Posts Tagged ‘Max Cady’

Un Falò al top, oserei dire al MAX (Cady), ah ah


23 Nov

Ehi, cari polli, vi ricordate Vitti PAUL? Ah ah. E come disse Sam Rothstein, eh eh, questo è quanto, falliti. Esseri privi di armonia, cinici, precocemente invecchiati, schiavi del sistema e delle vostre farisee regole da nani. Avete preso una bella cantonata, dicasi anche devastante cantonata. Nessuno più suggestionate, tantomeno schiavizzate e idiotizzate. Come tutti gli artisti e i grandi poeti, più mi rimproverate più io scrivo libri che non volete capire, in quanto siete ottusi nati. Molto, oserei dire, decerebrati.

Se non vi sta bene, siete confusi. Anche io, sapete, mi (con)fusi, miei esseri confusionari che fraintendete il prossimo e le cose. Per esempio, in questo video, sbaglio volontariamente (?) a dire vergogne quando dovrei dire vergogna e viceversa? Chissà. Chi sa sa, voi poco sapete, sapete? Ah ah. Ma non vi è verso. Voi, nemici analfabeti che volete, ah ah, presuntuosamente istruire il prossimo, adattandolo alle vostre direttive malsane da distorsivi e (d)istruttivi ominicchi qual siete irreversibilmente, non sapete nemmeno leggere dei capoversi. Ahuahuah!

di Stefano Falotico

 

de niro cape fear

JOKER: oramai ci siamo, la prossima settimana esce – Presentatevi in sala in smoking, anzi col papillon


26 Sep

joker mesmerizing

Sì, io fui tra i fortunati che lo videro alla 76.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Quindi, posso parlarne con cognizione di causa. Non so se di casa. Visto che, se continuerò a guadagnare così poco, nonostante le mie intellettualmente fruttuose collaborazioni giornalistiche, vivrò da homeless. Sì, senza una casa, probabilmente anche dentro una cassa.

Eh sì, senza soldi, puoi essere pure laureato a Cambridge ma fai la fine delle peggiori capre prese in giro da Vittorio Sgarbi. Poiché si sa, sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.

Non so se molti di voi coglieranno la sottilissima freddura da me qui sopra appena rifilatevi.

Sì, in Italia non possedete quel mood umoristico, diciamo, falotico che permette d’elevarci dalla massa lagnosa, anzi lanosa di uomini e donne penose. Perché lanosa?

Sì, perché l’uomo medio italiano, giunto alla cosiddetta età della ragione, eh sì, sragiona, è solamente in cerca di calore, di donne calorose con le quali fare all’amore per dimenticare le frustrazioni d’una quotidianità arida e cinica, fredda e insensibile.

Aveva ragione, appunto, Travis Bickle di Taxi Driver. lei è come tutti gli altri.

Una catena di montaggio irreprimibile di robot schiavizzati al sistema, piegatisi alle dittatoriali regole ferree del padrone.

Che, per non fomentare rivolte popolari dovute all’ira, scaturita a sua volta dall’esistenziale precarietà oscenamente allucinante, offre alla povera gente panem et circenses.

Lo sa bene Joaquin Phoenix. Colui che spodestò Russell Crowe de Il gladiatore, cazzeggiando da mattina a sera alla faccia dei lottatori, della classe operaia va in paradiso.

Mah, più che altro ascesa, ah ah, nei campi Elisi. E che faranno nei campi Elisi? Non è che anche lì ascolteranno quella moscia di Elisa? Eh no, eh.

Nei campi v’è Giannina Facio, una che dopo essere stata con Rosario Fiorello, nato col Karaoke, ora ama fare l’oca… di Ridley Scott.

Lei capì bene come tirare… a campare.

Giannina, detta anche Gianina. Sì, in Joker, Joaquin Phoenix è doppiato nella versione nostrana da Adriano Giannini.

