltz titanico e spaventoso.

Kill Bill è bello solo nella scena finale con l’epica frase pronunciata da un Michael Madsen che, stranamente, recita per pochi secondi come Marlon Brando di Apocalypse Now. Cagandosi però già nelle mutande.

Ma il finale invece del capitolo due fa ribrezzo. Non soltanto a Sergio Leone di C’era una volta il West ma anche a Ken il guerriero.

E non basta riciclare la colonna sonora di Ennio Morricone de La cosa per The Hateful Eight al fine di spacciarsi per eredi leoniani.

Un filmaccio infarcito solo di dialoghi ove il formato 70mm Panavision c’entra come i cavoli a merenda per un kammerspiel quasi totale.

Dov’è la Monument Valley di John Ford? Che senso ha allargare le immagini quando ci si trova in un posto così ristretto e angusto in cui, peraltro, Tarantino gira in maniera poco mozzafiato, tediandoci con uno splatter sanguinolento che, per l’appunto, non è per nulla funzionale alla catarsi a differenza del Cinema di Carpenter?

Insomma, fa cagare.

Non parliamo poi di C’era una volta a… Hollywood. Bischerata tremenda ove Margot Robbie, più che assomigliare a Sharon Tate, sembra una valletta. Sì, è bella. E quindi? Che c’azzecca con l’ex moglie di Polanski?

Chi definisce C’era una volta a… Hollywood un capolavoro, ah ah, è meglio che capisca che cosa sia l’etica, l’estetica e anche la f… a.

Ridley Scott, dopo Black Rain, girò mezze schifezze. E Il gladiatore è il film più sopravvalutato della Storia, non solo romana.

Allora! I capolavori veri di Scott sono I duellanti, Alien e Blade Runner.

Poi, come ben affermò Gianni Canova, straordinarie scene qua e là in tante pellicole esageratamente pompose, retoriche, mal amalgamate.

Un po’ come Christopher Nolan. Ripeto, a costo di apparire pleonastico e antipatico, Interstellar dura cinquemila ore ed emoziona solo nei cinque minuti finali.

Dove cazzo lo vedeste il capolavoro? A proposito, Anne Hathaway è ancora persa nello spazio? Se sì, non mi spiacerebbe esserle il suo “alieno” mentre indossa un paio di slip striminziti come Sigourney Weaver.

Sì, sono un uomo intergalattico, amante dei buchi neri esplorati non soltanto da Stephen Hawking, bensì da ogni eterosessuale maschile desideroso di mitragliarvi come in Black Hawk Down.

Ah, per molto tempo fui la lindezza e l’innocenza fattasi carne. Cioè un uomo affetto da disturbo ossessivo-compulsivo come Nic Cage de Il genio della truffa.

Mi diedero del criminale, quasi dell’American Gangster perché fui un cannibale solo di me stesso.

Altro che Hannibal. Peraltro, non vorrei dire. Lecter sarà pure uno psichiatra geniale che sa entrare in ogni mente col solo potere dell’intuito bestiale ma, a coiti fatti, no, a conti fatti… rimane un coglione.

È l’unico uomo che riesce, infatti, a ipnotizzare, grazie al suo carisma animalesco da uomo di pazzesco intelletto, sì, Julianne Moore.

Alla fine la lascia scappare. Insomma, come si suol dire, un uomo che sa entrarti dentro subito.

Dappertutto, nell’anima e nel cuore ma non tanto in quella zona molto sensibile quasi quanto Jodie Foster ne Il silenzio degli innocenti. Donna tutta d’un pezzo e lo seppe Miggs/Stuart Rudin.

Ora, a parte le cazzate, adoro questa scena. Quando si aprono le acque…

Qui c’è la poesia, ragazzi e ragazze.

E poi, lasciando stare Scott e le cotte, ne vogliamo parlare di Balla coi lupi?

Chiedete anche al Kevin Costner di Open Range come si giri un western coi contro-cazzi.

Il Cinema è sogno ed è forse oggi perduto nelle purezze estinte di un sommerso nostro mondo eclissatosi in Atlantide.

Sì, a quarant’anni sono ancora un adolescente. E, se vivrò ancora a lungo, lo sarò anche quando un prete alla The Irishman mi darà l’estrema unzione o mi ricorderà che presto, anziché Natale, sarà Pasqua.

Sono oramai in disaccordo con quasi tutti i critici dei quotidiani e della rete. Ce l’ho spesso anche contro il mio amico Federico Frusciante.

Dai, Fede, non si può dire che Freddie Mercury non fosse un genio. Se poi, amico, vuoi mantenere un profilo cazzuto da uomo che non si fa fottere mai, stai mentendo.

D’altronde, chi non vorrebbe vivere per sempre?

Solo nella fantasia, gli uomini e le donne si ricreano. Altrimenti c’è il progressivo spegnimento emotivo, l’abitudinaria routine d’una vita piatta e borghese, mestamente corretta, dunque orrida.

Anche Cristoforo Colombo fu un sognatore.

Dunque, quali sono i miei film preferiti? Non lo saprete mai poiché non mi va di dirvelo.

Così è. Amen.

