Posts Tagged ‘Sylvester Stallone’

Manhunter in Blu-ray Limited Edition, parola di Marion Cobretti con tanto di Ray-Ban


22 Apr

manhunter bluray

Sì, me lo sono già pre-ordinato.

Vi racconto questa.

Da tempo immemorabile, sono tormentato da uno psicopatico.

Questa è stata una delle mie risposte all’ennesimo suo affronto da pavido cornuto:

– Non è che mi fai la fine di Tom Noonan di Manhunter?

 

Lui, incazzatissimo, ha replicato così:

– Ora, ti ammazzo!

 

E io:

– Ecco, vedo che sei già Dente di fata. Mi spiace.

A questo punto, guarda, non so come aiutarti. Chiedi ad Hannibal Lecter.
Lui:

– Io ti mangio vivo!

– Sì, io e Clarice Sterling adesso però andiamo a mangiare una bistecca al sangue al ristorante. E poi anche altrove.

 

Dopo questa risposta, costui è ora in un centro psichiatrico giudiziario ove mangia pane integrale e insalata perché ha dato troppo di stomaco.

Il suo compagno di stanza è Michael Rooker di Henry.

Ho detto tutto.

Cobra è veramente una stronzata se paragonato a questi capolavori da me appena succitati.

Ma più passa il tempo e più sono uguale a Stallone.

Sì, per anni il fuori di testa sopra menzionatovi ha pensato che io fossi pazzo.

Finalmente, con molto ritardo, ha realizzato che il matto è lui. Il fatto è che continua ad avere dei dubbi. Insomma, è pure scemo. Secondo voi, come la prenderà? Sì, la prenderà molto male, però da me lo prende sempre benissimo.

Ah ah.

Ecco cosa succede se un demente vuole rivaleggiare con uno che la classe di Anthony Hopkins.

 

di Stefano Falotico

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I geni innati e diventati, i criminali veri e quelli diventati nel Cinema e nella vita, i combattivi dannati


26 Mar

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Sì, da tempo immemorabile, son affascinato da questa questione.

Geni si nasce o si diventa?

E, come sostenuto nella tesi del professore-criminologo dell’episodio 1 di Mindhunter, tesi a sua volta avvalorata da studi accademici a riguardo, criminali si nasce o, meglio, l’indole criminosa è insita nel codice genetico oppure si è diventati criminali poiché costretti dalle circostanze?

Ebbene, forse mi pongo problemi inutili. Ma adoro l’inutilità della banalità. Perché, nell’apparenza del banale, son intrinsecamente celate molte verità a volte non accettate, inascoltate o, peggio, date per assodate.

Come nei proverbi. I proverbi son detti popolari spesso molto generalisti, appunto scontati. Ma se si sono generati e a loro volta tramandati di generazione in generazione, ecco, una ragione, anch’essa banale, la possiedono. Deve esserci.

Ad esempio, chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

Uno dei detti più repellenti di sempre. Altamente discriminatorio di un handicap fisico sul quale non bisognerebbe scherzare. Che poi… anche la parola handicap mi pare alquanto obbrobriosa. Stigmatizzante.

Limitante. Poiché, con un epiteto così sinceramente imbarazzante, si classifica la validità di una persona sulla base di una carenza fisica, d’una sua difettosità. E di quella persona si giudica soltanto l’esteriorità, trascurando totalmente la sua anima e il suo valore umano, soprattutto.

Sarebbe come dire che se hai per amico un muto, diventi anche tu muto.

Sì, ora potrete obiettare in merito a questa mia netta, liberale presa di posizione. Perché io stesso, l’altro giorno, ho scritto che, a furia di frequentare gente ritardata, il ritardato diventi tu.

No, questo lo riaffermo orgogliosamente. Anzi, lo rimarco e sottolineo con tanto di evidenziatore. Col termine ritardata non definisco la gente con evidenti limiti percettivi della realtà, con scarsa capacità cognitiva e sottosviluppata coscienza, bensì il contrario.

Quel genere di persone molto superbe, dunque stupide, che impongono di conseguenza la loro visione stupida del mondo al prossimo. E, in maniera ricattatoria, altamente persecutoria e oppressiva, comprimono l’altro affinché si attenga ai loro bacati, superficiali, solipsistici schemi mentali e, di conseguenza, sociali.

Ora, ho tradotto in inglese il mio libro su John Carpenter. E presto lo vedrete sui maggiori stores internazionali.

Ho fatto, come sempre, tutto da me. Perché, se dovessi aspettare la mano di qualcuno il cui massimo pensiero è come rimorchiare una tizia, peraltro zotica e sciocca, che dunque non ha tempo da perdere con le mie creazioni “deliranti”, come si suol dire, starei fresco.

Anzi, al fresco. Perché talmente enorme sarebbe l’indifferenza, tanto terrificante e vergognoso sarebbe l’egoismo che sarei costretto a dargli un pugno in faccia per colpa del suo screanzato affronto e della sua perfida, invidiosa o menefreghista pusillanimità bastarda.

E mi trasformerei in un piccolo criminale. Sì, da strapazzo, invero molto ridicolo. Ma riceverei un’ammenda, mi beccherei una denuncia e semmai potrebbe capitarmi pure di peggio.

Soltanto per aver avuto il coraggio di affrontare a muso duro, è il caso di dirlo, la cafona codardia di una persona che reputavo amica, perciò una persona della quale mi ero fidato ciecamente e ritenevo che potesse aiutarmi nel momento del bisogno, la quale invece si è dimostrata inutile, in una parola stronza.

Preoccupata solo della sua panza e del suo c… o.

Eppure, a causa del mio gesto istintivamente rabbioso, partorito dall’esagerata cafonaggine scostumata, patirei pene dell’inferno.

Sì, mi fermerebbero, divorandomi l’anima per appurare se il mio gesto è stato indotto soltanto dalla rabbia oppure è stato il prodotto di un disturbo mentale. Sarei diventato un indagato.

E, per scagionarmi, intanto passerebbe tantissimo tempo. E, anche se fossi assolto, discolpato da ogni pregiudiziale accusa infamatoria, avrei perduto tempo prezioso dietro spiegazioni assolutamente superflue. E sarei stato distratto dai miei più vivi entusiasmi solamente per aver dovuto dar conto a una burocrazia macchinosa e ovviamente logorante.

Non solo… sarei stato schedato e, ripeto, anche se liberato da ogni sospetto, se un domani dovessi commettere un’altra cazzata, se dovessi avere anche una sola alzata di testa, chi di dovere andrebbe a recuperare il fascicolo archiviato del mio “caso” e sarebbe la totale fine.

Ogni altra discolpa e giustificazione non servirebbe a nulla se non a compromettere in modo gravoso e irreversibile la mia già precaria situazione esistenziale. Sì, la mia vita diverrebbe, agli occhi degli altri, pestilenziale, sarei stato marchiato a vita. Etichettato definitivamente come indifendibile criminale.

Ecco, invece geni si nasce?

Invero, di geni innati, diciamo, ne sono esistiti e ne esistono pochissimi.

Fra i geni innati possiamo annoverare senza dubbio il grande Wolfgang Amadeus Mozart.

