Archive for February, 2018

Contro ogni moralismo, falso femminismo, ipocrita maschilismo, vota il Falotico, uomo alla Eastwood dalla battuta pronta e senza battone


27 Feb

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Sì, mio padre è un uomo sincero. L’altro giorno gli ho chiesto cosa ne pensa di Clint Eastwood e lui mi ha risposto con sincerità ineludibile, oserei dire.

– Attore bravo, non molto versatile, grande regista, sciupafemmine incontrollabile.

– Pensi abbia avuto molte donne?

– Raramente ho visto una faccia da porcellino di quel livello.

– Ma che dici?

– Fidati, il Clint deve avere un’oca di proporzioni ciclopiche.

 

Ecco, non mi son mai interessato della vita privata e sessuale del regista di Mystic River, ma ho voluto fare una breve ricerca. A parte la sua ex compagna storica, la Locke, andando sul sito whosdatedwho, in effetti, ho scoperto che il signor Eastwood non deve essere stato uno con l’uccello in mano.

E balzano agli occhi donne che furono molto appetibili, fra cui la bella di giorno Catherine Deneuve, la negrona Sonia Braga, la bombastica Mamie Van Doren e perfino quel cesso di Barbra Streisand. Insomma, che uomo!

 

Poi, in contemporanea, leggo le notifiche di Facebook e noto subito un post intitolato “malati di figa”. Con la “spiegazione”: tutti quegli uomini senza fidanzata (oddio mio, che termine vetusto), che si consolano con “Federica la mano amica” e che inseriscono sempre foto di culi e tette.

Contatto la signorina che ha messo questa porcata ipocrita e le spiego che l’uomo, in quanto discendente dalle scimmie, e anche dai gorilla, non è come le donne che amano i film sentimentali per rimbambite, col tramonto rossastro, baci sulla spiaggia e camminate nel parco.

L’uomo, anche quando ammogliato, se non può “tenerlo in umido”, “non molla mai la presa”. Perché un uomo “normodotato” ha dalle 5 alle 10 erezioni spontanee al giorno e quindi, al di là di una vita sessuale appagante, diciamo che è “propenso” a dire delle porcatelle goliardiche. È la natura eroticus della sua “leva del cambio” a indurlo in tentazione. In trazione! In penetrazione ed estrazioni! In trivellamenti e battute ficcanti.

La signorina s’inorridisce, mi assale e mi dà del maiale.

Sì, evviva il sano maschilismo che non ha paura di “dirla tutta”. Ben vengano questo uomini assatanati, ludici, smaniosi, vogliosi, ingordi. Non vogliamo più Emma Bonino! Ma delle bonazze. Ah ah!

E poi siamo onesti: Weinstein è stato un bel figlio di puttana ma anche quelle che andavano con lui non devono spacciarsi per delle madonnine.

E la smettessero queste false suore! Diciamocela! Hanno tutti i dvd con Michael Fassbender, quel pezzo di macho! Lo confessassero al porco, no, al parroco. Mamma mia, che parruccone. Basta, non dovete dire a vostro marito che andate dalla parrucchiera quando invece vi siete recate dal “barbiere”.

Sì, ha ragione la Deneuve! Alla faccia dei movimenti MeToo e di sto par de palle. L’uomo deve essere uomo, e quindi un po’ sporcaccione. Altrimenti è un rotto in culo.

 

Basta, sincerità! Evviva! Ballare!

E ricordate: la mia vita è andata molte volte a puttane ma mai a zoccole. In questo sono bukowskiano.

 

Al che uno mi grida: ma lei è pazzo!

E io gli rispondo che è sempre meglio essere pazzi che tonti. Sì, pigliati la tua donnetta e portala a mangiare la cioccolata calda. Che vita esaltante! Ah ah!
Un lavoretto tranquillo, un filmetto scemo, un libro Harmony e stai sicuro che sei già nella tomba.

 

 

di Stefano Falotico

Non mi piacciono i piedi di Jennifer Lawrence, le sue frasi contro il Filo nascosto scatenano il putiferio, però rimane bona


27 Feb

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Ebbene, le dichiarazioni della Lawrence in merito a Phantom Thread hanno dello sconvolgente. Ma non pensavo che la gente si scioccasse così tanto. E via a darle della sciocca, quando invece, a prescindere dai suoi opinabili gusti cinematografici, mi pare molto “buona”. Sì, a me pare bona. A lei no? Ah sì, quei sandali e quei piedi suoi tozzi stonavano col décolleté di quella mise da infarto, ma a parte questo rimane attizzante. A lei non attizza, Jennifer? Sì, un po’ “bimbina”, con quel sorrisetto così così, e ancora non mi convince del tutto nei panni della femme fatale. Niente a che vedere con la Sharon Stone che fu. Eppure non rinuncerei a un red sparrow con questa passerotta. Sì, sono come Jack/Johnny Depp della Maledizione della prima luna e, davanti alle sue gambe, divento lupo mannaro. Mannaggia!

Ora, un signore entrò in casa mia e notò una confezione di fazzoletti della Coop vicino alla postazione del mio PC. E mi chiese…

– Scusi, ma lei è sempre raffreddato?

– Sì, anche perché in questo periodo a Bologna nevica.

– Ma è sicuro che quei fazzoletti le servano solo per il muco del naso? Non è che servono ad altri “liquidi?”.

– Sa, devo esserle sincero. Fuori c’è la neve, ma la Campbell di Sex Crimes diciamo che può indurre all’indurirlo.

– Ah, capisco. Sì, non c’è niente di cui vergognarsi. Una bella donna fa sempre “scandalo”. Ma avercene…

– Bravo, le stringo la mano.

– No, grazie.

– Per via del fatto che è bagnata?

– No, perché io non posso farmi le seghe.

– Ah, mi perdoni, dimenticavo che lei è nato senza mani.

– Però quelle gambe lì…

 

Ma la gente non ha una casa da portare avanti invece che pensare alle stronzate della Lawrence e alle sue seghe mentali?

 

 

di Stefano FaloticoNeve Campbell 28167869_417905448631015_8053829667022443410_n

Hikikomori, gli autoreclusi sono un fenomeno in espansione anche da noi


26 Feb

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Da Wikipedia:

Hikikomori (引きこもり o 引き籠もり letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”) è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura.