 

di Stefano Falotico

Quando si possiede il fascino di Kevin Costner, si parla del grande Cinema dei prossimi mesi


01 Apr

Pezzo poetico a sublimazione dell’aver esperito l’esistenza in ogni tosta resistenza e l’amore vero in ogni sua sublime essenza02812428

Be’, di me tutto si può dire tranne che non sia un coraggioso. Talmente coraggioso da essere avventato. Ma so quando osare, quando spingere…

Molti anni or sono, nella landa desolata di Bologna, in questa felsinea città medioevale, vili assalitori attentarono alla mia purezza e al mio romanticismo innato, istigandomi a gesti scriteriati per colpa del loro bacato affronto smodato. Costernato, compresi che, se avessi dato retta alle maldicenze ostinate, presto sarei stato spacciato.

Allora montai sul mio cavallo, anzi, sulla sella mio unicorno e, al pari dell’intrepido Costner di Balla coi lupi, per impedire che s’incancrenisse la sparatoria alla mia anima in trincea, andai all’arrembaggio. Senza più alcuna codardia da baggiano.

Mi deportarono in una zona di confino. In una tundra piena di selvaggi e di uomini dalla scarsa erudizione. Ah, maledizione, tutto a causa di quella bollente rabbia poco da me controllata, di quella mia alzata di testa sconsiderata, di quell’indomabile eruzione rovente d’ira sconveniente ed esagerata.

Ma non tutto il male, come si suol dire, vien per nuocere. Conobbi ragazze dei fiori e c’odorammo in amori anche vicino al forno, nei giacigli segreti dei nostri istinti lupeschi, modellandoci, avvolti assieme, come argilla del tornio. Mangiando le noci, le castagne, le pesche e riscaldandoci in notti di plenilunio bianchissimo come le loro pelli morbidissime.

Fu dura, ragazzi. Amore ma anche immane dolore. E avvennero cavalcate persino ai confini della follia in tramonti rocciosamente ancorati al mio inespugnabile cuore per non morire di mancanza d’ardore. Ma, per fortuna, ringrazio oggi il mio fervore. Porgo, con tanto di riverenza e personale genuflessione, un grazie potente perfino ai miei deliri mistici coi quali sublimai le mille agonie di strazianti notti, senza luna piena, solo in bianco. E ora, ancor indomito, granitico e funambolico, sono il cowboy più eroico di questo mondo stupido e laido. Che io piglio al lazo e, da cavallerizzo, vi saltello dentro come carne alla brace cotta in un ruvido saloon di mie mille ansietà scoppiettanti. Non più m’arrabbio però se qualcuno, con insinuazioni screanzate, testardo vuole ledere il mio cuore e far sì che possa nuovamente dolermi nel rinunciare al mio dannato volere. Lontano da ogni fetore.

Detto ciò, Kevin Costner mi assomiglia. Un uomo che non può fare il professore. Si annoierebbe a morte dietro retoriche sinistroidi nell’ammaestrare allievi che tanto non puoi raddrizzare neppure se volessi. Un uomo che non puoi ficcare nemmeno in un ufficio con dei fessi. Perché la sua anima è viva, si sguinzaglia nel vento, fuma nelle umide sere il respiro dei suoi polmoni infuocati e ardenti. Affacciandosi dal terrazzo alle prime ore del mattino per assistere, sconsolato, a tanto umano scontento.

Ah, grigi uomini infedeli, scorati e fetenti. Siete gente infelice che crede di vivere, invece non sente più niente.

E volo nella fantasia più bella del tempo infinito, costellato da cieli nitidi, turgidi, magnifici. Illuminati da raggi solari fulgidissimi, non più ipocondriaci.

Insomma, miei mandriani e mandrilli, aspettiamo C’era una volta… a Hollywood e The Irishman. E viviamo nel frattempo, anche nei frutteti, tutti più felici e contenti.

Amici, dinanzi a me Dante Alighieri arrossisce, una bella donna si arrostisce e Ludovico Ariosto faccio arrosto in quanto sono un poeta rustico.

Rinascendo in men che non si dica.

Applauso.

Sì, voi mi fissate negli occhi ma io guardo altrove.

Mirando impavidi orizzonti stupendi in ogni dove.

Forza, al galoppo!

Vi saranno altre aurore e altre alcove.

 

 

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di Stefano Falotico

Kevin Costner va su, Matthew McConaughey va sempre più down ma lo salverà Chan-wook Park


19 Mar

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Sì, l’altra sera su Netflix ho visto Criminal. Un film indegno della nomea di Kevin Costner. L’unico criminale non è Costner nel film, ché poi manco lo è del tutto, ma lo è stato il regista Ariel Vromen.

Una vera schifezza. Poi, Costner nella parte del criminale è credibile quanto la mia vicina di casa, Angela, nella parte di Moana Pozzi. Insomma, non ci crede nessuno.

Nella casa della mia vicina, svolazza un’aria angelica su canti gregoriani. E ho detto tutto.

Sì, colui che è stato Eliot Ness di The Untouchables, Robin Hood e la guardia del corpo di Whitney Houston, nella parte di tale Jerico, sociopatico simil-Jena Plissken con una tosatura che nemmeno quando rasavo a zero il mio cranio e mi dimenticavo qualche ciocca, è veramente un obbrobrio.

