Posts Tagged ‘John Cusack’

Jennifer Connelly, diciamocelo, mi ha rovinato la reputazione, ha deturpato completamente la mia indole da Dalai Lama


11 Nov

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Sì, una mia amica su Facebook scrive oggi quel che segue:

Ho sognato di essere l’amante di David Bowie.

I nostri incontri clandestini avvenivano, di base, in treno. Il suo treno privato, per la precisione. Tutto alla chetichella, ovvio, giacché ero fidanzata con Franzisk…, il quale ostentava degli agghiaccianti calzoni pied de poule bianchi e neri. (Ti tradivo per quello, Franzisk, non ho dubbi!) E si viveva in un appartamento al piano terra, tipo negozio, pieno di ingranaggi arrugginiti che nessuno mai puliva.

Voi tutto bene?

 

La mia risposta è stata questa. No, per me è stata una nottata insonne, come sempre. Anziché sognare David Bowie, ho sognato che alle quattro di notte fosse aperto il Conad sotto casa mia perché ho svuotato il frigorifero e ho ingurgitato tutti i wafer scaduti.

Comunque, sì, te ne do atto. Hai avuto un culo pazzesco a fare un sogno in cui eri l’amante di Bowie. Sai, devo confidarti che, sebbene David sia morto, io più volte, ascoltando la sua voce, son stato poi costretto a fare mente locale, per accertare a me stesso la mia eterosessualità. Infatti, ho sempre pensato che China Girl l’avesse cantata per il sottoscritto.

L’altra sera, ho visto il film La giuria. Pochi mesi fa, ho definito John Cusack un attore bollito, dedicandogli anche un pezzo distruttivo. Insomma, l’ho massacrato. Povero John.

Ho visto il suddetto film con mio padre. Che, al termine della visione, mi ha guardato dritto nelle palle degli occhi e mi ha detto: – Sai Stefano che assomigli a Cusack?

Una delle offese peggiori che un figlio possa ricevere da un padre.

Sì, perché io ho sempre associato John Cusack al tipo un po’ coglioncello. Bravo ragazzo, per carità, ma sessualmente poco appetibile. Imbranato e timidissimo.

Al che, due minuti fa ho svolto delle ricerche. E ho scoperto che, invece, John Cusack è un mezzo puttanone.

È stato con alcune delle fighe più eclatanti di Hollywood e non. Volete qualche nome? Claire Forlani che, dopo averla data per finzione a Nicolas Cage in The Rock, ha mandato a fanculo Cage e assieme al suo co-protagonista di Con Air, appunto John, è andata al galoppo.

John è stato anche con Uma Thurman, con quella zoccolona di Gina Gershon, con quella bella passerottina di Minnie Driver, con la figlia gnocchetta di Clint Eastwood, Alison, per una vera, impura Mezzanotte nel giardino del bene e del male, con quell’altro pezzo di gnoccolona di Neve Campbell, con Meg Ryan, che come attrice mi fa cagare ma una bottarella gliela darei molto volentieri, con quella stangona di Jennifer Love Hewitt, con quella patonza stratosferica di Rebecca Romijn e, per finire in bellezza, come si suol dire, con quella fregna esagerata di Brooke Burns.

Insomma, di primo acchito, questo John sembra un mezzo frocio. Ma a quanto pare spinge…

Filmografia alla mano, correggetemi se sbaglio, non credo che John Cusack abbia mai recitato assieme a Jennifer Connelly. Ma, secondo me, conoscendo il marpione, John ci avrebbe provato.

Perché tu non ci avresti provato a costo di finire provatissimo?

Sì, secondo me, come già scritto e detto, Jennifer ora è troppo magra.

Ma questa è stata una Phenomena abissale. Roba che, con una così, non duri più di sette minuti. Esplodi prima. Ma sono stati Sette minuti in paradiso.

Ah, il suo seno era qualcosa di disumano. Altro che Eva Green.

Come ballonzola delicatamente poetico, oserei dire, in Tutto può accadere, com’è turgido, burroso e magnificamente latteo in Scomodi omicidi, in Waking the Dead poi è davvero da infarto.

Ma il top della sua super figa-topona immane, Jennifer l’ha esibito in The Hot Spot – Il posto caldo.

