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“Crazy Evening”


22 Sep

Chi è Peter Rubik? Un Sellers alla Pupkin Rupert “moderno”: Crazy Evening, cortometraggio versione falotica destinato a espandersi…

Componimento:

Folle è la sera che, prima dell’alba, bacia la Luna come un lupo s’asseta al plenilunio.
Spiragli di pace respiran beati, io son Peter Rubik, coscienza alata.
Sto qui, seduto sul divano, accavallo i miei pensieri. Nitrendo vado fiero, rammemoro mai rammaricato indistinte nostalgie al bel Tempo scivolato via.  Ma io sorvolo. Districo la noia e l’ammanto di leggiadrie come la sobria rugiada d’aurora dorata nel prim mattino colorato.
D’arcobaleni volanti è la mia anima mai straziata, scorrazza in corse nervose, aggrotto la fronte, fumo nervoso il Cielo che di fiamme arde in me, vero fra tanti morti d’arido vento gelante. Sciocco o sempre a sc(r)occar per un lido felice che si prodigherà nello schiamazzar le nebbie del Cuore. Io sono Rubik, Peter Rubik, rubin diamante, uomo non amato ma dai sospiri conturbanti. Amo l’oceano delle infelicità davvero gioiose. Quando la Luna, acuta in suo grido a me ferino, slancia le agonie di tal Mondo supino.
Oh oh!
A cui porgerò i miei dissacranti inchini.
M’inviteranno a una festa, ma che c’entro io, gatto delle innocue foreste… lindo lindo lindo questi qui arresteranno la vivacità del viv’ardor in me da Cor mai attenuato nelle lor tonalità ché tenor d’un solo e unico Sole. Io son!
Damerini viziati mi tempesteranno d’imbarazzanti domande, donne finto altolocate, truccate e tutte imbellettate a esplorarmi al fin d’affinarmi in quelle labbra così sottili e taglienti. Oh oh, acuminate. Mi state minando! Oh oh!
Ma rimarrò me stesso, col fantasma di Braccio di ferro, un sogno da barista ai piedi Los Angeles, Clint Steele lui è il gestore che distilla perle di saggezza dopo l’imbrunir del tramonto per noi girovaghi del mappamondo.
Come me, Peter Rubik il malinconico alla Frank Sinatra.
Questa festa è stolta, solita pigra mondanità. Oh, quante monotonie… inutili inezie.

Preferisco il mio eremo allegro fra le montagne della vita leggera.
Fumo, spengo una sigaretta e l’intingo nel posacenere del mai mio incenerito vivere…

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Hollywood Party (1968)
  2. Re per una notte (1983)
  3. Mulholland Drive (2001)

Da una sceneggiatura scritta assieme a un mio amico, che chissà mai se troverà spazio integralmente in forma cinematografica, le mie peripezie da Peter Rubik, personaggio alla Peter Sellers, appunto omonimo di nome, nel suo soliloquio da party hollywoodiano, girovagante in pensieri naufraganti, brillante lunatico su irrisione tranquilla e anche tormentata di un Mondo cafone, mondano, volgare e imbrillantinato. Impiastricciato e da pastrocchi. Forse cieco, anzi lo diamo per assodato. Peter ruba il suo stesso sorriso accecante, incastonandolo a viso tagliente, buffo e da pagliaccio triste, come una simbiosi al Ruper Pupkin scorsesiano-deniriano, come Buster Keaton, inespressivo eppur mille anime del suo Cuore. Ecco a voi la folle serata di Peter Rubik, cantor che ha riso, amato e pianto, sognatore da Clint Steele nella mia faloticante Hollywood come da romanzo, bianca di letterarie genialità, stranger in the night a modo voice del grande malinconico per eccellenza e antonomasie tutte, Frank Sinatra. Oggi Bob, domani Peter, e forse anche Jerry Lewis. Benvenuti nello stupefacente Mondo di Peter, un (dis)illuso. Così è giusto, è (in)sano e dissacratorio pigliar la vita per il lazo pazzissimo. Senza neppur arretrar un istante, perché la vita è istantanea e Peter la fotografa in ogni immortalato suo battito cardiaco, polmonare e a palpebre (dis)chiuse. Il resto è una (circo)stanza, inutile chiacchiericcio di ricchi fuori e poveri dentro. Insomma, il Mondo è poveretto, i provetti alla Peter conoscono intere essenze. Tessendo la Notte. Innamorati del perdigiorno. Quindi del sollazzo malinconico, oggi stranezza e ieri altre evanescenze.