 

Non c’è da stupirsi se anche in Italia questo “fenomeno”, anzi, questa generazione di “fenomeni” si st(i)a espandendo a macchia d’olio. Sempre più giovani, e non solo minorenni, e lì la scelta sarebbe più comprensibile perché rapportabile all’adolescenza, periodo difficilissimo e problematico per eccellenza, si stanno allontanando dal mondo di tutti i giorni, e si rifugiano in casa, passando tutte le loro giornate in rete e sovvertendo i “normali” cicli vitali, scambiando la notte per il dì e vivendo al di fuori delle regole sociali. Insomma, si creano, come si suol dire, il loro mondo.

E in merito avrei da raccontarvene donde. E anche di “onte” e calunnie…

Quello che stupisce di questi ragazzi è che, a differenza di quello che si possa credere, sono molto più “collegati”, interconnessi con la vita di quanto invece lo siano, spesso, i cosiddetti adulti, troppo indaffarati e “impicciati”, come dicono loro, con quotidianità squallide, fatte di un lavoretto tristissimo per tirare a campare, mogli che tradiscono con le puttane sui viali, e figli da “educare” a base di calci in culo, disfunzionali istruzioni per l’uso ed etiche alquanto distorte su cosa sia l’esistenza. Poi, non “sbigottiamoci” se i giovani, appunto, decidono di far la fine di Napoleone a Sant’Elena ancor prima di aver “governato” anche solo la paghetta settimanale.

Sì, in Italia il fenomeno è in aumento. Tutto ciò è allarmante? Potrebbe essere, ma anche no.

L’altra sera, volevo amabilmente conversare con una bella guagliona, al che, dopo un lungo corteggiamento degno del Casanova più sfrontato ma, appunto, ottimamente educato, azzardai nel chiederle se voleva incontrarmi. Lei, di tutto piglio, mi rispose che, sì, era sabato sera, ma sarebbe rimasta in casa a rivedere le repliche di Hazzard, e poi voleva giocare alla Playstation. Sì, ma non stiamo parlando di una ragazzina, bensì di una procace donna fatta in tutto e per tutto, di gambe parecchio “spronanti all’azione”, molto colta, peraltro, assolutamente piacente e affascinante.

Poi, telefonai a un mio amico chiedendogli se voleva andare al cinema a vedere l’ultima interpretazione di Day-Lewis, ma mi rispose che doveva vedere Mute su Netflix. E ammutolì ogni mia fantasia amicale, rendendomi un blade runner delle nostre solitudini incomprese, forse anche in compresse. Sì, perché la società induce a deprimersi, al che gli psicologi impazzano, facendo ancor più impazzire, essendo strizzacervelli e “cagacazzi”, i ragazzi (in)sensibili, e sedandoli “sensibilmente”, intontendo le loro vivacità troppo “pronunciate”, e il panorama offerto alle nuove generazioni è desolante. Per quanto tempo potremo sopportare un mondo in cui la maggiore notizia del giorno è se Gigi Buffon giocherà ancora delle partite in nazionale, se una coppia di Uomini & Donne ha inscenato un finto amore sulla melodia de Il Volo, per quanto tempo potremo ascoltare il festival della canzone italiana e non vomitare di disgusto?

Al che, le opzioni per i giovani non sono molte. La scuola è piena di bulletti stronzissimi, di bimbette che deridono la loro “acerba” sessualità, e li prendono per il culo per le loro umanissime imbranataggini. Nei bar ci sono i vecchietti che giocano a carte e ogni due minuti vanno a fare un po’ di “acqua” nella toilette, e poi hanno lo sturbo se entra un’impiegata in calze a rete, “sollecitando” erezioni faticose ma ancor “virilmente” arzille. Poi urlano ai ragazzi “senz’arte né parte” di andar a lavorare, quando il loro lavoro era mietere il grano e aspettare il gallo alle sei di mattina, con la moglie che ancor ronfava nel letto, letto sudicio e porco in cui la sera prima ci avevano “dato” fra scoregge, orgasmi con le mani ancor zozze dell’olio dell’insalata e una gallina che entrava nella loro camera, “sbirciando” la copulazione saporita come un brodino di cappone. E nacquero dunque figli che dovevano “laurearsi” per non farli accapponare nel disonore…

Accendi la tv e c’è Barbara D’Urso che, dopo esser stata molto “gentile” con Berlusconi, cioè dopo che da Silvio si fece sfondare, sfondò, e ospita in studio Gentiloni in mezzo ai suoi drammoni e finti lacrimoni. Anche tette rifattissime.

Mentre la Gruber è da museo delle cere, i 5 Stelle promettono sussidi ma non hanno mai aperto uno scolastico sussidiario.

Come la vedi?

E perché questi ragazzi “senz’anima” amano le anime, nel senso di cartoni giapponesi?

Facciamo cin cin!

DONNIE BRASCO, Al Pacino, 1997, © TriStar

DONNIE BRASCO, Al Pacino, 1997, © TriStar

 

 

di Stefano Falotico

Il più grande attore di Cinema del mondo, ah ah, Victor Argo, e io non gli sono da meno


26 Feb

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https://www.youtube.com/watch?v=bdRrh7p2k7g

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Oggi voglio parlarvi di un attore il cui sex appeal, ah ah, non è mai stato messo in discussione, un uomo di caratura raffinata e bellezza impareggiabile, e per via del suo fascino magnetico ha lavorato con alcuni dei più grandi maestri della Settima Arte, in primis Martin Scorsese ed Abel Ferrara, ma anche con Woody Allen, diventando il loro fido “scudiero”.

Wikipedia dice questo: Victor Jimenez (New York, 5 novembre 1934 – New York, 7 aprile 2004) è stato un attore statunitense di origini portoricane.

Victor iniziò la sua carriera come attore di teatro. Durante gli anni sessanta conobbe Yoko Ono e Harvey Keitel con i quali lavorò. Nel 1977, Argo divenne un membro del Riverside Shakespeare Company nell’Upper West Side. Andò in tournée per i diversi parchi di Manhattan recitando la parte di Lord Montague.

