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Rocky Balboa, la leggenda


07 Sep

La leggenda…

Son tempi oscuri, v’alleviate nell’allevar ipocondrie stagne, che io fervidamente vinco nel combattimento nervoso d’un sollevamento pesi ingigantito a mio Cuore barbaro. L’appendo in pelle futile d’un anacronismo meticoloso, antico, figlio di boreali albe oggi eclissate dal vostro tedioso, avvelenante e “gioioso” sterile sesso mendace.
Abbindolati da lorde sconcezze esasperate, poltrite miei porci della “nuova” generazione, dimentica di sé e del fu leggendario. Dell’ascetico scisma originario alla Bellezza or qui da voi avvilita. Quando i titani arroventavan il vento e se ne “guaivano” sanguinanti teutonica rinomanza sull’issare dardi scolpiti a montagne immacolate. Ove la neve si scioglieva nei solfeggianti, acquosi occhi speranzosi, intrecciato io di granelli alla religiosa (in)fedeltà più assurta e assoluta per approdare ai piedi sdrucciolevoli di sorgenti mistiche dell’immenso detonarsi dentro. “Illusi” o vividi d’ansia leggiadra, lucentezza dorata in aurore gravide di preghiere al Dio lor più amato ché, fors’invenzione delle fantasie animistiche, li rinforzava in “addolciti” valori proprio trepidanti sangue!
Sì, che bello, si strangolavan in balli ludici, inneggiavan a Satana il bastardo, incapricciati dal vizio “furbo” di coloro che, d’impudenza carnale, troppo in fretta desiderarono marciar verso l’ingannevole “piacere”, o a un bugiardo Cristo immolati mordevano le notti acute dei lupi coraggiosi, nel poi brutto tradirli a raggirar se stessi nel “raggiante” sorriso mortifero di tal pauroso oggi essersi arresi d’adorazioni ancor più demoniache. Oggi, invece? Si “catturano” in sbavarsi “cortesie”, si prostrano a meschina “istantaneità” del “godersela” di “scaltrezza”, deruban le gote del prossimo e lo puniscono con “fervore” davvero di lor “onorificenze”.
Avere? Non han nulla.

E io, davanti a questo lor “divertimento”, sputo e picchio con più accidioso “cinismo”.
Perché sono romantico e rammento a tutti chi di essenza esigerò. Vicino a una panchina screziata che intreccio della mia sigaretta dal “grigior” plasmatico, vagabondo d’altra insonnia allegra. In Passione mia che vi svergina dalle orride vostre cene, di cera mascherata e colata di putridità orgiastica, son lo stronzo che infilza sghiacciante il tuo immondo star (s)contento. Odiami, d’insulti coprimi le “vergogne”, voglio agognar per la gogna e quindi sculacciami dopo avermi sfilato la “gonna”. Protrai offensivi attacchi e adira il tuo cazzo “robusto” nel conficcarmelo a tuo “adulto” gioco.
Poi, dopo che ti sarai cibato di sevizie, voglio pur viziarti con un leccalecca. Spoglio di me e a te “ateo”, mio “religioso” tanto “savio”. Sì, ti sanerò d’ogni mia fica ché mi piace giocar da “donna”, così come tu te n’avvinazzi e su un’altra da spupazzare “giocondo” quindi spruzzi d’anaconda. Salvifica è la mia vita, arrostiscimi e ingoierai l’odore del tuo vomitante sadismo. Ardo, aridi miei! E tu? Tu sei colui che “buono” giudica, impietoso castighi. Dunque, ai tuoi “umili” servigi, mi denudo in prostrazione. Prostituiscimi di tua salvezza. Di sal(i)va cura la mia indole selvatica, t’ordino d’assalirmi e salirai con me in Paradiso… lì, beccherai la Croce maestosa a te genuflessa.
Fesso!
Zampillo col mio cappellaccio, questa periferia odora ancor di fradicio bello, quel sapore oceanico che vien dai mari del Nord, ove l’America s’increspava lunare a mio battibeccar da “bullo”.
Invero, abito in un’altra città, non è Philadelphia ma l’incarnazione terrificante dello sterco di sanguisughe incrociate a spolparti su “decumane” mentalità immolanti motti nazisti. Dei più fraudolenti, diabolici nella “diplomazia” violenta, tagliata con le lor accette “sofisticate”, con la lametta dell’oratoria più affinata nell’ipocrisia di tal lor crasse caste. Mai son casti, amano “incastrare” per “incastonarti” nei loro perfidi giochetti da mosaico delle carni in scatola.
E il lor accanimento non ha mai tregua. T’etichettano e così “devi” vivere non azzardandoti neppur d’abbaiare.
Perché, se no, son guai. Rincaran carnali un maggior bruciarti caudini nella forca su indebolirti per loro “rafforzate” giostre dinanzi a tuo “incagnito spegnimento”. Se poi ululi, in crepitio tuo urlantissimo, ecco che adottan la tattica “stratega” della “ragnatela”. Prima attentano alla tua innocua incolumità con dosi sedative, non solo verbali, quindi “agguantano” la preda quando incattivita non si frena. Ragni, insomma, per telai… e trappole anche alle ambite “tope”. Ma io tanto lacero i miei muscoli, bicipiti d’olio lucido, quanto strappo! Questa è carrozzeria. Le mie donne vibran a corazze di carrozze principesche. E ne sono il Re! Amen, falliti da reami sciocchi.
Voi, loro non si dichiareranno mai colpevoli di reato né tantomeno arretreranno d’altre offese “velate”, dalla leguleia “ragione” coperte dietro abiti intonsi da bellimbusti, semmai “giornalisti” seduti nelle appollaiate, sgozzanti mucche di braciole e braccialetti per segrete segretarie “scrivanianti” col mezzo busto e totale bustarella. Le chiamano annunciatrici. Ah ah. La dicon tutta appena apron la boccuccia. E son anche analfabete delle novelle.
Evviva la carovana! Cavalchiamo!