Va be’, dai. Questa è una stronzata ma prendiamola a ridere. Diamoci al demenziale come John Belushi, irridiamo questa realtà miserabile ove tutti parlano di dignità e di sociale equità ma, in verità vi dico, che oramai la frittata è fatta. E io vedo solo idioti senza qualità.

Sì, non voglio apparire moralista. Il mondo è finito. È irrecuperabile, irredimibile, è sprofondato nella più terrificante trivialità animale.

Tutti, spogliati d’ogni valore intimo e dei loro intellettivi (s)oggetti personali, scorrazzano per le strade, dandosi alla pazza gioia, desiderano essere influencer anche se a stento hanno letto le avventure di Max il leprotto come Max Cady/De Niro di Cape Fear insegnò a Nick Nolte. Nick, un fariseo con la Holy Bible sul comodino, una Juliette Lewis in fiore che lui reprimette con la sua ipocrisia irreprimibile, una Jessica Lange che voleva solo essere scopata dal King Kong prodotto da De Laurentiis e un’amante a tempo perso con cui giocare di squash e succhiare di limonate per poi portare la famiglia a vedere Piccola peste, leccando il gelato. Di sé stesso, soprattutto.

Sì, in Cape Fear, De Niro è Joker. Se la ride di brutto. Ah ah.

Tanto…

Gli psichiatri a che servono, oggi come oggi? A impasticcare le persone per intontirle, per inibirle, per (in)castrarle in ricatti e suggestioni, per comprimerle al fine che s’ammansiscano e s’allineino, appunto lanose e pelose, penose e piene di proiettate paure e indotte pelurie, no penurie… al gregge di pecoroni e dei coglioni senza pavore, in quanto questi esaltati sono dei pavoni. Apparentemente tranquilli, invero hater e facinorosi.

Tromboni e presuntuosi, untori e pungitori. Tanto, basta che regali a una donna una mimosa e, sotto Natale, un pungitopo, e lei t’amerà come dio comanda. Sì, poi la sua topa la darà a uno che legge solo Topolino ma ha i quattrini. E fa il Gastone della situazione.

Ma per piacere.

Sì, poi durante tutto l’anno il marito, quando la moglie e la figlia stanno dormendo, si collega ai siti per adulti e compie gli straordinari. Con tanto di tredicesima al download del film con una indubbiamente figa ma anche talmente moralmente a pecora che andrebbe pure con chi ancora scommette al Tredici calcistico ed è in zona extra time, visto che adesso c’è la SNAI.

Curatori dell’anima che rilasciano parcelle, porcelli che ti fanno credere di essere malato e diverso. Così, mentre loro intascano soldi manco fossero, appunto, delle pornoattrici, tu ti chiudi sempre più nel mutismo, ti barrichi nella metafisica talmente intangibile che, se vedi una bonazza in tanga, piuttosto che tangerla, preferisci buttarti giù dal cavalcavia della tangenziale.

Per sperimentare il vuoto d’un attimo veramente orgasmico. L’adrenalina pneumatica dell’impatto devastante sulla strada ove, a poche centinaia di metri di distanza, batte tua sorella.

Poiché, essendo tu un inconsciente, alla poveretta non garantisti nemmeno la normale fraternità d’un latte caldo sotto le sue svendute tette. No, sotto un tetto.

A quanto viene l’affitto? Ah, cazzo, troppo. Avrai allora delle fitte. Vai a vivere in una palafitta e, già che sei fritto, fatti un fritto misto. Sì, non c’è il mare, lì? Metti a mollo lo squalo. Tanto tutti gli altri pesci abboccano.

Irriditi e irreggimentati, allora, tutti quanti al perbenismo più bieco, in questo mondo ove impera la follia, è giusto che qualcuno abbia detto no.

Visto che è sempre stato considerato un pagliaccio da un mondo di maschere pirandelliane e di clown, è assurto a dio assoluto del collettivo ballo carnevalesco.

Infiocchettandosi e truccandosi meglio di tutti.

