Archive for September, 2012

I De Niro d’una prossima “(ir)realtà” – Coming soon, subitanei imperdibili, “sudateveli”


21 Sep

 

Adora De Niro come “sparli”, non avrai altro Dio al di fuori di Lui, cioè me(desimo)

Ogni attore ha un suo perché, un “tepore” tutto suo. In Letteratura si chiamerebbe “poetica”, cinematograficamente si utilizza la stessa espressione associandola allo Sguardo. Oltre a quello del regista che ne fotografa, esalta, accentua, a volte (se non lo “prende” per il verso giusto) ne sminuisce il carisma, o ingigantisce le sue doti attoriali.

Nicolas Cage n’è un esempio lapalissiano. “In mano” a grandi cineasti, si trasforma e i suoi eccessi (anche se non sempre) s’accordano alla virtuosa macchina da presa che lo “sbalza-rimbalza” modulandosi attorno ai suoi occhi celesti con “sfumature di grigio“. Sì, fra questo libro per educande frustrate in cerca dell'”amante” sognato da “stoviglie” di (di)letti focosamente immaginati, ove le “sacralità”, ardendo di lagrime amare, porgon baci alle mura incancrenite del rimpianto, preferisco la sincerità “tamarra” d’un Nic(helino), per accensioni di recitazione smodata “misurata” nelle sordine d’un Maestro che lo imbriglia, tenendone a freno gli “istrionismi” che “bucano” lo schermo, anche troppo, anzi in modo “nevrotico”.

Eppure, fra i patatoni Clive Owen e i “pantaloni” di Colin Firth, a mio avviso noiosetti e con qualche smorfia che “ammicca” più del “dovere”, fra la “pazzia” da “LSD” d’un Nicholson grasso oramai quasi quanto il suo ex vicino di casa Marlon Brando, tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, perché mai mettere il dito nel “mezzo” di marito e moglie, semmai De Niro. Che, di neo, pitta il Piacere, solleticando l’eroe erotico della sua ambiguità “furbetta” da lupo inesausto,”assetatissimo” (uh, lenzuola di seta e “fame”), “integrale”-rassodando, d’occhio “alludendo” e di gambe “farneticando” con “panegirici” che amano il corteggiamento (in)diretto che sai ove andrà a “parare” ma intanto “parla” a iosa prima delle ros(s)e.

Quanto lo subissaste di critiche dilanianti. Solo perché volle concedersi il lusso di qualche “ferie” autoparodiante come i commedianti d’un Tempo nel verso a se stesso del mito che fu(rono)?.

Beccatevelo quest’anno, zitti e mosca!
Egli ronza, di donne s'”abbronza”, di capello s'”ammoscia” un po’ viscido e come Sean Penn si sbronza da bianco che ama la nera Hightower e di Tribeca spende e di Trinità epica si espande.

Allocchi, per guadagnare baiocchi non dovete abboccare ma rimboccare.
E, se vi andrà male, sarete comunque bravi ragazzi.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Red Lights (2012)
    Egli vede tutto. Sembra cieco ma è più in gamba di chi vuol metterlo in ridicolo.
    Riapparso è Egli ora, come allora prima che scomparve.
    Nella confusione “di stucco” generale che non ci capisce nulla, come la Critica americana “interdetta” da un “arcano” oggetto misterioso.
  2. Being Flynn (2012)
    Geni si nasce, barboni si diventa.
    L’inversione della massima di Totò.
    Lui lo nacqueSignori e signore, ma le circostanze posson “annacquare”.
  3. L’orlo argenteo delle nuvole (2012)
    Leggere Hemingway può aiutare a superare un momento di “folle” panico.
    Sì, però se ci aggiungi il culo di Jennifer Lawrence, la “resurrezione” è totale…

“Stand Up Guys”, Trailer e Poster


21 Sep

“Hitckcock”, il Poster


21 Sep

 

Buonasera, ecco a voi, gentili signore e “signori”, uno dei più grandi geni della Storia del Cinema, sua Maestà Alfred Hitchcock.

Ed ecco qui una locandina “rosso sangue” su “gozzo” suo pensante e portamento fiero da Anthony Hopkins.

(Stefano Falotico)

Michael Douglas sta bene? No(nno)


20 Sep

 

Se vi state chiedendo come sta Mike dopo il Cancro, la risposta è in queste foto. Dopo aver girato con Soderbergh, adesso è pronto davvero per una “rimpatriata”, Last Vegas. Comunque, “traslando” la battuta di Jerry Calà, Catherine rimane “La figas…“.

Eh sì, il marpione Douglas c’è “tutto” ancora, nonostante la malattia. Guardatelo qui come “occhieggia”. La passerella è una scusa per l'”accrescitivo omonimo” di queste qui…
Il famoso homo sa… piens ove “piantarlo”.

Come ha fatto a curarsi? La risposta è “accavallante”.

Eh già. Guarda come “ghigna” Michael.

 

Comunque, “detto” come va “dato” nella Zeta-Jones, l’occhio da “rinco” c’è rimasto…

 

(Stefano Falotico)

“The Hobbit”, il nuovo stupefacente Trailer


20 Sep

“L’era…” l’ora.

