Rodeo ballante di uno stregone che farfalleggia

10 Nov

Gli sproloqui arroganti e sacrosanti di me, il Principe arrogante al di sopra della legge morale, supremo maestro nella vi(t)a impervia in cui geme(re)te, inchinati al dovere e al supplizio

Vado da una al bar e le chiedo se ha scopato. Mi dice che sono pazzo a pormi così e io le rispondo che non avevo dubbi fosse una troia. Le troie sono queste. Le becco subito.

Sì, non cambio e non mi rammarico delle mie scelte, in quant’odoro di puro cloro, lontano dai cori e di mia voce potente, giammai nella vostra fatiscenza. Dormite, baloccatevi di film che neanche comprenderete, il domani vi sarà opalescente, oh miei dementi. Sempre castigati dal Dio dei timor(at)i, reggetevi giochi e dunque gioghi da piccolo borghesi, annuite “avvenenti” al (di)letto della baldoria a me ignobile. Avvelenante! Destinato all’onore della gloria plasmata in mio e solo, unico e irripetibile graffiare le (s)cortesi bugie di tanta noia che vedo e tentai di curar invano. Sollazzatevi in spiaggia e sdraiati, sul divano, a me sarete solo che più antipatici. Mi slaccerò i pantaloni, imbracandovi di corpo celestiale nel fluttuare liscio fra cosce levigate, le lustrerò in arderle di bagnate euforie d’anni in ano. Di “foro” in forni, fornicante e visto nello scomparire alle lei lagrimanti su mio sudore cangiante. Splendido, lecco le labbra, son specchio di sperma di tua brama, oggi una dama e domani un altro dominante. Dammi del lebbroso e lei s’arrossirà lussuriosa. Rossa e arrosto. D’addominali, espando quel che in mezzo “allarga” d’allungandosi a più non posso, spingendo di premere godente senza spremermi le meningi. Io le mangio spruzzando. Io godo mentre voi dovete lavorare, bervi tutte le cazzate che vi rifilano, addomesticati alla massa, e voi donne sorbirvelo, quando vi rubo ai mariti che altre “botte” dovran assorbire. Fra “assorbenti” e infilante sin su i tubi digerenti, ingerite amarezze e il mio va sempre ch’è una bellezza. Di brezze anche da rozzo, ecco il cazzo stronzo.

Ora, faccia di culo, hai trovato chi te lo fa.
Te lo sei andato a cercar’, abbassati e pigliale in testa.

Dormire o sonnecchiare nel dormiveglia e armi contundenti dell’anima rapita dall’insonnia, dal sonn(ifer)o all’incognita orrenda del Mondo.
Travis si lustra profondo, scova lo scheletrico suo Bickle a luci rosse, penzola d’oscillar vacuo e d’impermeabilità apparente, si sfama di sete rubata in baci setosi su fronte sempre aggrottata nei dubbi che l’esistenza non sia, il suo Cuore gracchia e vocifera, colora lanterne opache del trascendere e nell’Inferno è discesa apocalittica per ascendere a eroe ambiguo, come il Messia. Ché sia Satana o child of God. In tal “diocesi” giudeocristiana della finta società, tortura il suo asma, stira l’anima eppure l’ammira, affinando le sue celate irose, il suo neo(n) rubescente in tal marcescenza e stolta di tutti nell’ammassante marcetta ammazzante, ingrana la marcia delle “granate”, gratta il nemico, suo spauracchio “sessuofobo” o puritano dell’essenza in lui mai tradita. Scarnisce per essere più carnivoro nella metafisica che salta su, impazzisce, svirgola di pneumatico ed arde violento, con implacabili furie ad avventarsi, arroventato pavone finalmente a ventaglio. Smitragliante quel che nascose di vorace. Animale e vampiro, bambino e mostro, mai redenzione ma out of control per combaciare calibrato, perfetto alle imperfezioni della quadratura “accerchiante”.

Sparando, si salva. Gran Torino di Clint Eastwood è forse iniziato qui… nell’apoteosi del più grande Scorsese, Clint è il De Niro “vecchio” di Taxi Driver.

 

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