Archive for June, 2014

Quando il Calcio, di mondiali da me prima criticati, ti fa credere nella vita!


15 Jun

 

di Stefano Falotico

Alé! Mica esulto per la vittoria dell’Italia. Tali armate Brancaleone mi stan sui coglioni e, come già espresso, detesto tal superate competizioni. Eppur ho avuto, da una settimana, una grande intuizione, come mio solito. Il novanta per cento delle volte non vengon ripagate e rimangono “veggenze” che in tasca non mi danno nulla.

Anni fa, ad esempio, credetti, e fui uno dei pochi, che Adrien Brody, all’ultimo minuto, avrebbe vinto, contro ogni pronostico, per Il pianista di Polanski.

E la gente: “Non vincerà mai, è troppo giovane, si dà sempre spazio ai vecchi non ancora premiati”.

E io invece (non) scommisi proprio per questo. Proprio perché, prima o poi, doveva accadere che il più giovane, nella categoria “Miglior Attore”, vincesse la statuetta.

Ma non versai proprio una sola lira, bensì lacrime amare perché vidi giusto e, se avessi scommesso, avrei riscosso una cifra alta. Andai a prelevare solo il mio colpo d’intuito (s)fortunato.

Che scalogna, averci preso e averlo parimenti nel didietro sempre “ricevuto”. Mancò appunto la ricevuta!

Ma stasera esulto! Di corpo movente da ballerino, m’ubriaco, danzatore della mia contentezza.

Eh sì. Un mio amico m’ha irretito al “gioco” per quest’occasione eccezionale. E io, anche se all’inizio malvolentieri, accettai la sfida, mettendo 5 Euro sul 2 a 1 dell’Italia contro l’Inghilterra.

Il mio amico insistette per un altro risultato e alla fine scommise assieme a me, persuaso dalla teoria falotichesca che s’è dimostrata, vivaddio, vincente.

Sì, calcolai ogni probabilità, compresa la traversa di Pirlo nei minuti di recupero, sventando il terzo goal fottuto con premonizione avveratasi.

E dunque domani vado a incassare i 70 Euro che mi spettano.

Non diventerò ricco ma stasera son di bri(ll)o arricchito. E godo come un riccio!

Balotelli è un idiota, ma lo ringrazio sentitamente. Ha, come me, dei “colpi di testa” che movimentano il ballo.

E mi sento anche bello.
Son bellissimo, anche se 70 Euro alleviano ma sempre rimarrò povero.

Ma chi se ne frega! Dovrò nella vita comunque duramente lavorare ma stasera me li gratto.

Che bei soldini fruscianti!

 

Inghilterra-Italia Mondiali 2014, scemi più scemi


14 Jun

 di Stefano Falotico

Ecco, ci risiamo.

Sono iniziati i mondiali. Questa sciagura che, a scadenza quadriennale, mi angoscia in torture alle quali devo fortemente resistere, inibendomi, castigato da uomini sfegatati nel loro incastonar i polmoni su tifi sfrenati. Su donne fedifraghe che, con la scusa delle aggregazioni accalorate dalla propria nazione combattente, si dimostran ecumeniche al prossimo migliore nel suo clacson da urlarle che deve sventolarla.

Agghiacciato da tanto calore, ah ah, apro il freezer e lecco un ghiacciolo. Sperando di scaldarmi davvero almeno di un pasto che mi rinfreschi le idee.

Sì, i mondiali, questo rituale ogni quattro an(n)i ripetitivo dai primi del secolo scorso. Un tempo, il calcio alle “palle” alleviava le tribolazioni della gente in guerra, poi (s)venne l’era fascista e per un po’ si placarono gli animi nelle tribune romane, perché la gente fu da noi ammonita e buttata, in caso di ribellione, in pasto alla fossa dei leoni, che “Altare della Patria”, mentre nella Germania nazista estinsero la “partecipazione” degli ebrei alla (com)petizione, bruciando le nascite prima della partenza. Sì, fra spari, forni crematori, razzismi di sorta, zoccoloni con le sorche, sorcini e porcile, “bruciature”, persecuzioni, arresti e genocidi vari, i sopravvissuti dall’eccidio di massa si consolarono con una scatoletta in bianco e nero proiettante ventiquattro uomini in mutande ad accanirsi per la palla (ro)tonda che, arrotolandosi nel manto delle loro frustrazioni, non li fece “venir” quadrati, previo porta di forma rettangolare sul possibile palo-non goal a ficcartelo nel culo d’implacabile zero spaccato.

