Storie di Ghost(buster)s, è meglio l’acchiappafantasmi Bill Murray o Patrick Swayze? Forse, son meglio io, appaio-scompaio, al buio acchiappo e te lo ficco nelle chiappe

13 Dec

Murray Ghostbusters

In tal mattinata solare-plumbea-quasi piovigginosa-uggiosa sull’ermetico pen(sier)oso, ho afferrato il volante per il mio cornuto e, con qualche “cirro” pazzo, nonostante la rasatura pressoché a zero su cranio di “rapa”, da “caprone” mi son in(dia)volato, ascoltando l’autoradio sparata a tutto volume, fra omaggianti dediche dell’etere in deejay “svolazzanti” le canzoni sto(r)iche del da poco morto Pino Mango, un “moro” da “Mediterraneo”, classici degli anni ottanta e sognar un sabato ser(r)a di metter a novanta una ma, (sin)cera(mente), credo che finirà in bianco, sciolto, cagato male, sullo “storpi(at)o” in “stropicciarmelo” e al solito “beccarmelo” in quel posto. Notar, nel video, “sottostante”, voi, statele sopra, i sedili posteriori su cintura di sicurezza, attenti, (t)rombatori, al “toro”, al guida-tore, potrebbe accelerar di brut(t)o e farvi “partire” quella che vi state sbattendo su “sbandata” del “venirle” senza “airbag”, leggasi profilattico sal(t)ato in mio gridarti che dovevi “tirar” il freno “a mano”, cioè “alzarlo” ma riparar di (d)an(n)o perché, “schizzato” in “botta” precoce, sarà/fu/è un sinistro figlio, previo aborto.

Sei venuto dritto in diretta!

Questa si chiama testa di cazzo, stronza(ta) sesquipedale, “spinge”.

Son un uomo che se ne fotte, s(i)curo di me, non uso le sicure, a te piace quella scura? Fattela da negro, basta che non mi rompi i timpani in lei che “urla”, altrimenti ti tampono e saran cazzi tuoi, trombone.

“Cazzi tuoi” uguale inculate…

Ora, son un “duro”, miei vuoti a perdere, pneumatici.

Non son una donnetta da Ghost, insomma, il regista de L’aereo più pazzo del mondoah ah, voleva girare un film romantico? A me, quella storia strappalacrime, ove il (non) “moro”, biondo-castano-muscoloso Patrick, torna dall’aldilà per “darle” una lacrima sul viso da Bobby Solo, m’è sempre parsa una melassa di grana grossa. Comunque, Swayze, prima del Cancro, ce l’aveva grosso, da cui Point Break… “punto” e la rottura di palle, come accennai poc’anzi. Ricordate, uomini, ché siate d’oroscopo Vergine o tori in “gemelli”, state attenti all’ariete se non volete involontariamente ingravidarla con un figlio che poi vi chiederà l’aumento, ficcandovi nel didietro. Da cui il portabagagli di Pulp Fiction. Se il figlio scassa e non potete sbatterlo fuor di cas(s)a, ammazzatelo e buttatelo nel baule. Troverete una strada nel vostro “vicolo cieco”, lo potrete poi lanciare nel cassonetto e poi ammazzarvi, di sen(s)i di colpa in qualche zoccola dei cessi peggiori ché, “pen” che vada, una “pompa” allev(i)erà la (di)partita persa. Da cui l’IVA, “fiscale” fu quel figlio a ca(u)sa della mal calcolata “uva”. Fai benzina e non pen(s)arci.

Sapete la verità?

Alle unchained melody, ho sempre preferito Bill Murray.

Una faccia da culo come la mia.

Un uomo magico, your touch…

Entro in un bar, la barista pensa che io, per quanto riguardi i miei sentimenti, bari.