Cari scemi, Peter sa. Perché, in un Mondo di apparenza, Peter incarna il man on the moon. Jim Carrey di voce e anche tenore rauco in sigarette armoniose.

Mezzanotte nella fattoria degli animali


21 Dec

Un “ratto” che assapora le gatte con occhi lupeschi da ululato fra le ielle di chi è incagliato, di canini, nella “caramella”

Uso tante virgolette poiché svierò sempre senza sviolinate. Amo semmai l’armonica, strumento da fischiettare senz’anemia. Sì, duello coi nemici come Charles Bronson, “muto” che striscia con pelle di cuoio, apparentemente “senza palle” ma figlio di Apollo fra tutti i polli allo spiedo, cotti nel western ove desertifica ogni figa e si sfila l’abito da monaco “ammanicandolo” solo quando rimbocca le coperte a delle bocche di signore affamate di “fagioli” da Trinità.
Sì, mi torturano ma son io che poi li striglio, che facce da triglia, e attingo nel trito per “tirarmelo”. Buonnotte pisellini da sonnellino. Che pisolino!
So cosa piace alle donne. Il (pro)fumo maschio del Machete capellone di brezza calda come vento orientale di mossa aerobica alla Bruce Lee. Sì, poi di “spaccate” son muscle from BruxellesSpaccone d’occhi neri che cangian azzurri alla Paul Newman con indole da Bob De Niro “aggrottato” nel neo perspicace e spiccato di rughe in fronte a te, come il Sole dell’attore melodioso della vita spericolata alla McQueen. Pericoloso io? Pernicioso? No, vado a caccia della pernice, e incornicio ogni “quaglia” nella mia bacheca, dopo averla concupita di capelli al balsamo, balsamici nell’“imbalsamarlo” come il falco-uccell’ predatorio e “cupo” appunto nel boschetto delle lupe.
Ah, poi di luppolo m’abbevero, birra che spezza le sbarre e barrica invece chi mangia solo il buonismo delle barrette di cioccolato. Nel baretto, io sghignazzo, imbucando nel “buco” con “asta” lunga e mira(ta) infallibile. Ecco i “colpi” da biliardo, miei biliosi. Ah, mi sgambettan di falli, ma il mio fallo è sempre più falo che brucia e scalda sul tappeto verde del prato “ritto” d’erboristeria cosmetica, cometa in tutte le mele a cornificar le loro metà, mietendo altre vittime nel “mungendo”. Sì, mugolano d’ugole, e mi scappello da cowgirl.

Oggi ripudio il sesso e domani ne son vincitore di podi da puledre.
Io me le spolvero tutte, impoverendo i ricchi a cui frego lo “sfregamento”. Di sperone. Io do alle donne speranza.
I mariti, infatti, s’assentan per oneri lavorativi e io son l’operatore solidale ai “pianti” delle moglie, “piantandolo” ove cresca germogliante e rigoglioso, colto sul nascere di preliminari già a spruzzarvi per spupazzarla poi da “pazzo”. Ah, ne van matte. I padri ergon mattoni per educar le figlie, e io invece le ammattisco di “mattanza”. Mulatta o da stalle, basta che ci sia il latte.