Sì, la prima volta, moltissimi anni fa, quando vidi la scena di questo film in cui esce semi-ignuda dal lago e porge quel suo culo enorme al Sole, sono diventato cocente come fossi stato trafitto dal buco dell’ozono totalmente dilaniato.

Ecco, sono un uomo che non ha nulla da nascondere. Avete presente la scena in cui Sharon Stone accavalla le gambe senza mutandine in Basic Instinct e il grassone, paonazzo in viso, suda freddo? E Michael Douglas lo guarda, sogghignando?

Ecco, è meglio vedere quella scena di The Hot Spot senza amici…

Il tuo amico, all’apparire di Jennifer dinanzi ai tuoi occhi allucinati da tanta bellezza, potrebbe darti del pervertito.

Comunque, questo non succederebbe mai. Perché il tuo amico sverrebbe ancor prima di poter osservare la tua reazione.

Sì, io me la son sempre tirata da buddista asceta.

Jennifer Connelly è colei che ha mandato completamente a puttane ogni pace dei miei sensi grazie ai suoi immensi seni incandescenti.

Vogliamo dirci la verità? Jennifer Connelly faceva veramente schifo da quanto era figa.

Se fossi stata in lei, mi sarei vergognata ad andare in giro.

Sì, quando Jennifer Connelly frequentava il college, tutti i suoi studenti di corso hanno fatto la fine di Russell Crowe di A Beautiful Mind.

Ho detto tutto…

Come diceva Pozzetto: eh la Madonna!

THE HOT SPOT, Jennifer Connelly, 1990, (c) Orion

THE HOT SPOT, Jennifer Connelly, 1990, (c) Orion

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di Stefano Falotico

Attori bolliti: John Cusack


02 May

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Ebbene, oggi voglio parlarvi del “lessato” per eccellenza, John Cusack.

Attore classe ’66, che negli anni ottanta fa sfracelli in commediole godibilissime per teenager, come Sacco a pelo a tre piazze o Sapore di hamburger, tanto che Hollywood si accorge subito di lui perché incarna la faccia tipica del bravo ragazzo da “colazione dei campioni”, sano e simpatico, un po’ sfigato ma di buon cuore. E fioccano le collaborazioni importanti e Cusack, da par suo, si mostra immediatamente molto versatile, passando da Rischiose abitudini di Stephen Frears a Ombre e nebbia di Woody Allen (col quale lavorerà egregiamente anche in Pallottole su Broadway), da I protagonisti dell’immenso Robert Altman a Mezzanotte nel giardino del bene e del male di Clint Eastwood. E sul finire degli anni novanta è dappertutto, facendosi notare in film non eccelsi, forse, ma di gran successo, come Con Air con Nicolas Cage, Falso tracciato di Mike Newell, City Hall con Al Pacino, Alta fedeltà sin al suo bellissimo ruolo in Essere John Malkovich di Spike Jonze, solo per citare a caso qualche titolo di punta.

Poi, tutta una serie ancora di film estremamente decorosi, non certo capolavori, ma che personalmente ricordo con piacere, e penso dunque alle sue prove in pellicole come Identità di James Mangold o nel sottovalutato The Ice Harvest di Harold Ramis. Al che comincia ad arrancare, come si suol dire, di brutto. Non mancano picchi prestigiosi come Maps to the Stars di Cronenberg, sebbene in molti considerino tale film come l’opera minore per antonomasia del maestro canadese, ma Cusack ci presenta robaccia ignominiosa come Dragon Blade o il devastante Arsenal di Steven C. Miller. E non oso pensare cosa potrà essere il prossimo Distorted di Rob W. King, un film che, già dalla faccia dello stesso Cusack nella locandina, ci fa capire subito di quanto John sia davvero poco convinto di avervi partecipato. Una faccia che è tutto un programma…

Ma pare comunque fregarsene il nostro “buon” John e, a quanto pare, ha sempre più successo come influencer attraverso il suo profilo ufficiale Twitter, ove bellamente parla da tuttologo di politica e società americana, tirandosela da enorme sapientone.

Contento lui…

 

di Stefano Falotico

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Maps to the Stars, recensioni da Cannes, le folli notti hollywoodiane del Dottor Cronenberg


19 May

 E come volevasi dimostrare, stroncature ingiust(ificat)e a iosa.

