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Come dice il grande Mr. Black/Victor Wong ne Il signore del male, esistono fenomeni inspiegabili


19 Apr

wong signore del male

Sì, più passa il tempo e più mi convinco che Il signore del male sia davvero il capolavoro assoluto e inarrivabile di John Carpenter.

Qui, il Master cos’ha fatto?

Ha girato uno degli horror filosofici più belli di tutti i tempi. Metafisica pura. Genio immane.

No, mi spiace deludervi. Io potrei essere l’incarnazione del liquido verdognolo contenuto nella teca del sotterraneo?

E dunque rispondere alla lapidaria frase di Donald Pleasence: colui che dormiva si sta svegliando?

No, io sveglio lo sono sempre stato.

Ma, si sa, l’ignoranza regna sovrana e le persone trascendenti vengono spesso offuscate dalla cafoneria di massa, dalla visione superficiale della realtà.

A maggior ragione, se è una visione della vita ipocrita e catto-borghese.

Da coloro che insistono con la teoria che i buoni saranno premiati ai cattivi puniti, agli scienziati del 1930 che elaborarono con loro orrore una teoria che dice che non tutto può essere dimostrato, noi abbiamo cercato di mettere ordine nell’universo. Ma abbiamo scoperto una cosa molto sorprendente: anche se esiste un ordine nell’universo, non è affatto quello che noi avevamo in mente!

Sì, per quanto riguarda, ad esempio, il sottoscritto non è, non sarà mai spiegato precisamente da nessuno psichiatra e scienziato dei fenomeni neuronali, questo miracolo impressionante.

Sono stato accusato d’inattendibilità e infantilismo.

Peraltro, fu tale e sbalorditivo l’improvviso risveglio che fu più comodo asserire che delirassi.

Non è vero.

Ciò a cui spesso di me assistite, miei stolti, sociali assistenti soltanto dei vostri cervelli nani che amano darsi delle spiegazioni plausibili, non corrisponde alla realtà dei fatti?

Purtroppo, è la versione più fedele alla realtà che possiate minimamente immaginare.

Per farla breve, se un metafisico viene scambiato per meta-scemo, non scriverà mai una monografia su John Carpenter.

Se invece comincia a ragionare con la sua testa, può diventare straordinariamente gigantesco.

Portare la realtà a un altro livello spirituale e concettuale.

Ora però voglio farvi ridere.

In radio, impazza una pubblicità: stare troppe ore davanti al pc, può rovinare la vista.

E io aggiungo: stare per troppo tempo coi piccini, può rovinare la vita.

Insomma, non allarmatevi. Non c’è niente di anomalo e preoccupante. Qualcosa d’illuminante, però, sì. Così come ne Il signore del male si afferma che Dio e il Diavolo potrebbero essere la stessa creatura, perché mai non credere che io possa essere sempre stato uno che davvero ama vivere così e in fondo del sesso e dello squallore quotidiano poco m’importi? Ne Il seme della follia, d’altronde, viene esplicitamente esposta un’atra incognita assai veritiera.

Se il 90% per cento della gente crede in una realtà oggettivistica, è gente soggettivistica.

L’ho già detto. Ah, mi fate ripetere.

Il Cinema di Kubrick è grandioso. Ma non m’interessa più.

Gli preferisco Clint Eastwood, forse l’ultimo dei viventi umanisti.

Il Cinema di Woody Allen è molto bello. Ma, a parte un paio di film, tre probabilmente, veramente perturbanti e bergmaniani, come InteriorsSettembre Un’altra donna, sono stanco dei suoi drammi leggeri.

Così come penso che la saga de Il padrinoLa conversazione e Apocalypse Now siano dei capolavori intoccabili ma non possiedono quella splendida anima di Peggy Sue si è sposata.

Che scena quella del finale. Quando Peggy/Turner si risveglia dal suo coma.

