Archive for March, 2018

Ready Player One, la patetica nostalgia degli anni Ottanta di una generazione di beoti


31 Mar
CATCH ME IF YOU CAN LEONARDO DICAPRIO Ref: AW Supplied by Capital Pictures *Film Still - Editorial Use Only* Tel: +44 (0)20 7253 1122 www.capitalpictures.com sales@capitalpictures.com f/sd016

CATCH ME IF YOU CAN
LEONARDO DICAPRIO
Ref: AW
Supplied by Capital Pictures
*Film Still – Editorial Use Only*
Tel: +44 (0)20 7253 1122
www.capitalpictures.com
sales@capitalpictures.com
f/sd016

Sì, Spielberg è stato un grande, un accentratore del sincretismo culturale, un fantastico manipolatore dei sogni, perfino uno dei primi, nel Cinema, ad asserire l’inconfutabile verità che, al di là della nostra triste vita terrestre, oberata da etichette formali, da imperiosi obblighi perniciosi, da un Occidente sempre smanioso di privilegiare il culto dell’apparenza, afflitto dal materialismo più insulso, può esistere e sicuramente esiste la vita aliena. In maniera incantevole, giocando con l’infanzia di tutti, con la bellezza dolce di quell’età sognante, ha girato quel capolavoro immane che è E.T. e chi sostiene che non lo è… oh sì, è solo un adulto che ha perso il suo Peter Pan, un Hook meschino che non sa più amare la poesia degli stupendi miraggi fantasiosi della vita nella sua cristallina limpidità, al di là di ogni sovrastruttura, di ogni falso e capitalistico adattamento mendace, una vita che solo a quell’età può volare alta, anche quando vivi in una cittadina sperduta americana e ti abbagli della semplicità grandiosa del tuo microcosmo costellato di stelle roboanti dell’immaginazione ancor non inibita, sfrenata, gioviale, sincera come può essere il sorriso lieto di un bambino che non sa che i suoi padri fondatori sterminarono gli indiani…

E sono capolavori Lo squalo, Incontri ravvicinati…, Duel, la dimostrazione di come si possa girare un film solo con una macchina e un camion, I predatori dell’arca perduta, un film che dal nulla inventa un mito, Indiana Jones, e ci fa credere davvero che un uomo prestante, come lo era all’epoca, Harrison Ford, possa essere un “professore” archeologo esperto di antichità. Assurdo… sì, Han Solo nelle mani di Spielberg diventa un atletico uomo fascinoso un po’ alla 007 dotato di una cultura immensa. Inconcepibile, ma lui lo rende credibilissimo.

Quindi, al di là di qualche parentesi godibilissima ma non perfetta, vedi alla voce Jurassic Park ed epigoni, Spielberg decide di “crescere” e inizia a girare tutta una serie di film “impegnati”, da Il colore viola a L’impero del sole (film magnifico), da Schindler’s List, col quale viene consacrato finalmente dagli Oscar, ad Amistad a Salvate il soldato Ryan, film in cui abbonda la retorica ma che a loro modo funzionano lo stesso, e poi gioca parodicamente col grande Sogno Americano, scherzandoci crudelmente sopra ma sempre con la delicatezza “infantile” di un uomo moderato, elegante, e materializzando questa sua disillusione in Prova a prendermi, l’ultimo, vero colpo del nostro Steven.

Poi tantissimi film, A.I. da Kubrick, Minority Report da Dick, La guerra dei mondi da Wells, e tanta altra roba “inclassificabile”, Munich, che alcuni considerano un film gigantesco e altri, fra cui io, un film troppo “serio” per essere suo, come se Steven in questo caso avesse voluto dimostrare di essere, che ne so, un Frankenheimer. Invece, Spielberg è Spielberg e funziona alla perfezione quando è sé stesso, indiscutibilmente un genio, uno che è un factotum, creatore della Dreamworks, che ha prodotto Zemeckis e tante favole appunto spielberghiane, appoggiando Joe Dante e continuando a creare una realtà fatta della pura materia dei sogni.

E ora “bestemmierò”, permettetemelo: se abbiamo avuto una generazione di nerd inconsolabili, di trentenni-quarantenni ancor col ciuccio in bocca, intellettualmente impressionanti, non si può obiettare che non lo siano, eh, dai su, citazione incarnata essi stessi di tutto il “marasma” percettivo che hanno introiettato nell’infanzia e nella prima adolescenza attraverso film e televisione, lo dobbiamo a Spielberg.

Impazza la Stranger Things mania, no, non è un male, Stranger Things è il top di questo tipo di “cultura”. La vetta sincretica, appunto, di tutto quell’immaginario, una serie fondata sul citazionismo a piene mani, che plagia dichiaratamente un po’ tutto, e nel suo insieme è una meraviglia, un toccasana per l’anima.

Ma come è iniziato tutto questo? Da quando è partita questa “storia?”. Forse eri un bambino che adorava The NeverEnding Story (sì, neverending tutto attaccato, non a caso), La Storia Infinita, ed eri già un Bastian… contrario al mondo adulto, e sognavi di svolazzare con un cagnolone assieme ad Atreyu e di poter baciare la tua Principessina…, oppure eri Young Sherlock Holmes e fantasticavi nella tua Piramide di paura. No, il primo non è prodotto da Spielberg, il film di Levinson sì, ma potrebbe esserlo pure il primo, appartiene di diritto a questa filosofia…

C’entra anche Chris Columbus in questo “delirio” e, mio nerd, non gridare Mamma, ho perso l’aereo se vedi i tuoi coetanei sistemati e tu invece non hai i soldi per comprarti nemmeno una Smart, è la vita che hai voluto. Sei un uomo da Xbox che non ha mai praticato la “boxe” della vita vera e tu il Cinema di Barbet Schroeder non sai neanche cosa sia.

Quindi, non venirmi a far la predica.

Io sono un barfly, sì, come Bukowski il mio motto per vivere felice è sempre stato: meno gente vedevo, meglio stavo.

Sì, la gente è noiosa, prevedibile, va dal prossimo e la prima domanda che gli fa è: ma che lavoro fai? Hai una ragazza? Ah no, e come fai a campare? Sarai pazzo. Non sei normale.

Poi legge un mio libro e pensa che io abbia cinque lauree e invece scopre un “blackout istituzionale” che non si spiega! Ma com’è possibile? E rimane scioccato.

 

Insomma, il ready player one sono io. Non si tocca!

 

Eh sì, molti dicevano: una volta che tornerai nella realtà, puoi anche scavarti la tomba. Di questo ne sono ancora molto sicuri?

Ecco, potrei mettervi in cuffia Forever Young degli Alphaville, e invece io sono figlio delle streets o f fire… a rock & roll fable incarnata, in another time, another place…

 

NOWHERE FAST!

