Venezia 74, il disastro di Madre!, film osceno, siamo franchi, e io che vado a tagliarmi i capelli da Franco

05 Sep

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 Per la cronaca, pronuncio Javier con la X, è un mio vezzo!

Giornata da annoverare fra le più brutte della Storia dell’umanità, anche se l’umanità tribolerà ancora parecchio per raggiungere la bellezza, ideale a cui vorrebbe ambire Darren, che cascò invece rovinosamente in un film, mi dicono così perché io non l’ho visto, inclassificabile, vero kitsch pretenzioso che vorrebbe perfino emulare Kubrick elevandosi ad Arte con la A più che altro di Ammazza, che schifezza!

Presentato in Concorso, è stato sonoramente fischiato, vilipeso, oserei dire “impiccato”, e i critici nostrani, atterriti dalla comicità involontaria di questo parto indigesto, stanno già “vomitando” litri di sangue, scorati, scoraggiati, come la Lawrence nel poster “santino” che noi tutti vedemmo e, in tempi non sospetti, deprezzammo, aff(l)iggendolo già nelle boiate. Sì, una bufala incredibile, il classico film da starci lontano, “arty”, cioè quei film che vorrebbero essere artistici e invece sono soltanto un’esplosione di volgari banalità, inframmezzati da colpi di scena telecomandati, che squartano la visione, la spaccano in due così come Messi si fa spazio, dribblante, fra le difese anche più arcigne di chi prova a non incassare un altro goal, no, volevo dire flop. Un tonfo che però alcuni critici americani stanno appoggiando a spada tratta, Variety e The Hollywood Reporter lo incensano di lodi, e se ne fregano del “piglio” con cui invece la Critica di mezzo mondo, più che altro italica, lo sta stroncando così come un taglialegna “asfalta” la giungla amazzonica, fregandosene delle conseguenze. Sì, perché Darren, così maltrattato, potrebbe arrabbiarsi in modo parimenti “assassino” e irriguardoso all’ira dei critici che, sdegnati, disgustati, l’hanno già definito un film “mostruoso”. Eh, infatti siamo alla Mostra…

Ci va giù pesante il caro Anton Giulio Onofri nel suo sintetico, lapidario giudizio: VENEZIA 74. MOTHER (!), di Darren Aronofsky. Tremendo. Ma stavolta, devo ammetterlo, meno del solito. Dal fondo del concorso, tra questo, Foxtrot e The Shape of Water, scelgo senz’altro Mother (!), che nel suo svaccamento rétro verso il recupero di un immaginario da caos polanskiano trova, pur fallendo nel suo intento, una ragion d’essere molto più interessante della plastica e della presunzione degli altri due, ai quali il pubblico ha tributato applausi e ovazioni, accogliendo invece Mother con ingiustificate reazioni scomposte.

Cinematographe non risparmia battutine e insiste nel massacrarlo: l’insistito processo di accumulo di misteri e violenza psicologica del regista mina però alla radice la possibilità di un reale coinvolgimento emotivo dello spettatore, producendo una parte conclusiva dal grande impatto visivo, ma più volte vicina al grottesco e al ridicolo involontario, anche a causa di una Jennifer Lawrence sotto tono e di un Javier Bardem davvero irriconoscibile, costantemente ancorato a una maschera poco ispirata e vuotamente indecifrabile.

Mi sono limitato a due pareri esimi, non esimendomi io stesso dal prenderlo già per il culo, aspettando la “versione” di Mereghetti che nel suo Videocorriere, essendo grande detrattore dell’Aronosfky, spingerà nel “ficcarlo”…

Ora, so che non v’importa, e questo mio seguente aneddoto c’entra come i cavoli a merenda, ma oggi pomeriggio, alle tre spaccate, in punto e mia punta di piedi, sono andato a tagliarmi i capelli e a togliermi le doppie punte. Ecco, vuoi per il fatto che abbia la macchina, vuoi perché non prendo più l’autobus da quasi un decennio, forse anche due, ho dovuto, per raggiungere il locale del parrucchiere, “traversare” a passeggio un tratto di strada che ancor m’imbarazza, perché è un crocevia di sguardi maligni, sapete… gente di quartiere che, vedendomi acconciato in quel modo, e non sapendo che stavo recandomi al “reparto” acconciature, udii sparlar… di me. Entrai, come primo cliente, da Franco, barbiere con una pancia clamorosa e sulla settantina abbondante, parimenti proporzionale al suo menefreghismo debordante e oserei dire contagioso.

Mi tagliò di merda i capelli, e a casa me li pareggiai con le “forbici” del mio aplomb su sigaretta che rischiava di ustionare il bulbo appena asciugato(mi).

E Aronofsky è un bel baffon’!

 

di Stefano Falotico

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