Si reggon a vicenda, tra una ruffianeria, una leccata di culo “invisibile”, qualche “cortese” baciamano per ingraziarsi le grazie della pupa dal fondoschiena più spalmabile… di plagio e pipe, nei piallarti sui lineamenti disossati d’una maschera che decretan debba piangere e lagrimarsi dentro in “superfluo” lor godere ingordo che tu sia “guastato e lordo”, sciupato, corroso e nell’intimo dissolto. Ma i dissoluti son loro. Che lord… che lor signori(e).
Li conosco tuttavia, ebbi come tanti la sfortuna d’incontrar questi (rac)conti capziosi lungo il cammino mio mai da ozioso.
Gente “dabbene”, abituata a recider in fretta, di “fin(ale)” filetto, una coscienza se non allineata al borghese “istituzionalizzarsi” da ludri divoratori dell’affarismo più “vincente”. Sono proprio “lucenti”, s’affiancano di donn(acc)e statuarie, che han “conquistato” con il più “sano allungamento” dell’intelletto “perspicace”. Meglio la mia linea. Borderline vs tal bordello. Ho pochi dollari, miei cari(ni). Ma il canino è il tuo cannolo più canna fumaria a te che vendi fumo e anche arrosto. Troppa carne al fuoco. Quindi, vai essiccato. Son ricco dentro, tu arricchisci lei di ricotta.
Sì, lo spiccato portafogli nello “struscio” feudale, poco fedele, analmente al “miel’” di gioiellini da veri “damerini”. Che roman(tic)i…  identici a me, non c’è che dire. Tutte le cosciotte di polle addentano. Da bagnar con “tocchi prelibati”. Ardendole al dentino. Cotte… ammaliate…, servite a puntino del piccantone.
Ognun di questi “grandi uomini” ne ha “una” di cui vantarsi, un fregio di cotanto “arrivare”. Vengano, vengano… il circo è servito di “tavola calda”.
Sì, poi leggi proprio sui giornali che le han sfregiate e una lei chiede il risarcimento delle borse, non solo sotto gli occhi. Borsa di (lacrime da) coccodrillo. Volevi il riccone? E ora non arricciarti la pelle stirata del lifting…
I “cazzi” di oggi son maneschi, si ciban di “sesso” sobrio come i piedi sadomaso del caprin Mefistofele.
Hanno visi bianchi m’arrossiscono davanti a chi dice lor la verità. Eppur è sempre rosso il “peperone” per quella da “sbiancare”… ne son “maestri”. Tutte le indiane van ad accaparrarsi, vacanzina esotica per erotismo venezuelano, quindi mulatta di latticino italiano che poi razzista è sempre fermo al nazismo. Si sposa con la bianca, la tradisce a patto lateranense quando apre le gambe con la messicana. Famosa pizza di salsiccia al calzone.
S’augurano il tuo capitombolo e voglion spedirti nella tomb(ol)a, gridando “Vittoria, Bingo! Abbiam beccato un altro Bongo e sfruttato un’altra bona, alla faccia del bonaccione, enorme coglionazzo e scimmietta d’olezzi!’!”.
Non si fan ribrezzo? Meglio la mia zazzera ché al muoversi delle brezze si sbraccia. Corre a perdifiato, s’allena di metallo.
Ecco, talvolta capita appunto che qualcuno, nonostante la lor diffamazione, la lordante “fame” appetitosissima, nonostante il loro orco di urlo “A me tutto, a te il lupo spelacchiato”, qualcheduno non lo “calmi” facilmente.

