Non perdonerò mai Mereghetti per C’era una volta in America… e altre discussioni di Cinema

25 Apr

am14-1

Ora, per i pochi che ancora non lo sapessero, il signor Paolo Mereghetti, facendo imbufalire chiunque e soprattutto Ferzan Ozpetek, ha scritto questo su C’era una volta in America.

Leone, che da tredici anni pensava a questo film, l’ultimo che poté dirigere, intendeva celebrare da europeo l’immaginario del cinema classico americano, approdando a un finale cupio dissolvi carico di malinconia per i sogni perduti. Ma lo sforzo di sei sceneggiatori non ha prodotto un solo personaggio coerente, e la durata spropositata non basta a evitare buchi nel racconto. Come sempre, a Leone riesce bene la trasfigurazione lirica del triviale: rende epica una mano che mescola lo zucchero in una tazzina, e struggente il ricordo di uno stupro tanto gratuito quanto repellente. Ma lo stile non basta: c’è troppo autocompiacimento oltre a un’aridità di sentimento che lascia perplessi in un film che vorrebbe essere anche una grande elegia romantica…

Inizialmente, aveva assegnato due misere stellette al film, poi per far contenti quelli che si erano arrabbiati ecco che li ha appunto “accontentati”, aggiungendo una mezza stelletta. Ma su questo film di Leone, come in generale su tutto Leone, non essendogli mai garbato molto, Mereghetti è intransigente, come si suol dire. E “raccatterete” un video sul Tubo nel quale, in compagnia del trombone compianto Umberto Eco, autore di un solo capolavoro, Il nome della rosa, e invece ammorbatore latinista di semiologie discutibili, alla domanda perché proprio non gli vada giù Once Upon a Time in America, Mereghetti, senza battere ciglio, con gamba accavallata da lord inglese, continua indefesso a “lordare” il film, definendolo irritante, raccapricciante, disgustoso e volgarissimo. A prescindere dal fatto che tratti malissimo le donne. Poi, stizzito, annoiato, chiosa con un… no, non è un grande film… e bellamente se ne frega altamente.

Sarebbe da prendere a sberle ma oramai lo conosciamo. Ha devastato The Hateful Eight del Tarantino, essendo leoniano e, a parte per i primi tre suoi film, che considera geniali e sinceri, non lo digerisce moltissimo. E gli affibbia, ben che gli vada, due stellette e mezzo “di stima” per non far infuriare nessuno.

Il Mad Max con Tom Hardy lo considera un giochetto da Playstation, e via dicendo. E stupisce che metta sullo stesso piano uno come Virzì, apprezzabile certo, ma suvvia non esageriamo, assegnando “capolavoro assoluto” a Ovosodo, in una disamina campata per aria che grida vendetta, e invece ritenga “invalidi” e imbecilli quasi tutti i film di von Trier. Quasi tutti, perché talvolta si ricrede e dà pure dei lodabili voti.

Ma spazientisce la sua mania burocratica di classificare chicchessia con una prosopopea agghiacciante che lascia esterrefatti. Nell’ultima edizione però, forse dopo aver attentamente visto il film di Noah Baumbach sul grande Brian, ha compreso che De Palma è un genio e non un patetico imitatore di Hitchcock, come lui sempre l’aveva ritenuto, allora ingigantisce le stellette e sostiene che Vestito per uccidereBlowUp e Scarface siano opere magnifiche, titaniche.

Ora, avrete capito bene che Mereghetti è uno della vecchia scuola, molto classico e a tutto ciò che gli “puzza” di post-moderno oppone una certa resistenza difficile da curare. Mereghetti non rinsavirà mai, su certi registi è ottuso come una capra, e non vuol sentir ragioni, sbuffando con aplomb da stronzo insostenibile.

Al che, oggi pomeriggio ho avuto una discussione piacevolissima con un amico su Facebook, anche lui fanatico sfegatato di De Niro.

Ora, abbiamo concordato che De Niro abbia sbagliato tantissimi film, fra i tantissimi che invece ha immensamente azzeccato. Fra i bruttissimi abbiamo messo Non siamo angeliremake scialbo di una pellicola con Bogart a cui poco è valsa la regia di Neil Jordan, praticamente invisibile, e neppure il banale script di un David Mamet al minimo storico. Ritengo che sia la più brutta interpretazione di De Niro in assoluto, molto peggio delle sue prove “alimentari” degli ultimi quindici anni. È un’insopportabile smorfia continua tanto che ti viene il dubbio che in quell’anno De Niro forse soffrisse di ebefrenia. Non è simpatico, non fa ridere neanche le vecchiette, e drammaticamente è osceno. Una performance vergognosa!

Poi, tralasciando alcune pellicole dell’inizio che giustamente sono introvabili, come SwopI maledetti figli dei fiori e La gang che non sapeva sparare (complimenti comunque per la traduzione, assurda e quindi meritevole di menzione), e forse basta, perché invece Il clan dei Barker di Roger Corman, i primi De Palma, appunto, e Batte il tamburo lentamente sono pellicole molto più che decorose, abbiamo annoverato i De Niro sottovalutati. Primo fra tutti il bellissimo Jacknife. Poi i nostri film “simpatia”, film obiettivamente bruttarelli, per usare un eufemismo, ma che personalmente hanno il nostro perché. Primo fra tutti Capodanno a New York, cinepanettone mielosissimo e zuccherosissimo con Bon Jovi che, anziché scoparsi Sofia Vergara, sceglie Katherine Heigl, ipocrisia raggelante per la quale non basterebbe che Bongiovanni ci cantasse a palla Livin’ on a Prayer per farci credere che fra una gnoccona alla Esperanza Gomez e una figa di legno alla Heigl, scelga appunto la Heigl. Ma per piacere, Bon! Dai dai. La Heigl è “buona”, non voglio dire il contrario, ma Bon, lo sai, sei uno che vuole una più bona. Sì sì. Me lo dice la tua faccia da culo.

A me piace anche il lynchiano Motel, detto anche Bag Man, soprattutto perché c’è un’attrice che attrice non è che mai più si è vista se non nella tv via cavo del Texas o a giocar di “sombrero” con qualche cowboy messicano nelle pampas delle sue cosce solari… tale Rebecca Da Costa, una che pur di farle un massaggino… saresti disposto a spaccarti una costola.

In questo film c’è un John Cusack bollito che vale il prezzo della stronzata.

Ora, torniamo a Mereghetti. Non ha capito un cazzo del capolavoro del Leone. Cosa pretendeva da un film su gangster bavosi e stronzi? È logico che siano volgari, sporchi e cattivi, è un inno malinconico su maschi rimasti sempre bambini, ed è per questo che la filosofia che lo sottende è misogina. E poi… anche Quei bravi ragazzi e Il padrino hanno scene repellenti e “volgari” ma, così com’è giusto che sia, li considera capolavori.

