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I migliori film sull’istituzione scolastica – I soliti (ig)noti


22 Jun

prima notte di quiete delon

Il film Arrivederci professore di Wayne Roberts con Johnny Depp non è un grande film ma non è neppure così disdicevole e da buttar via.

Trattasi di operetta sorretta dal carisma di Johnny Depp.

E sul Depp vorrei finalmente chiarire un punto importantissimo che spesso ai più sfugge.

Stiamo parlando di un attore vero che non ha frequentato però nessun Actor’s Studio. È un talento istintivo immediatamente scoperto per fortuite circostanze e per la sua naturale, incontaminata intraprendenza assai coraggiosa. Sottolineata inoltre dalla sua iniziale carriera all’insegna di ruoli sdruciti come i jeans di un novello James Dean (Dean forse in vita sua mai lesse una novella), ruoli smaccatamente iscritti alla sua genetica fisiognomica da eterno adolescente, un po’ efebico e molto dionisiaco, simbolizzazione della rabbia tormentata del giovane, appunto, leggermente sbandato ma dall’anima intattamente romantica.

Fu istradato, come scrissi qualche giorno fa, alla carriera cinematografica nientepopodimeno che da Nicolas Cage. Sì. E se, da Nightmare alla particina incisiva in Platoon, da Kusturica a Tim Burton, il passo fu brevissimo più di un fulminante lampo, il Depp è uno dei pochissimi attori nella storia, oserei dire, che a soli trentatré anni, l’età in cui Cristo morì, ascese consacrato ad avere il nome del personaggio da lui interpretato, ovvero Donnie Brasco, nella bellissima pellicola omonima di Mike Newell, sceneggiata da un Paul Attanasio in stato di grazia. Uno dei pochissimi a cui fu dato il permesso di recitare con mr. Corleone e Scarface/Carlito in persona, Al Pacino.

Vorreste correggermi? Donnie Brasco è uscito nel ‘97 e dunque, essendo Depp nato nel 1963, aveva 34 anni all’epoca.

Sì, ma le riprese iniziarono molto prima e Depp, per questo film, per tale ruolo suddetto e sudato, sicuramente il copione l’avrà ricevuto, almeno, l’anno prima.

Quindi ho ragione io. Erano 33 come gli anni di Cristo. Tu invece hai ottant’anni e manco hai mai visto Donnie Brasco.

Fra l’altro, non vorrei infamarti, vecchiaccio della malora, ma secondo me non hai mai visto in vita tua neanche una Winona Ryder nuda. Nemmeno nei film con lei protagonista.

Su questo non posso obiettare. E dove potevi vedere Winona nuda? È l’attrice più pudica del mondo.

La massima scena di sesso che s’è concessa, in mezzo déshabillé castigatissimo, è stata in The Iceman.

Ma si rivestì subito perché Michael Shannon le fu appunto freddissimo. Eh già, come fredda lui Uomini e donne da De Filippi, cioè merde mai viste, nemmeno un cecchino.

Poi Winona, con estrema parsimonia, elargì qualche reggiseno di qua e di là ma Gary Oldman, ne il Dracula di Bram Stoker, in versione mostro-licantropo s’ingroppò l’amichetta ignuda.

Ma siamo sicuri che il Dracula di Coppola sia uno dei film d’amore più puri della storia? Forse sì, il Nosferatu di Oldman ci dà senza badare a fedeltà coniugali, spinge in forma, diciamo, maledetta.

Roba che Marlon Brando di Ultimo tango a Parigi è un mon(a)co.

Peraltro, prima di sbarcare a Londra, se ne stette nel castello dei lupi da Frankestein Juniorlupo ululi lupo ululà con tre pezzi dell’Ubalda fra cui Monica Bellucci, una sempre andata forte a tette.

Sì, praticamente Hugh Hefner.

Detto ciò, Arrivederci professore vale il prezzo del biglietto anche per Rosemarie DeWitt. Donna spesso racchia ma che, in questo film, coi suoi tailleur finissimi in più di un’occasione me l’ha fatto diventare ritt’.