 

Insomma, qui parliamo di un uomo di un’altra categoria e catch me if you can, se ci riesci, devi sapere che poi impazzirai. Ah ah.

Ah, a proposito, lo squalo sono io.

Il Genius naviga sott’acqua e a volte affiora, poi ritorna nel plancton, mentre gli altri rimangono coi loro (rim)pianti e hanno radici piantate nel mondo delle trombate, dei soldi e di altre “bambinate” del genere.

Cazzo, guardiamoci in faccia. Siete messi di merda. Siete dei pescioloni! Oramai l’unica cosa in cui credete è che dovete pagar le bollette.

– Cristo, ma tu sei un bambino.

– Sì, a morire nella vita grigia ci penserò poi. Però devo svelarti qualcosa di “mostruoso”. Ho un uccello abbastanza grosso…

– Le tue, bello, sono solo fantasie.

– Le tue invece sono troie. Ti saluto.

 

Strade di fuoco Diane Lane

 

 

di Stefano Falotico

Rendiamoci conto che esistono ancora attori come William Baldwin. Non vi lamentate se il mondo è triste


30 Mar

Questo è un tristo mai visto… che puzza!

Sì, è una generazione d’imbecilli. Lo è sempre stata. D’altronde, uno dei must della mia generazione di nerd idiotissimi era Fuoco assassino, quintessenza della retorica più trita e tonta, melodramma salvato solo dagli effetti speciali e con impresentabili scenette di montaggio incrociato prese in prestito dalla serie Baywatch, i cui primi episodi andarono in onda nel 1989. Ora, se Ron Howard doveva imitare il peggio dell’americanismo, ci è riuscito alla “grande”. Ecco, questo Backdraft è un film che se vedi a 13 anni può anche galvanizzarti, e io non so perché mi comprai pure il poster formato gigante da appendere in camera, ma fortunatamente non lo esposi mai al pubblico ludibrio. È un film di sfacciata romanticheria a stelle e strisce che ti lascia costernato e devi poi guardare tutti i film di Bergman per capire che stavi morendo avvelenato da tale sciocchezza e riequilibrarti in un po’ di sana malinconia. Un putiferio di luoghi comuni, un’esaltazione delle virilità più stupide da camerate di bamboccioni, con due degli attori più odiosi della storia del Cinema, in cui “primeggia” Kurt Russell, faccia da patatone che deve tutto a John Carpenter, ma su cui possiamo anche sederci a tavolino e discutere sulla sua effettiva bravura, perché come attore di genere e icona trash per Tarantino funziona, un uomo altamente da stimare perché è ancora sposato con una delle donne più sceme del mondo, Goldie Hawn. E già per questo ha tutta la mia ammirazione. Sopportare un’oca di questo livello e riuscire al contempo a girare film in cui mostri i muscoli, come lo scult Tango & Cash, è una prova di forza psicologica inaudita, altro che le cinquanta donne trombate da Ercole in una delle sue più grosse fatiche alla Lou Ferrigno. Quindi, sì, ci sta, Russell è un attore, più o meno. Ma è sull’altro “soggetto” che, soffermandomi col senno di poi, rimango basito, William Baldwin, apoteosi incarnata, come dico io, dell’esplosiva imbecillaggine, il prototipo facciale della fesseria e chi più ne ha ne metta di sinonimi che possano accordarsi con tal vivente baggianata. Vivente? Sì, io spero ancora per poco. Uno che ha provato pure a fare il figo, scopandosi Sharon Stone in Sliver e Cindy Crawford in Facile preda, due film più schifosi della sua faccia di culo.

Adesso, dopo anni passati a girare filmacci, anziché elemosinare all’assistenza sociale, unico servizio “sanitario” che accetterebbe un uomo che solo a vederlo ti sprona e stimola “vogliosamente”… a essere asociale, perché rappresenta il volto più stolto della razza umana, la simbolizzazione personificata dell’idiozia da me più ripudiata, ecco, dopo questo giusto dimenticatoio, avrà nuovamente i suoi 15 minuti di gloria perché sta girando Backdraft 2 “firmato” da un regista cazzone insostenibile. Insomma, l’originale era una boiata immane di un regista premio Oscar, figuriamoci che oscenità sarà questo seguito. Ma questo Baldwin ha mai avuto un seguito? Nel senso che qualcuno davvero se l’è inculato seriamente? Probabilmente qualche omosessuale che ama i musetti a culo di gallina e apprezza la versione più magra del fratello più talentuoso, Alec, tanto per sperimentare qualcosa di follemente lussurioso.

Insomma, basta. Chiamate il 118. Non dobbiamo permettere a questo qui di girare più nulla. Anzi, non deve proprio per strada girare. Ah ah.

Sono crudele e cinico? No, sono uno che non tollera William. Se lei lo tollera è perché ha una compagna intollerante e dunque si sfoga frustratissimo su questo coglione, da spettatore passivo e fottuto.

Insomma, tornando al Fuoco…, è un film che ha battute da terza elementare, del tipo… Tenente, ha notato la lucina che le sta brillando all’angolo dell’occhio? È l’indicatore del livello della sua carriera e sta lampeggiando sul rosso…

Giù tu… giù noi!

Non sono cazzate, non sono cazzate!

Che cosa ne faresti del mondo intero? Lo brucerei…

Roba di una banalità psicologica da lasciare esterrefatti. E lo sceneggiatore l’hanno pagato a peso d’oro.

Ora, mi soffermerei sul concetto di banalità.

Guardo una donna, io sono come Ombra, Donald Rimgale, un essere abbastanza ombroso, appunto, ma schietto che arriva dritto al punto, non so se G.

– Ciao, guarda, potrei invitarti a prendere un drink e potremmo sorseggiare i nostri reumatismi esistenziali e parlare di filosofia tedesca, anche se tu conosci un’altra filosofia seria che non sia tedesca? Sì, cazzo, Nietzsche era tedesco, ma insomma… ecco, potremmo fotografarci dei selfie e poi usare qualche effetto speciale per renderli dei quadri di Kandinskij, potremmo leggere un libro di Ballard e io, citandoti le curve pericolose della sua scrittura, crederei che voglio leccarti la figa solo perché conosco le prime cento pagine della Treccani.

– Ah, mio Dio. Leccarmi la figa? Come sei banale.

– Banale sarei stato se ti avessi corteggiato, dicendoti che scrivo libri per far presa sulle donne. Alle donne importa un cazzo delle cose che scrivo. Non solo alle donne, a essere sinceri. Sono onesto.

– Onesto un par de palle, stronzo!