Ma Leone che gli ha fatto? Eh sì, cari lupi, ieri Paolo ha tifato per il Liverpool, da vero dandy del cazzo.

Paolo odia le caciare ma va matto per Ferie d’agosto, disgusta i western all’amatriciana ma se la signora Ferilli Sabrina gli mostrasse la topona non credo sarebbe così “duro”. O forse sarebbe durissimo?

Ah ah. Sì, vivaddio la “trivialità” sana, altrimenti si è già in fin di vita e si rimembra solo dolcemente il passato, specchiandosi come Noodles su Yesterday dei Beatles. Almeno, questa scena, Paolo l’ha capita?

 

di Stefano Falotico

 

 

Bon Jovi

 

211, Official Trailer with Nicolas Cage

25 Apr

211-jeader-1-768x482

Il risveglio della coscienza, dormiglioni

25 Apr

Risvegli

Sì, stamattina, come di consueto, mentre molta gente era impegnata in lavori che servono solo alla loro panza, gente abbiente ma forse soltanto abietta, su cui ci sarebbe molto da obiettare, ero al bar. Stamane ho fatto tardi, sì, mi son svegliato con un’ora di ritardo mentre molta gente non si sveglierà mai. Che ritardatari, ma fanno gli straordinari giocando a pingpong.

Sì, ho scritto un libro straordinario, La leggenda di King Kong, libro che mi è costato ricerche esasperanti, meditazione trascendentale, un’elevazione pazzesca della coscienza, estenuanti notti insonni per cercare di dare emozioni profonde a chi lo leggerà, ma ha venduto solo una ventina di copie e, nonostante chi l’ha letto lo definisca un capolavoro, dicono che dovrei andare in officina a mettere a posto i bulloni. Se no, se continuo così, perderò le rotelle. Sarò uno sbullonato. Peraltro, mi urlano… se invece di fare il genio aristocratico con due Euro in tasca, eri un distrofico muscolare, vedrai come ti veniva la voglia di muoverti…

E questa gente “retta” continuerà da baccalà a gironzolare per il net, da me ribattezzato WC Net, leccandosi il culo a vicenda in questo tripudio, dico tripudio, di fessi che sognano il podio ma rimarranno dei polli.

Eh sì, fidatevi, è inutile che vi sacrifichiate a impegnarvi in qualcosa che vi possa dare onore. Vedo tanti giovani, inculati dai genitori, che pur di avere la paghetta settimanale, si prodigano in studi che detestano solo per attestare, pigliandosi la laurea, che saranno dottori di “classe”. Al che, rinunceranno alla bellezza di ogni intimo godimento, auto-ingannandosi illusoriamente di essere persone refrattarie al piacere vero, non quello delle edonistiche vacanze in Marocco, perché hanno scelto una “sana” missione, quella di far del “bene” agli altri ma invero, a parte i soldi, non amare la propria vita.

E non sperimenteranno altre posizioni se non quella del missionario, sposandosi per far felici quelli che potranno dire… avete messo la testa a posto. Ora avete la mia approvazione.

Sì, uomini, girovagate nei territori fertili della fantasia e mangiate la vita così come “viene”, oggi una e domani un’altra, in un’esuberante ammissione della vostra carne senza remissione di alcun peccato figlio di una repressiva moralità piccolo-borghese.

Che poi io sono ascetico, tendente al nebuloso, nel tempo sereno-variabile delle mie “precipitazioni” preoccupanti. Oh sì, con me son tutti apprensivi. Appena notano che me la godo troppo, son talmente allarmisti e ipocriti che si rivolgono a qualche istituzione della “sanità mentale” per rincoglionirmi un po’, così son “tranquillo” nell’ebetudine contemplativa delle rose nel prato e delle viole che baciano, nel leggiadro raggio solare dell’alba, le gardenie, nonostante questi nazistici abusi e queste reprimende istituenti solo l’ordine più tristemente bigotto. Secondo la falsissima filosofia del vivi e lascia vivere ma, se tu vivi troppo, sei troppo vivido e vivace, ti aggiustiamo noi a base di contenzioni psico-farmacologiche che ti faranno vedere le cosce, no cose, sotto una forma più “lieta”, tanto lieta che diventi De Niro in Risvegli. E Penelope Ann Miller, anziché sembrarti la spogliarellista fighissima di Carlito’s Way, ti sembrerà Madre Teresa di Calcutta. Ah cazzo, adesso si sta svegliando un’altra volta, è troppo creativo, rendiamolo nuovamente cretino. Su, questa è la “dose” rabbonente per renderti un deficiente.

Sì, prima ti catechizzano, t’inibiscono, demonizzano e rendendoti catatonico di sguardi stronzi se la ridono sotto i baffi, in “puro” stile Awakening, poi, quando ti risvegli ti fanno il sorriso di Robin Williams più smielato. Ammiccandoti un… avevo ragione io, la vita è bella… ti accogliamo a braccia aperte…

Che merde.

Sì, lo posso dire con sfacciata sincerità. Credo che la psichiatria sia un’invenzione di qualche fascista con troppo grilli per la testa. Perché le persone troppo vere, autentiche, che sentono le emozioni in maniera platealmente onesta, non vanno bene per questo mondo. Allorché, da conformisti qual sono, ti fanno credere che soffri di qualche patologia, in modo tale che, per i boccaloni che ci credono, la vita diventa mesta rassegnazione e accettazione della propria disumana “limitatezza”. E lo “psichiatra” può rilassarsi andando allo stadio, dove sfogherà tutte le bugie, gridando… arbitro, cazzo, è fallo, espellilo, è un porco. Su, spaccategli le gambe!

Per quelli che non ci credono, diventa presa di coscienza, ancora una volta in più, dell’ipocrisia di massa.

– Scusi, se questo libro finisse nella mani della Mondadori, io non sarei più tanto “malato”.

– Invero. Sì, la gente la guarderebbe come un genio miliardario, e ogni sua “diversità” apparirebbe come qualcosa di illuminante e immenso. Però, lei conosce Berlusconi? Ah no, capisco. La vedo un po’ dura allora. Sa, la Mondadori pubblica solo chi, diciamo, ha qualche aggancio… mi spiace, continuerà a prendere ganci.

– Comprendo. Ma non mi arrendo.

– E fa male. Si deve arrendere, altrimenti saranno dolori.

– Lei dice? Non è che invece sarà libertà e salvazione dell’anima? Ed essere sé stessi?

 

Ecco, tornerei al bar di stamattina. Tutta gente “rispettabile”, talmente rispettabile che mangiava le brioche mescolando poi la schiuma del cappuccino di scucchiaiate fastidiosissime. Sì, come mi danno fastidio. Risucchio e “scarpetta” nel caffè zuccherato delle loro educazioni davvero “prelibate”.

