Taken 3, Official Trailer

30 Sep

Vivete, miei essi vivono, nel sesso virtuale, ossess(ionat)i e mai nati, evviva la mano morta

30 Sep

Io vi do un consiglio, miei conigli. Continuando ad acclamare le vite altrui, finirete col rimpiangere la vostra. Quindi, smettetela di applaudire quel cazzone di Hugh Jackman. Rendete la vostra vita un formato Wolverine. E non azzannatevi in lotte (s)fatte di a(rti)gli e vampiristiche faide. Miei figli di puttana, continuando nel vostro andazzo, prevedo il fango. Altro che supereroi. Qui per voi è già la disfatta.
Consolatevi col registrare True Detective da venerdì e buonanotte, miei mostri di Carcosa. La vostra vita non fu e mai sarà una rosa, bensì un co(r)vo di (co)r(n)acchie.
Fidatevi, il cimitero vi aspetta e non manca molto a questo triste appuntamento (in)evitabile.
Così è, non si discute.
Vi lascio, salutandovi col mio uccello in mano, essendo io libero e dunque lib(e)rante anche in sano (s)fottermi da solo.

Sono un santo di dementi, che siete voi. Ciao e tu, sì, salutami quella zoccola di tua sorella.
Provò a succhiarmelo ma rimase con altri cazzi nella testa, avendole il mio rifiutato in quanto uomo son che lo dà solo al t(r)op(p)o (im)personale che (s)t(r)op(pi)a.

Vedi Napoli e poi muori, se sei rimasto al luogo comune!

30 Sep

La dobbiamo davvero smettere, alle soglie del 2015, con l’insopportabile luogo comune secondo il quale “tutti” i napoletani sono dei poco di buono, in fondo… dei pez’ e cor’ e anche di mer… da. Dei “vesuviani” sempre “schizzati”, degli “urlatori alle sbarre”.

Ché, spesso, chi si “cimenta” in tal “cementanti” giudizi generalisti, da tutta erba un “fascio”, è il primo “tenente” di ferro delle cer(tezz)e bacate, “padrone” plebiscitario del suo “suffragio universale” giudicante, secondo cui Napoli è questa e non altro, ha “sentenziato” lui in mo(n)do “insindacabile”. Allorché, faceva bene il grande Totò a “discernere”, in versione “umoristica” simil Marlon Brando/Apocalypse Now, che siamo uomini e non caporali!

La dovete finire di considerare Napoli soltanto un “cumulo di spazzatura”, di “rifiuti tossici”, di camorra e “ca(ta)rro” dei perdenti sbraitanti!

Secondo l’ultima analisi demografica, Napoli “conta” di ben 989.254 abitanti!

E voi, forse, vorreste dirmi che sono “tutti”, tutti ladri, teppisti, sfruttatori, parassiti, “stronzetti”, scugnizzi e “mantenuti” alle (s)palle dello Stato?

Dai, su! Napoli è oro, è un caffè “filosofico” dell’immenso Eduardo De Filippo, caffè amaro eppur dolce, caffè da pen(s)atore, caffè romantico. Altro che i “romanici”, quelli parlan, sì, tutti… strascicati, con la “caciara”, “ciancicano” di “aho!”, e pure Carlo Verdone, ultimamente, mi sta sui coglioni. Un tempo fu Borotalco man da “ingenua”, adorabile Natasha Hovey, oggi è corrotto invece ne “La grande bellezza” più laida e, lardoso, continua insistente(de)mente a gridar quasi peggio del De Sica Christianah buzzicon’! Sarà stata quella pazza, nevrotica, “ninfomane” repressa della Buy Margherita a renderlo più schizofrenico dell’Asia Argento di Perdiamoci di vista. Maledetto il giorno che t’ho incontrato!

Finiscila, Carlo. Abbatti la “battona”, questa super-tardona rompi-cazzo che t’ha ridotto patetico come in Compagni di scuola.