 

Sì, in maniera analogica, potremmo dire che Victor ha sempre avuto un carisma alla Falotico. Un uomo che sta nel suo negozio e incontra il Bickle, che lo aiuta ad acciuffare un negrone, quindi sta nella tavola calda di Fuori orario e serve il caffè ai cretini mentre la gentaglia dà la caccia a quel povero sfigato capitato nel mondo sbagliato nelle ore notturne più scorsesiane. La storia della mia vita.

Sì, io credo di possedere una bella voce, flessuosa, sinuosa, morbida e vellutata come le gambe di Bo Derek quando era al top della sua topa.

E, stamattina, a proposito di topini/e sono uscito presto. Vicino alla farmacia San Martino, in mezzo a tante facce di cazzo che aspettavano l’autobus, adocchiai una ragazza di buon culo con lo sguardo vuoto. E pensai che quel vuoto andava “riempito”.

 

di Stefano Falotico

L’illusione di realtà, la solita politica e il fascino “buddista” di Richard Gere


24 Feb

Richard Gere

Uno dei ricatti maggiori che un giovane subisce da coloro che si reputano, senza ragion veduta, “adulti”, è il continuo rimprovero, estenuante, triste, manicheo, assillante, secondo il quale deve attenersi alla realtà e “crescere”. Il concetto di crescita è qualcosa che mi ha sempre ossessionato e al quale non riesco a darmi una risposta chiara ed esaustiva. Ho una visione “aliena” del mondo, e poco a questo mondo mi allineo. Credo che siamo creature evolute dotate d’intelligenza, di un cervello che ci ha permesso di vivere lontani dalla bestialità e, da scimmieschi Neanderthal, ambendo a definirci appunto umani, nel senso completo del termine, affettivo-cognitivo e sensibile, anzi, senziente agli stimoli esterni, ci siamo inventati un sistema di sopravvivenza che ci ha concesso l’illusione di realtà. La cosiddetta realtà non esiste, è un basamento, potrei dire, rapportato alla nostra età e a ciò che ci viene chiesto in base alla nostra anagrafe e a quel che si suppone debba essere il modello comportamentale attinente al nostro periodo vitale.

Non credo in Dio, sebbene da piccolo il lavaggio del cervello giudeo-cristiano a cui fui sottoposto, come quasi tutti della mia generazione, deve avermi indotto ad astenermi dal piacere, anche frivolo, per buona parte del mio “processo evolutivo”. In fin dei conti, ritengo qualsiasi tipo di religione, soprattutto quella cristiana, appunto, un limite sesquipedale alle nostre potenzialità emotive, un freno ricattatorio alle nostre innate, immense potenzialità. Perché, aderendo a questi falsi credo, ci si castra in tutta una serie di dinamiche, anche relazionali, improntate al senso di colpa, alle responsabilità più mendaci e ingannevoli, e il pensiero, libero e anche vivaddio autarchico, viene così castigato da precetti e “prescrizioni” assurde, figlie della paura, della superstizione, perfino dello scaramantico più medioevale oscurantismo ideologico.

Benché meno credo alla politica. I partiti sono soltanto la propaggine, fintamente incarnata a livello illusoriamente istituzionale, di quelle idee che un certo gruppo di persone ritengono essere quelle valide al fine che la società “progredisca” secondo i dettami che vogliono loro. Allorché s’istituiscono per “garantire”, almeno così sostengono loro, mentendo, quelle stabilità apparenti per le quali si prodigano.

In questa società odierna, confusa, esterofila, cultrice di un bello soltanto di facciata, superficiale e sbrigativa, impostata unicamente sul “valore” dei soldi, in cui le individualità vengono orrendamente soppresse solo perché si viene considerati come merce produttiva e non come uomini, appunto, le persone sostanzialmente votano chi possa garantire loro i privilegi e le comodità per le quali vivono, o meglio s’illudono che sia la vita.

Un povero vota i grillini perché è stato “rassicurato” che avrà un sussidio di disoccupazione, un insegnante vota PD perché, nonostante le tante bugie e le promesse mai mantenute del pinocchio Renzi, comunque si sente protetto in quella realtà con cui ha imparato a convivere e che, nel bene e nel male, gli sembra l’unica possibile e incontrovertibile. Perché almeno avrà il suo stipendio, perché almeno non perderà nulla e, pur sapendo che la sua esistenza sarà sempre alquanto mediocre, patetica e lamentosa, non ne vede un’altra realizzabile e probabilmente non vuole neppure vederla.

Poi ci sono i salviniani, persone di cultura retrograda, fascista e razzista, sessuofoba e quant’altro, spaventati perennemente da tutto ciò che ai loro occhi appare inconcepibile. E dunque temono il “diverso”, quello di un altro Paese, ché gli frega il lavoro o la fidanzata perché semmai è solo più bravo e più sexy, e allora si rifugiano nella retorica più bieca, ignorante e secessionista. Nel giustizialismo agghiacciante.

Ci sono gli artisti, persone che credevano nel potere della parola, nel potere della bellezza, nella comunione appunto fra i popoli attraverso la vera cultura, che non è il nozionismo becero di chi s’illude che la “perfetta” forma mentis possa nascere da licei e scuole istitutrici di un sapere puramente, stupidamente appreso, dunque “rappreso”, solo a livello teorico, mai davvero empaticamente comunicante con le istanze reali, ma astruso, astrattissimo, parto degenerato del classismo più abbellito da quel porco orpello del classicismo più dottamente, anzi indottamente, scolastico, sciocco e bambinesco, paraculo e irresponsabile, buono solo a quelli… di papà con la panza piena e il cocktailino in mano fra “grandi” discorsi oratori e chiacchiere da studentelli col ciuccio in bocca. Noiosi, prevedibili, in una parola insignificanti.

La realtà stessa è un’illusione. Oggi vieni considerato un nano perché nessuno ha investito sul tuo talento, sempre compresso, punito e ingiuriato, domani sei un gigante perché la tua “piccolissima” idea ha fatto felici molte persone.

Di mio, posso dire che non credo a quelli che dicono che fanno le “cose” per gli altri, perché vogliono dare.

