Archive for April, 2020

Marra e Alò discussero di Cinema, politica e donne: dissentii su molti punti, anche sui miei di punti sutura e sui bassi punteggi di ferali stroncature, poiché io riaccendo la Settima Arte con un Falò


02 Apr

 

Sì, in questo clima di perenne, catacombale quarantena ove, al massimo, posso gironzolare nel mio vicinato, sedendomi sul muricciolo del palazzo accanto al mio, osservando dal vialetto antistante e limitrofo molti pazzi che forse abitano in qualche granitico stabile, pur essendo molto instabili e fragili poiché senza basi, nel basamento della colonna portante del nostro e mio reiterato isolamento coatto, avvistai su YouTube il Marra. Che a prima vista sembra un tamarro, appartenente dunque ai maggiori coatti. Invero è un pensatore libero tatuato, non solo sul corpo, di fregiata passione per il Cinema e anche per il porno… e ho detto tutto. Egli, volatile e forse anche volubile nel variegato, pindarico pensiero, nel suo voglioso essere sé stesso senza gabbie castranti del fascismo schiacciante, essendo appassionato di scibile, sibila con carisma da Jim Morrison ante litteram del web, in quanto con pose da iguana emula di bella voce il Re Lucertola. In mezzo allo zoo di un’umanità animalesca e tremenda, giustamente se la tira… con far saccente. A volte in lui avverto un meridionale accento che presto si fa “all’amatriciana” perfino su camicia hawaiana. E, in questo suo video autoglorificante il suo pavoneggiarsi da ottimo uomo padrone incontrastato della sua mente succhiante sempre nuove idee, punzecchia Alò. Che per BadTaste.it e Il Messaggero fa il critico, giocando spesso a fare il birichino. Leccando un po’ il Cinema dei bambini e i supereroi fumettistici che oramai sono troppo cresciutelli, come si suol dire, per interpretare la parte dei giovincelli. Alò non è vecchio, anzi, tutt’altro. Forse è giovanilistico. E sfodera una capigliatura da Wolverine probabilmente perché il suo barbiere, vista l’emergenza del Coronavirus, forse a casa sua cura le doppie punte delle sue due amanti, Scarlett Johansson ed Elizabeth Olsen. Sì, il barbiere ama le sbarbine, i grandi Big Jim giocano ancora con la Barbie mentre io lascio apaticamente crescermi la barba.

Il barbiere è poligamico mentre io sono polimorfico. Poliedrico uomo giammai (s)fatto di un’anima di polistirolo ma, sino a un paio di anni fa, col fegato amaro e a pezzi, per di più malato di colesterolo. In questo clima di colera ove la gente in quarantena, soffocando e delirando a causa della solitudine agghiacciante, si dà alla collera, ancora mi piace fare il normalissimo Joker della situazione anomala. Come dissi io, il folle incita la folla. Poiché la folla è stanca di dare retta alla noia imposta. La gente è disperata, Conte decreta nuovi divieti mentre Dracula il conte vorrebbe solamente che ogni pipistrello come Batman, non solo dal suo castello, voli alto come un grande uccello. Da cui il film Birdman. Così come il personaggio del film appena sopraccitato, eh sì, mi sento un Michael Keaton salvato grazie alla mia virtue of ignorance, sebbene forse alla fine, anziché volare lassù in cielo, lui morì. Sì, al suolo spiaccicato poiché suicidatosi. Non credete alle favole. Un uomo che visse per molto tempo nel sotterraneo, se non ha un maggiordomo che lo serva e riverisca, se non possiede una villa ove può spacciarsi per gallerista di quadri di grandi artisti, seducendo ogni Catwoman con la sua doppia personalità affascinante da uomo, più che brillante, ipocrita e molto abbiente col facile conto in banca impressionante, non sarà Superman. Bensì farà la fine di The Punisher.

