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From Cannes: De Niro to star in Bus 757


17 May

Una pioggia di notizie ci sta inondando dal Festival di Cannes.

Dopo il terzetto di progetti a cui Nicolas Cage è stato associato nel giro di una manciata di velocissime ore, ecco che arriva un altro annuncio bomba.

Robert De Niro sarà protagonista del film Bus 757, almeno questo è il titolo provvisorio.

A fornirci la notizia la nostra Deadline, in ogni senso, redazionale e forse lineamente mor(t)ale a una carriera deniriana sempre più sbandante, strana e non si sa se terrà la strada ancora per molto.

Dato che questo progetto suona come un bmovie stratosferico ma non so se stratosferico coincida con bello in modo enorme, non so proprio, sapete? Voi che dite? Sì, il mio è sarcasmo di tal aggettivo, un imbellettarlo perché, letto così, par un altro filmettino del nostro Bob De Niro a caccia di facili soldini, robaccia da cas(s)etta per comprarsi altre non casine ma villoni con tanto di ristoranti Nobu.

EXCLUSIVEEmmett/Furla/Oasis Films has set Robert De Niro to star in Bus 757, a Stephen Sepher-scripted action thriller that Scott Mann (The Tournament) will direct. The film, which shoots in September in Baton Rouge, will be distributed by Grindstone/Lionsgate Films with Hannibal Classics’ Richard Rionda Del Castro and Patricia Eberle handling international sales. EFOF principals Randall Emmett and George Furla are producing and financing, and international financing on the $15 million film is being provided by Hannibal Classics and Michael Mendelsohn’s Union Patriot Capital.

Bus 757 centers on a casino card dealer who puts together a crew to simultaneously rob a bank, and hijack a bus full of hostages to use as collateral. De Niro will play “The Pope”, a casino owner with illegitimate business practices, whose assets are the targets of the heist. Now that he’s in place, casting will begin in earnest. Emmett, Furla, Sepher and Alexander Tabrizi are producing. Barry Brooker and Stan Wertlieb will be executive producers along with Daniel Grodnik, del Castro and Eberle and Tim Sullivan is co-producer. De Niro is represented by CAA, EFOF by WME.

Che trama cattivona. Che stronzata annunciata.

“Only God Forgives” delude Cannes


22 May

Da Sentieri Selvaggi

Ecco il regista che immagina di essere un pornografo, senza riprendere mai la penetrazione, sogna un’arte come “atto di violenza”, ma rifiuta di uscire dai cliché di un’innocua video installazione. Ma, se davvero vogliamo dirla tutta, il film ci ha quasi convinti. Perché ammette finalmente che questo cinema, “bellissimo”, è un fallimento

A sentire quei fischi in sala che si sovrappongono ai timidissimi applausi, viene da pensare che l’effetto collaterale Refn sia destinato a ridimensionarsi presto, riassorbito nello stesso vortice d’immagini, tutte in fondo uguali, da cui era emerso. E si è tentati anche di aggiungere un’assurda rivendicazione: “eppure l’avevamo detto”, esponendoci alla condanna senz’appello dei fanatici. Ma il punto non è questo. Se davvero si vuol vedere e vivere Only God Forgives come una delusione rispetto a Drive (il cui successo trasversale magari avrà infastidito i fedeli della prima ora), significa aver frainteso tutto il cinema di Refn, che da sempre ha inseguito questa stilizzazione definitiva. Significa non aver compreso che, se davvero c’era da incazzarsi, era allora che bisognava farlo, proprio quando si applaudiva e si rideva alle teste sfondate in ascensore. In effetti, Only God Forgives è un film che non cerca scusanti. È un pugno scagliato a vuoto, che, nonostante la sfida lanciata, non ha la minima intenzione di colpire al cuore, come pretendeva di fare il precedente. Niente più romanticismo, baci che durano un’eternità, corse in auto con la musica che batte. È un film che non ammette neanche la possibilità della provocazione di un cadavere sventrato sul serio, di una violenza allucinata. Il suo umore è perfettamente scritto sul volto monocorde di Ryan Gosling e sull’apatia del suo personaggio, Julian. Le fiamme dell’inferno, semmai vive, si sono spente nella forma.

Ecco Only God Forgives è il film dello svelamento, quello che confessa, senza più mezzi termini, come le preoccupazioni di Refn non riescano ad andare oltre il piano, i colori, i tagli di luce, i rapporti dei personaggi con lo spazio, quell’incrocio tra pittura e teatro che passa da Valhalla Rising Bronson (e cambiando l’ordine di tutti gli addendi, il risultato è questo). Davvero non c’è alcun interesse, ossigeno per questa storia di rapporti edipici, di maledizioni, discese agli inferi e redenzione. Refn non ha più driver o pusher da mandare allo sbaraglio, non c’è più passaggio, attraversamento. Se c’è movimento, è naturalmente rallentato, ridotto a segno, gesto rituale. E i personaggi sono sempre già sul posto, al centro dell’inquadratura, inchiodati da un fascio di luce, incorniciati da una porta, statue di sale bloccate dalla paura di poter uscire dai margini del proprio ruolo. No, davvero Refn è un bad storyteller, come dice qualcuno che preferisce Anthony Mann. Proprio perché se ne frega, pensa che la storia non sia affare da uomini, ma il semplice pretesto per imbastire un teatro di pupi, di figurine di carte agite da una precisa, complicata meccanica di fili. E, allora, tutto potrebbe apparire persino corretto, funzionale all’umore di morte del suo mondo. Se non capitasse di intravedere nel senso di colpa di Julian, che affonda la spada e le mani nel ventre della madre, per poi accettare di espiare i suoi peccati, il senso di colpa dello stesso Refn. Il regista che immagina di essere un pornografo, senza riprendere mai la penetrazione, sogna un’arte come “atto di violenza”, ma rifiuta di uscire dai cliché di un’innocua video installazione. In fondo, è Refn ad aver paura. S’immagina come un corpo mutante, disposto a reinventarsi, per negare sempre la sua collocazione naturale nei confini del mainstream, ma poi non può fare a meno di ripetersi nella fotografia di un cinema bloccato. Ed è indicativo come scelga Bangkok, ma poi rifiuti di scendere in strada, nel timore di essere preso dalla città. Se davvero vogliamo dirla tutta, Only God Forgives ci ha quasi convinti. Perché dichiara finalmente che questo cinema, “bellissimo”, è un fallimento. La bellezza, così sembra, è un’altra cosa. Oh my God!

 

Sabrina Ferilli spinge a Cannes!


21 May

Le tette reggono ancora, vero Sabrinona?

“La grande bellezza”, il Trailer


02 May

Le interviste famose di De Niro


23 Sep

 

La più famosa è forse quella di Gianni Minà.

Ma qui, “sottili sottili”, ne vedremo altre.

Anno 1977…

 

Anno 1976…

 

 

Anno 1993…

 

Cécile De France


15 Sep

Great actress, the most beautiful woman in the world.

Di fronte a Cécile, un Uomo cosa può fare?

(Stefano Falotico)

Genius-Pop

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