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Nick Nolte è un good thief, fidatevi


15 Aug
Qualitˆ: Originale.  Titolo Del Film: Il Triplo Gioco/ The Good Thief.

Qualitˆ: Originale.
Titolo Del Film: Il Triplo Gioco/ The Good Thief.

Tre film che vedo, vidi a modo mio come vedrò sempre la vi(s)ta, più uno ficcante e non vedrai più nulla, psicopatico!

Ognuno fa dei film un’esperienza sulla base del retaggio culturale, del culo a filtrarli d’emozioni a seconda del grado fortunoso.

Ad esempio, uno guarda Taxi Driver e pensa che il Bickle sia un disadattato “idiota”.
Questo è lo “sguardo” del miope uomo “normale”.

Secondo me, è così il Bickle. Va dritto, lo prende e poi le dà. Il resto è un’esegesi da campagne elettorali allaPalantine.
Diciamocela. Se qualche pappone la combina sporca e macchia le innocenze delle minorenni, taglio il bulbo mio e pure i suoi “peli”…
Sono come Travis. Quando mi giran le pall(ottol)e, la tragedia mi rende un eroe della strada.

Non volevo diventare un eroe, mi hanno costretto.

E va da Dio adesso. Appunto. Come sa Paul Schrader in Martin Scorsese.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Triplo gioco. The good Thief (2002)
    Melville negli occhi “sghembi” d’un platinato Jordan. Sì, Bob è un ladro, un gambler che ha scazzato tutto.
    Compresa la fotografia troppo acquosa da finto figo delle atmosfere di Costa Azzurra. Roba da ricchi alla Paolo Villaggio. Anche dovessi ereditare una grossa cifra da un puttaniere benefattore di Parigi, preferirò donare i miei soldi da Charles Dickens, “illudendo” di grandi speranze i giovani. Fra una troia e un valore, scelgo di donarmi.
    Poi, semmai sbaglio. Regalo i miei “gioielli” a un amico di cui mi fidavo, il quale mi deruberà anche dell’anima appunto. Sghignazzando d’aver sfruttato il maestro a fini “orali” dell’incularlo sotto i baffi e di “occhiolino” nel come dirgli: “Ti ho fregato, mio Montecristo”.Mah, secondo me questo film è tale “esegesi”: Nick Nolte pianifica di svaligiare il casinò, all’ultimo momento ci ripensa. Forse per colpa di Kusturica, uno da zingarate che son diventate di maniera. Quindi, da non prendere sul serio come “confidente”. In quanto ti spelerà d’underground nel gatto nero su tuo “b(i)anco”.
    Kusturica è come Maradona, si è drogato per colpa dei troppi dribbling fenomenali. Alla lunga stancano e sniffano pure robaccia. Nick capisce che i suoi “fedeli” lo tradiranno, li abbandona allo “scippo”, allo scassinamento e si reca ai tavoli da gioco. Assieme alla biondina spronante che, sotto sotto, ci “scopò” un pompino nella dissolvenza a metà del film di “mela”, sequenza di lei vispa a intraveder’ nella “sfocatura”, vince al glande.
    Mentre gli altri ladri vengon beccati in flagranza di reato. Il ratto migliore è Nick, poiché appunto sgattaiolerà con la topina, tutto bello intappato di smoking nel felice smog di prima mattina sulle note di Leonard Cohen.
    La musica di Cohen serve a ribadire i titoli di “coda” ammiccanti: hai rivinto troppo tardi, sei un vecchione, ma almeno non ti sei bruciato come quei giovani rincoglioniti già da strapazzati. I tuoi testicoli son malinconici, eppur spingono liberi mentre loro “cantan” al fresco malconci.
  2. Ocean’s Eleven. Fate il vostro gioco (2001)
    Fa schifo tutta la serie. Poco da opinionare. Mi scoperei solo Zeta-Jones. All’epoca attizzava.
    Il resto ammoscia. Soderbergh a pecora.
  3. Solaris (2002)
    Tornando all’accoppiata con Clooney, Soderbergh si monta la testa e sfida un titano della fantascienza.
    L’esito è la sonnolenza. Più che trascendenze e ricordi orbitanti, du’ palle talvolta risvegliate da Natasha McElhone che però non mostra le mutande. Solo di striscio. Speravo si strusciassero.
    Ma è un amore “metafisico”. Già troppo una figa di “primi piani” e basta. C’era anche il rischio d’annusarla col telescopio.
  4. Non è un paese per vecchi (2007)
    Non ho mai amato questo sopravvalutato. La trama è questa: un pazzo, che non è mai andato dal barbiere, spara all’impazzata, “spettinando” l’ordine di tutte le contee. Tommy Lee Jones non l’acchiapperà perché Bardem inchiappetta tutti. E la racconta “giusta”. In un Mondo ingiusto, questo è il capolavoro che vi meritate.
    Scopre l’acqua calda ma la fa passare per sorgente viva.
    In quell’anno, era meglio premiare Il petroliere. Ho sempre preferito la nerezza del pozzo su stronzo puro al distillato d’Evian evirante e impura da punitore “biblico”.
    Ci vuole Rambo a fottere le stellette.
    La spiegazione è codesta. Confondono un genio traumatizzato per uno scemo e cominciano a torturarlo.
    Gli infliggono altre ferite nella pelle, anche dell’anima, lui si ribella spaventosamente.
    Diventa “pericoloso”.Lo sceriffo viene avvertito… eppure è “tosta” la sua testa di cazzo.
    Continua a ridacchiare, pensando che quel “fuggitivo” sia un decerebrato coglione.Sì, infatti, “in fallo”, nel finale John gli spara nei coglioni.