Al che, considerandomi un topo, vuol mettermi/mela al “tapp(et)o” e, nonostante un po’ “ci provi”, la topa non mi mette in trappola. Da ometto, glielo ho (o)messo? La domanda è d’uopo, la barista era vecchia ma fa(ceva) buon brodo, care galline. Caro uomo, vai a sbatter le uova.

 

– Falotico, lei è un sentimentale?

– Non lo so.

– Se non lo sa, lei, dovrei saperlo io?

– Io so solo che vuole che gliela st(r)appi. Mi raccomando, puttana, dopo essertelo “bevuto”, pulisci, però.

Guarda, ti offro un Euro come “anticipo” del far le pulizie. Che schifo, che popò, hai fatto anche la pipì.

 

Lei chiama la polizia, la polizia arriva in loco e i poliziotti la sbatton anche lor in cu(cu)lo.

Da cui l’ambulanza che porta la ninfomane in manicomio.

 

Cari miei, di “mio”, va da Dio.
Buonanotte.

 

Ah, scusate. Prima di prender sonno, controllate che vostra moglie non sia un fantasma.

Potrebbe sembrare lì con voi in carne e ossa ma, in verità, vi dico, che sta “cagna” con me di cane.

Comunque, vorrei davvero (s)finirla qui.

Incontro un’altra topina, una tipa, insomma, mi dice che abita perlopiù a Londra.

E mi chiede se voglio “venire” con lei nella capitale inglese.

Io, poco english-man, le d(ic)o che “vengo” anche qua.

 

Il dialogo fu questo:

 

– Vieni a Londra con me?

– No, veniamo Qui, Quo, Qua a mo’ di “lontre”. Da cui i manuali delle giovani marmotte.

Groundhog Day!

 

Lei non capisce un cazzo ma, “sostanzialmente”, lo indurisce in sua tener(ezz)a.

 

A “darla” tutta, questa vita è una mer(da).

Ma, alle maschere di Pirandello, ho sempre preferito toglierle il mascara di uccello al “mascarpone”.

 

 

di Stefano Falotico


 

 

 

 

Uomini, comprate un cane e siate meno cani, attori miei poco micini

12 Dec

Dog

Un cane che sa teneramente amare il (di)vano, stando a lettuccio di occhi che inducono alle carezze setose.

Sì, un cane che sa (re)citar la sua parte, con nobile bravura di (ca)risma nel far razz(i)a di chi, invece troppo pieno di sé, non sa essere nemmeno un attore peloso.

Cage Nicolas, ad esempio, va ficcato a garrese, ha molti peli sul petto, ma è meno espressivo di questo nostro caro esemplare quadrupede ficcante.

Il cane vince le sue interpretazioni, soltanto ponendo le zampine conserte su muso che sembra dire un che can vuoi?

Cage Outcast

De Niro d’onnipotenza, più s’accresce l’ignoranza della gente con la lamentosa panza, più il mio “metafi(si)co” s’invola di nuove svolte su sfacciataggine di vol(t)o Pen(n)

11 Dec

di Stefano Falotico

Taxi Driver

Eppur son v(i)olante, trastullandomi il “manubrio”, talvolta “schizzo” esangue. Se Sean Penn ti fa sesso, pigliati il suo Gunman e “arrangiati”, ti sei appena imbattuto con uno che giocava a Calcio e ti spezza il menisco con un colpo “mancino”. Prova ad “azzannarlo” e ti farà viola, con tanto di tuo volar’ per a(r)ia, che ma(ia)le, sotto incrocio dei “peli” su fendente “tirato” a lucido di bicipiti su tua femminuccia in (in)castrato basta(rdo) urlargli che non vuoi esser più nelle palle “urt(ic)ato”. Ben sbucciato, il criminale la paga, infatti è un puttaniere conclamato che pensava di farmi pen(ar)e e invece si trovò un Penn che lo spennò.

Che significa? Si chiama “delirio”, effetto “paranoide” a te, paraculo che però stavolta hai incontrato chi te lo fa d’egual “botta(na)”. Evviva il De Niro!