Qui, ci vuole l’Abel Ferrara dei tempi gloriosi, uno che pigliava… Asia “meglio” di quel semi-frocio di Morgan e, “pasolinianamente”, la (s)fotteva in un Willem Dafoe da New Rose Hotel inculante tutti…

Napoli non è solo cronaca nera, ché l’italiano medio guarda il “consueto” fattaccio, il cronista dice che è avvenuto in “zona partenopea”, allorché senti l’orrore… “Ah, per forza… Napoli!”.

E “te” pareva!

Parlo con un mio amico di quelle parti e lui s’incazza a ragione! Cazzo, basta con queste discriminazioni arretratissime…

Proprio perché siccome i servizi in tv vengono filtrati sapientemente al fine di veicolare l’attenzione e l’opinione comune sullo stereotipo del napoletano becero, triviale e caciarone, le cosiddette “vrenzole”. Cioè io, parlando con la gente, mi son accorto che loro credono davvero che qui a Napoli l’archetipo della mamma media sia una con i bigodini, il grembiulino sporco di sugo e che urla h24 dal balcone per chiamare il figlioletto che gioca a pallone XD!

Più luogo comune di così XD!

La gente di OGGI

27 Sep

Oggi, la gente, per presentarsi al prossimo, mostra il suo curriculum.

- Piacere, Daniela. Sono laureata col Master del cazzo, ero sposata a un mister ma era troppo misterioso, abbiamo una figlia che oggi studia alle magistrali, parlo 5 lingue, tranne quella che non uso mai perché sono frigida e quindi a che serve che baci o meno? In più svolgo numerose attività contemporaneamente nel complementare saper usare il cervello sia come hostess che come gestrice di un hotel. Mi mancano gli uccelli ma il mio vitae è pieno di clienti. Mi pagano ma non me li danno, è un bel danno eppur so sudarmela. La mia vita è dura senza duri e mi piace così.

Sì, non vale un cazzo come donna.

- Ciao, sono Alessio, ho venti lauree, di una ho pure inventato la facoltà ma le iscrizioni si limitarono a me, che però è illimitato, e fotto tutti con questo pezzo di carta con cui, riciclandolo, mi pulisco anche il culo.

Insomma, un uomo di merda.

Di mio, mangio la pasta con la forchetta e talvolta mi pulisco col bavaglio.
Ai siti porno, preferisco i miei pori e ai porci il mio porcello. Ho pochi soldi dentro ma comunque campo meglio del tuo cavallo che, a forza di acculturarsi, inciampa da malato di depressione per via dei troppi cazzi per la testa.

E ricordate: io c’entro come i cavoli a merenda e gli altri son solo cap(r)e.

Se non vi piace questa stronzata, andate a mangiarvi un bignè e buona vita a te.

Diavolo in corto? No, si allunga ed è in tutti i cor(p)i, che lungometraggio!

27 Sep

 di Stefano Falotico

Per an(n)i, pensai di essere un pazzo da film di Bellocchio, invece impazzii da quando le “streghe” mi considerano solo belloccio e mi fanno i “malocchi”

Sì, sono definitivamente impazzito. Il mio telefono squilla a ogni ora, son “ricercato” anche dalle più “turbanti” squillo. Drin drin e non prendo requie, desiderano che entri nei loro culi come “quello” a cucù “incantato” ché appare-scompare di “becco” ficcante…

Insomma, voglion esser stantuffate ma io son stufo di questo entrar e uscire, ce l’ho oramai liso e m’han strappato anche tutte le camicie di lino. Me l’han “rasato”, sbucciato, ferito, spappolato, torturato, logorato, usurato oltre ogni “consumo” lecito e ora litigano fra di loro perché, dopo aver dato da “mangiare” al mio uccello, avendolo sbriciolato, desiderano pure “sbeccarmelo!”. Fra racchie, cornacchie, divoratrici, assatanate, “salate”, finte suore, “dolci”, patate esaltate e altre di carne “tonnata”, fra chi arrossisce timidamente e poi me l’azzanna ferocemente da lupa “strappatrice” ogni mio vizioso pelo, tra camere da letto sudate, bagnoschiuma e idromassaggi “schizzanti”, fra il dire e il “fare” c’è di mezzo il mare e le spruzzate, ecco la “doccia fredda”. Son rimasto all’asciutto di fisico spompato, “fantasmatico”, talmente d(ot)ato in tutti quei corpi da essermi scorporato. Scolorito, impallidito, così “impallato” da essermi rotto le palle. Annoiato, tanto fui a tutte “(st)ruggente” che me l’han distrutto (im)potentemente. E ora, dalla rabbia di ca(g)ne, (e)rutto!