Oramai, lo sport mondiale è accanirsi, per puro sfregio, contro i maestri. Pare che certi critici grassi e laidi, che vanno a Cannes iper-pagati solo per magnare a sbafo, si riempian di paroloni vuoti a misura di ostriche e champagne sulla Costa Azzurra dei luoghi comuni e di pollici giù tali e qua(g)li(e) alla frivolezza degli slogan che impazzano sulla riviera francese fra modelle gallinelle e porcelletti col condimento delle recensioni indigeste.

Non metabolizzano neanche i film importanti, proprio (li) vomitano, scrivendo roba di (ri)getto. Tanto per spruzzare merda addosso al maestro.

Che schifo, che disgusto, che imputridimento, che senso orrido di nausea mi prende a legger certa robaccia.

Ecco, ad esempio lapidario, alcune testate giornalistiche come prendono proprio, da idioti testardi che non tastano neanche i film prima di giudicarli con dubbio tatto bastardo, a testatone il nostro grande David.
Non portandone il minimo rispetto. E, prima delle passerelle, che abbian la decenza di usare il pettine e non fotografare solo le ochette sognandone il petting da idolatrie delle cretine da leccare con tanta cremina delle creme nel sol di Maggio svaccato da capre.

Non devono voler incular Cronenberg queste schiappe. Come si permettono? Oltraggio al pudore dei soliti esibizionismi, il pasto nudo delle oscenità partorite di loro vecchia carne avvolt(olat)a in pus underground delle tastiere e delle (stilo)grafiche più buttate là, sbattendosene oramai di tutto e tutte. Vadano a cagare!
Le sparan grosse tanto per partito e prese per il popò di lor tromboni della carta straccia, da stampare in memoria non dei poster(i) ma dei lor testicoli da testoline di cazzo.

Stronzate per i loro minuti(ni) di celebrità direttamente dalla Croisette con tanto di foto poi a 32 denti per far i piacioni su Facebook da bifolchi fa figoni. Se la godono, sputando nel piatto in cui mangia(ro)no.
Senza Cronenberg, il Cinema non esisterebbe.

Citiamone uno.

Best Movie

Non è chiaro cosa abbia spinto David Cronenberg a girare l’ennesima satira di Hollywood costruita per luoghi comuni, ma è chiaro che qualcosa non ha funzionato: non solo Maps to the Stars esce sfiancato dal confronto con Mulholland Drive, ma gli dà filo da torcere perfino The Canyons. Diciamo che siamo più dalle parti di Disastro a Hollywood, con l’ironia virata a un cinismo radicale e nerissimo.
Al centro della scena ci sono un’attrice di mezza età (Julianne Moore) che vive nell’ombra del successo della defunta madre; un divo bambino che si sta disintossicando; un autista di limousine (Robert Pattinson) che vorrebbe diventare sceneggiatore e ha scritto un copione che si chiama Blue Matrix; uno psicanalista/massaggiatore/motivatore televisivo (John Cusack); e la figlia di quest’ultimo (Mia Wasikowska), piromane, appena dimessa dall’ospedale psichiatrico e di ritorno in città.
Una banda divisa equamente tra miliardari isterici e ventenni sconcertati, di nessuna speranza. La descrizione è parossistica ma non paradossale: ogni personaggio finisce esattamente dove te lo aspetti, quando te lo aspetti, secondo un movimento lineare. Cronenberg progressivamente calca la mano sulle psicosi dei protagonisti – inquadrati continuamente dall’alto, ad accentuare la percezione del tragico incombente – e sull’invadenza delle loro visioni, facendo entrare fisicamente in scena i fantasmi, e portandoli per mano a compiere l’irreparabile. Tutto funziona, a tratti inquieta, ma resta la sensazione che per il regista canadese sia stata una scusa per non stare a casa in pantofole.
Non ultimo, la resa del digitale è mediocre, e in alcuni casi proprio scadente.

The Bag Man


12 Jan

Sull’argentata statua della stupenda Rebecca DaCosta, fascino esotico su gambe vertiginose in guaina letale da pantera dei sensi, ecco questo aka Motel, cioè The Bag Man definitivo.
Film che viene annunciato in uscita negli States il 28 Febbraio. E di cui presto, scommettiamoci, vedremo il primotrailer ufficiale.
Official, invece, sinossi… eh eh.