Sì, Sean è nato lo stesso giorno di BobTaxi Driver delle lor “malinconie”, sempre meglio che studiar Filosofia e poi finir a mangiar “crack(er)” per “ammaestrar” da bacchettona una s(c)uola da frustrata su “frustati”-drogati in “leziosa”, noiosa, depressa, probabilmente frigida, amante però delle donne alla Charlize Theron, della quale compra il “profumo” di donna nell’ammirar invidiosa le gambe della c(omp)agna di Sean in Christian Dior. Questa è The Great Beauty, Italia, paese di donne “castigate” eppur sognanti la mus(ic)a di gran class’ come (RadioMontecarlo, pregando nella domenica a messe a novanta e tutta la settimana a buon “an(n)o” con un marito “gatto” col fis(i)co d’un minorato eppur sbeffeggiante, leccandoselo da impotente sotto i baffi come Silvestro, Stallone Sylvester, perché, essendo fascista, odia il rebel alla Rambo. Che ca(na)rino! Oca!

Oggi, un “topo” ha stroncato Over the Top, giudicandolo “infant(il)e” e azzardando anche la frase da una “stelletta”: “Ammazzerei quel bambino”.

Sì, un (re)censore “pedofilo” che, avendo passato una brutta infanzia, ora si rifà sul figlio di Lincoln Hawk. Sarà uno “zio” cattivo alla Robert Loggia. Ma dove glielo “alloggiamo?”. È uomo che non ha molte logge, essendo po(ve)ro in canne, eppur da ficcar in (lo)culo di (cer)bottane.

La smettesse di giudicare di “pollici giù”, non prendiamogli il dito, spacchiamogli il braccio e non scrivesse più stroncature. “Tronchiamoglielo”. Dove ha rimorchiato la camionista della moglie? Tir(a) quella lì come un carro di “buone” sol alla mezza calzetta. Donnona pienotta che però gli ciuccia il pisello su suo fagiolo di scoreggiarle fuori dal vaso.

Riguardasse l’incazzato Sly e andasse a servir la clientela in quella videoteca di (e)levati del cazzo…, ove smerciano l’ultimo film per sfigate col tè a cui io do del lei, “dandolo” invece a una che me la dà tu(tta).

Posso (per)mettermelo. Sono un genio e voi, invece, dovete “farvelo”, lavorando “duro” e pigliandolo di mio aver sterzato e a un’altra “sferrarlo”. Da cui Pop-Eye, uomo amante del Cinema e anche inculante col vento in “poppe” di occhiolini miei “penetranti e salutam’ a sorrata.

Si sposerà con un ginecologo. Lui analizzerà le fighe di altri ricc(h)i e lei lo guarderà dal buco della serr(atur)a per un chi fa da sé fa per tre. Lui la tradisce con mille, più che un triangolo, questa società mi sembra un porc(ai)o.

Sì, mi son r(addr)izzato…

(Siga)retta di traverso ed ecco la U-Turn che non ti aspetti.

Mi sbatteranno in carcere, sempre meglio che finir a zoccole, come voi.

E ricordate: pigliatevi la pizza!

Nominations for the 72nd Annual Golden Globe Awards

11 Dec

BEST MOTION PICTURE – DRAMA

Boyhood (IFC Films)
Foxcatcher (Sony Pictures Classics)
The Imitation Game (The Weinstein Company)
Selma (Paramount Pictures)
The Theory of Everything (Focus Features)

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A MOTION PICTURE – DRAMA

Jennifer Aniston – Cake
Felicity Jones – The Theory of Everything
Julianne Moore – Still Alice
Rosamund Pike – Gone Girl
Reese Witherspoon – Wild

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A MOTION PICTURE – DRAMA

Steve Carell – Foxcatcher
Benedict Cumberbatch – The Imitation Game 
Jake Gyllenhaal – Nightcrawler 
David Oyelowo – Selma 
Eddie Redmayne – The Theory of Everything 