Forse questa vita è stata solo un sogno, un incubo, forse solo una realtà ultraterrena, un giorno, potrà dirci chi siamo.

Noi tutti.

Forse io sono nessuno. Tu anche. Siamo tutti fratelli di quest’infinto tempo senza spazio e viceversa, di questo mondo a cui comunque dobbiamo essere eternamente grati.

Perché, anche se non dovesse esistere dio, ci è stato comunque concesso il privilegio di un sospiro, di un attimo incantevole.

Sì, lo so, se mi provocate, la prendo malissimo e poi impreco, bestemmio. E dico cose orribili.

Ma sono umano, purtroppo.

Una volta, già tanti anni fa, dissi al mio psicologo che, arrivato a quel punto, volevo farla finita.

Lui mi disse:

– Soffrirai moltissimo. In maniera devastante. Ma non farlo. Vale la pena vivere. Anche per te.

Potrebbe essere qualcosa di veramente magico.

 

Non so se avesse ragione, non ho la presunzione di definirmi un messia. Questo lo fanno gli schizofrenici e lo fa Alice Cooper, appunto, di Prince of Darkness.

So che lo specchio potrebbe riflettere l’incommensurabile. E io stesso ho paura di toccarlo.

 

di Stefano Falotico

Il Genius, il ritorno, meglio di Twin Peaks 3, e buon Natale a tutti


22 Dec

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Il cuore rivelatore, che fantastica storia è la vita!

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Il cuore rivelatore, che fantastica storia è la vita!

E tutti che pensavano assurdità sul mio conto. Lotte, invidie, mormorii, pettegolezzi.

Ma, restaurato, rinnovato, rincuorato, mi è giunto a casa il libro col mio racconto Un angelico miracolo.

E, fra un colpo di genio e l’altro, una colazione con molta panna e molto zucchero, sono io che risolvo i problemi, vero Mr. Wolf, rinato a suadente decadenza.

E se il grande Dario Argento filmò a Torino, no, a Roma, L’uccello dalle piume di cristallo, perché io non posso recarmi in questo capoluogo piemontese come il mitico Lino Banfi di Al bar dello sport e ammirare, dall’alto della mia Mole Antonelliana, tutto il panorama di questa vita strana?

Habemus Papam! Evviva le romane e anche le spagnole!

Come un gargoyle a Notre-Dame, osservo la miseria degli stolti e ballo assieme a Edgar Allan Poe la magnificenza della mia spettacolare giovinezza mia perduta o forse giammai vinta.

Tutti pensavano che fossi un martire e invece sono spaziale artista da Montmartre.

È ancora presto per ascoltare il rumore del mare, son riemerso come una marea di Mont Saint-Michel perché vado matto per quella figona di Pfeiffer Michelle. O meglio, ora Michelle è un po’ andata ma in giro ci son altre bionde che aspettano soltanto che io nei loro buchini le strapazzi come una buona frittata.

Molti pensavano che scherzassi quando mi autodefinii il Genius. E mi pigliarono per malato di mente.

Invece, io non sono né malato né inculato, resto un ragazzo con un ottimo c… o.

E d’ora in poi fatevi i vostri.

Un certo Lavstig su Facebook mi ha detto che son penoso. Dopo tre minuti, l’hanno ricoverato in manicomio perché gli son arrivate tre frecciatine che l’hanno fatto capitombolare di colpo.

Un altro, un tale Frattini, mi ha dato l’appellativo di poveraccio. Sì, questo pensionato avrà da me solo un rutto in faccia e una scoreggina distillata con enorme aplomb, silenziosa, scricchiolante nello sfintere a lui inchiappettante.

 

 

di Stefano Falotico

Basta con melensaggini come A Star is Born, coi “piani” di Moretti, rivogliamo RoboCop di Verhoeven e non cloni addolciti, e io sistemo il mio Carpenter


12 Oct

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Eh sì

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Sì, è stata una giornata impegnativa quella di ieri per il sottoscritto. Io sono come una macchina, anche da scrivere, sebbene usi una tastiera ergonomica. Una volta che parto in propulsione, non mi fermo più.