Eccolo, è arrivato, “disponibilissimo” su ogni piattaforma delle più fantasiose immaginazioni.

(Stefano Falotico)

Memories Look at Us: Dedo


19 Sep

Per gentile concessione di Spaggy, il giornalista Pietro Cerniglia, posto questo “copia-incolla” del suo sentito, commovente “Forza, Dedo“, utente di FilmTv.it.

Personalmente, mi è difficile iniziare questa playlist. Il compito non mi è facile per una serie di motivi, primo tra tutti il rammarico per non aver trovato il tempo di portare a termine una promessa. Non sono bravo con le parole in certe circostanze e, quindi, vengo subito al dunque. Da un paio di giorni, qualcuno ha provveduto ad informarmi che le condizioni di salute di una presenza storica di questo sito non sono più ottimali e dopo una lunga e ponderata riflessione “siamo” arrivati alla conclusione che fosse giusto condividere con chi gli vuole bene un documento in mio possesso da tempo.

Non so quanti di voi lo ricorderanno ma la scorsa estate ho curato una rubrica su Cinerepublic che si chiamava “A nudo”, in cui alcuni utenti si sono prestati ad un gioco di scrittura e a un paio di botta e risposta, ora seri ora sul filo del divertimento (il caro Panflo, lassù dove si trova adesso, sa ad esempio quante camicie mi ha fatto sudare!) ma sempre sul filo della sincerità. Lasciata in asso, quella rubrica prevedeva un secondo ciclo che in realtà, per cause concomitanti, non è mai partito. Tra gli scritti allora raccolti, ce n’è uno a cui da subito avevo pensato di riservare un trattamento particolare. Si tratta dell’ “A nudo” di Dedo… di Goffredo, il “nonno” ufficiale del sito da sempre contraddistinto dalla garbata gentilezza e dall’assenza della sindrome da “primadonna”, quella che colpisce il 99% di noi.

Lungi dall’idea di realizzarne un coccodrillo, adesso è arrivato il momento di dare spazio a quelle parole. So che ci teneva a raccontarvi chi era e come aveva vissuto. Qui, su FilmTv, e non lì, su Cinerepublic, “troppo complicato da usare”. Mi farebbe piacere se Cristina, sua moglie, gli raccontasse che, in questi meandri di opinionisti e addict da playlist, ha un gruppo nutrito di amici che lo aspetta anche per un semplice “ciao”.
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Se fossi costretto a definirmi in poche parole direi che sono cocciuto. Combattivo, solitario, realista ed insofferente verso qualsiasi forma di autorità. Se dovessi dare di stura ai ricordi, non basterebbe un libro. Quindi mettermi a nudo (giratevi perché non offrirei un bello spettacolo), sarà estremamente difficile ed ovviamente limitato. Mi è stato riferito che nacqui un mezzogiorno, da una primipara, in casa di mia nonna e pesavo 5 kg. Mio padre, sottufficiale nel servizio della Sanità, era in Africa a “conquistare” l’Impero.

Ma i veri ricordi cominciano ad emergere da quando avevo quasi 5 anni. Mia madre ambiva farmi diventare un uomo di teatro e ricordo quanto mi disturbassero le sedute di recitazione (piccoli monologhi), l’obbligo di andare a letto il primo pomeriggio per essere sveglio la sera sul palco, le ore passate ad imparare a suonare il pianoforte ed i solfeggi effettuati in casa davanti ad uno spartito. Non me ne facevano passare una: quando arrivava mio padre e veniva messo al corrente che ne avevo combinata qualcuna, si toglieva la cinghia dai pantaloni e, per quanto scappassi, riuscivo a prendermi una bella dose di cinghiate. Potrà apparirvi strano ma non era il dolore ad inasprirmi, ma toccare la pelle arrossata e sollevata delle gambe. Non fatevi un’idea troppo severa del loro comportamento. Non me la sento neppure io di provare rancore. In fondo mio padre molte volte era gentile e non mascherava il suo orgoglio per il figlio primogenito. Ma gradualmente si infilò nella mia giovane testa la voglia di starmene il più lontano possibile e di cercare di non farsi notare.

Quando a Livorno (estate ‘40) si verificò il primo “leggero” bombardamento francese,  mio padre decise di far sfollare tutti noi in Sardegna, al centro dell’isola, dove vivevano i suoi fratelli e sorelle. Così, in un Settembre ventoso e piovoso del ‘42, partimmo per Civitavecchia ma, a causa del mare agitato, dovemmo pernottare. La sera prima dell’imbarco andammo a vedere La corona di ferro (allora mi fece impressione ma rivisto oggi l’entusiasmo provato si è  ridimenzionato). Ricordo ancora il viaggio: il traghetto era completamente oscurato e davanti navigava un cacciatorpediniere, grossa massa scura, con rotta a zig-zag.