 

Sì, e su quest’immagine vi lascio. Ci credereste che costui è miliardario? Se non ci credete, non avete capito nulla…

William Baldwin

 

 

di Stefano Falotico

La società Crash di oggi, e le donne mangiano i cracker, fracassando noi grissini “deboli”


30 Mar
CRASH, Rosanna Arquette, Holly Hunter, James Spader, 1996, (c)Fine Line Features

CRASH, Rosanna Arquette, Holly Hunter, James Spader, 1996, (c)Fine Line Features

Sì, il film di Cronenberg è stato rivelatorio. In tempi in cui non c’era Internet o il suo avvento a livello così diffuso e ramificato non era così scontato, ma soltanto una premonizione quasi avveniristica, Crash anticipava ciò che sarebbe successo. In realtà, studiosi del costume e fini, profetizzanti sociologi avevano già “diagnosticato” il nostro futuro qui presente, eppur virtuale, telematico e trasognato, matrixiano, e non mi riferisco a Craxi e al mondo “libertino” di Berlusconi, ma al mondo attuale abbastanza avvilente.

Non si tratta di moralismo né punto il dito contro le scostumatezze. Ben vengano le libertà sessuali quando se ne fruisce e gioisce con far consenziente, armonico, vitale. È proprio questa finta allegria imposta, non si sa quale padrone delle nostre emozioni, carnali e non che siano, ad assumere tratti grotteschi e spaventosi.

Non ce ne siamo neppure accorti ma viviamo di fantasie, di proibite trasfigurazioni persino nella pornografia che un tempo era apertamente disdegnata, e adesso viene vissuta come comune, assoluta normalità.

Al che, la gente si collega ai profili Instagram per vedere se Nicole Aniston, oramai ridotta a un colabrodo, con la pelle del viso tenuta su da un “trapezista” del suo “orgasmizzarsi”, ha inserito una foto eloquente del suo culo tonico in bella vista, mentre altri coglioni in maniera “elettromagnetica” si lanciano à la Videodrome in fotoni della loro immaginazione sconsideratamente poco fotogenica a ogni umana genetica. Sì, siamo invasi da gremlins che “limonano” e fan le boccacce sui social, sperando in un like in più salvifico, non tanto salubre, che allieti i loro dolori intestinali oserei dire inestirpabili. Che brutta stirpe.

Sì, il sesso oggi è stratificato, fatto e sfatto di prognosi riservate, ove tutti ancora ammirano Titanic, per far finta di essere romantici e poter dire che credono all’amore puro, e a cui servirebbero invece trasfusioni di antitetanica. Smottamenti tettonici dei desideri, giovani vecchi con quella e solo quella nella testa, ma non nei testicoli perché li hanno da mo’ refrigerati nelle pastiglie castratrici. Psicofarmaci! Ora, son tranquilli. Ah, per forza, non sentono un cazzo. Ma proprio un cazzo. Sedazioni e non più quelle sane erezioni issanti ai piaceri veri della vita. Questi son solo subissati.

Sì, nuove biochimiche imperano. Al che, il giovane depresso da quest’inconsolabile libido impazzita, da web molto smile e faccine, svilito nelle sue emoticon psichiche più antropiche, in questa società di manichini, si è adattato all’andazzo robotico di una sessualità macrobiotica. Nessuna etica, solo sfrenate frustrazioni dirompenti su schermi HD della scarsa tridimensionalità dei loro uccelli reali. Sì, un tempo gli uccelli, nell’alto dei cieli migravano alla ricerca di zone calde e svolazzavano felici, posandosi poi su pascoli di agnelli sereni. E copulavano amorevolmente con le loro passerotte. Invece, ecco che il tamarro sfodera l’anellone e anela sempre a una che fa Angela solo di nome, l’agnellina che dice di amara la poesia “marginale” scopriamo essere una ninfomane sadomasochista che fa la lupa “al galoppo”. E guai ad azzardarti a dire che sei un uomo moralmente retto, perché ti ricordano la favola di Esopo, quella della volpe e l’uva, come a farti credere che se non “fai” come tutti gli altri è perché hai dei limiti. E in quest’esodo di anime corrotte, lerce, marcissime, tutti marciano paradossalmente verso il buonismo di facciata. In una monumentale ipocrisia che ha dello storico, sono davvero “stoici” della falsità e della più oscena trivialità spacciata per dolce sanità. Siamo assillati da pedagoghi, da educatori, da psicologi e “curatori” dell’anima. Vanno fortissime le massime di Osho, se ti senti triste ecco la pillolina per lo “scompenso”, una banalità sesquipedale pronunciata dal “luminare” del pensiero pacifico orientale. Le donne vanno in palestra 23 ore su 24 e nell’ora libera forse dormono sognando un addome più piatto del loro cervello, ma dicono di amare l’uomo intelligente che adora Charles Dickens. Mah.

Al che, credo che Caro diario sia ancora il film più maturo di Moretti. Se poi dici che tutto ciò è vomitevole, ti mettono in cuffia il ritornello del Vasco, le regole sono così, è la vita! ed è ora che cresci! Devi prenderla così… Sì! Stupendo…

Uno zotico che non sai usare i congiuntivi. Ed è ora che CRESCA! Semmai.

Adesso, scusate, vado a mangiare una crescentina.

Dio ha fatto molti sbagli, il più grosso errore suo universale è stato non farmi nascere scemo.
Se fossi un buco nero come tutti, non sognerei la Luna ma solo, appunto, buchi neri.

 

– Amico, che c’è che non va?

– Sai, avevano scambiato uno con la mia mente per uno schizofrenico delirante. C’è tutto che non va, direi, non credi?

– No, va tutto bene. Io adesso ti saluto. Vado ad acquistare il film La supergang in Lisa usa un certo slang.

– Appunto. Questa vita è stata una gag, diciamocelo.

Manglehorn

 

di Stefano Falotico

Ricominciamo? Agenzia matrimoniale… ma non per quello… siamo pappa e ciccia o solo Pappalardo


29 Mar

PappalardoAdriano PappalardoRicomincio da capo Murray

Ecco, l’altra sera una signora altolocata, forse un po’ toccata, non solo nel cervello, sì, una mezza maniaca, mi ha invitato alla sua trasmissione locale, dopo che quello/i di tanti amanti troppo libertini “localizzò” ove tutti sappiamo.

Ecco, nonostante le iniziali titubanze, accettai e, al montaggio, a prescindere da lei montata, per via del fatto, dei falli, che talvolta farfugliai e, troppo intimidito, mi bloccai e la mia autostima smontai, tagliarono le parti peggiori con l’accetta di un editing teso… soltanto a magnificare la mia avvenenza, l’eloquio più disinibito, sfrontato, di fiero cipiglio ma anche umoristicamente pregnante.

