Posts Tagged ‘Michelle Pfeiffer’

Pensieri pericolosi Regia di John N. Smith


08 Dec

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La “grande bellezza” dei menestrelli (s)truzzi, anatroccoli che il sis(te)ma sociale non vuole asociali, ma c’è la bella Michelle Pfeiffer che, parimenti alla sua snellezza, li svezza dalla rozzezza rendendoli più “umani” di finezza…

Era un marine questa supplente della supplente subentrata dopo che un’altra ha abbandonato il posto perché disperata per colpa di questi insanabili disperati che spesso e “volentieri” marinano, classe “violenta” e non volenterosa di teppistelli, di (s)bull(onat)i, di svitati da riavviare, di fuorviati da “riavvitare”, da (ri)avviamento alla vita, alcuni bevon troppe “vite”, nel senso che son ubriachi di noia, apatia, svogliatezza, troppo allegri, dunque, “bravi ragazzi” pasoliniani che una donna in gamba rimetterà in pista, e non “pistole”, prima insegnando loro l’arte della “guerra” del karate, ove la “marzialità” è (r)esistenza che sfrutta innanzitutto l’intelligenza per far fruttare questi acerbi “furbi”, no, che cantan solo i gangsta’s paradise da “banane” e prenderla troppo all’ano, rimandati e bocciati ogni anno. Quindi, lo “spacc(i)atore” delle regole conformistiche di nome poeta, Bob Dylan, e non l’omonimo, appunto autore di liriche e strofe per non “scoreggiare”, scusate, scoraggiare queste “scrofe”, questi scorfani, questi poco scafati, questi sfaticati.

Film edificante, “edulcorante”, social-mente intitolato in originale Dangerous Minds.

Film che può, preso con le “buone” condotte del non cinismo, anche emozionare in qualche punto.

Per il resto, rompe le palle ed è una coglionata come il produttore Bruckheimer, uno a cui va il merito di essersi assicurato come protagonista la Pfeiffer, una da De Palma e Scorsese.

Quando i soldi fan capire come (non) si sta al mondo. Forse, meglio questi poveri cris(an)t(em)i.

E qui sono, come questi a(lun)ni, stronzo.

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di Stefano Falotico

Pen(sier)i “pericolosi”: amo la gente verace, schietta, che non veste Versace, che ama gli arachidi


15 Sep

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De Niro è fanatico di Gianni, lo segue in ogni passer(ell)a, in quanto “goodfella”, eppur la sua Grace è “untouchable”. Scorsese e De Palma son registi di (ta)lento, di tailleur, di giacche e cravatte criminali, di gente “violenta” che la dice tutta, care donne, datela, ché mollala!

Oggi pensavo a Michelle Pfeiffer, protagonista per la quarta volta, assieme a Bob, di quest’annunciato The Wizard of Lies, la “vera” storia di Bernie Madoff e della sua truffa miliardaria.

I due, infatti, avevano già recitato in Stardust, Capodanno a New York e Cose Nostre – Malavita di Luc Besson. Nei primi due non condividevano nessuna (s)cena face to face. Scarface!

Pacino ebbe con Michelle anche Paura d’amare, ma che c’entra il buon Al(fredo) con Michelle e l’uomo col neo? C’entra perché, come me, mette lo zampino, casca a “fagiuolo” nella bella Michelle, ricordando John Lennon…

Da quel che ho imparato nella mia tortuosa, travagliata (s)figa, e molte… ne “verranno” ancora, so che i buoni son coglioni fottuti dai cattivi, cioè i buoi, e tu, se non te la fai… sopra, ma sotto, sei un buon a nulla. La Nutella, l’uomo ignudo!

Chi patisce non soffre di demenza, eppur “aggressivo”, cova pene… di ove va la gattina al “laido” ci metti il pisellino.

Ciò che ho scritto non ha senso, le donne “imperiali” con troppo sen(n)o mi fan (spa)vento.

Care sceme, meglio seminare, ah ah, da scimmia!

Ieri, per molti piselli, no, pivelli, è stato il primo giorno di s(c)uola.

