DiCaprio con la Winslet a Saint-Tropez sulla panza di Peppino

18 Aug

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Eh sì, Peppino di Capri non va confuso con Leonardo DiCaprio. La differenza di “statura” artistica è notevole e la sfida impari. Eppur Peppino profetizzò quest’incontro, forse bollente e non solo di lavoro, fra le star di Titanic.

A St. Tropez

la luna si desta con te

e balla il twist

contando le stelle nel ciel

ma la stella ancor più bella

non è in cielo, è qui vicina a me

a St. Tropez

 

Sì, Leo, in vacanza da una “vita” dopo l’Oscar per Revenant, “ci ha dato” dentro d’involtini e lasagne, a giudicare dal suo addome pronunciato e flaccido, e anche la Winslet non gli è da meno. Insomma, quando ci son i soldi c’è anche la panza. Non so se piena, ma questi due “assieme” mi fan pena.

Meglio la mia (s)figa in apnea.

Sempre la solita storia di pene…

KATE

 

Comunque la ruota gira!

De Niro compie 74 anni e ben li festeggia

17 Aug

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Ho scritto un saggio su De Niro, che potete trovare in vendita sulle librerie online, che è stato molto gradito da chi l’ha letto, e mai mi stupirò del suo camaleontismo “fervido” di varietà. Un attore che sarei pleonastico a ribadire grande, e che nonostante scelte sbagliate merita la mia assoluta stima e quella gratitudine che sconfina nell’adorazione. Qui in Italia si sono dimenticati, colpevolissimamente, di distribuire Hands of Stone e The Comedian, mentre a Ottobre uscirà Nonno, questa volta è guerra, la risposta “infantile” e dolce al suo porcellino di Nonno scatenato. Fonti mie vicinissime mi assicurano che oramai le riprese dell’epocale The Irishman sono immediate, tutto pronto per il capolavoro gigantesco. Poi una serie televisiva con David O. Russell e probabilmente un altro movie con Scorsese.

Mi fermerei qua. E il biopic su Ferrari, si sa più qualcosa?

La Torre Nera, di Nikolaj Arcel | RECENSIONE

17 Aug

A grande richiesta, riproponiamo questo mio must alla Dougie Jones

16 Aug

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Sì, dopo il successo ottenuto su Facebook, ecco il video di questo mio scritto di ieri.

Intanto, De Niro abbonda di panza assieme al Boss, un padrino poco Corleone e molto cor di panna.

Buona la crostata, vero, Bob?

La gente “normale” a Ferragosto mangia le aragoste e ammira le cosce, no, le coste, io, con le mie ossa e rotte costole, mangio come Dougie Jones le crost(at)e

15 Aug

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Dio me ne scampi dalla gente “normale”, una massa facinorosa d’imbecilli in grado di apprezzare La Torre Nera, con un McConaughey appena spu(n)tato dalla rivista GQ e la camminata “orgogliosa” da man che utilizza il dopobarba “sensibile” alle vagine “assorbenti”. No, questa cagata che miniaturizza King in un breviario di 95 min non fa per me. Ma per me non fa neanche la gente che va al mare e, come Leonardo Bonucci, neo-acquisto del Milan indiavolato, se la gode alla sconfitta della Juve su pedalò formato “Guarda la figa in bikini azzurro”. Sì, questi giovinastri vanno alle feste e s’ingannano tracannando canne e non sapendo qual è il film che ha vinto a Cannes, eppur, non solo alla Costa Smeralda, si “smerigliano” su creme abbronzanti e cream pie “rimpolpanti” da spomp(in)ati. Tutto un “lavoro” di “leccalecca” per “limoncelli” imbevuti di orgasmi nitidi come il Sol a mezzogiorno in questo Ferragosto non credo crepuscolare, ma appunto di alto mare. Vedo però maretta e io vivo come un “sottomarino”, gustandomi un cocktail al bar in piena, “triste” solitudine come Grace Zabriskie di Twin Peaks, ben accorto ad “allungarlo” a chi attenta al mio sesso “timido”. Mi subisso di farmaci ed è contento il farmacista, uno che vuole detronizzare la mia virilità alla Maciste con questi “psico-qualcosa” che spengono anche le mie cisti. Accidenti. Vivo lunare di cupezza insostenibile, indossando da uomo nero il giubbotto anche col caldo che Dio lo manda. Dio sa che gli uomini “normali” amano il porcile, se ne beano e come il gregge belano. Io me ne sto beato, mica tanto.

Nel frattempo, mentre arrivano notizie di ragazzi massacrati a botte, non vado a bottane, però dal culo, nel “vaffa” generale, caccio qualche bottarello.

Aspetto la sera per mangiarmi la crostata di ciliegie. Meglio della vostra torta di “mele”.

Sì, facciamoci del male.

 

di Stefano Falotico

Metti una sera a cena sul lago di Como fra De Niro e Springsteen

15 Aug

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De Niro fu Giovanni, non Alessandro, Manzoni in Cose Nostre, eppur I Promessi Sposi, cioè Springsteen con la sciarpa, no, la Scialfa, e De Niro con la Torre Nera, no, La Torre Alta, cioè la Hightower, hanno recitato questo incipit fra una patata e un sorbetto.