Perde alla prima, alla seconda tremenda anche, poi aspetta il gancio sinistro.

Che vale il prezzo.

Rifilato “volgarmente” ai pezzoni di stronzi “eleganti”. Sì, glorifico l’elegia del mio cazzo, eletto. Pensavano di (dis)farsene in quattro e quattrocchi… ah ah, questi da “ottovolante” e “oculate” catene… non avevan previsto il montante. Sì, qualcuno spezza la di montaggio catena.
Ecco lo scatenato.

Sì, da sempre e fin dalla nascita ho vissuto nel pedissequo fottermene. Integralmente e integro, coi “valori” del mio fregar tutti in libertà quasi “scandalosa”. La mia libreria pesa di Cultura pura e valgo molte li(bb)re.
I miei genitori mi han sempre permesso che mi crogiolassi nel vuoto da giocosamente “ammorbidirmelo”, stuzzicar il mio pelo pubico riccio e vispo. Senza mimose, facili innamoramenti e morbidezze da tenerezza. Sono un duro. Remoto dalle ammorbanti risa lontane anni Luce del birbante tristarello e delle puttane a briglia sciolta. Orsacchiotto!
Fate pure… a rissa per il purè di “patate” e datemi del poveretto. Attento che non recida i tuoi (l)etti. Vai sempre a tette, ecco lo smottamento tettonico.
Così, in campestre virtù ghiotta di mio saccheggiar anche un sacco da prender a schiaffi, sfacciato passeggio e mai a bada sbaraglio. Ché i bavagli cuciranno la bocca di tua sorella, “laureata” al cucinotto con un segugio che l’annusa in sudori dei profumini come il manzo a suo maialino. Che femmin(e)a culinaria. Lei lo chiama marito, io la chiamo una che guarnisce la “panna” d’altrui maritozzi. Eh sì, più il suo nuovo amante è tozzo e più beve la “tazzina”. Che zuccherino!
Da serva che terga, da sfruttatore a cui l’erge. “Donna che tutti… li legge. Soprattutto li sorregge.
A cul di “acculturata”. Con tanto di “confetture” e buona marmellata. Lettura smielata, melina “smaltata”.
Devo svuotarmi le palle e liberarmi da queste “apparecchiate” e antiquate. Vanno “liquidate”. Di mio smaltimento e cioè di “mattarello” ammattite. La mia “matita” mata e Mal farà, mia Mafalda. Mi darai del malfattore, meglio dei peni dell’animal fattoria. Preferisco il fango, ove gl’idioti di spranghe gemon dopo che li buttai nella pozzanghera. Non son del mio O-rango Tango. Anche perché ho sempre odiato le ballerine.

Mi chiamano il buttafuori, meglio di te, (cer)bottana! Da me, avrete solo che “botte”.

Sì, credo che la società si sia involgarita e tentenna confusa. Ma, di mio, professo il libero arbitr(i)o, innalzando il “ramoscello” delle mie palle dure “fischiettanti”, a differenza di queste torri cittadine, oscillanti fra omosessualità latenti dello sbaciucchiarsi limitrofe, zoofile e finto-filantropiche per tropicali figate squallide, uno svettar di restauri “screpolanti” come le labbra d’una meretrice  da vettovaglie e cianfrusaglie depressive su alcolizzata che sogna erculee aste perpendicolari nel suo ano sempre annualmente, di chirurgia “plastica”, gonfiato con “curia”. Lei crede nelle “Chiesa”, ne chiede di “grazie” e ficca la manina nell’acqua benedetta, salvo scosciar in scrosciante quando dita altrui l’innaffiano di maledetto imbastardirla su e sotto lei bestemmiante gli orgasmi più cattolicamente immorali. Al Diavolo tutti e tutte quante!
Sì, viviamo in un Mondo pseudo cattolico, fra cristiani ortodossi spo(s)sati che se la fan addosso “in mezzo” alle timorate anche quando codeste galline da coccodè “riveriscono” i cocchi d’inchini non tanto castigati, ostie non tanto austere e le solite sceme diplomate alle magistrali, a cui rifilerei la “dotta” saggezza dello scibile più a lor “educativo” di sibilo, cioè il serpente alato quando vorrebbero insegnarmi dove infilzarle, fra uno stretto di Gibilterra, un circumnavigarle in sdraiato inaridirle del mio deserto affettivo e la lavagna di lor gastrite da lavand(ai)e.
Sì, le disprezzo, in quanto misogino a pieno fare sì che penino, scevro da regimi, regine, bacetti e coperto di ruggine ché son adombrato d’un “brioso” oscurarlo nervoso. Come lo Yeti, me lo dormo sulla montagna e, se ricevo visite sgradite dagli sciatori noiosi, li travolgo col mio colorito “pallido” all’aglio, dolcissimo di profumo “vaniglia” d’una valanga e il mio vergarli di pene mostruoso come il vampiro transilvanico.
Quando tiro fuori la lingua, contemporaneamente la Donna graffia di unghie. E io lo allungo. Che lupo.