– Ecco, si sieda, benvenuto.

– Grazie, lei invece è ben venuta?

– Cosa vuole dire, scusi?

– Insomma, sappiamo che lei “viene” spesso al dunque. Ma facciamola svelta. Sveltina. Ecco, mi presento, sono un uomo che sta cercando qualcosa di stimolante, qualcosa che possa far crescere… il mio ardore creativo.

– Certo. Siamo qui per questo. L’aiuteremo. Come possiamo soddisfarla?

– Be’, andiamoci cauti. È presto per soddisfarla, prima dovremo conoscerci, no?

– Dove vorrebbe andare a parare?

– Non voglio pararmi il culo. No, non ho bisogno di una donna. Ho già troppe gatte da pelare e, a forza di pelar le patate, sono ingrassato. Sì, vengon… bene se fritte, e io adoro quelle del Burger King. Lei quale preferisce?

– Mah, lo sanno tutti. Io non sono lesbica.

– Ovvio. Ha ovuli eterosessuali.

– Sinceramente, gli ovuli non c’entrano con l’omosessualità.

– Gli uomini sì, però. Ecco, non vorrei esser preso per gaio, ma non sono molto felice. La mia vita è agonica, una palude di felci, eppur tante cose… feci.

– Quindi?

– Ecco, veniamo al sodo. Lei come rassoda i glutei?

– Son cazzi miei.

– Ovvio. Vorrei conoscere un reale amico col quale poter instaurare delle sinergie, e attraverso reciproche empatie scatenarci come i Blues Brothers.

– Allora, ha sbagliato agenzia.

– Anche agenda. Ah, la gente. Pensa sempre male.

E lasciami gridare

Lasciami sfogare

Io senza amore non so stare

Io non posso restare

Seduto in disparte

Né arte né parte

Non sono capace

Di stare a guardare

Questi occhi di brace

E poi non provare

Un brivido dentro

E correrti incontro, gridarti

Ti amo

Ricominciamo!

 

di Stefano Falotico

 

 

Il principe non cerca moglie e aspetta il nuovo film con De Niro


28 Mar

principe cerca moglie

 

Citti, e statev’ citt’, che significa zitti, al Maurizio Costanzo Show, quando tutti provocarono Carmelo Bene per istradarlo a pensieri più “normali”, per lobotomizzarlo, disse a gran voce che se ne fregava di quella massa starnazzante e becera, buzzurra e irrispettosa, che credeva in Bene perché il bene dell’umanità egli sapeva fosse il genio di Carmelo. Sì, checché (e quei detrattori eran pure, o impure, rinnegate checche), ne diranno, io crederò in te sino alla morte…

Io non so se sono un genio. Quelli che leggono i miei libri con cognizione di causa e non si lasciano incancrenire da bigottismi e moralismi spiccioli, rimangono stupefatti e, nonostante io spesso giochi di artefatte prose troppo arzigogolate, ne restano soddisfatti, così come sarebbe una donna ninfomane dopo aver fatto l’amore con un plotone di marines. Datemi retta, queste ninfomani sono dappertutto. Sì sì.

Sì, io marinai un po’ tutto, in quanto della mia anima marinaio e infatti ordino spesso, al tepor della sera, quando i cani tornano da un lavoro fustigante e le mogli cucinano loro manicaretti a base di sughini appetitosi, una bella marinara ordinata dalla Pantera Rosa. No, non è un riferimento al film con Peter Sellers, perché i proprietari sicuramente non l’hanno mai visto, Rosa è il loro cognome, infatti dagli eredi di questa pellicola mitica furono citati per copyright e adesso hanno inserito dei, sì dei Rosa. Rosaerosarum, rosis e tu rosichi, prima declinazione plurale latina da cui Massimo Ranieri trasse la sua celeberrima Rose Rosse (Per Te), da non confondere con Io, tu e le rose di Orietta Berti, che non è parente di Nicola, ex calciatore diventato famoso per aver preso la palla nella sua area di rigore, aver dribblato tutti, essersi fatto tutto il campo con la sfera al piede e poi segnando indisturbato. Oltre a quello, seppur giocò la finale di Brasile Italia quando Baggio sbagliò il rigore clamoroso, Nicola non ha mai fatto un cazzo, tranne andare a Controcampo col ciuffo leccatissimo e le gote alla Mickey Rourke di Johnny il bello.

Sì, sono un genio spaventoso, passo di pala in frasca, amico, ti passo la palla e ce la giochiamo alla grande e, sotto le frasche, c’è un uomo non tanto fresco che lo mette nella prugnina di una prostitutona. Sì, lo so. Lasciamolo fare, che cazzo ce ne frega? Lui in quella fregna lo sfrega, ma io ti dico che è una strega.

Sì, sono ascetico ma anche masturbatorio, l’incarnazione dell’onanismo totale. E perciò la gente pensa… ma quello come fa a non trombare mai? Non è normale, non me la racconta giusta, non lo dice a nessuno ma, quando scende la notte, andrà a “pagarle”.

Mi spiace deludere questo retropensiero piccolo-borghese, sospettoso e tipico di chi, anziché guardare alla sua vita, pensa alle fighe, vere o presunte, degli altri. Ah, ci son anche quelli che pensano che tu sia sfigato quando poi scopri che questi qua pur di averne una son andate allo zoo a comprare una scimmia.

Di mio, gli arachidi mi piacciono…

Sapete chi ragiona così? Gli psichiatri. Sì, con me la psichiatria ha fallito, in modo tout court. Tu cur’? No, con me queste sovrastrutture, tese a strizzar il cervello e anche a non far tirar l’uccello con sedativi, non funzionano e puntualmente tutti lo prendono da me in cul!

Sì, io non posso cambiare. La gente non capisce perché anziché spendere 40 Euro per andare in discoteca, anche se forse ne servirebbero di più, ho ordinato il cofanetto di Twin Peaks, che non scarterò neppure per non rovinarlo, perché le opere d’arte, come me, vanno conservate libere dalla polvere e dagli agenti patogeni di chi potrebbe guastarle coi suoi pregiudizi ammorbanti.

Sì, mi danno del matto maniaco-ossessivo. Le mie ossessioni me le tengo, voi beccatevi una donna tanto “figa imperiale” che vi “borseggia”, sì, pur di scoparvela una volta al mese, vi siete dati al gioco. Oh, mi direte voi… sì, però quando me la scopo godo. Mah, siamo sicuri? A me pare una scema… Che godimento può esserci nell’infilar la parte più sacra del proprio corpo in una comune porca?

E, giocando d’azzardo, ci si riduce a vedere solo le partite di Calcio e i goal di Eden Hazard. Evviva Zorro!