Springsteen in forma(ggio), De Niro con la pancetta e forse del caviale mentre la moglie accavallava, sotto il tavolo, a Bruce.

 

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura, tra un promontorio a destra, eccetera!

 

Sì, festeggiarono assieme la vigilia di questo Ferragosto attendendo le riprese di The Irishman.a-pranzo-con-bruce-e-de-niro-il-nostro-reportage-in-esclusiva_f0d909fe-8127-11e7-826a-09287e1e1cca_998_397_big_story_detail

La Torre Nera, recensione di M Valdemar

15 Aug

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L’uomo in nero è un figo.
L’uomo nero è figo.
Due fighi – Matthew McConaughey e Idris Elba – non fanno un film.
Meno che mediocre: in The Dark Tower, l’unico aspetto realmente oscuro è come abbiano potuto i responsabili (quattro-sceneggiatori-quattro, produttori, regista) prendere dei personaggi così iconici e degli attori formidabili nonché globalmente stimati e trarne una robetta fantasy manco fosse un qualsiasi young adult o l’anonimo pilot di una serie tv per adolescenti.
Certo, la materia primaria kinghiana è incredibilmente complessa e voluminosa, sedimentata in anni di pubblicazioni e migliaia di parole e scene elaborate alla maniera del celeberrimo autore del Maine, ma una riduzione così povera in termini di realizzazione e di risultati è, al di là di tutto, semplicemente inaccettabile, inconcepibile.
Eppure l’hanno concepito: non occorre essere severi filologi della saga ideata da Stephen King – senz’altro sentitisi come minimo “traditi” se non più propriamente presi grandemente in giro – per capire la portata del fallimento.
Basta lasciare che i minuti scorrano, subire inermi la visione, cercare di intravedere in filigrana l’anima “western” (oibò!) rimanendo ineffabilmente perplessi, concentrarsi sulla storia e sulle dinamiche che, più che una torre, innalzano una torretta di sabbia che crolla alla prima pestata.
Il pistolero e l’Uomo in nero: ovvero il mitico, epico, storico scontro interdimensionale pluri-immaginato (tra illustrazioni, omaggi, riproduzioni, promesse) svuotato di forza, ridotto a mero effetto collaterale dell’ennesima versione del ragazzo-problematico-che ha perso il padre-con poteri speciali-che salva il mondo (i mondi).
Pfui. Cose viste e riviste e rigurgitate.
E raccontate male.
Il pasticcio narrativo – peraltro infornato in un assurdo minutaggio (un’ora e mezza: eh?!? Appunto, un modesto pilot) – rivela al suo informe interno carenze strutturali, semplicismi indigesti, ingredienti insalubri e una totale caoticità nella gestione degli elementi senza né le giuste dosi né il corretto equilibrio tra fluidità del racconto, istanze autoriali-letterarie e senso per lo spettacolo.
Senso che non c’è: l’azione è un riciclato concentrato di ralenty, passaggi enfatizzati (il dettaglio sull’abilità del pistolero nel caricare la pistola e nello sparare) ed altri concitati per coprire palesi mancanze tecniche (la sequenza finale tra il portale di New York e il Medio-Mondo, aperta da una sparatoria che pare un marginale residuo da Resident Evil o qualcosa del genere, e chiusa da un duello tra gli antagonisti banale e frettoloso).
Con effetti speciali senza infamia e senza lode (davvero non si poteva fare di meglio?), scenografie e design che non s’imprimono mai in mente, un registro sempre innocuo nonché prevedibile, l’immaginario povero e di riporto è una triste realtà.
Altro che incubi rivelatori, altro che magia e Torri mitiche al centro dell’Universo.
Cristallino pianetino-cinema mesto e dimenticabilissimo.

Siamo tutti dei Louis Gara, cari fumati

11 Aug

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Io sfumo, e sto “sdilinquendo” nella fisionomia appesantita di De Niro in Jackie Brown, per la gioia dei miei detrattori e la “gioia” di chi invece carpisce la mia stanchezza esistenziale, arrochita in una voce usurata dalla fatica e non dalla figa di Fonda Bridget. Son sempre in vena di scherzare e non mi faccio, sebbene dinanzi a questo mio sfacelo fisico e dunque poco fico rimango costernato come il Cristo dinanzi alla Maddalena ignuda all’apice del suo splendore come la Bellucci nella cagata di Mel Gibson.