Ma la gente, nonostante lo “score” inesistente delle loro vite sempre più appunto azzerate, continua a guardar, con le trombette in bocca(li) di birrone, il mondiale per tifare allo stremo delle forze annacquate. Che caldo, sudore freddo! Appena la propria squadra segna, godono sborranti. Se invece la squadra sbaglia, bestemmiano sbraitanti. E lì assumono fattezze lupesche da uomini sbrananti. Con tanto di lor donne che reggono questi “retti”, ah ah, da gregge di pecorine.

Ed ecco dunque la nostra compagine a inneggiar tutti insieme “appassionatamente” l’inno di Mameli mentre un cameraman birichino riprenderà le mammelle d’una sugli spalti da strabuzzarveli prima ancor che le palle girino…

Stasera, gli inglesi, schierati sul fronte opposto, ci daran filo da torcere?

Mah, di mio m’importa una sega. Quella che mi sparerò in pancia, disboscato da un’umanità “impagabile” di spettatori paganti il nazional-popolare nelle bandiere sempre in lotta le une contro le altre.

Così, dopo tal sega (s)fottente, anche me stesso, mi rilasserò con un libro di Agatha Christie. Sognando l’Orient Express ove sarò l’omicida di questi vostri “trenini”. Non mi scoprirete! Anche perché avete perso il treno.

Giungerò a Hong Kong e bomberò una di Pompei, sì, una partenopea che s’è sposata con uno di Bombay perché il miscuglio di razze non partorisca un bombarolo da Hiroshima ma un vesuviano vulcanico. Forse solo uno scemo terremotato perché, essendo pazzo napoletano, esploderà per colpa d’indigestioni cagionate dalle ricevute pizze in faccia in quanto accusato di esser una femminuccia capricciosa.

Lo scoperò per vincere la copp(i)a e assieme sfoglieremo le margherite, togliendo la mozzarella.

 

Tre film alla Alberto Fortis


13 Jun

 di Stefano Falotico

Un genio della musica italiana, tra il folle, il malinconico, “da manicomio”, fottutamente romantico, bigger than life

Disperato, magrissimo, macilento, secco, fortunatamente libero e troppo vivo per i morti viventi.

 

Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti
e una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso
mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera
di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà

Ogni volta che rideva si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva era di stagione amara
le sue rughe di cemento lo solcavano di rosso
prontamente diluito da una goccia molto chiara

“penso troppo al mio futuro” ripeteva delirando
“penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male
penso che tra più di un anno cambieranno i miei progetti
penso che tra più di un anno avrò nuove verit�
tu non farmi questo errore vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore cogli i fiori di lillà”

“Quanti amici hanno tradito” continuava innervosito
“quanti amici hanno tradito per la causa dell’amore”
sono andato a casa sua sono andato con i fiori
m’hanno detto che era uscito che era andato a passeggiare
ma vedevo un’ombra appesa la vedevo dondolare
l’ombra non voleva stare sulla sedia di lillà

 

– Al che, un mio amico mi guarda e mi dice che anch’io non scherzo in quanto a colpi di genio.

 

Io estraggo una sigaretta e gli rispondo che esiste solo un genio, la vita quando (s)fuma. Basta che, una volta (s)fumata, tu abbia i soldi per fumarne ancora.

E assieme giochiamo con gli occhi ballonzolanti fra il cazzone e le cosce di una che insaporisce le pietanze con un non tanto tiepido renderceli al prosciutto di occhiate fra un piedino e una piadina.

 

Quindi, il mio amico mi chiede se mio padre conosceva Alberto Fortis.

Gli rispondo che, figurarsi, se mio padre lo conosceva.
Poi, tiro fuori dalla tasca un foglio e gli faccio leggere le due massime preferite di mio padre:

Io vi odio a voi romani/io vi odio tutti quanti/distruttori di finanze e nati stanchi/siete un peso alla nazione/siete proprio brutta gente/io ti odio grande Roma decadente

 

Vincenzo io ti ammazzerò perché/perché non sai decidere.
Per finire, il mio amico mi chiede quale squadra, secondo me, vincerà i mondiali.

– Vincerà chi vincerà, non è difficile, no?

 

 

I film indovinateli voi.

