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Tre sorelle di Anton Čechov e Gianluca Marzani


15 Nov

Gianluca Marzani Tre sorelle

Ecco la splendida recita teatrale del celeberrimo dramma di Anton Čechov, qui recitato da questa bravissima, affiatatissima compagnia di attori, fra i quali spicca e primeggia il mio grande, istrionico amico Gianluca Marzani, in arte glm, fervido appassionato inoltre di Cinema, come attestato appunto in tal nick da lui utilizzato sul sito FilmTV.it, in cui, senza inutili attestati né superflue referenze, ma con sanissima passione viscerale e furente, inserisce magiche recensioni personalissime, opinioni e post brillantissimi, contribuendo così, in modo stupefacente, ad arricchire la Settima Arte, dispensando saggezze imperdibili, pillole proprio cinefile da fantasioso architetto delle sue strambe bizzarrie lessicali senza nessun limite, frutto dello scibile suo impareggiabile, folle, liberissimo, creativo, immensamente autentico in quanto Gian è eterno, tremendamente, bellissima-mente sempre sé stesso, rifiuta i luoghi comuni, rompe gli schemi vetusti e noiosamente tradizionalistici col suo far innovativo, pindarico, fenomenale davvero. Imprendibile e lucente. Che magnificenza!

Dunque, tornando alla trasposizione della famosa opera immortale di Čechov da parte di questa fantastica compagnia coraggiosa e intraprendente, ammiriamo, incens(iam)o di lodi il nostro Marzani Gianluca.

Gustiamoci e godiamo Gian che sfog(gi)a una grande interpretazione.
Gianluca Marzani, qui in forma ribalda, splendida, da titan(ic)o Čebutikyn, il dottor nichilista delle sue rabbie alcoliche, a oltranza fancazzista nella vita reale, lui, regalmente qui servito in magnetico show che, dal minuto 59, spacca gli avversari, da assoluto dominatore della s-cena. Attore di raro prodigio e sofisticato puntiglio, interprete prodigo al suo e solo suo Metodo, immenso pagliaccio alla Belushi. Incontenibile!

Nessun lo può fermare, irrefrenabile recita con far ferino e magnetico, mangia tutti, imbattibile, di (ca)risma inoppugnabile, tagliente agguanta le parole del maestro Anton da ruspante, nostrano russo in terra italica. Non è uno scalzacane come tanti sopravvalutati cani italiani, ma un vero gatto del palcoscenico che, con scarpe simil stivali, cammina felpato a nitore della sua ugola adirata, ridente e quasi ballando, Marzani non è un attore di marzapane, ma un tosto di gran classe.

Egli insaporisce lo spettacolo teatrale e sa(le)!

Applauso!

E ricordate: il mio ring è la strada.

Ma soprattutto: se io posso cambiare, e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare, ma io non cambio.

Mi piace vivere da folle col cappello da cappellaio.

 


Ah ah!

Amici alla falotico, nel senso del termine bizzarro


18 Aug

Agosto sta svanendo, svenevole si scioglie e io abbandono ogni remore e disancoro gli ormeggi, ai miei amici ancorandomi. Arpionato in me, ballerino in tal vita di danzatori ipocriti, porgo il mio ringraziamento a chi, appunto, ipocrita non è e invece naviga soavemente nel mare, ondulato di grazia, delle persone vere. Alle quali porgo i miei omaggi, poi sarà Settembre, mese caduco dei primi crepuscoli autunnali, dunque giungerà a noi la Primavera, stagione delle prime fertilità adult(er)e, poi Maggio e or si va di piumaggi, in quanto io son un puma che nella vita corre, inseguendo ancor affamato attimi di (in)felicità in tal giungla che è la metropoli ricattatoria e crudelmente subdola.

Ringrazio, or dunque, da casa mia e (non) a cas(acci)o, Germano Dalcielo, mio editor oramai collaudato, scrupoloso e intransigente correttore delle mie bozze letterarie, indagatore dei refusi dai raggi x (im)perscrutabili a trovar ogni (s)vista ed errore di (im)possibile strafalcione, quello che io chiamo (in)volontario orrore, Anton Giulio Onofri, amante come pochi ci son rimasti, purtroppo, anche per fortuna (della serie, la classe non è acqua e il buon gusto è degli eletti), di Clint Eastwood, di cui, dovete sapere, che conosce vita, morte e non solo miracoli, bensì anche, in quale mensola, Clint ha lo spazzolino per i suoi sempre bianchissimi denti su celeberrimi, imbattibili occhi di ghiaccio da texano che non deve chiedere mai il dopobarba, Vera Qwérty, scrittrice che, indubbiamente, è più folle di me, e ce ne vuole, sappiatelo, la nostra è una amicale rivalità di pazzie prosaico-poetiche da uomini troppo fuori di testa per adattarci alle limitatezze di una triste umanità conformista, uomini veri, anche se lei è Vera di nome e di fallo, no, di fatto, una donna che parla spesso, nei suoi libri, di maschi (de)relitti, in quanto marci maniaci piccolo borghesi piccolissimi, e li sputtana mentre mangia la marmellata fra un cucchiaino non tanto dolce nei lor confronti, un frontespizio cazzuto e una visione al congelatore della nostra (r)esistenza difficile per congenita presa di coscienza che chi sente, è anche portato a raggelarsi dinanzi a tal mondo inaridito che si scalda per fanatismi e fondamentalismi cagionanti sol fegato spappolato, Valerio Vannini, intrepido cinefilo che crede fortemente in me e alla mia (in)credibile storia, insistendo nel darmi manforte, Gianluca Marzani, attore di Teatro che si contraddistingue per la sua colorita, eccentrica unicità interpretativa (im)pari solo al grande Al Pacino unito a John Belushi, insomma, un performer coi fiocchi e inimitabile, Giancarlo Buzzi, uno che deve aver capito il senso della vita a soli 15 anni, e da allora patisce (in)giustamente la grandiosità del suo essere-non essere oltre, Raffaele Costanzo, ché non ho ancor capito come fa ad amare, al contempo, sia Sylvester Stallone che Woody Allen, a leggere Stephen King e poi a farsi fotografare vicino a una croce da Madre Teresa di Calcutta, ma il suo bello rebel è questo, Davide Viganò, un uomo che è meglio di Stalin ed è durissimo amante di von Trier mentre accarezza il suo gatto, ascoltando musica rock.