Insomma, Jim Garrison di JFK nella parte di un criminale. Ma dai, suvvia.

Invero, come saprete benissimo, in Un mondo perfetto, Costner era già stato criminale. Sì, però un criminale sfigatissimo.

Detto ciò, Costner è un grande. Checché se ne dica. E infatti Balla coi lupi e Terra di confine sono due suoi film capolavoro sia come attore che come regista. The Postman? Non so…

Il signor Costner si è giocato il cervello, però. Lui doveva darsi completamente alla regia, invece ha ballonzolato di qua e di là, senz’alcun centro di gravità, tra film abbastanza riusciti e idiozie immonde.

Fatto sta, malgrado questo, ultimamente è tornato in forma. Non tanto fisicamente perché in Highwaymen ha un panzone da birra che nemmeno Ciccillo Triunfo, bensì dal punto di vista prettamente attoriale, eh già. Sì.

Costner è sempre stato un bell’uomo. E l’ha sempre saputo, facendo spesso il piacione stempiato col fascino del liberal altolocato.

Stesso discorso dicasi per Matthew McConaughey. Uno che della “piacioneria”, della “belloneria”, permettetemi questo neologismo falotico, aveva fatto il suo cavallo di battaglia, fra carinerie di film sciocchi e scemenze per allocchi.

Eppure tutti noi stupì con la cosiddetta McConaissance. Inanellando una serie d’interpretazioni prodigiose, ma che dico, miracolose.

Ci aveva illuso. Perché, dopo il suo Oscar, il suo epocale Rust Cohle e il Cooper d’Interstellar, appunto, è caduto dalle stelle nuovamente alle stalle.

Almeno questo è ciò che dice la Critica. La foresta dei sogni è stato unanimemente considerato il film più brutto in assoluto di Gus Van Sant.

Matthew si è quindi impegnato come un dannato, ingrassando per Gold. Ma il film non se l’è fumato nessuno. E lui ha dovuto ridurre il colesterolo, mangiando per tre mesi solo minestroni.

Free State of Jones? Non l’ho visto. Mi manca. Dicono che sia discreto e che lui sia bravo. Fatto sta che anche questo qua, a livello commerciale, è stato un super-flop.

Dunque, La torre nera. Una cagata pazzesca.

Devo ancora vedere Cocaine ma non mi convince.

Serenity? Altro film sbudellato dalla Critica USA.

E The Beach Bum di quel tipo da internare, ah ah, si scherza, di Harmony Korine, è stato già descritto come un film volgare di una certa poetica.

Ma cos’è quest’ossimoro? Che poetica può avere un film volgare?

Sì, taluni critici l’hanno poi definito un pastrocchio edonista ove McConaughey, più che il grande Lebowski coi soldi, pare un pornoattore californiano.

Presto arriverà pure Bush di Guy Ritchie, il cazzaro per eccellenza.

Ma è arrivata comunque la notizia secondo cui il nostro bel Matthew sarà nel nuovo film di Chan-wook Park.

Quello di Oldboy? Sì, è lui.

Abbi fede, Matthew. Sì, tu hai la fede, sei sposato da anni con una modella.

Sono io che avevo fede nella gente invece mi sto mangiando le dita. Ah ah.

Insomma, questo bambagione del McConaughey è proprio un ottimo guaglione che se la tira.

Ah ah.

Di mio, gigioneggio senza dare nell’occhio.

E, al bar, mi bevo il caffè, adocchiando e ordinando anche un cornetto.the-highwaymen-150744

 

 

di Stefano Falotico

Attori rinati: Kevin Costner, l’eleganza di Hollywood


27 Jul

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Ed eccoci qua a parlare del sempre bel Kevin Costner. Il cui nome completo all’anagrafe è Kevin Michael Costner, nato il 18 Gennaio del 1955.

Un uomo figlio di un elettricista e di un’attrice. E dunque il nostro Kevin, attratto dal suo lato materno-artistico, con estrema baldanza si dà al Cinema, che quasi subito si accorge di lui. Ha un faccino pulitissimo, è elegante nei modi senza essere affettato, ostenta un’enorme sicumera. E a passi svelti scala i ripidi gradini di Hollywood, per agguantare già il successo dopo soltanto una manciata di film.

Invero, sin dai primissimi anni ottanta, ottiene dei piccolissimi ruoli in pellicole abbastanza trascurabili, imbroccando poi un film che all’epoca fece abbastanza clamore, Il grande freddo, ma le sue scene vennero eliminate dal montaggio finale. E finalmente nel 1985 azzecca da protagonista due film che lo portano alla ribalta, ovvero Fandando e Silverado. Il primo è firmato da Kevin Reynolds, col quale poi Costner lavorerà ancora nell’altrettanto apprezzato Robin Hood – Principe dei ladri ma anche nel “disastroso” Waterworld, il secondo invece proprio da quel Lawrence Kasdan che l’aveva cancellato dal Grande freddo.

Fandando diventa un piccolo cult, tanto da invogliare anche il nostrano cantante Luciano Ligabue a omaggiarlo a squarciagola in una canzone famosissima pressappoco di quel periodo, e Costner pare infermabile.

