Oggi pomeriggio, domani o al massimo venerdì sarà ufficialmente diffuso il trailer del nuovo Eastwood

13 Dec

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Eh sì, questo è ciò che abbiamo appreso, noi, cultori degli scoop. E il trailer durerà due minuti e 12 secondi. Insomma, oggi dovremmo rifarci gli occhi, noi, amanti della classicità, di cui l’esimio, incommensurabile Eastwood è maestro. Speriamo bene. Anche se tutto potrebbe slittare alla settimana prossima. Ma non disperiamo, noi, che di Eastwood siamo “prodighi” e ammiratori, e il cui fanatismo sconfina in urla alla Eli Wallach “cattivo”, amiamo il “monco” e ogni sua opera, da almeno quasi trent’anni a questa parte, è degna della nostra più scrupolosa attenzione. Issiamoci dunque nell’attesa più trepidante e “fervida” di spasmi perché questo film del “biondo” oggi canuto e scheletrico si preannuncia epocale. Eastwood, fregandosene delle regole, ha utilizzato qui, non nomi altisonanti di Hollywood, bensì proprio i tre eroi viventi della storia da lui raccontata, coloro i quali tal avventura sulla propria pelle vissero per davvero, per essere ancora più realista e mescolare la finzione ai macabri quanto spettacolari avvenimenti successi. Sarà un successo? Certo. Da tempo oramai i film di Eastwood, oltre a ottenere Oscar e riconoscimenti immensi dalla Critica, piacciono anche al grande pubblico perché il nostro signor venerando ed egregio sa mescere poesia e intrattenimento, è uno storyteller di scuola raffinatissima, uno sguardo impareggiabile che ama cambiar genere e traiettorie visive, rimanendo fedelissimo al suo inappuntabile stile. Molte scene son state girate nella nostra Venezia, fiore all’occhiello perché metropoli lagunare che sulle onde placide e poi burrascose nel vento dei sognatori veleggia, come Clint, uomo che oramai si avvicina alla novantina e prodigiosamente sa essere più energico, vitale e fresco di tanti giovani precocemente rimbambiti. Eastwood, un nome, una garanzia. Il film uscirà e Febbraio e non potrà rientrare nella corsa agli Oscar, ma Eastwood è già pieno di statuette e a lui importa solo aver firmato un’altra opera, ci auguriamo tutti, indimenticabile.

Adesso, vado a pranzare, e buoni maccheroni al sugo di olive verdi mi aspettano nel masticar la mia anima appetitosa, in questa giornata che si prospetta falotica come il mio cognome insegna al pari degli insegnamenti morali di Eastwood, uomo anche amorale, “fascista” comunista dalle ideologie ambigue eppur splendente in sue rughe suadenti.

 

di Stefano Falotico

Presto sarà Natale e io mi coloro malinconicamente da Ebenezer Scrooge

12 Dec

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Sì, festa forse pagana il Natale, o soltanto cristiana, in cui si celebra la nascita del bambin Gesù, a cui il destino avrebbe destinato l’immortalità perché si fece uomo tanto amato e miracolante quanto angariato, vessato e crocefisso perché volle diffondere il messaggio di Dio e morì sotto Ponzio Pilato secondo il “plebiscitario” voto del pubblico alla Grande Fratello che lo considerò un traditore della “patria”. Ciò non è successo a Berlusconi, il “re” del “miracolo italiano”, che s’immolò al sesso e al successo, ed eternamente il suo nome “valoroso” verrà affisso per le strade del Belpaese a intitolazione della sua memoria quando morirà sputtanato da Loro di Sorrentino. Invero, Gesù salì al cielo e siede alla destra del Padre, colui che vi giudicherà perché cazzeggiate troppo su Facebook e bevete il caffè senza gustar l’aroma dei vostri sogni perduti che illusoriamente credete ancor virtuosi, coccolandovi nell’idea che la vostra vita migliorerà e, leggendo l’oroscopo delle racchie megere, da allocchi abboccherete alla stronzata del futuro speranzoso. Realisticamente, vi dico che molte vostre vite sono già segnate dai vostri cuori impuri, e sono stigmate che non potete curare leccando il culo al prossimo in punto di morte. Io son figlio prodigo, nacqui prodigio(so) e spesso nel dolce far niente mi arenai. Ma, arenandomi, scoprii la mia pelle ignuda fra le malignità ignominiose che la mia anima escoriarono. Eppur son adesso ambito da donne alla Maddalena che di buona lena mi spronano nel continuare a essere uomo che spinge, e son bellamente piccanti come la Bellucci de La passione di Cristo del Gibson? No, di Malèna. Sì, a brevissimo saremo invasi da film religiosissimi perché viviamo in un Paese che affonda nella melma eppur ha tempo per credere a queste fiction tediose e angoscianti, che ammorbano col senso del peccato, ed “educano” il popolo all’oppio di una religione distorta in cui la “divina” Provvidenza è la chimera a cui si ancora l’uomo bigotto e timoroso, invero moralmente eccepibile, che si appella al Salvatore solo quando non ha più soldi per pagare le bollette e quando non ha la panza piena, combinando però ugualmente porcate di “purissima” penalità. A Natale tutti diventano buoni e le donne bone, che per tutto l’anno l’hanno data in giro a “voluttà”, si castigano in vesti che nascondono le loro vergogne, intingendo la manina nell’acqua benedetta dell’ipocrisia più (s)consacrata. Ecco che gli uomini diventano ecumenici e in questa comunione di buonismi falsi come Giuda esplodono in abbracci “sinceri” quanto la “lodevole” onestà intellettuale di Ridley Scott che ammette di aver sostituito Spacey con Plummer per rispetto degli spettatori “sensibili”. Tutti i soldi del mondo di un regista “filisteo” che adora il botteghino… e non vuole rovinarsi la faccia.