Al che ho lavorato come un dannato. Dalle otto di mattina a mezzanotte, fumando tre pacchetti di sigarette.

Ieri mattina, mi son accorto in ritardo, con mio sommo dispiacere, che il mio libro su Carpenter, oltre a qualche inesattezza nell’impaginato, come vi riferii nello scritto delle scorse ore, aveva due refusi. Ma, più che refusi, 2 lapsus. Cioè quegli errori che in verità non sono errori veri e propri ma distrazioni della mente, ché ti gioca scherzi che poi creano questi disguidi.

Al che, puntigliosamente, ho corretto sia il file Kindle, aggiornando la pubblicazione su Amazon, sia l’eBook, intervenendo in maniera “amanuense” sul formato, e ovviamente il cartaceo, puro fiore all’occhiello di questo pregiato, insostituibile libro. Sì, lo è, con buona pace degli invidiosi. E di chi vuole negar sempre l’evidenza della mia bravura.

Nella recensione di Grosso guaio a Chinatown, all’inizio ho scritto Jake Burton al posto di Jack. Mentre, naturalmente, da tutte le altre parti nome e cognome erano esatti. Non è la prima volta che mi succede. Mi pare, se non ricordo male, di avervi già detto che sbagliai il nome del mitico Kurt Russell di Big Trouble… Non un grosso guaio, comunque, basta cambiare due lettere e rispedire il file a Youcanprint, attraverso l’apposito form MODIFICA. E sostituiranno il primo ePub con quello revisionato. Stesso discorso dicasi per il cartaceo.

Ma non era l’unica svista. Anche nella recensione de La cosa, prima scrivevo che è ambientato in Antartide e, due righe sotto, dicevo che l’azione si svolge al Polo Nord. Il Polo Nord è l’Artide. E nemmeno il mio correttore di bozze se n’è accorto. Di solito queste importanti inezie le capta al volo. Ma stavolta la svista gli è passata inosservata. Avevo fatto confusione col racconto da cui è tratto e soprattutto col film originale del ‘51. In cui l’ambientazione è l’Alaska.

Di mio, sono spesso depresso bipolare e alle volte mi stabilizzo nell’equatore del mio centro di gravità permanente alla Battiato.

No problem, basta togliere Nord, inserire Sud e rimandare, come per la versione eBook, il file. In 7-10 giorni lavorativi, sarà tutto aggiustato. Così, se voleste comprare il mio libro, vi stamperanno l’edizione perfetta.

Poi, ho tradotto tutto il testo in inglese, con un’accortezza millimetrica. Ora, mi toccherà solo limare i dettagli.

Detto questo, dopo questo lungo preambolo e il mio tour de force impressionante, del quale non vi sbatte un cazzo, passiamo ad A Star is Born.

Secondo me, se siete adolescenti che sognano una col culo di Lady Gaga, può emozionarvi. Se siete già cresciutelli e volete lo stesso qualcosa di dolce, trovate una bancarella e ordinate dello zucchero filato.

Siamo stanchi di questi film zuccherosi, che leccano il culo all’Academy.

È stato annunciato anche il nuovo film di Moretti, Tre piani.

Dopo aver interpretato la parte dello psicoterapeuta ne La stanza del figlio che salva Accorsi e Orlando ma non riesce invece a elaborare il suo di lutto, dopo lo psicanalista Brezzi in Habemus Papam, adesso pure questa menata: Centrale nel romanzo è la teoria di Freud. Le tre famiglie riflettono infatti le tre diverse istanze freudiane della personalità: Es, Io e Super-Io.

Sì, Mulholland Drive, in maniera inconsciamente più junghiana e onirica, aveva già detto tutto. Ah ah.