 

Nel 1987 è il compassato, intransigente, integerrimo Eliot Ness nel capolavoro The Untouchables – Gli intoccabili di un ispiratissimo e antologico Brian De Palma, che riunisce a sé un cast lussuoso (Sean Connery, Andy Garcia e Robert De Niro versione Al Capone), forgiando di afflato epico un’epopeica storia gangsteristica ai tempi del Proibizionismo.

Quindi interpreta due film minori rispetto a quello di De Palma ma che al botteghino vanno forte, Senza via di scampo con Gene Hackman e Bull Durham.

Nel 1989 è il magico, vellutato protagonista de L’uomo dei sogni di Phil Alden Robinson e nel 1990 esce col bruttissimo Revenge di Tony Scott, pellicola pseudo-bollente con una Madeleine Stowe molto avvenente, ma anche con la sua opera capitale, Balla coi lupi, da lui appunto diretta con inaspettata maestria, gusto sopraffino delle immagini, e interpretata con sofisticatezza “liberal” da uomo bellissimo, selvaggio ma al contempo sobriamente affascinante e impossibile. È il film che vale tutta una carriera e Costner ha “solo” trentacinque anni, incassa sette premi Oscar, sbaragliando l’agguerritissima concorrenza del superbo Quei bravi ragazzi. È un anno nel quale però la cinquina dei film candidati come Best Picture, fra lo Scorsese di Goodfellas e il Coppola de Il padrino – Parte III, annoverava anche l’abominevole Ghost!

Ma gli Oscar grandiosamente vinti son comunque meritatissimi, e potevano essere perfino molti di più.

Impazza allora a livello mondiale la Costner mania. E Costner fa la sua figura anche in un altro filmone, JFK di Oliver Stone, sebbene il suo fin troppo perfettino Jim Garrison sia stato incarnato da lui, sì, Costner, chi se no, con noiosa legnosità e pedante monotonia espressiva.

Nel 1992 interpreta una pura schifezza commerciale, Guardia del corpo, ma la colonna sonora e la voce di Whitney Houston elevano il film in gloria e la pellicola primeggia al box office. Consacrandolo ancora una volta come paladino del sex appeal di classe. Da vero, innegabile handsome.

Ma, all’apice apoteotico del suo splendore e anche del suo perlaceo, attoriale fragore, arrivano i primi passi falsi sonori, e si profila la temuta ombra minacciosa della débâcle più vergognosa. L’uomo del giorno dopo, la sua seconda regia, sebbene oggi sia stato leggermente rivalutato, allora fu stroncato in maniera impietosa, perché giudicato iper-retorico e fastidiosamente lunghissimo e pomposo.

Costner, fra romanticherie zuccherose e donne smancerose, si rifà un po’ la faccia, resa troppo insipida e liquorosa, con l’interessante Gioco d’amore di Sam Raimi, tornando di nuovo al baseball, sua inoppugnabile passione focosa…

Ma ne vogliamo parlare del pasticcio immondo La rapina? Oppure di Dragonfly? Filmacci!

E quando nessuno se l’aspettava, voilà, Costner se ne esce col suo stupendo terzo film da regista, Open Range, e dinanzi a questo suo colpo ci siam tolti il cappello, non solo da cowboy. Applaudendolo a scena aperta.

Eppure Costner arranca alla bell’è meglio o mal si arrangia, tra filmetti senz’arte né parte in qualche modo campa, i cosiddetti film alimentari, e poi in un istante rinasce da rapace, da uomo, checché se ne dica, indiscutibilmente capace.

 

E lo vedremo prestissimo in due serie televisive interessantissime, Yellowstone di Taylor Sheridan (negli USA peraltro già uscito fra controverse critiche) ma soprattutto in Highwaymen di John Lee Hancock.

Posso dirlo? Non sono una donna, ma a me nonostante tutto Costner piace.

E spero davvero che ci possa regalare altre sorprese!

 

di Stefano Faloticoattori-rinati-kevin-costner-02 attori-rinati-kevin-costner-01 attori-rinati-kevin-costner-03 attori-rinati-kevin-costner-04

Il caso Rene Russo, la donna col caschetto della Warner Bros e della Metro-Godlwyn Mayer


21 Jan

Film Title: Two For The Money.

OUTBREAK, Rene Russo, 1995

OUTBREAK, Rene Russo, 1995

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C’è un’attrice particolarmente antipatica e certamente non molto talentuosa, che centellina sempre più le sue apparizioni sul grande schermo e che quest’anno è uscita con uno dei peggiori film dell’anno, una donna che mi ha sempre turbato, non so perché. Perché non si può dire che sia stata una strafiga ma non si può neanche dire che sia brutta, non si può dire che le sue interpretazioni siano leggendarie, anzi, le più sono insipide e scialbe, eppure è stata la partner dei divi più belli e rinomati di Hollywood e alcuni sostengono, e probabilmente sono ciechi, che sia una rossa fatalona decisamente sexy. È la madre di Thor e colei che fa ringalluzzire De Niro ne Lo stagista inaspettato, sto parlando della pimpante Rene Russo, una che dal cognome, raffrontandola alle sue fattezze fisiche, potremmo infatti pensare che sia originaria della terra di Stalin.