Come altrimenti lo chiamereste uno che a otto anni sapeva suonare meglio dei maestri da cui prendeva ripetizioni?

Einstein è stato un genio della Scienza ma dovrei compiere ricerche molto approfondite sui suoi trascorsi giovanili per meglio capire se la scienza è diventata una sua passione irrinunciabile per sopperire alla sua bruttezza fisica, eh già, era parecchio bruttino, oppure la sua mente trigonometrica era innatamente orientata verso una planimetria di sua massa per accelerazione di gravità. Ah ah.

Quello che posso dire, da profano, è che ad esempio Woody Allen è un genio cinematografico… diventato tale per non esserlo affatto stato da giovane o, paradossalmente, per esserlo stato troppo.

E dunque, rifiutato per la sua scarsa avvenenza, ha dovuto sviluppare doti ironiche, melodrammatiche e perfino tragiche di pura genialità inconfutabile.

Leggendo alcune sue interviste e molte biografie, questo emerge in maniera chiarissima. Era lo zimbello dei suoi coetanei.

Al che, un giorno dev’essersi guardato allo specchio e deve aver pensato… Be’, non sono un pugile, se sollevo venti chili mi piglia un infarto. E certamente una pinup non verrà mai a letto con me.

Mi annoierei poi a morte a fare l’impiegato comunale. E della scienza non me ne frega nulla. Nemmeno della psichiatria. Dagli psichiatri ci vado per raccogliere informazioni che potrebbero tornarmi utili per le mie creazioni. Tanto, se m’illudo che questo trombone possa salvarmi, ah, sarei davvero matto.

Però lo sfrutto. Sì, sì, sì. Mi faccio una bella cultura, pigliando a ridere i miei disagi e tramutandoli in materia artistica. Cazzo, ottima idea. Sì, tanto è evidente che non sarò mai Brad Pitt. Manco se mi sforzassi e andassi da un visagista, pagandolo con i soldi degli incassi di Io e Annie. Sì, questo film spaccò.

Fece impazzire molta gente, ah ah.

Ecco, detto ciò, non è che mi fate la faccia di Jeff Bridges nel finale-doccia fredda di Hell or High Water?

Eh già. Mi sa che solo quella potete fare.

 

Insomma, morale della faloticata più che della favola.

Vedete, Rocky IV è un film decisamente bambinesco e cretino.

Ma guardiamo questa scena. Cosa succede al minuto 1 e 18?

Il gigante russo che pareva indistruttibile, oh, si becca una bella batosta.

E a questo punto tutti comprendono, primo fra tutti lui, che non sarà tanto facile massacrare il signor Balboa.

Eh no, per niente.

Di mio, sto con la gamba accavallata, in mezzo alle cavallette.

Ah, quante cavalline.

 

 

di Stefano Falotico

Compagni di scuola, gli altri hanno un bel ricordo di te?


25 Mar

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Sì, ieri su Facebook, ho scritto che molti ex compagni di scuola, da quando c’è Facebook, mi hanno contattato a distanza di molto tempo da quegli anni acerbi e inquieti, forse rivisti col senno di poi, eh sì, inquietanti, e son rimasti stupiti dal fatto che io non sia più quello di una volta.

A volte, rimangono scioccati perché ti ricordavano ragazzino, semmai complessato, timido, pieno di paure. E hanno stampato nella lor memoria ancor l’idea di quel che tu eri, appunto ieri, ai loro occhi.

Un colossale imbranato, uno sfigato. Un impresentabile, sciocco squinternato, ingenuo e poco cresciuto.

Ma ora il velo di quelle apparenze passeggere, forse anche veritiere perché probabilmente rispecchiavi davvero quel che sembravi e proprio così eri come venivi visto, si è svelato.

David Lynch diceva che le persone non cambiano, bensì si rivelano.

E se oggi sei uno scrittore molto bello, molto cercato, dalla prosa ricercata e hai un gran fisico, forse tanto sfigato non lo sei mai stato.

Era solo questione di tempo. E il buio si sarebbe asciugato, le tempeste emotive sarebbero state superate e semmai pure il Genius si sarebbe mostrato come Dracula.

Immensamente magnificente. Oramai inarrestabilmente, furiosamente. Intrepidamente potente.

Altre volte, questi “perfetti sconosciuti” restano impressionati da metamorfosi tue che non riescono a spiegarsi. E, paralizzati paradossalmente dal cambiamento in meglio, increduli, tremano di commozione, si agitano nervosamente oppure buffamente, tra sé e sé, sorridono, pensando che il tempo è passato per tutti e forse riflettono sul concetto stesso di tempo. Pensando infine che tu sei cambiato e invece loro son rimasti agganciati ancora ai loro stupidi, puerili scherzetti e alla loro visione limitata e carnascialesca dell’esistenza.

Esiste il tempo anagrafico, cioè l’età registrata all’anagrafe per cui, inevitabilmente, a meno che in Occidente non scelgano di cronometrare il tempo fisico con un nuovo, rivoluzionario calendario, eh sì, può apparirvi incredibili, quaranta saranno presto.

Compirò i miei primi quarant’anni. Ma io non li sento. Ieri ero giù e ne sentivo ottanta. Oggi mi sento allegrissimo e me ne sento quindici.

Il mio tempo è infinito, lo riavvolgo, lo sciolgo nelle mie tempie, appunto. Lo mastico, poi lo cancello, elido i brutti ricordi. Ma essi non si assopiscono e, dalle profondità sepolte dei miei creduti, sopiti microtraumi subiti, riemerge la splendida superficie, dapprima semmai immalinconendoti, obbligandoti a commiserarti, poi schiarendoti le idee, aprendo a nuove luci del giorno fragranti. Straordinariamente romantiche.

Che, come uno scroscio marino, cavalcando le lancette del tuo orologio, si trasforma e modella a incastonatura delle tue iridi lucenti.

Un tempo annerito, dimenticato, adamantino, seppellito vivo eppur che ancor vivace vive.

E allora ecco perché succedono madornali equivoci. Avevi brutalmente, vergognosamente litigato col tuo ex miglior amico. E fu una brutta rottura, una lacera frattura, forse soltanto una triste fregatura.

E lui ti ricordava appunto intimidito dalla realtà, spaurito, chiuso e ripiegato nelle tue afflizioni depressive insanabili. E ancor scortesemente, in maniera canzonatoria, con infima malignità ti approcciò con far stronzo.

Poi, repentinamente, meglio ti adocchiò. Nuovamente adesso t’inquadra e i suoi ricordi non quadrano. Ti ricordava “tondo”, sì, tontissimo, e scopre che oggi sei invece velocissimo, un futurista ed è proprio vero che le donne ti corteggiano e sei pieno di spasimanti.

Come si suol dire, è rimasto impressionato. Dategli un calmante.

Spiacevoli o forse piacevoli sorprese.

Amici, e se non mi siete amici non m’importa, io ho sempre ben gestito (eh, come no) la mia solitudine pazzesca, un mio amico delle scuole medie mi ricordava come un grande.

Purtroppo, e sottolineo, purtroppo, sono ancora questo qui. Sì, di questa clip.

Un gigante fra i nani, un “nano” fra giganti solo di statura e invece piccolissimi nell’anima.