Siamo veramente stufi di questo mondo che propugna edonismo a volontà, siamo stanchi di questo mondo di statuine di cartapesta, di gente che i diritti altrui calpesta con l’arma ricattatoria del potere fradicio e impestato.

Mangio delle pennette al pesto e ti do un pestone.

Impazza il sesso più scimmiesco, siamo tutti dentro una burla tragicomica di Eugène Ionesco.

Tu di casa esci? Vedi gente? Non fare più lo struzzo, fai come tutti lo stronzo. Altrimenti, ti strozzano.

Soffochi. Se nasci muta, inizialmente tutti ti vogliono bene. Sei la persona speciale assai simpatica per cui tifare. Ma, arrivata a trent’anni, i ragazzi non ti cagheranno. Prima semmai ti scoparono pure.

Tanto vollero, eccome se vollero, solo divertirsi. Che tu parlassi o meno, a loro non fece né freddo né caldo, ah ah.

Ma poi si adattarono, anzi allattarono alle natiche, no, alle etiche socialmente etniche. Nella società occidentale, un uomo che sposa una donna muta, viene reputato un handicappato. Un fallito.

E tu, muta, sei ora in cura. Già ti mancò dalla nascita la parola, adesso, lobotomizzandoti… non puoi neanche più masturbarti come Sally Hawkins de La forma dell’acqua. Marginalità (im)pura.

Dai, su, cammina con aria sicura, non immusonirti. Non tenere il broncio, sennò agli altri apparirai ancora più scura.

Ah ah.

Questa è la realtà, non ce ne sono altre. Insomma, per quelli con diecimila Euro al mese ci sono sempre altre… ah ah.

È una tragedia. Una delle più grandi tragedie, per l’appunto, di cui l’umanità avrà ricordo. Ancora per poco, essendo al limite. Uomini di core, fate sentire la vostra voce fuori dal coro!

L’infinito di Leopardi è una bella poesia?

Sì, se una di nome Silvia non te la dà, perché ammirare la prima stagione di True Detective e parlare, da filosofo esistenzialista, come Rust Cohle? Devi sorbirti prima otto puntate di un’ora ciascuna.

In poche righe, Giacomo sintetizzò questo…

Ora, se sei Raf e sei sposato a quella gnocca di Gabriella Labate, certamente non sei in un monastero a fare l’abate.

L’hit di Raffaele, uno talmente mieloso che non capirà mai l’amore fra De Niro e Amy Brenneman di Heat:

Ieri, avrei voluto leggere i tuoi pensieri

Scrutarne ogni piccolo particolare ed evitare di sbagliare,

Diventare ogni volta l’uomo ideale,

Ma quel giorno che mai mi scorderò

Mi hai detto: non so più se ti amo o no, domani partirò

Sarà più facile dimenticare… dimenticare…

 

Ah, grazie a ù caz’. Coi soldi che ha, Raffaele, anche se Gabriella chiederà il divorzio, la potrà mantenere e troverà altre che faranno le mantenute. Quando saranno giù, lui lo/le tirerà su.

È come la pubblicità con Pippo Baudo del Kimbo. Più lo mandi giù e più ti tira su.

Sì, tu ora sei soddisfatta, lui ora però è in down perché è già venuto.

L’infinto sai cos’è?

Mostruoso, cattivissimo.

Ora, vi siete redenti, poveri dementi?

Vi si vuole bene. Siete talmente ritardati che vi basta essere laureati per non capire che in verità siete soltanto, appunto, dei trombati.

 

 

di Stefano Falotico

Quando gli idioti pensano di avere di fronte Giancarlo Giannini di Ti voglio bene Eugenio ma si accorgono che sei davvero un Giannini iper-normalissimo, ingenuo ma genio, che doppia al Pacino di Riccardo III – Un uomo, un re ed è Louis Garrel


18 Sep

ti voglio bene eugenio

Eh già, che tragicommedia pazzesca che è stata la mia vita. Per me ma soprattutto per gli altri. Una sorta di sceneggiata napoletana, una pochade, una pantomima di fraintendimenti, di sospetti dalle proporzioni disumane, di semi-complotti da Amleto ma soprattutto di super scemotti che di me credettero d’aver capito tutto e invece nemmeno io capii qualcosa del sottoscritto. Ah ah.