Andando a ben vedere nella sua filmografia, scopriamo come sia “ammanicata” in particolar modo a due major, le uniche case di produzione che la scritturano.

Insomma, l’enigma Russo non mi fa dormir la notte. Sì, lo so, voi italiani siete “coinvolti” nelle propagande elettorali, ma io a letto penso che codesta sia stata “eletta” per divenire una mezza diva fascinosa quanto un cappuccino senza schiuma, e attraente quanto la gallina vecchia che fa buon brodo… ah ah.

Russate pure, io sto sveglio e son sempre più in forma. Talvolta vado anche al bar René, ubicato in Via Zanardi, ove gusto un panorama periferico degno del mio essere un uomo Tin Cup.

Ah sì, è vero, fra poco ricomincia la TIM Cup, ex Coppa Italia. Povera Russia, no, Russo. Ha mai lavorato in Italia? E, russando, non si pigliano pesci. Ma Rene in Rischio a due, no, Gioco a due, prendeva “quello” del Brosnan.

Si acconcia quasi sempre di caschetto e ama gli uomini che ballano di casquè.

E qui casca l’asina.

Sulla folta chioma del mio dilemma, lemme lemme vado a mangiar le tagliatelle.
Insomma, ci sono le armate rosse, le arme letali, ma anche le amate russe. Ah ah.

VC_07811_R Rene Russo stars as Suzie and Tommy Lee Jones as Leo in JUST GETTING STARTED, a Broad Green Pictures release. Credit: Lewis Jacobs / Broad Green Pictures


Rene Russo stars as Suzie and Tommy Lee Jones as Leo in JUST GETTING STARTED, a Broad Green Pictures release.
Credit: Lewis Jacobs / Broad Green Pictures

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di Stefano Falotico

Amore e i film: dipende dalla biblioteca Rizzoli di Innamorarsi con De Niro & Streep


25 May

di Stefano Falotico

Io sono un grande bugiardo. Ogni giorno, dichiaro di negare l’amore e invero vivo solo per passeggiare di notte, reggendo un lumicino che mai la mia arda affievolisce. Mi scambiano infatti per una puttana. Ma me ne fotto! Gioendo fra portici del mio decadentismo e sibilando a mie labbra insaporenti l’aridità del troppo essermi essiccato per aver assai amato tanto da rimaner deluso. Oh, che vi devo dire? Tanto ardire, volevo dir ardere, m’inaridì? No, m’inumidisco e mi spruzzo il profumo per conservar l’inamidato del poteva limonare di eterno am(id)o. Sì, mi chiudo per timore che una donna poi possa aprirmi e, cannibalistica, dopo avermi sbranato, quindi sbarrato, da cui le barrette di cioccolato “fondenti”, scappi solo via, immiserendomi soltanto con una squallida scopata. Soffro quando lei s’“immedesima” in un altro. Sì, con lui si compenetra e io mi faccio pena, rimanendo col bene che mi volle, a (pre)scindere, in una notte di Luna piena in cui comunque volle il mio pene. Volente o nolente, la botta ci fu. Assieme ci fece. Sì, fummo anche lerci, vi faremo le feci in caso di vostri figli troppo precocemente (ri)belli con qualcuna che ne faccia le veci, la Milf. Me la scopai e alla fine, però, scoppiai perché lei lontano da me scappò, trovando la scappatoia di non volermi ferire nel dirmi che a un più umido amante tolse l’accappatoio. Il piumino! Al che, rimasto di sessonon va più via l’odore della mia faccia di sasso, sputtanando così Ligabue e le sue canzoni. Sono romantiche quanto quelle di un pornoattore. Però non ho mai capito perché Luciano, nonostante il suo aver avuto un gran buco di culo, dunque tante amanti per molti an(n)i, molte credo proprio a novanta, sì, è un amante “toro” ascendente di gemellini in tante gemelle da porcellino, abbia il viso butterato da cazzone e gli zigomi prosciugati da coglione. Di solito, mangiando vien l’appetito. A questo invece è successo che il sesso ha fatto solo danni visibili. Eppur Liga usò l’anguilla su voce sporca di catarro roco in tante chitarrine. Uomo roccioso, uno che tiene “tosto”. Fa figo il maschio consumato? Mah, secondo me fa schifo, sa di puzzolente e andato da un pezzo di merda a troi(on)e. Di mio, invece, adotto la tattica, su andamento lento, quasi ai limiti della demenza, di meno “tatto”, la faccia al borotalco, fra il miglior finto ingenuo alla Carlo Verdone e la panna morbida dei miei occhi neri ululanti al plenilunio del mai nel cuore imbrunente. Sto abbrustolendo, mi sto incazzando. Voglio respirare! Che mentitore! Datemi una mentina! Sempre resto appunto ardendolo. Che vi devo dire? Ne trovai una che mi allettava, con lei a letto furon gran diletti, mi “allattava” eppur non mi adottò. “Fallo” suo fu, fatto sta che rimango un uomo dotto, ex lupo ma a patir il lutto. Chi ha dato ha preso e sempre in quel posto si va a parare. Da cui quelli parati. Non sparlate. Ora, mi sparo, aspetta un attimo, prima afferro il tuo “grilletto”.