Di mio, vivo spesso in modo eremitico, danzando al buio con Jim Morrison che si reincarna per concedermi un ballo letizioso, soave quanto il mio sguardo (im)pudico e pruriginoso, regalandomi il Ver(b)o del nostro essere uomini blues, forse un po’ neri, sicuramente appunto veri.

E a Natale, come Scrooge, nonostante tutto sarò felice. Sì, poi ci sarà la notte di San Silvestro e il prossimo anno Stallone Sylvester sarà ancora Balboa. Contento il Silvestro, non contenta Titti perché troppi uomini la disdegnano, son carini ma cani, e preferiscono alle donne altri uccelli passeriformi. “Canarini!” Ah ah. E Totti come sta dopo essere stato il pupone? Ah, molti film sono pappetta, eppur tutti fingono di credere al papetto quando invero fanno i papponi.

Vorrei concludere con una puttanata di barzelletta.

La maestra chiama Natale e gli dice di fare gli auguri alla classe, prima delle vacanze.

Natale si abbassa i pantaloni e orgogliosamente mostra appunto le sue palle. Palle di Natale.
Ah ah.

 

di Stefano Falotico

Gli ilici, gli eolici, gli ellenici, i ciclopici e il mio cam(m)ino agnostico

09 Dec

THOR

 

Ebbene, secondo la dottrina gnostica, detta gnosticismo, da non confondere col mio ambiguo agnosticismo da uomo che soffre agli occhi altrui di “gnomismo” ed elefantiasi quando invero ama il suo titanismo, non corruttibile da nessun falso credo ideologico, ecco, secondo questa “branca” l’umanità si dividerebbe in tre distinte categorie: gli lici, gli psichici e i pneumatici. Ora, prima di spiegare nei dettagli in cosa consistano questi tre “elementi” differenti, dobbiamo appellarci alla Treccani: si può dire sia gli pneumatici che i pneumatici?

È corretto dire e scrivere “lo pneumatico” e “gli pneumatici” (e, con l’articolo indeterminativo, “uno pneumatico” e “degli pneumatici”) ma va avvertito che siamo in presenza di una situazione in cui la regola grammaticale si vede contesi primato e autorità dall’uso vivoRicordiamo che, davanti ai nessi consonantici complessi… la norma prescrive l’uso di lo/gli e di uno/degli…

Insomma, si può dire in entrambi i modi, e sicuramente gli ilici appartengono a quel genere di persone che non sono mai state sfiorate da questo dubbio. Come la mia vicina di casa, bolognese DOC che continua a dire l’orrendo, scorrettissimo LO suocero al posto de IL suocero. Ma è cattiva usanza della sua cattiva educazione linguistica provinciale, e del suo appartenere appunto alla categoria ilica.

Quindi, chi sono gli ilici? Etimologicamente la parola ilico deriva da hyle, terra, quindi l’ilico è un terragno nella sua definizione più “brutale” e repellente. Una persona attaccata ai valori insomma più bradi e materialistici…

Da un sito abbastanza esplicativo in merito alla “questione”, copio-incollo le tre definizioni… apportando un paio di correzioni…

La stragrande parte dell’umanità è costituita dagli Ilici…

Essi nascono, si riproducono e muoiono, vivendo come gli animali, vittime delle passioni: sono schiavi dei pensieri che nascono nella loro mente e degli istinti più bassi.

Ira, odio, invidia, gelosia, cattiveria, avidità etc… si alternano nella loro mente e li dominano completamente.

Non hanno nessun controllo sui loro istinti come la fame o il desiderio sessuale e sono freneticamente sempre alla ricerca del loro piacere personale.

Vivono come se non esistesse la morte in una affannosa ricerca di piaceri e beni materiali.

Sono attaccati al proprio io e vedono “l’altro” quasi sempre come un nemico. Spesso sono capaci di atrocità e crudeltà verso i loro simili e gli altri esseri viventi.

Quando l’uomo Ilico muore, non resta più alcuna traccia di lui, scompare nel nulla.

Una piccola parte dell’umanità è invece costituita dagli Psichici.

Questi esseri umani hanno la capacità di dominare le passioni e i bassi istinti, ma non ne sono completamente liberi.

Hanno la possibilità di indagare le leggi della natura e di comprendere, almeno discorsivamente, le verità superiori.

A differenza degli Ilici, schiavi delle proprie passioni, sono dotati di libero arbitrio: possono scegliere tra il bene e il male e quindi hanno la possibilità sia di estinguersi come gli ilici che di salvarsi.

Le loro forme religiose, qualsiasi esse siano, sono indirizzate al Demiurgo e, come Lui, non hanno nessuna conoscenza o intuizione del mondo superiore.

Dopo la morte, se avranno scelto il bene, non si estingueranno.