THE BAG MAN is a taut crime thriller that follows JACK (John Cusack), a tough guy with chronic bad luck but human touches, and legendary crime boss DRAGNA (Robert De Niro). DRAGNA has summoned JACK and a host of shady characters to a remote bayou motel for unknown reasons, and over the course of a long and violently eventful night, Jack’s path crosses with the stunningly beautiful RIVKA (Rebecca Da Costa). All of their fates intertwine, and when Dragna arrives on the scene there are sudden and extreme consequences for everyone involved.

Le prime foto mettono assai l’acquolina in bocca. Trucide inquadrature roventi, viranti spesso al rosso “paludoso”, alberi (s)morenti in verde horror, un film che profuma di noirmistery con salsa splatter e una gran figa, appunto, (in)delebile, non amputabile.
Puttana! Whore da perderci la valigetta, il sonno e il posto letto. Con un posteriore di quel “bagagliaio”.
Credo in qualcosa? Sì, a una legge basica. Alla capienza della credenza. Se dentro non ci son “risorse”, leggi pane, anche la “fame”, leggi pene, ne risente. E, più che penare, patirai prima di crepare, sempre che ti salvi, nonostante sputi, salmi, clima salmastro e poco “salume”.
Avete visto questa locandina? In una locanda ove affittano le stanze, detto anche Motel, infatti questo era il titolo originale, De Niro viene rubato del suo neo ma gliel’appioppano sull’altro lato.
Ora, m’immagino che la storia sia questa. Un demente trova una ragazza, vanno mano nella mano a passeggiare lungo il parco, ammirando le oche, compresa lei col cocco, nel lago. Lui si bagna prima d’inumidirla, lei “glielo” pulisce con un fazzoletto. Lui piange ma è vero “amore”.
Mah, a me sembra solo un pantano e una vita da due palle “così”. Tutta colpa dei pantaloni.
Sì, ho sempre deciso di farmi i cazzi miei. Star “al largo” da una che potesse innaffiarmelo, e soffiarci sopra quando, da soffice, lievitandolo sul duro di mano a(r)mata, come dico io, si allungasse.
Non ho mai tifato per i cantanti roman(t)ici.
Li ho sempre considerati dei poco di buono per strappamutande alle bone.
Dei troioni.
Di mio, m’arrangio.

Che c’entra col film? C’entra quanto io che bevo in centro.
Di mio, preferisco la periferia e anche la mia e sola camera da (l)etto.
Ah, maialetti, non c’è niente di meglio di un pisolino col mio pisellone.
Care principesse sui “piselli”, meglio la pasta coi ceci.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. The Bag Man (2013)
  2. Il grande match (2013)
  3. Maps to the Stars (2014)

“Il cacciatore di donne”, Trailer ufficiale italiano


21 Sep

Se Dio ti tradisce, Martin Lutero è tuo fratello


22 May

 

Non ho “religione”, sono ateo, tu sei un apostolo degli atti impuri? Credo e rinunzio!

Continuo ad annoiare tutti ma ad avercela con quei “qualcuno”, teppistelli della peggior feccia, sempre a sparger infamie ché “affamati” da burloni-maniaci sessuali e invece da “sbullonar” in quanto bulli

Di mio, apro la patta, “modero” uno “slinguazzarlo” modernissimo tendente all’instant classic dello “staccartelo” nel distaccato “Steccolecco” a mia realtà ipere(g)ale, insacco le lor “sacche” e, “a pelo”, li addormento, quindi tiro… fuori dal frigorifero lo zucchero filato donatomi da tua sorella in una Notte di “veli” e lo riscaldo in bocca, “frastagliando” il gusto mieloso all’amarezza che t’ha ingoiato, nel  “fuorviare” la devianza che m’accusò di succosa “perversione” da viali.

Son sempre stato questo, inutile chiedere al Papa di scomunicarmi.  Comunico più Io con Dio di te, “reverendo” a cui m’inchino irriverente.

Lo incontrai a Roma, vicino alla Fontana di Trevi, a buttar monetine per credere a un “ricco” Cristo migliore del suo… predicarlo. Mah, saprà il latino ma adesso ha il rimpianto di non aver fatto la “Comunione” con una extracomunitaria latina-sudafricana di Ostia.

Eh sì, era pasoliniana quella e ben il pisellino dei suoi pistolotti spronava per la “ricotta”.