Diciamocela…, è un periodo in cui, non solo inculato, sono molto stanco. Non ho più molto oramai da dire, da dare invece è inte(g)ro. Beccatelo! Ed è per questo che scrivo frasi dai periodi lunghi, perché io ho il naso poco corto e le annuso… da “lungo” e spesso dritto nonostante non tanto rizzo entri dentro. Tutto spesso non va liscio, no, quasi mai per il verso giusto. Lei deve aiutarti a reinserire. Devi (r)esistere. Altrimenti, può darti una mano ma, se è moscio, come cazzo si fa? Ah ah! A dirla e a darmele tutte, va detta, lo prendo da me per andare là, spesso a quel paese appunto, ma è rimasto un grande ricordo. Per consolare, infatti, sia i fatti sia il mio (ele)fante e anche il mio fallo perché i cazzi son questi, sfoglio perciò un “album” da Ricordi. La buona musica rende allegri. Quel paese, non molti lo sanno, è un’espressione per indicare Lucignolo. Tanti balocchi, molte gnocche e rimarrai come uno sciocco a forza di essere un asino con tante mule. Da cui Don Chisciotte, che almeno era un innamorato pazzo alla Celentano.

Ora, in quale film De Niro e Meryl Steep si rincontrano dopo non averci “dato” ne Il cacciatore per non tradire e far del “male” a Chris Walken? Falling in love… prima o poi ci caschi, e non fare il duro… cascamorto.

Comunque sia, questi sono film che fanno inevitabilmente piangere. E, in momenti di “moria”, di “magra”, servono affinché alla donna, che si spera li guardi assieme a te, possa (s)venire…, ah ah, voglia di fartelo diventar grosso…

Fidati, rimarrai solo e basta. Ben che “venga”, c’è il fazzoletto “a portata di mano”.

In verità, io sono per il grande amore.

E faccio ingelosire tutti. Perché ce l’ho da negro come Otello, il moro.

Il problema è che Iago mi rubò la mora. Come riuscì? Ah, me lo tagliò. Quindi, entrò il suo più facilmente. Tanto, quella, lo so per certo e di come varie volte mi sbottonò la cerniera, è una facilissima.

E da questo casino fu un bordello. Avvocati per pagar la pendenza, chi pendette dalle labbra di chi, il labbro pendulo, evviva allora Il mercante di Venezia! Sì, fra i due Shakespeare, è quello che scassa meno la minchia. William scriveva da Dio, sì, ma che due palle, dai, su!
Ok, pettiniamoci col gel(ato). Tutti pazzi per Mary! Ma quali amori!
Famoso ciuffo alla banana, unico frutto!
Sì, in fondo, chi se ne frega?

Sono bello come Kevin Costner.
Ma non ho i soldi per un cortometraggio neanche di un minuto. Non credo che durerò.

Oh, cazzo, il film di Kevin, da 7 Oscar, durava, eccome se durava, quattro ore.

Un lunghissimo. Bellissimo!

 

Di mio, preferisco accorciare. Se ti sta bene, ok, altrimenti coitus interruptus. E addio.

I film fateveli! Voi!

“Raggiante miraggio”


02 Sep

Stefano Falotico ha pubblicato, senza fronzoli, senz’inganno eppur non cauto, “Raggiante miraggio”: me ne fregio in quanto nostalgico e mai ebbro delle mie labbra, aromatiche all’amor per me, il solo

COMPRARE!

Un libro di poesie abbinate alle emozioni cinematografiche, avvolto dentro la miscela d’una marina, abrasiva tempesta del Cuore più anima(to). Perla libera a volo di lirismo alto. Incorniciata a suadenti umori e bagliori della pioggia neuronale. Immolata allo sfrenato, titanico romanticismo.

Sì, sono questo. Prendere o lasciare. La gente frivola va a sciar’, quelli lascivi lascio che stian a (s)tirare, quelle giulive non avran il mio albero di olivo. In quanto mieto l’uva a mio dardeggiar in chioma selvaggia, impellicciata a scheletro. “Cari” feretri, sono l’infedele della società, il clandestino che non puoi mutare anche quando ti spezzerà il braccio persino (per filo e “segno”) nell’abbracciarti senza baci e coccole.
Un bel pugno allo stomaco e un piazzarlo ancora.


Lettera di un “innamorato” della vita

Ove c’è vita io vedo morte, ove c’è la morte io vivo, nell’atimia mi “butto” via, libero da puttane e dall’ano dei vostri cani