Ah ah. Sì, ripudiato dalla società in quanto mai si svendette, a differenza di Robert Downey Jr., a stronzate come Iron Man, avrà molti hater che vorranno educarlo alla demagogia più scolastica. Allora sì che venne fuori… tutto duro. Così come affermò Pasolini, non si cambia la storia con la moderazione, bensì con un no secco, doveroso, imperioso e soprattutto impietoso. Con l’extrema ratio più tosta, piuttosto. Poiché se ammazzi un’anima giovanile, speri che torni come prima? A posto? A volte può succedere, nella vita, d’incontrare dei veri ottusi, mica come il materico Frank Sheeran. Gente senza resipiscenza, malata di mente incurabilmente. Fascista e retrograda nonostante viviamo nel 2020.  Mentre io continuerò a vivere come piace a me.

Fine della parabola e morale amorale: a un certo punto Clark Kent viene accerchiato, cercano d’indebolirlo con la kryptonite. Al che, a differenza di Sansone, non muore lui, muoiono solo i filistei.

Di mio, gigioneggio.

di Stefano Falotico

Coronavirus permettendo, sono l’amore, l’amicizia, il sesso i motori dell’azione, ciak si gira? O sono i soldi, non solo di Christopher Nolan, a renderci Brad Pitt di Vento di passioni?


01 Apr

joaquin phoenix the master

 

 

 

Sì, la mia generazione, peraltro da me vissuta di vita riflessa, anche riflessiva, diciamo pure da fesso, non è che l’abbia capita molto. Anche perché, va detto senza se e senza ma, oserei dire in maniera perentoria, inderogabile, altresì insindacabile e incontrovertibile, come sopra da me evidenziato e nelle prossime righe rimarcato, non me ne addentrai molto. Anzi, ne fui addentato e vivo sbranato.

In modo rimarchevole! Ah ah.

Non fui affatto un lupo solitario, bensì The Elephant Man. Godendo dei cazzi degli altri.

Sì, fui accusato di essere invidioso, di rosicare per le gioie altrui. In verità vi dico che fui un contemplatore delle felicità del prossimo. Anzi, augurai perfino al più stronzo bastardo, eh già, pene… a volontà. Con sentite felicitazioni e condoglianze inflitte a me stesso, situato perennemente in zona suicidaria, anzi, da malinconici, personali, tristissimi diari. Mi piacque anche molto il primo Cinema di Argento Dario.

Ah, miei dromedari!

Ah ah, sì, pene non nel senso di patimenti, afflizioni e flagellazioni, bensì esattamente, in maniera abbastanza prosaica, di godimenti derivanti da una sana, robusta libidine ben sviluppata a livello genitale.

A me invece dissero sempre di essere una persona geniale che fece pena.

Ma seppi e so ancora prenderla con filosofia. Sì, credo che chi filosofeggi per sdrammatizzare le proprie sfighe e per sublimare le piccole o grandi tragedie del proprio vivere quotidiano, molto scalognato, meriti una cattedra a Cambridge poiché, senz’abbisognare di Master in teoretiche ermeneutiche da Umberto Eco di Scienze delle Comunicazioni della minchia, oltre che essere un pensatore superiormente elevato alla potenza del Dostoevskij più infernalmente sprofondato nell’incurabile melanconia, sia per l’appunto un essere penante, no, infinitamente pensante. Quindi, eternamente intoccabile, amabile. Subito da venerare e beatificare. Ché, sventrato ma non svettando in quanto ad animalesche, basse, volgari, socialmente aggressive,

tribali trivialità carnascialesche, mondane, frivole, effimere e aggiungerei, come se non bastasse, carnevalesche, porcellesche e carnali, abbia dovuto compensare il vuoto interiore, non certamente quei due vuoti femminili, visibili all’esterno nelle foto di nude glamour, ubicati rispettivamente nella zona pubica e in quella diametralmente opposta, simmetricamente allineati nelle donne più normali fisicamente, per alzarsi in volo mentalmente e forse poco lì, internamente. Ah ah.

Ora, facciamo i seri e assumiamo un contegno degno di Philip Seymour Hoffman, per l’appunto, di The Master. In verità vi dico che costui, da sbattere immantinente in manicomio, fu un ciarlatano che s’illuse, con buonismi consolatori da imbonitore e da improvvisato psichiatra della mutua, di curare ogni Joaquin Phoenix prima che impazzisse definitivamente, in Joker, con una controproducente terapia psicanalitica del tutto erronea, dunque orrida. Direi aleatoria, sì, campata per aria. Ché constò di patetici, deleteri addolcimenti a una coscienza innatamente arrabbiata, oramai irrecuperabilmente alienatasi, forse traviata o immondamente deturpata, ingannata con pedagogiche lezioni da Dario Fo dei poveri.