Sì, io gioco il mio gioco per i cazzi miei. E, dopo The Irishman, De Niro non ha annunciato nessun altro film. Non è da lui.

State in orecchio/a. Ah, mi danno pure del ricchione. Di mio, talvolta mangio le orecchiette e pussassero via queste ochette.

Sì, il mondo è pieno di orchi, so di avere una bella “oca”, ma la uso in maniera privata, possibilmente quando ne ho voglia. Praticamente mai. Potrebbe essere così? Chissà… e sul dubbio vado a mangiar la cena.

E John… Cena? Pare sia stato con una zoccola.

Sì, per Pasqua, quando gli altri si comprano una Ferrari, io mi farò come regalo un lettore Blu-ray per PC.

Che vita straordinaria…

 

Però ho una voce alla Tonino Accolla. Lei si accolli una che si appiccica come la colla. Ah, ti tiene per il collare.
Eppur cola.

 

 

di Stefano Falotico

Ma come vi siete ridotti? Parla il “povero” Diavolo che alle volte è anche Keanu Reeves


27 Mar

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Mah, a dire il vero più che John Wick sono uno alla Nebraska di Sprinsteen, un Johnny 99 con la faccia del Depp. E a volte assomiglio a quello che sta nella mangiatoia, sì, a Giusepp’.

Ecco, ero in macchina, e ho visto un cartellone della pubblicità dell’amarena. C’era scritto… regalatevi delle zoccole pienotte, no, delle zeppole ripiene.

Ah ah.

Non so se avete letto Un’altra notte di cazzate in questo schifo di città. Da cui Being Flynn.

Circostanze oppure il circo in una stanza. Circumstances…

Sì, che vi piaccia o meno, il mondo è sempre stato così e allora tutto quello che avevamo imparato, l’onestà morale, l’elevazione della coscienza, il valore della poesia, la benevolenza, l’accordare fiducia al prossimo, l’elargirgli la tua sapienza, “travasare” il tuo scibile non a fini maieutici ma semplicemente per spiegare la vita a chi non la capisce, ecco, scopri che è stata solo un’immonda puttanata. Ma quel che turba non è che la vita non venga intesa dai giovani, apogeo di cianfrusaglie mentali, di guazzabugli emotivi spesso ingestibili, di contradditorie euforie, di picchi malinconici perfino manicomiali, di pose e menzogne, d’impudicizie sanissime e trasgressioni al pudore. No, questo non m’infastidisce, è normale, ed è invece anormale il moralismo imperante ove il concetto stesso di moralismo viene frainteso da chi poi usa questa parola a uso e consumo dei suoi diletti, dei suoi sconci, sì lo sono, punto il dito, è un j’accuse, ah ah, sconci letti. Che si acconcino! Sì, aveva ragione Pacino. Cos’è quella permanente su Charlize Theron? È bello avere ragione! Per moralismo intendo quell’atteggiamento punitivo, castigante, proveniente da quelle abominevoli bocche crasse e pasciute che, oramai dando tutto per assodato, avendo appurato, spesso in vite comunque impure, ogni certezza, si scagliano contro le giovani coscienze con una malizia impressionante, scioccante, con un’accidia disgustosa, un risentimento, un disprezzo e un odio incommensurabili. Ce l’hanno con gli impiegati, s’impiegassero a impiegarsi in qualcosa loro di pieghevole. Ah ah. Sì, devono sedersi e invece ragionano di stereotipie perché secondo il lor modo d’intendere un impiegato… ecco l’intendono come un tipo impacciato, sfigato, imbranato, fantozziano, timido, servile, rinnegatore delle proprie gioie, un ripudiatore delle “cose belle”. Ma poi scopriamo che i pagliacci sono loro, tromboni, pieni di manie sessuali, sempre con la battutina più lercia in bocca, a denigrare tutti e tutto, ad attaccare i deboli, i diversi, gli “handicappati”, i neri, gli omosessuali e chiunque non corrisponda, non combaci con la loro visione asettica, fredda e giudicante, morbosa e pestilenziale. Oramai bollita, rincoglionita, stronza e miserabile. Via, ballare! Metto su io la musica, ficchiamo, sì, un pezzo dei Clash!

No, non capiscono, figli di una generazione il cui massimo interesse, avendo smarrito ogni sogno, dopo averlo falsamente glorificato in falsi movimenti sessantottini e poi bruciato nel borghesismo più riprovevole, è la partita di Calcio fra l’Italia e l’Inghilterra. Sì, il picco delle loro noie e bugie, inganni e auto-prese per il culo, il loro conformismo ripugnante e ottuso, è il Calcio, parlare di miliardari che giocano con le “palle”. Che poi non sarebbe neanche male esaltare il gioco, ma il Calcio di oggi non è un gioco, è un giro di affari, di calciatori viziati che mettono il cuoricino alle pornostar, di bambocci che alla classica domanda… come avete giocato… rispondono… miglioreremo, ci stiamo allenando, ci stiamo lavorando, comunque abbiamo fatto una buona gara, sì, eravamo in svantaggio ma poi ci siam messi sotto e abbiamo raggiunto il pareggio, potevamo anche vincere, le occasioni non sono mancate, sì, vorrei dedicare questo punto importante a Fabrizio Frizzi, sì, un uomo sempre col sorriso che stemperava tutto. Un grande uomo.

Magari un calciatore dicesse solo questo… sarebbe un “mediano”. Invece è un terzino delle banalità.

Applauso di prassi in studio, lo spettatore dinanzi a questa frase di circostanza si commuove e poi mangia du’ spaghi con le cozze, ché son la morte loro! Sua! Suine! Ah ah.

Con un po’ di prezzemolo, è buuuooono?

Mah sì, vi ricordate la scena dell’Avvocato del diavolo? Quando Al Pacino alza la tovaglia e la donna accanto a lui si china e combina sotto sotto… qualcosa di “succhiante?”. Ah ah. Sì, la vita, in fondo in fondo, è una pompa… che vi spompate a fare? La gente non vuol sentire eppur ci dà. Sì sì. Ah ah.

Ma no?! Non si può ridurre la vita a un pompino. Infatti, perché non darsi alla totalità di un amore focoso tanto che devono chiamare i pompieri?

di Stefano Falotico

Siate virtuali, “futilizzatevi”, siate immaginifici


27 Mar

READY PLAYER ONE

A noi piace virtualizzarci, non c’è niente di male, è la realtà che è spesso più virtuale del mondo “astratto”.