Incontrai vari uomini che provaron, invano, a ledere l’erezione mia. Che sagitati! Agitiamoli di gomiti spaccati e crani frantumati!
Tentando d’ipnotizzarmi al fine di rimbambirmi per rimpicciolirmi come Bambi.
Sì, in tempi cerbiatti alla mia metafisca, amai Malick, eppur coniugo il “male” al bene della rabbia giovane, e m’elevo to the wonder. Ricordate, son solo che cervo erto.

Sfide fra genitori in lotta, famiglie agli antipodi d’odio perpetrato di generazione in azioni mai mutanti, perseverando diabolici nel tradizionalismo castrante.
Il mio vecchio vien equivocato per scemo, solo perché scandisce la sua classe in quel che vien reputata “lentezza”. Mentre i forsennati classisti tanto di “scaldano” di chiacchiera quanto non gustan le chicche, frenetici solo d’ebefrenia da “fenomeni”.
Scalmanatevi, altrimenti ammainati rimpiangerete la vostra nascita. Maledicendo il Dio che pregate e poi “starnutite”, starnazzando di bestemmie. Stramazzerete proprio di “rubamazzo” con la vostra “mazza” e sarete blasfemi perché poco affamati. Disprezzate gli effeminati ma nessuna femmina vi “affettate”. Sempre affrettati, oh che frettolosi. Che freddo!
Evviva il sudor che trema per(laceo) delle cosce, son gli odori del poro maschio contro gli zombi teschi.
Io su di Lei “zompetto” di “zampone”, e son gallo fra le gallinacce.
Ah, son allergico alla graminacea ma lecco la gramigna. Gnam gnam.

“Gnomo” io? Innanzitutto, ho un nome, il resto è su(in)o…

Tua madre è zoccola, non lesse Topolino ma fu “Titti” di Silvetro. Sì, ruspante pulcinella se lo spulciava.

“Detto tutto”, amo le tette. Un etto al Giorno toglie il grasso prosciutto del maial di torno, e medica la depressa, “premendo”.
Finirei con quest’aneddoto d’un disgraziato che dialogò con una “qualsiasi”:

– Ciao, come ti chiami?
– Mi chiamo “Chimica”. Mi reputi una puta? Mi “punti” il “dito?”.
– No, m’appunto la matematica del tuo ematoma. Quanti t’han succhiato?
– Cioè?
– Quanti t’han (am)montato di “danni?”.
– Uno all’anno.
– Analmente però molto di più, quotidianamente parlando.
– Sì, lo prendo in culo come subalterna precaria.
– Hai le carie, cara?
– Solo quando lecco lo zucchero del direttore.
– Quindi, ciò dimostra la mia teoria.
– Quale sarebbe?
– Se sei così, per forza lì deve “andare”.
– Ti do un calcio in mezzo alle gambe.
– Ce la fai?
– Che vorresti dire?
– Mi sembri sciancata. Il che è tutto tuo “darla”.

Finì in rissa, ma risi.

Ora, vado a russare. Sì, meglio la Russia delle “rosse”.

Fidatevi. Perdo il pelo ma non la pila.
La pila illumina geniale, è lampadina fra gli allampanati.

Evviva i lampi!
Soprattutto W la “lampo”. Il lama, le “lame”.
La “lana”.

Se animal fui, amato sia.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Animal Kingdom (2010)
  2. Elephant (2003)
  3. Il re Leone (1994)
  4. Tom & Jerry e la favola dello Schiaccianoci (2007)
  5. Quel lupo mannaro di mio marito (2007)
  6. Dottor Jekyll e Mr. Hyde (1941)
  7. Le folli notti del Dr. Jerryll (1963)

La “cosa” di Jerryll…


04 Jul

Salve, sono il Dark Knight! Posso stringerle la mano? Guardi bene, tocco solo le persone pulite, non m’ammorbi, altrimenti non sarò “morbido” con lei
Il ritorno d’un personaggio “oscuro“, malinconico con picchi acuti di mantello “peccaminoso” in Catwoman per un’hot Hathaway d’un fuoco che divamperà! Forse, già mi “spompò”