Quando si dà qualcosa, ci si aspetta sempre un riconoscimento, un apprezzamento, ci s’illude allo stesso modo che, attraverso il valore datoci dagli altri, il nostro stesso valore umano possa uscirne gratificato, lo si fa per ottenere maggiori “garanzie” sulla propria autostima, per venirne appagati e semmai anche più “istituzionalmente” pagati.

Ma questa si chiama vanità, non grandezza, e nemmeno umiltà, neppure bontà.

Ma io parlo al vento…

 

Mah, prima mi piaceva Al Pacino, col passare degli anni sto prendendo maggiore confidenza con il mio fascino alla Richard Gere. Belloccio, moderato, di classe, sempre sulle sue, un uomo che ammicca, scherza con gusto, è autoironico anche quando potrebbe permettersi di fare lo stronzo, pacifico, contemplativo, calmo, pacato, in una parola falotico…

 

di Stefano Falotico

 

Franny

Gere The Dinner Hachiko Gere

On Chesil Beach, il Trailer, care donne in tailleur


23 Feb


McEwan

Ora, non so se siete degli aficionado del mio canale YouTube, ove riverso ogni mio mal di pancia, qualche cervellotica mia danza e gioco di dama con gli scacchi della vita. Mai mi scaccolo, eppur oggi mi son tagliato i capelli. Franco, barbiere di una certa età e di discreta panza, appunto, non credo abbia mai letto Ian McEwan che io, nel video in cui lessi (pronunciato, sì, come Lassie, care cagnoline), pronunciai, e non è una ripetizione, in maniera giusta, cioè meciuvan, e non mecivan. Insomma, Ivan abbisogna di una U e a Bologna molti comunisti hanno questo nome. Ci sono anche le Ivane, donne come la signorina Silvani. Su questa stronzata, direi che dovete andare a pescare quel mio filmato cazzone sul Tubo e ridere di come “vergognosamente” lo girai, in totale, ingenua sfacciataggine.

Ebbene, adesso è uscito questo bellissimo, elegante trailer con l’attrice dell’anno, colei che sarà battuta dalla McDormand agli Oscar per un “soffio”, come si suol dire, ovvero Saoirse Ronan. Magra ai cani, come dicono in meridione, rossa forse naturale, ossuta insomma, brava, eccelsa, probabilmente vergine come nel libro. E come da un libro passionale simile, senza trama, si possa cavare un film appassionante, rimane un mistero che scoperemo, no scusate, scopriremo solo sparandocelo…

Ecco, io ho letto alcuni libri di Ian, ma comunque sono uno che non disprezza i panini di McDonald’s (tutto attaccato come McConaughey, che in Dallas Buyers Club era anoressico non perché patito di AIDS ma oramai poco voglioso delle patatine…).

E ricordatevi: mai fidarsi dei medici. Se avessi dato loro retta, potevo farla finita. E perché? Quando le mie amanti possono da me esser sfinite? Sì, a molti l’ho ficcato nel retto e alle donne (con) garbo. E ce l’ho sempre ritto. Ne sarebbe fiera la donna del libro-film. E le scomparirebbero tutti i suoi dubbi sulla prima (s)volta… In verità vi dico che poco ficco ma son uomo comunque ficcante.

Sì, io abbattei ogni luogo comune e falsa diceria, essendo come Lorenzo di Piero de’ Medici, appunto.

Il mondo si divide in due categorie: chi è il Magnifico e chi un magna-fighe. Io preferisco essere un intellettuale “brillante”. Sì fa quel che si può…

 

 

di Stefano Falotico

Guardiamoci negli occhi, il 4 Marzo perché dovete votare la lista Falotico, lo sostiene Costa e indosso la Lacoste


20 Feb

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Questo è un pezzo di Francesco Costa. Se non vi piace, saltate direttamente al pazzo Falotico, no, al pezzo mio, al pezzo tuo che puzza e le puzzole anche loro han bisogno di pezze. A proposito, che fine ha fatto Andrea Pezzi? Stava con la Pandolfi, ma è rimasto un Ovosodo.

La scelta in vista delle elezioni politiche del 4 marzo è purtroppo tanto semplice quanto deprimente. Qualunque analisi delle opzioni a disposizione, infatti, non può prescindere da un triste dato di fatto che non mi sembra evidenziato a sufficienza da opinionisti, esperti e addetti ai lavori, che invece nella grandissima parte dei casi stanno facendo finta di raccontare un’elezione normale, una corsa dei cavalli come tutte le altre. Cosa che non è.

Guardiamoci negli occhi. Che siate di destra o di sinistra, che vi piaccia o non vi piaccia il governo Gentiloni, se siete un minimo seri e informati, e avete un po’ di onestà intellettuale, sapete che oggi in Italia c’è purtroppo un solo grande partito in grado di farsi carico dell’immane responsabilità di governare la settima economia del mondo ed è il Partito Democratico. Lo dico senza nessun orgoglio e anzi con grande amarezza e preoccupazione. Vorrei che non fosse così, sarebbe meglio per tutti, PD compreso, ma è così. Il re è nudo. Se avete anche solo un briciolo di percezione di cosa voglia dire governare un paese – prima ancora di capire se governarlo bene o male: governarlo – e farne gli interessi e rappresentarlo nel mondo, se conoscete anche solo un po’ cosa deve e non deve fare un governo, cosa può e cosa non può fare, cosa devono essere in grado di fare le persone che ne fanno parte, lo sapete anche voi: e non è una cosa bella.