La nuova permanenza non fu traumatica. Fra zii e cugini trovai una grande calore umano. In una regione rimasta indietro di qualche millennio, con servizi igienici allucinanti (le strade ricevevano a cielo aperto lo scorrimento delle acque nere), la vita era semplice. I miei compiti si limitavano ad andare a scuola, procurare la legna necessaria per gli usi di casa, contribuire a raccogliere erba edule per fare una minestra ed in seguito il latte per mia sorella (nata nel ’44), impresa difficile per la scarsità di distribuzione (file interminabili che con astuzia riuscivo a risalire per non arrivare a latte esaurito). In compenso ero libero, non più recitazione, solfeggio, lezioni di pianoforte. Potevo giocare con i coetanei ed attingere dalle loro biblioteche. In casa non c’ero mai. Mio padre, di stanza a Cagliari, lo vedevo raramente.

Era un paese strano: donne, quasi tutte col gozzo, vecchi affetti da tracoma, bambini e pochissimi uomini giovani, quasi tutti invalidi. La trebbiatura avveniva con metodi ancestrali, mediante una coppia di buoi con al seguito due grosse pietre di granito e il grano veniva ripulito dalla pula sollevandolo con le pale in alto e sfruttando l’azione del vento. I maggiori problemi derivavano dalla scarsità del cibo e dalla difficoltà nel trovare stoffa per farsi confezionare un abitino (un mio zio, ciabattino, riuscì a ricuperare un paio di scarpe da gettare e riciclarle in un soddisfacente paio di scarponcini). L’unica stoffa disponibile era lavorata a mano, di lana grezza, adatta per bisacce e per stendere sotto la sella degli asinelli. Mia madre mi ci fece un vestito per la cresima, che provocava un gran prurito, accoppiandolo ad un paio di zeppe femminili di sughero con laccetti di pelle di capra: come li odiavo, mi sentivo umiliato. Se vogliamo rimanere in campo cinematografico la mia infanzia ricorda molto quella di Antoine Doinel  ne I 400 colpi e in parte di Julien ne Gli anni in tasca, film che adoro.

Una mattina nell’estate ’43 fummo svegliati dal rumore di grossi automezzi (non ci eravamo abituati: in paese girava una sola auto). Erano i Tedeschi che stavano dirigendosi a nord per evacuare da un’isola strategicamente ininfluente. Il passaggio durò 48 ore e non ci furono violenze di alcun tipo. Durante la prima notte i soldati tedeschi furono distribuiti in varie abitazioni. A noi ne toccarono due. Erano giovani, con uno sguardo triste, Biascicando in italiano, ci chiesero il permesso di alloggio. Stavamo andando a cena e dividemmo con loro lo scarso mangiare ed essi divisero con noi la loro razione di pane scuro e di scatolette di carne. Vollero assolutamente dormire nel loro sacco a pelo in cucina e la mattina successiva erano già spariti, senza far rumore.

Ma di questo periodo potrei parlare per ore. Ho visto la Costa  Smeralda, priva di costruzioni e con i prati che s’infilavano nell’acqua di mare. Un trenino (tratta Chilivani – Macomer, cittadine non in India come potrebbe far pensare il loro nome)  che ricordava,  in peggio, quello  presente in C’era una volta il West, collegava il paese con il resto dell’isola. La locomotiva spesso si guastava durante il viaggio e i vagoni, semplici, provvisti di panche di legno ed olezzanti di odori di sigaro e pecorino, erano molto caratteristici. Comunque questa Sardegna, dagli abitanti orgogliosi ma gentili e laboriosi, negli aspetti più brutti non esiste più. Purtroppo ha perso molte belle tradizioni sia di ospitalità sia di confezionamento di prodotti tipici, specie alimentari.

Nel febbraio ’46, con un piccolo mercantile, mio padre mi riportò a Livorno. Fu un’avventura perché il mare era agitato e la nave non riuscì ad entrare nel porto di Civitavecchia. Portatasi a nord, sbarcammo, tramite trasbordo in barche, nel golfo di Talamone. Viaggio in treno disastroso (14 ore) per i numerosi tratti di ferrovia fuori uso a seguito dei bombardamenti. Dopo 3 anni e mezzo rividi i miei nonni materni e a loro fui affidato per proseguire la scuola media presso i Salesiani, unici a prendermi con l’anno scolastico così avanzato e localizzati abbastanza vicino a casa di mia nonna (ci rimasi sino alla fine del ginnasio). E poi era facile arrivare a scuola utilizzando i mezzi pubblici: bastava aggrapparsi ai contenitori avvolgifilo posti sul retro dei filobus. Fu un altro periodo di libertà. La mia casa era la strada, a contatto con coetanei e con i soldati americani di stanza in un campo recintato di fronte a casa mia. Alcuni erano gentili e sorridenti e, se anche ci scambiavamo poche parole, ci regalavano cioccolato e soprattutto qualche pagnotta di pan carrè, bianco, caldo e saporito, che ci scambiavamo fra tutti i compagni/amici che popolavano la strada. Eravamo soliti rifugiarci sopra i rami di grossi pitosfori che delimitavano il muro di una villa vicina. Le più belle letture le ho fatte su quei rami. Un coetaneo mi prestava opere di letteratura russa che, fra i rami, divoravo: non ne ero mai sazio.  Non mancavo mai di andare al cinema dell’oratorio a vedere soprattutto film di Tarzan o Western.