Mah sì, finché la barca va… compriamo il quotidiano, leggiamo questa critica di uno pagato per scrivere che il film è bello, leggiamo della Roma che ha qualche speranza di farcela se compirà un altro “miracolo”…

Forza, su, un lavoretto e poi andiamo su Instagram a scrivere a quella che ha delle belle gambe… Ti piace il commento alla tua “bontà?”. Ah, ti piace farti ammirare, mostrandoti semi-ignuda e semi-scema, però se poi uno ti contatta in chat, non hai tempo per “approfondire”. Ma approfondisci volentieri, “volenterosa” quasi se quel “contatto”, nonostante abbia poco tatto e sia invece volgarissimo, è uno della famiglia Agnelli.

Ah, che silenzio degli innocenti…

Che bellezza…

Mah sì…

Tutti rubano l’anima di chi possono sfruttare e poi dare un calcio in culo, e se la prendono se Berlusconi è stato con Ruby. Molte ragazze fanno le scuole professionali Rubbiani per stare con un nero molto “dotato”, poi arrivano a trent’anni e si mettono assieme a quello che le può dare i rubini.

Ho detto tutto.

Continua nel video…

Risvegli 2

di Stefano Falotico

Loro… la subiscono, non sono dei vincenti, siamo tutti domenica in chiesa e lunedì all’inferno

24 Apr

Mean Streets

Sì, loro sono quelli che hanno sempre fatto le scelte giuste, incontestabili, con la “fedina penale” dell’esteriorità più “sana” e “giusta”, loro sono quelli che sfruttano le donne, le trattano da oggetti, sono maschilisti fradici, incessantemente, invincibilmente ossessionati dal cul(t)o… del sesso e del successo. Sono quelli che pur di avere un posto da giornalista a Mediaset, si sono prostituiti al becero qualunquismo, alla retorica smodata, all’enorme bugia del “si vive bene se si lavora da mattina a sera come nella catena di montaggio”, ma loro nella fabbrichetta non ci vanno. Disdegnano i proletari, che manco esistono più, perché la società si è spaventosamente imborghesita e quelli che si definiscono comunisti sono ancora più borghesi degli altri. Semmai dissertano del Cinema di Elio Petri e di classi operaie che vanno in paradiso con la certezza che tanto domani è solo un altro giorno, forse sottopagato ma certo non da morti di fame, piattamente allineato al porcile di massa, più consumisti di quelli che accusano di essere spendaccioni, perché visto che criticano loro… si son scelti un mondo frustrante che esalta la frustrazione. Baloccandosi oggi con Guillermo del Toro, adoratore dei “diversamente abili”, e di Tim Burton, poesia infantilistica applicata a belle scenografie, elegia “preziosa” sui “mostri”. Sì, an vedi quanto è bona Gemma Arterton! Che tettone! Dio mio! L’unico “mostro” che hanno il coraggio d’incontrare non è Johnny Depp di mani di forbice ma l’incarnazione della bestemmia animalesca che cacciano quando per cena c’è solo pane e cicoria. Perché la bisteccona è bona ai ferri! Ed ecco che allora attaccano Berlusconi, il responsabile dei loro mali, la rovina dell’Italia. Sì, il mafioso, il puttaniere… sai che ti dico? Stanotte, vado da quella sui viali che avevo adocchiato di ritorno dall’Odeon. Ma sì, so’ uomo o non sono uomo? Un purissimo sfogo non farà male a nessuno. Allorché, in quest’ipocrisia generalizzata, adesso abbiamo gli espertoni di Cinema ma che non saprebbero scrivere neanche una sceneggiatura con tre personaggi in croce, che in loop si guardano Sergio Leone perché tanto una scena “rustica” non la sanno girare neanche nella cucina arredata con mele marce e due corone appese al muro. E intanto la vita va avanti. Mica ti sarai perso l’ultimo Shyamalan, dai, adesso scrivo una cazzata su Facebook, ma sai… ora metto una foto in cui scimmiotto John Travolta di Grease, così mi diranno che sono figo. Adesso mi fotografo con l’ultimo libro del filosofo thailandese che visse a Bangkok in una palafitta e morì suicida di harakiri assieme ad altri malinconici alla Hanabi. Potessi avere io l’attico di Nicolas Cage, quell’incapace maledetto!

Me la tirerò da esistenzialista che detesta quel maniaco “nucleare” di Kim Jong-un, ma in fondo in fondo son guerrafondaio col vicino di casa perché non si è presentato alla riunione condominiale. Sì, sarà war contro il signor Rossi, e sarò reazionario contro questo rosso… Mi lasciasse in pace, ho le mie gatte da pelare, mi lasciasse coccolare la mia coniglietta… dai, bella, andiamo alle Maldive, ci sono dei tramonti che fan venir la monta quando, anzi, cuando calienta el sol… ti farò veder le stelle!

Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi…

Sì, abbiamo ancora i fanatici di Paulo Coelho? Sì, una generazione di adulti da Quelo alla Corrado Guzzanti. Sempre a far compere alla Comet e poi ognuno, menefreghista, a vivere dei suoi egoistici e imbarazzanti credo…

Una donna alla sua amica… credo che la mia vita non sia perfetta, però io ci credo. Alla fine del tunnel, c’è la luce. Non può piovere per sempre. Adesso si è fatto tardi, mio figlio non so dove sia andato. Dal pusher, forse?

Se sei un giovane triste perché avverti come in Matrix che c’è qualcosa di malato nel mondo, danno del malato a te. Perché combattere per i propri sogni è corretto solo se i sogni alla fine ambiscono ad avere la villa ad Arcore.

Su, Cicciobello, che c’è che non va? Stai sereno e, se non stai sereno, pigliati questo sedativo e adesso lasciami vedere la Roma contro il Liverpool, ché domani m’aspetta un’altra giornataccia. Cagna impestata! Lupa puttana! Ah, fraciconi!

Come? Non hai ancora visto L’ora più buia? Ma cazzo… mi deludi, fratello, Oldman ha vinto l’Oscar. Poi è di Joe Wright. GIGANTESCO!

E di Dunkirk cosa ne pensi? Sì, dai, non malaccio, anzi, Nolan qui è “sincero”, sì, il budget è sempre faraonico ma è stato stavolta meno interstellare, più coi piedi per terra. Sì, questo è un Nolan che mi garba. Una sentita “analisi” storica, cazzuta.

Quasi carpenteriano, con assedi da Distretto 13 dilatati però in prospettive oceaniche a mar aperto della planata aerea “immersiva” di Hardy.

Sì, fanculo questi statali, paraculi, bombardiamoli. Loro non sanno che vuol dire arrivare a fine mese con le pezze al culetto! Pezzenti! Vi rode eh?