Potete detestare Matteo Renzi, potete pensare che l’attuale classe dirigente del Partito Democratico sia troppo centrista oppure schiava dei soliti sindacati (sono diffusissime entrambe queste critiche), che sia troppo dura o troppo morbida con i migranti (sono diffusissime entrambe queste critiche), che gli 80 euro siano stati un modo balordo di spendere i soldi, che la Buona scuola sia un fallimento, eccetera. Non sto dicendo che non abbiate ragione, magari avete ragione, non è questo il punto: non voglio contestare queste idee. Il punto è che meritereste di trovare sulla scheda elettorale delle plausibili opzioni alternative al Partito Democratico: meritereste di avere la possibilità di scegliere un’altra strada, non fosse altro che per il sano principio dell’alternanza, senza per questo temere tragedie. Eppure – guardiamoci negli occhi – sapete anche voi che oggi l’unico governo da paese normale che queste elezioni possano esprimere, l’unica classe dirigente da paese normale che questo paese possieda, sia in questo momento quella del Partito Democratico e dei suoi alleati. Gentiloni, Padoan, Bonino, Calenda, Bellanova, Della Vedova, Boschi, Scalfarotto, Minniti, Delrio, Franceschini, eccetera. Non è la classe dirigente migliore possibile. Orrore, sto allora forse dicendo che è la meno peggio? No, magari. Sto dicendo che è l’unica.

La coalizione di centrodestra non è una coalizione, non ha un leader e non ha progetti comuni a parte qualche vuoto slogan. È enormemente più pericolosa e farsesca di quella che tra il 2008 e il 2013 ha letteralmente trascinato il paese a un passo dalla bancarotta e dal completo commissariamento in stile Grecia, cioè a un passo dal momento in cui forse i soldi che avete in banca non valgono più niente, per capirci. Il tutto mentre il suo capo, che incidentalmente era anche capo del governo dell’Italia, veniva processato per frode fiscale e prostituzione minorile e il Parlamento votava fingendo di credere che una sua giovane amica, diciamo così, fosse la nipote di Hosni Mubarak. È successa veramente quella cosa lì, sapete? Ci si mette un attimo a tornarci. Ci si mette un attimo. E lo ripeto: questa coalizione di centrodestra è enormemente più pericolosa di quella che ha già distrutto il paese una volta. Oggi non ha più quel leader, che è suonato dagli anni e ineleggibile, e non ne ha nessun altro; ed è composta per metà da due partiti di estrema destra la cui linea politica è un miscuglio di razzismo, populismo da bar e teorie del complotto.

L’attuale Lega è vista con preoccupazione e fastidio persino da gente come Roberto Maroni e Luca Zaia, che hanno almeno un’idea di cosa voglia dire la responsabilità di governare qualcosa; quando invece basta ascoltare Matteo Salvini parlare di dazi per rendersi conto che proprio non sa quello che dice. Fratelli d’Italia è una ridicola e inquietante parodia del Movimento Sociale Italiano, perché dopo Fiuggi persino dentro Alleanza Nazionale avrebbero giudicato come uno sciroccato – come minimo – chi avesse aderito a una teoria del complotto sui ricchi banchieri ebrei che vogliono distruggere l’Europa contaminandone la razza o fosse andato a fare sceneggiate da Bagaglino davanti al Museo Egizio di Torino.

Forza Italia non esiste. È un involucro con un leader che non è riconosciuto come tale da nessuno – nemmeno dal gruppetto di fedelissimi che gli fanno da badanti per affetto, per antica stima o per opportunismo – che unisce pezzetti di una logora classe dirigente guidata solo da interessi individuali, pronta a sparpagliarsi il giorno dopo il voto in nome della propria personale sopravvivenza, come già accaduto dopo le elezioni politiche del 2013. Gli unici che dentro Forza Italia hanno un’ambizione politica vera – e in quanto tale rispettabile – sono quelli che vogliono fare le scarpe a Silvio Berlusconi, che saranno quindi i maggiori agenti di caos dal 5 marzo in poi. Ma attenzione, breaking news: non si possono fare le scarpe a Silvio Berlusconi, perché Forza Italia è di sua proprietà. Non è un partito vero. Dopo il voto si atomizzerà.

Poi c’è il Movimento 5 Stelle. Di nuovo, guardiamoci negli occhi. Trattare il Movimento 5 Stelle come un’opzione politica normale e non come una grave e pericolosa minaccia per la collettività è davvero colpevole: ed è tanto più colpevole quanto è alto e illustre ogni singolo pulpito che in questi anni ha contribuito a lisciargli il pelo e giocare col baratro per guadagnare pubblico o togliersi qualche personale sassolino contro Renzi, col risultato di sdoganare una classe dirigente della quale la cosa migliore che si possa dire – la cosa migliore – è che sia tragicamente impreparata, a cominciare dal suo leader che vorrebbe governare l’Italia avendo nel curriculum l’esperienza di webmaster e steward allo stadio. La cosa peggiore: un gruppetto di buoni a nulla – pochi in buona fede, altri in malafede – che mente in continuazione, che usa la completa incompetenza come bandiera, che ottiene consensi soffiando sui nostri peggiori istinti, che sta facendo disastri ovunque governi, che non è riuscito nemmeno a fare delle liste elettorali e un programma senza commettere errori da dilettanti, che non saprebbe amministrare un condominio ed è direttamente comandato da una società di consulenza. Dai, di cosa stiamo parlando.

Non mi dilungo su Liberi e Uguali solo perché, al contrario del centrodestra e del Movimento 5 Stelle, non ha nessuna speranza di arrivare al governo, per quanto possa comunque fare danni. Dentro e fuori Liberi e Uguali anche i pochi benintenzionati sanno che fine farà questo cartello elettorale dal 5 marzo: la fine che ha fatto L’Altra Europa con Tsipras allo scorso giro, e Rivoluzione Civile a quello prima, e la Sinistra Arcobaleno a quello prima ancora. Smetterà di esistere, si sbriciolerà nelle mille sigle che l’hanno costruito allo scopo di farsi riportare in Parlamento. L’avranno sfangata, ora ognuno per sé e dio per tutti, benintenzionati e non: tra cinque anni ne riparliamo. Basterà trovare un altro nome, un altro logo e un altro estemporaneo leader da usare per tre mesi, vedremo quale innocuo ex magistrato ci sarà sulla piazza.