 

Dialogo in chat, e nel mentre indossavo un paio di vecchie ciabatte, così sciabattai delle banalità con una donna sicura della sua concretezza, anche del suo seno debordante, probabilmente irreale…

 

– Guarda, a me piace poetizzare e sublimare ma con te devo arrivare al dunque. Dunque, quando si può tangere vividamente questo nostro rapporto amichevole che io spero si propaghi poco virtualmente in qualcosa di onestamente piccante, peccante e ficcante?

– Ah ah. Non amo stare qui. Io amo la realtà, il mio lavoro, la gente che incontro in istrada tutti i giorni. E oramai ho quarant’anni, gli uomini sono soltanto oramai un triste e bel, svanito ricordo. Io però amo! Amo, amo, mio tesoro! Amo’, non sono qui per fa’ du’ chiacchiere.

– Capisco. Ma scusa… tu sbandieri il motto evviva la vita ed evviva l’amore ma mi hai detto che non desideri un uomo nella tua vita. Spiegami.

– Ah, tu limiti il concetto di amore a una relazione? Sei indietro, figlio mio.

– No, so che la parola amore ha significati molteplici ed estesi ma pensavo ti riferissi a quel tipo di amore. Intendevi l’amore per le cose belle che la vita può offrirci? La risata ingenua e disarmante di un bambino, la ricchezza di leggere un grande libro ed esplorare universi sconfinati dell’immaginazione, la bellezza della fantasia, l’amore per l’Arte, il disgusto per la volgarità, l’amore per una tazzolina di caffè alle prime luci di un’alba invernale, lo sguardo ammirante un tramonto alla Via col vento, o l’amore per la propria femminilità timorata, l’amore per gli astri celesti del cielo, etc. Spiegami.

– Guarda, ti ho detto che amo le cose reali. L’amore della vita così com’è. Senza infingimenti, maschere, falsità. Questo è amore, amore puro, amore perfino carnale, sentito, profondo. Cose che non puoi capire. Dai, figliolo, adesso vado a rasarmela…

– Ah, ora comprendo, sei una donna secca, che ama le freddure, liquidare il prossimo in maniera provocante, io invece son radente alla realtà, spesso la lambisco, a “quella” molte ambisco, talvolta se sono raffreddato starnutisco, e non riesco sempre a “esplicare” tutto quello che ho dentro. Dovrei darmi a “qualcosa” di più coinvolgente, diciamo, buttarmi nella mischia, anche nel tuo “muschio”. Vabbe’. Cara, andrai a vedere l’ultimo film di Spielberg?

– Guarda. La virtualità è bella se quella proiezione dei nostri sogni poi si materializza.

– Io non sono un materico, fui alle medie un matematico, però. Non amo neanche il materialismo eppure con te materializzerei qualcosa di davvero “solido”. Si può fare? Vorrei trasfigurarmi “liquidamente” in maniera, sì, evasiva, ma anche “invasiva”.

– Ma che dici?

– Non conosci la medicina invasiva? Credo che lei sia una donna che soffre di solitudine, invero. Io potrei curarla, con “iniezioni” tese… a diluirsi nel suo sangue per un ribollimento delle emozioni raggelate da troppa durezza di una realtà spesso tosta e deludente.

– Io non mi faccio illusioni, bello mio.

 

– Sai, per molto tempo pensavo di essere un inetto. In verità, ho scoperto che “iniettandolo” alle donne… piace.

– Sei solo uno che scappa, scopa!

– Appunto. L’altra sera ho visto un porno. Ah, un’attrice coi “fiocchi”, eccome se fioccava. Perché guardare quella roba dovrebbe incarnare una fuga? A me, se devo dirla tutta, mi parve solo un’ottima figa.

– Hai ragione. Adesso devo accendere Instagram. Devo fare la diretta.

– Diretta di che? Insomma, signorina mia, io le son stato diretto e le volevo essere anche “ritto”. Ma non si può mai essere poetici che lei mi sublima tutto. Non sublimi, guardi, credo che lei abbia perso tutte le fantasie, erotiche e non. Lei è una donna vuota. Io quel vuoto volevo riempirlo.

– Scusa, adesso ti devo salutare. Devo imbottigliare il vino.

 

di Stefano Falotico

Siate dei perenni adolescenti, siate totoiani


26 Mar

Vota Antonio

Giampiero Mughini: – Quando vi ho detto che voi avete mescolato in questa terna il sacro e il profano… per quel che è del sacro certamente alludevo a Totò! Totò è stato un artista inimmaginabile nel suo tempo e nella storia europea della comicità. Ha creato anche lui uno stile e una nobiltà, e Totò va ancora risarcito delle bestialità che scrivevano i critici di allora…

– E come mai non l’hanno riconosciuto i critici, Giampiero?

Mughini: – Quindi Totò non si tocca, non si tocca! Non si può toccare!

Perché in quel tempo arretrato della storia culturale del nostro costume… la differenza fra la cultura, la separazione tra la cultura cosiddetta alta, quella sussiegosa… le accademie con la maiuscola eccetera, eccetera, e la cultura bassa, questa meravigliosa cultura che veniva dallo spettacolo, dal Teatro, dal cabaret, dalla strada, etc, era una distanza enorme! E naturalmente i critici del tempo erano dei conformisti, dei conformisti che la ribadivano questa distanza. E poi via via Totò è cresciuto col tempo immensamente e io mi ricordo quei piccoli cinemini degli anni Settanta a Roma dove noi andavamo a sussultare dinanzi alla sua grandezza. A SUSSULTARE!

 

Sì, Totò non era normale, credo fosse pazzo, aveva un fisico “sghembo”, disarticolato, una faccia asimmetrica, spigolosa, già vecchia quando aveva quarant’anni, rugosa e al contempo liscissima, una faccia che faceva ridere.

Sì, adolescenti siatelo sempre. Non omologatevi, svilupperete la farsesca bellezza del vostro incarnare la pochade, la commedia degli equivoci, verrete fraintesi, non diventate dei manichini ma muovetevi col vostro pinocchiesco stile, fate i gradassi e gli smargiassi, inventate neologismi, invertite le parole, giocate di allusioni, di doppi sensi, di malafemmine, effeminatevi pure, sì, fate la femmina piuttosto che i puttanieri machi, sgattaiolate in mezzo ai burini, provocateli con le vostre battute losche ma sagge, invogliatevi alla bizzarria, siate colorati oggi e tristi domani, permalosi e poi amabili, stronzi e romantici, fumate, accavallate le gambe, guardate, spiate, annotate anche nelle più brutte nottate, non fate i notai o gli avvocati, siate magistrati della vostra unicità e decretate la vostra vita prima che critici “adulti” possano dirvi chi siete.

Forse non diverrete come Totò, ma non lo riceverete nel popò.