Una roccia fra bambini di cinquant’anni, lagnosi, maniaci, ingordi della tua pelle. Maliziosi, noiosi insopportabili.

No, non me ne frega niente di essere chirurgo, avvocato, giornalista da Pulitzer.

Io son sempre stato un underground.

Forte, spaccatutto.

E non permetterò mai più a nessun idiota di dirmi come si sta al mondo.

Perché io voglio vivere così.

Sennò, saranno altri colpi mancini.

Tutto ciò è patetico? Pensate quello che volete.

Come canta il grande Bruce Springsteen, Born To Run.

Eh già. Allora che cosa successe?

Successe che, oh, può succedere, che uno già molto avanti si fosse affezionato a dei ragazzini.
Molto indietro. E, a forza di farsi prendere per il culo dai ragazzini, stava perdendo di vista chi era.

Orribile a dirsi. Se frequenti i ritardati, diventi tu il ritardato.

Se frequenti gente sveglia, tutto ritorna e cambia.

Sì, un bel gancio sinistro.

 

di Stefano Falotico

Dario Argento è tornato alla regia e io son tornato a essere quello per cui sono nato


17 Mar

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Ora, sento dire da voi di questa generazione che definire Maestro il signor Dario Argento significa peccare di generosità. Di troppa magnanimità. Perché Argento, al massimo, secondo voi, è un discreto artigiano e uno che da più di trent’anni non ha più girato un grande film.

In questo posso darvi ragione. In effetti, Dario, essendo figlio di un’altra epoca, così tanto è stato innovatore e rivoluzionario della stessa in ambito cinematografico, quanto, non sapendosi rinnovare nei suoi, diciamo, canovacci a loro volta passatisti e anacronistici, ha poltrito in un modo di fare Cinema forse sorpassato, senonché macellato da giovani resisti certamente più svegli. Come se fosse stato colto spaventosamente da un sortilegio stregonesco alla pari della sua eroina di Suspiria. E si fosse incantato, in senso lato.

Ma arrivare a dire che l’appellativo maestro bisogna adoperarlo soltanto per gente come Hitchcock, lui sì, oh, maestro vero della paura, delle ossessioni umane più profonde, perverse e recondite, mi pare alquanto irrispettoso.

Come disse, infervorato e adirato a morte, il giornalista calcistico Franco Ordine, quando a Controcampo, la platea a furor di popolo urlò che Figo era una scamorza, Ordine, con urla disordinate e molto arrabbiato, richiamò appunto all’ordine. E declamò, dico declamò, oserei dire sbraitò, gridò un…ma  sapete di chi state parlando? Di un pallone d’oro. PORTATE RISPETTO!

Quindi, si rivolse a Piccinini e gli disse: – Piccinini, ma perché io devo parlare con dei piccini?

 

Ah ah. Invero, questo non lo disse ma lo dico io. Ah ah.

Un momento comunque, oserei dire, epico.

Dunque, a chi, con ignoranza abissale dice che Dario Argento è un semi-cazzaro, io dovrei suonargliele.

Ma lo perdono perché è incosciente. Sì, non ha coscienza di chi Argento è stato negli anni settanta. E di cosa ha rappresentato, non soltanto a livello cinematografico.

L’unico, insuperabile “folle” che ha avuto il coraggio spropositato, dunque ammirevole allo spasmo, di scardinare totalmente i canoni vetusti del Cinema italiano. Fregandosene di quel Cinema amarcordiano, dunque bolso e felliniano, ripiegato su patetici ricordi di gioventù, sul farlocco concepir la Settima Arte come un diario di memorie personali a magnificazione del proprio piccolo mondo sempliciotto e provinciale sin all’osso. Sì, Fellini aveva rotto.

Non fraintendetemi. A Federico riconosco meriti immani, oserei dire disumani. Ma il Cinema italiano, parimenti alla statunitense New Hollywood, appunto, dei seventies, doveva fare il salto di qualità.

Ovvero emanciparsi da storie, sì, belle, lodevolissime del neorealismo, dalle tragedie del dopoguerra ed esplodere, oserei dire, fiammeggiare turbolento in maniera artisticamente invereconda e potente.

E allora ecco che Dario fa una cosa che nessuno, perlomeno quasi nessuno, aveva fatto sin a quel momento.

“Parlare” di storie dell’orrore, aprirci gli occhi sull’incubo chiamato vita.

Se negli States, il grande John Carpenter inventava e tirava fuori dal cilindro il suo archetipico psicopatico per eccellenza, cioè Michael Myers, con Halloween, datato 1978, il signor cazzaro Argento, come dite voi, aveva già girato “filmetti” come L’uccello dalle piume di cristallo4 mosche di velluto grigioProfondo rosso e, appunto, Suspiria, datato 1977.

Vero? Ora io che dovrei farvi? Spaccarvi la capa e accoltellarvi alla mannaia, no, maniera di Myers?

No, sono clemente e vi scagiono da ogni colpa, figlia della vostra smemoratezza, della vostra avventatezza, della vostra impavida, diciamocelo, scemenza. Ah ah.

Sì, Dario Argento, peraltro, sta preparando, a essere precisi, una serie. Ancora le riprese non sono iniziate.

E in streaming, forse su Netflix, la vedremo.

Se dite che Netflix non è il futuro, pigliatevi il drivein. E smettetela.

Sì, dovreste veramente finirla. Andare al cinema è bello, è bello gustarsi i grandi film sul grande schermo.

Ma lo ribadisco, senza vergogna. Le sale d’essai son sempre meno, soppiantate oramai da un ventennio abbondante dalle multisale. Che hanno un parcheggio spazioso e poltroncine confortevoli. Ma devi sorbirti mezz’ora di pubblicità, la folla che, mangiando patatine e popcorn, non capisce niente del film e ti distrae con la sua sguaiatezza.

Poi, la sala, diciamocelo, ha perso oggigiorno valore. Sì, non sto bestemmiando. Un tempo le coppiette andavano al cinema per potersi baciare, lontane dagli sguardi malevoli dei genitori e del film se ne fregavano. I ragazzi marinavano e, quando ancora c’erano gli spettacoli mattutini, s’infilavano in una sala per passare due ore in compagnia dei loro eroi.

Il Cinema, non scordiamolo mai, è nato come intrattenimento popolare. Le sale erano un luogo di ritrovo, di aggregazione. Questo valore le sale l’hanno perso per tante ragioni.

Quindi, è inutile che vi ostiniate, duri come delle capre a combattere Netflix e Amazon.

E ripeto: portate rispetto per il signor Argento.

di Stefano Falotico

Chi è felice in questa società è un pazzo, un idiota o un incosciente-menefreghista: campagna informativa non campagnola, spingere al massimo


20 Feb
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Per quanto tempo dovremo e anche dovremmo andare avanti con questo muro di gomma d’ipocrisie stagnanti che creano conflitti psicologici devastanti?

Per quanto tempo ancora dovremo leggere quei post figli della faciloneria a buon mercato, gli sfoghi isterici d’idiot savant e questa massa di trogloditi che si fa imbonire dalla retorica più trita e ritrita, vomita sul prossimo le solite, pedanti, pedisseque imbecillità standard, nel perseverare alienante di questa società omologante ogni coscienza vivamente pensante?