Era tarda Notte, libero da sguardi indiscreti di “Famiglia Cristiana”, noto settimanale che uccise il Piacere del sensuale “cioccolatino” Novi, per aggirar il figliol prodigo dall’ultima tentazione di Cristo , “Sua Signoria” stava lì contemplativo come Toni Servillo de La grande bellezza. In cerca della sua Maddalena o solo d’una infantile regressione per le altalene? Suonan le campane, din don dan. Il rintocco… dunque “toccati”, onanismo della superstizione cattolica.

Su sguardo vuoto nel prendersi per il culo oppure “Novella 2000” dell’evangelista retorico come le colonne sonore diVangelis. Fra una metafisica-Terrence Malick delle coste di Sorrento e un Cinema “voyeur” da Sorrentino.

Eh sì, un blade runner per un Paradiso perduto. Questione di John Milton, Al Pacino o spauracchio della Chiesa “purista” contro i libri dell’avvocato del Diavolo?

Ah, a dar retta alle bolle, neanche “quelle”… acqua e sapone, solo Benedicta Boccoli in sagrestia per un “balconcino” da ex Botticelli. Benedicta ballava, il Papa mai bollò. E oggi è bollito.

Che brodaglia, che bavetta, che liofilizzato!

Mah. Michelangelo dipinse la “cappella” pur Vergine sino alla morte, tua madre indossa la sesta da chiatta, e la “Sistina” non è vincente. Perciò, l’Enalotto te l’ha piazzato come San Pietro di “chiave”.
Meglio un unno per le mammelle dell’Inno di Mameli!

Stai cadendo a pezzi, cazzo. Che fai? Il cazzo deve rialzarsi, oh. Non è che è un cazzo pazzo? Eh, Cristo! Almeno laCiccone si veste fetish. Che zoticona!
Lo ammoscia, a questo punto meglio la Madonna!

Ora, come puoi far il parroco se la Monaca di Monza indossa Fra Cristoforo? Ah, i famosi “fori” romani, di cui è specialista Ferilli Sabrina, eh sì, Sabrina è “a gattoni” delle sabine per la saliva del ratto che conta le sue prostitute “alla romana”. E se le “fuma” con accento rauco in quanto Franco Calif…ano.

Mah. Di mio, so che l’Italia è un paesello di pastasciutta. A Napoli, c’è la Barilla, a Barletta son grasse di tette con tanta “besciamella”, a Torino delle Grissin Bon anche se dovrebbero essere (ri)forma-te a Reggio Emilia, perché mangiano la mortadella prima d’aver spruzzato la panna sulle tagliatelle. Eh sì, in Italia vige la Legge del Taglione.
Memore dei “fasti” fascisti, eh… la Patria e l’Altare…, come volevasi dimostrare da Teorema “Cogli la prima mela, spezzando il pane e le pen(n)e… avvinazzate all’arrabbiata”, Adamo ed Eva son oggi marito e Lele Mora.

Intanto, Max Gazzè canta dei poveretti e ha tre figli con tanti soldi.

Infatti, Fabrizio Corona è in carcere, e ha le spine di “aureola”. In quanto, pozzo nero della sua Croce tamarra dallo splendore “aureo”.

Di mio, preferisco mandarvi a pisciare.

Anche perché, se andaste a cagare, non pulireste il cesso del vostro “bagno”.

I romani costruirono le “Terme”, e tu sei terminato in quanto affogato nel fango.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Motel (2013)
    Sì, una nottataccia con John Cusack e questo Bob col cotonato.Se avete dei dubbi nella vita, un riposino con la valigetta pericolosa, una puttanina per dissipare la puttanata assicurata.

    Ah, se poi non avete alcuna assicurazione, rivolgetevi al portiere, sempre che non sia impegnato a rubarvi la macchina.

  2. La grande bellezza (2013)
    Il film è stato stroncato a Cannes, la presenza di Verdone e della Ferillona ha reso Servillo un servo della commediuccia ispirata a Fellini ma invero fallita e basta.
  3. Inside Llewyn Davis (2013)
    Oh, ecco i Coen. Questo è Cinema, non cazzi di Soderbergh col candelabro.

“Con Air” – Recensione


28 Oct

Il volo della libertà, di ali Po(ll)e

Ah, c’è poco da ridere, inghippi d’incastri e giustizie ingiuste.