 

 

Tonino Accolla


15 Jul

Muore Tonino Accolla, me la rido da Eddie Murphy e ammazzo gli idioti alla Homer Simpson come Frankie Machine

Morto un Tonino, se ne fa una a collo.
Sì, e ora scrivo la totale blasfemia. Tanto, a malapena conoscete i film che ha doppiato. Negli ultimi anni, gli avete dato pure del drogato.
Perché siete dei piccolo borghesi che non meritate un amico alla Nick Nolte. Quindi, uno spietato ed eastwoodiano gangster cazzuto e pure cazzone.

Frankie Machine alla De Niro: per debellare la nostra società dalla piccola borghesia sospettosa, donerò voi un falò come la Gioconda, iracondo in quanto io non ve le racconto, tu vai a raccogliere la frutta della frittata.

Fratelli della congrega, son Uomo di levatura morale eretta ove l’erectus sapiens sapiens, poco sapiente invero, è ancora arretrato in mentalità da gobbo.
Sì, passeggia malinconico, pervaso da dubbi del suo stesso ego perplesso. Cerca sempre l’ago nel pagliaio altrui, che vorrebbe impagliare per appaiarsene di tutt’ora non sconfitte, recondite paure.

Lo vedi passeggiare, “discreto”, parla da solo nel sottovoce più “irriguardoso”, soffre silenzioso in tanti rimpianti da piagnucoloso. Sempre si lamenta ma non apre la mente.
Lavora tutto il dì, spacciandosi persin da “giornalista”, poiché sa vender “bene” le sue rassegn(at)e stampe, fotocopiandole nello scremar immutabile, incancellabile, ideologico d’un fascismo che ancor gerarchico scinde l’umanità fra “bianchi” contro neri, s’immola infatti all’Altare “patriottico” del falso nazional-popolare, fuma le popolari con far da pollo che tifa, finto-sinistroide, per un populismo di facciata a salvargli il cul sempre parato, ma poi “sbocca” di “Ammazza che figaaa!” nel suo volgar palato…
Ah, sparla, chiacchiera ma non favella, seppur la fava “bella” tra le prostitute si diverte da “felice e contento”. Quante mess(alin)e il nostro “chiesastico”. Quando vien attaccato nella sua “intoccabile” dignità, con tanto d’attestati e dunque presume lui da “piedistallo(ne)”, ti borbotta contro da “educato” nelle più caudine violenze psicologiche del “mobbing”, abbindolandoti d’altro “abbigliato” nell’uso dei suoi costumi… I fessi abbaglia, dietro “dorate” carte di cotanta (im)postazione.

Così, i creduloni a costui si prostrano, mentre più lui li frusterà per (ar)renderli sol che più frustrati, col ricatto del “Pane e vino non ti manca, prega Iddio e la ricotta… puoi guadagnartela da fornaio, infornando quindi tutte le molli(che), come da pagnotta del porcellino… sì, pian pianino, qualche soldin’ riempirà il salvadanaio e anche tu fornicherai, ieri non hai avuto culo ma, sudando f(at)ica, vedrai che sarà poi un buon an(n)o, caro il mio suonato e asino. Intanto, ti servo il mio forcon’”.
Sì, l’uomo medio italico incarna alla “perfezione” tal teorema previo che, se ti ribelli, ti spellerà di coercizione, con sedative azioni della “sanità” ché “santifichi” appunto sol la tradizione di tal “gioiosa” società.

Per “ficcare”, devi integrarti di “pene” integrale, mai cornificare le regole “piane”, altrimenti il piano regolatore potrebbe subire delle “botte” di contraccolpo.
Meglio contenerti subito prima che tu possa dilagare e le sue donne “allargarle”, tutte bagnate al “lago” di “Gardaland”. Se sei un drago, soffoca i tuoi fuochi ardenti, perché il conformista ti deformerà a puntino, dunque al dente in quanto tu ancor “nullatenente”.
Eh sì, per mantenerti corrotto, come richiesto dal porcile, sii bad lieutenant del Ferrara. Solo dopo aver rubato, potrai guidar il Ferrarino da uomo del ferr(at)o. Non far il Messia, sei solo un povero Cristo.
Così, di generazione degenerata in “geni” mal “inseminati”, l’uomo medio placa il panico ma, da me, solo che pugni in faccia. Altro che al prosciutto panini!

Egli è omofobo, razzista, ce l’ha con le inflessioni dei meridionali perché reagiscono senza riflettere a mo’ di “grammatica” del suo soffocante diaframma, l’infiammerebbe tutti nel secessionismo più rescissorio.
Egli firma cont(r)atti ed è di “buon” tatto, che “galante”. Si profuma col borotalco e va con donne “acqua e sapone”… sì, depurando… tutti i suoi risparmi. Quelle son Escort “pulitissime” ma nessuno lo saprà mai…

Ora, da me nessun timore reverenziale. L’uomo medio è pappone e critica i ragazzini con la “pappa pronta”, dando loro dei buffetti… alla Pippo. Li considera imbranati, e li “castra” sempre più affamato nel bramar e, di tanto “amore”, appunto sbranarle…
Di mio, sono il suo sbrinatore, sì… se mi scaldo, gli gelo il sangue e da me sol che dei gelatini per leccarmi il “cioccolatino”. Visto che dolcezza, gran testa di cazzo?

