PINOCCHIO
La
storia di Benigni, la storia di un uomo in fuga dalla famiglia, nucleo ammorbante
e distruttivo delle pulsioni, in fuga dalle istituzioni, quella burocrazia
che mortifica la soggettività in sviluppo, in fuga dalle responsabilità e
dai doveri, in fuga forse da sé stesso e dal suo sembiante, un burattino
stralunato e giocoso a cui gli altri non riescono ad associare un volto adulto
ma solo una figura scissa a metà fra l'essere e il non essere. La storia
di un uomo furbo che sa cavarsi d'impaccio dai Mangiafuoco grassi e giaculatori
(Giuliano Ferrara?), la storia di un uomo combattuto fra il calore affettuoso
delle origini umili ma osteggiato dalla sua incontenibile ansietà di
divenire e crescere, la storia di un uomo che è stato tentato dal vizio
e dal rischio ma che ha scelto comodamente il compromesso (equilibrata qualità senza
disdegnare il pubblico dei soldoni facili). Pinocchio è lui, il film è solo
un pretesto per raccontarci la sua anima, la sua ombra, quel ricordo di ciò che
avremmo voluto essere ma che purtroppo non possiamo essere. Siamo solo esseri
NORMALI con le nostre peculiarità. E lui nel bene e nel male è Roberto
Benigni.
12 ottobre 2002, 00:55