Dunque, arriviamo a Scent of a Woman, film iper-retorico che, a differenza di quello che potrebbe sembrare dal titolo, non è incentrato tanto sul profumo femminile, bensì sulla castrazione psicologica di un ragazzo buonissimo, lo studente in erba di una scuola prestigiosa mentre gli altri coetanei del suo paese stanno solo a cazzeggiare in cortile, fra porchette e parchetti in eterne pause molto cretine più che ricreative, fumando l’erbetta con le sciocchine.

Al che, ad Al Pacino girano i coglioni e fa piazza pulita di tutti gli imbroglioni. Ecco, davvero vogliamo che i Philip Seymour Hoffman della situazione, questi futuri panzoni pieni, oltre che di carne di maiale nel cervello come in Onora il padre e la madre, nel fegato marcio, si arroghino il diritto, un domani, di essere dei porcellini in parlamento?

Questi qua sono delle serpi. Sono quelli che oggi, sotto profili anonimi, si scatenano sotto i video sexy di YouTube a scrivere oscenità triviali e pazzesche alle donne scosciate più sensualmente allucinanti, eppure fra solo un paio d’anni saranno rettori di una cattedra universitaria.

Ho detto tutto.

Ci vorrebbe Sean Connery di Scoprendo Forrester… Sean, il protagonista de Il nome della rosa.

Da cui, ragionando di semantica da Umberto Eco, il parallelismo con la celeberrima poesia di Walt Whitman, Carpe Diem, recitata sino allo sfinimento da Robin Williams de L’attimo fuggente:

Cogli la rosa quando è il momento ché il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà.
Infatti, Robin Williams vinse l’Oscar per Will Hunting ma poi cadde in depressione.

Anziché fare la fine del suo personaggio ne La leggenda del re pescatore, si rifiutò di seguire le cure farmacologiche, a base di neurolettici immondi, prescrittigli dai nuovi lager nazisti, ovvero i pedagogici, come no, centri di salute mentale.

Fece benissimo, quando una vita è distrutta, le compressioni e i buonismi consolatori non servono a nulla. Se non a renderti più rimbambito del demente che la vita, con le sue botte tremende, ti rese. Meglio la resa alla resistenza, fidatevi.

Peraltro, io non ho capito l’incoerenza del personaggio di Depp, Richard, in Arrivederci professore.

Prima va nel pub con pubescenti che, se non realizzeranno i loro sogni, diverranno materia di studio per un film di Todd Solondz, beve birra in loro compagnia, fa l’occhiolino alla barista sfigata e dopo un minuto se la fotte in maniera screanzata e villana nel bagnetto.

Dunque, gli vengono i sensi di colpa moralistici e, prima di morire di cancro, recita l’ultimo predicozzo ai suoi allievi.

Dicendo loro che la vita è tutta un porcile, una puttanata.

Infatti, non essendo questi ragazzi figli di giornalisti affermati o figli d’arte, cazzo, saranno fottuti.

Questa è la verità.

Il resto è retorica.

Prendete ad esempio Paul Giamatti de La versione di Barney. Diventa Innamorato pazzo come Adriano Celentano per la sua Rosamund Pike. Lei però lo tradisce con tutti, pure col miglior amico.

E Giamatti, dopo mille poesie leopardiane, dopo aver ammirato la sua Rosamund leopardata, perde ogni grinta leonina, nessuna pecorina con lei fa più ma viene messo a pecora dall’inculata bestiale.

E da Giamatti diviene matto e basta. Bastonato!

Che poi… anche se non sei esteticamente fantozziano come Giamatti ma un figone come Ben Affleck, la Pike ti combina lo stesso casini della madonna.

Basti vedere L’amore bugiardo – Gone Girl.

Mah, a me non convincono neanche quei maschi critici di Cinema che si dichiarano, oltre che ben pagati, felicemente sposati e appagati. Non sono mai soddisfatti, diciamocela.

Sì, nelle loro recensioni inseriscono sempre battute piccanti sulle Edwige Fenech di turno.

Dunque, non sono credibili in merito alla loro esegesi non solo cinematografica, bensì rispetto a quella… riguardante il loro sguardo oggettivo della vita.

Detta come va detta, sono uomini che hanno fatto flop.