Comunque, Michael Mann doveva girare il film Frankie Machine con Robert De Niro. Il film fu messo in cantiere ma s’incagliò, quindi non andò in porto.

Io ho letto la novella di Don Winslow da cui lo sceneggiatore Alex Tse trasse la sceneggiatura incompiuta, mai filmata di firma autoriale.

Machine, in origine, si chiama Machianno. Viene richiamato all’ordine dai malavitosi, che si professa(ro)no suoi “amici”. Gli consegnano una mission, cioè ritornare il sicario che fu nei luoghi dei suoi delitti, dopo che s’era impigrito “a letto”.
Frankie si accorgerà che voglion invece ammazzare proprio Lui.

Ma Lui è Lui. Guarda gli scagnozzi, impauriti… il nostro Machine. Loro, non sanno se scappare di gambe levate o di bugie corte son nelle mutande cagasotto?

Il più “tosto” grida Se machì chaminin, se nan ne machì, non ne schamiscen! Sì, detto calabro-lucano-siciliano che, tradotto, significa “Se dobbiamo andare, andiamo, altrimenti non andiamo…”.

Infatti, è la seconda… non andrete da nessuna parte, perché vi ammazza.

Ora. Ciò non ha molto a vedere con Accolla.

Ma anche sì. Leggete quel che si diceva di Lui poco prima che morisse e capirete perché non meritavate un Tonino.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. 48 ore (1982)
  2. Per favore non mordermi sul collo (1968)
  3. Collateral (2004)

James Franco contro Zeffirelli che “compì”, di compitini, le primavere del suo cinemaccio “toscanino” da analini


14 Feb

Mercoledì 13Venerdì “maledetto” nel Febbraio 2013 d’italioti Zeffirelli tanto “taglienti” e pungenti quanto subito “unti”
 
Ieri dopo nel domani, Zeffirelli Franco ha compiuto 90 anni. Vi posso garantire che presto morirà, e girerò il film post-humus intitolato Franchetto nello zefiro Ponente di Franchi che lo francobollerà, papale, a Zagarol nel Levante, cioè nel levarcelo

Quando un vecchio invecchia di più, lo si celebra “alla carriera”. Carriera di che?

Zeffirello, per dirla alla Abatantuono, ha solo che girato drammoni pesantissimi, quasi tutti (rag)giranti nel chiodo fisso del sesso religiosamente ameno, amletico, “sorellizzato nel fraterello dietro gli alberi”, cinemucolo lunatico, volubile e volenteroso quanto poco solare e tristissimo come la Littizzetto che attizza solo il fruttivendolo del rione “Mi sciacquo i peli col sapone e vendo i miei salmoni con un’Hayek Salma d’onanismo serpentesco dal tramonto all’alba, abbaiando nel lupus in fabulina con tanta macedonia di fragoline”.

Esperto della lirica e di come rubava le diecimila lire agli spettatori circuibili coi suoi “filmoni” iperstrascicati e “incrociati” all’ossessione latente dell’italiano demente e medio, timorato di Dio, ecco che partorì dilanianti Gesù di Nazareth, San Francesco a “schiarirlo” dentro Chiara, con Massimo Troisi che lo “parafrasò” di “Ma ‘sti uccelli non ne han le palle…”, Mel Gibson “shakespearizzato” con tanto di “H” sospirante che non va aspirata da pronuncia originale di “Hamlet”.

Otelli a mangiar le tagliatelle col tè di MussoliniCallas a Venezia coi forever “calli” ai piedi, Romei con Giuliette prima di Baz Luhrmann, sì, Zeffirelli anticipò il kitsch moderno su kiss tragicomici del “melò-ne” su poesine per il paesano sognatore.

Tutti i grandi attori americani, a cui inviò il copione (eh sì, copia Franco, siam onesti, lo sa la ripetente Franca, detta “La calabra-lucana che ama la libertà della Francia ma mangia sol le mozzarelle di Robiola Osella come Rossella di Via col ventodelicata fuoricremosa dentro”), accettarono commossi… cerebralmente. Dopo aver lavorato con lo Zeffirello, la loro filmografia ha subito un balzo…, in giù. Pensiamo a Jeremy Irons, me l’ha reso, da M. Butterfly, un povero Cristo, o a William Hurt, da iconoclasta a “casto”.

Già, Franca veste a fiori ed è sempre “in festa”. Ma tutti la (ap)pestano, e nessuno la sfiora neppure con una rosa, figurarsi se la sua figa vien “forata”. Ah, il suo seno “maternissimo” produce latte per il formaggio del suo “grissino” spizzicato coi deliri erotici notturni davvero “Harmony”, tanto che Korine, il regista che si scopa la Sevigny, ispirandosi alle sue avventure “durissime”, sta già “montando” il biopic a “ella”-o-Maggio, di pesco, di poco conto e nessun coito, chiamato Date a Franca un Kid e ve ne sarà “grattata”.

Dopo tale Franca, donna “tagliata”, tornerei al cinemino di Zeffirello.
Cinema veramente italiota che gioca sui complessi di colpa del cristiano moralista con tanto di Rosario su Battesimo-battete le mani e “arrossare” il pene, ipocrita, “impiantando” il suo “farsi pena” e, d’in-salate, consolarsi nella consueta Consuelo, famosa colombiana “pasquale”, quando “vola libero” dopo tante pre-occupazioni.