Gesso e la didattica mette in righello “quelli” più lunghi, da cui la lingua lunga e il sesso sul b(r)anchetto.

di Stefano Falotico

Diana B. Henriques non comunica la data delle riprese di The Wizard of Lies


30 Aug

Production Weekly afferma che il film della HBO con De Niro e Michelle Pfeiffer, diretto da Barry Levinson e tratto dal suo omonimo libro, inizierà il filming domani.
Ma Diana sta cauta, sul chi va là e non si sbilancia, asserendo che non è sicura, per tenerci sulle spine.

Lei SA.

 

Diana B Henriques

Non fatevi ingannare dai film sentimentalmente cinici, siate cinici davvero e al posto del miele usate il male


13 Jul

Spring-steen in Chicago: il Boss, dopo un tour spos(s)ante, lascia Patti Scialfa e si trasferisce, da New York, a “Ci-cago di notte”, portandosi dietro, nel (tras)loc(ul)o, anche il water e le candeline dei suoi fan.

Seduto sul cesso, dopo aver lasciato la bionda cessissima, ispiratrice del suo “Tunnel of Love”, medita d’incontrare una “potta” scialba, malata incurabile delle sue canzoni. A Philadephia, s’imbatterà miracolosamente in lei, e se la sbatterà senza paura di contrarre alcun virus venereo. Saranno “focosi”, con lei sempre “I’m on Fire” per Nove settimane e il “mezzo” suo.

Finita la bott(an)a e via, Bruce piangerà l’inevitabile tragedia del suo s(ucc)esso, diluendo le lacrime nella fotografia primaverile d’un ispirato Robert Richardson che, giocando con l’ombra del mito che fu, trasforma policromaticamente il film in un esplosivo “Born to Run”. Dopo la fine, sarà “The Rising?”.

Paura d’amare

 

Paura d’odiare: un amabile cameriere, condannato ai servizi (a)sociali perché turlupinava le cas(s)e della salute mentale, parodiando i pazienti senza pazienza totoiani, viene castrato e non scatta la “chimica” con la donnaccia infermiera del reparto presso cui ora è in “culo”, no, scusate in cur(i)a. Timoroso della sua impotenza, perde a poco a porco, la sua voglia parca e va al parco a dar da mangiare docilmente gli “uccelli” altrui. Prendendolo in quel posto fra “viados” alberati e siringhe per “tirarlo” su.

Stanno tutti bene

Stanno tutti male: Dopo Tornatore rimbambito e Kirk Jones imbacuccato in De Niro “rattrappito”, un film onesto, crudo, senza miele che fa (d)an(n)i come un centravanti di sfondamento nel letto delle sue “tifose”. “Bomber” delle curve da ola, uno che dà in figa con foga senza fisico da foca, viene invidiato dai cornuti avversari battuti dai suoi colpi di testa e di “qualcos’altro” fra un corner e il pazzo sanissimo “piazzarlo” sotto l’incrocio dei peli delle calze a rete.

di Stefano Falotico, un uomo che non se lo piglia mai. E chi se lo piglierà?

De Niro, Fred Blake


12 Oct

LOS ANGELES — «Si può uscire dalla violenza della criminalità? Questa è la domanda cruciale del mio nuovo film». A 70 anni Robert De Niro dopo averci regalato un’immensa galleria di personaggi sembra divertirsi nel tornare ad essere un mafioso. In fondo, don Vito Corleone non solo gli ha dato uno dei due Oscar: Il Padrino ha in qualche modo segnato l’eclettica carriera del grande Bob. In The Family è un pentito, deciso a ricostruire la sua vita con la moglie (Michelle Pfeiffer) e i due figli adolescenti. «Mi era piaciuto il copione (dal libro Malavita di Tonino Benacquista). Con Michelle ci eravamo già incontrati in film corali ma mai avevamo recitato fianco a fianco». De Niro interpreta l’italoamericano Giovanni Manzoni. Sottoposto a un programma di protezione, l’ex capoclan si nasconde in Normandia con il falso nome di Fred Blake. «Ha la mia età, è un attento padre di famiglia e cerca un nuovo inizio». Ma le abitudini radicate non si possono cancellare, i metodi «vecchi» legati al mondo dei gangster tornano prepotentemente alla ribalta.