“Il pasto nudo”, recensione di Gianluca Marzani


05 Nov

Signore e signori buona sera….
vi prego, mettetevi comodi e rilassatevi, perché ora vi narrerò una storia assolutamente (in)credibile.
Ecco a voi il tormento e l’estasi messi a confronto con la dualità dell’uomo.
Finalmente anche tu hai scoperto
l’insostenibile leggerezza dell’esser vivo
con l’atroce conseguenza di aver capito di essere simile a un tipaccio come Lou Ford, e ti avvii ineluttabilmente verso i quaranta.
BENE,
ogni mattina ti svegli maledicendo la vita
e, ingollando antidepressivi, riesci miracolosamente a non farti saltare il cervello con la pistola che tieni (da reazionario quale sei) a portata di mano sul comodino accanto al letto.
E mentre la guardi pensi :”Fanculo,oggi no,voglio vivere ancora un po'”.
Anche se sei ancora tutto scombussolato per gli incubi avuti la notte passata dove piangevi disperato davanti a tua madre dicendo di essere stanco dello stato delle cose
ma tu ci hai fatto l’abitudine perché, in questo mondo, a tutto ci si abitua
perché la tua forza e la tua fede sono in un immagine che ritorna più volte
che è quella di un bambino preso per mano dal padre in riva al mare
con le onde che placidamnete accarezzano i suoi piccoli piedi
e con essa il ricordo della tua infanzia così diversa ma in fondo simile alla sua che apparentemente è passata senza lasciare tracce
così spesso essa ritorna come d’incanto
e con lei il tormento
come quando prima di un temporale
ti capita sentire dentro
cieli sempre più neri
tuoni e fulmini che scuotono
la tua anima
per poi scrivere di questo
parole vuote
senza senso per gli altri

che non capiscono
il disagio supremo sublimato in un conflitto che tenta di piegarti al proprio volere
di piccolo uomo
perché tu ti svilisci e non accetti le sconfitte
cerchi comprensione ed empatia in ogni essere vivente
ma non trovi altro che apatia
e allora ti vien voglia di urlare
e speri vivamente d’incontrare
un pagliaccio di strada
che ti guardi e ascolti…

amico, non sei solo
sei in compagnia di tutto un mondo
sotterraneo silenzioso
che aspetta il salvatore…

perché devi sapere che egli non è morto invano perché cammina tra noi
senza nascondersi
e ora quasi per magia mi sembra che sia proprio tu che ha scelto
per far divertire bambini che ridono felici accanto a padri
a loro volta tristi ma pronti a rispondere alla domanda che gli viene posta ogni volta
“Papà, perché il signore si trucca così?”
“Per sembrare felice, ma sai… lui in realtà è triste e ne ha le palle piene di noi”
“Oh, allora è un clown triste!”
“No figliolo, non si chiama clown ma pagliaccio, ricordatelo, pagliaccio!”
“Si papà, me lo ricorderò!”…

e così il prodig-i-o continua
e le risate non soffocano i tuoi pensieri
le ore rubate dal lavoro
agli abbracci mai dati
e ai baci che una volta ricevevamo ma che adesso sono svaniti come bolle di sapone nei tuoi sensi di colpa.
(e pensi)… Siate maledetti!
perché LORO ti castrano
e ti annientano
bastardi
li odi
e se invece li amassi?
cosa succederebbe?
ma tu no, NON PUOI!
non riesci a dimeticare
e allora fai fuoco
bang!
ecco
un pagliaccio in meno
la folla scappa e tu (finalmente) ridi di gusto
e il bambino guarda il clown morto senza battere ciglio
(e allora ti vien da pensare…) “tale padre tale figlio”
e poi di colpo come sempre
ritorni
alla fine (inizio) della storia
e ora sapendo di essere libero
vivrai una nuova vita
amerai e sarai amato
ogni giorno sarà per te un evento speciale
ogni ora passata sarà difficile da sprecare
e così ogni minuto con lei sarà indimenticabile
e infine ogni domenica andrai a messa ringraziando Dio per essere vivo
così facendo
potrai sputare sulle nostre tombe.
AMEN

 

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