Io invece sono un comunale non comunista e voto Silvio. Tu voti Renzi? Non ti stringo la mano, ma a messa scambio sempre il segno di pace.

Tu stasera a chi ti dai? A me piace quella sulla sinistra. Quella sulla sinistra qual è? Non ricordo.

 

Una volta mi dissero… una volta che tornerai nella realtà, puoi anche buttarti giù dalla finestra! Ti derideranno, massacreranno, in una parola sei fottuto!

Ne sono ancora sicuri?

Vedete, il mondo si divide in due categorie: chi accetta la realtà perché non la capisce e chi non la capisce ma la accetta lo stesso.

Poi ci sono io, “caso” a parte. Fortunatamente.

 

Adesso paragonano Loro a Scorsese. Ma scusate. Nelle interviste, Sorrentino ha mai nascosto il suo amore per il Cinema dello zio Marty?
Almeno è onesto.

E perché se Tarantino dirige un film intitolato Once Upon a Time in Hollywood non ve la prendete del suo dichiarato omaggio a Leone? Ah, perché Tarantino è più simpatico perché nerd. È uno di noi…

Capisco.

E ricordate: tutti copiano, tutti reinventano. Di mio, non sono mai stato uno scolaretto. Ero già “pazzo”.

Menomale.

Vivrò ancora fra agonie e tormenti ma la mia anima e la mia mente non me la toglie neanche Trump.

 

di Stefano Falotico

Non tutti nascono Tom Hardy, molti si danno all’hard, i più al lardo

24 Apr

lost_soul_featured2-1400x583venom_ver2_xlg

Eh sì, “spinge” questo Tom di Venom. Anche se il regista non mi convince, Ruben Fleischer.

E non mi convince neanche Adriano Giannini come doppiatore italiano dell’Hardy. La sua voce, presa in prestito dal padre, e ringiovanita per differenza sua anagrafica, è crespa, pare quella di un Rust Cohle strizzato per le palle, e si ostinano ad affibbiargli Hardy che non gli appartiene.

Sì, Hardy piace tantissimo ai giovani. È tosto, cazzuto, un mezzo uomo borderline, un orso buono, probabilmente uno che, se vede un’hostess in minigonna, sa come farla “volare alto” senza bisogno di citarle qualche filosofo russo. Hardy incarna tutto ciò che un nerd medio non potrà mai essere. Il nerd è acculturatissimo, ogni giorno sbanda cervelloticamente di qua e di là ma poi, come Yotobi, sta sempre in pantofole con un’espressione fantozziana degna di una sorte migliore. Quella che i suoi genitori speravano avesse. Perché lo volevano pezzo grosso dell’alta società, e invece lo vedono “smanettare” giorno e notte sui Blu-ray e sui giochi della Playstation. E non sanno darsi pace. Ma come? Era un ragazzo così intelligente, doveva avere un futuro migliore, più soddisfacente. Più puttanazzone. Sì, poteva essere amico di Berlusconi, e invece ora è un mezzo sinistroide anarchico che non vota Salvini perché fascista, non votò Renzi perché pinocchiesco, e neppure 5 Stelle perché non nutre rivendicazioni sociali, sì, è mezzo disoccupato ma gli va benissimo così. I suoi coetanei son belli che sistemati, con un gruzzoletto mica male in banca, invece nostro figlio sta sperperando i migliori della sua vita a celebrare videoludiche virtualità, senza esperire neanche la materia prima che rende l’uomo “decoroso”. Cioè la figa. Sì, nostro figlio dovrebbe scopare più spesso, invece nella sua camera abbiamo rinvenuto dei film con Brandi Love, oh mio Dio, che vergogna! Anche onanista amante delle Milf, che schifo! È un degenerato, un pusillanime verso noi che gli abbiamo dato il nostro cuore e lui invece ci ha traditi con la più squallida stronza perché a lui così tira il culo… roba da matti! Sì, portiamolo da uno psichiatra, va corretto prima che sia troppo tardi, indirizzato alla rettitudine morale, e presto deve trovarsi un lavoro che faccia onore al nostro casato. Non può, è inammissibile, starsene sempre incassato, così soltanto umiliazioni incasserà. Quanto ci fa incazzare! Noi non lo capiamo. Deve svegliarsi e darsi una mossa! Ma non può stare con quelli della sua età a ubriacarsi, a fottersi qualche scema, insomma, non può godersela? Ci pare Victor Frankenstein della versione di Kenneth Branagh. Dove pensa di arrivare? Povero illuso. Che pena!

Eh sì, cari nerd, Tom Hardy è un warrior che rappresenta tutto quello che avete sempre sognato di essere e invece non sarete mai. Però tifate per lui, vi emoziona da morire questo mad max furioso, questo “badass” che sa il fatto suo. Sì, ruvido, grezzo, che non sai mai se ha la pancetta da birra o addominali troppo sviluppati. Sì, che look sbarazzino, da figlio di quella gran troia. Vai Tom, sei un mito! Gigante!

Di mio, non sono né Tom Hardy né uno da hard. Con voi, come lo sono sempre stato, devo essere schietto. Sì, qualche “filmetto” non propriamente da Oscar sulla mensola sta. Materiale “duro” che può sempre far comodo quando la depressione è talmente profonda e sei talmente moralmente integerrimo che non vuoi nessuna zoccola fra le palle, ma “tirartela” un po’… non farà crescere la tua autostima eppur ti darà 30 secondi orgasmici di “felicità”.

Invero, sono come Marlon Brando/Moreau. Esco di casa e benedico l’umanità di scimmie.

Perché io non lecco nessuno, non desidero bastarde leccatine, e me ne sto per i cazzi miei.

Poi la gente parla alle (s)palle. Me ne fotto! Hanno il prosciutto sugli occhi oltre che fra i denti. Insomma, il genio non si batte. Tu sarai pure ingegnere ma ogni lunedì sera guardi Montalbano. Sai che vita…

Molto meglio la mia, che mangia le banane. Ah ah.