In numero ancor più limitato sono gli uomini Pneumatici, spesso definiti semplicemente Gnostici. Questi uomini sono consapevoli che questo mondo è il regno del male, lo disprezzano e non si occupano delle sue vicende.
Definizioni comunque generiche e un po’ alla buona ma che ai profani in materia credo abbiano parzialmente reso l’idea.

Sì, la maggior parte degli uomini sono Ilici. Sempre preoccupati della loro apparenza, che abominio (!?), vanamente ambiziosi a issarsi e crocefiggersi nella vanità più appariscente e interiormente vuota, vivono come se mai dovessero incontrare la morte e quindi volgarmente calpestano la bellezza, rendendosene schiavi solo quando possono profittarne per vantaggi biecamente personali. Pensiamo a molti produttori di Hollywood. “Designano” una bella donna e le forniscono onori, gloria e una lunga, “prodigiosa” carriera, “usufruendone” a due scopi, quello di scoparsela dietro lerci ricatti psicologici e quello di far soldi attraverso la sua avvenenza, illudendo altri ilici, gli spettatori (in)sensibili, che di quella donna voglion invero “profittarne” solo per contentare le loro voyeuristiche voglie capricciose che loro pensano siano frutto di “pura” ammirazione.

Gli ilici sono smaniosi, ossessionati dal tempo, dalle rughe e dalla “rispettabilità” sociale, prodigandosi scimmiescamente per godere di fintissimi valori che loro credono siano gli unici possibili e incontestabili. Non sono capaci assolutamente di astrarsi dalla realtà, di trasfigurala con l’immaginazione fervida e pindaricamente creatrice, di reinventare il mondo, perché abdicano soltanto all’edonismo opportunistico del vivere tutto, anche le loro emozioni, in superficie. In poche parole, l’umanità è formata da psicopatici inconvertibili. Ah ah. Ossessionati da sé stessi e dal maniacale sesso, afflitti da quella che è solo una loro povertà morale che loro invece vivono, nella loro immane stortura mentale, come concretezza ineludibile, non dobbiamo neppure compatirli altrimenti andremmo ad alimentare ancor di più anche le loro (non) vittimistiche immodestie, le loro arroganti superbie, la loro innata mostruosità, la loro aberrazione, i loro continui, osceni desideri carnalmente cannibalistici di rivalsa e assurda competizione. Essendo così aderenti a una realtà egoistica, che soddisfa solo i loro istinti volubili e affamati di sporco, infame godimento, a noi fatuo, illusorio e meschino, non capiscono il senso della vita, e scambiano gli eletti, i sani, per pazzi, quando della loro estrema, spettrale follia sono totalmente incoscienti. Ma, si sa, nell’impazzimento di massa e nel porcile di questo mondo ancorato all’idolatria della plasticità, della vuotezza emozionale, incapace di sentire e provare empatia, in questa glaciale aridità malata di volubilità, gli ilici sono la razza dominante.

Gli ilici sono in ogni dove e noi, re dei nostri tonanti colpi di fulmine, che c’inducono ad amare imperterritamente la straordinaria bellezza del mondo nelle sue magnifiche rivelazioni, d’infatuarcene e renderlo altissima poesia, dobbiamo allontanarcene quanto prima se vogliamo ambire all’estasi e all’adamantina salvazione dell’anima e della coscienza.

 

Sì, molti dicono che io sia megalomane quando invero sono soltanto un artista realista, romanticamente obiettivo e lucidissimo, un uomo a cui capita, talvolta, di andare in macchina e sentire… un(o) pneumatico sgonfiarsi perché un ilico l’ha bucato nella “pienezza” del suo incurabile stronzo.

Uomini savi, inseguite la retta via del giusto cammino e a Natale bruciate il fuoco nel camino così Babbo Natale si arderà il culetto.

 

E abbiate le corna in testa. Sì, i cornuti sono più cazzuti e cazzoni, in ogni sen(s)o. Lo sapeva la Portman che con quello volava alta. E qui sono ilico, probabilmente eolico, Dio del vento, anche se le donne dicono che sono re del loro ventre. E, nel mentre, non fidandomi di nessun mentore, so che della mia vita e delle mie (s)fighe non mento eppur di quelle scopate la mia mente non rammenta.
Vado ora a bollire le cicorie, mie capre, pecoroni e pecorine. E tu, caro Eolo, vuoi un po’ di sale mio in zucca o preferisci l’olio?

 

di Stefano Falotico

La ruota delle meraviglie, bistrattano Woody Allen ma io vi dico che siamo tutti bagnini frust(r)ati

06 Dec

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Sì, la Critica statunitense non è stata benevolente con Woody e ha stroncato in modo pressoché unanime il suo ultimo film. La Winslet, che sognava l’Oscar, peraltro è stata coperta d’insulti, e i critici hanno affermato che è la sua peggiore interpretazione, perché sacrificata in un miscasting spaventoso.

Lei che, cicciotella, veniva dipinta come la Venere del Botticelli dal DiCaprio mentre il Titanic si preparava ad affondare, parimenti afflitto dalla forza di gravità come il suo seno già cadente all’epoca, un seno che però a prua si gonfiava mastodontico in poppe speranzose, carezzate da un romantico vento di maestrale ove la Dion cantava my heart will go on nel melò fiammeggiante che diede a Cameron l’immortalità. Ella, diva dai tratti mascolini, donna di carattere tanto da sposare Sam Mendes e perdersi ancora con Leo nelle revolutionary road di una vita in apnea,  avrebbe avuto solo pene… così come in quel mar infernale boccheggiava dopo aver fatto il bocca a bocca a DiCaprio nella “cabina proibita”.