Michelle Pfeiffer si è molto impegnata nel lancio del film, da sei settimane sugli schermi americani. È esplicita nel delineare il senso della storia diretta da Luc Besson: «Non si esce dalla mafia, sembra suggerire il film. Il crimine resta un’attitudine, una ragnatela che ovunque ti invischia. La mia Maggie Blake, che molte ne ha passate, è complice del marito. Cerca, sapendo che sarà arduo, di dimenticare le vecchie radici. La famiglia, non quella della mafia, ma quella vera è ciò che conta per i due protagonisti. E le relazioni tra genitori e figli, in un mondo diverso e lontanissimo da Brooklyn, rappresentano il senso vero di questo impegno».

La commedia dai toni dark, venata di malinconia, uscirà presto in Italia distribuita da Eagle con il titolo Cose Nostre-Malavita. «In tutti i film che ho interpretato sulla mafia ho voluto motivare, non legittimare, le azioni dei mafiosi», spiega ancora De Niro. Una risposta indiretta alle vecchie polemiche di alcune associazioni Usa che lo accusavano di alimentare pregiudizi contro gli italo-americani. «Ci sono moralità e amoralità nel film di Besson. Il mio personaggio, fingendosi scrittore, scrive davvero le sue memorie di lontane cose nostre, prova con decisione a vivere in modo normale… Abbiamo molto lavorato con studiosi di mafia e giornalisti, per dare verità a ogni momento della famiglia del mio Giovanni, che vuole scrivere un libro su ciò che aveva fatto, su come Cosa Nostra aveva condizionato e divorato la sua vita».

In gran parte girato in Normandia, il film tocca anche il tema dei rapporti non sempre facili tra Francia e America. «Ma in toni scherzosi — sottolinea De Niro —. Vorrei molto che in Europa questa commedia divertisse nel modo giusto anche negli accenni a un certo antiamericanismo che traspare soprattutto nella vita quotidiana dei due ragazzi».

Sempre legato a Martin Scorsese, che infatti è produttore esecutivo di Cose Nostre-Malavita, l’attore è attento ai rapporti del cinema americano con quello europeo. «Da anni mi divido tra questi due mondi. Esattamente come tra gli studios e produzioni indipendenti. Il film di Besson è un esempio di come sia possibile collaborare con autori francesi. In fondo, come la famiglia di Manzoni-Blake, il cinema deve continuamente cercare strade».

Quelle di De Niro sono tante e variegate. L’attore sarà presto impegnato nel lancio di Last Vegas in cui ritorna con gli amici Morgan Freeman, Michael Douglas e Kevin Kline nella città dalle mille luci nel deserto per un bachelor party; nei cinema Usa appare già nel trailer di Grudge Match in cui è un pugile al fianco di Stallone; è nel cast di American Hustle accanto a Christian Bale e Jennifer Lawrence. E pensa già al prossimo Tribeca, il Festival da lui creato a New York.

Giovanna Grassi

Il 13 Settembre 1979 nacque il Genius


11 Sep

Storia di un maledetto che si “denirizzò” nel neo anomalo, spuntato sulla guancia per empatie a pelle di Andolini Vito…

Meglio che suonare il mandolino!