Tempo di estate, di nuova stagione cinematografica, di trailer e grandi film in arrivo


13 Jun

di Stefano Falotico

Sono iniziati i mondiali di calcio e il Brasile vince con un rigore regalato. Ma ogni regione oramai è paese. Il clima basso-equatoriale è indistinto rispetto a prima, ove qui da noi, a giugno, faceva soltanto fresco abbronzante e invece oggi, con l’alterazione del clima, dovuto all’effetto serra delle stagioni identiche e uniformate, “infornanti” a crematorie fornaci, non capiamo più se si sta meglio lì o qua, appunto, perché se in Brasile si muore, “colorati” da una carnagione già mulatta che, col caldo, rende più neri, noi bianchi italiani patiamo la stessa “abbronzatura”, se non di più. Siamo tutti bronzei…

Il Cinema però non si ferma e insisterà sempre. E, con l’arrivo dei primi caldi pre-(f)estivi, le case di produzione presentano i loro listini, sfoderando i trailer dei “filmoni” che vedremo il prossimo autunno e via “scorrendo”.

Negli scorsi giorni, ne son stati sparati a raffica moltissimi.

Sfogliamone qualcuno.

Rimanendo in tema di Sud America, partirei quindi con il “biopic” magniloquente su Simon Bolivar,Libertador, interpretato da un grande Edgar Ramirez. Un nome assolutamente da tenere a mente e annotare. Il prossimo anno, lo vedremo anche in Hands of Stone e, sempre “agganciandoci” al mare e al profumo di libertà, Edgar sta girando il remake di Point Break, e io spero, a tal proposito, che non faccia rimpiangere il mitico Patrick Swayze dell’omonima, strepitosa pellicola originale della Bigelow… infatti calzerà lo stesso epocale ruolo, rivestendo i panni a torso nudo del Bodhi che fu…, da me ribattezzato, a suo tempo, Bodhi-The Body. E Dirty Dancing docet.

Quindi, il ritorno della coppia vincente di Training Day, Denzel Washinton-Antoine Fuqua con The Equalizer.

Per finire, il nuovo attesissimo Iñárritu col redivivo Michael Keaton.

Sì, a molti, tal caldo afoso, torridissimo che sta tempestando i nostri corpi, “assiderandoli” al contrario d’effetto buco dell’ozono nel farci ansimare di vampate di calore previo condizionatore, eh sì, eh eh, alleviandosi in brusche rinfrescate di burrasche salubri e refrigeranti, tormenta. Alcuni, arsi dal caldo esagerato, “schiattano” al mare, sguazzando fra onde che possan dar appunto sollievo ai loro corpi spappolati dai raggi solari troppo abrasivi. Le creme solari proteggono dalle scottature e, fra le riviere, scoppian gli amori scopanti, il paradosso della “temperatura ambiente” degli esseri umani. Più han caldo e più si “bagnano” con le bagnanti, per amplessi “ardenti” dai costumi (non) troppo aderenti. Ah ah.

A parte gli scherzi e gli schizzi, a parte gli scogli e gli squali, anch’io soffro il caldo. Sono spesso alienato ma non alieno. E sfortunatamente non sono un animale a sangue freddo anche se, da salamandra, m’arrampico lungo i brividi roventi delle schiene femminee come un surfista. Ah ah. Fra immersioni (sotto)cutanee, piaceri “a pelle” e tuffi ove l’amore è più blu, emergo effervescente di bollori nelle frizzanti bollicine del succhiarmele come un tè all’ora in cui “tramonto” nella rossa che si spera e poi sulla riva della notte fonda in nostro fonderci denso e cremoso come un ghiacciolo leccato di lingue gustandoci.

Tempo di mondiali, di brasiliane danzanti su erotismi al pulviscolo caliente, tempo di vita, tempo di pelle al mare, di Pelé e della forza virile


12 Jun

 di Stefano Falotico

Sì, evviva il patriottismo. Mi son svegliato così oggi, prima recandomi su un mio femminilissimo contatto di Facebook e recapitandole la tal esplicita missiva: “Voglio leccartela dopo Brasile-Croazia, quindi vedi già di scaldar la movida. E faremo la ola fra dolci, turbinose lenzuola, sventolando, issanti in gloria dei sen(s)i, il mio ficcartelo senza toglierti le calze a rete, un fendente formato bomba di lunghissima, grossa distanza”.

Il “Vaffanculo, testa di cazzo” fu secco, una rasoiata a fin di “pelo”, sotto l’incrocio piazzato di “foglia morta” mia di fico alla Corso. Mi batté ancor prima della sbattuta, roba come l’arbitro che piglia il fischietto e t’espelle, fischiando un “fallo” mai “entrato” a sue gambe tese pelanti di patata bruciacchiante.