Ma mi raccomando siate “partenopei” nel meglio della ruspante gagliardezza, non nel peggio…

Ieri, ad esempio, una modella era in diretta su Instagram e ho dovuto leggere roba come… dai, escile!   

Escile che verbo è? Ma soprattutto che merde siete?

 

Sapete perché tutti alla fine si ricredono e continuano a darmi retta? Perché io sbaglierò pure, ma sono un Principe come Antonio! La maggioranza è ipocrita, appartiene al porcile e mangia la propria trippa col sugo…

 

 

di Stefano Falotico

Solo l’incoerenza dei pazzi può generare capolavori, statemi bene…


26 Mar

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Sì, sono un tipo ostico, ostrica, il litorale di Ostia… e ha ragione Papa Francesco quando dice che è meglio essere un ateo che un ipocrita cattolico. Sì, vediamo questa gente che puntualmente va a prender le ostie benedette e poi già il lunedì mattina maledice tutti quanti, non dà la mano ai poveretti al semaforo perché sono “lerci” e poi guarda Brutti, sporchi e cattivi… ho detto tutto.

Sì, leggo sconcezze inaudite. Tutti patiti di Cinema e scrivono che il film tal dei tali ha una colonna sonora “allarmante”. Allarmante ho sempre saputo fosse qualcosa che desta inquietudine, spavento, preoccupazione e apprensione. Allarmante… capisco. L’unica “track” su cui ci sarebbe da allarmarsi sarebbe l’encefalogramma di questi deficienti che oramai usano la lingua italiana adattandola a un gergo giovanilistico, non giovanile, ho detto giovanilistico, che sa di modaiolo nella sua accezione più vetustamente meno allineata alla venustà, sì, alla bellezza della forbitezza del parlare con purezza. Siate puristi della lingua e usate invece la lingua di pa(pi)lle gustative poco puritane. Per la Madonna pu… a!

Altra espressione “cool” è A BESTIA. Bestie… si utilizza per definire gli essere viventi che non appartengono al genere umano. E quindi di scrivere cose “random a bestia” è qualcosa che esula dal mio pensare, non so se sapiente ma antropologicamente senziente.

Eh sì, quanto è figo quello… io ho sempre odiato la fatuità, questa frivolezza che ammira persone prive di talento, senza valore, che però contentano il gusto mediamente conforme della carineria, del ruffiano piacere. Tutti ossessionati dal culto dell’esteriorità quando, invero, tutti i valori si son smarriti e tutti badano egoisticamente ai propri interessi, presi dai loro stress, ben fieri di “dormire” perché, a detta loro, sognare da imbecilli è “letizioso”, piacevole, è pigliar la vita con “melodica” leggerezza, inutile penarsi, anche pensarsi, per una visione più equa, egualitaria, ed ecco perché abbonda il cinismo programmatico di Black Mirror, perché la gente è talmente impudente, nel suo falso romanticismo gridato ai quattro venti e poi sempre nel concreto rinnegato, che adora la sprezzante consapevolezza d’incarnare la merda. Merda esaltata, coccolata, spacciata per cioccolata, moralmente inaccettabile.

Non appartengo alla frustrazione di massa. Le persone frustate… ah, ce ne sarebbero da dire. Sono quelle donne che semmai hanno davvero sposato un uomo colto e intelligente che le porta a teatro e garantisce loro un’ottima stabilità economica, ma son comunque inappagate perché poi vanno al cinema e notano che gli uomini strabuzzano gli occhi e sbavano per Monica Bellucci, e allora si struggono, rosicano e fra sé e sé si chiedono imperterritamente… a me cosa manca per essere come lei? Ah, ma guardatela… è una villana, è poco istruita, sarà anche bona ma volete mettere me con questa malcostumata e rustica zotica? Insomma, mi curo, mi reco sempre dal dentista che mi dona un sorriso smaltato e perfetto, vado in palestra, sono di sinistra, quindi intellettualmente “superiore”, ho delle belle gambe, un seno che fa invidia a tutte le mie colleghe ma a stento mio marito mi caga… Eh sì, chi ti caga? Un tempo quest’espressione veniva usata dai maniaci sessuali che amavano pratiche abbastanza escrementizie per sollecitare il godimento, nell’“eccitarsi” con qualcosa di schifosamente trasgressivo, ché faceva “CARNE & SANGUE”.

Sulla mia vita, ne ho sentito un sacco… bugie immonde. Che nessuno aveva saputo indirizzarmi a un percorso “corretto” e quindi mi sarei ritrovato sbandato, “tagliato fuori”. Mi spiace deludere questi luoghi comuni infami e pressappochisti, che con me non attaccano.

C’è sempre tempo per trovarsi una squinzia con cui giocar di liquirizia. Eh sì, la liquirizia ha questi “valori”… nutrizionali: è un ottimo digestivo, espettorante e antinfiammatorio, cura tosse e acidità gastrica.

Qui, i malati di panza siete voi, sempre indaffarati ad apparire, a “esternarvi”, a socializzare col vinello d’annata in mano. Che voi siate dannati! Ah ah!

Solo i pazzi come me possono creare capolavori. Visionari, allegramente malinconici, umoristici e umorali, di qua e di là…

Che se ne fa uno come me di sapere la vita di Quinto Curzio Rufo?

Ma per piacere e pigliate delle pasticche… non per curarvi dalla depressione. Emanate una tristezza ch’è qualcosa d’insanabile, fidatevi, e nessuno può sanarvi dalla scemenza e dalla becera sguaiataggine.

A proposito, ma c’è ancora chi ascolta Riccardo Cocciante?

Povero diavolo, che pena mi fa…

Eh sì, stanno tutti bene…, ah no, quello era il film di Tornatore, c’è anche il remake di Kirk Jones, mi riferivo al Muccino Gabriele. A casa… come va? Insomma, è arrivato un’altra bolletta. Fortunatamente però cucino un lesso aromatico ma non sono bollito come la maggior parte… delle “patate”.

Direi di concludere in “bellezza”… conversazione fra una psichiatra e un “matto”:

 

– La vedo in ottima forma. Adesso si potrebbe davvero pensare un a inserimento lavorativo.

– Mah, sa, io invece stavo pensando a un altro tipo di “inserimento”. Di altra natura, diciamo.

– Mi prende per il culo? A cosa vuole alludere?

– Guardi, vada a darlo/a via.