Ora, molta gente crede che io non creda all’amore. Costoro sono solo dei miscredenti e dei millantatori!

Degli impostori!

Il vero amore lo conobbi durante la pubertà quando, al tintinnare senziente delle mie prime emozioni anche (auto)eroticamente bollenti, in quelle notti insonni un po’ da deficiente come nel romanzo I dolori del giovane Werther, bramai le pudiche, rosee gote d’una mia compagna di classe dagli occhi violetti, fanciulla in fiore dalla natura angelicata, sessualmente ancora non sverginata, per cui soffrii d’impensabili struggimenti commoventi.

Nel mio letto, a tarda notte, mi contorsi anche in modo masochistico e quasi violento. La mia sofferenza psichica, no, psicofisica poco figa, ah, in quei momenti virilmente, anche vilmente, vulcanicamente pen(s)osi, fu straziante.

Lacerato nel girone diabolico del mio desiderio lancinante, sognai di essere il nuovo Goethe di Faust, contrattando un patto con un esorcista che mi liberasse dai miei Demoni interiori.

Sì, al fine di potere solamente sfiorare le guance eburnee e per baciare le labbra purpuree della mia ninfa plebea da me ingenuamente, giovanilmente idealizzata, quindi fantasticata e magnificata più del necessario, mi sarei sconsacrato. Ebbi però, col tempo, ragione da vendere.

Poiché credetti che lei fosse una strafiga esagerata e invece, con mio sommo rammarico, ravvisandone oggi le sue foto su Facebook, constatai amaramente che la sua vita fu peggiore della mia. Sì, molto sfigata.

Un tempo costei fu stupenda, una dea immacolata, la mia ragazza preferita, personalmente osannata.

Sì, la purezza romantica davvero, nella sua perfezione altissima, irraggiungibile (soprattutto da me, gli altri la raggiunsero invece subito, eccome), magicamente e magneticamente incarnata. Con la quale immaginai di trascorrere assieme tutta una vita giammai addolorata. Invece, dopo le mie vigliacche ritrosie assai pavide, lei presto non fu più illibata e io, nel visionarne le immagini in modo allibito, immagini ove m’apparve assai sciupata, dopo averlo lì preso, presi e prendo sempre maggiore coscienza che, addirittura, rispetto a me, rimase decisamente più inculata.

Dico ciò poiché devo confessarmi e sgravarmi di molti dubbi che, nella mia (r)esistenza amletica, da tempo immemorabile mi stanno tormentando, rendendomi un uomo combattuto e sempre meno combattivo.  Fui cornuto? Chissà! Eppure, giammai abbattuto, altamente me ne sbatto. Poiché ripeto, solamente innalzando la mente e sollevando poco le gonne, dunque stigmatizzando una sacrosanta par condicio senza femministe a rompere i coglioni, ah, queste dannose donne, debbo constatare che l’umanità è un porcile fatto di omoni troioni e di donnette puttanone.

L’amore esiste finché si è illusi. Quando invece, nei rapporti, non solo (con)sensuali o sessuali, interviene il denaro di mezzo, fai una vita da mediano e tutti gli an(n)i passano in un battibaleno. Anche forse con un battiscopa.

Alcuni, grazie a botte di culo pazzesche, fanno i soldi. Oggigiorno, pure molte ragazze dapprincipio pure, pur di farsi uno yacht, impuramente si danno a una vita da mignott’.

Cioè la sventolano e al miglior offerente si (s)vendono. Insomma, in maniera ven(i)ale, (s)vengono.