Sì, siamo stanchi di quegli slogan che oramai campeggiano su Facebook, ad esempio, del tipo… vuoi fottere il sistema? STUDIA!

Innanzitutto, già il termine fottere è orribile. Da abrogare. Quando sento dire… mi son fottuto quella lì, quella, appunto, me la voglio fottere, fottiti, qualcuno t’incula, nessuno ti caga, mi sembra di essere regredito ai tempi del film Hard To Be a God.

Sì, il Medioevo non era quello da voi favoleggiato, mistificato, idealizzato di quelle stronzate fantasy che voi bambine fra le nuvole scrivete di tanto cuore tenerissimo, creandovi appunto la fantasia principesca effimera che vi possa distrarre per un po’, giusto un battito di ciglia e il rompersi delle vostre unghiette smaltate, da un’esistenza invero degradata e tribolata, disgraziata, di patimenti e giugulari urlanti, di continue lotte genitoriali, di psicotiche lagne depressive annali e ombelicali, oltre che deprimenti, figlie del vostro ambiente tanto a parole saccente quanto invero nel reale quotidiano soltanto qualcosa di straordinario. Ma non in senso eccelso o eccezionale del termine, bensì squallidamente declassato. Da piccolo-borghesi che tanto nei loro scritti idolatrano e sognano una vita da reginette alate e invece affondano sempre più nella melma inconsolabile d’angosce miserabili. Talvolta memorabili!

Per voi non c’è speranza. Ma quale sapienza?! Io ne ho una? No, non tanto. Io son già morto da quando nacqui. Ed è stato soltanto un respirare con asma e mangiare flebilmente, sì, con tanto di flebo, agganciato al letto di un’eutanasia che, con enorme forza interiore, non voglio che Al Pacino/Kevorkian mi pratichi.

No, nonostante tutto, in questo mio Mare dentro, non m’arrendo. E questa sofferenza abissale è alla sua maniera anche qualcosa di tristemente stupendo. Oltre che un po’ stupido, ah ah. Perché, leopardianamente, il naufragar m’è dolce in questo mare ma è anche dolorosissimo sapere che quella donna da me molto ambita, con quell’abito leopardato, non sarà mai la mia pantera “lo(r)data”. E la sua cosa nera lei darà a quel trombone pieno di soldi col fisico a pera.

Parliamo di uno spasimo da romantico spasimante e anche, diciamocelo, amici, d’uno spumante del suo amante a lei (f)rizzante ma a me molto dolente.

E in questa dolenza, anzi, in tal indolenza io getto le lenze ma son io al solito ad abboccare come un pesce.

Le donne, sì, giocano con me ma alla fin fine, stringi stringi, come si suol dire, non il mio stringono, sono uomini lerci invero che le “tingono” e i loro uccelli non restringono.

Eppur, sebbene abbia scritto la saga de Il cavaliere, con tanto di Clint Eastwood in copertina in quello di Madrid, e io stesso duelli giornalmente con le mie nevrosi e le mie preoccupazioni spesso insopprimibili, so che son soltanto storie. Fini a sé stesse. Ma storie, appunto, eastwoodiane. Di uomini coraggiosi, coscienti che il mondo è ingiusto, val la pena forse combattere per i propri ideali e non abiurare nei confronti del porcile collettivo, ma altrettanto consapevoli che forse è stata soltanto una guerra contro i mulini a vento. Una splendida utopia.

Volete sapere qual è la scena cinematografica più bella dell’anno?

Ovviamente, avevate dei dubbi, conoscendomi… quella in cui il grande Clint, il più grande, vede dal suo pickup gli elicotteri sorvolargli la testa di cazzo, capisce che il suo viaggio è terminato e non gli resta altro che farsi arrestare.

E allora si volta verso noi spettatori, quasi in stile Larry David del Basta che funzioni alleniano, col volto tumefatto e sporco di sangue.

E ammicca come a dirci… stavolta son fottuto davvero. Appunto.

Colpo di genio assoluto!

Sì, non è vero che per fottere il sistema bisogna studiare bene e meglio degli altri. È una grande balla. Puoi avere tre lauree, una in Lettere, una in Scienze delle comunicazioni e una al DAMS ma non ti prendono neppure alla rivista di “cinema” della parrocchia San Martino vicino casa mia.

Se, diciamo, non conosci le persone giuste e non hai la cosiddetta spinta. E soprattutto se non lecchi e corrompi.

Quindi, finiamola con le puttanate.

Questa è la realtà. Non un luogo comune. La realtà è un luogo ipocrita ove i furbi si prostituiscono imborghesiti alla viscidità di questo sistema di falsità e poi ricattano quelli da lor considerati deboli (fragilità…) col “dono” della presunta superiorità.

Sapete, se finisci nella merda, che vi diranno?

Certo, lo sapete meglio di me. Perché noi di merda ne abbiamo vista e ingoiata. Bocconi amarissimi.

Sì, ti diranno che non sei uno della Bocconi ma solo un bel bocconcino per una misera scopata e via. E poi, dopo l’uccello da loro spolpato, torneranno dal marito sistemato.

E vi grideranno… che vuoi? Cos’è questo tuo lamento? Ti ho goduto, lo sai, ho emesso anche dei sonori lamenti. Ci hanno sentito pure i vicini sordi di novant’anni.

Ora, levati però dai coglioni, rimboccati le maniche ché io le coperte, nonostante tu m’abbia scoperto, in ogni sen(s)o lato, B e non, non te le rimbocco.

Cosa vuoi essere imboccato, brocco? Se ancora mi disturberai, chiedendomi la mano, sì, ti scaglierò in testa una brocca.

Datti una mossa. E fottitene.

 

– Mike, nell’ultimo incontro, credo d’aver spinto un po’ troppo. Quel tipo che dovrei affrontare adesso, Bull Harley, non perde da cinque anni. È un campione vero.

E io non lo so se… è forte, Mike, è molto forte.

 

Mi posso confidare con voi?

Non sono un fanatico del sesso. Prima ho scritto che… ma così ridete, non c’è niente da ridere, purtroppo.

E, in questo tipo di società, credo che mi spezzeranno il braccio. Anche se l’hanno già fatto.

E questo è quanto. Il resto è una grande balla.

Sì, lo è.

Se siete giù e vi diranno di curarvi, di rivolgervi a qualche specialista dell’anima, non date loro retta.

Vi distruggeranno. Vi bombarderanno di farmaci, vi sederanno, vi spaccheranno le gambe. Vi amputeranno nel morale. E crollerete.

E poi vi diranno che la vita è bella e non è successo niente.

– Sì, in fondo non è stata una tragedia. Si va avanti.

 

Infatti, è stato peggio.

 

– Be’, Stefano. Cos’è quest’uscita? Sei ancora giovane.

– No, non più.

 

Sono duro?

Durissimo, intransigente, rigido, fascista.

Come lo siete stati voi.

Scena capolavoro di The Mule. Che coraggio poi in tribunale.

La sua avvocatessa vuole commutargli la pena per una sorta d’infermità mentale perché Earl avrebbe agito così in quanto “malato” e vecchio. Demente…

E Clint: – No, sono colpevole.