 

di Stefano Falotico

Loro… gli spettatori idioti e ricchi solo di cazzate

24 Apr
Set del film "Loro" di Paolo Sorrentino. Nella foto Toni Servillo.Foto di Gianni FioritoQuesta fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

Set del film “Loro” di Paolo Sorrentino. Nella foto Toni Servillo.Foto di Gianni FioritoQuesta fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d’autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

Si stanno ingenerando discussioni in merito a Loro. Sì, perché Loro non è suddivisibile se non per pura logistica distributiva. Perché, se un tempo potevano proiettare C’era una volta in America integralmente, tutto d’un fiato, e la gente, piacevolmente, adorò ammirare sconfinatamente le 4h leoniane, oggi, in tempi di Instagram e format televisivi, la gente si è talmente impigrita che un film di quattro ore non ha il “tempo” di vederlo. Invece ha tempo per stare su Facebook tutto il giorno nell’esporre al pubblico ludibrio le sue infedeltà coniugali, i suoi mal di pancia, i suoi pensieri lascivi e sfacciatamente edonisti, per 15 minuti peraltro di celebrità futile, anzi, “utile” a un ammasso d’imbecilli che la segue. In un reciproco “baciamano” di leccate di culo e servizievoli omaggi che pendono dalle labbra del più “bravo” leader della sua personalità abietta ma tanto appariscente da confonderla per forte, distintiva soggettività affascinante. Cosa ci sia di affascinante in qualcheduno che mercifica la sua anima per qualche like in più, me lo dovete dire.

Allora, Sorrentino, messo alle strette probabilmente dalla Universal, è stato costretto a “spaccare” il suo film in due tronconi. E dico io… come vi permettete di recensire un film a metà?

Ma si sa, impazza la mania dei tuttologi, di quelli che vogliono arrivare primi sul pezzo. Allorché, anche Mereghetti, in barba alla sua serietà, in tempistica da record, ieri pomeriggio, subito dopo la proiezione per la stampa, ha scritto la sua recensione sul Corriere della Sera. Ma io son uomo occhiuto e raramente mi sfuggono i particolari… nessuno ha notato che, nel corso della serata di ieri, Mereghetti ha più e più volte modificato la sua recensione, correggendola “online” e aggiustando il tiro. Sì, prima l’ha inserita battendo e sbaragliando la concorrenza, tanto per far sì che il suo articolo sbancasse e primeggiasse, ottenendo migliaia di visualizzazioni in una manciata di minuti, quindi, ben conscio di essere stato troppo radicale e cattivo con Sorrentino, l’ha cambiata “in corso d’opera”, riservandosi il diritto di aspettare la seconda parte e, attendendo, come fa sovente, gli altri giudizi critici, per farsi un’idea più obiettiva, meno personale e probabilmente più meditata, coscienziosa e lucida, senza farsi assalire dagli umori superficiali di una sbrigatività che potrebbe costargli la reputazione “intonsa”.

Eh sì, siamo ossessionati dalla sveltezza, dall’efficienza immediata, e tutti si affannano per tagliare il traguardo prima degli altri. Sì, per vincere il premio del più “in gamba”. I grandi film abbisognano di lentezza… per goderli con calma, per amarli e metabolizzarli, non vi corre dietro nessuno. Altrimenti rischiate di prendere delle cantonate incredibili. E poi applicate lo stesso metro di giudizio nel giudicare il prossimo con questo parametro fallacissimo, geriatrico, psichiatrico, “diagnostico” assai poco speculativo e invece tanto volgarmente affrettato e, dico io, anche affettato.

Il problema è che quasi tutti vogliono vedere il film che avrebbero voluto vedere. E io insisto a urlare… ma se nessun film vi piace e quasi tutto ciò che vedete lo liquidate in maniera odiosamente sprezzante e programmaticamente cinica, perché il film non lo fate voi? Ah, capisco, perché non ne siete capaci e, alibi ancor peggiore che avallate a vostra discolpa, perché non avete “tempo”. Siete presi da cose più importanti. Allora, non andate al cinema! E non ci ammorbate!

Oggi va di moda la teoria del “secondo me è così, non si discute, scusa, adesso devo guardare quell’altro film”…

Sì, un impazzimento di massa che è iniziato molto prima del berlusconismo, molto prima della comunicazione globale, molto prima dell’involgarimento del gusto, molto prima dell’uomo, oserei dire.

E avete smarrito il concetto di bellezza in chissà quale anfratto del vostro rinnegato, sepolto e mai disseppellito inconscio. Ognuno vede la bellezza a modo suo, non esistono più canoni, sebbene resista quello di “regime” della RAI.

Al che, abbondano come sempre le frasi fatte e le più mediocri “sveltezze”… il Cinema di Sorrentino è velleitario, ridondante, barocco, ed ESTETIZZANTE.

Anche il Cinema di Zack Snyder è estetizzante. Ma che significa estetizzante? Ogni autore estetizza la sua visione come meglio crede. Davvero credete che le immagini “rozze” e “spoglie” di Garrone siano meno estetizzanti di quelle di Sorrentino? Davvero siete fermamente convinti di un’idiozia ciclopica del genere? Davvero pensate che il Cinema “verità” di Andy Warhol sia “oggettivo?”.

Ma quando è partito tutto questo? Da quando, sui b(r)anchetti di scuola, vi hanno insegnato che Leopardi è un romantico pessimista e Foscolo un “ermetico?”.

La dovete finire con queste classificazioni generiche. E poi smettetela di “interconnettere” gli artisti. Leggo cose come… la prima mezz’ora di Loro è à la Scorsese. Mentre l’inizio delirante assomiglia quasi a Lynch.

Dovete rispettare gli artisti, e anche le persone, per la loro unicità. Se uno è così, è così. Non tutti hanno scopato la prima volta a 13 anni, alcuni venivano picchiati dal padre, altri avevano una madre maniaca religiosa, altri son figli di Silvio… Capisc’? Dalla diversità delle nostre storie nasce la grandiosa eterogeneità del Cinema e della vita.

Da questa vostra smania di omologare tutto, vivisezionarlo, rapportarlo ad “altro”, giocare di patenti, etichette e “prognostici” giudizi, nasce il grande problema della modernità.

Nascono i conflitti di classe, si partoriscono i fascismi, si diventa razzisti, xenofobi, omofobi, intolleranti e solipsistici. Ma cos’è questa prevenzione? Sì, siete incurabilmente prevenuti e per sanarvi non servirà neppure una pessima canzone di Mario Venuti!

– Stefano, non capisco. Mi sembri una persona tanto razionale, posata e ponderata, e non comprendo come tu faccia ad avere una vita sempre così precaria e incasinata. Sono due cose che non si “conciliano”.

– Non capisci perché sei scemo.

– Spiegami.

– Ma che vuoi che ti spieghi? Dai su.

– No, vorrei capire. Adori il Cinema di Sorrentino e ascolti la musica country. Mi pare impossibile.

– Ti pare impossibile perché forse sei un idiota?

– No, peraltro non capisco come mai uno come Berlusconi, artefatto, truccatissimo, potesse cantare canzoni napoletane con Apicella.

– Sei più idiota di quello che pensavo.

– No, è solo che vorrei inquadrare. Essere certo che sia così.

– Basta, mi hai stufato! Pigliati questo pugno in faccia.