Sì, oggi, fra un caffè e l’altro, zampillando nel mio strambo umore, sempre fertile di cazzate, nel mio gigioneggiar senza sosta sulle superstrade, pensai che non son fatto per le donne, che non accetterebbero la mia esasperante maturità da filosofo gran pen(s)atore congiunta al mio estemporaneo infantilismo cheto da auto-esiliatosi nella “castrazione” del piacere. Vado inoltre a singhiozzi, mentre le donne apprezzano il tipo forte, che infonda loro sicurezze per meglio sfondarle coi soldi. E non sono neanche un “topo” alla Woody Allen, sebbene gli sia paragonabile per inquietudine e nausea alla Sartre e mente vivace, creativa, che spero si distingua dalla massa. Perché è pur vero che una come Diane Keaton vi sbavava, e non era perché era bello. Ma proprio perché vedeva in lui una vulnerabilità affascinante da intellettuale che ragiona fuori dagli schemi comuni. E questo attizza il gentil sesso, è risaputo e scoprirei l’acqua calda a spacciare questa “scoperta” per mia. Le donne sono attratte dal maschio, anche folle, ciò non le disturba più di tanto, che sappia dar loro fiducia nella vita, e se ne fregano se in fondo ha degli scompensi psicologici e conflitti irrisolti col proprio io. Anzi, a dirla tutta, ciò a loro piace maledettamente, perché la stranezza, se non inficia sul funzionamento anche sessuale del compagno da loro “opzionato”, la percepiscono come qualcosa in più, non come una mancanza né come un difetto da curare.

Io invece son troppo eremitico e difettoso, mi scarto da solo, anche scaccolo, ancor prima che possano spogliarmi. E ciò “inquina” il possibile sex appeal che potrei trasmettere nei miei giorni di massima potenza ormonale.

In passato, ero un avido collezionista di poster e dvd, e oggi invece mi fa schifo questa mania che avevo. Perché sapeva di uomo di plastica che viveva di simulacri e surrogati. Preferisco oggi la moca.

Insomma, faccio a gara con Gara, ed essendo umano talvolta sgarro. Ma non sono come Sgarbi anche se posso essere, lo giuro e vi avverto, sgarbato se qualcuno è Scorsese con me. No, scusate, volevo dire Scortese. Mi riprenderò con The Irishman.2338a217a2_deniro-jackie-browncharicature-sketcho All-for-Beauty-632x441

di Stefano Falotico

Tom Sizemore, ritratto di un grande attore o di un ratto

10 Aug

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Possiamo attualmente ammirarlo nel revival di Twin Peaks, ove al solito fa la parte di un viscido speculatore e affarista senza scrupoli, tanto che voleva ammazzare il povero Dougie Jones per mera malignità del suo animo corrotto. Ma da tempo, a parte chi è fanatico degli straight to video, era assente. Lo ritroviamo qui, sciupato, col volto tumefatto dalle rughe, con “rivoli” di pazzia che gli saltellano negli occhi. Un uomo, un perché. Dopo essere stato un caratterista d’eccezione in pellicole di culto degli anni novanta, come Natural Born KillersHeatStrange Days e Salvate il soldato Ryan, i molti problemi con la droga e con la giustizia, come si evince dal papiro alle sue “malefatte” dedicatogli da Wikipedia, l’hanno fatto precipitare nel più “losco” anonimato. Ma quest’uomo, ricordiamolo, nei suoi giorni “splendenti” scopò Elizabeth Hurley e Juliette Lewis, due che soprattutto all’epoca erano annoverabili fra le tope più scopabili, appunto, di Hollywood e zone “zoccolanti”. Dunque, inseriamo foto che lo ritraggono all’apogeo del suo mai arrivato, vero e proprio, (suc)cesso.

 

di Stefano Faloticoheat01 02343262 rc39

La Sinéad Marie Bernadette O’Connor va dallo psichiatra, e io son sempre più cinico, più nero cigno

10 Aug

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Sì, Sinéad annuncia la sua incipiente depressione spingente in un video che fa il giro del mondo, lavando i panni “sporchi” sui social, per una commozione collettiva che la incita a curarsi ancora di più.

Sì, questa cantatrice calva alla Ionesco, ha un’espressione alla Giovanna d’Arco più buffonesca. E si lamenta da casalinga disperata, dilapidando i soldi con lo psichiatra della mut(u)a che le spilla dollaroni a colpi di chiacchiere su come era il caffè stamattina, se amaro, bollente, caldo come una pornoattrice con un negro immigrato dalla sua illibatezza ripudiata, o pieno di Zucchero, lo Sugar Fornaciari suo amico che le strimpella il ritornello:

Sali, anima in depression

come in, come sei messo?

Ci sono giorni dove sono in vena


hey baby proprio come mi vuoi

in altri striscio, tiro la catena

ma dov’è questo Wonderful world?

 

Eh sì, per la Connor, senza la o apostrofata, son lontani i tempi in cui Daniel Day-Lewis era per lei niente di comparabile. L’unica canzone che ha avuto successo. Oggi, la Connor è un cesso e c’è anche chi la scambia davvero per malata di mente. Malata di soldi, ecco cos’è, e lo sa bene Antonio Conte che difende Neymar in conferenza stampa ove dichiara che i top player meritano di non esser dei topi. Se poi, stressati da troppa panza piena, cantano La cura di Battiato, è colpa di Fassone del Milan.

Di mio, vado al bar alla mattina e, se qualcuno beve in modo depresso un cappuccino, gli canto…

Physical della Olivia Newton-John, una che faceva brillantina con Travolta, e oggi è stravolta di troppe “grease” dei miliardi.

 

Lo so, mi disprezzerete per questo mio cinismo, ma oggi è spuntato di nuovo il Sole, quindi ci sta.

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