Quindi, se il critico della minchia sostiene che Kubrick sia universalmente, imperituramente superiore a Cronenberg, lo ficchiamo subito all’Overlook Hotel e poi mi dirà…

Sì, Cronenberg è un genio, Kubrick era solo un misantropo.

Di mio, che posso dirvi?

Sto antipatico a tutti, soprattutto a me stesso.

Io non mento mai, nemmeno se fossi Alain Delon.

Ah che guaio se un giorno lo diventassi.

Avrei l’anima spaccata in due. Allora davvero non ci capirei un cazzo.

Sapete la verità?

Questa disgrazia è successa e sarà La prima notte di quiete…

Parola di Michael Douglas di Wonder Boys.

Che poi… anche quel brutto detto italiota… ah, se non studi, farai il camionista.

Non c’è mica niente di male a fare il camionista.

Prendiamo Stallone di Over the Top. Un filmetto e in questo filmetto Stallone, indubbiamente, non interpreta la parte di uno laureato alla Bocconi. Ove peraltro i professori imboccano le studentesse più ingenue.

Però, uno come Stallone, uno con la faccia da zotico camionista, come dicono i grandi acculturati del cazzo, non si sarebbe mai sognato di commettere e perpetrare bassezze oscene, a differenza di quello che nonnetti radicalchic sono invece capacissimi di combinare. Speriamo non più, eh eh.

Ah, il nonnismo!

E mi pare giusto che Lincoln Hawk, il falco… della notte, abbia a codesti impostori dato una lezione di vita da spezzare loro il braccio e anche qualcos’altro.

Sì, siamo stanchi di questi tromboni che vanno a dire in giro che sei un ignorantone come Stallone, da costoro reputato un uomo e un attore di merda, gli stessi che esaltano la “folle” classe recitativa di Jack Nicholson ma hanno sempre avuto un piccole problema di comprendonio.

Loro nella vita non sono stati né Stallone né Nicholson. Capisc’?

Semplicemente non sono stati nulla. E la finissero pure di esaltare I soliti ignoti. Sì, grande film ma poi questi nella vita vogliono essere notissimi, danno al prossimo perennemente delle note, giocano di super-cazzole da Amici miei pericolosissimi.

Che tristezza di gente, ragazzi.

 

di Stefano Falotico

Ricapitolando gli Oscar 2015 attraverso YouTube


07 Mar

“Jack Reacher”, il secondo Trailer


19 Oct

 

Tom Cruise più “stronzo” come non mai, come c’abitua da inizio carriera, eccezion fatta per la “pausa” Kubrick.

 

Qui è Jack Reacher, un poliziotto che agisce ai margini della legalità, che fa di testa sua, un po’ alla Marion “Cobra” Cobretti di Stallone.

 La legge ha i suoi limiti. Lui non he ha…

In un cameo, ancora il Cuore di tuono Robert Duvall, nei panni del cattivissimo, invece, addirittura il regista Werner Herzog.

 

Io vedrò questo film per una ra-egione (“pubica”) in più, la signora Rosamund Pike.

Secondo il mio “superbo” avviso, la Donna più sexy di sempre.

Come si fa a resistere a una bionda così? Altro che Nicole Kidman. To die for?

No.

Dedicato a…


21 Oct

 

Sì, mi par doveroso rilustrar un vecchio scritto “perditempo” dell’anno, su per giù, del 2003, o fine 2002.
Tempi tribolati di creativa, logorroica confusione, quando rimestavo fantasiosamente nel mio “chiasso” della mente. E spuntò Willis dal “cilindro”, “insaccandomi” in Lui.
Tutto si riferisce a quel periodo, forse a quel Marzo in cui compì gli anni. O li “compimmo”, “compitandoci” di nuovo in una memorabilia veloce e schietta da “compilar” in fretta & (s)furia.

All’epoca, scomparivo parecchio, “sparecchiando” la mia esistenza, m’apparivo così.

 

Forse, ero un surrogato.

 

 

 

Bruce Willis, lo “scartolato”, come dicon a “Bulagna”, carismatico bastardazzo.

