Posts Tagged ‘Cafè Society’

Nei bagliori della mia sofisticatezza io dormo sempre meno


24 May

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Cammino, e le noie perlustrano il mio corpo che non si fa persuadere da un’umanità allegra, sì, ma pervasa da allegria mortifera. E malata di alterigia. E prendo sempre più coscienza che le mie clausure son l’unica mia possibilità di salvezza. E persevero nella solitudine più incendiaria, che agli altri rattrista e invece per me è fonte di sana creatività, di letiziosa ubiquità del mio animo oggi qui e domani di là. Senza fissa dimora, così come dovrebbe essere l’animo di ogni uomo non ancor contraffatto dagli imperiosi dettami di una società edonistica, avvilente, la stessa società tanto da quelli di sinistra osteggiata, poi costeggiata, lambita e infine tristemente assorbita, combattuta a parole ma poi accettata e alla quale hanno abdicato, tutto sommato, di buon cuore. Il loro è solo finto malumore. Perché non hanno fatto niente per cambiarla, anzi, son stati i primi ad abbracciarla, soffocati dalle loro limitatezze e dalla necessità egoistica, come tutti, di tirare a campare come possono. O meglio come vorrebbero, come bramano in astratte fantasie retoriche, e poi dalla quale non sfuggono e si son lasciati intrappolare per meri fini utilitaristici e i soliti, abominevoli, solipsistici lor patetici stili mentitori.

L’altra sera ho rivisto, nel tepore silente della mia anima giammai dormiente, Essi vivono. E l’ho recensito finemente.

E poi ho pensato. Ah, quanta gente ha strumentalizzato questo film. Sì, quando uno si sente incompreso, si sente emarginato, ecco che trova la sua valvola di sfogo in questo capolavoro. E si rannicchia nel pensarsi illuminato, e al che gli succede spaventosamente che, sempre in maniera solipsistica, vede il film a modo suo. Il film allora, nei suoi occhi ottenebrati da un pazzesco soggettivismo, diventa il manifesto delle sue rabbie mai sopite, per un po’ riassopitesi ma invero sempre dal profondo del suo inconscio scalcianti. Ma non posso prendere seriamente questo tipo di persona. Perché è un bugiardo, uno che lui stesso vive di mascherate e pagliacciate. E il messaggio del film gli serve quando gli fa comodo, appunto, per declamare e sbandierare valori sociali di solidarietà e di risveglio delle coscienze, salvo poi tradire questa visione, a livello formale e teorico perfetta, nella quotidiana realtà, ove come sempre si dimostra insensibile, vile, fascista e asservito al più pigro consumismo soprattutto delle sue scarse vedute e dell’ostinata, incurabile sua mentalità bigotta.

Poi, ci sono quelli, e non starò a dire chi, che pensano in effetti bene. È un film contro la schiavitù del pensiero, un grido di ribellione per emanciparsi da un sistema di cose fasullo improntato soltanto al piacere individuale, e un atto d’accusa filosofico sull’ebetudine di massa. E allora costui dice che il lavoro, così com’è inteso nella società occidentale capitalistica, non dà niente a livello umano, perché in una società equa dovremmo lavorare solo 1 ora al giorno e poi avere i mezzi per poter godere delle nostre passioni e interagire costruttivamente col prossimo, nel fiorire d’idee brillanti, libere da ogni condizionamento e ipocrita dogma o precetto.

Però lui lavora 8 ore al giorno, perché comunque senza soldi non può andare avanti, e quindi ha accettato il conformismo dell’adattamento imposto dall’alto. E quel che gli rimane sono chiacchiere da Festa dell’Unità, perché il suo stipendio ce l’ha ma fa discorsi di sinistra per ammantarsi di rispettabilità e farsi accettare per un uomo che propugna valori nobili quanto poi vuoti perché da lui stesso non applicati nel giornaliero suo vivere. Stolto ma che si copre dietro una parvenza colta…

Non c’è da stupirsi dunque se oggi abbiamo una gioventù d’idioti ove tutti si credono Marlon Brando e continuano a farsi shooting dei loro bel visini quando invece non sanno recitare neanche la letterina di Natale dei loro agghiaccianti buonismi “politicamente corretti”. Son tutti all’apparenza belli, inappuntabili, con addominali scolpiti e sorrisi raggianti, ma in verità son più imputriditi e marci dei vecchiacci di ottant’anni.

E in questa riflessione vi lascio. Non ho più tempo da perdere coi cretini.