Cosicché fui il protagonista assoluto, oserei dire da incontrovertibile premio Oscar sacrosanto d’una commedia degli equivoci disarmante, il re(o) d’un valzer pirandelliano di maschere camuffanti, di birbanti bastardi, di furfanti che se la fecero nelle mutande, di vigliacchi e cazzoni andanti, di colpi bassi e offese a raffica.

Per un minestrone-zibaldone ove nessuno dei contendenti di tali orgogliose diatribe e meschine rivalse piccine, di questa tenzone ove tutti facemmo la figura, sinceramente, dei coglioni, volle ammettere i suoi sbagli.

Proseguendo indefessamente, da fessi e basta, detta come va detta, a mantener salde le nostre posizioni poco savie.

Fra odi, pettegolezzi e zizzanie da Tina Pica ove io sto giocando tuttora al ruolo del principe Antonio de Curtis, in arte Totò, come ne Il medico dei pazzi.

Invero, d’invertita parte.

Non sono io infatti a credere di essere attorniato da matti, bensì sono i matti a credere che io sia pazzo.

Dunque, in tale pasticciaccio, da diavolaccio mi reco al ristorante e ordino un caffè caldo, dopo di che mi reco in pasticceria e me ne frego se non apparterrò mai alla crème de la crème.

Mando a cagare ogni ipocrita espressione consolatoria come bonjour finesse. Anche perché i francesi non sanno neppure che significhi questo detto storpiato dagli italiani con la panza piena e ignoranti.

Poiché, malgrado tutte le botte ricevute e i metaforici pugni allo stomaco vomitati e senza parsimonia dati, nonostante tanti infingardi invidiosi m’abbiano villanamente gridato “Crepa!”, a me piacerà eternamente gustare dolcemente una farcita crêpe alla Nutella.

Poi, col mio magnetico sguardo al cioccolato, mi dà zucchero osservare una donna dallo splendido culo dondolante che, sul marciapiede antistante, cammina fighissima, stimolando il tiramisù della mia voglia matta assai capricciosa da monello onestamente molto bello.

Sì, non sempre sono in forma. Però, a causa delle mie emozioni, diciamo, basculanti, del mio carattere umorale perfino instabile o forse semplicemente odiosamente amabile, per via del mio carisma bestiale, perciò dagli stronzi considerato insopportabile, talvolta in profondissima depressione casco.

Questo già spiacevolmente nella mia dura esistenza innumerevoli volte avvenne e, diciamocelo, proprio un cazzo venne.

Ah ah. Non chiedo venia ma non mi faccio in vena. Che volete che sia? Un peccato veniale, suvvia.

Dapprima, per risollevarmi dall’inculata devastante, optai per il misticismo e la new age.

Ma m’accorsi subitaneamente che Jude Law di The Young Pope non è santo per niente.

Ah, certo, riesce a fregare Silvio Orlando. Me no.

Lo va difatti a dire a sua sorella che non s’ingroppò Ludivine Sagnier.

Beato lui. Voi non v’inchiappettereste una così?

In The Young Pope c’è un altro falso mai visto, Stefano Accorsi.

Uno che in Radiofreccia perse le parole e si suicidò. Però, nella vita reale, non ne perse nemmeno una. Come no?

Laetitia Casta lo sa. Ma, appurato che Laetitia ebbe che Stefano la tradì ripetutamente, essendo l’Accorsi un Maxibon, ovvero uno che non ama le scremature ma a cui piace sia una bianca che una nera, da cui Du gust is megl che uan, lo mandò a fare in culo. Direttamente.