Cameron Poe, un pleridecorato al valore, il Rambo di turno. Che, a detta dello stesso Cage, ha assunto il cognome dal Re dell’horror, no, non Stephen King, ma appunto il suo progenitore, Edgar Allan… ecco, bravi. La “mimesi” con l’indagatore dei nostri “mostri”, il creatore della suspense e dei meccanismi “gialli”, non è propriamente identica. Edgar fu sempre malaticcio, di volto scarno e capelli corvini ben folti, almeno così ce lo ritraggono le poche immagini di chi tal lo “dipinse”. Cage, invece, sebben possieda una vampiresca “nervatura” orientata al tetro, nel 1997 c’apparse davvero muscoloso, tanto che, in un’intervista, uno dei suoi antagonisti più “aged“, Sly Stallone appunto, gli “decantò” i bicipiti e l’addome piattissimo nelle succinti “vesti d’una canottiera da far invidia al più “sbrindellato”, smidollato e fury Bruce Willis.

Il John McCalne è qui un Cage in orbita “aeroplanica”.

Rincasa dalla solita “guerra” anonima, “medagliato” per riabbracciare sua moglie incinta. Vanno a festeggiare il “coming soon” del pupetto in un'”Osteria numero uno...”, si strafogan anche di baci “piovigginosi” ma, all’uscita dal locale, degli sherri un po’ rissosi provocano il nostro eroe. Si viene alle mani e a Cameron “sfugge” l’omicidio accidentale, incidente di cartilagine nasale “soffocante”, un gesto inconsulto “preterinzionale”, dunque da “processo per direttissima” al penitenziario.

In questo luogo non adatto all’involontarietà del suo “assassinio”, si allena su riflessioni buddhiste, lasciando che il suo bulbo cresca mai “sbarbato” su una faccia che, incancrenita dal complesso di colpa, si “ramifica” davvero un po’ ergastol-ana. Egli però è un romantico e non s’arrende. Dalla mattina alla sera scrive poemi epistolari d’amore alla sua Barbie, nella speranza d’esser “dimesso” dall’accusa (in)fondante per potersene ricongiungere quanto prima.

Finalmente, arriva la sentenza assolutoria, e Poe fa le “valigie”.
Viene “imbarcato su “Con Air”, il “passeggino” dei prigionieri, della peggio(r) razza, a cui farà “capolino” Cyrus Grisson, il sanguinolentissimo Malkovich in versione ghignante di “criminal mind“.

Se per il Vasco nazionale, l’orgoglio ne ha ammazzati più del “petrolio”, Cirus ne ha sbudellati più del Cancro.

E così il viaggio “tranquillo” comincia a turbarsi di “turbolenze” e cambi di rotta. Cyrus aveva infatti pianificato un’evasione assieme agli altri deportati. Per dirottar il nostro “jet” e “sbancar” a Las Vegas. Un’atterraggio di rottami in cerca del Paradiso nel Deserto delle seconde chance.

Ahia, il ritorno, per il nostro Poe, si complica non poco.
Ma lui sta apparentemente al gioco e asseconda Cyrus, fingendosi perfino il suo braccio destro, un po’ come Clint Eastwood “amico” dell’Indio.

Fra quei luridi porcelletti, si salvano in pochi dalla forca e dalle fogne.
La stagionata Rachel Ticotin è ancora donna “calda” da total recall delle fantasie sporcaccione del Danny Trejo meno galante e solo “Machete” di “birbantissimo”.

Cage penerà non poco per far fuori tutti, compreso il villain Malkovich, “pestandolo a sangue”, letteralmente, nel finale “spaccaossa & cranione rasato da cagnaccio”.

Lascerà “in pace” solo Steve Buscemi, un “fantoccio” alla Hannibal Lecter, perché indubbiamente sta simpatico “a pelle” a ogni spettatore con un po’ di sale in zucca.
Lo scarno Steve, infatti, incarna il cannibale Garland Greene, un poveraccio a cui va dato il “nulla ost(i)a” delle ossa e delle “briciole”, almeno.

Poe/Cage, tutto sporco e (s)macchiato, si scoperà un’altra volta la moglie Tricia. E la sua prole sarà uno (più due?) col fiocchettino azzurro o una con le trecce?

Chissà. I promessi (già) sposi si risposeranno forse proprio a Las Vegas, in un casinò, come piace al nostro cuore selvaggio.

Un filmone, “checch-é” ne dicano i (de)trattori…

(Stefano Falotico)

Ma soprattutto chi è John Malkovich?

Genius-Pop

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