Adesso, dopo l’Oscar per l’analfabeta di The Reader, lavora col maestro di Manhattan che però sposta l’azione nella patria dei proletari, a Coney Island, ove Timberlake, dopo aver bagnato Cameron Diaz, ora ha una vita dalle delusioni bagnata. Ah, mie “bagnanti”, riscaldatevi nell’illusione che domani potrete incontrare un Jim Belushi di panza che vi renderà (s)contente di sua tracotanza. Ma è uomo giostraio che conosce il sudor della f(at)ica… non è un buon partito, vi prenderà a sberle quando un tempo vi faceva girar la testa.

No, solo il Mereghetti, indefesso, ha apprezzato questo lavoro di Allen, gli altri l’hanno liquidato con frasi “di maniera”, sostenendo che oramai il suo genio è sempre più prosciugato nella monotonia dei soliti temi e stilemi, che non si respira più genialità e i suoi film, poco sentiti, sono tutt’al più simpatici ritratti di malinconie dimenticabili come una marina, bella cartolina senza soggetto… Allen ama i primi piani, anche quando ambienta le scene in un attico, è all’antica nelle scelte estetiche e fa della sua depressa poetica lo slancio vitale da cui riesce a trovare sempre nuovi stimoli per non suicidarsi. Adesso, fa meno ridere, e forse in tutti i sensi fa piangere. Ma non compatite la sua bolsa senilità, egli non abbisogna delle vostre compassioni, poiché agguanta l’essenza delle cose con la naturalezza del suo animo mutevole, versatile a filmare sé stesso nella coralità non solo delle sue storie ma di poliedricità del suo cuore sempre più alla tristezza ancorato. Uomini, accoratevi a una donna, ah ah, e rincuorandovi saprete convivere con una che caccia le scoregge di notte, prendendole con filosofia. Sì, prima la gente si sposava e di amori “litigarelli” si spossava, adesso tutti convivono e chiedono il divorzio dei genitori sul punto di morte, perché almeno potranno mantenersi con la reversibilità delle loro pensioni. Sì, vedo giovani già mentalmente in pensione e vedo pensionati che guardano i film porno per “innalzarsi”, dopo una vita poco retta ma che l’ha sempre preso/a nel retto. E in queste erezioni “maschie” se ne fregano delle elezioni e ognuno fa della politica quel che vuole, votando chi farà i suoi interessi, chi possa salvarlo dallo stress e chi possa difenderlo in caso di sfratto. Ah, miei ratti, rantolate in pantofole, voi che avete perduto il gusto della fantasia che rende l’uomo degno di essere uno stronzo. Galleggiate nella mer(da).

Poi, ognuno si bagna come più gli aggrada. Alcuni vanno a messa e intingono le mani, dopo aver fatto la mano morta sull’autobus, nell’acqua benedetta, altri usano la doccia e non la vasca, alcuni rovesciano le pentole e si bruciano quando io vi dico che furono bruciati ancor prima di diventare bolliti.

Di mio, so che i miei occhi le bagnano… ed è acqua non “piovana”.

Sì, il Meteo ha messo pioggia, voi usate pure gli occhiali da Sole e nessuna, non potendosi incantare dei vostri sguardi ficcanti, ah ah, potrà mettervi in mutande. Sì, le donne chiedono solo soldi e, spellati, un giorno non potrete più far(vi) al mare un bagn(in)o. So che avete quella tendenza…

 

Vado a fare il bagnetto.

 

 

di Stefano Falotico

De Niro assomiglia a Mubarak, Tarantino pensa a Star Trek, io son sempre più Spock-ioso e c’è chi rimane un cane Rex

05 Dec

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Be’, chi non conosce Hosni Mubarak? Famoso ex presidente dell’Egitto, la terra ove Tutankhamon si reincarnò in Jaye Davidson di Stargate, una delle più grosse stronzate teutoniche di quella catastrofe vivente che è, ahinoi, Roland Emmerich, e ove Mosè, prima di ribellarsi, “mangiava” faraone condite di altre patatine…! Poi, dal cielo piovvero rane e Dio ordinò nei suoi comandamenti di non desiderare la donna d’altri, al che Mosè si arrabbiò e diede un calcio alle tavolette del Signore, con un tiro mirabile degno delle parabole… di Pelé. Sì, alcuni sostengono che le piramidi siano state costruite dagli alieni. Io invece sostengo che a Cheope, abbastanza imbalsamato, preferisco la crêpe farcita alla nutella, da gustare nella mia cucina ove le pareti, crepate, sono alla base del mio traballante umore al “mascarpone”, sempre grondante di malinconia sciolta proporzionalmente incitante al “moscio” come i miei “dolci” marroni.

Sì, dal set di The Irishman spunta una foto inquietante di De Niro. E la somiglianza con Hosni ha dell’incredibile.

Nel frattempo, dopo essermi preparato un frappè, leggo che Tarantino ha in mente di girare la sua versione di Star Trek.