Nell’autunno la famiglia si riunì ma, essendo privi di abitazione, fummo ospitati dai nonni, confinati (5 persone) in una stanza. Non mi pesava perché stavo sempre fuori di casa e per studiare andavo in quella dei miei compagni di scuola. Il palazzo di mia nonna, vicino alla stazione, miracolosamente fu risparmiato dai bombardamenti: tre piani con scale ripide, buie (dopo aver visto La scala a chiocciola, salivo “molto” guardingo) e io stavo all’ultimo. Soffitta in comune con  gli altri inquilini e mia nonna depositaria della chiave. Ben presto cominciai ad aver bisogno di qualche soldarello che mi procuravo vendendo ai cenciai (robivecchi) tutto quello che vi era accumulato, senza badare a chi apparteneva. La vita da strada forgiò il mio carattere. Curioso e attento osservatore, imparai ad adattarmi alla solitudine, a fiutare aria di pericolo, a controllare il mio comportamento, a distinguere fra gli adulti quelli da scansare e quelli da rispettare, prestandomi a fare per loro piccole commissioni, a contare esclusivamente sulle mie forze e sulla astuzia che si andava affinando sempre di più, a combattere per farmi rispettare contro piccole bande di coetanei, ad osservare gli sforzi della gente comune per sopravvivere in un periodo in cui mancava di tutto.

Gli avvenimenti che più mi colpirono in quel periodo furono il referendum sulla permanenza o meno della monarchia, la tragica morte dei componenti la squadra del Torino, l’attentato a Togliatti. Per questo avvenimento si respirava in città una notevole elettricità. Fu la prima volta che ebbi una grande paura. A scuola feci amicizia con un compagno di classe possessore di tesserina di ingresso gratuito per due persone a gran parte delle sale cinematografiche cittadine. Entravamo al cinema alle 14 e, saltando da una sala all’altra, ne uscivamo verso le 20. L’estate, oltre che al mare, la passavo a pattinare (pattini a rotelle di legno) in un circolo della raffineria che si trova a Livorno. Pattinavo bene e venivo in contatto con molte ragazzine. Ma il vantaggio maggiore derivava dal fatto che il circolo confinava con un cinema all’aperto: bastava salire sopra un muro e ci si godevano tutti i film della stagione estiva. Ricordo di aver visto per molte sere di fila Sogni proibiti e successivamente L’uomo meraviglia con Danny Kaye.

Nel ’52 ci fu assegnata finalmente una casa popolare. Non avevamo riscaldamento, ma c’era tutto e, con mio fratello, ottenemmo una stanza ed un letto a testa (sino ad allora si dormiva insieme). Ci ho abitato sino a quando mi sono sposato. L’anno successivo, esame di Maturità Classica ed iscrizione alla Facoltà di Medicina a Pisa (avevo 18 anni ma ero un anno anticipato). Ormai ero sempre più libero, senza soldi, ma libero.
È il periodo in cui mi faccio dei veri amici con i quali sono tuttora in rapporto. Il primo lo conobbi al Liceo e mi introdusse nel gruppo di coetanei che frequentava. Stavamo sempre insieme e ne combinavamo di tutti i colori, quasi come in Amici miei, zingarate comprese. Spesso con rocambolesche camminate lungo un muretto fuori vista, con un gradino scivoloso a pelo d’acqua e sempre a rischio di cadere in mare, entravamo a sbafo alle feste estive che si tenevano ai Bagni Pancaldi, descritti da Virzì  ne La prima cosa bella.
Studiavo a casa del mio amico ed i suoi familiari ne erano ben felici perché ero uno capace di sgobbare sui libri e quindi  uno stimolo per il loro figlio. Furono loro a darmi il soprannome di Dedo. Fu un  periodo in cui riuscivo ad infilarmi, alla portoghese, in molti spettacoli che si davano in quel tempo. In uno di questi conobbi Ella Fitzgerald, ottenendone l’autografo (assieme a tutti i suonatori della sua équipe), che conservo ancora gelosamente.

Tramite uno della congrega dei miei amici, fidanzato con la figlia di un grosso produttore cinematografico, feci la conoscenza diretta di Franco Zeffirelli, le gemelle Kessler, Umberto Orsini, Bice Valori e Paolo Panelli, che gravitavano in vacanza a Castiglioncello.
È anche l’epoca dei viaggi (low, low cost): Spagna, dalle strade disastrose, in Lambretta, due volte in Danimarca (per avere il passaporto falsificai un documento). È bello essere liberi, ma è difficoltoso vivere senza disponibilità economiche. La mattina alle 7 partivo per Pisa con 25 Lire (un pacchetto di sigarette Nazionali costava 160 Lire) e con queste ci dovevo vivere tutto il giorno, dato che tornavo attorno alle 19. Assieme ad un amico e compagno di studi arrivavamo a Pisa presto ed avevamo il tempo  di sederci qualche minuto sul marciapiede del ponte di Solferino. Preceduto da una discreta salita era uno dei punti di passaggio delle operaie della Marzotto che andavano al lavoro in bicicletta. Con la salita non potevano abbandonare il manubrio ed erano costrette a lasciare che le gonne risalissero. Era uno spettacolo vedere tante gambe femminili (tipo L’uomo che amava le donne) e si cominciava la pesante giornata di lezioni molto rilassati.