Ah, maledetti, mi faceste incazzare e persi la testa. Sbranato dalla rabbia, inizialmente pensai che sarebbe stato opportuno isolarmi all’Overlook Hotel come il mitico Jack Nicholson di Shining.

Per sgombrare la mente da ogni porcata subita.

Però, anziché diminuire l’ira, crebbe a dismisura in ogni sen(s)o ancora la sfiga.

Ma ora di nessuno ho più paura, essendomi venuta una voce da doppiatore Giancarlo Giannini e una bella faccia da culo come il migliore lupo “cattivo”.

No, non Al Pacino ma sempre lui, vale a dire Bob De Niro di Cape Fear.

Detto ciò, oggi ho letto un annuncio lavorativo che potrebbe fare al caso mio…

Stiamo cercando una figura di BIBLIOTECARIO/A presso le biblioteche di Bologna.

Profilo ideale:

Laurea di primo livello in: Lettere, Archivistica e Biblioteconomia, Scienze Storiche; Scienze dei Beni Culturali o Beni Culturali.

Esperienza documentata in servizi bibliotecari di front office.

Competenze relazionali elevate quali le capacità di ascolto, accoglienza, comunicazione efficace, spirito di gruppo, adattamento agli ambienti pluri-culturali.

Conoscenza del software gestionale SEBINA NEXT.

Disponibilità da settembre 2019

Mansioni da svolgere:

Servizi di Front Office: Gestione del pubblico (accoglienza, prima informazione, iscrizione al servizio e attività di prestito/restituzione, assistenza e orientamento all’uso delle risorse, iscrizioni).

Reference di base e specialistico.

Servizi di Back Office: Gestione del patrimonio documentario (ricollocazione, riordino scaffali, etichettatura, gestione emeroteca, gestione materiali informativi).

Sorveglianza e riordino dei locali della biblioteca anche in occasione di iniziative culturali diurne, serali o festive.
Attività di supporto alle iniziative culturali finalizzate alla promozione del Servizio e del suo patrimonio

Si offre:

Contratto e inquadramento a seconda del profilo individuato. Inoltrare candidature con foto a…

 

La mia risposta:

Buongiorno,

mi chiamo Stefano Falotico.

Ho letto su Indeed che siete in cerca di un bibliotecario. Ho altresì letto la descrizione della vostra prestigiosa offerta, dunque mi candido e v’invio il mio c.v.

Detto ciò, non posseggo una laurea triennale in Lettere, Archivistica e Biblioteconomia, ma ho scritto numerosi libri, romanzi d’avventura, noir e perfino storie erotiche, saggi monografici su registi e attori di estremo rilievo mondiale. Opere ottimamente apprezzate, tutte regolarmente in vendita sulle maggiori catene librarie online, dotate di codice ISBN e depositate legalmente proprio alle nazionali biblioteche di competenza e archiviazione dei testi editi in Italia.

Su Amazon e su IBS.it, le più fornite e importanti librerie online, per l’appunto, potete trovare tutte le mie pubblicazioni nei vari formati cartaceo e digitale:

https://www.ibs.it/libri/autori/Stefano%20Falotico

Sono anche creatore, ideatore e curatore di alcuni siti a tematica cinematografica come www.mulhollandlynch.com e da parecchi anni svolgo, in veste di collaboratore giornalistico, il lavoro di critico e recensore presso la rivista Daruma View:

http://darumaview.it/author/stefano-falotico

Poche settimane fa, infatti, da accreditato stampa sono stato alla 76.a Mostra d’Arte Internazionale d’Arte Cinematografica come inviato della rivista suddetta per recensire i film presentanti a quest’importantissima kermesse. Inoltre, l’anno scorso, il quotidiano Il Giornale mi ha dedicato un bellissimo articolo comparso nella pagina Spettacoli riguardo la mia monografia sul cineasta John Carpenter:

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/john-carpenter-genio-discusso-destinato-rinascere-1581202.html

Se foste interessati alla mia candidatura,

potete gentilmente scrivermi alla seguente mail oppure telefonarmi al numero… al fine di poterne discutere assieme.