Credo negli scenari apocalittici e attendo con ansia il primo bombardamento per la tanto “sospirata”, dai che deve avvenire come da Nostradamus…, Terza Guerra Mondiale. Già me lo vedo il Presidente nero assediato dai siriani con la salma di Fidel Castro che si scopa, semi-infartuante, una cubana brasileggiante.

Sono Rocky. E attento a non disturbarmi. Ai lavoratori di questa pigra società “produttiva”, offro un simpatico “Fottetevi” e un sano pugno quando si sganasciano. Ecco il mio “pimpante”. Ai poppanti un bel calcio (ar)rotante.

Per il resto, mi collego a un sito lietamente porno e lievita il mio “tiramisù” sui seni su(p)ini dalle ciliegine rosee e pellerossa con le mulatte nell’intercontinentale e “agguerrito” denudarmi come Dio comanda.
Non sono un moralista. Prediligo un culo “virtuale” ai delinquenti “re(g)ali”.
E non cambierò mai. Neppure la “mano”. Di solito uso la destra per “incendiarlo”. Il “sinistro” lo tengo per dartele. Si chiama colpo “gobbo”, mancino.

Sì, me ne sbatto della religione. Adoro il catechismo di lei quando si china, ubbidisce e i miei moniti s’erigono appunto d’erezione come un monolito “inespressivo” eppur di marmo. Vi servirà di lezione? Voi conoscete un cazzo che abbia più di una smorfia? Sì, è vero, dimenticavo…
Pare che tutte le madri ne posseggano uno nell’armadio. Ha delle “emoticon” con appiccicati dei cuoricini  sulla “faccina” da usare con cautela e “prevenzione” durante i momenti di pausa del marito. Cioè sempre, visto l’andazzo. Lui va a zoccole, poi scopre che il casino coniugale è gestito dalla consorte coi clienti marsupiali, una matrona davvero Mater, da cui il film La milf si fa il figlio tosto di pietra a Matera poi sassi testicolanti con le pere di Bari, “capodopera” a base d’incesti, di “tiri” da tre nel “canestro” venuto… col buco, di zuccheroni filati nel carnascialesco carnevale che la lancia così come va, in vacca per tal corteo funebre di carri mascherati. A quello di Napoli, preferisco il “veneziano”, gondoliere “anonimo” su remar d’ambiguità tremante come in Eyes Wide Shut. Potrebbe essere stato l’amico migliore, il dottore, il marinaio o semplicemente una lesbica nella fantasia non del tutto confessata. Oppur la comare coi suoi lutti. La comare cova, conosce le alcolve. Anche Hulk Hogan del terzo Rocky.

Di mio, voglio leccare le gambe di Naomi Watts, più principessa di Lady Diana, e issarle il mio “Empire State Building”, in maniera inland della Mulholland Drive più delirante al King Kong versione Lynch. Film che David mi regalò in totale “riservatezza”. Una copia ce l’ha lui, l’altra l’ho data da “mangiare” al mio cagnolino. Vive con me nel camioncino. Siamo entrambi dei campioncini.
Un boxer che macina la celluloide sul suo uccellone, uno schiacciasassi che scaraventa al “tappeto” Naomi e vien rotto nella mascella. Eppur nell’angolo la sgolante Naomi fu “sgolatissima”. Una gattona pericolosa.

Sì, sono un macigno in compagnia del mio mastino. Mastico senza mastici delle dottrine sociali, qualche volta mi do, come detto e (non) dat(tter)o all’onanismo, spesso son “schizzato”.
Divengo e, venendo, le sventolo.

E m’incazzerò oggi e domani. Dopo l’altra, un altro…
Io penso al futuro, tu non ce l’hai… te l’ho tagliato io.