Sì, sto assumendo un look sempre più somigliante al Bob. Ieri pomeriggio mi “rivolsi” allo specchio e notai che la lentiggine sulla guancia s’è ingigantita a forma nera, dunque deniriana, di verruca. Una mutazione “metacinematografica” da far impallidire Kakfa e Cronenberg. Ma tutto ha una “regione”. Sì, Bob veniva chiamato Milk da giovane, io sono solo Bobby con la lacrima sul viso… comunque, meglio il colorito ceruleo, pulito al “cloro” e non annerirsi nelle rughe, poi liftate con incuria, delle corali voci di massa.
La mia pubertà fu umorale a pois. Precoce di masturbazioni in solitaria, le “avvenenti” mie compagne delle medie, mediocri in termini fisici nonostante ambizioni da scienziate di Fisica (sarà stata colpa di quello “laureato” all’ISEF, un povero paraplegico che s’eccitava dinanzi a tante fiorenti “gioventù”, impartendo flessioni “ginniche” al suo senza rotelle eppur in carrozzina), un po’ me la mostravano nell’accavallar di gonnelline sotto i banchetti birichini quanto poi, “tirandomi” un affettuoso bacino, concupivano schifezze per eccellenza, leggasi bifolchi maniaci che, di “manesco”, già agitavan le “acque” appena mestruanti. Sì, tutto un mescolio di ormoni appena venuti a galla, fra galli che poi avrebbero dimenticato ogni putrefatta “prima volta” con tali gallinazze nello svoltar, previo “sviolinate” da lacchè, a impiegati col “bianco” colletto.
Sì, prima non sapevano coniugare, poi impararono a memoria la pappardella nell’adolescenza più da papaveri con le “paperine” sboccate-imboccantissime, “solari” quanto depresse ma bastava un “poco di zucchero” e andava giù… glup glup. Galoppate d’arrivisti sulle “bimbe” che emulavano, già mule, le modelle sulla copert(in)a della (ri)vista…

Fu allora che mandai tutti a farselo dar nel culo. Questi paraculi non meritavano un Travis Bickle “straniero” al porcile già avviato… M’innamorai di De Niro e scomparvi nella Notte più “allegra”. Quegli animali scopavano, cazzi che non mi riguardavano. Nessuno/ anche ora mi caga? Per fortuna? Già la mia merda basta. A bestia! Ci mancan solo le racchie, dei cessi e la coprofagia. Per quanto mi concernette, a tal “cenetta”, ho sempre prediletto farvi i “grilletti”. Polemico, asociale, contro ogni convenzione e talvolta, guidando nello “sbandare”, anche punito di contravvenzioni. Meglio di chi si punge nelle vite artificiali! Ah, per rimediar la figa, vendereste le siringhe anche a un barbone senza stringhe. Sarò stringato se non mi capite. Se sei un drogato, ti slogo. Il braccio è mio.

Non ci vedo della perversione. Ognuno ha la sua. Se la tenesse quella zoccola… sta sol che nella gatta ci cova. Altro che cicogne. Queste partoriscono già a dieci anni, previo aborto pagato dalla madre che si fa il lor teen.
Sì, un figlio di papà per minorenni e milf.

Mi terrò sempre bene, conservato di fascino al pepe di pene, al buon come il pandoro, e faccine con la “sordina” da Corleone, Brando a “venire” come miglior attore della sua generazione. Anche se Pacino lo surclassa. Va detto. Tutta la saga, non seghe mentali perché Coppola conosce i mafiosi “ipocriti” ch’eppur pregan sotto la “cappella” nel togliersi il cappello col “baciamo le mani”, è costruita su Michael.
“Puro” da proteggere così tanto che diverrà, appunto, il più cattivo.
Bacerà di Giuda suo fratello Cazale e poi lo ammazzerà! Porco…!
In Quel pomeriggio di un giorno da cani, al nostro Cazale andrà peggio.
Credeva di aver trovato un amico come un “tesoro”, leggasi “rapina” per far il bott(in)o e spartirselo ma invece, oltre che senza colpo gobbo, sarà ucciso di pallottola.
Comunque, anche Pacino ebbe molte gatte da pelare. Cazale aveva la pelata, Michael incontrò, nella vita reale, una Keaton Diane che gli succhiò le palle.
Infatti, negli anni 80, causa lo “spompamento”, Al girò soltanto Cruising, Scarface, Papà sei una frana e Seduzione pericolosa. I nomi glielo dicon “lungo”.
Cominciò a riprendersi la virilità con Profumo di donna… Vinse l’Oscar e Diane, dalla platea, applaudì commossa mentre Al la guardò come a gridarle: “Ecco, mi usasti a statuina per ingessarlo. Tieniti Woody Allen e i suoi o-nanismi, puttana!”. Ma ancora ebbe un crollo psico-sessuale-affettivo, ravvisabile in Paura d’amare.

E dire che Michelle Pfeiffer conobbe un Tony Montana che la montava… Heat significa calore ma Diane Venora chiese il divorzio ad Hanna. Che casino! Pure Natalie Portman che si taglia le vene prima de Il cigno nero!