Ecco, appunto. La dovreste finire di romperci i coglioni con questi film falsamente sentimentali per ragazzine sceme, con queste disamine psichiatriche, con questa società malata di nevrotici che danno di matto.

Rivedete RoboCop di Verhoeven. Alla fine deraglia verso una violenza abbastanza insostenibile ed eccessiva ma è comunque meglio di molti di voi, asinacci che ragliano.

Ché andate a vedere film buonisti, consolatori.

Ma sì, dai, la mia prossima monografia sarà su Verhoeven. Perché no?

Capace che la psicologa bisessuale Tramell, quel pezzo di figona da montare subito di Sharon Stone, voglia conoscermi e io le dirò: – No, grazie. Trent’anni fa, sarei stato con te un lupo come Michael Douglas. Adesso sei vecchia. Al massimo, posso darti una leccatina.

La dovremmo finire con questo Cinema ipocrita, ruffiano e per donnette.

C’è solo un uomo che conosce il Cinema meglio di Scorsese. E quello sono io. Un uomo gelato, poi semifreddo, da leccare come la crema e il cioccolato. Perché sono uomo che si scioglie nella tua bocca, in quanto vero e duro, senza aggiunta di coloranti.

Sì, potrei stupirvi con special effects, invece rimango un uomo che ama gli affetti speciali.

Un classico…

E finitela con psichiatrie, idiozie e puttanate, miei uomini malati di mente.

Volete cambiare la vostra vita?

Riguardate il sogno de Il signore del male…

This is not a dream… not a dream. We are using your brain’s electrical system as a receiver. We are unable to transmit through conscious neural interference. You are receiving this broadcast as a dream. We are transmitting from the year one, nine, nine, nine. You are receiving this broadcast in order to alter the events you are seeing. Our technology has not developed a transmitter strong enough to reach your conscious state of awareness, but this is not a dream. You are seeing what is actually occurring for the purpose of causality violation…

 

di Stefano Faloticopasto_06

John Carpenter il baffuto, secondo me, è impazzito, mentre io, sempre più giovane e bello, mi lecco i baffetti, ah che buffet, basta coi vostri bluff


19 Sep

 

Nelle scorse ore, monsieur Carpenter ha presentato il trailer internazionale di Halloween, sequel non apocrifo di David Gordon Green. Assieme alla ribalda, sempre sgallettata Jamie Lee Curtis.

So che non sapete il significato vero della parola sgallettata. La sgallettata è una donna malferma sulle gambe, sciancata. No, Jamie Lee Curtis non lo è affatto. E in True Lies, nella scena dello striptease davanti a Schwarzy, ha dimostrato tutt’altro. Io le affibbio il termine sgallettata, intendendo ch’è una donna paradossalmente talmente vivace, esuberante, vigorosa che ho sempre la preoccupazione che tanta sua energia cosmica potrebbe portarla, da un momento all’altro, a uno svenimento.

Sì, Jamie Lee Curtis, il prossimo 22 Novembre, compirà la bellezza di sessanta primavere. Sapete, pensavo fosse più vecchia. Allora, quanti anni aveva quando ha girato l’Halloween originale appunto firmato John?

Vent’anni! Soltanto vent’anni. Anzi, meno. Perché Halloween è uscito nel ’78 ma, ovviamente, le riprese erano iniziate molto prima. Diciannovenne, quindi.

John Carpenter… porti indubbiamente maluccio i tuoi anni, con tutto il bene che posso volerti, sebbene in questo video appari molto arzillo e sproni alla carica, ti avrei dato più di settant’anni. Eh no, John, sarà colpa della troppo rigida, ferrea dieta che non ti fa mai ingrassare però ti ha ridotto pelle e ossa.

E tu, lo sappiamo, di scheletri, non solo nell’armadio, sei l’incarnazione vivente. Ah ah.