 

 

 

di Stefano Falotico

Loro 1 di Sorrentino scontenta i critici, anzi, li fa inorridire

23 Apr

Set del film "Loro" di Paolo Sorrentino. Nella foto Roberto de Francesco. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

Ancora troppo presto per poter fare la rassegna(ta) stampa. Ancora pochissime recensioni ufficiali dal web da parte di coloro che, dopo mesi di segretezze inspiegabili, quasi nessuna immagine, trailer ermetici e depistanti, o soltanto insignificanti, dopo che è stato escluso dal Festival di Cannes, hanno stroncato lapidariamente, sì, Loro. Sono i soliti detrattori di Sorrentino, che non amano la sua iperbolica italianità dilatata a dismisura, quella sua (s)mania estetizzante studiata a tavolino, riverberata di film in film, il suo manierismo tanto eccessivo da diventare “stile”, questi suoi vizi sfacciatamente “sputati” ad libitum? Allibiti stavolta oltremodo da quella che classificano come immonda bruttezza, come sconcezza, e che non lasciano a Sorrentino l’alibi che possa aver girato volgarmente per essersi adattato proprio allo spregevole immaginario berlusconiano con cui siamo, siete stati rincoglioniti per anni, dimenticando la grande bellezza…

Sì, era inevitabile che dopo il film premio Oscar, dopo il papa fumatore e forse tutt’altro che santo (perché quel Jude Law “ingroppò” la Sagnier, altro che miracolo piovute dal cielo…), Sorrentino si disfacesse laddove proprio dove esemplificativamente, titanicamente, politicamente di grande bellezza non v’è nulla e vi è tutto all’apparenza luccicante. E quest’orrore è stato incarnato, “eletto” a furor di popolo da Silvio, LUI… Cribbio!

Sì, Sorrentino vs Moretti, il folclore e il tripudio orgiastico delle sue suadenti immagini patinate contro la sinistra intellettualmente sobria, il Cinema che nasce dal minus habens (L’amico di famiglia docet) contro il regista di Habemus Papam. Il creatore di The Young Pope contro l’uomo da Caro diario. Jep Gambardella fattosi Paolo contro Michele Apicella, e Apicella con cui canta LUI.

Loro, quelli potenti, meschini, arrivisti che gli leccavano “amabilissimamente” il culo, per avere agi, e come LUI donne a volontà. La Smutniak, invero solo un po’ smunta, non è mai stata con Silvio, stava col “re” del Grande Fratello, era “agiata” col Taricone, e pace all’anima sua… ma Pietro era un “fenomeno da baraccone” generato da Mediaset. Qui Kasia è praticamente Sabina Began, nata Beganović, che Wikipedia dice di essere un’attrice tedesca di origine bosniaca, ma invero fu una Escort da Bagaglino, come la Yespica, e non aveva pretese “parlamentari” da Mara Carfagna. A LUI piacevano soprattutto brune, ma la moglie era bionda e meno bona di queste bonazze. Al che Bentivoglio recita la parte di colui che gli volle un “bene dell’anima” e mangia i pasticcini della crème de la crème. Della cremosità ruffiana più dolcemente ributtante. Ah, le buttane! E Scamarcio ha la faccia giusta perché, dopo essersi sciupato, prosciugato, imbolsito con Golino Valeria, ha ora assunto i tratti carnali dell’uomo di panza “ingenuo” che farebbe di tutto per fargliele fare… Pippo Franco, Emilio Fede mi dicono…

Mereghetti lo distrugge con cautela, su Facebook paragonano questo LORO 1 addirittura a Lynch e a Scorsese. Ma sono complimenti che sanno di pernacchie. E Taxidrivers.it lo annienta, massacra anche Toni Servillo.

Paolo, stavolta hai girato merda “pura?”.

Me lo aspettavo? Sì, io mi aspettavo proprio questo…

 

di Stefano Falotico

Set del film "Loro" di Paolo Sorrentino. Nella foto Toni Servillo e Giovanni Esposito. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

Set del film “Loro” di Paolo Sorrentino.
Nella foto Toni Servillo e Giovanni Esposito.
Foto di Gianni Fiorito

Rust Cohle, l’uomo che sentenzia, ma non è come Clint Eastwood di fronte a Sentenza 

22 Apr

Treu Detective

L’altro giorno, un medico mi ha detto una cosa che di primo acchito ho preso per un’offesa, invece era un sottilissimo complimento.

– Lei assomiglia molto a Italo Calvino.

– Perché mai?

– Leggo i suoi libri e i suoi scritti e ogni volta rimango sconvolto. Poi, dal vivo, lei spiccica due parole in croce e bisogna provocarla per ottenere una conversazione che possa definirsi conversazione.

Italo Calvino era un genio.

– Cosa vorrebbe dire con questo?

– Lo sa benissimo cosa volevo dire, anzi, cosa ho detto.

 

Eh sì, l’atimia mi ha incasinato la vita. Taciturno al massimo, immobile, con sguardo alla Ryan Gosling nei suoi momenti di contemplazione, che non capisci se ti sta prendendo per il culo, se è autistico, o se invece sta meditando su come meglio scoparsi Eva Mendes (sta ancora con Eva, a proposito?). E la gente, guardandolo in quello stato catatonico, pensa: ah, poveretto, beato lui che non capisce…

Poi, scopre che Ryan è First Man, e ci sarà un motivo se per la parte del primo uomo sulla Luna è stato scelto lui, no?

Sì, Ryan dà spesso l’impressione che sia talmente oltre il cicaleccio mondano, le ripicche, i pettegolezzi, le maldicenze, le bigotte dicerie, i luoghi comuni, che per forza dev’essere un umanoide, un superuomo, un androide alla Blade Runner.

Ma io direi di spostare nuovamente l’attenzione su Rust Cohle. Sì, come nel magnifico incipit del Moby Dick, ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri… ecco, riguardo Rust Cohle.

E mi convinco, puntualmente, che Pizzolatto abbia centrifugato tutti i suoi studi filosofici sul pessimismo, adattandoli all’avvenenza decadentista e sciupata di McConaughey per forgiare di aura “figa” la sua stronzata. Sì, so che dissentirete, voi che non siete amanti di dissenteria, ma le merde incarnate senza bisogno mai di evacuarle.

E abboccate a ogni puttanata moraleggiante che vi rifilano. Già ti vedo, bello di mamma, distrutto da una vita di ricatti genitoriali, strozzato dalla tua adolescenza schizofrenica, a eccitarti quando Rust dice:

credo che sia da presuntuosi volersi ostinare a sottrarre un’anima alla non esistenza e relegarla nella carne, trascinare una vita dentro a questo tritatutto, e mia figlia mi ha risparmiato dal peccato di essere padre.