Forse hai ragione, io non voglio proprio più nessuno e innamorarmi di te è stato soffrire l’impossibile. Non posso offrirti ciò che desideri e impazzirei assieme a un’altra…, ammesso che già pazzo non lo sia nella mia eremitica vita altrove, “poeteggiante” e in stati lirici di perpetuo rimembrare. Posteggio. Adoro gli schiamazzi della mia anima, ne rifulgo quando caduca mi spoglia e m’adorno di ore liete ad albeggianti notti senza carne, in quanto gravito di mio fischiarla ad arbitrio magico, incantatore e senza regole opprimenti. Mi spremo lì e ne godo, lontano dal Mondo che io ripudio e alimento voracemente di repulsione. Son tutti dementi! Io, invece, sollazzante castità memore dei fasti mnemonici e a incatenar, non incancrenire, l’anima solo ove mi forgia in diamante di Luna. Il resto è marcio, si fotta e “viva”
Da me, tutti via e nessun “Evviva!”. Sono la nitidezza spettrale assoluta. L’irriverenza contro le moine e i falsi monaci. Mi diverto del nulla, degli accoppiamenti e delle tribù competitive. Io sono il Sole e quindi m’appanno a letargia estrema, unzioni matte e manto che si destreggia fra una corsa ‘immobile a paralizzar la mente e poi far sì che volteggi. Sono questo e non voglio cambiare.
Mi hai già cambiato, meglio i cambi delle marce alla tua “marc(i)a”.
La mia auto è firmata di pedale…
Sì, non voglio incontrarti, mi par già t(ro)o(p)po pulire il mio popò.
Chiama un “papà” e incontrerai suo figlio, cioè me, colui che non s’imborghesirà né per il cazzo e tantomeno per la “figa”.

Saluti, voglio ricordarti che ti sei diplomata alle medie con “Distinto” da e io son ottimo eternamente da stinco da santo.
Insomma, un dinosauro che sa l’ira e non ama l’oro. Preferisco la primitiva corazza a chi li spupazza.

Firmato il re dei pazzi.
Adesso, vaffanculo e non scassarlo.

P.S.: vai a scopare subito, domani devi lavorare e poi domani sera ancor a trombare.
Adeguatamente stai attenta a vivere.

Il mio libro non lo comprerà nessuno. E chi se ne frega? L’importante è che lo compri io

L’ho “ficcato” a 30 Euro per evitare che qualche benintenzionato possa acquistarlo.
Questo per dimostrare che valgo molto. Di mio, lo so. Il tuo non mi dà un soldo e la tua ho.

Così è, ebeti e sceme.
Questo è il vostro Mondo. Mandate richieste di co(nt)atto.
Che tatti.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. JFK – Un caso ancora aperto (1991)
  2. Per amore, solo per amore (1993)
  3. Onora il padre e la madre (2007)

Maybe baby


01 Sep

Il provocatore per antonomasia a esibizionismo del suo “nascosto marchingegno” erotico che, giullaresco fra le giulive, si sazia con giovialità a “infantilismi” puri come Bill Clinton, il “leccato”

Sì, sono un “erotomane” conclamato. Dati “alla mano”, non tengo il conto oramai più di quante ne passan…, poche passerine ma tutto tutto passerà di (b)rutto. Alcune, cioè tutte, sfilano il mio prepuzio in forma virtuale, “aldeica” e cioè a carbonizzarlo per fossilizzarne le vene varicose del corpo cavernoso.
Sì, di tutto cavernicolo, si spalma primigenio a “graffiti” dell’hunter più aizzante su animalesca scimmia di Neanderthal. Spasima per le feline leopardate d’agguantar a scorrazzarlo in schizzar giammai domo.

“Egli” è l’accaparramento anche sulla ca(pa)nna, caccia “solitario” per tender poi lo slanciato “agguato”. Che guaio!

Vengo “reciso” quando, topico nei miei tropici senza tope, anche il mio amico del giaguaro lo guarda per “ammirarlo” e poi mangiarsele di (dis)gusto. Come le mira lui, neppure il mio mirino. E allora divengo lacrime del Crocodile Dundee, mentre le vacche alla Serena Dandini non allisceranno il mio coltello solo (pro)teso, anche protesi, per Linda Kozlowski.
Linda fra le l(i)ane e io ne son indiano. Lei scappa sotto la Luna in tal giungla di gorilla perché troppo affascinata, tanto da temerlo, del mio serpentino sempre a Sol ardente al fin, “finissimo”, che una figa così me lo addenti da pantera nella gattina. Scappa, scappa, vuoi solo scopare! Linda biondina!

Dove scappi se io ti scoperò? Fidati, non esistono vie di fuga, la tua figa sa che gli scimpanzé non sono come me, il babbeo. Accettalo e lascia perdere i babbuini. Facciamolo sotto quel bambù. Vinciamo la Luna! Accendila!

Ella, dopo tanto fuggir via, accoglie nella sua “grotta” il mio zampillante urlo della foresta nel ruggito leonesco a pecora che s’arrende immolata in agnellina.

Poi, dopo lo spasso sudafricano, torno in città. Qui fa più afa! Non ci son selvagge di umidità!

E si fan tutte altre corse. Da cui il detto “Op, op, corsetta e guardami i corsetti, attento a rispettare però il rosso durante la manovra oculare, sii oculato altrimenti sbaverai incrociandolo di sinistro e nessuna bevuta in via del corsaro per la Notte da Sara ti brucio come il Sahara”.

Le donne non son più “al naturale”. Si dan da fare ma son rifatte. E la confettura originaria perde anche la ciliegia caramellante delle fette di torta più “opulente”. Sì, si rifan se le tette han piccole perché quelli grossi non le voglion palpare né appiccarlo di piccante, poi se ce l’hanno grosse ridimensionano il loro volo libero da uccellone del femminismo su maschio raschiartelo per ingrossarti il paio di palle, tumefatte dalla liposuzione di come non suggerai a lor mammarie suzioni. Come “sorge”.