Ora, che c’entra De Niro? De Niro c’entra eccome. Venerdì uscirà Malavita in America.

Finalmente, una bona Michelle, seppur un po’ invecchiata e scialba. Per la serie: dopo due volte senza neanche una (s)cena assieme, leggi Stardust e Capodanno a New York, Bob fotte Michelle.

Ce la vogliamo dire?

Come vi prendo per il popò io, neanche il padrino.

“The Family” (Malavita), International Trailer


19 Jul

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“The Family”, Trailer


05 Jun

Ieri, vi ho postato il poster. A distanza di pochissime ore, è arrivato, come d’annuncio, il trailer.

Godiamocelo, perché davvero spacca.

 

“The Family” (Malavita), Poster


04 Jun

Inizialmente “battezzato” Malavita, così come l’omonima, dark novella di Tonino Benacquista, ecco il magnifico poster di The Family, questo adesso il titolo.

 

Forse il Luc Besson che aspettavamo da anni, dopo tanti suoi “tradimenti”.

Un De Niro possente “in copertina”, affiancato dalla “moglie” Michelle Pfeiffer, bellissima come sempre, e dall'”allegra” combriccola dei suoi due “squilibrati” figlioletti.

 

A dar la caccia a questa stramba, “mafiosa” Famiglia Addams, il duro Tommy Lee Jones.

 

Si preannuncia uno dei film dell’anno.

Da tenere d’occhio, potrebbe essere la sorpresa agli Oscar.

 

Le premesse ci sono.

 

Appunto, staremo a vedere.

 

Produce Martin Scorsese.

 

 

(Stefano Falotico)

Auguri per un Santo Silvestro, a domani per il video di mio faccione


30 Dec

Fratelli della congrega, qui riuniti in ameno raccoglimento, eccomi presente nuovamente e “riammodernato” in carne e ossa. Pelle di frassino su lentiggini rosse col ciuffo sbarazzino dell’Uomo che ruba il tuo mazzolin di rose

A molte donne, codesto esemplare di maschio affascina, ne vengon… turbate nonostante i loro conturbanti, iniziali rifiuti. Sì, mi fiutano e poi me ne fiocco, come la neve disciolta su venti cioccolateschi di un’atmosfera languida.

Dopo il Buon Natale, voglio dunque augurarvi Buon Anno. Ché sia clemente di “clementine” e non arancia meccanica di sorrisi finti, finemente “a mandorla”, fieri eppur amari da chi è già spremuto come un pompelmo senza le “mandarine”.

A voi, posso dire che quest’anno l’ho trascorso incappucciato nella mia interzona, sempre erogena d’erosione e rotta dentro seppur sia ancor “desto” d’erezioni…

Non mi sono aggiornato molto riguardo a-i fatti accaduti di quest’Italia ormai (de)caduta, accendo poco il telecomando e quindi vedo-non vedo la Tv. Elettrodomestico che addomestica le coscienze, perlopiù “abitato” da donne scosciate. “Abilitate”, ah erano allibate…
Questi programmini di sgabelli, sgambetti e politici ebeti poco m’attizzano. Preferirò sempre un piatto di spaghetti conditi con l’aglio della Luna vampira. Sì, sono l’incarnazione di Dracula, mai morirò poiché più di Dio “durerò”.
La mia testa è tosta e, dopo queste forchettate, m’aspetta un toast. Da sgranocchiare nelle vostre briciole.
Cari nemici, vi mostro, essendo voi mostri, la mia mic(c)ia. Io m’inimicherò anche il miglior amico perché, dopo averlo sodomizzato, egli non vuol ammicar’.
Dunque, va affumicato.

Per l’ultimo Giorno di questo 2012, prevedo di fare il botto. Sì, sbotterò, sbottonando i puttanieri e rimproverando i carabinieri.

Stapperò un brindisi color acqua di quarzo e, con la febbre a 40, mi lancerò giù dal balcone con salto carpiato a novanta gradi nel balzar in gola a una da inculare.
Mi sbatteran in galera ma, prima, avrò assaggiato il piacer “galeotto”.