 

E se ha agito così è perché non aveva alternative.

Quindi, non voglio più sentire idiozie.

Colpevole lui.

Colpevoli tutti.

Fine.

 

La seduta è tolta.

Andate a farvi fottere.

di Stefano Falotico

Il provino di Martin Koch con Serena Reuba e Francesco Braschi, recensione. Considerazioni poi da Coraggioso… over the top


10 Feb

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Finalmente, l’ho visto.

Opinione di Stefano Falotico, alias Joker Marino.

Ebbene, Il Provino.

La voce off iniziale è di Federico Frusciante, vero? Ecco, sapete che io amo essere sempre sincero. Dunque, partiamo coi pregi. Per poi arrivare ai difetti.

Le atmosfere sono molto azzeccate, si respira sin dapprincipio un’aria malsana, in linea con la perversa tematica di fondo. E i montaggi incrociati da simil snuff movie mischiati a riprese torpide hanno il loro effetto affatto malvagiamente ammaliante. La fotografia è lividamente sporca e, prima dei titoli di coda, sono rimasto impressionato dal lavoro che Martin Koch ha realizzato, con queste riprese sghembe e cupissime di un quartiere periferico, fra murales, palazzi e cemento armato, cavalcavia tetri, etc.

Francesco Braschi recita bene la sua parte da “maniaco”. Con tanto di fisico giustamente debosciato ed espressioni scioccanti, ambigue e disturbanti. Con tanto di panza orgogliosamente mostrata.

La protagonista, Serena Rebua, non nasconde la sua toscanità e possiede il viso adatto per la parte. Della giovane ragazza, cioè, probabilmente delusa che, con sprezzo del pericolo, si va a infognare per un purissimo desiderio di libertà ed emancipazione ingenua.

Eleonora Genua, grande donna e moglie del nostro caro Fede, dà un tocco maliardo al finale con la sua presenza istrionicamente magnetica.

Ecco, questi i pregi.

Passiamo però ora ai difetti. Si tratta di un cortometraggio e, come tutti i cortometraggi sperimentali, arrischia troppo nel sintetizzare, per ragioni logistiche di tempistica e minutaggio, strozzando una storia che a mio avviso meritava un lungometraggio vero e proprio. Un cortometraggio, vista appunto la brevità essenziale della sua scarsa durata, deve comprimere tutto. E affidarsi più che altro, appunto, alle suggestioni. Un’arma a doppio taglio. Perché così facendo un’opera, per eccessiva stringatezza, rimane una sorta di frame emozionale a metà, fredda, seducente ma al contempo purtroppo dimenticabile.

Voto finale: 6 e mezzo.

Tante idee e notevole talento visivo ma forse il tutto andava gestito con più calma, in qualcosa di più strutturato e più lungo.

Ma comunque, dieci e lode per il coraggio. Si può sbagliare o non essere impeccabili ma io stimo altamente chiunque ci provi.

Sì, io stimo tutti i coraggiosi, a prescindere dai risultati finali, in quanto Brave io stesso alla Johnny Depp

Col tempo, la mia prosa letteraria, devo ammetterlo, e lo ammettono anche i critici che mi leggono, si sta raffinatamente affinando sempre di più.

Se vado a pescare gli scritti miei del passato, scorgo notevoli intuizioni, calembour davvero ispirati mischiati però a deliri dissennati. Funambolici giochi di parole spesso sterili. Che io capisco, semmai pure un mio amico, ché vive di feeling ed empatie col sottoscritto, ma alla gente estranea non dicono un cazzo. Anzi, sono sbracate amenità che fanno il paio quasi col termine oscenità. Semi-pornografiche per la loro natura sin troppo eccessiva, smodata, sbattuta in faccia senza filtri di sorca, no, di sorta. Salutami sorrata!

E anche i miei libri del passato, su tutti L’ultimo dei romantici libertini, sono voli cosiddetti pindarici, credo, straordinariamente sinceri ma così tanto sinceri, appunto, da divenire uno stream of consciuosness senza molto senso.

Ma non rinnego nulla. Fanno parte di quel periodo della mia vita. E la vita è sempre imprevedibile. E mi par dunque sacrosanto che in quel momento fosse un po’ sballata. Una cianfrusaglia di casini mentali da me elucubrati, graffiati e ciclostilati nel Garamond 12 su editing puntigliosi.

Io ora non vorrei autocelebrarmi ma invece m’incenso. Sì, sì, sì.

I miei ultimi quattro libri, compresa la mia strepitosa, indiscutibile, magniloquente, oserei dire monumentale monografia su John Carpenter, sono qualcosa di tanto alto che un uomo oramai, terminati che li ha di scrivere e pubblicare, che cazzo campa a fare?

Si potrebbe anche scopare la pornoattrice da me preferita (dio quella donna mi fa impazzire, devo mettere le palle nel freezer ogni volta che la vedo) che io so qual è ma non vi dico, e non cambierebbe nulla. Anzi, tanto carnale, sfacciato culo esorbitante m’indurrebbe a una melanconia incurabile.

Come Alessandro Magno. Una volta che conquistò tutti i regni, scoppiò a piangere perché non aveva nulla più per cui vivere e combattere.

Ecco, uno dei film più sottovalutati di sempre è Il coraggioso di e con Johnny Depp con un cammeo spettrale di Marlon Brando.

Questo Brando distrutto che, dopo la tragedia del figlio, sicuramente aveva assunto neurolettici potentissimi per calmare il dolore immane, una cura farmacologica quasi cortisonica come quella che sta facendo mia madre.

Sì, sto assistendo alla vecchiaia di mia madre. E sono triste. I medici non hanno ancora capito di cosa soffra ma mia madre sta peggiorando a vista d’occhio. Una strana allergia la sta funestando oramai da più di un anno. E ha anche difficoltà a volte a cucinare perché presenta notevoli problemi alle articolazioni delle mani.

Mio padre invece quando deve raccogliere la spazzatura, rassettarla per andare poi a buttarla nel bidone dell’immondizia, c’impiega mezz’ora. Sono solitamente soltanto tre sacchetti di rifiuti. Ho detto tutto.

Siamo dalle parti della demenza senile galoppante. Confonde spesso Clint Eastwood con Sharon Stone e Antonio Banderas per Melanie Griffith. Ah ah. Ho detto tutto. Mio padre non è mai stato, diciamo, un futurista. Io, più passa il tempo invece, più sono la reincarnazione reale di Colin Farrell di Miami Vice. Veloce, dinamico, una sex machine che parla in chat con fighe incredibili e talvolta, se la imbrocco, ci scappa la botta-potta anche con una che non è solo Gong Li ma Chinchun Là. Ah ah. Il mio chihuahua nella sua passerona abbaia scalmanato e cambio le marce con una forza che costei, finita la scopata micidiale, deve leggere poi per tre giorni consecutivi un libro di Hermann Hesse per ritornare depressa come prima. Ah ah.

Sì, nella mia vita, da quando avevo deciso di sganciarmi dalle regole piccolo-borghesi di un’Italia ipocrita e fascista, hanno tutti voluto inscenare la mia pazzia. Raccontando puttanate sul mio conto. Perché erano terribilmente invidiosi.