Distinti saluti,

Stefano Falotico

 

Ecco, arrivati a questo punto della storia, assomiglio sempre più al vero, attuale amante e marito di Laetitia Casta, cioè Louis Garrel di J’accuse del Polanski. Secondo voi, no? Secondo me, sì.

O forse ho solamente una voce migliore del figlio di Giancarlo.

 
Morale: a dispetto delle batoste micidiali di cui patisco ancora il contraccolpo, di Joker ce n’è solo uno, gli altri non sono nessuno.

 

di Stefano Falotico

joker phoenix

I miei personaggi preferiti sono Travis Bickle, Max Cady e Jena Plissken, anche Harry Powell, da qui il mio alto livello di stronzaggine impareggiabile


19 Jul

Sì, il mitico Bobby Mitchum de La morte corre sul fiume.

Stronzaggine: Abito mentale spregevole, che si palesa in comportamenti scorretti.

Talvolta, nei momenti di forte cupezza, il mondo mi sta sul cazzo. Ciò avviene spesso.

Ad esempio, stasera ero in cucina a fumare una sigaretta, con le gambe comodamente accavallate, al che fuori facevano casino. Ho riempito dei gavettoni e gliel’ho rovesciati addosso.

– Guarda che ti denunciamo! Figlio di puttana!

– Ah ah. Ma che volete denunciare? Per un po’ d’acqua. Vedete piuttosto, anziché cazzeggiare, d’innaffiare le vostre bambine che son tre ore che aspettano di essere bagnate e invece voi state a parla’ de stronzate!

– Saliamo su, dove abiti, e ti riempiamo di botte.

– State attenti che non scenda io e vi spedisca al traumatologico.

– Senti, stronzo, che cazzo vuoi?

– Volevo solo rompere i coglioni.

– Fottiti!

– E voi fottete!

 

Al che, accendo Instagram e incappo in una ventiduenne di “ottima fattura”, dalla pregiata confezione di cosce, “architettonicamente” molto tonica, che dice di abitare a Bologna.

Per pura provocazione, le mando questa foto.

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– E tu chi sei? Nasconditi, scemo!

– Vedi di nasconderti tu ché a troppo darla di qua e di là finirai peggio della Parietti.

– Ma che vuoi? Chi sei? Ma va’ là. Va’ la’ è la classica espressione bolognese dei maleducati.

– Volevo solo fare due chiacchiere con te, scusa.

– E per questo mi mandi, a tradimento, una tua foto. Dov’è il nesso?

– Varie volte, in passato, mi sono approcciato a te in modo più garbato. Sai, da parecchio ti tengo d’occhio e, nei momenti di maggiore sconforto, due tre tue foto servono “all’occorrenza…”. Solo spedendoti questa faccia da schiaffi potevo stimolare in te una reazione, che infatti c’è stata.

– Senti, ho già un uomo che soddisfa ogni mio desiderio.

– Su questo permettimi di dubitare. Ma soprassediamo. Allora, ce la facciamo una… chiacchierata? Schietta, un po’ rustica?

– Non ho piacere a parlare con te. Mi stai antipatico già dalla faccia.

– Sei una bellissima donna. Ora, donna forse è un po’ troppo per te, ma sei sulla buona strada. Utilizza bene la tua bellezza e non finirai sui viali.

– Basta. Hai rotto le palle.

– Volevo utilizzare il tuo viso, così dolcemente stronzo, per la prossima copertina di un mio libro. Il titolo del libro è Donna gatta ama la sua topa. Ti piace?

– Non c’è pericolo.

– Pericolo? Ma hai fatto le scuole in Cambogia?

– Ah, pure razzista sei.

– No, sono un purista della lingua come Moretti in Palombella rossa.