Il miglior offerente oramai non è più un uomo sofferente interiormente e (poco) amorevolmente, essendosi sistemato più di Leo DiCaprio di The Wolf of Wall Street, cioè rubando con meschini intrallazzi, regala alla sua lei tutti i suoi gioielli. Portandola alle feste, forse anche ai festini, con tanto di frizzi e lazzi. Un po’ come Sam Rothstein di Casinò. Film nel quale primeggia la bellezza sempiterna e svettante d’una Sharon Stone zoccola come non mai. Un’infingarda doppiogiochista più magnaccia del pappone James Woods con cui sta. Sì, Sharon di Casinò è la versione stregonesca e (im)matura di Jodie Foster di Taxi Driver. Mentre Bob De Niro è la versione possibilmente ancora più stupida del suo Travis Bickle storico. Oserei dire stoico.

Sì, ci vogliono veramente due palle come un toro per rifiutare Cybill Shepherd. Una che lui portò persino a vedere un porno. Al che lei lo scambiò giustamente per un pervertito e per un porco ma lo perdonò e forse alla fine fu sul punto, anche G, di fargli un godibile dono. Chissà se col Condom.

Ma Bob sulla strada l’abbandonò, forse a cazzo suo gli tirò, la (non) marcia girò, la salutò, nella sua notte imperitura s’inabissò e forse, sul finire dei titoli di coda, per la solita vi(t)a svoltò.

Lasciando la sua “sibilla” come una povera “fessa”. Fessa, in meridione, sapete che significhi, (s)figurativamente parlando?

Sì, fece bene, Travis. Certamente…

Poiché la Shepherd pensò che, dopo aver salvato la minorenne prostituta Iris, lo Stato avrebbe dato a Travis l’indennizzo milionario per essere stato, dapprima, un coglione esagerato. Sì, lei pensò… questo ora è ricco. Non è che mi vada molto che con questo tizio scoperò come una riccia ma almeno può comprarmi la pelliccia. Forse, presto potrà anche regalarmi l’abbonamento per iscrivermi in palestra. Sì, sono molto bella e ancora longilinea ma, fra un po’, ingrasserò. Avrò bisogno di buttare giù molta ciccia.

E ora parliamo dell’amicizia!

No, le mie parole non devono infondervi tristizia. Ma devo ancora esservi sincero senza indossare una maschera di cera buonista di falsa letizia. È meglio l’inimicizia!

Poiché fidatevi, eh già, se Jonah Hill di The Wolf of Wall Street fosse stato il capo dei broker, anziché DiCaprio, senza lo stress dovuto alla gelosia nei riguardi del suo amico nababbo, non sarebbe mai dimagrito spaventosamente, finendo nel reparto di Maniac.

Sì, è vero, lì incontrò Emma Stone. Dunque, a prima vista, non è che gli andò poi malissimo.

Ma non è che anche lei, in questa serie televisiva, apparisse fighissima e perciò in formissima.

No, Jonah Hill, a differenza di DiCaprio, non è affatto un bellissimo. Ma è comunque ricchissimo.

Grazie al cachet da lui ottenuto per film come I trafficanti, firmato dal regista di Joker.

Sì, non voglio essere cinico. Ma se Hill, un giorno, diventasse più ricco di DiCaprio, Margot Robbie lo sposerebbe. Infatti, Sharon Tate non sposò Polanski perché fu ed è un genio. Semplicemente perché ebbe la villa vicino a quella di Brad Pitt. Perlomeno, in C’era una volta a… Hollywood.

Ora, parliamo di Brad Pitt.

Sia molto chiaro, senza infingimenti e/o panegirici. A me Brad Pitt piace, pure parecchio. Ma non sono eterosessuale così come del suo successo, quindi del suo smodato potere sessuale, non sono geloso e/o invidioso affatto. Come si suol dire, beato lui. Che regala alle sue belle pene d’amore. Ah ah.

E beati/e gli spettatori e le spettatrici, soprattutto, che lo adorano.

Allora, ne L’esercito delle 12 scimmie, ne L’arte di vincere, ne L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford e ne Il curioso caso di Benjamin Button è veramente bravissimo.

Non ci sono cazzi che tengano, per la madonna di Cristo!

Dunque, non voglio sentire ragioni in merito né voglio ascoltare le ire di gelosi mariti. Ah, quanti casini provocano le erogene regioni. Ma ne vogliamo parlare di Vento di passioni?