E godevano da matti a prendermi per il culo. Io ero troppo giovane e ingenuo e abboccavo come un fesso. Ci sta. Però ora i cafoni ignorantissimi devono starci altrettanto ad averlo preso platealmente nel buchino tanto “sacro” che sta piazzato nel loro culino tanto bambino.

Credo che però certa gente, insanabile, sia abituata a scherzare oltre il lecito, il disumano. Sfrontatamente con una boria assurda e criminosa. Ripetitiva, maniacale, ossessiva. Penosa. Davvero. Qualcosa di ridicolo inaudito. E più offendono e più si auto-inculano.

Sapete che significa stare sempre soli, vedere gli altri che ridono, ballano, trombano e sorbirsi i peggiori appellativi? Ammalarsi di grave depressione, incominciare a venir paralizzati nel pensiero, a rallentarsi terribilmente, a subire regressioni anche nella sessualità, essere preda di afflittive manie per compensare il vuoto di vivere?

No, non lo sapete.

Certa gente esagera e non la smette più. È un divertimento sadico infinito. Ahuahua!

Anche quando la gente sta benissimo, continua a rompere i coglioni. Provocando dietro falsi profili.

Così, se dinanzi a queste bassissime provocazioni, uno nuovamente si spacca e perde la ragione, costoro possono farlo passare ancora una volta per delirante paranoico. O no?

Sembrano Robert Loggia di Over the Top. Screditano uno perché, semplicemente, gli sta sui coglioni.

Poi lo ricattano perfino, non paghi dei già osceni castighi perpetrati ingiustamente, delle umiliazioni e delle prese di posizione filistee.

Con tanto di scellerate istigazioni al suicidio e improperi allucinanti, velati e non.

Li potrebbero assumere come posacenere di Harvey Keitel di Taxi Driver.

Vedete. Io sono come Lincoln Hawk.

Adoro quella scena…

Perché sei un perdente, lo sei sempre stato!

– Il signor Cutler non ha ancora finito di parlare con te.

– Ma ho finito io!

 

Finiamo con questa. Sapete che ho mezzo stroncato A Star Is Born. Sì. E oggi ho eseguito quest’ordine. Vi è il mio indirizzo. Anche se lo sapete e mi volete male, che potete fare? Scatenarmi dei dobermann?

Sì, non si sparga la voce in giro. Nessuno è più bugiardo di me, io sono un Pinocchio fiero di esserlo e rimango un inguaribile romantico. Posso provarci a diventare un troione come tali fals(ar)i ma non ce la faccio.

Sono tre giorni che canto questa canzone a squarciagola come un dannato, un pazzo totale. Come il grande Elvis Presley. Questo è amore, questa è immensità.

E la ripropongo nuovamente.

Che potete farmi? Sbattermi in manicomio? Ah ah!

Ah ah, sì, poi uscirò e continuerò a pensarla allo stesso modo.

Ancora e ancora. E ancora e ancora. E ancora e ancora. E ancora e ancora. E ancora e ancora.

Finché la merda, da quel sano loro bel culetto, non uscirà pulita, tutta tutta.

Sì, alle volte può succedere di prendere per il culo uno stronzo decisamente più forte e in gamba di voi.

Si chiama figura di merda.

Inarrestabile.

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Finiamo con questa. Sapete che ho mezzo stroncato A Star Is Born. Sì. E oggi ho eseguito quest’ordine. Vi è il mio indirizzo. Anche se lo sapete e mi volete male, che potete fare? Scatenarmi dei dobermann?

Sì, non si sparga la voce in giro. Nessuno è più bugiardo di me, io sono Pinocchio e sono un inguaribile romantico.

Posso provarci a diventare un troione ma non ce la faccio.

Sono tre giorni che canto questa canzone a squarciagola come un dannato, un pazzo totale. Come il grande Elvis Presley.

Questo è amore, questa è immensità.

E la ripropongo nuovamente.

Che potete farmi? Sbattermi in manicomio?

Ah ah!

 

 

di Stefano Falotico

I 5 film più sopravvalutati di sempre secondo un mio amico e secondo me… e l’atroce Creed II al primo posto degli incassi!


29 Jan

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C2_17699_RActor Sylvester Stallone, director Steven Caple Jr. and actor Michael B. Jordan on the set of CREED II, a Metro Goldwyn Mayer Pictures film. Credit: Barry Wetcher / Metro Goldwyn Mayer Pictures© 2018 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.

C2_17699_RActor Sylvester Stallone, director Steven Caple Jr. and actor Michael B. Jordan
on the set of CREED II, a Metro Goldwyn Mayer Pictures film.
Credit: Barry Wetcher / Metro Goldwyn Mayer Pictures© 2018 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.

 

Stamattina, mi son svegliato con un forte subbuglio nello stomaco.

Dopo essermi sparato la puntata numero 8 della seconda stagione di The Punisher, serie che mi sta entusiasmando quanto se non più della prima tranche, anzi, mi sta esaltando e sto cadendo in trance, serie per la quale devo porgere i miei più sentiti complimenti naturalmente a Jon Bernthal, nato per questo ruolo, ma soprattutto elargire vivi e sentiti applausi a un sempre sorprendente Ben Barnes, davvero notevolissimo, un Dorian Gray frankensteniano, e a Josh Stewart, versione “psichiatrica” di Robert Mitchum de La morte corre sul fiume, ecco, leggo su Facebook questa “sparata” di Anton Giulio Onofri, uomo come me eastwoodiano e cronenberghiano, che stila questa brevissima classifica di sopravvalutati.

Fra i cinque titoli, a suo avviso, più sovrastimati di sempre, vi sono C’era una volta in America e Titanic.

Su Tre manifesti a Ebbing, Missouri, non perderei tempo. È un buon film che, a quasi un anno di distanza dall’Oscar un po’ immeritato a Frances McDormand, ovviamente premiata perché è la moglie del Coen ed è racchia e pazza, dunque si sa che le sfigate ottengono la benevolenza dei premi “simpatia”, vedi Luciana Littizzetto e la Sconsolata, ah ah, dicevo… oramai questo discreto movie non lo ricorda già più nessuno. Nemmeno chi, all’epoca della sua anteprima al Festival di Venezia, l’aveva magnificato.

E, col senno di poi, mi auguro che l’abbia ridimensionato. E non poco.

Woody Harrelson crepa suicida dopo mezz’ora di film e si è cuccato una nomination assurda, Sam Rockwell sembra un mio “amico” di quando giocavo a Calcio, Preci, un simpatico “scugnizzo” grottesco che combinava puttanate e, parimenti alla McDormand, caro Sam, hai vinto un Oscar davvero regalato.

Passiamo invece al Titanic. Sapete, l’ho visto soltanto una volta in vita mia. Quando uscì al cinema nel lontano 1997. Da allora, non l’ho mai più rivisto, neppure nelle varie versione rimasterizzate e 4K di tua sorella.