– Chiamo il tuo ragazzo e ti farà capire lui come si parla.

– Non c’è pericolo. Sarà un arretrato come te. Mi basterà fargli un sorrisino e gli cascheranno le palle.

Bimbetta, vedi di crescere e vai a dormire.

 

Quindi, ho indossato il pigiama.

 

di Stefano Falotico

Il Principe (non) detta legge: basta con gli accampamenti… di scuse, vedete davvero di creare un mondo migliore, partendo dalle fondamenta, anzi, dai fondamentali


11 Jun
CAPE FEAR, producer Barbara DeFina, director Martin Scorsese on set, 1991, (c) Universal

CAPE FEAR, producer Barbara DeFina, director Martin Scorsese on set, 1991, (c) Universal

Sì, mi son stufato. Oh, io mi stufo e scaldo, non solo di rabbia, quando arriva Ottobre, le caldarroste nelle stufe. Che, profumate, rosolando ben arrostite, emanano una fragranza che entra dritta nelle mie narici, che a loro volta inalano quella gradevolezza della castagna che poi ingurgito nelle mie labbra già saporite per mia natura gustosa.

Sì, bando alle ciance, son uomo stuzzicante, quando son in forma mi rendo squisito, stimolo l’appetito delle donne, che mi mangerebbero in un sol boccone, son sfizioso al loro palato e di lingua lecco con avidità succulenta.

Ah ah.

Sì, io parlo a ragion veduta, come si suol dire. E se dico ciò che vi sto per dire è perché io so, l’ho provato sulla mia pelle, ho conosciuto stati alterati della mia mente così abrasivi alla mia anima, afflitta e sconsolata, che ora non patisco più la pigrizia sconsiderata dell’uomo medio inconsolabile che mangia solo acida insalata, colui cioè che sempre scuse accampa. E ti sfancula, stronzo, con le sue dita medie. Più che vegetariano è un vegetale.

Sì, la sua vita non ha scusanti, eppur è corroborata dalla continua testardaggine e dalla più bugiarda scusante. Appena entra a contatto con una realtà che non sa affrontare, come faceva la volpe con l’uva, dice che l’uva è acerba, e che lui merita il “meglio”. Cioè l’immobilità del suo pensiero stabilizzatosi nella mediocrità più egoistica, pusillanime, soprattutto menefreghista. E rinuncia ai piaceri veri della vita, imperterritamente procrastinando il piacere in una dimensione paradossalmente repressa in cui si sente felice. Assurdo, no? Sì, l’uomo medio si auto-inganna in continuazione, ed è incurabile.

Quando era adolescente, costui rifiutava l’amore, sostenendo che lui era superiore a certe smancerie, era già “elevato”. Elevato tanto che non lo “elevava” mai. Preferendo la compagnia di libri, ottimi, per carità di Dio, ma la teoria, anche la più nobile, è bella quando la si applica, perché altrimenti diventa triste retorica, una stupenda argomentazione priva di vita sentita davvero, vissuta, compenetrata… disanimata, è solo disamina sterile, sterilissima come può essere un florido, gagliardo uccello… tarpato.

Io parlo con cognizione di causa, sì, passai tempo infinito, sterminato che ancor oggi mi lecco le ferite, a fissare il soffitto, immaginando un mondo migliore e castigandomi nel più assoluto mutismo. E, tra il dire e il fare, c’era di mezzo il mare. E patii immensamente la mia lontananza da coetanei sicuramente meno intelligenti di me ma certamente più direttamente godenti (ah, godenti è magnifico) l’odore della suzione, sì, succhianti la linfa vitale orgasmica e soprattutto succhiati da ninfe, forse plebee, volgarotte e zoccoline, ma senza dubbio utili a un fottuto pompino. Sì, anch’io dovevo spomparmi, essere diciamo così più invogliato, imboccare quelle “spremute” e lasciar che il succhiotto, no, il succo spruzzasse, no, gioia sprizzasse.