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di Stefano Falotico

Consigli e conigli per gli acquisti, in questa Pasqua siate delle uova digeribili e guardate roba buona e anche BONA


25 Mar

 

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Sì, domenica particolarmente brillante. Mentre le donne s’imbrillantinano e mostrano i loro volti rifatti in pose plastiche su Instagram, ove plastiche ha la doppia connotazione di plasticità artistica, almeno ciò a cui ambiscono e invece c’è solo il “trucco” di espressioni facciali da cubiste, sì, son visi squadrati che si affusolano nell’astrattismo dei maschi che se le prefiguravano più fighe, e di plastica chirurgica, io bellamente ho mangiato un lieto e oserei dire gustoso profiterole, essendo io stesso un bignè che usa il bidet quando mangia troppa cioccolata, e la panna montata del mio cervello deborda laconica nel meravigliarmi di come ancora vi emozionate per pellicole troppo zuccherose.

Ecco, è uscito il Blu-ray di Risvegli. Un film che alla sua uscita fu scambiato per un capolavoro e ottenne ben tre nomination all’Oscar, Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, per un De Niro che usa tutto il campionario di smorfie per stupirci con una recitazione più facile di quel che sembri, e Miglior Sceneggiatura, andata a Steven Zaillian, su cui poi tornerò.

Ecco, la regista di questo film, non so se lo sapete, è una donna, Penny Marshall, ed essendo una donna abusò (uso il passato remoto perché fortunatamente non gira più un cazzo tranne quello del marito) spesso della sua indole troppo materna e femminile per infarcir le sue pellicole di buonismi al saccarosio e altre amenità sentimentali di facile presa sul pubblico. Regista che potrebbe fare il paio con l’omonimo Garry Marshall, un altro che ci ha sempre dato dentro con film ad alto tasso emotivo particolarmente, insidiosamente leccaculo.

Ecco, Risvegli è la storia di un uomo che si “addormenta” quando era bambino, poi il sapiente dosaggio di un farmaco miracoloso lo ridesta dall’encefalite letargica ma, a contatto con una realtà che non ha avuto modo d’introiettare, non avendo ricevuto imprinting formativi e psico-cognitivi, vedendosi ancor infante in un corpo da adulto, impazzisce e lo sedano talmente tanto che diventa Jack Nicholson di Qualcuno volò sul nido del cuculo dopo che gli asportarono il cervello. Invero, a ben vedere, è un film d’una micidiale cattiveria da lasciar senza parole. Han detto che è troppo accomodante perché alla fine Robin Williams, funestato da un lavoro iper-stressante, decide di andare a bere qualcosa di “caldo” con l’infermiera, una che gli curerà le ferite “bollenti” grazie probabilmente a una scopata scacciapensieri molto avvilente. Il film finisce prima che Williams se la trombi, e lo spettatore spegne il televisore con un sorriso dolceamaro da ebete che lo perseguiterà anche in ufficio. Sì, la storia della mia vita… quella di Leonard. Io mi ammalai di catatonia essendo già però un gigante in mezzo ai lillipuziani e allora la mia mente decise di farsi un sonnellino bello lungo quanto il pisello di John Holmes. Quando mi risvegliai, cercarono d’ingannarmi, facendomi credere che ero un nano in mezzo a persone cresciute, ma scoprii che ero sempre stato più cresciuto di tutti, e infatti le donne “oneste” appurarono il “gigantismo” del mio esser “membro” di una società piccina piccina. Abbasso i bigotti! Mi ricoprirono di coccole, mi diedero del coglione pur se usavo i coglioni, ma soffrii pene… dell’inferno perché non potevo accontentare tutte, e allora decisi di prendere dei calmanti.

Per quanto riguarda Zaillian, dovete vedere il suo The Night Of, praticamente la versione più adulta di Awakenings, e ho detto tutto. È la storia di un povero Cristo che conosce una bella ragazza, ci finisce a letto, si addormenta e al suo risveglio, appunto, scopre che è stata massacrata. Scappa dall’abitazione, e viene incriminato di stupro e omicidio. Il grande John Turturro lo salverà dall’ergastolo e dalla pena capitale ma, intanto, il disgraziato l’avevano messo in custodia cautelare in una prigione durissima e il suo spirito fu distrutto irreversibilmente. Infatti, diviene poi un uomo libero, ma nel frattempo vide tanta di quella merda che non può e non riesce a credere più a nulla e fuma gli spinelli. Che felicità!

Questa splendida serie televisiva della HBO è stata scritta da Richard Price e dovete comprare il suo libro Balene bianche. Probabilmente alla Feltrinelli non lo troverete, perché è una libreria mainstream e ha solo i libri di Fabio Volo, dovete ordinarlo da IBS.it, così come fate coi miei libri, disponibili sulle maggiori catene librarie online e destinati a cervelli fini. Fidatevi. Nei miei libri “rinverrete” storie ben più toste e assurde di quelle che vi ho sopra citato.

Il mondo si divide in due categorie: i boccaloni, quelli che si bevono tutto, e i baccalà, quelli che vivon da fessi. Ci sono i pesci? Sì, il mare degli idioti n’è colmo. Non ci sono i dritti? No, per quanto mi riguarda, so che esiste solo una persona che ha capito tutto, cioè il sottoscritto, ma essendo un unicum non posso annettermi a nessuna categoria. Sono inclassificabile. Ah ah. Per questo mi prendono per cretino.

Sì, mangiate le uova, oggi è stata la domenica delle Palme. Sappiate che il culo di Giorgia Palmas è un culo forse di una col cervello da gallina ma dai glutei, appunto, rotondi, solo un eunuco non vorrebbe strapazzarla di “maionese” impazzita.

Sì, mi sono indurito troppo, durissimo…  A 13 anni amavo i polizieschi sporchi e ruvidi, alla mia età sono diventato un detective delle mie angosce.

Signora, forza, ci mostri le cosce. Dobbiamo “ascenderlo”. Nessuno la incriminerà per una scosciata. Dai dai. Non sia pudica!

Risorgete uomini, saran tempi in cui Salvini vuol togliere anche la legge Bersani. Non potrete più comprare Viagra all’ingrosso ma se ce l’avete solo grosso… il conto in banca, che cazzo vi frega? Resterete impotenti ma, pagandola, troverete sempre una che vi pulirà casa. Che volete di più? Molti se le fanno a letto, altri non hanno un tetto. Le donne invece hanno tutte le tette, altrimenti sarebbero aliene. Ah ah.

Questa è la mia sanità offerta a ogni uomo di buona volontà.

Sappiate anche che, se non avete volontà, non vi sarà nessun reddito di cittadinanza che vi salverà.

Perché, volenti o nolenti, dovete farvi il culo, basta che non inculiate me, e fatevi pure i cazzi vostri.

In verità vi dico che questi sono tempi mosci.

Ah ah.

Sono dissacrante e spiritoso? Sì, oggi mi tira così. Il suo problema è che a lei non tira proprio… né oggi né mai. Non ci sono cure.

Mi saluti la sua gattina.

 

 

di Stefano Falotico

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