Sì, ti scorgo, sai? Ecco che stai avendo un orgasmo dinanzi a queste parole, dirimpetto a questa cagata cosmica. Sì, perché ti sei sempre sentito un figlio respinto, menomato, poco amato, e tua madre ti strilla che sei un ritardato e soffri, soffochi, ti strazi, e poi sudi sette camicie a sognare di volare alto, dimenticando l’orrore della tua acerba età complessata, “compressata”, implosa, repressa, depressissima.

E fra te e te ecco che motteggi un… cazzo, sì, hai ragione fratello Rust. Fanculo! Non dovevo nascere, non dovevo essere un uomo senziente, Dio boia, è mostruosa la mia sofferenza psicologica, devo fuggire, devo andare altrove, devo riflettere, guardare un film orientale, scappare in Giappone, risalire e scalare le Ande e respirare la freschezza delle querce secolari dell’Amazzonia. Questa mi sta stretta, mi tarpano le ali, tutto questo sesso vivandato, gridato, euforizzato mi dà alla testa, impazzisco, eppur freneticamente non lo resisto, perché sono vivo, perché la mia pelle si ribella, si scuoia onanistica e poi si placa, e ancora si tormenta di estasi che m’addolora le viscere.

Dai su, guardati una partita di Calcio.

E dico a te, amante di Leopardi, agnostico che non crede eppur crede, non cede, resiliente resiste, esiste, esistenzialista cazzeggia nella sua mente, credendosi Dio sceso in terra, snobbando la gentucola ché tanto non ci arriva e dorme illusa o incosciente…

Credo che la coscienza umana sia un tragico passo falso dell’evoluzione. Siamo troppo consapevoli di noi stessi. La natura ha creato un aspetto della natura separato da sé stessa. Siamo creature che non dovrebbero esistere… per le leggi della natura.

E io credo che la cosa più onorevole per la nostra specie sia rifiutare la programmazione, smetterla di riprodurci, procedere mano nella mano verso l’estinzione… un’ultima mezzanotte in cui fratelli e sorelle rinunciano a un trattamento iniquo.

 

Eh sì, roba tosta, roba da non dormirci la notte, roba per tonti e dormiglioni. Così capita un giorno che semmai fai un figlio e allora le possibilità sono due: o continui a pensarla così e prima o poi arrivi al suicidio, o il figlio lo devi educare alla bellezza della vita, per quel che ci è concesso vivere. E capisci che devi trasmettere a tuo figlio una visione serena dell’esistenza, lo istradi al godimento e ai divertimenti ma comprendi anche che, se esageri in questa direzione, c’è il rischio che tuo figlio diventi un troione oppure si droghi da mattina a sera, e allora potrebbe morire di overdose o rimanere offeso. E devi quindi aggiustare il tiro, calibrare gli insegnamenti, stare sul chi va là, dare e poi togliere, premiare e punire, mentire ipocritamente per il suo “bene” ma essergli schietto se tuo figlio, troppo coccolato, si perde nel mondo delle meraviglie.

Al che, comprendi che le sane goliardie de Il buono, il brutto e il cattivo sono la formula giusta della vita. Non hanno pretese filosofiche, educative, ammaestratrici, non offrono nessuna visione perché la vita non è bella, certo, ma non è neanche orribile.

Adesso, scusate, vado a preparare i cannelloni.

E soprattutto a vivere sempre, nonostante tutto, come cazzo voglio io. Diranno che sbaglio tutto, ma meglio sba(di)gliare da sé che fidarsi dei matti. Perché devo confidarvi che tutti sono matti, tranne me.

Ho capito tutto? Non lo so, la mia risposta a tutto è non lo so.

Sentenza: – Non è tre il numero perfetto?

Biondo: – Sì, ma io ho sei colpi qui dentro…Lee Van Cleef

 

 

di Stefano Falotico

Dopo i discorsi di Rust Cohle, i discorsi di Falotico

21 Apr

Ahmed The Night Of

Stavo riguardando delle clip di True Detective. Col senno di poi, è la serie televisiva più sopravvalutata di sempre. Non parlo della seconda stagione, abbastanza impresentabile, con un finale osceno, in cui Vince Vaughn, nei momenti di rabbia incandescente, sradica cornicioni e frantuma bicchieri di cristallo come se fosse Bruce Lee culturista, e nemmeno voglio soffermarmi su Colin Farrell, l’unico che regge la parte ed è abbastanza credibile, ma il climax è ridicolo, patetico, tutta una sterminata sceneggiata hardboiled per capire che il morto ammazzato sta dietro una squallida vicenda di disagi giovanili. Tutti crepano tranne le due donne che alla fine si coalizzano neanche fossero quelle del movimento Me Too. Una pacchianata immane.

Ma nemmeno la prima stagione scherza. Il signor Pizzolatto, dopo aver studiato ogni crisma, sì, crisma del pessimismo filosofico, allestisce dei siparietti in cui McConaughey, conciato come un barbone e un Cristo in croce, disserta lapidariamente sul senso dell’esistenza. Sciorinando banalità adolescenziali degne del peggior saggio sulla montagna. Ecco, scene peraltro talmente irreali e sfacciatamente ostentate che alla fine, parossisticamente, nella loro assurdità smodata, sembrano perfino attinenti alla veridicità del reale. Sì, quando mai si è visto un detective dell’FBI che passa ore a vantarsi delle sue ispirazioni filosofiche, teoretiche, geometricamente cartesiane alla sua visione cupa e tetra della vita? Con due bambagioni che lo stanno a sentire e non gli cacciano un ceffone? A che pro quei discorsi se non per allettare le manie depressive di giovani che son andati in brodo di giuggiole per queste isterie trascendenti, per questo pus underground che rinnega la vita occidentale con la faccia di Matthew, uno che ha almeno tre ville con piscina a Beverly Hills? Sì, poi il cattivone, il maniaco omicida satanista si viene a scoprire che è un giardiniere tonto. Al che, la HBO l’ha promosso di grado e l’ha fatto diventare giudice salomonico in The Night Of. Glenn Fleschler, un uomo, un perché.

Sì, ce lo possiamo dire in tutta sincerità? Un solo fotogramma di The Night Of, soprattutto del primo episodio, tutto in una notte, vale più di ogni orpello del Fukunaga.

Di mio, sono incurabile. Sì, arrivano notizie di bullismo di questo nostro Paese casa e chiesa. E la gente si sconvolge.

Ha ragione il mio amico Emiliano Sutera… Siete ridicoli. Inorridite per un bulletto da liceo che insulta un professore. Avete delegittimato la patria potestà, demonizzato la disciplina, ridicolizzato la gerarchia; E vi stupite perché questa è la generazione che sta infestando il mondo. Fatevi due domande.

Sbaglia anche Sutera, perché dopo il punto e virgola ci vuole la minuscola e non la E maiuscola.

Ma comunque avete capito il concetto.