Sì, fui precipitoso e lanciai la “palla” oltre la metacampo d’un fuorigioco che voleva darle l’assist di “Sì, mi basta appoggiartelo”.

Quando mi metto, son davvero uno dalla “classe finissima”, un giocoliere calzante, un bal(l)istico da numero dieci, un fantasista delle scopate e so dribblare i calci delle donne con piroette di sforbiciata su mia faccia indubbiamente sfondante di strafottenza menefreghista assoluta.

Come dir loro un “Ok, stavolta hai vinto tu, giochi in casa, farò tredici quando giocherai la doppia”.

Sì, non siamo ancora al 21 Giugno ma son già vizioso più di tutti gli equinozi. Mi chiamano il Cancro delle donne nudiste ai tropici.

Così, con mutazione impressionante da vero camaleonte, da grigio lupetto alla Falotico, ecco che, in un battibaleno, desidero tutte le “balene”, che sian bianche come Moby Dick o magre per un amplesso esotico di rassodante stroboscopico, suggente, perlustrante, asfissiandole su calori sal(i)enti, fra cloro, salsedini, amori in riva alla mer(da), la folla che tifa corale, palpeggiamenti, sono un tremendo centravanti ballonzolante fra un “tiro” imprendibile o “in saccoccia” senza che lei possa urlar “Goal!” appena sfiora l’apice virulento e potente del mio salsicciotto rasoterra su sua (ri)cotta che si gonfia mentre il mio infila una tripletta del venire dopo il bis(cotto) anche d’una quaterna ove son l’unico maschio attaccante fra tre tedesche schierate in difesa di missionarie erculee, poi svoltante nei culi argentati delle argentine con dei camerunensi che inneggiano al mot(t)o “Spingi da negro, fattelo, vai, vai fratello, che (al)lungo, che polmoni, sfiancale, tocca ai fianchi e quindi rincalza da fluidificante”.

Finite le botte, andiamo a brindare al ritmo di “Settembre” di Alberto Fortis.

Fortis, uno come me, un malinconico che aveva capito tutto della vita.

E buon mondiale a tutti. Ah, quella in tribuna sta esagerando di ballo, già mi “rimbalzano”.

Non sono uno da messa.

Messi mi fa un baffo.

 

Denzel Washington, che enorme cazzone!


09 Jun

Adoro Denzel Washinton, detto The Punisher, perché è giustamente una m… di colore “negro” e lo fa “viola” a tutti e a tutte…

Sì, quest’uomo è un cazzone.

Uno di quei cazzoni che dovrebbe lavorare con Tarantino, che in una sua dichiarazione definì violenti i film di James Ivory.

Che genio, Quentin.

Sì, condivido appieno. Quei film pieni zeppi di “english man” con l’aplomb d’Anthony Hopkins barboso, un mieloso “sir” di ‘sto paio di “che palle”. Sempre lezioso, recitante con lo sguardo da stoccafisso su fronte tatuata da un’evidente cicatrice che deve avergli “dato alla testa” per come inespressivo “aggrotta” le rughe con far da matusalemme lemme che scandisce battute da prender sonno e da pigliarlo come un “biscotto” e innaffiarlo nel fiume di Londra all’ora del “Tiè!”.

Uff, che noia quei film. Quel che resta del giorno, Casa HowardQuella sera dorata.

Sì, ha ragione Tarantino. Emanano una violenza, questa sì, disturbante. Perché falsi, precotti per imboccare borghesi semi-omosessuali della peggior razza. Di quelli tutti carinerie, bacini e contempliamo il tramonto ché, fissandolo, contando i giorni restanti, ce l’ammoscia. Ah ah!

Film da mettere a mollo. Bisogna prendere Ivory e mollargliele.

Sì, movimentiamo quest’effeminazione del Cinema, diamo credito a Tarantino e alla sua fottuta affermazione da “stronzo”.

Il Cinema dev’esser tosto, caldo, rovente e a tambur battente.

Sì, e Denzel Washington, in ciò, è “tremendo”. Vero bestione da competizione. Questo nero che piace alle donne perché, lontano un miglio, lor “signoria” viene eccitata dai suoi occhi languidi con grinta d’a(r)matore che “spinge”.

L’altra sera, ad esempio, su Facebook, un mio amico ha ironizzato sulla carrozzeria pesante di Denzel:

– Ah, adorabili le madri. Mia madre sostiene, ad esempio, che Richard Gere e George Clooney, messi assieme, non fanno mezzo Washington.