Vaffanculo!

Basta scopare! Voglio solo scappare! Me le diedero tutte, dico tutte, a gambe di mio “(e)levato” e dai coglioni adesso levatevi!

Che (s)porco. Mi devo lavare. Troppo “esplosi” vulcanico di buchi caldi e roventissimi in mio lavico colar e tanto ora le lacrime a-mar colano e son solo… deluso.

Che valle di Pompe(i)…

Neanche il tempo di darmi… un appuntamento ed ecco che, in ogni “b(r)uco”, se lo ficcan dentro. Fra drogate, doghe, “alla(r)gate” di diga e, in men che non si dica, un’altra che non me la dia. Dio mio, no, non darmele! A queste non importa che sia “al buio”, fanno tutto alla luce del “Sole”.

L’altra sera, ad esempio, entrai… in un bar e neanche il tempo di ordinare il caffè e tutte, compresa la barista, mi “zuccherarono” talmente troppo di “top(p)e” in leccate al mio “ghiacciolo” al “limone”, che dovetti buttarmi poi nel congelatore per stare un po’ “gelato”.

Basta, basta(rde)! Non gliela faccio… più.

Datemi una “penna” e firmo la petizione per l’eutanasia. Pene! Altro che caso Englaro, questo “mio” è diventato un cazzo troppo “chiaro”.

Queste sembran belle addormentate ma per me “morirebbero” perfino, e per segno, altro che seghe, per “spararselo” su un letto di chiodi.

Son crocifisso, Cristo! Ho i miei diritti! Lasciate stare il mio “dritto!”.

Insomma, m(or)ale della storia e delle troie maiale.

Mi diedero per an(n)i dello schizofrenico e lo presi solo in culo.

Invece, ho capito di essere un genio e possono prendervi tutti/e in quel posteriore come e quando pare e piace a me.

 

- Signor Falotico, puttana la Madonna! Qui, la gente lavora e se lo fa dalla mattina alla sera. Mica come lei, che non fa un cazzo!

- Ah ah, l’importante è che me lo facciano…

- Ti spari solo dei film!
Comunque sia, ricordate: più è lungo, che sia un film o un cazzone, se è bello, meno annoia. Ma spinge!

 

Ma non ho ancora finito, sebbene m’abbian “sfinito”.

Incontro uno e mi dice che sono una merda.

Io: – Avrai avuto un padre migliore del mio. Il mio m’ha insegnato a “bruciare” per vivere. Il tuo… m’hai detto che fa il ginecologo.

Ora, come mai, fra tutte le fighe che ha “esplorato”, ha “anal… izzato” solo quella da cui è nato uno storpio come te? Ha sbagliato lavoro, sai? Doveva farsela come me e mio padre.

 

Un’altra…

 

Nel 2008, mi ricoverarono all’Ottonello di Bologna perché molta gente bigotta mi fece… “impazzire”.

 

Entra il prete per la “benedizione”. Sì, in Italia, negli an(n)i duemila, la “psichiatria” crede che le anime “malate” possan esser “curate” anche con una “scrollata” di “acquolina”…

Il “prete” del cazzo mi “benedice” e però si accorge, urlando “Dio benedetto!”, che rimango sempre più maledetto.

Io: – Ora, crede a Satana, prete?

- No, Satana esiste ma deve morire!

- Satana sono io e, come vede, non muoio.

- Tu non sei Satana, ma solo un povero Cristo!