Insomma, che c’entrano le avventure di Spock e compagnia bella con colui che scrisse e recito ciò?

Non c’è bisogno che tu mi venga a dire che il mio caffè è buono, intesi? Sono io che lo compro, e so quanto è buono. Quando è Bonnie a fare la spesa, compra delle cagate, io compro sempre roba costosa perché quando la bevo voglio gustarla.

Sì, non me lo vedo proprio Tarantino regista e sceneggiatore di “buchi neri” intergalattici. Non oso immaginare alla puttanata immane che potremmo vedere. Ma comunque è presto per turbarsi. Prima Tarantino deve girare il film n. 9, quello su Sharon Tate, e J. J. Abrams deve filmare il nono Guerre Stellari.

Sì, son un uomo dissacrante alla Mel Brooks, in fondo la vita è tutta una balla spaziale.

 

Son stato al bar. Una donna “matura” parlava con la figlia o forse la nipote. La figlia ha chiesto:

 

– Secondo te, è meglio se prendo un 7 o un 4?

– L’importante è prendere 6.

 

Sì, uno scambio di battute di una deficienza sconcertante che mi rende sempre più convinto che la mia cultura pulp sia decisamente meglio.

Sì, miei cani, nella vita fate i re come me, non sono uno che vi addomestica in ovvietà scolastiche.

Eh già, nella vita c’è chi se la suda, chi la paga…, chi è un sudista, chi è un suddito, chi un egiziano e chi è un sumero, parola di origine dialettale bolognese per definire i somari che vorrebbero farmi credere di essere un celtico.

Sono spesso un Dio greco, e so che Barbara va alla Coin e poi ama Conad il barbaro. E assieme, scopando in modo scontato, fanno un po’ di Coop.

Su questa cazzata, vado a bere il tè. Tu invece dammi del lei, il tu lo do a una donna che si toglie il tutù.

 

di Stefano Falotico

Essere antipatici è sempre meglio che essere dei patetici simpaticoni

05 Dec

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Ho constatato nella mia vita da peccatore, essendo un orgoglioso peccatore che tanto peccò e in futuro, vivaddio, peccherà ancora, poiché uomo che non si attiene ai bigotti precetti della società piccolo-borghese, e dunque inevitabilmente “sbanda”, sbava di eccessi, o di quelli che agli occhi della gente mediocre vengono erroneamente considerati “difetti”, ecco, ho appurato che, maggiormente m’elevai e continuo a elevarmi dal porcile di massa, parimenti vengo sempre più emarginato.

Perché indubbiamente la gente mi preferiva prima, quando ero ingenuamente “innocuo” e simpatico e non m’addentravo in discorsi che inesorabilmente vanno, giustamente, a boicottare, criticare, smuovere le certezze consolidate. Più sono polemico, e il mio polemizzare nasce dall’esperire il vero e saper(mi) più discernere, più le persone non mi sopportano e, in preda al folle ingiuriarmi dissennato, anelano a voler rovinare i miei attimi di felicità che, mi spiace per costoro, sono contemplativamente gustosi, poiché di ogni istante vitale, perciò fatale, fondo la mia anima e gioiosamente ne sprofondo. Maggiore è il mio grado cognitivo e maggiore è il mio distinguermi, maggiore è la malvagità altrui che insiste voracemente a volermi “mangiare”. Io, lo ribadisco con fervida autorevolezza del mio disprezzarli con “decoro” fuori dal coro ma sempre aderente splendidamente al mio core, mai mi atterrò ad atterrirmi e ad atterrare nella “normalità” di tutti i giorni. Normalità per me fa rima con prevedibilità, con meccanicità, con l’abominio della piccola borghesia sempre lagnosa, indaffarata, ciarliera, pettegola e che miseramente “tira”… a campare. Così, li vedi anchilosarsi in lavori che ripudiano ma che mantengono pur di “sopravvivere”, per andare avanti. Avanti… avanti di che? Se poi rimangono persone povere moralmente, che non sanno amare la bellezza e per di più la denigrano, e diventano orridamente degli “esteti” rivoltanti di un senso del bello distorto e volgarmente mercantile?

Ho letto da qualche parte che solo la classe media continua ad andare al cinema. La classe alta oramai i film li scarica o li guarda su Netflix. È aberrante tutto ciò? No, affatto, è la verità, nel bene e nel male. Personalmente, sono stufo di condividermi, ah ah, nelle multisale affollate piene zeppe di cafoni che, coi loro commenti inopportuni, col loro vociare indigesto fan a lotta a chi deglutisce più popcorn.

Quindi, sì, il mio “alienarmi” nel fruire dell’Arte in santa pace, nel calore “triste” della mia intimità domestica, mi dona estrema lietezza e letizia.

Oh, infervoratevi pure. Io la penso così e nelle socialità “tradizionali” non voglio penarmi.

Ma invero io vi dico che mentii, essendo uomo che, in quanto esperto, participio passato del mio esperire e davvero poco sperare, devo essere obiettivo e i luoghi comuni… speronare. Al cinema vanno i giovani, vorrei vedere che non ci andassero ma vi vanno molto meno rispetto a prima, perché i soldi scarseggiano e bisogna fare economia, ringraziando lo streaming. Con buona pace degli esercenti e di chi non appartiene a questo danaroso esercito. I 50-sessantenni vanno spesso ai ristoranti, ove “volano” 70-ottanta Euro per un pasto a base di asparagi marci e frutta secca, mentre i giovani son a secco anche di digestivo. Nelle “macerie” dei loro mal di pancia.