Ora, credetemi. Scrivo tutto questo senza un minimo di soddisfazione. Nessuna. Vorrei che ci fosse in Italia un normale partito di sinistra, come Syriza o come la Linke, e invece ci ritroviamo con questo sgorbietto utile a far fare un ultimo giro di giostra a una classe dirigente arrivata al capolinea più o meno nel 2011. Vorrei che ci fosse in Italia un vero partito conservatore, come la CDU o come il Partido Popular, e invece ci ritroviamo con una cosa a metà tra Moira Orfei e Alba Dorata. Tutti i paesi europei fanno i conti con movimenti estremisti, populisti, anti-immigrati, eccetera, ma noi siamo gli unici in cui questi movimenti contano tutti insieme – M5S più Lega più FdI – quasi il 50 per cento dei voti, secondo i sondaggi. Quasi il 50 per cento. Per cui senza dubbio questa è l’offerta politica che ci meritiamo e che avrà la meglio il 4 marzo: e d’altra parte non vedo a sinistra e a destra del PD tutto questo struggersi davanti alla scheda elettorale. Mi sembrano tutti piuttosto entusiasti di votare le opzioni di cui sopra. Gli unici che andranno a votare col mal di pancia sono quelli che andranno a votare l’unico partito normale di questo paese, che peraltro lo ha reso incontestabilmente migliore di come fosse cinque anni fa nonostante quel risultato elettorale balordo e nonostante Matteo Renzi dal 4 dicembre 2016 a oggi abbia sbagliato tutto quello che poteva sbagliare.

Questo non è un post che invita a votare Partito Democratico. Questo è un post che prende atto con enorme preoccupazione del fatto che oggi in Italia la democrazia sia mutilata non dai presunti “poteri forti” – semmai dalla loro pavida abdicazione – bensì dall’impossibilità di esercitare una vera scelta tra opzioni politiche anche molto diverse ma che non facciano temere tragedie. Perché di questo si parla, e se non ne avete la percezione forse pensate che un governo Salvini o uno Salvini-Meloni-Di Maio non possano davvero accadere (in questo caso chiedete agli americani) oppure siete come me, privilegiati quanto basta da sapere che ve la caverete in ogni caso.

Io vivo in una delle città più prospere e meglio amministrate d’Italia, sono un uomo, ho la cittadinanza italiana, sono relativamente giovane, sono normodotato, sono autosufficiente, sono eterosessuale, sono bianco, non ho figli, ho un lavoro stabile e che mi piace e uno stipendio che mi permette di vivere serenamente. Sono letteralmente il ritratto del privilegio, in un posto come l’Italia del 2018. Non sono al riparo da tutto – uso le strade e gli ospedali che usiamo tutti, pago le tasse, mi affido alle forze dell’ordine per la mia sicurezza, eccetera – ma comunque vada me la caverò. Posso permettermi di votare per “dare un segnale” o perché Renzi mi sta sul cazzo, posso votare per contestare una sola questione – che sia il caso Regeni o la gestione dei flussi migratori – infischiandomene del fatto che il ministro degli Interni Matteo Salvini e quello degli Esteri Carlo Sibilia proprio su quelle questioni avrebbero fatto e faranno molto peggio. Io lo posso fare, starò bene comunque, anzi, magari mi tolgo pure una soddisfazione. Se però siete donne, studenti, stranieri, genitori, malati, disoccupati, precari, disabili, omosessuali, non bianchi, se non potete vaccinarvi, o se avete a cuore la serenità di almeno una di queste categorie di persone, io ve lo dico, guardiamoci negli occhi: forse non ve lo potete permettere, di giocare col fuoco.

 

Ecco, la versione con Paolo Rossi e il coro dell’Antoniano dello Stato Sociale di Una vita in vacanza mette indubbiamente allegria, è gioiosamente contagiosa.

Sprona all’azione, motiva i neuroni e tiene lontano dalla vita i coglioni. Vero, signora?

Ora, possiamo votare Renzi ma dobbiamo essere obiettivi. Perché non possiamo votare Grillo?

Perché gioca sulla povera gente, illudendo con populismi agghiaccianti. Come la cazzata sesquipedale secondo la quale ci si può emancipare dal lavoro perché siamo arrivati già al punto che i robot possono sostituirci.

Sì, certamente… come diceva Troisi al pazzo. E chi scriverebbe i miei libri? La fantasia non è delle macchine.

Invece il Dalai Lama, uno che può permettersi di contemplare dalla mattina alla sera, visto che ha tutto pagato…, probabilmente non saprebbe mai girare Kundun di Scorsese e nemmeno Silence.

Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto…

Sì, massime e frasi che servono ai disoccupati quando guardano un porno e si fanno anche masturbazioni mentali. Poi, lì vediamo picchiare il vicino di casa perché non gli ha passato lo “zucchero”.

Sì, ho conosciuto gente che ama Iron Man e poi non capisce Birdman.

Detto questo, Salvini può andare a prenderselo nel culo.

 

 

di Stefano Falotico

Attimi di poesia, tutto il resto è noia e sesso avvilente


18 Feb

Over the Top

Oggi è domenica 18 Febbraio e ho riposato bene.

Mi son svegliato particolarmente ringiovanito, maggiormente rincuorato, più alla vita ancorato, anche accorato.

Al che, ho riletto una mail che ho inviato a una donna, l’altro giorno. Sì, penso che lei sia una donna, anche se credo che lei nutra dei dubbi se io sia un uomo. Un uomo alquanto bizzarro, che danza ballerino fra mille umori scostanti, e s’interrompe, riparte, gioca, piange, pagliaccesco cazzeggia.

Avete sentito Gattuso? Ha detto al suo pupillo di trovarsi una ragazza e fare l’amore. Schietto, ruspante, nel suo stile “ringhiante”; che incita a sentimenti semplici ma veri.

Mah, non so, mi ricordo che, dopo la prima volta, ero tutto inzaccherato e con le mani lerce, sì, non so come feci a sporcarmele in quel groviglio frenetico e singhiozzante, e cercai un bagno. Ma era notte fonda, i bar erano chiusi ma trovai un albergo e con faccia tosta, di cazzo appunto, entrai e sgattaiolai nella toilette. L’uomo della reception mi guardò male. Ma io mi pulii e tornai a casa con un sorriso idiota.

Devo dirvi la verità. Io non rimpiango mai il tempo ben utilizzato e nemmeno quello sprecato. E morirò con ancora tanti sogni mai realizzati, sepolti nel cassetto o solo gettati nel cassonetto.