Costui nasce il 19 marzo 1955, ed è un teutonico. Avete capito bene, babbei.
Il Bruce è un tedesco, ma al signor Willis stanno sul gozzo le puttanate naziste-hitleriane e ben presto, dopo essersi diplomato in una high school scalcinata di un Paese di cioccolatini, decide di fare il “cazzone”.
È sempre stato ‘na capa tosta il Bruce. Spesso in compagnia di giovani ancelle ha giocato al “gioco del meccanico”.
Il “gioco del meccanico” consiste in questo. Tu “olii” la bocca di Bruce e Lui aziona la leva idraulica.
Stancatosi delle
donne germaniche, approda in quel di Hollywood.
Da subito affascinati dalla sua stempia e dalla sua pancetta da operaio delle ferrovie, viene ingaggiato come John McClane, il duro del grattacielo. Un grande ruolo, e da allora
non c’è n’è per nessuno/a. La prima a cadere nella trappola è Demi Moore, Donna dotata “tettualmente”.
Dalla felice unione nascono dei bei pupetti.
La storia del Bruce prosegue.
Tocca al signor De Palma Brian dargli un ruolo di “spessore”. Ed eccolo, tutto in ghingheri nella parte del dolce vitellone dell’alta borghesia nel “masterpieceIl falò delle vanità, film imprescindibile nella filmografia del Falotico.
Film di gelosie, di arpie e di volgari crudeltà.
Il Willis non risulta molto credibile e preferisce puntare sulla saga di Die Hard. Anche un po’ “sega”.
Della serie “Non c’è 1 senza 3”, anche se ci sarà il quinto…
Ne gire di stronzate, il signor Willis, ma con quella faccia gli perdoniamo tutto, anche le sue incursioni “impegnate”.
Come dimenticare il ruolo “mitico” dello psicanalista Bill Capa ne Il colore della notte, film di matrice “Chiappa e inchiappetta”.
Il colore della notte, della serie “il dottore e l’ammalata”.
– Scusi sono il dottore, lei è da curare!
Jane March: – Prego, entri, si accomodi, sono un po’ turbata.

Ma il Bruce, nonostante i passi falsi, sa farsi valere.
Lo stesso anno entra fra i grandi col Butch Coolidge, personaggio balboiano, gemello di nascita di Steve McQueen.
Tarantino lo elogia, lo definisce un “John Wayne con l’aplomb di Humphrey Bogart”.
Che Uomo.

L’anno dopo è il turno de L’esercito delle dodici scimmie, film kazzuto-apocalittico-catastrofico, un monito assai pessimista sulle sorti dell’umanità, con un Brad Pitt schizzatissimo versione cuculo.
Il film passa abbastanza inosservato, ma resta un cult per tutti gli affezionatissimi.
Altri ruoli, altre grandi parti, scusate mi commuovo, che momenti.
Applauso al Bruce!!!
HIP-HIP-URRA’!!!

Last Man Standing
The Fifth Element
The Jackal
Cazzo.

Poi la parentesi “seriosa”.
Con sesti sensi…

& Unbreakable


Cade però… ma non rovinosamente…Hart’s War
Tears of the Sun, con una Bellucci mai così monaca e perbenina.
Ma spesso il Bruce fa la “manina”.
Lui, Uomo di “marina”, che vergogna…

Quest’anno esce con Hostage, spy-story di classe, un thriller d’alta scuola, imperdibile.
In attesa dell’attesissimo Sin City della ditta Rodriguez-Frank Miller.
Film sbullonato con un supercast e una supergnocca, Jessica Alba, la Donna della Notte.

Il Bruce sa il fatto suo, è come il Genius-Pop.

Buon compleanno Bruce, grande sparacazzate.

Fra le sue: “Sono più orgoglioso di essere padre che essere attore”.
AHUAHUAH!!!
Infatti i suoi figli devono ringraziare cotanto padre, un Uomo da 25 milioni di dollari a film.
Veramente un Bruce.

Sì, ero molto “persuasivo”, infatti mi persuasi che la Luce non m’abbagliasse.

 

 

Un replicante, a “riposo”.

Eh no, non mi “spacco”.

 

 

Firmato il Genius

Genius-Pop

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