Insomma, i giovani sono sempre stati antipatici perché, volenti o nolenti, controcorrente vanno non tanto per il piacere di fare gli iconoclasti quanto perché anticonformisti lo diventano per (im)pure esigenze di “pirateria”. Date loro una prateria! E in questo fruire io fruscio nel dolce fluire, in quanto fui e non so se sarò ancor “fuori”. Sì, se stai sempre in casa, poi non ci stai “dentro”, se stai troppo fuori, ti mettono dentro. Ah ah. Comunque sia, non se ne esce. Lasciate che i liberi uccelli (cr)escano… ah ah.

Su questa mia frase “simpatica” ma ermetica, ribadisco che l’antipatia è alla base della creatività, ché sia disperata, fantomatica, anche falotica. Adesso vado a mangiare un’arancia, spero non meccanica…

Nota conclusiva in seguito a una notte che scop(pi)ò via, lasciando solo/a la mia “briciola”: una donna venne a me e si denudò totalmente, e mi disse perentoriamente che voleva scopare. Le diedi una scopa e lasciai che pulisse, dicendole che non doveva rompere i coglioni.

 

di Stefano Falotico

Ian McKellen è il più grande attore vivente? Suvvia, non scherziamo e parliamo sinceramente di Calcio, ah ah

04 Dec

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EMILE, Ian McKellen, 2003, (c) Castle Hill

EMILE, Ian McKellen, 2003, (c) Castle Hill

Sì, con mio stupore incommensurabile, leggo su Facebook che Ian McKellen è indubitabilmente il più grande attore vivente del mondo. E su questo non vi sono dubbi, appunto. Guai a chi osa dubitare di ciò.

Io, che faccio dei perenni dubbi la mia (non) spiegazione di stare al mondo, cito il De Niro di Ronin, se c’è il minimo dubbio non c’è nessun dubbio… ah ah.

Resto stupito da tali lapidarie affermazioni, proprio io che sono sempre scettico quando si fanno classifiche e si elegge, da questi giochini, il vincitore. Ora, McKellen è attore di enorme charme, che piace molto agli omosessuali, elegante, raffinatissimo, forse fra i più grandi, questo sì, interpreti di Shakespeare, ma se parliamo di Cinema i dubbi sono parecchi e a mio avviso fondati. Molti i ruoli negli ultimi vent’anni di rilevanza assoluta per il grande schermo, non c’è che dire, basterebbe citare pleonasticamente il suo superbo Gandalf della trilogia de Il signore degli anelli, il suo mirabile Riccardo il Terzo, ah ah, per la regia desueta e bizzarra di Loncraine, il suo attempato gay di Demoni e Dei, il suo magnetico Magneto degli X-Men e last but not least il suo malvagissimo, sofisticamente mostro, criminale nazista de L’allievo.

Ma non esageriamo con affermazioni sinceramente ridicole. Proprio per “limiti” fisiognomici, e per essere entrato al Cinema solo a sopravvenuta “maturità” anagrafica, a età abbastanza avanzata, no, non annovererei McKellen nemmeno fra i primi dieci. Gusti personali, e miei gusti tendono conto della versatilità, della varietà dei ruoli, della presenza scenica, e di quel qualcosa in più totalmente soggettivo che pretendo sia tale. L’obiettività, in fatto di attori, la lascio ai membri dell’Academy, le cui dimenticanze, i grossolani abbagli, e gli errori di giudizio sono stati enormemente macroscopici nel corso degli anni. Ad esempio, non comprendo come Bob De Niro abbia potuto essere candidato agli Oscar per l’efficace ma alla fin fine davvero inconsistente ruolo da non protagonista ne Il lato positivo, e invece platealmente lo si sia glacialmente snobbato per C’era una volta in America… anche se c’è da dire che in questo caso fu colpa imperdonabile del produttore Arnon Milchan che, all’epoca, per gli Stati Uniti presentò una versione inguardabile e monchissima di sole due ore, distruggendo senza vergogna un film che noi tutti splendidamente conosciamo. Come mi stupisce che Anthony Hopkins abbia vinto anche abbastanza immeritatamente per Il silenzio degli innocenti, ove compare come “protagonista” solo 15 minuti nella durata complessiva della pellicola e più che la sua interpretazione, comunque ipnotica e notevole, si è voluto più che altro premiare il personaggio di Hannibal Lecter. E invece rimango tuttora basito nel ricordare che sir Hopkins non vinse per Nixon, dove faceva un lavoro monumentale, a discapito della performance di maniera di Nic Cage del sopravvalutato Via da Las Vegas.