Per due anni, andavo sempre dal mio amico cinese e mi sentivo uno di famiglia. Portava sempre la moglie e i suoi due bellissimi bambini in quel locale. E respiravo un’aria familiare che non avevo mai sentito. In mezzo a persone di un’altra cultura, calma, pacifica, contemplativa, come un libro di Mishima. Poi, all’improvviso, una brutta mattina il bar chiuse. E non so che fine hanno, o abbiano, fatto Ma conserverò nel mio cuore quei bellissimi momenti di pace e tranquillità.

No, non sono un vincente, sono un mezzo matto, e sbaglio sempre i toni, calco la mano sui soliti argomenti e potrei aiutare Paul Schrader in tante sceneggiature cristologiche, pietistiche, afflittive, fra deliri di onnipotenza, malinconie leggere e anche leggiadre, e poi istanti di estrema felicità, bambinesca.

Sì, nonostante tutto, io sono rimasto infantile. Si dice che i bambini siano i più grandi poeti del mondo, perché trasfigurano la realtà e sono lontani dallo squallore della quotidianità mendace e affaristica, pettegola e stupida. Sono candidi. No, non sono bambino da quando ho otto anni e sapevo che quel finale di Over the Top racchiude molte verità. No, non è un grande film, è ingenuo, sciocco e una volta che sei grande ci ridi sopra. Ma Lincoln Hawk è uno sconfitto, uno che è stato preso a calci nel culo, eppure non gioca mai di vittimismo, guida il suo camion e sogna di vincere un campionato di braccio di ferro. E quando cambia “marcia” e piega Bull Harley la commozione è molta.

Molti mi chiedono se guardo il Festival di Sanremo. No, ma la canzone di Barbarossa è di una delicatezza unica. Possiamo dirlo? È un capolavoro.

Ognuno ha la sua vita, e ognuno ha le sue spine, le sue rose, le sue ambizioni fallite e attimi di poesia.

Gran Torino

 

 

di Stefano Falotico

Perché Mereghetti, nonostante tutto, è il miglior critico italiano e perché io sono incorreggibile e le stronco


17 Feb

Mereghetti

Sì, l’autore del famoso Dizionario, comunque superiore al Morandini, ché quando era in vita Morando, opinabile ma colto, ci divertiva con le sue “fuoriuscite”, e l’uso desueto di termini ed espressioni perfino colorite, e associazioni inaspettate, parallelismi sofisticati e qualche birbante uso della lingua italiana pittoresco e appunto insolito.

Oggi, tutti, presupponendosi dotati di ottima istruzione, essendo appassionati di Cinema (questo poi lo dicono loro), sono critici. Su Facebook è la pazzia, ed ecco che spuntano come funghi i fanatici di Nolan, a cui consiglierei qualche memento delle loro vere emozioni per comprendere che siamo di fronte a un mezzo bluff.

Mereghetti è spietato, spesso poco allineato e mantiene coerentemente, parossisticamente una linea dura e intransigente ma, al di là delle severità e della scarsa accondiscendenza verso i film spazzatura, chi ha imparato a conoscerlo sa che la sua “misera” stelletta non sempre equivale davvero al voto “reale” che lui dà al film. Spesso la “consegna” in maniera punitiva, per stigmatizzare gli imperdonabili film sopravvalutati e si diverte, sadicamente dà così poco per puro spirito provocatorio. Perché, è vero, sa benissimo che von Trier non è un idiota, ma è anche un pallone gonfiato, allora lo “incula” come gli pare e piace, salvo poi dargli tre stellette quando lo eccita e stimola.

Detto questo, possiamo prendere seriamente un Goffredo Fofi, così dichiaratamente comunista, lapidario, esagerato, radicale più di Pannella, che è assolutamente avulso dalla contemporaneità e dalle istanze giovanili?

Possiamo considerare bravo, forse interessante, un Alò che, sapendo di rivolgersi a un pubblico poco più che trentenne, abbassa la sua età anagrafica a livello facciale ed espressivo nelle sue ostentate smorfie nel patetico tentativo di voler imitare quello slang e ammicca come un semi-cinquantenne con la panza piena che però vuol fare il simpatico e il figo? E sbanda clamorosamente, facendo il bastian contrario solo per vezzeggiarsi, per far sì che le visualizzazioni aumentino, per suscitare odiosa curiosità! Non mi stupisce che acclami Muccino, Gabriele lo descrive così perfettamente nelle sue ridicole pellicole.

Possiamo apprezzare l’autarchico Marco Albanese, uno che ha un sito di Cinema tutto suo, e nelle sue pur buone e spesso centrate recensioni non ha ancora capito che perché e vanno accentati correttamente come li ho scritti io e l’È a inizio frase non va mai messa apostrofata in E’? Secondo voi è serio uno così?

Poi, ci sono i nostalgici di Carpenter malati di solipsismo e tutto ciò che non rientra nei parametri carpenteriani deve essere, secondo loro, necessariamente brutto o inferiore.

Quindi, ci sono Gli Spietati, una manica di froci, lo dico affettuosamente, non sono omofobo affatto, ma i loro gusti sessuali inevitabilmente l’inducono a privilegiare soltanto la forma estetica, spesso senza contenuti, le depalmiate e i film francesi, le “r” mosce del Cinema con tanti orpelli alla Greenaway, un po’ paraculo e in fondo emotivamente poco viscerale. Poi, diciamocela, se uno ama Wes Anderson, sicuramente non può amare Clint Eastwood perché non è “duro” come Clint ma ama le ruffianate leziose che io non mi “inculo”.

Naturalmente, sopra Mereghetti ci sono io. Ma questo è un problema divino, essendo Dio uno che mi paga l’affitto. E non posso sfrattarlo, perché mi giudicherebbe male.

Io sono d’altronde un illuminato, molto meglio di Bevalaqua, il grande Chris Walken di Illuminata.

 

L’altra sera chattavo con una ragazza…

 

– Ciao, mi presento. Ti dico subito che non sono Brad Pitt…

– Sì, ho visto i tuoi album. Be’, direi che non sei proprio Pitt.

– Però potrei farti una recensione “a pelle”, come mi “viene” subito. Ci stai?

– Sì, che devo fare?