- Ah sì? Sa perché han “sbattuto” le pazze qui dentro? Le ho fatte… impazzire io.

- Che vuoi dire, “mostro?!”.

- Insomma, son tutte donne che hanno scopato con me. Tanto le “aprirono” tanto ora le han “rinchiuse”.

- E degli uomini, invece, che mi dice?

- Sono i loro mariti!

- E io chi sono, “fratello?”.

- Uno stronzo come tutti. Prete “caro”, si tolga la tonaca e veda di fottersela… questa (s)figa.

- E se non volessi?

- Volente o nolente, questa è, questa sarà. Così sia scritto, così sia (s)fatto.

- Sia lodato Gesù.

- Sempre sia lo(r)dato.

Ama Jack Nicholson e prendilo in culo

25 Sep

Da quando vidi Jack Nicholson, scoprii di essere più pazzo nel cazzo di lui, anche più wolf, e amai ogni tuffatrice nello sciacquio dei miei ormoni zampillanti su sopracciglia grottesche

Sì, questo Jack malsano che prende l’ascia e tormenta il sonno dei familiari, minando la sanità mentale del suo stesso cuore, dapprima morbido come un plaid, poi infervorato come l’uomo duro che non si schioda e inchioda i buonismi al loro “attaccapanni” sporchi. Rivelando il vero sé, cattivo, come nacque malevolo, danzante fra stanze tappezzate del suo sangue vivo, divorante ogni bugia e fluttuando tra camere da bagno su allucinazioni di donne decrepite e asciugamani torbidi ove il senso del peccato è un culetto “asciutto”. Egli, voluttuoso di donne gloriose, succhiante di labbra sottili, freneticamente furibondo e “schizzato”, un uomo che se ne frega della religione e inneggia alla pornografia col “caldo” in mano di questo “salice” sociale, sputtanando tutti, sia i bambini sgridati da maestre fetenti e sia le stesse maestrine da lui “imboccate” su “bacchetta” ardente.

Egli è Jack, io esagero di più, fottendomene. Andando in piscina e gettando l’amo di mio “pesce” a una che fa “dorso” su mio “scialacquarmelo” di gran sbattimento, in quanto son annoiato, non sarò principe ma di “rana” son libero, le “annodo” nelle “bollicine” della doccia fredda ai borghesi che invidiano il mio “inabissarlo” su suo “inalberare” il pompaggio e quindi lo “affogo” a un’altra bagnata.

Ho sempre preferito il virtuale alla realtà “comunemente” (in)tesa. Virtualmente, puoi far quel cazzo che vuoi, senza donne che chiedano in cambio il tuo uccello e senza altri cazzi maschili per la testa. La pen(s)o così e credo sia una visione un po’ del cazzo ma sostanzialmente fottuta.

Colin Farrell, vero True Detective di ogni covo femminile

23 Sep

 di Stefano Falotico

Mi “smaschero”, adoro Colin Farrell, uno stronzo “maniaco sessuale” come me, un crazy heart fottuto…

Sì, mi vien un orgasmo quando il grande Colin spunta sul palco della pellicola di Scott Cooper e, assieme al mitico Jeff Bridges, decadenti cantano un “country” da far bagnar tutte le mutande, coi suoi occhi neri, languidi, “penetranti”, con questi suoi jeans attillatissimi, (s)tirati, avvolgenti in camicia slacciata su ugola “stonata” che mette pepe e dà calore alle tardone “là sotto” in brodo di giuggiole, che ambiscono al suo “cavallo” dondolante, in un Farrell dal “cameo” epico, come la tortina gustosa da papparsi in un bocconcino, da stronzo di classe con posa da “caramello”, cari miei lentissimi cammelli, voi ballate il liscio e lui invece lo fa… scudisciante, in mezzo a sudati cuscini, miei panzoni da cuscinetti e da donnette frustrate nel cucinotto delle patatine senza “salsina”, no, Colin è l’incarnazione del sale e sempre più al gentil sesso offre un “dolce tiramisù”, zuccherando di “cucchiaiate” leccanti con tanto di sputo per rifottersele (det)ergente, d’andamento “saliscendi” tutta notte e tutto in fondo(schiena), sin  danzar cantante dei po(ve)ri e iper-eccitante su ammiccamenti delle sue palpebre “basculanti”, servito alle “sciolte” come uno schiumoso cappuccino dal cappello freddo, cinico di codino e succhiante con occhiolino birichino già “stantuffante” tutti i buchini.