Spensieratezza, voglia di vivere e di scherzare con tutti e su tutto. Come ho passato gli anni di Università credo che proprio non interessi a nessuno perché comune a troppi giovani che sono stati nelle mie condizioni ed hanno avuto le stesse esperienze e difficoltà economiche.
Alla fine del ’62 ebbi la mia seconda grande paura: scoppiò la crisi dei missili a Cuba  (Thirteen Days) e la possibilità di essere spedito d’urgenza al fronte (ma quale sarebbe stato?), in quanto sottotenente medico, mi ossessionò per tredici giorni.

Il ’64 fu un anno memorabile. In Agosto assieme a tre amici facemmo uno straordinario viaggio in auto sino a Capo Nord. Paesaggi, esperienze, conoscenze bellissime ed ancora ben impresse nella memoria. Prima di partire, all’inizio della estate, conobbi una ragazza, affascinante, con i capelli morbidi, lunghi sino alla vita, gentile, ma riservata che, invece di far parte della movida sui bagni, scartavetrava la vernice da una piccola lancia di legno e questo mi colpì moltissimo… Alla fine dell’anno, dopo una corte assidua, “mi ci” fidanzai e l’anno successivo la sposai e misi su famiglia. Ero cosciente che avrei dovuto operare un ridimensionamento della mia libertà, ma l’accettai di buon grado. Ero innamorato e mi sentivo completo in sua compagnia, e confesso che col tempo l’amore si è rafforzato. Oggi non saprei neppure immaginare la possibilità di vivere senza di Lei. Donna dolce e gentile, intelligente, dal carattere ferreo (origine tedesca),  mi sopporta da 46 anni. Oltre che moglie, è la mia consigliera, amica, capace di mettere un freno alla mia esuberanza quando supera i limiti, in grado di vivere con parsimonia,  eccezionalmente portata nell’allevare ed educare due meravigliose figlie ed attualmente… anche badante.

Chiudo con i ricordi non senza accennare ad una mia peculiarità, ormai persa. Dopo cena mi addormentavo prepotentemente e lo facevo nei posti più impensati. In viaggio di nozze la giovane moglie si spaventò molto perché non mi trovava più: mi ero addormentato sotto la doccia. Ma mi sono addormentato anche guidando motorscooters (dovevo viaggiare a torso nudo e cantare), in piedi in ascensore, pedalando in bicicletta, su un terrazzo sotto una nevicata, camminando e leggendo a voce alta mentre cercavo di studiare.

Rimasi militare per sette anni, poi entrai a lavorare in ospedale. Per necessità di carriera (e la prospettiva di un guadagno migliore) nel ’74 emigrai nel “mitico” Nord. In pensione dal ’94, ho potuto goderla per pochi anni. Dal ’99  malattie di ogni specie mi hanno reso la vita difficile. L’anno scorso mi è caduto il mondo addosso: sono emiplegico, scarsamente autosufficiente.
Mi scuso per aver riportato troppe date, ma queste sono indispensabili per inquadrare il mio passato nel periodo storico attraversato dalla nostra Nazione e fornire un quadro preciso a quanti sono nati dopo il ’60 o erano troppo piccoli negli anni precedenti.

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CARTA D’IDENTITA’
Nome: Goffredo
Cognome: Mameli
Data di nascita: 28 (vera), 30 (ufficiale) Agosto 1935
Occhi: verdi
Altezza: 1,65 (un tappo, ma non ho complessi e non porto scarpe dalla suola e tacchi “rinforzati”)
Segni particolari: evidente funzionamento del 25% dei neuroni originari

Risparmiatevi le battute sul mio nome. Ne ho sentite di tutti i colori ogni volta che vengo in contatto con estranei. Non sono “Suo” parente. Il cognome è tipicamente sardo: basta entrare in una chiesa locale e leggere la lapide dei caduti in guerra: ci troverai molti Mameli.

“Autobiopic autoptico”, spiritoso e spiritato


19 Sep

Chi sono? Chi siamo? Cosa sogniamo? Sonnolenti? Lentezza? Velocità.
Indietro nel Tempo, viaggio, interruzione. Stop, cazzo no. Va “rifatto”, la frittata è (s)fatta.

Titolo della “biografia”…

Come il “pazzo” Batman mandò a monte la follia del tonto Bane

Sottotitolo, sempre in “grassetto”, essendo la mia vita “in corsivo”.

Se un Batman “nottambulando” va, Bane “canterellando” sarà incatenato

Strane bizzarrie accaddero alla vita del Signor Bruce Wayne che, per “masturbazioni” mentali “omicide” altrui, fu scelto per un “saccheggio” che si rivelò “scrotale” alle “erezioni” di chi non aveva previsto l’eruzione, detta anche esplosa bomba.