Nell’attesa spasmodica del Batman definitivo, volteggio, stamane, “sciroccato” in fantasie pindariche, con la maschera struccata e rughe a pittar l’anima d’esperite passioni non tutte collimate col sogno che le predò ma ne rimase “all’asciutto”, soprattutto sfiancato da delusioni cocenti d’una “risorgenza” graffiata nella Notte. Sì, posso dichiarare, in totale “menefreghismo” della mia “virilità” che, dalle donne, ho ottenuto uno “sbattermela in faccia” ma anche batoste da lasciarmi secco, anzi rinsecchito, “ululante” su un ramo d’albero con la Luna a “schizzarmi” addosso alcuni “fallimenti” troppo “precipitosi” di precoce eiaculatio. La farfalla può spremere troppo presto il fallo del falò…

Alcune mi svestirono con troppa fretta, non rispettando il mio “abito” da monaco, e “falsandolo” in erezioni troppo veloci con “sveltine” da “inumidirmi” senza neanche “darlo a vedere”, per scuse “banali” in cui “affastellai” l'”ammosciato” senza “scamosciarlo” come si (con)verrebbe.

No, son siate impertinenti, toccando più del dovuto d’un Piacere che non deve mai essere un “dovere” ma un crescente “ascendente” dovizioso del vizietto da “lupetto” che ha il “pipistrellone” nella Notte “plenilunica”, ché sia ludica e un po’ “lurida”.

Se Cristo moltiplicò i pesci, io spesso mi “sfaccetto” in disturbi di personalità, ma, più che all'”…Hyde” di Robert Louis Stevenson, assomiglio al Dottor Jerryll.

Sì, sono un poeta, ma spesso “goliardeggio” in modo imbarazzante come John Belushi, “allisciandomi” un po’ l’adipe per smagrirlo e “rassodarlo” nella panca per gli addominali.
Mentre oscillo di basso ventre, dinanzi a me, una visione paradisiaca alimenta il “fiato”, stimolando il “flauto”.
Amazzoni dal seno ignudo che spronano la mia energia”ginnasta”, ricordandomi gli happy days in cui, ancora, sono un Fonzarelli.

Dunque, Lewis e “topo” Jerry...
Ieri sera, ad esempio, son stato al cinema, la solita multisala un po’ deserta, vista e “sentita” la calura estiva.
Ho “visionato” La cosa, ma non l’ho “stroncato”.
A pochi metri dalla mia poltroncina, c’era una bella ragazzina che ha stiracchiato le sue gambe discinte su minipants “aderentissimi” al “mio”, distraendomi spesso dai “soprassalti” indotti dai colpi di scena. Con “dotta” strategia “approcciante” da procione, fingendo che stavo scomodo su tutti i “seggiolini”, cautelamente mi sono “affiancato” ai suoi fianchi, in zona limitrofa molto “adiacente”. Sì, il film è un panorama ghiacciato di scienziati sbudellati da un mostriciattolo mutante che mangia ed entra nei corpi umani. Io mi son, come un sorbetto, “assorbito” in Lei, “sciroppandola” della mia “gelatina” allenata e non più “aliena”.

Che figa! Poco prima del finale, ho anticipato l’urlo di terrore dei presenti in sala, “finalizzando” il suo gridolino per combaciarlo allo stupore “scabroso” dello spettatore “medio”, soprattutto lì.

Poi, infilandomi di nuovo la “muta”, son volato da uccello “giustizialista”, in altri “neri” gradevoli di questa cupa Estate da 4D.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012)
    Be’, non proprio “cavaliere”, diciamo.
  2. La cosa (2011)
    La cosa è quell’affare che s’insinua nelle cosce…
  3. Le folli notti del Dr. Jerryll (196

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