Sì, Zeffirello è da osannare su musica del Toscanini, infatti nacque Corsi Gianfranco nella florida Florence.

Zeffirello è come l’Italietta tutta truzza che, dietro prediche dal balcone, osserva nel panorama “deserto” le tettone delle spettatrici sugli applausi nel loro spalto d’appalti edilizi da “virili” con ricatti-ricotte, fortilizio!
Ci voleva la forza di Sansone per massacrare una famiglia d’idioti, capeggiata da Matteino, il gran chiacchiericcio delle sue puttanine, nello sputtanarli con tanto d’ultimo monito potentissimo e “spuntatina”

Eh sì, Matteino, il diplomatico maialetto da Minghetti “liceino” e uccell’ di ditone medio a mandar “fanculo” a tutti, nel suo fottersene d’affezione davvero romantica ed “elevato”, quasi quanto la sua “egregia”, spettabile, appetitosa coscienza fra le cosciotte delle sue pollastrelle, non aveva previsto che il falotico mutar può ora richiedergli una multa, assassina come i suoi crimini “legalizzati” pro-tesi ad ammutolire il prossimo quando non par(l)ato dietro i suoi pezzi di… carta. Ah, alla carne il porco approdava, sbrodolando, con “prode” tanto lodata di “laureetta” d’aureola del reuccio a “fregare” color che, frignanti-ebetucci, abboccavano alla, eh sì Lucio Dalla, sua bocca “nobile” e “arguta”, di scibile magniloquente come la cattedra da fetentissimo che può dar patenti iellate e “schizofreniche” a suo sfregio da “fregolista”.

Ma, Matteo, tanto volle ammattire quanto presto finirà fra i matti, anzi al macello.

Egli, rispecchiando il “tricolore” del suo trombone, come da generazioni DNA di genitali gelidi m’anali (è in bacheca d’annuario “arrivato”) della sua razza “frizzi e lazzi”, incrociò sulla sua strada “asfaltata” colui che l’ha tirato. Tanto se “lo” tirò, “stappandolo” di brindisi e “brillantine”, che presto gliele strapperemo e lo metteranno al tappeto.

Non è “affare” mio il suo “arnese”, ma competenza degli “organi”… legislativi, i quali saran molto “lassativi” a digerirlo di “diagnosi” alla Costituzione “ricostituente” su emicrania del frantumarlo.

Ciao Matteo, salutami tua madre, signora di “onorevole”. Infatti, il padre, e dunque delinquente marito, non solo di “lingua italiana”, par che la tradisse con la consorte del fratello, disegnatore “romano”, ché ri-filava “alla romana” quando lui tratteggiava i “fumetti” della Rai mentre “era in vacante”.

Eh sì, Matteuccio, detto “Il merluzzo per le citrulle”, deve stare solo che zitto, giunti a “destinazione” del suo “cestinarlo” in manicomio, come presto avverrà da ingiunzioni psichiatriche, altrimenti le sue “Maui ans Sons”, d’ammanicato, oltre alle manette si beccheran Scevola e tutto “violetto” di “culone”.

Ove va il “gallo” al lardo, ci mette lo zampino e il mio bau bau t’ha sbranato.

Matteo, Miao!

Matteo, “regale”, regala zaffiri alla sua “firma”.

Con tanto di timbro nel “mittente”. E dire ch’era “eminente”.

Per finire con “dolcezza”, sposterei l’attenzione da Matteo a questi attori della Mattel, industria di bambolotti hollywoodiani:

 

1) 

 

Depp Johnny. Ammettiamo, bello è bello, cari maschietti rosiconi ma, ai Grammy, ha sfoderato una voce dark su espressione pirla.

 

2)    Pitt Brad, col Tempo è diventato un attore “maturo”. Ma l’impatto da pantaloni “zotici” è rimasto con tanto di “sberla” a dirti: “Ehi, bambina, t’accalappio nel killing me softly”.

 

3)    Clooney George e Affleck Ben. Le donne concupite  (tanto le donne non capiscono, eccome, un caz’…) e i soldi rendono l’acerbo un politico. Clooney è passato dalle copertine, ove tutte scopriva-scopicchiando, ai film “impegnati” (eh, come “impregna” Georgino le “prugnine”, nemmeno il Berluscon’), mentre Affleck, da Pearl Harbor s’è dato all’Oscar per Argo.

Io li seppellirei entrambi a Predappio…

 

4)    Le streghe “vengon” con Nolte di scarponi tutti rotti su camicia “al mascarpone”.
Anche un Nick può entrare al Chateau Marmont, fregando la sicurezza su “giullare” formato “Ciut”, espressione meridionale per identificare, “di primo pelo”, un deficiente che se le fa in barba…
Il mio video per antonomasia, il mio onomastico è il 26 Dicembre da Saint Stefano, non vesto Benetton ma riempio l’abete di “botte” artificiali agli ebeti nelle bettole di Alberobello, ove i trulli tengon “caldi” i grulli. Io, che son il Marchese non marchettaro del Grillo, spingo nel grilletto delle femmine e spulcio le terragne nell’arte di “arrangiarmele”. Gnam gnam, se le mangiassero loro con le “cime di rapa”
Mostro la mia intervista televisiva a una “mostra”, e le domando come son “venuto”:

– Oddio, perché scrivi romanzi che parlan di mostri?
– Te lo dirò dopo, vuoi vedere quanto ce l’ho “mostruoso?”.
– Dai, non scherzare, non “schizzare” subito. Non sei tanto a posto.
– Sì, non s-compormi. Non ho scheletri nell’armadio scomponibile, ma te “lo” Pongo affinché tu possa plasmarlo, sviluppandomelo nell’ingoiarlo-avviluppante di cavalcandola di chiave al buco della serra-“dura”.
– Ah, la butti sempre sul sesso. Marpioncello, t’ho tolto la maschera.
– Sì, ora posso struccarti il mascara?
– Che cosa?
– Quale coscia? La destra di Monti ch’è un montato col montone di Bruno Vespa, uno che querela i vispi in motorino Vespina mentre svelto guarda, di neo, la Brambilla demolition man, la Sinistra di Bersani o nel mezzo del “sano e felice del chi va piano, verrà planando, speriamo non lontano ché oggi i vicini ti denunciano per evitare casini che “piscian” fuori dal vaso di “terracotta” in quanto è troppo cottoletta a insudiciare i letti della cornificante del quinto?
– Che sta’ a dì?
– Dico che, se tanta mi dà del tonto, io nel “forno” la “cilieginizzo” di torta del mio “torni(t)o”. Tutt’attorno, leccando goloso, infilato nel “filotto” del clarinetto su ancor più di “basso” ritornello Arbore, l’ardente in “Venier” Mara, trombata al mare:

Metti che ti presenti a una ragazza e dici “Suono bene il clarinetto”.
Metti che lei capisce tutta un’altra cosa e ti fa subito l’occhietto.
Metti che sei un artista puro e questa cosa non fa certo un bell’effetto.
“Il clarinetto, quello che fa filù filù filà filà”.
Metti che lei non è un’artista e con la musica non prova alcun diletto:
il clarinetto si butta un po’ giù.
Non c’è emozione né soddisfazione a suonar da soli il clarinetto.
È uno strumento un po’ particolare che ha bisogno di accompagnamento
Ma dove sta una chitarrina per suonare insieme con il clarinetto 
jazz 
per fare qualche pezz’, per fare un po’ filù filù filà filà.
La cerco come la Titina questa bella chitarrina per far qualche 
swing
mentre il clarinetto sping…così nasce un bel 
blues.
A-hum! A-hum! A-hum!… A-hum! A-hum! A-hum!
Senza la chitarrina non puoi far manco una canzoncina un po’ sveltina in do
e allora come fo per fare un po’ filù filù filà filà. 

– Va’ a dar via er cul’!
– Lo so, sono Ercole!
– Quindi?
– Dimmi quando, quando, quando?
– Ah, sei proprio simpatico e stravagante.
– Ecco, allora non “farmi” l’antipatica, basta con le apatie. Straripiamo e ti “pompo”.
– Cosa?
– Quella che sta dietro.
– Il sedere?
– No, non sedarmelo. Dammela!
Dai, metti su i Doors, basta con queste piadine da Samuele Bersani. Quello fa solo piedino.

Sempre a piedi rimane, e rema senza “crema”. Col Cremino, sì, però stecca-lecca.
Sì, uno da Sanremo.

Alle prossime elezioni, non votare Neffa, piattola della “musica” nostrana del devi stare molto calmo.

Neffa deve solo sniffare con la sua “signorina”, se non vuol pigliarsi un cazzo-tto.

Sì, ne ho visti. Psichiatri altolocati col desktop della Fortitudo a fortificare le depresse pazienti “con un poco di zucchero e la pillola nelle tue Poppins…”, dei troioni con gli occhialini a cui ficcherò solo le “testone” contro la vetrata.

Chiaro?

No, saremo in Giancaterino, giornalista del Pescara, che pescai di pesce nell’Elvira che non me lo evirò affatto. Anzi, sfatta, ancor ricorda come la “feci”.

Ciao Elvira,
non voglio assillarti. Hai altri impegni, più inderogabili, che ti prendon di più d’uno che puoi prender per i “fornelli”. I fondelli lasciamoli ai fornai con la panetteria. Pen-s-iamo alla tua “pasticceria”. Sì, come lo pasticci tu, neppure la pralina che toglie la “papalina” al mio “pipino” mandorlato d’occhiolino per il “budino”.
Ora, lunghe, impetuose e tortuosissime curve si “dipen’… aron-ararono”, non pian in me, di rehab (non) adattato ché non allattato alla comune(lla) massa-ia, uno che è massaggiatrice solo d’olio d’arachidi. Non fare la Kelly Preston che dimentica di come me senza se ma “Madonna quanto sei bona!”, Travolta John traditore, mi perdonasti quando lo donai a Donata, una che al cavallo… guarda in bocca. Ah, soffro d’aracnofobia, e pulisco il soffitto della mia palafitta dai ragnetti, gente nerd alla Spider cronenberghiano nel meno man del Tobey Maguire col Garfield version arruffato.

“Menamela”, mie melina, sei sdolcinata e io te lo cuci(n)o. Ah, come cuocio il mio “cuoio capelluto”, neanche Alberto Lupo, e nella tua varichina-vagina “tutto” (ri)gira per girini erogeni.

Di mio, oggi son poeta e romanziere, che tu potrai disprezzare ma il mio prezzo è unico ed eccezionale, perché non scontato. No, scontai il pene degli ignoranti, virili di villica boria ma sfiatai nella Lettatura senz’aria fritta, sebbene me le dia di “martellate” e anche trivellate…

Troverai le mie opere (co)sparse nel net, nettaron’ ottimo di mente raffinata e olfattiva, non macrobiotica nelle etiche(tte).
Morale anche m’immolo a Montale, sono un bel ragazzo, perché negarmi un bacio sulla f-r-onte? Sì, sii sfrontata. sfacciata e deturpami. Colgo la “fragranza” del tuo (s)turbo, disturbamelo purè.