Molti anni fa, quando questo film uscì, la mia cugina di secondo grado di nome Cinzia, eh sì, per lui impazzì. Al che, le domandai dolcemente, con estrema sensibilità, tatto e cautezza indicibili:

– Cinzia, Brad è il tuo attore preferito?

– Ovviamente – rispose lei con lo sguardo perso e languidissimo, diciamo più che altro già col rossetto sbavato e là, tutta lilla, bagnatissima.

– Sei sicura che sia il tuo attore preferito oppure, semplicemente, è al momento la tua maschile fantasia ero(t)ica preferita?

– La seconda che hai detto…

 

Ecco, adesso Cinzia non se la passa alla grandissima. Fa puntualmente domande all’assistenza sociale poiché, essendosi inventata la balla da ipocondriaca e da depressa inguaribile secondo cui di mal di schiena sarebbe afflitta, non solo non riesce regolarmente a lavorare, bensì onestamente non è che sia Angelina Jolie dei bei tempi, quindi la vedo dura che riesca molto a scopare. A parte il pavimento, malgrado i dolori atroci delle sue vertebre lombari.

Ah, fratelli e (a)nemici, in questi anni ne passai tante. Come no. E vidi dei cazzoni mai visti. Ragazzi pienamente (in)validi che, essendo svogliatissimi, si fanno ora mantenere dallo Stato e, coi soldi della pensione anticipata a loro fottutamente elargita, diventano molto vogliosi con le Escort. Se ne fottono.

Non valgono un cazzo solo quando pare e piace a loro. Come si suol dire, vanno a tiramento di culo. Ah ah.

Di mio invece posso dire che giammai nascosi il mio malessere, che dovetti patire anche emarginazioni inaudite per essere sempre stato me stesso, che soffrii come un cane una solitudine agghiacciante e spettrale ma, per dignità, a costo di morire di fame, altro che di figa e cazzate varie, e ancora infinitamente patire, non mi venderò mai come Brad Pitt pur di essere il protagonista di una boiata come Vi presento Joe Black. Ove, dopo Vento di passioni, recitò con un attore che avrebbe meritato, al posto suo, l’Oscar per I due papi. Sì, bando alle ciance. Che cosa fu questa sorta di Oscar “alla carriera” dato a Brad Pitt? Brad, eh già, l’avrebbe meritato per le pellicole da me sopra menzionatevi. Avrebbe dovuto, quest’anno, vincere Hopkins. E che c’entra che già lo vinse per Il silenzio degli innocenti?

Poi, se proprio vogliamo essere realistici, senza vostri patetismi pietistici da uomini che si sentono, in questi giorni, soli senza baci e abbracci da fancazzisti rinchiusi nella quarantena dovuta ai divieti imposti dall’emergenza COVID-19, non dovete dare di matto e delirare, per l’appunto, a causa del vostro angosciante isolamento strozzante.

Ora, semmai provate a immaginare una donna più bella di Margot Robbie o un uomo più bello di Brad Pitt. Pensate che siano, per di più, intelligentissimi e con un quoziente intellettivo superiore alla media.

Che siano persone coltissime e poeti superlativi, sì, grandissimi.  In questo sistema capitalistico, assai relativistico (in tal caso non c’entra neanche l’edonismo), mettiamo che queste persone siano mute o che soffrano/soffrissero di qualche patologia mentale non propriamente gioiosissima.

Benissimo… oltre a essere invidiati a morte senza motivo, dovrebbero giorno e notte sublimare la loro bellezza esistenziale poiché incomprese dai veri dementi e dagli animali. Potrebbero, realisticamente, solamente la coscienza elevare. E la realtà stessa poetizzare.

Il mio discorso non fa piega e fa a tutti, compreso me, davvero molto, molto male.

E che c’entra Christopher Nolan? Interstellar dura circa tre ore ed è costato una cifra iperbolica.

Detto come va detto, questo film commuove solo quando McConaughey va a trovare sua figlia morente, Ellen Burstyn de L’esorcista. Potrei girare una scena così semplicemente col mio cellulare, senza la Warner Bros e suoi miliardi. E ho detto tutto.

Quindi, senza se e senza ma, senza NO(lan), andate tutti prendervelo nel culo in modo abissale.

 

di Stefano Falotico

 

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)