Davide Viganò, cioè colui che conosce la parola anima

07 Nov

Capita che si parli tanto di amicizia, capita di sbagliarsi, di affidarsi a sensazioni sbagliate. Capita. Fa male quando non riesci a condividere i tuoi sentimenti migliori con persone che probabilmente pensano di meritare altro. E quando ti svegli dalle tue illusioni, ti dai la colpa per i fallimenti e altro. Io però credo che, per una relazione che vada male, di qualsiasi tipo, altre sono lì ad aspettarti. Non serve farsi venire il sangue amaro e, se potessi, le lacrime sparse per le persone sbagliate le riprenderei per donarle alla vita e alla gioia di chi le merita. Succede, sai? Sono lì accanto a te. Magari non hai dato da subito l’attenzione che meritavano, magari non ci fai caso ma, quando incrociano la tua strada, comprendi che è meglio tenerseli per sempre. Chiamala come vuoi, amicizia,va benissimo per me. Ed è questo continuo condividere, scambiarsi, imparare, confidarsi senza paura, è avere il coraggio di litigare e stare male perché non vuoi aver fatto del male a lei o a lui. Questa è la cosa migliore che abbiamo, per noi e per gli altri. La cosa che non vorrei mai più sprecare e che dono a te amica mia, che ogni giorno sia compleanno e gioia. E la dedico a voi amiche e amici miei di Facebook ché possiate avere il dono prezioso di amicizie forti e vere. Dai che oggi son romanticone come il tenerone del drive in.

Il senso critico delle persone (termine che preferisco a gente, in quanto mi sa tanto di mandria amorfa) è sacrificato a un disimpegno totale in nome della leggerezza, intesa come massima superficialità arrogante e cafona. Si, miei cari e mie care, adesso parte la predica del solito profexxorone, radical chic della casta. E ve la beccate. Perché me ne frego assolutamente di voi, di quello che siete, della vostra mediocrità, che non è il voler qualcosa di leggero al Cinema, ma ché questa mentalità la esportate fuori. Ridanciani, menefreghisti, con il pensiero vago e debole e l’arroganza del pirla contro qualsiasi forma di approfondimento. Lascio a chi si illude il compito di studiarvi, di comprendervi, perché nel sistema ipocrita liberal-capitalista l’imbecille che per inerzia fa maggioranza non viene chiamato con il suo nome e cognome, ma va capito e compreso. Grazie a lui e a qualche comicastro mediocre che gioca al ribasso delle situazioni e delle battute, oh facciamo i soldi. Benissimo, molto bene per le sale, i lavoratori, molto bene. Però potete evitare il discorso: così finanziamo il Cinema di qualità, si presuppone che questo significhi avere spazi per film di non facile consumo. Cosa apprezzabilissima, ma quanto spazio effettivo hanno codeste pellicole? Una sala per questi film, rassegne, visioni di classici, ecco una sola sala sarebbe sacrificabile a queste cose? Visto che dobbiamo ringraziare Lammmmerda che vende tantissimo e il popolo coprofago che è simbolo totale del Paese. Alla fine come vengono finalizzati, usati, quali progetti altri e oltre? Non viene il sospetto di essere complici della morte del Cinema italiano in termine di idee, anche cattive eh?, di stile, di tentativi pur inseribili in contesto di genere? Per una somma mediocrità, un’apatia cerebrale che viene vista come cosa salubre. Il senso critico, la coscienza di essere uno spettatore e non un pirla che twitta, ridacchia, parlotta, gioca con il cell o il tablet o peggio ancora si nutre di questa immondizia di storie, personaggi, tecnica, cioè IL CINEMA, ecco quando abbiamo cominciato a perderlo? Perché ci siamo arresi? Perché si prova vergogna nel dire: sì, a me piace il Cinema e sono uno Spettatore Indisciplinato. Tu mi dici che questa è la regola, che va bene così? BBBBBUCIOOOO DE CULOOOO! come ti risponderebbe uno degli eroi di Boris. Perché non è nemmeno la voglia di distrarsi, di divertirsi, cosa sacrosanta e infatti il Cinema di intrattenimento popolare ha una importanza totale e assoluta, e una doppia responsabilità: tratti con strati le fasce che si meritano dopo una dura giornata di lavoro uno svago che li premi delle loro fatiche . Per questo si dovrebbe sempre aver in mente di offrire grandi cose. Non è più così. Una volta c’era la grande commedia italiana, siamo sempre qui dannata nostalgia e retorica da occhialuto gne gne, e c’era una industria tutto sommato florida e produttiva. Da Visconti a Girolami, da Mattoli a Scola e tantissimi altri. Film riusciti o no, opere memorabili e cazzate inguardabili, ma tutti con un punto in comune: si faceva CINEMA. Questa cultura si è persa. Il pubblico piatto e distratto della tv è anche quello delle sale, i film hanno tempi e strutture televisive, la leggerezza è diventata superficialità reazionaria. Non si è capito che il pilastro del nostro Cinema è La Commedia, piaccia o no, è quella cosa lì. E il neorealismo, per noi che amiamo certe cose, ma per le persone è la Commedia così mentre revisionisti, cultori del trash e del brutto che è arte e rivoluzione – lasciatemeli processare questi e i popolan chic fatemeli fucilare – erano presi a ingigantire l’importanza dei generi di importazione, uno dei nostri prodotti migliori veniva sputtanato, indebolito. Ed è un discorso anche di cassetta, economico. Si perché quelli, che se la prendono con i radical chic, nemici del popolo e che parlano di gente e masse popolari di Cinema popolare, che idea hanno veramente di essa? Che sono dei coglioni. E allora sforniamo il comicastro del momento, ci mettiamo battutine penose, una regia piatta e apri tutto. Nemmeno si affidano a guitti geniali, artisti della risata e del buon umore. E ora le Tenebre!

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