Il grande Match, De Niro e Stallone a Roma, Press Conference

08 Jan

Da Sentieri Selvaggi

“Take it easy” è il motto con cui Robert De Niro ha deciso da un po’ di anni di affrontare questa fase della sua carriera. “Più vai avanti con l’età e più le cose che un tempo ti sembravano importanti, nella vita e nel lavoro, lo diventano meno. Ero abituato a cercare con la massima attenzione i copioni che mi interessavano, adesso aspetto che queste storie vengano da me”. L’attore è a Roma per uno dei pochissimi appuntamenti internazionali di Grudge Match (da noi Il grande match), che lo vede affiancare Sylvester Stallone in una storia di antiche rivalità tra ex-campioni di pugilato, diretta da Peter Segal (50 volte il primo bacio, Terapia d’urto).  Assistere al film è come godersi un concerto dei Rolling Stones dei giorni nostri. Cosa vi ha convinto a tornare a condividere un set a 16 anni di distanza da Cop Land? Stallone: è vero, è un evento a cui vale la pena assistere anche se i performer non sono più nel fiore della loro età! Ecco, prima di dedicarmi completamente al cinema d’azione, mi sono molto impegnato in progetti drammatici come FIST o Taverna Paradiso. Adesso che anche l’età me lo suggerisce, e soprattutto che sento di essere diventato con l’esperienza un attore molto migliore di allora, ho intrapreso una sorta di ritorno a storie più drammatiche, seppure questa è anche una commedia. E quale partner migliore potevo avere se non il più grande sperimentatore tra gli attori di tutti i tempi? Per decenni ho invidiato la sua preparazione: nel ’76 Rocky e Taxi Driver venivano programmati fianco a fianco dalle sale cinematografiche.  De Niro: non ho mai percepito Sly come un rivale, anche se in fatto di boxe al cinema non credo che sia secondo a nessuno. Per questo devo ringraziarlo per tutti i consigli e gli insegnamenti che mi ha dato su come muovermi nelle scene sul ring. Io m’ero allenato per Toro Scatenato ma questo personaggio è piuttosto diverso da LaMotta. Il sottotesto di questo film’d’altra parte mi sembra piuttosto semplice, ed evidente. Ecco, perché la boxe continua a funzionare così bene al cinema? Stallone: nessun film sulla boxe è soltanto una storia di pugilato. Al cinema questo sport diventa una chiara metafora universale della battaglia quotidiana che ognuno di noi combatte durante tutta la vita. Si diventa saggi troppo tardi, avresti voluto questa preparazione proprio quando dovevi prendere delle decisioni importanti in passato, e magari hai sbagliato. La boxe al cinema è pura mitologia, come un film di Ercole. E anche se il mio personaggio in Grudge Match non è Rocky, ho voluto omaggiarlo mantenendo la stessa camminata, un modo simile di esprimersi. Ho dato qualche ritocco alla sceneggiatura per rendere più realistico proprio l’aspetto sportivo.  Rocky è definitivamente in pensione? Stallone: la serie si è conclusa con Rocky Balboa, ma spero di iniziare a girare a febbraio Creed, in cui il personaggio di Rocky ha un ruolo minore, all’interno della storia del nipote di Apollo. Hey Bob, forse dovremmo metterci a rifare con la computer grafica tutti i nostri film…! De Niro: non ci avevo pensato! Anch’io resterò in campo pugilistico, interpretando il leggendario trainer Ray Arcel, allenatore tra gli altri di Roberto Duran, in Hands of stone.  Come fa un regista a costruire un film con due mostri sacri di questo calibro contemporaneamente in scena? Peter Segal: il giorno in cui abbiamo iniziato le riprese ero terrorizzato! Riuscire a far allenare questi due attori per le scene sul ring durante la preparazione al film non era stato facile, vivono in città differenti e andavamo con la troupe da una costa all’altra portandoci dietro i video dell’allenamento dell’uno per farli vedere all’altro. E’ stato come far ballare a tempo Ginger e Fred ma senza averli mai insieme sullo stesso palco! Poi quando si è trattato di girare sul serio, la mia ansia non era solo legata ai loro nomi, ma anche al fatto che si tratta anche di due ottimi registi! E Sly mi ha insegnato praticamente tutto quello che sa sulla coreografia e la regia delle scene di combattimento, supervisionando le riprese del match. Il film funziona sia per il suo mix di commedia e dramma, che abbiamo dosato in postproduzione, sia perché ho confuso un po’ le acque facendo girare finali differenti, in modo che nessuno potesse capire chi diavolo sarà alla fine a vincere l’incontro, neanche tra le 500 comparse che abbiamo usato per riempire gli spalti nel match finale!

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