Al che, rimane esterrefatto perché sotto il suo post non ottiene nessun “Mi piace”.

Quindi, scrive: – Non mi date ragione? Allora, mia madre non è pazza. Ok, continuo a mangiar la pizza. Secondo me, Denzel puzza. Gli risponde una ragazza, dicendogli che sua madre ha pienamente ragione. Perché Denzel li batte sol schioccando il mignolo della mano sinistra, “spelacchiandole” già quando sta seduto su posa d’appiglio ammiccante al cul delle donne a sé spettatrici molto sull’eccitate, girandosi i pollici da nero che sa come mandar in estasi le pollastrelle anche solo “grattandosele”, figurarsi quando, con quella pancetta energica su “ballonzolante” mitragliatrice, spara ai bianchi della mafia russa. E lì, in quel punto topico da cioccolato fondente, perfino le più vecchiacce topoline s’arrossano. E sognan Denzel di “girarrosto”, piluccandoselo a occhi chiusi. Purtroppo, devono invece andare a stirare e cacciar un “tiro” alle loro sigarette “sottili”. Ah, altra “roba” se invece avessero tirato… (con) il saraceno Denzel, “bello guaglione”. Ma, stirando il maglioncino del marito(zzo), nessuno può comunque proibir loro di desiderarne il “calzone”.

Sì, Denzel Washington fa paura da quant’è sexy. Spacca!

Le donne, al cinema, appena compare, lanciano gridolini e fan nudismo da spiaggia. Ora, capisco perché, dopo dieci minuti di proiezione, le sale si svuotano della metà. Effetto mel(in)a della zona ozonica di Denzel su caldo desertific(c)ante da erogeno per “orogenesi” degli estrogeni zampillanti.

Sì, Denzel è bono da botanica serra.

E le donne, sedute nelle poltroncine, si “sbottonano” apertamente… oh, devon far prender aria alla passerotta su “balconcino” di tailleur st(r)appante!

Il mio amico, turbato, replica sconsolato, domandando fra le lacrime: – Allora, sono io che della vita non ho capito un cazzo?

Intervengo io e replico un: – Non preoccuparti, la vita è bella e la tua compagna, ieri sera, andò a vedere la nuova pellicola con Denzel assieme alla pelliccia di qualcun altro. E “fra” l’altro rifletterei, se fossi in te, su chi poteva essere l’anonimo “uomo nero”.

Lui s’incazzò, spaccando tutto e mi urlò: – Allora sei proprio una merda! Nooo!

– Una merda pura.

Pronunciato alla James Ivory.

E ricordate: la merda, quando è pura, è sempre di quel colore.

Denzel sfonda!

Scritti corsari di Pasolini, letti da Joe Pesci ed evviva Stanlio & Ollio


07 Jun

di Stefano Falotico

Tempi moderni, solo volgarità e consumismo, evviva il ritorno infantile a Stanlio e Ollio, coppia funambolica di Joie de vivre

Sì, imitando Pesci che legge Pasolini, mi sento nostalgicamente bello, pulito, diverso da molti della mia generazione.
Non ritengo che mi appartenga molto. Tanti cinecomics, tanta noia, tanta assurda figaggine e poca anima. Android(e) umanità.

Al che, mi ricordo che nel cassetto conservo una copia originale, a colori, de I figli del deserto, interpretato dal duo delle meraviglie Stanlio e Ollio, italianamente così resi da Stan Laurel e Oliver Hardy, due giganti. E Ollio, doppiato da un giocondo Alberto Sordi, che volontariamente storpiava gli accenti, è ancora risata enorme che mi fa magnifica purezza strepitosa.
Navigando in un mondo che oggi però mi nausea, perché involgaritosi, tutto dedito a far il bellimbusto, mal celando sempre gli scheletri negli armadi da macellai, eh sì, uomini a due ante su donne emancipate quanto poco femminili, un mondo di culturisti, edonisti, ignoranti di (s)vista, di salive e pett(oral)i in f(u)ori, medito su come er(avam)o, su come siete, su come nonostante sempre a me stante sono. Non come gli altri, nel luogo comune stagnanti.

Su come questo Cinema è ancora, per me, spero anche per voi, suadente sogno.

E poi credo che i pagliacci siano le persone che, essendo auto-ironiche, possono permettersi il lusso di sapere cosa è la vita.
E giocarvi senza darsi pena, a differenza di chi, prendendosi troppo seriamente, fa il politicante da strapazz(at)o.
Chi parla di tristezza dinanzi a un comico, non ha capito nulla.