Diary di Wayne, “vanitoso” come pretende d’esser tensivo in un Mondo che lo allentò per infantilismi “macchiati” d’ipocrisia “adulta” e “adulterina”, al fine che la sua spontaneità da Principe fosse invasa da “dicerie” per rammollirne l’indole libertaria dell’amore sovrano in questi vostri (di)vani “allietati” solo da chiacchiere da “tanta carne al fuoco” di “frigoriferi” con la minestra, perfino, riscaldata.

Sì, ubicato in Via della Ca’ Bianca di perfezione anche nel numero civico, tre come la Trinità “barrato” nella “ripetizione”, 3/3, “sciaguratamente” nato per scambio di culle al Sant’Orsola di Bologna, detto anche “Policlinico” (infatti è un “Pentagono” di dottorini che, fra un parto cesareo e un’infermiera “aurea” di orecchini e minigonnella, estraggon di “prima tosse” ben augurante e un “benvenuto” di altre “botte”), ricorda che la sua infanzia fu “imboccata” di “croci” e religione, tanto che sua nonna scambiava l’Arcangelo Gabriele per Ezechiele Lupo, mentre attorno a lei, parrucchiera di “bigodini”, i “porcellini” della sua epoca fascista “zuzzurellavano” di “tambur battente” al “suono” dell’Inno di “mammelle”. Che “marcia”. Che marchio!
Sì, criticate la società italiana attuale perché il ragazzo “medio” è disoccupato e sgridate Grillo Beppe perché non “spipacchia” di “Politica” vera. Sempre meglio di Fazio Fabio, uno che invitò Bob De Niro alla sua trasmissione per affiancarlo all’immonda-“visione” di Littizzetto Luciana, detta la Sconsolata della Rai, in un “buttarla” in burla e poco “burro”, molta salvia e tante salviette da irrimediabile “depressa cronica” col “dono” della “sdrammatizzazione umoristica”. Sì, quando l’umore, abbattuto da un volto da strega, di rifiuti non viene “fiutata”, ecco che, al posto dell’arte del “cazzo” amatorio, spunta la cazzata armata di “personalità”. Ma, quando una “donna”, brutta come il debito agli strozzini camorristi, “la” getta a ridere, è sempre meglio delle “bottane”.

Sì, mia nonna di cognome fa David, ma io non son Golia, sebbene frequentai la scuola “alimentare” Sassoli D. “D” sta per “Domodossola“, famosa lettera dell’alfabeto di Mike Bongiorno e delle sue ruote della (s)fortuna con Antonella Elia e Miriana Trevisan quando la sua “vecchiaia” era già più scema di come Umberto Eco aveva “predicato”… verbale.
In due non ne fai mezzo.

In questa “squola” conobbi Trasatto Marco, di origini abruzzesi e fratello amante di Madonna. Il suo consanguineo era già un “figo”, oggi chi lo conosce… Michele?
Al che, fra un Bertoli Pierre, mio compagno di merende (avremo modo di ripescare questo “genio” più avanti nella narrazione) e la maestrina Ortelli, approdai alle medie “Salvo D’Acquisto”, carabiniere morto per la “Patria”.
Il mio primo ricordo “indelebile” fu una “nota” che complicò un po’ la “stima” della mia professoressa d’Inglese, tale Fontana. Suo marito aveva la Mercedes e aveva anche le sue cosce. Sì, stava messo “bene”. Era una a cui del lunch fregava niente. Neppure di Lynch, ma del suo occhio concupiscente “linciante” per esser, dal puberale, “slanciata”. Non vedeva l’ora che squillasse la campanella per far comunella coi gemelli “Longo”. “Spiccicati” e omozigoti. Uno era patito di Ken il Guerriero, l’eunuco “muscoloso” di Hokuto, l’altro l’abbiamo perduto.
Sì, all’epoca ero adorato da varie squinzie. Non so se avete visto le mie foto.
Sì, ho conservato il “fascino” di entrambi i “miti” a cui venni paragonato: Jason Priestley e Luke Perry di “Beverly Hills 90210”.
Sinceramente, ce “lo” possiamo dire? Tutte mi volevano ma preferivo “volare” con quelle di “Non è la RAI”, programma “altamente” culturale ideato dal Boncompagni, pedofilo conclamato che “aiutò” Angiolini Ambra a diventare la “glande” attrice ch’è oggi. Sì, Gianni, detto l'”angioletto”. Come “spronava” lui le vergini a far carriera, “lo” sa di “brutto”. Tutte “benedette”.
Sì, mi filava una certa Laffi Tiziana, adesso sposata proprio al Pierre.
Un anno fa, ho rintracciato Pierre tramite Facebook e ho scoperto che ha “infilato”… la fede alla “Titti”.
Mi ha cancellato dalle amicizie solo perché gli ho detto, come un deerhunter, che è un John Cazale che s’è scelto “una” che avevo già scartato a priori e, a “posteriore”, è sfiorita come una “bocca di rosa”.

