Rust(ico), un uomo Falotico

02 May

rust

 

Sì, non so se vi ricordate bene. Rust si ritira da tutto e gestisce un bar, così come fa il mio Clint Steele di Hollywood bianca, prima, per un lasso di tempo brevissimo, si mette con una ma si vede lontano un miglio che ci sta assieme solo per far contenti gli altri. Così potranno dire… ah, ha messo la testa a posto. Perché lui, in verità, non è felice affatto. Lei sta sul divano e lui finge di abbracciarla calorosamente mentre annoiato, oserei dire turbato, non vede l’ora di prendere il telecomando e spegnere la tv del cazzo. E sussurrarle… no, stasera non ho voglia, facciamo domani. E domani la manda a farselo dare in quel posto.

Quindi, la signora Monaghan lo va a trovare in piena notte e lo provoca abusivamente, attentando alla sua sessualità nel circuirlo con gattesca malizia. Rust, ubriaco fradicio, toccato nell’intimo, non essendo impotente, stropicciato la sodomizza con virulenza. Ma poi, a differenza di qualsiasi altro uomo che le avrebbe offerto da bere del buon tè e dei pasticcini cremosi, la prende a mali parole, inveisce con furia brada e la caccia via di casa, ben conscio di essere stato violentato, violato in cambio di sesso selvaggio fottutamente mentecatto. Sì, la Monaghan senz’ombra di dubbio, pur di vendicarsi dei tradimenti del marito, si comportò da zoccola oserei dire non plus ultra.

Quindi, Rust torna a bersi la birra in riva al fiume, con le gambe accavallate.

Sì, io sono come Rust. Con me le hanno tentate tutte, con provocazioni bieche e furfantesche, affinché smidollato mi svezzassi in maniera animalesca e gioissi del sesso condiviso e non masturbatorio. Ma questo tentativo fu atrocemente fallimentare. Sì, credo che dopo il sesso, impazzii del tutto e divenni ancor più ermetico ed eremitico di prima. E rilessi tutti i racconti di Edgar Allan Poe, imparandoli a memoria e declamandoli anche alle feste quando tutti si divertono e io invece li ammansisco nella tristizia più saggia. Le donne, che prima mi apparvero angelicate, improvvisamente si svelarono nella loro nitida nudità volgare, e mi sembrarono quasi tutte delle brutali arpie desiderose solo di copulare. E mi rintanai ancor di più, preferendo la compagnia delle sigarette, da aspirare con voluttà, da accendere ed essiccar in bocca, bocca pastosa, bocca giammai mielosa, bocca che giustamente le spara grosse perché vede il mondo nella sua crudezza, nella sua animalità tremenda.

Quindi, non scassate il cazzo. Lasciatemi ora gustare questo morbido caffè che, leggiadro come il sorriso di un bambino puro, si scioglie nel mio umore sempre malinconico e sanamente duro. E pessimista. Sì, perché devo esservi schietto. È tutto un esagitarsi di culi su Instagram e io, con sfrontatezza quasi illegale, per divertimento alla John Belushi, parimenti prendo per il culo, e commento con… figa immane, stratosferica, le tue, cara, sono forme (dal)toniche da carezzare con garbo e nella tua donna “sgamberei” melodico come un uccellino a primavera lì ben tonico. Scusami, se non ho avuto bon ton ma lasciamo il galateo a chi, non come me, lecca il gelato credendo negli amori eterni. Lasciami entrare nel pertugio favoloso e con me diverrai ardimentosa. Ah ah.

Ma lo faccio perché ho voglia di ammazzarmi, e non c’è giorno che passi che questo pensiero non mi tocchi. Sì, io dico la verità, questo mondo è una merda.

L’unica cosa che mi tiene in vita è The Irishman di Scorsese. Voglio vederlo pazzamente e quindi prima di uccidermi devo aspettare ancora dei mesi.

Poi, De Niro girerà un film con David O. Russell e, puntualmente, dovrò rimandare il suicidio. Poi, un bel giorno De Niro morirà ma avrò voglia di rivedermi infinitamente tutti i suoi film.
Al che, arriverò a 83 anni e creperò. Sì, ho avuto un sogno premonitore. Un deficiente nel sogno mi ha detto che morirò a 83 anni. E ha aggiunto che è inutile che mi danni per ammazzarmi e le escogiti tutte perché prima degli ottantatré non morirò.

Sarà dura, cazzo.

 

di Stefano Falotico

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