Ciao panzone. Vai dal prete e fatti dare l’estrema unzion’. Ti servirà per scendere meglio all’Inferno.
Avrai l’attenuante da “garante”. Vedi? Tu non vedevi oltre le apparenze per via della tua bacata mentalità, e presto sarai in panc(h)i(n)a bucato. Anche un po’ più “in basso”. Ecco il “dotato”.

Sfinisco te, finendoti così, si definisce… del Taglione.
Piaciuta la cazzata? Datti a cose serie. Devi aggiustare il tuo cazzetto. Ma non ti dirò dove lo misi.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

Sono Frank Sinatra o siete anatre?


02 Jul

La Donna a umanità credo sia all’origine del mio colorito pallido, ed è per questo che alle smancerie preferisco l’emaciato senza “violacea”. Sì, sono allergico alle graminacee ma…

mangio la gramigna, metto su qualche grammo, ci sta anche la birra sulla pizza in faccia, infiacchito batto tutte le (s)chiappe.
E “stappo”, essendo molti strappi al mio topo che ama le tope ma di topaia è onomatopeico di abbaio. Bau bau, e loro miagolano coi lupi!

Una delle giornate più deprimenti del mio alterato stato umorale. Ho urlato nel chiasso collettivo ma nessuno ha udito perché son sempre a pranzo spaparanzati nel gabinetto con quel cesso della segretaria. Ah, questi colletti bianchi. Son da bavagli e da sottomesse di gambe “apparecchiate” che ragliano mentre sgambettano di tradimenti “sghembi”.
Ella è “cappuccino” a tutte le cappelle e il maccherone frustrato, all’arrabbiata, zucchera per poi amareggiarlo quando dall’amplesso canino s’abbandona per la “Pubblicità progresso”. Lascivo… il segno, il seggiolin elettorale della carina “sedentaria”.
“Tonificata” di tornito “rassodare”. Ah, come suda il capoufficio.
Ah, quest’esistenza è una schifezza. Si litiga, s’è ligi al dovere solo quando son io a ordinare la frutta. Mi rubano il primo, il secondo e anche il “tiramisù”. Per fortuna, ho la mia banana. La mensa piange, il piatto d’argento della vendetta?
E come si fa? Non c’è neanche quello d’argilla. Ah, per arrivare “secondi” di podio, il podismo è fatica. Ma quali fighe! Ho altro a cui pen(s)are!
Sì, donna pubica, lusingata dalle “meringhe” ed “erigente” avvocatessa d’arringa. “Tutti” in righello (o)metti e tu t’arroghi la ruga nella depilazione pelo contro pelo con tanto di trasparenze vedo-non vedo nella tonaca pruriginosa ma “dotta” in Giurisprudenza. Ma quale verdetto. Come ti sei permessa? No! La galera è meglio di queste gonnelle al mio “gabbiano”. Va la passera, finta solitaria, a un altro la dà, a te passerà? E chi lo sa? Chi la conosce quella coscia? Il direttore è megagalattico e fin sopra se n’allatta di pastorizia. Dicesi caffè “macchiato” di cornetti alla moglie. Consorte che insegna ai pargoli ad amar con “classe”.
Mentre il marito “inforna” il maritozzo e, tosto tosto, testa i testicoli nelle code della “permanente”, sciacquando di shampoo ed effervescenti schizzi del fegato corrotto.
Corruzione!

Ognuna è libera di “fare”… quello… che vuole. Siamo in Italia, il moralismo è un mostro imbattibile. Tutte santarelline ma poi scopri che hanno dieci amanti di “Destra” e a manca di manico con Lega del ce l’abbiamo duro!
Che cosa? L’uccello? No, il culo loro prima di conoscermi.

Io a questi scoscio e di spaccata incrociata rompo d’acciaio contundente. Tremano e a puttane vanno. Di vacca in vacca, io dico “Vaffanculo!”.

Entro in un bar, ficco la crema pasticcera e pastrocchio le occhiaie della gastroenterologa che di bocche abbocca nel leccar il dottore nello “YouTube” digerente su risate da mal di panc(i)a.

Panchinari, è ora di sfacchinare. Questa è farina del nostro sacco, tu di merda “saccente” dovrai sgobbare. Altro che gobbi, prendiamo la giornalista, le solleviam la gonna e deve fissare il gobbo con buona “suzione”.
Ah, le dizioni. Addendi, deficienti da calcoli renali nell’algebra glabra di rasatura “posata” ma poco a spos(s)arle, ecco l’Uomo che se ne frega e spupazza in quanto Pippo.

