JOKER: THAT’S LIFE e le Luci della città si tingono mansuetamente di candidi effluvi nell’ira sopita

12 Oct

73256192_10214677004301626_8640915853803520_n

IMG_20191012_101607_479
C’est la vie e si sospira.

Rifletto, scuoiando i miei turbamenti nella discernenza d’una ritrovata immacolatezza.

Ogni rabbia oramai ho smarrito, tergendola nell’etereo struggimento della mia impalpabile vaghezza. O forse è solo smemoratezza che, riscaldata in notti di morbide nuvole e nuove fresche brezze, nell’ebrezza della mia candidezza giammai svanita, oh sì, si rispolvera come se ieri mai fu e il domani si svela semplicemente come il presente d’un torpore romantico assai fluido. Probabilmente soltanto furbo, invero, a esservi sinceramente melanconico, debbo confessarvi che giacqui nelle catacombe del mio cuore incancrenitosi eppure non del tutto inariditosi ché, fulgidamente riertosi in gloria, di vita ancora potente mi fulmina.

Se i miracoli esistono, io ne incarno la quintessenza poiché, laconico per non dire taciturno, diciamo muto, sepolto dalle mie apparentemente inguaribili tristizie, vagai con vista quasi daltonica nella beltà d’oscuri ma sognanti, splendidi deliri non so se allucinanti, sicuramente un po’ farneticai e ai miei coetanei risultai ingombrante.

Posso comprenderli. Erano anch’essi assorbiti dalle loro problematiche adolescenziali senza tante vie d’uscita. Perché mai avrebbero dovuto capirmi? Io, per caso, capii loro?

Soffrimmo tutti di mancanza d’empatia. Obbligati e obliati, castigati e complessati, compressi in corpi e anime troppo ancora tenere per potersi congiungere amicalmente unite e robustamente vere.

Ieri dunque vivacchiai, anzi, scomparii dalla vita e mi tacqui ermeticamente come un sottaceto, affogato dal veleno delle mie stesse ansie nelle quali annegai quasi come un’ameba nella melma. Annacquato e soffocato, riemersi in maniera fantasmagorica e brillante.

Malgrado, qualche volta, ancora sparisca come un fantasma per poi riapparire turgidamente gagliardo alla maniera d’un magnifico pagliaccio che, dopo tante nottate all’addiaccio, non ha per niente però intenzione di venir vinto dalla tenzone dei panzoni. Poiché costoro, già nell’anima troppo falsamente preti o periti, non sono dei buoni pastori, bensì soltanto dei cattivi impostori.

Energico come Jeff Goldblum de La mosca, mentre loro persero e ancora perdono, io perdono ogni vile affronto e rinunzio, da grande uomo, a ogni vendetta da Eric Draven.

Poiché come Charles Chaplin, chiamatelo e chiamato anche Charlie, so che il mondo è dominato da irredimibili dittatori e non possiamo, amici, sconfiggerli con la stessa presunzione.

Possiamo solo ballare e ridere felici, liberi da ogni malvagio untore. Con una piccola, lacrimevole goccia di malinconia che ci squaglia il viso nella venustà del tempo che non esiste, eppur nuovamente si patisce, quindi si gioisce.

Poiché io sono l’uomo che visse, morì, rinacque e ancora forse creperà ma, dai sepolcri del mio perpetuo sonno senza respiro, risorgo sempre come un’araba fenice.

Buona vita a tutti.

Ai miei parenti morti che sono lassù, a chi non c’è più, a chi c’è e forse non sa ancora di essere.

 

di Stefano FaloticoIMG_20191012_103338_655 IMG_20191012_101703_317

 

Tags: , , , , , , , ,

Leave a Reply

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)