Io mi son sempre chiesto? Ecco, al di là del vento in poppa, no, in prugna, no, in prua dell’allora gnoccolona Kate Winslet (Holy Smoke docet), adesso diventata una matrona da La ruota delle meraviglie, una sorta di comare del meridione pugliese in cerca di giovincelli vogliosi e capricciosi per consolarsi dalla malinconia di un matrimonio col giostraio fratello del blues brother, una che sicuramente legge sia Moccia che Shakespeare a mo’ di compensazione e a seconda di dove tira il vento e soprattutto a discrezione della sua figa depressa e rancida, dicevo… come potete considerare capolavoro questo Titanic?

Insomma, la gente com’è ridotta? Aspetta tre ore, infarcite di melensi baci da Muccino, per godersi la tragedia immane. Adesso capisco perché Francesco Schettino sostiene tuttora che non è colpa sua se la Costa Concordia ha fatto la fine della nave di Speed 2.

Lui, dal carcere, continua a difendersi così:

– La gente ama le tragedie, la grandeur di uno spettacolo orribile, poi per un anno abbondante ho permesso a Bruno Vespa di lucrare a sbafo su questo dramma incredibile. Bruno non vede l’ora che succeda qualche oscenità, vedi anche la storia di quelli di Cogne e della Franzoni, per portar a casa la pagnotta. È uno sciacallo! Adora gli scandali, gli inciuci, le storie da True Detective, i misteri irrisolvibili. Irrisolti.

Direi irrisori! Tanto non sarà lui a tornare indietro nel tempo e a sistemare le cose.

Perché mi tenete qui dentro fra le sbarre? Ho alzato le quotazioni della RAI, gli ascolti sono andati alle stelle, altro che Milly Carlucci e i suoi balletti. Sapete… La gente ha una vita mediocre, patetica. Va a lavorare, svolgendo un lavoro che odia e provoca la gastrite e irreparabili infezioni intestinali. Deve sobbarcarsi le invidie dei colleghi, digerire le urla della moglie frustrata, arrabbiata perché il sugo della Barilla è scaduto, e le schizofrenie dei figli adolescenti, fuori di testa perché quella del primo b(r)anco, anziché innamorarsi dei loro idealismi poetici, ieri sera s’è fatta inculare da un minorenne Fabrizio Corona “fighissimo” che adora Rocky IV.

Io ho ravvivato un po’ la situazione. Ho movimentato la noia quotidiana.

Volete farmene una croce?

 

Ah ah.

 

Invece, per quanto concerne C’era una volta in America. Se il mio amico Onofri va a dire a Ilaria Feole che è sopravvalutato, credo scatterà la rissa.

Mereghetti invece ne sarebbe contentissimo.

Ora, non scherziamo. Addirittura paragonare l’epopea gangesterica di Leone a una miniserie tv mi pare scabroso! Allucinante!

È giusto che sia un “carcassone”. È un sogno, un sogno proustiano. Il sogno di un loser, di un romantico stupratore stronzo più del suo amico puttaniere, Max, e come ogni sogno è la sua versione dei fatti.

Non dev’essere coerente. I sogni non lo sono. I sogni sono personali, sono una rielaborazione inconscia della vita diurna e senziente. Dunque, può essere kitsch, volgare, sconclusionato, folle, pazzo.

È questo il film. Non perdiamoci in sofismi. E aveva ragione Burt Young, a proposito di Rocky. E Cogne. No, cognati. Ribadisco. L’assicurazione più importante è quella dù caz’.

È così, non si discute.

E la finisse quella vecchia in radio di recitare… Adonis, figlio di Apollo, combatte contro il figlio di Ivan Drago.

Sì, cosa deve pur fare una povera donna per arrivare a fine mese. Leggere e registrare puttanate del genere.

Intanto, lo Stallone italiano si compra un’altra Ferrari.

 

Detto ciò, ce lo spariamo questo Corriere del Clint? Dai, dai.

E ricordate: come Balboa… non ho mai visto un uomo prenderne così tante. Davvero tante.

Eppure è ancora lì e non va mai giù. Deve avere davvero una forza sovrumana.

Altro che Creed uno due e dieci. Rocky è Rocky. Il primo è imbattibile. Tu chiamale se vuoi emozioni.

di Stefano Falotico

Discorso di fine anno del Falotico, evviva lo scontro tra Francesco Alò e Federico Frusciante, e io sorseggio il vino allegro-frizzante in quanto son come Dante


31 Dec

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"Rocky Balboa" (2006)Sylvester Stallone and Milo VentimigliaPhoto Credit: Metro-Goldwyn-Mayer

“Rocky Balboa” (2006)Sylvester Stallone and Milo VentimigliaPhoto Credit: Metro-Goldwyn-Mayer

 

Son come Dante e alle donne, non sempre dandolo, mi piace vezzeggiarmi sul dondolo, apparendo tonto eppur ammirando tutti i lor culi magnificamente tondi. Ah, che dolci forme da clavicembalo ha Alessandra, l’amerei qui, seduta stante, anche solo sulla sedia cavalcandola.

Ah ah.

Ebbene, son stato a Torino. Tutto registrato nel mio account Instagram.

Sì, son uomo dal pallore allucinante, un po’ pavone e anche pieno di trascorsi pavori. Ma non mi aggrazio mai nessun favore con ruffianerie di poco cuore. Ho ancor nell’animo molto calore, alle volte timidamente arrossisco eppur in me vibra un focoso, vivo ardore.

Impavidamente, alcuni direbbero incoscientemente, girovago di città in città, seminando il Genius mio di qualità. Elargendo pillole di felicità agli uomini pigri affranti da una vita d’indubbie, tristi castità.

Amo le donne e forse vorrei amarle di più. Ma non è sempre facile (im)beccare quella giusta. Molte donne, castrandoti nei tuoi impeti veraci e pugnaci, vogliono a lor aggiustarti. Rendendoti schiavo dei loro desideri frustrati.

Io non sono né schiavo né uomo libero. Sono, come tutti, gioiosamente castigato in questo mondo spesso annacquato. Mi arrangio, scrivo di Cinema e dovete leggervi questa mia opinione su John Malkovich, un uomo che stimo e un uomo a cui, di alcune espressioni del viso, son molto affine. Un uomo finissimo, John, affatto finito.

Bene, preamboli or finiti, passiamo alla disamina di questo mio video bellissimamente infinito.

Auguri anche ad Alò, critico col quale non sono quasi mai d’accordo ma che mi dà gusto vedere nelle sue sparate.

E auguri ovviamente a voi tutti, soprattutto al Falò.

E ora balliamo. Un lento? Ok, signora lenticchia, ma preferisco ballare con quell’altra. Ha delle gambe più sexy e più magre. Scusi, eh, per chi mi ha scambiato? Per il mostriciattolo de La forma dell’acqua?

Cara Sally Hawkins, non me ne volere, tanto c’è lui, appunto, che ti vuole. Non offenderti se ti dico che pretenderei un po’ di meglio.

Basta con le invidie e le rivalità.

E cuccatevi anche questo eBook. Prestissimo in cartaceo. Leggete con cura il mio estratto. Un estratto che solo un Genius può scrivere.

Evviva San Silvestro. Un uomo che pare addormentato nei suoi cupi vespri, non guida la Vespa ma è ancor vispo.

E alle donne regala le ginestre, portando i bambini alle giostre.
Ah ah.