Poi, ci sono quelli che mettono McConaughey sul podio. Insomma, questo veniva considerato il clone scialbo e stupidamente comedy di Paul Newman sino a quattro anni fa, e gli son bastati tre ruoli per definirlo un titano? Anch’io c’ero cascato, ma col senno di poi ammetto l’eccessività dell’entusiasmo che pervase le sciocchezze che dissi. Mi feci troppo ammaliare dal suo Rust Cohle…

A McKellen certamente non piace il Calcio, o forse sì. Che ne posso sapere io, misero “popolano”, delle sue passioni extra-attoriali? Ma sicuramente, come me, avrebbe disprezzato il “bomber” Mattia Destro, calciatore rozzo e non educato alla “dizione” delle palle, ah ah, uno che in verità dovrebbe cambiare mestiere, ma a Bologna viene ancora considerato un intoccabile quando ha realizzato due reti dall’inizio del campionato. I tortellini ai felsinei danno alla testa e poi i giornalisti sportivi alimentano le assurdità che mi tocca leggere. Suvvia, non scherziamo.

Comunque, il più grande attore vivente del mondo sono io, e su ciò oso sfidar chiunque. Trovatemi un altro su questa terra che, quando è in forma, può andare in giro come Al Pacino di Serpico e far credere alle persone che sono stato scelto per il suo remake. Ho detto tutto… ah ah. Sono un gigione immenso.pam11-1 ser17

 

di Stefano Falotico

Molte persone sono come il whisky, una volta che si ubriacano danno di stomaco

02 Dec

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Sì, sono stato al bar, mia meta da sempre agognata in cui caldamente riscaldo le mie viscere nel trangugiare caffè che sposano i miei umori che molti vorrebbero zuccherare con le loro mielose banalità. Voglion far sì che t’insuffli nelle loro buffonesche idiozie e che io le digerisca senza quell’amarezza che invece, credo sempre più, sia il punto d’appoggio delle mie genialità. L’amarezza si sorregge in bastioni collaudati dall’avamposto dell’obiettività, mentre il mondo, con le sue insipide convenzionalità, vorrebbe depistarti nella frivolezza e nella sciocca ilarità. Oh, siamo invasi da “dottori” del buonismo perbenista, quelli che ti ficcano nel cervello, oltre che in bocca, caramelline a base di aforismi della felicità. Andassero a imboccare i pesci del fatuo lago dei sogni. E si allietano se tu ti adatti alle loro scemenze, altrimenti ti dicono che sei uomo di cattiva semenza. E li chiamano uomini di scienza! Alcuni, a dire il vero, oltre che fintamente saccenti, sono anche orrendamente senescenti, quindi talmente rincoglioniti da volerti far credere che la vita sia un piatto di cioccolatini succosi e saporiti. So io ove insaporirmi e voglio eccome inasprirmi. Altro che queste “aspirine”. Io sono uomo temprato dal dolore del mio sapere la verità e, sebbene da molte donne sia (at)tentato, nella lor vana speranza di “addolcirmi”, preferirò sempre le canzoni di Nebraska, ove lo Springsteen sgelava di verismo ogni stronzata di caldo buonismo.

Sì, tutti ubriachi di “facilità”, e si danno, indaffarati si dannano.

Meglio i miei “danni” a queste (s)cenette “simpatiche”.

 

Solo io dico il vero, il mondo invece vuole che i fessi continuino a rimanere tali, così i potenti posson far indisturbato sesso e continuare ad aver successo.

 

Firmato un uomo immutabile, spesso muto…

 

cioè Stefano Falotico

Falotico l’egotico, anche l’ero(t)ico, augura a tutti buon Sabato con The Irishman

02 Dec

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Sì, l’egotismo fa parte di me. Son narcisista che si compiace di questo mio stato psicologico in cui chiunque, senz’eccezione alcuna, da me deve (di)pendere, poiché non sono un misero, statale dipendente. È la vita che trae origine dal mio essere e sta al mondo secondo i miei desideri. Essa mi asseconda, non essendo io secondo a nessuno, e io me n’accondiscendo in quanto osservante discepolo. Anche se spesso dai maligni e dagli invidiosi vengo stranamente osservato. Il mio cervello è frizzante e sa come rizzarlo… passeggio, nauseato da una società frenetica, nella calma poliedrica del mio pormi a essa antitetico. Sì, piuttosto che adattarmi preferisco prendermi una malattia tetanica e alle tettone preferisco i miei umori in smottamento tettonico. Sono un amante del piacere solitario, onanista d’imbattibile savoirfaire.

E ai ristoranti affollati preferisco il self service dei miei panini al prosciutto. Cucinati doviziosamente con tanto di gambuccio a farti lo sgambetto.

Così, rinvengo questa foto fra “compagni”, di cappella(cc)i matti e penso che Nirvana di Salvatores sia una stronzata galattica. Un’esibizione cabarettistica di personaggini alla Rubini, uno che si credeva Pacino e adesso gira film “cioccolateschi” nel Canton Ticino. L’ho sempre detto alla mia vicina… di riscaldare i cavolfiori senza aprire la porta di casa. Quel puzzo dolce mi dà allo stomaco e mi provoca il vomito ancor prima di mangiare i miei maccheroni al sugo di peperoncino del mio essere uomo piccantino.

Beviamoci il vino. E vediamo di non rompere più i miei falotici umori. Molti cattivi vorrebbero che mi prendesse un tumore ma debbo dir loro che delle loro porcherie non ho nessun timore.

D’altronde, attraverso sempre la strada in compagnia di un gatto nero. E lui mi fa l’inchino, sapendo che sono io quello che potrebbe portargli sfiga. Se lui invece mi portasse una gattina peperina, gioiremmo entrambi di buon pelo…

Cari cornuti, adesso vado a mangiarmi un cornetto.