Molti mi chiedono perché ho la “fissa” per il Premio Oscar di Toro scatenato.

Ecco, chi conosce la storia n’è ben informato.

Il resto è stato un Re per una notte…

In poche parole, uscii con “Ottimo” e ho oggi 5 libri all’attivo.
Nonostante “tutto”, continuo a credere che la “realtà” sia una minchiata, peggio del minchione Bane.
Che, a forza di prendermi per il culo, ha fatto la “fine” della mazza da baseball di James Remar de I guerrieri…

Un mio “confidente”, preoccupato della mia condizione “mentale”, mi suggerì di cambiar rotta: – Sì, comprendo la tua idiosincrasia e anche il tuo odio. Ma ti disprezzo. Perché non stai dando nulla all’umanità.

Risposta secca: – Meglio di te che “lo” dai alla prima passera che passa.

Io sono leggenda.
Tu no.
Perché non hai avuto la mia vita. E ora vendi di non rompere le palle, altrimenti ti sfondo il cranio. Perartro, hai perso tutti i capelli, e sarà più facile “trivellarlo”.

I famosi connotati. I conati… 

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012)
  2. Il cacciatore (1978)
  3. Cape Fear. Il promontorio della paura (1991)

Immaginazione, impressioni sonanti, eruzioni “assonnate” e percezione “isolata” della detonazione urlante


18 Sep

 

Un Principe non morirà mai, né ieri né (nel) domani… L’ignorante s’inteporisce in un cantuccio di “calducci”, e fenomenologie da baraccone, da “baracchine” e da baraccopoli si districan (s)fumando in un gemito doloroso, costernato di “meteorologie” dell’anima che si raschia nelle intimità patite, nel color soffuso di variegate schegge ove la stella, offuscata, si spegne nel “patibolar” (rim)piangersi e latrar per “abbindolare” un altro po’ l’asma che, un Tempo recondito fa, si sfamava, amò e negli ansimi si “deturpava” d’una Bellezza anche melanconicissima di “cristalli liquidi” nel tuo plasma “criogenico”, “igienicissimo” e mai sbavato al pudore da equilibrare per non essere disintegrati da una meta solo acrimoniosa e da meteore di lagrima “corrugata” nell’adirato volto “patetico” da buffone di “classe” senz'”arte” dell’erta, artefatta, costruita pantomima ove ogni maschera è celata dietro geli agghiaccianti, e si (s)posa nel “riposo”. Spossati. Così, la vita avvolgendo va, fra ricordi appesi al tracollo e chi decollerà… anche nel “collare” di ghigliottine a reciderti e stremarti col fin, “affinato”, di temprarti per inorgoglirti o solo, invero, “impoltrirti” e impoverirti dentro per adombrarti e “adorarti” secondo l’idolatria di massa di un tuo “santino” senza imperfezioni… ché difetterà sempre dell’amore e degli affetti, anche “infilato” nel “sacro” sesso d’una promessa da fedi nuziali. Così, ronzando, airone del mio arcobaleno e dei miei aquiloni, falco e rapace, “inetto” e “non adatto”, gabbiano solitario di libertà maestra su lidi e scogli di “scoscese” rive imbrunite e “incarnate” nei tuoi granuli polverosi, Donna desiderata o solo “ariosa” per vanitose “burle”, seduzione inarrivabile di frammenti levigati, ardimentosi e “labili” di sabbia (im)mobile, m’inarco e prostro senza più frecce. Scagliando una pietra, come una roccia (in)felice d’un pacato tramonto, ai sogni che ambii, rifuggendoli per “nascondermi” com’esigo che io non mi (s)trucchi d’apparenze da aperitivi “tranquilli”. Oh, chi scorgo laggiù. Il mio amico dell’infanzia, guarda guarda come è intonato all'”intonnato”. Come corteggia la sua collega e la “squadra” da “feticismo” con lo zuccherino su “galanterie” furbette d'(ig)nobilissima altezzosità da “elegante”. Estro o solo pedestre della solita corsa per l'”aiuola” campestre? Che bel cravattino e che risata “impareggiabile”, come beve “leggero” e come muove la bocca di “delicatezze” sorseggianti il già “prossimo” (m)assaggio. La genetica (s)radicata, la ribellione mai castigata, violentata eppur ancor sono puma indomito. Senza spalline, “spalluccia”, “palle”, e non sgomiterò ma, sgommando, andrò affondando. O solo riaffiorato e da voi, sfioriti, neppure sfiorato. Ancor non “forgiato”, ancora non “adagiato”. Non imputtanito e neanche “(fianc)ancheggiante”. Fin a quando, in una serenità “dolomitica” di montagna “a strapiombo”, non sprofonderò nel vostro sonno. Tragico addio o coraggio? Interruzione o miraggio? Viaggio o “lavaggio?”. Forse, solo i raggi…

Firmato il Genius (Stefano Falotico)

  1. To the Wonder (2012)
  2. Taxi Driver (1976)
  3. Ronin (1998)

Illustrazioni carpenteriane


17 Sep

 

Il Maestro è ammalato, il Maestro è (redi)vivo, il Maestro “sfornerà?”.
Dov’è scomparso? Nelle grinfie della sua New York “millenaristica” e apocalittica, o fra i vampiri del Messico?