Eccolo a te, offerto su un piatto d’argento. Pronuncia la parola magica di “Aladino”, cioè “Genietto”, e vedrai come entrerà nella “lampada” di te “abbronzata anche nel culetto di bianchetti.

In poche parole, sei una zoccolona.
Spaccamelo con “comodo”, ma prima appoggia il fazzoletto, da te sporcato, sul comò.

Sì, ora mi dai del comico da nosocomio ma so che volevi ammorbidirmelo nel durevole coccolino.
Lo av(r)esti, ora vestiti. Sei oro e io avaro. Anche Vitali Alvaro.

E non rompermelo più…, devo “spartirlo” anche ad altre.

Finale con ammenda: chi mangia la merenda, è un Luc Superfantozzi.

Parentesi con accenti e virgolette di altro carattere su mia caratura:

incontro una ragazza, mi squadra perché m’ha “inquadrato”. Di mio, non indosso la camicia a quadri, dipingo solo dei quadretti sul quaderno:

– Come faccio a piacerti se non ci siamo mai sentiti?
– Eh, ma io la sento tutta, eh?
Sembro assente, ma sono un sentimentale.
– Mi sembri un demente di tal mia sentenza: “Soffri di disagio”.
– Ma non andrò adagio.
– In che senso?
– Voltati, ecco l’involtino!

Preferisco i maritozzi di panna infilata nel tozzo.

Insomma, donne, accettatemelo, sì, ascia fa rima con liscia.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Amleto (1991)
  2. Fratello homo sorella bona (1972)
  3. Franco, Ciccio e il pirata Barbanera (1969)
  4. Romeo + Giulietta (1996)
  5. The Doors: Live at the Bowl ’68 (2012)
  6. Sballato, gasato, completamente fuso (1982)
  7. Il Grande e Potente Oz (2013)

Warrior(s), conosci il tuo nemico


17 Jan

 

Sempre guardinghi noi lupi.

“Gangster Squad”, una strepitosa Featurette


01 Dec

Se ne parlerà, a partire dagli attori. Un noir fumettistico di next level.

 

(Stefano Falotico)

“Cape Fear” – Recensione


08 Oct

Un brivido sanguigno, acu(i)to nell'”incolmabile”, lacustre, “lenta” paura serpeggiante che (si) culminò

Carnefici(ne) o pure “sdrucciolevozze” d’una sbriciolata purezza

Siamo agli albori e negli “alberi” di questa tetra Notte, ove il Diavolo si camuffa “ipocondriaco” e mutevole, “artefatto” in un’anima che ne reinventerà altre, sventolando fiero nella sua vinta (ri)vincita.
Si “scuce”, “inscusabile”, lungo le “fontane” di brillanti borghesi a cui perlustra le proprietà private, minandone la contentezza di sardonica “euforia” nella brezza ferale, dolorosissima d’amarezza “inoltrata” nei suoi respiri attorcigliati a “grappoli” di sbrindellata, lacera m’ardente ancor vanità.
Soffocata d’urlo a rapir la magia d’attimi rubati, torpidezze d’una interezza umana “intirizzita”, rizzata ancor di vendicativo, erto ed “intrepido” animo d’audacia “lanceolata”.

Linciati (s)moriamo al buio…

Usurpata, brutalmente deturpata dalla maschera d’una legalità “mendace” per salvaguardare le “selve” dei floridi sogni innocenti dal lupo demoniaco dei boschi inf(r)anti.

Aleggiano, anzi, gli spauracchi d’un corvo notturno, lucidamente “levigato” nei furori d’una “insormontabilità” biblicamente punitiva a “veleggiar” di veleni reincarnati, quindi “carnali” di brada (ri)torsione, muscolare in guaine di guanto “liso” che si sfila, terrificante di “tremolio” alle coscienze, nella sfida superomistica intrecciata su deliri “misticheggianti” d’una onnipotenza “fischiettata”, di “rafforzata”, “stanca”, affranta “filosofia” però superba e invincibile come un Babau angoscioso nella sua carezza “azzannata”, a sé (dis)cinto, scultorea maceria del suo inestinguibile incendio che si “carbonizzerà” (ri)nascendo dal nero, “innocuo” bruciargli il Cuore.

Folclore dei colori in lui spenti e (il)lesi. “Carnevaleschi”.

Patimenti e martirio intagliato nelle vene “respiratorie” del suo arroventato asma delle illusioni perdute. “Mostro” d’ancestrali inferi, infuocato nella “luce” madida dell’oblio in cui s’eclissò, “claustrofobico” sarcofago di pelle umana denudata di “virilità” tanto “digrignante” nel luciferino, epico odio a chi, tanto “integerrimo” nelle prigioni della sua afflizione ne ha macchiato l’onore e il diritto alla vita di castigo (im)penitente, quanto laido nella “Pentecoste” di cattiva sua bugia “pestifera“, ne morsicò con indelebile (in)giustizia il primitivo candore.

la morte corre sul fiume del “predicatore…“.