Sì, sono uguale a Colin Farrell.

Per molti an(n)i, gente invidiosa del mio cazzo tentò d’attentare alla mia erezione e da me l’ha solo invece, con più (im)potenza, preso in culo.

Questa è la lezione, miei borghesacci, questo è un tamarro d’eccezione che se le scopa da colazione a ce(r)n(ier)a su pisciarvi in faccia con (ig)nobile (s)fondato del suo lì in mezzo a dimezzarvi.

Io non son smielato, infatti sono solo nella mela.

 

Omelette di Gaetano Acunzo, short-movie e recensione

23 Sep

Metaforico, ermetico, angosciante, suggestivo, avvolgente in atmosfere morbose e tetre, straziante. Sembra non succedere nulla, tutto scorre imperturbabilmente, istante dopo agghiaccianti istanti, il disagio esplode, le tele schizzano nella vita sanguigna, incompresa, la solitudine si fa cavalcante, monta secondo dopo secondo, interminabile è il malessere, il mondo è crudele, emargina, distrugge le anime dei puri, ogni artista è troppo grande forse per la realtà dei veri matti insensibili che non capiranno mai il suo cuore pulsante. Bang, uno sparo, la frase iniziale, lancinante che torna, a cerchio della disillusione si urla, si vive troppo vivi e ancora scoppia il silenzio frastornante. La vita degli altri va avanti, la tua è finita, forse no, resterai però, per te e chi ti ha amato, sempre su quelle tele immortali, in cui hai immortalato la bellezza, anche violenta, della tua rabbia. Pazzia, uova strapazzate, uomini, ometti, elmetti della polizia, la sirena ambulante che squilla cattiva, intermittenze, omelette e chi è nato prima? Il mondo o la sua incurabile follia?

Mi (man)tengo di pene da cattivo tenente

21 Sep

 di Stefano Falotico

Molti/e sostengono che sia un bel ragazzo, ma io non (mi) vedo (come ) un cazzo, sono la metafisica, addio…

Nonostante riceva molte richieste di (con)tatto, e venga spronato a “godermela”, credo che voglia… godere solo del mio stato mentale, in un’abbazia medioevale, fischiando tra le foglie e coltivando le scorie, no, la cicoria di tua sorella, una cicuta.

Meglio il ciuco a queste che ciucciano. Me lo ciuccio da sol(id)o con pochi sol(d)i.

Sì, non voglio “goderla”, alla fine ne avevo scelta una fra le (pre)tendenti, ma è meglio essere un prete un po’ cattivo tenente. Quando mi santifico, il mio umore notturno si sanifica ed è meglio, fidatevi, la contemplazione della mia anima lunare piuttosto che la penetrazione di un’altra (s)figa bestiale. Se proprio me li rompe, la provoco nell’urlarle “Fammi vedere come succhi!”.

Deve pagare la mul(t)a!