Oggi non succhi, domani il risucchio.

Che schifo!

Sulla sommità della montagna, il saggio fa il sommario del non sommar di accoppiamenti le somare. Sudditi sudate! Suini osannatela!

Sì, occorre l’Uomo “duro”. Colui che afferra una donna e scaraventa il suo ventricolar profumo sventolante in venti odoranti del profumino…

Lui le chiede “cortesemente” se è fidanzata e lei conferma. Cosa non si sa. Se lo vuole o è già imp(r)egnata.

Insomma, un gioco a doppio taglio “forbito” che vorrebbe ma non può perché un altro è (im)potente in lei eppur desidera anche che il “corteggiatore anonimo” gliela sveli di sveltina.

Un’inculata pazzesca.

Ma lui non (de)morde e insiste per “addivenire” a quella a cui, come Tarzan, aggrappa d’ingroppate e vuol che volteggi in fresche frasche del centrarla di freccia a (s)laccio.

E provoca, ci provò ma rimase provato. Un vero “provetto”.

Un poveraccio…

“Dimmela tutta… da nuda hai un culo come sembra? Sai, fidarsi è pene, non fidarsi è male, molto male. Di mio… preferisco toccar non solo con mano. Non accecarmi, ho occhi solo per te”. Su tale “porcata” che sa il cazzo suo, vi lascio al film che danno sul canale “in esclusiva” per l’abbonamento dei “privilegiati”:

CANALE ELISABETTA CANALIS di pessimo international movie movimentato con actress davver maîtresse. Elizabeth stress!

Tale e quale alla Streisand!

Canale di scolo, di vostri sfoghi su una zoccola ch’è pure un cesso oltre a non saper scopar a terra in bagno. Da diarrea.

Son stato logorroico? Sono da galera?

No, tu sei gaio cedrone, io gallo celtico. Ella invece è grat(icol)a. Da me però non otterrà un graffio. Quali liberazioni! Emancipiamo il pulcino. Egli è il vero “uovo” non questi ometti. Esigo il mio ungulato a unghie corte. Uvette solari, alveari! Ave un cazzo! Gallina da strapazzo! Ti faccio impazzire!

Ecco la maionese! La salsa tonnata!

Come le gambe di Pinocchio son binocolo in saccoccia. Eppur si allunga. Lei mi ordina di non allargami troppo. Perché mai? Ci mancherebbe.

Non voglio (al)legartelo. Sono perpendicolare anche quando lei spalanca ogni orizzont(al)e. Insomma, sono un animale.

Dammi la tua mail e non sarai mia.

Evviva la Spagna, io amo la zuppa inglese!

Comunque, concluderei con questa: “Secondo me, l’Euro è lievitato, la pizza non tanto, deve scaldare ancora, però ogni prezzo si è alzato oggi, tranne il mio uccello”. Siete grezzi!

Ciao, vorrei davvero conoscerti. Emani voglia di vita e io ne son la nemesi malinconica.
In me traspirano odi mansuete ai calori raffreddati e la tua castigliana svenevolmente svestirò in spagnola e ruffiano arruffarti per goder di tante parsimoniose e fruttifere vette a seno che amo già? Ti bacio, lo sai ed è già avvenuto, qui brandisco la scimitarra del valoroso invalido per temprarmi ad armonie di te svolazzante in costumino via. Ardisco, eccome se guaisci, e son il guaritore di tutti i malincuori. Vesto impermeabile abbronzato in caduco fondermi con autunnal umore quando il Cuore non mi è amore. Cioè mai. Amami e udirai, auscultale, brezze spossanti di colui che mai si sposerà.
Prendimi per amico e ammicca a uno che sa come spossartela. Non credo alle fedi, io sono infedeltà fatta carne, dunque non tradisco il patto onanista che, dai primi e puberali squittirmi, volan solo per notti senza rotture di palle. Io impallino ancor oggi il mio e unico, inimitabile boyscout del taglialegna russo che non si svezza ma senza sveltezza gode di mia inturgidita sbronza.

Bronzeo a ronzar in ormoni pindarici, guasconi e scevri dalle flatulenze del borbottio sociale.

La società obbliga a regole che non trasgrediscan eppur tutti gradiscono, nonostante il fegato sia lor già grattugiato. Ora, son poeta e domani di pessime ore romanziere nell’era tutta mia… Adesso non lo è. Appartiene a uno geloso di come ti guardo virtualmente E godi con costui, perché io e te sappiamo quanto non godetti con lui. Ciao. Scapperemo? Scopa, dai!

Dal frigo, tira fuori la gelatina.

Firmato il Genius, scusate volevo “ardere” e cioè dare, no dir Baby Herman, impertinente! Quasi un cattivo tenente sempre sull’attenti di “pistola”.

(Stefano Falotico)

  1. L’ultimo boyscout. Missione: sopravvivere (1991)
  2. JFK – Un caso ancora aperto (1991)
  3. Killing Season (2013)

Superman di Zack


30 May

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)