La “scolaretta”, che non ha visto il film, alzi la mano in segno di “bianchezza”.
A componimento del suo tema “favolistico” che, dopo la visione, cambierà di “variazione” al sentirla.
Alla percezione repentinamente spaventata dalla sua, appunto, ingenuo vederla in “bianco” e nero, or opacizzata, di “grida”, nelle “languide” dissolvenze del suo “pensierino” che “galleggia” allucinato sull’altra sponda del laghetto.

Max Cady, accusato di stupro nel 1977, torna in libertà e si trasferisce proprio nella cittadina ove vive il suo ex avvocato, Sam Bowden. Una “ridente” e “calma” (anche troppo) località della Florida…, il “loculo” del “Male”. I “luoghi” del delitto (im)perfetto che (ri)tornano.
E terrorizzano…

Max, infatti, non è tanto contento del suo “difensore”. Poteva risparmiargli o “alleggerire” leggermente la sua “crocifissione” tra le bestiali “fiamme” dei carcerati, solo se non avesse omesso il “fascicolo” del “sesto emendamento“…, “trascurabile clausola” che il nostro “stinco-santo” Bowden, “tacitamente”, non rispettò, tradendo “poco po(r)co'” il patto di lealtà alla Legge di cui dovrebbe essere “emissario” e “non “giudice”…

Anticostituzionalità di “promontorio” divino…

Nessuno, in questo Mondo meschino e crudele, porge l’altra guancia, anche quando (e se…, “come”) “peccò”.
Così, inizia una sfaccettata e complessa, combattutissima “fiaba”… dei “teatrini”… degli orrori.
Dunque una faida alle fedine, a chi è pedina(to), alle federi, alle fedi nuziali e alla fede(ltà) a Dio nella sua Holy Bible.
“Sgualcita?”.

“Fine” del filmone.
E del sermone.

Cristo sia lodato.
Sempre sia lodato.
Scambiatevi… la “Pace“.

Segni, segnali.

Amen.

(Stefano Falotico)

Per chi non l’avesse vista, “riclippiamola”:

 

Il Mondo è folle, questi attori di più


05 Oct

 

Mickey, sessantenne mai arrugginito, sebben “strafatto” che tante se n’è fatte”.

La tintura di capelli stona con questi rombi su bicipite “al cerotto” e tatuaggi da occhiali da Sole.

Mito!

Nick Nolte, un attore straordinario (ed è indiscutibile), la cui vita però (non) sta “andando a puttane”.

E, di “pompetta” con pistola ad acqua, aggredisce i paparazzi, spruzzando alle loro facce.

Di “ghigno” si prepara a “mitragliare”.

Appesantito un bel po’, con le “sportine” spara “sportivo”.

Boombang, il Nick “temibile”.

Il fascino rinato, senza “pom(p)ate”, d’un ipnotico “matto”.

 

(Stefano Falotico)

Oscar 2012: i volti più belli, importanti o solo “impomatati”, o mattatori


01 Mar

 

 

 

 

 

In questo quartetto-pokerino, poteva mancare l’ass-o vincente di Jennifer?
Eh no… Vorrei ben vedere…

(Stefano Falotico)

 

Nelle notti, c’è Nick, di cognome Nolte


11 Nov

 

Nicki, vieni a me…

Nick Nolte…

 

Nick Nolte: ritratto d’attore, o della sua furenza nell’aurora
Un Uomo rugbysta, arpionò se stesso senza taumaturgico buonismo, nella fantasiosa evasione dalla grettezza in cui s’aggrottò, per grinze che lo rapiron del suo “rapinarla”

L’osceno si mescerà, intorpidito fra ombre fugaci, a volar sinergico entro diademi che l’intingono d’una decadenza “moribonda”, da ubriacone che si liqueferà in sé, alle maliardi origini ove la sensualità peccaminosa s’intreccerà alla Luna, per danze “leviatane” d’insondabili abissi del Piacere, ludico nell’intraprendenza che, irosa, dondolerà tra furtivi occhi incendiari e una mistica visione del suo delirio più “balocco”.

Tepori ermetici che si squaglian, nella “divelta” nudità d’oasi ove la felicità dell’anima fu scarnificata da abominevoli urla a “svezzar” l’attimo fuggente della loro imperiosità, dello Sguardo “amniotico” fra neon che s’abbacinavan di sogni dalla dormienza “cheta”, fors’era morigeratezza di crepuscolari dissolvenze, o le “insolvenze” con un’anima incatenata al suo famelico & fiammeggiante incanto, o solo (auto)inganni.
Di famelicità sbiadita nel pasto dell’agghindata lussuria borghese. L’esposizione, espoliata, di “foglie” che “squittivan” nel vento, nelle repentine, o alla serpentina, estasi vagabonde d’un etereo Inverno dal Cuore estivo. Senza proibizioni restrittive, o “bavagli” a cellofanar le “palpebre” dal nitor “svagato”.

Caduhi, “imbruniremo” ove il tramonto “verdeggerà” in strazianti tormenti, l’afflizione s’appiccicherà con sollazzevole “vergogna”.
Ah, la vergogna di se stessi, primo passo per elider i crepitii gioviali delle giovinezze “eterne”.