Alziamo la voce, accentuiamo, eccitati siam acidi.

Mortacci tua! Ecco l’accidia che t’accid’.
Se ciò che ho scritto ti par una stronzata, tu sei stronzo e basta(rdo)!

E ricordate: accattare i miei libri e attaccare al muro chi millanta ma è invero già a novanta!

Guarda come “sventola”. Altro che sberle. E crisi passeggere. I passeggeri son pregati di far posto al comandante che desidera l’hostess “in volo” a schiantarla. Ha il panico dopo tante “crociere”.

Aiuto! Si salvi chi può! Saltiam dall’aeroplano. Cazzo, oh, stiamo volando bassi con questa cazzata. Allora, mettiamo i piedi per Terra. Dunque, impegnatevi a scrivere alto(piani).

Ah ah!

Io non cambio opinione! Questo Settentrione malato di prosciutti che mette a cuccia… da me sarà solo che sodomizzato con tanto di banda e aspirarli a mo’ di cannuccia! Da cani gemeranno, in ginocchio imploreranno, la pietà è un mio “sentimento” che l’innato romanticismo di cui son fiero s’oppone e platealmente dichiara: “Evviva il mio stare al Mondo”.

Io disserto d’Arte, tu accusi di sfighe e plagi, animale! Da me solo che “discoteche” ai tuoi neuroni. E impazzendo… oh oh sale la montagna russa del mio in cima contemplare. Don Chisciotte. Basta coi discoli!

Se mi va, eremita sono. Tu critichi, tu deridi, da me una museruola e vedrai come la lingua “canterà”.

Io credo nei valori e tu li deturpasti per ambizioni becere da trombatore. E io ti ficco la trombetta lì, mio trombon’.

Con fanfara e “obbligo” ai tuoi oboli. Denunciami e tornerò Annunciazione! Oblio! Oh, mio Dio!

Della tua vita falsamente “onesta”, mi son stancato. Guido il carro a tutt’andare. E viaggio mentre ti cago da piccione viaggiatore, appunto.

Ecco il mio puntino. Ecco il mio paletto. Ecco voi polli da me ammaestrati stavolta come bestie.

Soma(ri). Dammi dei cazzi “amari”, e t’afferro dalle tue marine onde bisonte, ove t’accoppi in apnea, da me solo che “pene”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Chi dice donna dice donna (1976)
  2. E.L.i.S.A. – Amore, Zombie e Panini al Tonno (2012)
  3. Benvenuti a Zombieland (2009)

Non bastavano gli “Hello, how are you?” e gli “I like” del Facebook? Adesso, ci siam pure imbastarditi nella “festa” dell’Halloween: secondo me, è meglio l'”allupato”, colui che…


31 Oct


… apre la bocca e chiede: “Would you wish?”.

Lei replica, “retorica”: – Cosa?
E il lupo: – Quel che liscio diventa “viscido”

Applauso!

Sì, stasera m’associerò alla demenza collettiva di questa celebrazione “celtica”. E dir che son centauro, afferro la mia moto con la “sella” della mora, e m'”inzucco” nelle sue “cavità” sorprendenti e vivaci, schiantiamo contro un muro ma prima Lei l’ha goduto tutto tutto duro, rallegrata dal “dolce” che non è stato uno “scherzetto“. Ah, come “la” screzio io neppure il Matto di suo “cappellaio“. Ah, Alice fu fornicata nel “bosco”, con Tim Burton a cazzeggiare d’esegesi personale nella versione “anemica” dai troppi colorini.
Ah, Tim è Uomo che “affabulò” affamato, da cui il detto lupus in fabula, per Burton rappresentato dalla sua fava nella fragola di Helena. Helena è Bonham, e Tim è mani di “forbice“.
Tim ne attinge, non “attenuandolo”.

Nella Bologna Tonight, diciamo “tonnata”, i nostri istrici si districheranno di pub(algia). Baluginando nel “balocco”, persi fra un Malt & Hops e lo “smaltirla” di sbornia “chimica”. Detto anche sperma “zoologico” d’iniettar nel nettare, da cui provien il famoso proverbio di tal “fattoni”: se ad Ognissanti le spezzi l’osso sacrale, ci sarà un Santo in meno in Paradiso.