Jena, se ci sei, batti un colpo.

Batman – “Look… at me”


16 Sep

 

Dopo la recensione…

Le feroci (scorri)bande dei fuochi “fatui” di Bane, infatuato di Batman, che gli rifilò un patto col suo “Demonio”, sì Faust

Ecco che parli del Diavolo… e spuntano le corna. Sì, ce l’ho in testa, e anche in mezzo alle gambe. Tra fedifraghe, traditori e fraudolenti, Io sono il corvo che ti “gracchia” un “Amen, a me tutto, a te il lutto”

Così, le burle del “bullo” Bane, un “possente” vanitosetto per nuovi codici militareschi d’un trono alquanto sdrucciolevole, si “sciolsero”, “arse” nel pugno allo stomaco, d’un “rinsavito” Batman, “castigato” dall’irruente e troppo frettolosa invidia di costui, che fu, come in tutte le vendette “fredde”, d’un bacetto soffice al suo cranio, “pelato” soprattutto nel cervellino, tanto “strategico” quanto poco accorto a non rendersi conto, d'”autoscontro”, che il “tal”, molto più alto (sì, la levatura morale e istruita del Principe), era già appunto rinato prim’ancor che, momentaneamente, lo “spezzasse” ancora per la famosa “ricaduta” nel precipizio delle nere “depressioni”, quel pozzo oscuro che non avrebbe mai più rivisto la Luce e, invece, scal(d)ando una montagna da Sisifo fra i suoi tifosi, riscattò a riscoccar sfavillante e brillante come un Tempo “dimenticato” delle sue origini poetiche ed epiche.
Per una nuova epopea in questa epoca ove gli illusi e gli impostori pensan di “trionfare” con i “colpi bassi”, le offese, le umiliazioni, le “prigionie” ingiuste e i ruoli ribaltati, ove lo scemo del villaggio ride la sua “allegria” (momentanea e demente, ecco…) non sapendo che, dietro la sua losca “figuraccia”, si “nasconde” proprio colui, l'”intrappolato”, che gli “scodinzola” un dolorosissimo: – Buonasera, mi auguro che la sua Notte sia colma di sogni tranquilli. Il tuo sogno, e questo è il colmo, era rovinarmi nel “macero” e bruciare le mie passioni. Sa(i), sono di nuovo qui, più in forma di quando tentò (e malissimo gliene colse) di rendermi “deforme”. Che dice? Ci battiamo ad armi pari? Che fa? Sta tremando? Permette un ballo mio “bello?”. Non è che imbroglierà anche stavolta con le sue chiacchiere e bugie grosse quanto la sua boria di “petto(rali)?”. Vede, “signorino” Bane, può pigliar per fessa sua madre, quella povera disgraziata che la partorì nel suo incubo peggiore, ma qui si trova un Uomo più grande e robusto, nella Costituzione, di “lei”, e le converrà correr in ritirata se non vorrà riirar presto, ben che le vada, la sua “invalidità”. Poi non le “tirerà” più, eh? Mi dia retta, torni a casa, si costituisca e assuma un forte, “forzuto” tranquillante, così la prossima volta non si sforzerà di architettare un piano “regolatore” alquanto sregolato come la sua pazzia.
– Io mi son sempre guadagnato la pagnotta, mio Wayne. E ora la città è mia.
– Sa, a quest’ora il forno è aperto. Non è che posso offrirle una cioccolata calda? Aiuta l’umore quando i “topi” di nostra “conoscenza” son rumorosi. Si moderi, Bane. La gente sta dormendo. Che sono questi modi? Stia composto. Le sembra giusto urlare quando anche gli uccellini più discoli son ora posati nella sonnolenza su queste belle fronde? Mica le sue frodi. Lei è un baro, un barbaro, un burbero. Sì, dietro questa sua posa da maschione, secondo me, quando si “apparta” nella sua stanzetta, gioca con le “Barbie”. Suvvia, me “lo” dica tutto. Siamo fra uomini, no?
– Io sono il Man!
– Ne siamo sicuri?
– Certo.
– Il doppiaggio italiano la rende un tonto. Mi consiglia la versione “originale?”.
– No, mi va bene Filippo Timi.
– Ecco, guardi. Nella vita “reale” balbetta, come attore non “glielo” discuto. Ma ce “lo” possiamo dire? Le ha “dato” il peggio di sé. Qui, è proprio un idiota.
– Scusi, Batman… non ho capito tutto questo giro di parole. A cosa vuole arrivare? A che gioco sta giocando?
– A questo? Visto? Sentito?
– Oh, cazzo. Questo si chiama botta tremenda.
– Ecco, mi ha(i) costretto.
– Ahiaahi, basta(rdo), no, aiuto!

Per chi non l’avesse letta, adesso può videoascoltarla. Speriamo non la veda Bane, altrimenti si scotterà:

 

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