Ecco, nel 1978, John stava assieme ad Adrienne Barbeau, se non sbaglio. Ah, bona la Bardot, no, che dico. Scusami, Brigitte. Sì, la Barbeau ha divorziato da John nel 1984. Quindi, sì, all’epoca erano sposati. Dalla loro unione nacque un figlio, John Cody.

Ma, nonostante mie ricerche per il web, non capisco l’origine di questo cognome “anomalo”. Cody?

Cerco…

No, l’unico John Cody “attendibile” risulta lo statunitense arcivescovo omonimo, con l’aggiunta di Patrick nel mezzo (ma non è Patrick Dempsey, uno che scopa sempre e quindi ha poco a che vedere con la Chiesa).

Perché Cody? John Carpenter voleva dare a suo figlio il suo stesso nome, John. Allora avremmo avuto John Carpenter Jr. Cody per cosa sta? Ecco svelato l’arcano. Il nome intero di questo qui è John Cody Carpenter.

Ora, idioti, John Cody non è John Candy, quello di Balle spaziali e Un biglietto in due.

Candy era un puro, un bonaccione, un candid man. Allora non capisco l’origine etimologica del film Candyman. Ah ah, che stronzata.

Candy, la caramella. Donna, pigliati questo leccalecca, alla fine della leccata, ne viene… come per magia un liquido cremoso, denso e granuloso, salato e zuccheroso allo stesso tempo, al deflagrare dell’orgasmo liscio, vellutatamente perciò esploso, di piacere sprigionato in maniera focosa. Ah ah.

Sì, fra John e Jamie Lee Curtis c’è stato solo del tenero. John aveva ed ha dieci anni in più di Jamie. Troppo poco per essere suo padre. Ma forse tanto per bombarsela. Eravamo al limite. Lei, maggiorenne appena e lui quasi trentenne. Ma alcune foto di loro due sul set non mi hanno mai convinto sulla natura semplicemente amicale del loro “rapporto professionale”. Sembravano proprio due innamorati che ci davano in maniera bestiale.

John, John, John!

Sì, John era un volpone. Quando Adrienne Barbeau dormiva di brutto, lui prendeva la macchinina e si recava a casa di Jamie. Se ne intrufolava e romanticamente sussurrava alla Lee Curtis: – Jamie, gemi, sì, gemi con me, Jamie.

Sì, fra i due secondo me non c’era solo una disinteressata affinità elettiva, l’affinità era molto “erettiva”.

Comunque, John è sempre stato un gran signore.

Ma non capisco perché uno così, un visionario pessimista, forse perfino un ascetico, a prescindere dalla Curtis e dalla Barbeau, abbia concesso a quella zoccola di Elisabetta Canalis d’intervistarlo.

La Canalis. Una che ha capito come arrivare in “alto”. Dopo essere stata col puttaniere per antonomasia, Christian Vieri, detto Bobo, riuscì a fregare anche George Clooney. Intascati i soldi che da entrambi ricevette come regalo per averla data loro generosamente tutt’ignuda, adesso se la tira da donna di cultura.

Sì, come no…

E io sono sempre più bello.

È plateale. Non potete negare l’evidenza.

Che uomo!

Ah ah.

E ricordate: lasciatemi lavorare in santa pace. Che, fra un libro e l’altro, ci può scappare anche qualche bella palpatina…

Sì, è così.

Ricordate: il detto donna baffuta sempre piaciuta è una cagata immensa. Come tutte le altre escrementizie, merdose bullshit che molti hanno detto sul mio conto. Perché io sto benissimo, soprattutto con la barbetta.

E soprattutto: l’importante nella vita non è fare la fine di Michael Myers, ché questo è partito col cervello dalla nascita, e neppure ridursi a farsi dei sogni e incubi sul prossimo, come questo malato di mente qui. Lo conoscete, no?

Mulholland Drive Uomo sogno

Sì, avete proprio una faccia da pirla, così.

 


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Halloween

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di Stefano Falotico

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