 

 

di Stefano Falotico

TOP TEN Sylvester Stallone


28 Nov

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Ebbene, non so se avete visto il filmato nuovo di zecca inserito da Stallone su Instagram. Ove, accanto a un falò, annuncia malinconicamente e allo stesso tempo grandiosamente di aver abbandonato per sempre i panni di quel personaggio iconico oramai entrato, volenti o nolenti, nell’immaginario collettivo, il Balboa, Rocky Balboa. Il pugile fallito di Philadelphia, un underground mai visto, uno che non sa che farsene delle lauree alla Bocconi e ha scelto la strada della strada, eh sì, forse giocoforza, perché le esigenze della vita l’hanno costretto a un certo tipo di percorso più duro ma più umanamente vero.

Uno a cui piove un miracolo dal cielo e viene scelto, pescato, come sfidante del campione in carica dei pesi massimi, Apollo Creed. Contro ogni sfavorevole e forse realistico, pronostico, lui non vince l’incontro, lo perde ai punti ma resiste e non va al tappeto, arrivando alla fine dell’ultima ripresa.

Insomma, un uomo vinto dalla vita ancora una volta sconfitto ma che, a suo modo, è anche un grande vincente. Perché ha resistito con enorme coraggio, non si è mai arreso, non ha gettato la spugna, è il caso di dirlo, e alla fine ha trovato anche il suo immenso amore, Adriana.

Rocky vinse l’Oscar come Miglior Film, un po’ immeritatamente perché Taxi Driver, anch’esso in gara quell’anno, era il film che doveva oggettivamente vincere. Ma il suo successo fu talmente clamoroso che perfino l’Academy, quasi sempre molto “borghese” e sussiegosa, ne rimase contagiata e decise, appunto, di decretarlo vincitore assoluto.

E anche Sly andò vicinissimo alla statuetta. Ma perse. L’Oscar come Miglior Attore andò a Peter Finch di Quinto potere, Oscar assegnatogli postumo. Anche in questo caso si trattò di una svista. L’Oscar a Finch fu dato proprio per omaggiare la sua morte. L’avrebbe dovuto vincere Bob De Niro.

Come tutti sanno, Rocky generò tutta una serie di seguiti, più o meno riusciti, e tutti i sequel ottennero lo stesso immane apprezzamento da parte del pubblico.

Quindi, è venuto lo spinoff Creed e consequenzialmente, a sua volta, il seguito. Mah.

Ecco, se vediamo Stallone in questo succitato video su Instagram e non sapessimo che fosse Stallone, penseremmo: ma chi è questo contadino-mugnaio che si muove come un agricoltore diretto, sbraccia e veste come un barbone?

Eh no, Sly è un miliardario, i soldi gli escono perfino dalle orecchie perché, nonostante per sua stessa ammissione (e tanto di cappello per l’umiltà), sappia benissimo che non sa recitare Shakespeare e non possa rivaleggiare affatto con attori espressivamente più dotati, Stallone è rimasto sempre testardamente, ai limiti dell’idiozia geniale, sé stesso.

Dunque, quali sono le sue dieci migliori performance in assoluto?

Ora, è luogo comune dire che Stallone sia l’antitesi-nemesi di Woody Allen. Tanto lui è muscoloso, rozzo, spontaneo, ruspante, uno che non va tanto per il sottile, tanto Allen è il campione psicanalitico dei dubbi della coscienza, uno che perennemente, anche ora che ha più di ottant’anni, s’interroga intellettualmente sull’uomo in quanto uomo. Con tutte le sue debolezze, paure, ritrosie, con le sue amabili follie.

Stallone è decisamente più cazzone, diciamolo. Ma il fatto curioso è che ha esordito al Cinema proprio in un film di Woody Allen. Incredibile, vero? Il dittatore dello stato libero di Bananas.

Ecco, torniamo alle sue dieci prove migliori.

Assodato che Rocky sia imprescindibile, vediamo quali sono le altre nove.

Direi di piazzare ovviamente Rambo, altro suo personaggio indimenticabile. Con tanto di sequel.

Dopo di che, I falchi della notte e Fuga per la vittoria. Cosa? Stallone in un film di John Huston? Sì, fa il portiere di calcio, non è che gli fosse stato richiesto di essere Jack Nicholson de L’onore dei Prizzi.

Anche se poi fu Oscar, il fidanzato per due figlie con Ornella Muti (!). Ma questo non lo inseriamo.

Perciò, Cop Land. Rocky Balboa, non il primo, l’ultimo. Ci piazzerei anche Cliffhanger. No no, non recita male, per niente. Sorvegliato speciale e Over the Top.

E per finire Jimmy Bobo.


MV5BMzM4Mzk4OTAyM15BMl5BanBnXkFtZTgwODI3NzY3NjM@._V1_SX1500_CR0,0,1500,999_AL_ di Stefano Falotico  

Bale vincerà l’Oscar per Vice e Stallone, dal set di Rambo 5, pare proprio un trimone


03 Oct

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Sì, è uscito il trailer di Vice, pronunciato vais, che significa però vice. Qualcuno, dal titolo, potrebbe scambiarlo per Miami Vice. Altri invece, contadini del granoturco, lo pronunciano mais.

Sì, nella vita ci sono i vice più potenti del mondo e anche le divine commedie con la bionda più figa che ti tenterà e finirai all’inferno. Beatrice, cioè Bice di Folco Portinari.

Mah, nel mio palazzo non c’è neanche il portinaio. Al posto di Beatrice, abbiamo nel condominio Daniela, una che passa mezz’ora a guardare la buchetta ma aspetta da una vita qualcuno che la “imbuchi”. Non scoraggiarti, Daniela. Prima o poi qualcuno t’inculerà. Abbi fede…

Mai dire mai e mai dire Di Maio. Sì, disoccupati, avete ancora un’occasione nella vita per sfondare come Sean Connery. Non rassegnatevi a una misera esistenza “allevata” a terra. Siete dei terrestri e dunque dovete portare avanti la vostra dignità, nonostante i piccioni vi caghino in testa e gli strozzini picciotti non vi lascino neppure pisciare, castrandovi nei debiti.

Sì, non vorrete mica ridurvi come Stallone di Rambo 5. Più che un texas ranger, la versione ancora più triste di Chuck Norris. Eh sì, anche Sly è indubbiamente invecchiato e ha assunto la faccia di un mugnaio dell’entroterra pugliese.

Sì, un Sylvester molto silvestre che ha perso il fascino rozzo del selvaggio sexy che fu ed è ora a cavallo di uno stallone forse non italiano. E che indossa la stessa mantellina odiosa di Nanni Moretti in Caro diario.

L’unico vero duro immarcescibile è Christian Bale. In questo caso poco bellino ma imbruttito come Dick Cheney, un bel Cicciobello.

E, visto che l’Academy ama le trasformazioni fisiche spaventose, Bale quasi sicuramente vincerà l’Oscar.

Sì, per me rimane sempre un mezzo cesso d’attore ma è secondo voi bravissimo. Perché dimagrisce e ingrassa a dismisura a una velocità pazzesca.

Sì, io l’anno scorso pesavo venti chili in più. Adesso sono dimagrito notevolmente. Ma anziché vincere l’Oscar… devo andare dal cardiologo.

 

di Stefano Falotico

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