Io sono il boss. E pensare che voi votavate Bossi.

 

di Stefano Falotico

War with Grandpa, assieme a The Irishman, è il mio film più atteso ma vivo da uomo teso(ro)

01 Dec

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Orbene, sussulterete voi! Ma come? Un film per bambini diretto da Tim Hill? Certo, perché in “esso” vi è il Bob De Niro. E, a prescindere dal fatto che potrebbe anche rivelarsi “appassionante”, almeno non pretenzioso, ma una cosa caruccia per rallegrar l’umore, io non disdegno affatto i film “infantili”.

Ora, va detto che io vivo spesso infantil-mente, ma non ripudio questo mio inabissarmi in ricordi felici, nostalgicamente abbottonato a un tempo in cui vagavo nottambulo, come adesso peraltro, nei corridoi mesmerici della fantasia più alata, e il mio cuore sprigionava gioia inusitata. Poi, la mia persona fu spesso insultata e, deprimendomi, vissi periodi neri in cui la mia anima così umiliata impiegò molto a esser nuovamente rincuorata. Io, poeta delle meraviglie e astrattista del surreale, il cui cervello corre baldanzoso fra un’emozione e l’altra, eppur piove. Piove sulla sconsolatezza della mia eterna, triste “giacenza”. Inappagato, poco vengo pagato, il lavoro langue e il piatto piange, e dunque gironzolo alla rinfusa in cerca di qualcosa che possa dar stabilità alla mia frenesia spesso dalle contingenze reali frenata. Sì, la vita adulta è un compromesso e il tuo cuore, così innatisticamente gioioso, vien bloccato nelle sue spontaneità da uomini cinici e accidiosi. Arcigno come loro, allora, senza oro ma mangiandomi quello che mi mettono sul naso, cioè il pomodoro, li affronto perché subii troppi affronti e vergo pagine romanticamente arrabbiate che sono il sudor della mia ingegnosa fronte. A questa salvifica fonte attingo, e dai neuroni idee brillanti scaturiscono. Da questa scaturigine, non posso comunque evitare che il mondo affondi e bruci nella ruggine. Sì, molta gente è delusa e arde le tue speranze, scaricandoti addosso la sua frustrazione. Anche ti frusta! Così, a malincuore appunto, devi (r)esistere, combattendo con le energie ancor tue indomite. Indomito o forse indomabile, provi a essere un uomo amabile, ma la vita ti (e)rode, di nessuno sei l’eroe, povero Cristo, ed è solo cattiva bile. Qui cambia l’accento e la rima baciata va a farsi fottere. Ah ah. Insomma, non siamo solo noi i fottuti, anche la rima è stata “trombata”.

Sì, molta gente è afflitta da una vita che le sta stretta or che la via retta si è smarrita a prenderlo/a troppo nel retto. Che batoste, mangiatevi i toast. Ah ah. Io testé, di mia testa e forti testicoli, rimango tosto, sebbene sia un pollo arrosto. Ah, le “brave” persone… Allora si rivolgono agli psicologi, gente che vive grazie al loro malessere. Sì, non fidatevi. Piuttosto che spendere un patrimonio ad arricchire questi “propugnatori” del mieloso benessere, andate in strada e iscrivetevi a un partito. Meno soldi spillerete e vi farete tante tessere. Tesseratevi, sì, per la ricerca della vostra contentezza al di fuori di ogni sleale concorrenza anche se, si sa, la vita non è facile e le donne sono difficili. Che poi… anche credere alle ideologie politiche non serve a molto. Siamo invasi da fascisti che applaudono i film ecumenici, di comunisti che apprezzano Vincere di Bellocchio, giustamente, perché non è un film tanto su Mussolini quanto sulla sua follia che rese folle una povera donna che lo amò, siamo stracolmi, ed è il colmo, di gente che i suoi vuoti colma, riempiendosi la panza di cazzate immonde. Che brutto mondo! D’altronde, Spagna o Francia basta che se magna! Il motto dell’italiano qualunquista che non prende mai posizione su nulla e però studia tutto il Kamasutra per soddisfare la sua squinzia in ficcanti… posizioni. Sì, gli uomini vengono, eccome se vengono, incontro alle più stronze, basta che possano svuotarsi… e in questi “svuotamenti” si riempiono a vicenda, dandosi letizia al sapor di liquirizia. Sì, le invitano a cena, offrono loro un liquorino e poi son “svenevoli” di languorino…

Sì, la gente dovrebbe smetterla di credere che si viene al mondo per essere felici… sì, se si è indefessamente stolti, si può essere felici per qualche ora, qualche giorno. I più duri a morire, anche i più illusi, possono essere felici per molti anni. Ma prima o poi lo ripiglieranno nell’anno e il risveglio sarà una pazzesca inculata.

Sì, oggi a te, domani di nuovo a te. Dai, beviamoci un tè.

 

Finisco con questa… su Twitter ho scoperto che esiste un tizio che soffre della mia “patologia”. Si fa chiamare Roby e idolatra Bob De Niro in una maniera per cui anch’io, che mi credevo the fan per eccellenza, non posso competere. Ah, più vivo e più mi rendo conto che c’è gente più “pazza” di me.

In verità, vi dico che sono il più sano di tutti, come Il seme della follia insegna(va).

 

di Stefano Falotico

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