Sì, “galleggiare” in Lei è da galli.

Io ho le ali e volo. Tu no, e hai un colorito pallido tendente al viola.

Sono l’Uomo arcobaleno che ti frega poiché, quando pensi d’acchiapparmelo, spunto come una piovra e t’accalappio, in quanto in un baleno son ballerino come Moby Dick, bianca balena che t’inabissa, pretendendo il bis d’oceanica grandezza.

Buon Anno, io vi benedico.
Voi siete il Male.

Odo lo squittio del fuoco delle femmine che inceneriste per volgare “allattarle” a virilità mansuete di corna fratricide, matricidi e incesti, ragazzini che incespicano (Aida Yéspica!) per colpa di genitori “fenomenali” a evirar le loro sessualità sul nascere, puberali evirati perciò da ogni intima voglia del capriccio ch’è savio amor alla vita, alle donne che saranno, quando sfodereranno tutto il loro calore (seder?), infrangendo i tabù omertosi coi loro tanga attillati, lì ad attingere nei vostri sogni “proibiti” che nascondete dietro facce “appesantite” da un trucco stantio di “cravatta sobria” con l’odore del torrido da seppellire, dunque spolpare, nella terra ove covate i fantasmi dei vostri corpi lussuriosi, e tale è giustezza, quanto così ipocriti, ipocriti (!) a lubrificarvi solo dietro uno schermo al plasma su cui plasmerete orgasmi di “cartapesta” e sangue avvilito nelle plastiche “chirurgiche” a visi(ni) tanto a modo. Lo so, dentro di voi sussurra la vocina del “Mia ficona voglio montarti di panna levigata nell’addome mio indomabile”, e invece porgete un sorriso affettuoso di cazzo bifronte nella doppia personalità “casalinga” dell’inguine vostro reciso di (rim)pianto sul divano impantanato.
Poi, pianterete altre bombe, e regalerete ai vostri figli una bomboniera “femminuccia” per pedagogie al “curativo” già modellarlo a immagine del plagiarlo nella statuina di cera.
Un Giorno, dietro cagione di tal “educazione”, si ribellerà e la sua pelle ribollirà.
Perché accerterà che poteva ma fu un “Non c’è”. E la sua cerniera, aperta di masturbazioni mentali appaiate a palle sempre dimezzate, mozzicherà un lascivo lasciar che tutto vada.
Dietro cerebrali “amicizie” ruffiane per arrivismi podistici e solipsismo crasso alla grassezza che farà dell’arroganza un simbolo di prestigio.
Anche le donne, ch’erano innocenti, pudiche nella loro moralità, accavalleranno per richiami carnali del “cavallo” e, specchiandosi nell’invecchiamento genetico inevitabile, si rammaricheranno per aver perso il “pezzo forte”. Così, d’invidie reciproche, si mischieranno anch’esse al porcile, mentre io, Ulisse, sconfiggerò i proci perché nessuno mi può dar del lercio.
Anche se, roco, amo la mia rocca e le mie rocce durissime in mezzo a voi che vi lamentate di goccia come il cipresso mortifero a santificar la vostra disillusione, crocifiggendovi alla condizione disumana della prostituzione di massa e delle suzioni al seno solo rifatto, dunque silicone del vostro vuoto pneumatico, a base di reumatismi, ematomi e mancanza d’empatia.

Buon “ano”.

Io, invece, a San Silvestro sarò Stallone Sylvester con la canarina Titti. Una che, a tette, sta messa senza messe, ma tettonica del tuo “muscolo” oliato nel vostro “rimetterci”.
Perché io lo emetto e Lei ama coloro che non sono ometti ma “matti” di mio matador su sua arena dorata di mito, come me, epico e poeta senza pie zie, senza tristi pini, senza pinne ma “appianando” negli altopiani delle sue colline fisiche, ove germoglio mentre voi bevete dalla fiasca, vi sciroppate una ch’è fiacca e neppur coi fianchi e, siamo franchi, le pagate il fisco però, non di patata, tanto “fischiettate”.
Ah, solo un ritornello da castrati “stornelli”.
E poi a lavar un altro fornello che vi sfiamma di backdraft assassino nei cui tinelli siete tontarelli e non come me, il “torello”.
Da cuocere alla piastra, senza piastre(lle) ma radiografia della figa.