Vergogna è un ebefrenico snervato d’avvilenti “genitorialità” che lo “adultizzaron” con perentori “Dai, cresci, dove hai messo le palle?”.
Vergogna, è “lui”, che s’atteggia, insuperbito, in raggiri a circuir il prossimo, per plagi alla sua anima, e le sue geriatriche analisi d’anale pornografia.
È “lui”, che scarabocchiava la sua inutilità, “psicotizzandola” in un'”avorio” sempre macchiato dall’ipocrisia godereccia, per “sbrecciar” in verginelle da concupir per un godimento “svelto quanto immondo”.
È la sua ignominia che “nobilizzava” chi lo “discerneva” saggio, e precipitò, poi, in un mare di guai, ai primi “rintocchi” d’un adattamento che non più s'”allatta”, sebbene solo lo “alletti”.
È la sua sguaiatezza che schiamazza e s’attornia di puttanelle per “benefici” sfoghi, o le fighe più addomesticabili dalla sua retorica “immalinconita” nell’erotica “maledettistica”.

È l’ignoranza cafona di chi non ha mai aperto un libro e “vanaglorieggia” di “scibile” citazionistico, col clap clap pronto all’uso per quattro imbalsamati del grande schermo, alcuni da schernire, altri da “incenerire”, altri da “arianizzare”.
È, per questa e altre mille ragioni, che un Idiota di tal fatta, così sfatto, deve rassettarsi il bavero a asciugar la sua bava, perché io son e sarò lava “inferocita” come un guascon Nick Nolte.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1.  48 ore (1982) La vita non è una partitella “a tenzone” fra gonzi, son strade “innaffiate” d’asfalto ruvido che non “pneumatizza” neppur le gomme da masticare, anzi, n’è mastice.
  2.  New York Stories (1989) Creazioni di “creta”, anima avvilita, sola, torrenziale “in piena” o alla Jack… “torranceiante“.
    La nevrosi dell’artista. L’ispirazione di chi ansima, però respira.
    Oblitererà un viaggio per le “lagrime”, ma seppellirà la putredine con le sue “redini”.
  3.  Cape Fear. Il promontorio della paura (1991) La classe media è “a mezza via”, fra la giustezza della giustizia, e le bugie dell’omertà.
    Il matrimonio è un’altra maschera, e i figli si “crescono” nel rispetto delle “regole”. Ma, irregolare, nella “stuzzicheria” della trasgressione, “lo” trastulla per la collega, con moine “simpatichine”.
  4.  Affliction (1997) Relitto, il suo “delitto” a se stesso.
    Morirsi dentro, o spaccar la faccia a chi ti vuol spezzar le gambe.
    Afferrarlo per il “cravattino”, il “fratellino” e sputargli in viso che è una merda! Come tutti gli altri!
  5.  La sottile linea rossa (1998) Incassare tanto, da perdersi nella follia d’una guerra personale, impartire ordini per bombardare le ultime speranze per una “medaglia”.
  6.  La colazione dei campioni (1998) L’immensità del “fallimento”, in “ghingheri” nella dignità smutandata che se ne frega.
  7. Warrior (2011) La stereotipia dell’alcolista, che eppur si muove, non muore e si commuoverà.
    Applauso! Retorica in grande stile, da cane rabbioso.

 

 

 

 

 

Guerrieri… Notte, nella pirotecnia delle botte!


10 Nov

 

 

 

Lezioni retoriche di Cuore in una Pittsburgh infiammata di crepuscolare “corposità”

Lungi da ogni dubbio, rifuggiamolo, Warrior non è un capolavoro, ma lo “capolovorizzeremo” perché s’incendi nella retorica, “magnanima”, che gronda (d)a ogni fotogramma, quasi scandita nelle nerviche nerezze di nuovo accese di combattenti, ove il ring delle arti marziali miste è solo il pretesto per inscenare la lotta, ben più filosofica e quasi ancestrale, di magmaticità profumata nelle ruggini del Tempo, dell’Uomo, in senso alato, alleato, senza panegirici aleatori che l'”agghindan” di “sbiadevoli” sogni della “taumaturgia” di quella dottrina che c’insegno che il “migliore” vince e il resto, inconsolabile, s’avvoltola, anche in arrotolate sigarette o alcol dalla sbronza vivacemente funerea, nella e per la sopravvivenza.
Nelle tortuosità impervie dei castighi della sua stessa “afflizione”. Quasi, per perdonarsi. Per abbagliar la dignità, anche quando non è più “in piedi” o barcolla, “mendicandola”.

O’Connor è un artigiano che, elasticamente, dilata le anime dei suoi personaggi, a intingerli d’umana e, nostra, commozione.
Disperati “balordi”, anche uno che è professore di Fisica, costretti a guadagnarsi, oltre che il rispetto, forse anche il “tetto”.

Due fratelli di sangue a dissanguarsi, spellarsi in ferite che si (in)taglieranno picchiandosi corpo a corpo, inesausti, con un padre balena bianca che custodirà sempre quella purezza estinta ai primi colpi inferti da Achab.
Un Nolte, sempre di Notte o nella foschia impalpabile d’un mattino nella “grinza”, che spera sempre combattivo, dopo averla sperperata, e “gironzolata”, addobbato nel suo accalorato, laconico ultimo tifo e giro di boa.

E loro, Tom Hardy e Joel Edgerton, l’orso “cattivo”, eroe di guerra che non sa che farsene delle medaglie al valore, e un Uomo comune e rispettabile con una vita “normale” e una famiglia da non sfamare al “buio”.

Prevedibile, scontato, aspettiamo solo chi vincerà nel duello dell’eterna rivalità, senza esclusione di colpi e senza precluderci la lagrimuccia.
Su, è colata mentre speravate di ridacchiare, non “mentitela” furbetti, e immacolata ha tradito la vostra bontà.

(Stefano Falotico)

 

 

 

 

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