Ché di gatte già dovetti sbucciarne e poco ci mancò che m’avrebbero pure rubato la minchia per pisciare. Meglio lo “spompato” a questi pompini perfetti, lo sa Chris Walken di New Rose Hotel. In alternativa, facciamoci un gir(in)o, se perderai “carburante”, c’è la pompa di benzina ed è meglio rombare delle trombate col burro. Poi, è pieno di burine. Delle zoccole coi loro buchetti ove scopano i topi di fog(n)a. Mi basta un budino, anche un burrone. Non reggerai alla “botta” e speriamo sia uno schianto per farla… fin(i)ta senza ulteriori danni. Manca solo la sedia a rotelle e finiremo la frittata. Pure le frittelle ché t’imboccheranno di (ciam)bella non “venuta” col buco dell’infermiera, una drogata “dolce” che vien bucata dal “farmacista”. Sì, la mia pisciata dev’esser libera da stronz(at)e, ma(i) cagarle di striscio, solfeggiando un pet(t)o libero, ambiguo, fra il Cruising alla Pacino e il vaffanculo a tutto di mio (s)lavato a secco, (i)netto, staffilato di fetente come esigo dal mio “ergermi” sopra tutti i cessi che siete da far a fette, mal digerire e poi vomitare. Carnali, materialisti, pettegoli, vivete di cacche e cacce. Meglio appunto cacciarlo, e il tuo uccello, libero e s(ci)ol(t)o a “ca(va)llo”, fluttuando “aromatico”, senza questa cagata dell’amore, ché l’amore è solo una sciolta…, mai diarreico o venereo, teneramente librerà vi(b)rante verso nuovi orizzonti lindi, miei sporcaccioni.
Mie verghe, vergatevelo a memoria! Non ve la menate con le balle!

La vita non è bella e queste belle avran da me solo un bruto.

Sono un uomo “buio”.

Io lo sapevo che “non avrebbe funzionato” pur funzionando benissimo. Sì, pene…

Mi rigettai nel porcile per “appurare” se questa vita mi poteva ancora (s)tirare.

Mi diedero dell’impotente e “scopai” che, scoperta lei sotto le coperte, mi scoprii un mezzo pornoattore, cari puttanoni impostori. Ecco il tor(chi)o! Si chiama veritas del tuo Dio porco!

Già, conobbi una bionda, neanche male, al terzo appuntamento, me lo ficcò dentro. E durò più di quanto sia io che lei, infornata, no, informata ch’ero vergine, potevamo aspettarci. In poche parole, non usai il profilattico ma seppi estrarlo dopo un’oretta in cui me l’ero scassato. Lei era già venuta una quindicine di volte, a tutto VOV, no, volt, ma la chimica precoce persi e accesi il motore, dicendole che, sostanzialmente, è meglio la macchina a meno che non sia a scoppio ritardato. Lei “tirò” il freno a mano e con l’altra manina di nuovo slacciò la cintura… di sicurezza. Tastando di “constatazione amichevole” che non m’ero arrugginito. E vi spruzzò dell’olio, con uno sputo d’asciugatura in lavatura “automatica” per rifarmelo “nuovo”. Lucido, ancor di dura carrozzeria scorrazzante a tutto (s)cazzo. Che palle. Ancora da bagnare di su e giù al “tergicristallo”.

Una scopata talmente lenta che quell’amore finì troppo accelerante. Anche se per un an(n)o circa, spinsi un altro po’, venendo solo un paio di volte. Lei intanto mi prese per il culo e per le corna, sì, credo che mi tradisse con altri tor(chiat)i. Poi, durante una notte di luna piena, mi saltò all’improvviso addosso da vamp(ira) ma non mi fece sangue. I lupi perdono il pelo e non il vizio, i licantropi perdono tutto. E, anziché darle un morso, le diedi un pugno. Non un fisting ma un mezzo setto nasale fracassato. Per non ferirla troppo, le ruppi pure lo specchio di casa. Così, mentre i vetrai le avrebbero riparato lo specchio, lei non avrebbe pianto vedendosi spacc(i)ata. Mi denunciò e ora devo, a distanza di an(n)i, pagarle la pagnotta. Che mignottona.

Cosa avete imparato da questa mia “amorevole” presa di cosc(i)e(nza)?

Che io e il sesso siamo fatti della stessa pasta e “piselli”.

Buonanotte.

Il cazzo

19 Sep

Avevo letto qualcosa come: è bastardo il tuo sguardo.

In fondo, non avevo letto ma(ia)le. Una donna lupa, arraffante il sesso altrui con iridi ingorde, già gocciolanti, ah ah, un languido sospirar in lui subito (s)venuto.

Genius-Pop

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