 

di Stefano Falotico

Quando arriva la domenica, la panza va allietata col “solfeggio” del caffè “infagottato” nel dessert di me desertico


26 Mar

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Sì, giunge la Domenica e i (mis)credenti vanno a messa, pregando che iddio li grazi nell’ascensione dei loro peccati ven(i)ali. E io invece, abbuffandomi da goloso, “svengo” in piatti di ziti al sugo immersi nel parmigiano, solleticando poi delle patate, anche femminili, fra una portata e le fragoline “addomesticate” nell’amarezza cremosa del mio pasticcino vivente. Impazzano sulla rete donne dal degrado mentale che prendono a “sberle” quattro fessi la cui saliva, desiderosa di leccatine “spugnose”, cola a picco di ormoni che non sanno invece alimentarsi nel cibo veramente afrodisiaco, quello del “tiramisù” col mascarpone sciolto per la futura, “digestiva” sciolta. La “cantante” Levante, a cui frega niente di niente, sciorina il suo lamento cagnesco come una massaia lavatrice del bagno isterico della sua psicosi da frigida, e il mondo segue questa scem(enz)a collettiva, “accollandosi” i colon fradici di quest’umanità schifosa. Io, prima di cagarla, vado al bar(o) delle mie ansie, ingurgitando ancora caffè nella lietezza del mio stomaco (ri)bollente, caldo come una macchina alle prime albe del tramonto dei miei sogni affogati nell’essere permaloso del mio cor(e).

Questa è poesia, questo invece è un piatto di maccheroni, buoni al ragù della mia superiorità non solo gastronomica, ma gastrointestinale del mio farmi i fegatini miei. Come un gatto, come un cane, come un maialino. È presto per farsi mangiare dal lupo Ezechiele. Sappiatelo, porcelli.

 

 

di Stefano Faloticocafe55 02033201 pastasciutta_nel_deserto_poster

Ermetica battona, no battuta alla Woody Allen mischiato al caffè di Lynch


10 Sep

I lib(e)ri vanno letti integral-MENTE, non cassa integrati dalle commesse lette poi a letto.

 

Questa dicasi stronza(ta), ma è di classe.

La vita è come una zanzara, la schivi ma torna a (p)ungere.

Sono un esempio per le generazioni perdute. Sono un uomo talentuoso che sa fotter(si) in modo focoso. E ardimentoso non mi spacc(i)o per uomo ficcante, al massimo sono sempre al minimo e al minimo sono te.

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del Falotico Stefano

Opinioni dissacranti in questo mondo collassato


11 May

 

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Per quanto accaniti molti detrattori non mi sopportino e cerchino in ogni modo, lecito o illecito, di zittire la mia fluida, non sempre mansueta perseveranza nella scrittura arzigogolata, “in gondola”, fra spaghetti miei alle vongole e attacchi al volgo, appunt(it)o, “a puntino” e virgole al posto giusto, non so se capotavola, proseguo letterato fra tali ignoranti invidiosi con fervore e s(t)ud(i)ata Passione. Immolandomi al “Cristo” delle idee e delle fuori dal cor(p)o opinioni viscerali, quasi “sacrileghe” per come ostinate non s’arrendono alla mendace, falsa simbiosi del sembiante che vorrebbero “deliberatamente”, per “puro” gusto burlante, appiopparmi…, appiccicarmi al muro in segno di mia res(in)a. No, le parole non lesino e insisto a tutt’andare in mia briglia sciolta pen(s)ante laghi vasti d’infinito contemplare, nel sorvolare le pianure “meste” dei tranquilli borghesi sistematici e sistematisi nelle brutte cer(tezz)e, e volteggiando da cervo finché il mio craterico cero non si spegnerà. Questa è san(t)ità. Allora il mio occhio ieri cadde sul libro, tradotto in italiano, di Charles Brandt da cui Scorsese trarrà il suo L’irlandese con De Niro, Pacino e Pesci… miei abboccate. Fagocito lo scibile tutto del mondo bello per comprendere come vi siete imbruttiti/e e, dietro le rivalse più van(itos)e, cercate la ragione di “sopravvivere”, arrendendovi, voi non (D)io, alla più facile retorica e ai discorsi più miserandi e però di luoghi comuni abbondanti. E, fra una cos(ci)a seria e la vostra “pervicace” quanto banale “severità”, metto a segno un altro fenomenale colpo di “obliquità”, sparando cazzate che sanno eccome insaporire il tempo mio domo e non dormiente di mente sapiente e, questa mia sì, divertente.

Donna, vorremmo solo da te maggiori foto del fondoschiena.

Non giriamoci attorno, su.

Dopotutto, domani è un altro giorno e, fra il dire e il fare, c’è mezzo il “mar(t)e(llo)”.

In parole povere, miei non ricchi di testa e nemmanco di testicoli, “godetevela!”.

 

 

di Stefano Falotico

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