Al che, passo in rassegna le persone di Facebook. Una, a scadenza regolari come l’orologio svizzero, sì, quello a cucù, per dimostrare che è donna di cultura, che adora il Cinema e la Musica, ogni santissimo giorno ci “aggarba” (sì, verbo che si usa nella marina ma che io uso scorrettamente perché così mi garba, non siatemi sgarbati, non fatemi gli Sgarbi Vittorio) con suoi “selfportrait” in cui nell’identica posa mette il suo viso in primo piano, “reciso” dal prodotto artistico che vuole pubblicizzare per vantarsi che lei conosce l’artista o gli artisti che l’hanno creato. Che vita eccezionale, non c’è di che…

Un’altra invece sostiene di essere una scrittrice e afferma di essere colei che difende gli oppressi e i ribelli, poi vediamo un suo album in cui, vestita come Wanda Osiris, è su uno yacht. Ho detto tutto… Ieri, invece ho saputo che Fabrizio Corona ancora si scopa LA, sì, ci vuole l’articolo determinativo da donnette casalinghe lettrici degli “scoop”, LA Belén. E mi chiedo se Corona con la Belena, a parte fare zin zin, arare, trapanarsi, spingere, pigiare, pinciare, “verbo” veneto per esprimere l’atto del “trombamento”, guarda qualche film di Takeshi Kitano. No, non è il suo mondo. Disse che voleva girare il remake di Scarface. Prima che lo dicesse mi stava simpatico.

 

di Stefano Falotico

Non tutti hanno la fortuna di nascere Fonzarelli, molti sono tontarelli

20 Apr
JERRY MAGUIRE, Tom Cruise, 1996

JERRY MAGUIRE, Tom Cruise, 1996

BEVERLY HILLS, CA - MAY 17:  Actor Henry Winkler arrives at the premiere of HBO's 'If You're Not In The Obit, Eat Breakfast' at Samuel Goldwyn Theater on May 17, 2017 in Beverly Hills, California.  (Photo by Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic)

BEVERLY HILLS, CA – MAY 17: Actor Henry Winkler arrives at the premiere of HBO’s ‘If You’re Not In The Obit, Eat Breakfast’ at Samuel Goldwyn Theater on May 17, 2017 in Beverly Hills, California. (Photo by Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic)

hp04

Che è una cosa diversa.

Sì, col passare del tempo fisiognomicamente sto assomigliando sempre più a Fonzie.

Miei gnomi, la fisiognomica è quella somiglianza con una faccia da culo alla Henry Winkler, l’unico attore, assieme ad Anthony Perkins, quello di Psyco, appunto, a essere relegato a un’icona. No, non è vero, Perkins fu bravissimo anche ne Il processo di Welles, ma la gente lo stesso lo prendeva per un folle col complesso d’Edipo, guardone e assassino. Uno che non gli dai una lira ma sempre gli “tira”, come si suol dire, e poi si scopre che è un maniaco.

Insomma, il contrario di me, cultore della bellezza femminile ma galante e culone come Gastone della Disney. Alla faccia del paperino…

Winkler, da non confondere con Irwin, il produttore di Rocky, è il classico uomo alla Falotico, uomo che vive la vita a modo suo, lontano dal trambusto e si auto-educa da sé, senza bisogno di demagogie scolastiche e pedagogie inculanti solo l’uomo che indossa il giubbotto di pelle, quella pelle carismatica “profumata” di nero, di fascino e mistero. Un uomo che probabilmente è un genio e dispensa pillole di saggezza da Mr. Wolf. Egli fa il meccanico e non ha una vita meccanica, quindi non farà mai la fine di Alex di A Clockwork Orange perché conosce bene la linea di demarcazione fra godimento lecito e immorale porcata. Per non patire pene! Le donne vanno matte per un “matto” come il Fonzie, conosce il Cinema meglio di Tarantino e le donne, appunto, come sanguisughe e tarantole, se “lo” succhiano mentre lui, vellutatamente, le accarezza così come morbido alliscia il suo ciuffo “sgargiante”, muovendosi con far mai da lestofante in mezzo a un’umanità di uomini-elefante. Egli era già cresciuto quando aveva 8 anni e infatti s’identificava con Baby Herman, miei conigli. So che vi masturbate ancora pensando a Jessica Rabbit. Mentre i suoi coetanei avrebbero scoperto le gioie del sesso solo più tardi, lui “poppava” da vero onanista pimpante. A metà strada fra Jack Nicholson e un film rude degli anni Settanta.

Egli è il coniatore di frasi lapidarie ma vere come questa: voi donne siete così, mettete le foto per essere ammirate, se uno vi lusinga con apprezzamenti schietti, rispondete per le rime…

Sì, le donne, anche le più zoccole, gradiscono sempre la poesia, e poi il giorno dopo vanno a pulir le scale, fra una canzone di Annalisa e un amante tamarro che le porta a vedere un film con Dwayne Johnson.  Anche se il prossimo film di Johnson, Jungle Cruise, non deve essere affatto male. Il regista “spinge”, Jaume Collet-Serra, e ci sarà anche Jesse Plemons, un vero stronzo con la faccia d’angelo.

Mi stavo guardando allo specchio poco fa. Sono uguale al Plemons, sì, ho preso dei chili e ho i capelli rossi, sono un Malpelo. Insomma, che vi piaccia o meno, siamo tutti dei Fonzie, non solo io. Nella vita si viene etichettati e da quel “marchio di fabbrica” non sfugge nessuno. Anche gli interpreti… del palcoscenico umano più versatili, come Robert De Niro, stringi stringi, come si suol dire, tornano a fare i bravi ragazziThe Irishman docet. Meditate gente… l’apparenza inganna. Non tutti i miliardari sono dei vincenti, pensate a Tom Cruise. Un ebefrenico. Sì, Cruise era già scemo agli inizi di carriera. Riguardate i suoi film, gesticola come un minorato e si contorce in mille smorfie incontenibili. Col passare degli anni è digredito mentalmente, ma rimane uno degli attori più richiesti del mondo. A parte gli scherzi, non è malaccio, in Eyes Wide Shut fa la sua porca figura. Tarantino lo voleva per Once Upon a Time in Hollywood, ma Tom non vuole crescere. Da piccolo non sapevo mai se Tom era il gatto e Jerry il topo. Io pensai per molto tempo che Jerry fosse il gatto, invece era Cruise. Sì, Cruise è un gatto antropomorfo, anche se gli piacciono le topine… Sono un uomo spiazzante. La gente pensa una cosa di me e io invece pensavo solo a una coscia. Di pollo, come te.

Insomma, che se ne fa il Falotico, in fondo in fondo, delle fighette? Ah ah.

 

di Stefano Falotico

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito, cinematograficamente, geniale)