Teneteveli voi i bei ragionamenti, i divanetti, le poltroncine e i grandi discorsi(ni).

Di mio, faccio il gioco che mi fa ridere di più.

 

– Perché ridi?

– Perché sì.

– Suvvia, sii serio. Non si deve ridere di fronte a una tragedia.

– Ah no? E che si deve fare? Si deve piangere?

Le migliori battute di Al Pacino


07 Jun

di Stefano Falotico

 

Un grande attore non è grande per quello che dice, anche perché quasi sempre le battute, che pronuncia, son state scritte dallo sceneggiatore, ma per come le dice.

Al le dice da Dio. Anzi, da Diavolo.

Ah ah!

L’avvocato del diavolo

Cambia tutto sotto pressione. Certe persone le spremi e si svegliano, altre crollano.

Scarface

È tutto qui? Si riduce tutto a questo, Manny? Mangiare, bere, scopare, fumare, sniffare. E dopo? Dimmelo. E dopo? Arrivi a 50 anni e ti ritrovi una pancia come un barile. Ti vengono due zizze come una balia, ma con i peli di sopra. Ti ritrovi un fegato mezzo disintegrato a forza di mangiare questa roba di merda e diventi come queste mummie del cazzo che stanno qua dentro.

Carlito’s Way

Sono vecchio per fare queste cose.

Heat

 E nemmeno vorrei fare altro.

Donnie Brasco

Allocco? Allocco a me?! Lo sai con chi parli amico mio?

Insomnia

Anche da morta doveva mantenere il segreto?!

Il padrino

Sì, rinuncio.

 

 

Credo al crudo


06 Jun

Panta rei? Credo al pantano, Pantani morì dopato, non cambia nulla, cambio solo senza Sole e il Cinema è peggiorato, spero in Paul Thomas Anderson, altrimenti mi sparo

È tutto qui? Si riduce tutto a questo, Manny? Mangiare, bere, scopare, fumare, sniffare. E dopo? Dimmelo. E dopo? Arrivi a 50 anni e ti ritrovi una pancia come un barile. Ti vengono due zizze come una balia, ma con i peli di sopra. Ti ritrovi un fegato mezzo disintegrato a forza di mangiare questa roba di merda e diventi come queste mummie del cazzo che stanno qua dentro. (Tony Montana, grande Pacino di Scarface)

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che i vizi di questo Paese – speciale nel vivere alla grande ma con le pezze al culo – sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.
Pier Paolo Pasolini, «Scritti Corsari», 1975

 

– Stefano, c’è una festa. Vieni?

– Di mio, “vengo” da solo…

– Dai, su.

– Non devo dare proprio niente, credo al nulla vacante eppur tu va(gh)i.

– Suvvia!

– Vai via, sei da viali!

 

Così, deluso e arrancante, ammaccato e facendovi lo smacco quando, anziché darvi uno smack, io mi smoccolo, mi reggo il mon(a)co, sapendo che il pellegrin(aggi)o è un sant(uari)o alla mia accidia.

Molta gente per tale peccato vorrebbe uccidermi. Io rispondo loro che ho delle belle ciglia e dunque continuo a volteggiare nel nero (ar)cigno.

Viaggiando in macchina mentre borbottate nelle vitarelle quotidiane, alla faccia vostra sulla mia che è sfacciata.

 

E ballando vanno imbellettati.

Meglio il blu dipinto di “boh”.
Sì, sono cambiato. Prima mi masturbavo non solo mentalmente.

Ora il mio sguardo è pornografico, denudato dal regime alimentare dei vostri pasti nudi da rei eppur i principi voglion fregar la regina.

Sì, la torta è buona. Meglio di tua sorella che, a forza di mangiar dolci, è simile a una ciambella.

Tutte le (ciam)belle vengon col buco?

Non tutte, tua sorella fa un’eccezione. “Viene” guardando Hugh Jackman che lo sbatte invece a sua moglie, fottendosene, da grande schermo del Wolverine più glande.

E ricordate: come vi prendo per il culo io, solo me stesso.
Tutta glassa, a differenze di te, grasso, che coli.

 

– Che problema ha, lei?

– Mi hanno dato una fregatura.

– Si rilassi, ne prenderà ancora molte.

 
E ancora ricordate: Peter Boyle, Wizard di Taxi Driver, sa. Invece, non sa un cazzo, che volete ne sappia un tassista?

Una cosa come questa…

Big Wedding, Trailer italiano


06 Jun

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)