La verità? Siete una società malata. Di sesso, di cazzi, di troioni.
E adesso m’avete spappolato i coglioni!

War!

All’origine d’un trauma, c’è sempre il teorema sbagliato del delirio di chi ne ha generato l’atavica “sparatoria”.

Tre esempi lampanti:

Memento

Mente che si spezza, si “disaccor(d)a”, s’attorciglia nel ritorno che mente a se stesso, si sbaglia ogni 15 minuti di “non celebrità”, celere a riprendersi e poi a fermarsi, incastrato dal suo cervello rotto di nuovo, come nuovo.

Shutter Island

Pazzia d’una moglie che assassina i figli di un onesto lavoratore.
E se ne propaga nella sua anima, distruggendogliela nell’isola del faro illuminato della Notte più nera e (im)perscrutabile.

The Irishman

Vocazione sentimentale, necessità di vita. Criminale per “induzione”, vizio che diventa omicidi.

Una mia peculiarità è il cambiamento che attuo, di metamorfosi nel corpo rimanendo identico nell’anima.
Molta gente ottusa volle combattermi, “credulona” che sarei mutato “crescendo”.
Errore madornale d’idiozia totale.
Perché più passa il Tempo e più mi rafforzo nella convinzione che il sistema sia matto alla radice e, da questo scempio originario, parte tutto il resto da arrestare.

Sì, viviamo di politicamente corretti e poi tutti scoreggiano al cinema. Professandosi moralmente giusti. Giusti di che? So io cos’è la giustizia.
Prendere quell’Oscar di Nicolas Cage e ficcarglielo nella coppola.
Con tanto di Via da le fighes.

Basta, la dovete smettere d’ascoltare musica che dà il voltastomaco di ribrezzo. Prima di tutto, non tingetevi i capelli se son brizzolati, poi verranno a spazzola.
Va da sé che finirete spazzini.

Quindi, ora raccattate la vostra immondizia e facciam le pulizie.

Fuori dal balcone, defenestrato, il detersivo di chi vuol la mia mente.
Da me, riceverà solo la sua faccia spalmata nelle incrostazioni del suo “sciacquone”.

Applauso!

Mi congedo con quest’ultima disamina agli animali.
An(n)i fa, incontrai una gattina mentecatta che, dopo aver letto il mio primo romanzo, voleva “aiutarmi” dietro concessione del mio corpo. Detta come va detta, voleva che la trombassi.
Perché mi considerava un puro appetibile.
Ora, di mio già il sesso comunemente in-teso mi fa (tu ti fai?) alquanto schifo, figurarsi s-figurarmelo con tali losche figurine, dette da me fighelle.
Quindi, dal sottoscritto, nonostante i miei scritti, ricevette papale papale-episcopale senza scoparmela, una pugnetta e anche un pugno in faccia.
Per tale gesto sconsiderato, non mi considerò più. Anzi, inveì d’offese orribili al telefono di tal razza, direi “tazza”: “Non posso stimare un poeta che non s’adatta”.
Risposta: “E io non posso accettarlo in una che a letto allatta tutti”.
Chiamò la sua “guardia”, ma anche lui era un venduto, e io appunto non sono il “primo venuto”.
Al che, arrivò l’ambulanza perché gli rubai l’anello del fidanzamento già fottuto. Fu soccorso ma ce l’aveva rosso quasi ingialllito. Con verdognola escrescenza ritirata.

Il resto è storia.
Se finirò barbone, meglio che con le barbose barboncine.

Su tale “tristezza” mi rallegro in quanto ergo sum. E non cum.

Comunque Lisa alliscia. E tua madre ama il topo della toppa traditrice.

Fra l’altro, la torta gelato del frigo non si sghiaccia e non posso spezzettarla.
Me la mangerò tutta.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Mona Lisa (1986)
  2. Dolce… calda Lisa (1980)
  3. Gli angeli di Lisa (2008)
  4. Gatto nero gatto bianco (1998)

Genius-Pop

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