Alla mia epoca, ti veniva grosso senza l'”alibi” di queste importazioni anglosassoni, da cui il “genitivo”, e quindi il “genitale”. Eh, sono albini. Un po’ scialbi. All’inzio di Novembre, è consigliabile la sciarpa, oppure lo scialle o lo Chalet delle “rose”.
Secondo me, gli ortodossi ce l’hanno magro, e le loro mogli vanno con gli indiani mentre Rob Zombie “Intona” i “flauti magici” della “zuppa inglese” al ritmo “zabaione” d’asce in pancia mentre le prostituite son’orientate in MoonSheri sarà una gran figa, ma io preferisco il Mon Cheri. Con tal “cioccolatino” ripieno, vai sul “sicuro”. Con Sheri, c’è il rischio di non sgranocchiare. Anche perché mi dà vagamente l’idea d’essere una di quelle zoccolone che, prima di “dartela”, pretende il lauto “responso” economico dei portafogli. Solo dopo il “rimborso”, apre la sua “borsa” e può usare il “detergente” degli “orsi”. Una “donna” raffinata come il Kleenex. Lei ne “usa” tanti, e Rob “lo” sa. Perché fu tradito anche da Eli Roth, in un triangolo con l’omonimo Eric, lo sceneggiatore di Forrest Gump e Insider. “Dentro la verità“.
Da cui l’Hostel…

Dopo il caffettino pomeridiano, ho avvistato il pensionato Ionata, accompagnato dalla sorella sullo “sguardo” indagatore del terzo piano d’un rumeno che, fra una prostituta e l’altra, rumina perché sogna una vecchiaia in santa pace del “Signore”.

Sì, Halloween è come uno con la dentiera.
Tutti aspettano il 31 per “addentarle”, ma non sanno che saranno “strappati”, brutalmente lacerati dal “cero” d’una che succhierà un verginello al fine di sposarlo dopo averlo “disossato”.

Per quanto mi riguarda, l’unica festa che va rispettata è quella del mio cazzo.
Che non si dà “da fare”.

Applauso!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Halloween con la famiglia Addams (1977)
  2. Niente dolce, niente zucchero (1991)
  3. L’inquilino del terzo piano (1976)
  4. Scent of a Woman – Profumo di donna (1992)
  5. Luna di fiele (1992)
  6. Alice in Wonderland (2010)
  7. La casa (1982)

Stallone è un genio – Non scherzo, chi confuta il mio fiuto, è un bietolone!


11 Oct

Sì, che barba(bietole), che noia.
Basta con lo “zucchero!”. Piantatela con le vostre piantagioni di “cinema sdolcinato!”.
Adorai Stallone perché il suo oro merita solo un pugno… alla vostra faccia!

Sì, Sly viene invitato al Festival.
E i “cinefili” s’accaniscono. Preferiscono i film di “ruggine e ossa“, anziché i suoi muscoli.
Consigliano a Stallone e agli organizzatori di “dimettersi”.
Ma si dimettessero dalle loro teste!
Be’, be’ e sempre a mettere il becco di “beo(ti)”.

Sì, stavo pensando di noleggiarmi questo film: Le valigie del portaborse, film ad alto contenuto “esplosivo”.

Poi, emetto il “berretto verde” da “tenente-colonnello” alla Al Pacino!:

criticate Sylvester? Solo perché lo invidiate?
Questa signori miei, è una grande stronzata! Stallone ha girato un sacco di bischerate, dette volgarmente “porcatone”, ma Rocky, Rocky Balboa, Rambo e John Rambo sono dei capolavori. A cui (al)legherei  Cop Land. Anche il prossimo Walter Hill m’attizza.

Mercenari della carta (igienica) “stampata”, questo è il mio verdetto. Non si discute, è expendable!

Al che interviene Melisia, detta “La melassa”, e replica che, se sovra(e)ccitati film sono come io li definisco, “lei” aggiunge ‘Nù jeans e maglietta!

Sì, è proprio come Licia, “costei!”.
Non va “assoldata“, è da film di Silvio Soldini!
E gliele suoneremo!

Che cazzo vuol pretendere di sapere chi non ha mai visto neppure il logo della Nu Image?

Quindi, il direttore di questa “scuola di cinematografia” mi vorrebbe invitare alla calma:

– Ora, basta! Lei sta esagerando! Si moderi, Falotico!
– Analfabeta! Le faccio vedere io cosa sono capace di fare quando esagero!
Ed ecco il lanciafiamme!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Bullet to the Head (2012)
    Ti “entra in testa”, o no?
  2. Pane e tulipani (2000)
    Sì, ma io non sono “buono”.
    Gli olandesi stessero nei cavolfiori di Bruxelles.
    Io son appaiabile al “belga” Van Damme!
    Siamo delle belve!
    Forza, beviti questo. In pancia!
  3. The Tomb (2013)
    Sotto la panca, la capra crepa, sopra la panca il “caprone” si fa gli addominali delle caprette.