– Vorrei che tu fossi un film di Zalman King, sono uno che ama quella roba lì, sì, sono la tua orchidea selvaggia.

– Siamo sicuri che tu sia un recensore?

– Sì, e non amo la censura. Allora, posso essere Mickey Rourke nella tua fess(ur)a?

– Certo, quante stelle mi darai? Non 5, spero, io non sono grillina.

– Sì, io voglio solo smuoverti il grilletto, poi vota chi cazzo vuoi. Allora, metto la “crocetta?”.

 

A fine prestazione, le diedi il pallino vuoto perché fu poco appassionante, e non mi saziò. Sì, non ebbi “soddisfazione”. La snobbai.Illuminata Chris Walken

 

 

di Stefano Falotico

Lei mi provocò ma continuai a bere acqua Uliveto


17 Feb

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Quello che può fare un uomo possono farlo tutti.

(Charles Morse, ovvero Anthony Hopkins in The Edge, scritto da David Mamet)

 

Sì, molta gente preferisce lentamente morire nell’anima. Così, si trovano un lavoretto che possa tenerli occupati per metà della giornata “diurna”, poi aspettano di andare alle urne, perché s’illudono davvero che quattro politicanti possano salvarli da esistenze tristissime, con le idee “giuste”. Fai la scelta giusta, come sostiene quella voce indisponente di Pasquale Anselmo, doppiatore storico di Nicolas Cage e John Turturro, nella pubblicità del supermercato. Quale? Non state a domandarmelo, non me lo ricordo, passava per radio ma, ascoltandola, non venni “irradiato” dalla persuasiva dizione schiacciata dell’Anselmo. Uno che, sentendolo appunto, mai avrei pensato fosse dell’anno 1958, anche se a dire il vero Nic Cage non è che poi sia molto più giovane. Alcune voci si addicono. Sì, alla fine quella di Anselmo calza a pennello per quella del Cage. Se sentirete la voce del Cage in originale, capirete che è sufficientemente profonda per fargli credere di essere un attore serio e impegnato, ma da noi, grazie proprio ad Anselmo, ha assunto sfumature davvero congeniali alla tipologia di attore che Nic incarna. Poco melodiosa, da squinternato, adatta al suo overacting, nevrotica, titubante, perfetta per un imbranato coi muscoli e la gobba. Sì, Nic Cage ha la gobba, non so se l’avevate notato.

Ma torniamo a me. Fra tutte le cose che non ho imparato mai a fare, far la spesa rientra fra queste. Come? Direte e penserete voi. Alla tua età, non sai far la spesa? Ma è assurdo! Sì, infatti appartiene alle tante cose apparentemente inconcepibili della mia persona. Sino ad ora c’è sempre stato qualcuno che l’ha fatta per me. Quando non ci sarà più, capirò che dovrò sprecare un’ora-due, anche di più forse, a settimana alla Coop o all’Esselunga. Adesso sostengono che si possa fare online.

Sì, è un mondo per il quale sono adattissimo… quello odierno. La gente, alla compagnia sociale, che sa solo condizionarti e circuirti nelle sue idiozie e nella sua frivolezza sconcia, oggi preferisce guardare i film su Netflix. E fa bene. Sì, l’altro giorno sono andato al cinema a vedere l’ultimo film di Eastwood e un’anziana signora voleva sedersi al posto mio. Invero, lì al The Space “numerano” i posti e, in effetti, avevo occupato il posto “ordinato” da quella donna. Ma le luci erano spente, il film stava per iniziare e le dissi che, per via dell’età, aveva letto male la scritta sul suo biglietto e che doveva sedersi da un’altra parte. Lei mi disse che, al buio, adesso non riusciva più a leggere il n. del suo posto, e io le dissi di sedersi dove cazzo le pareva, basta che non mi rovinasse l’incipit di Eastwood. Eastwood è maestro degli inizi, e il logo oscurato-“ceruleo” della Warner Bros è un suo marchio di fabbrica che già t’immerge nell’atmosfera crepuscolare delle sue pellicole. Tornando alla vecchia, aveva la cataratta.

Ora, è arrivato a casa il Blu-ray di Ronin con tutti i contenuti speciali, che guarderò su YouTube perché non mi va di scartarlo e lo lascerò “illeso” dalla polvere. Non so se, dalla fotografia scattata, si nota anche la smorfia quasi grandguignolesca di De Niro in The Comedian. Unico film della sua filmografia che, assieme ad Hands of Stone, nessuno si decide a distribuire qui in Italia, forse perché demotivato dal fatto che entrambi i suddetti film negli Stati Uniti sono stati un sonoro flop e non li ha visti quasi nessuno.

Sì, oggi mi sento allegro, festante anche se credo che, pur essendo sabato sera, starò a casa, meditando sulla vita di Picasso e riflettendo se fu meglio nei suoi panni sempre l’Hopkins nel film di Ivory o lo sarà di più Banderas. Quesito da Genius. Antonio, un desperado che stimo “a prescindere” perché sta ancora con Melanie Griffith, donna che sino a quindici anni fa mi sarei bombato e adesso mi par una strega di Eastwick. D’altronde, lui è esperto di donne sull’orlo della crisi di nervi. Infatti, divenne il testimonial della Mulino Bianco perché sapeva che Melanie oramai non è più donna in carriera ma mangia solo i Saccottini del suo botulino. Deve consolare la gallinella…

Sì, ero di là in cucina e immaginai una milfona che accavallava le gambe per eccitarmi. Con grande aplomb, senza “darglielo” nell’occhio, continuai a riempirmi il bicchiere di acqua Uliveto e stimolai la sua diuresi di mandarmi a fanculo.

Sì, la mia faccia di cazzo sa… che preferirò sempre conoscere quale sarà il prossimo film con De Niro piuttosto di “sistemarmi” con una puttana.

 

Forza, uomini di ogni razza e religione, ballate.

Scambiatevi un segno di pace anche se siete degli incapaci e scopatevi Noomi Rapace.

SOMETHING WILD, Melanie Griffith, 1986, (c) Orion

SOMETHING WILD, Melanie Griffith, 1986, (c) Orion

 

di Stefano Falotico

 

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di Stefano Falotico

Genius-Pop

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