Ora, prendiamo Cape Fear. Chi non l’ha capito, lo rispediamo dalle suore. Che poi anche le suore…

Max Cady è pazzo, questo è fuor di dubbio, ma tanto sano non è neanche il Bowden. Lui se la spassa con le amanti e relega la moglie al ruolo di marionetta, reprimendo la figlia e colpevolizzandola solo perché ha fumato marijuana. Quando lui fan ben di peggio e si comporta nel quotidiano in maniera mostruosa. Si professa credente, non solo della Holy Bible che rinnega a piacimento, ma del Sesto Emendamento. E poi non difende a dovere, sì, un uomo macchiatosi di un crimine orrendo, lo stupro, ma perfino contribuendo a far sì che la sua sacrosanta pena venga prolungata. Inaccettabile, imperdonabile. In parole povere, il Bowden è un porco. Che campa coi soldoni sulle disgrazie altrui. E sta impartendo alla figlia un’educazione farisea e bigotta. La tratta come una bambina quando vuole lui e le compra il gelatino, poi si turba quando vede le sue gambe in bella vista con lei che indossa soltanto un paio di slip da ragazza innocentemente impudica.

Tornando invece a Cady, in carcere è impazzito più di quello che era già prima, ma in qualche modo la durissima esperienza carceraria l’ha illuminato. Perché, dopo tanto errare, sia nel senso di aver commesso mille orrori ed errori, sia nel senso di aver vagato nella perdizione, rinsavisce. Fino a un certo punto. Perché è libero ma è accecato dall’odio e da una voglia inconcepibile di vendetta nei confronti del suo avvocato che ritiene essere il principale responsabile dei suoi patimenti. In questo è pazzo, Cady. Ma, nella sua folle lucidità, è l’involontario salvatore della figlia di Bowden. Le fa capire che sta equivocando la vita, e che i suoi studi sono, sì, nobiliari e corretti, ma che le sta sfuggendo il piacere dalle mani. E dopo lo rimpiangerà soltanto perché voleva la vita “sana”. E la sprona a leggere Miller perché o lo legge subito, in pieni suoi turbamenti adolescenziali, oppure poi non solo non avrà più il tempo di leggerlo ma non lo capirebbe neppure, non lo godrebbe. Perché sarà semmai sposata, con le bollette da pagare e lo stress di un lavoro impiegatizio e frustrante. E allora addio vita selvaggia, addio ai sogni di libertà, addio alla purezza del godimento un po’ euforico com’è lecito e bellissimo che sia a quell’età.

 

– Stefano, e dire che io pensavo fosse solo un buon thriller.

– Infatti tu non hai capito un cazzo, non solo del film ma della vita.

– No, io ho capito tutto. Guarda questi. Che infami. Stanno sempre a divertirsi e a ballare. Ma chi dà loro tutti quei soldi? Io sono un tipo da Essi vivono.

– Guarda che Essi vivono non è un film contro il piacere della vita. Anzi, tutt’altro.

– In me vige lo spirito guerriero dell’uomo che si spezza ma non si piega.

– Sì, anche quello del tonto. E, in questo tuo vigere, continua pure a barricarti nell’accampamento. Un insediamento, alla lunga, masochistico.

 

L’altra sera ero in giro per strada. Al che si avvicina una…

 

– Posso offrirti da bere?

– Ma per l’amor di Dio. Sai chi sono io? Io sono laureata in astrofisica nucleare e in ingegneria aerospaziale.

– Ok, come vuoi. Hai visto in cielo? Guarda come la Luna, nella rifrangenza trigonometrica dei suoi crateri asimmetricamente lucenti, irradia la sua luce pallida su noi mortali che viviamo in palazzi di cemento armato e ci armiamo nel fare sempre stupide guerre. Dico, continua così… Ammira e fatti ammirare. Ottimo! Mi serve una statuina nel presepe, mi manca la scema del villaggio.

 

 

di Stefano Falotico

Genius-Pop

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