    Evviva DiCaprio!

  4. Scent of a Woman – Profumo di donna (1992)
    Preferisco il “mio”.

Se il lupo non usa le maschere, il mascara è per sinonimo di Sahara, un deserto che non mi allupa


10 Aug

Perché darsi alla macchia, quando puoi uccidere le cornacchie? Da anni, una società a me ostile prova a irregimentarmi nel bosco, ove la Notte, nel suo sospiro decadente come medioevali favole a cui m’arpiono succhiandone il nettare, mi brama e rafforza il vagito fra spettri già morti che s’“innamorano” solo delle frecce di “Cupido”, invero stupide, di “feritoie” a me poco ferine. Sì, vorrebbero infarinarmi il cervello, sciacquandomi le palle nell’Arno, eppur più abusano e più son blu, che buio, e meno mi rabboniscono. A giorni alterni, come gli umori alterati della gente a me appostata per sbranarmi, azzanno quelli con lo zaino in spalla e metto zizzania, ah le zanzare, a quelli con le “palle”, mordendoli “morbidamente” nel “saccheggio” scrotale che scheggia, veloce ma incisivo, anche di canini, e non è cauto coi loro “flauti”. Quando mi provocano, ausculto il mio Cuore che pavido fu per rispetto solo alla mia signorilità, e lo “soppeso”, pensandoci due volte, se sparar a sangue freddo. La terza “opzione” è invalidarli.  Così non ingravideranno le ragazze valide coi loro stupri.

I miei emisferi però, se troppo turbati, turbinosamente caldeggian le mie “sfere” istintive, e distruggo ogni azzardo impertinente da Tenente incattivito per troppi vilipendi, prevaricazioni, troppe gambe “divaricate” e abusi. Al che, valico ogni “recinzione” contenitiva e spacco in due i vaccari spacciatori, svaccando un po’ per eccedere di “sceneggiate” da istrione che ama l’applauso a fine “numero”. Non proprio finissimo, ma da “Vogliamo il bis. Dai, bussali ancora, senza sosta, assesta colpi secchi ed essicca quelle loro bacate cagate di porcata reiterata, tanto che desideran che più non ti tiri. Ecco, tira loro due pugni in faccia e ficcali nell’acquedotto!”. Sì, ma che dottore, lei mio pupazzo la vedo bene come soprammobile mentre sua moglie è sul materasso a molle con la movida dei neretti che, di “mobilitazioni a(r)mate”, la sollecitan di “solletico” più del lecito. Ma sì, ne vogliam parlare di quello lì?

Pensa di volar alto come il gabbiano, è solo un baggiano. Ammirate come lo “sventola” fra le sventole dei venti “caldi”. Bene, “annuvolategli” la testa, puntate di mirino e fregategli la mora, “rosandola” nel tramonto della sua caduta “libera”. Che fendente al fetente! Che felina la sua gattina…

Ricordate: sono un Uomo che ama i becchini. E voi non mi beccherete mai. Potrei essere dietro il “fondoschiena” anche quando ve le strappo. Con la delicatezza che è mio “stile” di postilla e, all’occorrenza, delle pastiglie nel “luogo” deputato delle puttane. Quali siete, cari deputati. Sì, ve lo amputo e poi lo ingoiate “a imbuto” per un video che meritò tal punizione “sgradevolissima”, offerta al visibilio d’un pubblico omaggiante il mio “Tubo”-Totò in diretta Tv, dunque nel “retto” di chi non ama le mie rettitudini (im)morali. Applauso! Voi gufate come un esemplare nel cortile della vostra “corte”, affinché io diventi goffo. Vorreste “arraffarmelo?”. Sì, donnaccia, azzuffati per quel tizio da “tufi”. Io mi tuffo in un’altra, più liquida.  Ah, che limpidezza. Che “stufa”. Ah, riscaldiamo il suo “ambiente”. Già, nel cimitero delle vostre anime io vi porgo una smorfia da Pennywise, augurandovi “Buona Notte”. I sogni d’oro son per me. Al massimo, vi darò la medaglia. Il rovescio no. Un dritto vincente sì.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Scent of a Woman – Profumo di donna (1992)
  2. Carlito’s Way (1993)
  3. L’avvocato del diavolo (1997)
  4. Nightmare 4 – Il non risveglio (1988)
  5. Hamlet (1996)
  6. Il grido del gufo (1991)
  7. Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012)

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