BEST MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL

Birdman (Fox Searchlight)
The Grand Budapest Hotel
 
(Fox Searchlight)
Into the Woods (Walt Disney Pictures)
Pride (CBS Films)
St. Vincent (The Weinstein Company)

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL

Amy Adams – Big Eyes
Emily Blunt –  Into the Woods
Helen Mirren – The Hundred-Foot Journey
Julianna Moore – Maps to the Stars
Qhvenzhane Wallis – Annie

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL

Ralph Fiennes – The Grand Budapest Hotel 
Michael Keaton – Birdman
Bill Murray - St. Vincent
Joaquin Phoenix – Inherent Vice
Christoph Waltz – Big Eyes

BEST ANIMATED FEATURE FILM

Big Hero Six
 
(Walt Disney Pictures)
The Book of Life (20th Century Fox)
The Boxtrolls (Focus Features)
How to Train a Dragon 2 (DreamWorks Animation)
The LEGO Movie (Warner Bros. Pictures)

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM

Force Majeure  – Sweden (Magnolia Pictures)
Gett: The Trial of Vivianne – Israel (Music Box Films)
Ida  – Poland (Music Box Films)
Leviathan – Russia (Sony Pictures Classics)
Tangerines Mandariinid – Estonia

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE

Patricia Arquette – Boyhood
Jessica Chastain – A Most Violent Year
Keira Knightley – The Imitation Game
Emma Stone – Birdman
Meryl Streep – Into the Woods

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE

Robert Duvall – The Judge
Ethan Hawke – Boyhood
Edward Norton – Birdman
Mark Ruffalo – Foxcatcher
J.K. Simmons – Whiplash 

BEST DIRECTOR – MOTION PICTURE

Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel
Ava Duvernay – Selma
David Fincher – Gone Girl
Alejandro Gonzalez Inarritu – Birdman 
Richard Linklater - Boyhood

BEST SCREENPLAY –MOTION PICTURE

Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel
Gillian Flynn – Gone Girl
Alejandro Inarritu, Nicolas Gabon, Armando Bo, Alexander Dinelaris – Birdman 
Richard Linklater – Boyhood
Graham Moore – The Imitation Game

BEST ORIGINAL SCORE – MOTION PICTURE

Alexander Desplat – The Imitation Game
Johann Johannsoon – The Theory of Everything
Trent Reznor, Atticus Ross – Gone Girl
Antonio Sanchez – Birdman
Hans Zimmer – Interstellar

BEST ORIGINAL SONG – MOTION PICTURE

“Big Eyes” – Big Eyes
Music and Lyrics by Lana Del Rey
“Glory” – Selma
Music and Lyrics by John Legends, Common
“Mercy Is” – Noah
Music and Lyrics by Patti Smith, Lenny Kaye
“Opportunity – Annie
Music and Lyrics by Greg Kurstin, Sia Furler, Will Gluck
“Yellow Flicker Beat” – The Hunger Games: Mockingjay – Part 1
Music and Lyrics by Lorde

BEST TELEVISION SERIES – DRAMA

“The Affair” (Showtime)
“Downton Abbey” (PBS)
“Game of Thrones” (HBO)
“The Good Wife” (CBS)
“House of Cards” (Netflix)

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A TELEVISION SERIES – DRAMA

Claire Danes – “Homeland”
Viola Davis – “How to Get Away with Murder”
Juliana Margulies – “The Good Wife”
Ruth Wilson – “The Affair”
Robin Wright – “House of Cards”

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A TELEVISION SERIES – DRAMA

Clive Owen – “The Knick”
Liev Schreiber – “Ray Donovan”
Kevin Spacey – “House of Cards”
James Spader – “The Blacklist”
Dominic West – “The Affair”

BEST TELEVISION SERIES – COMEDY OR MUSICAL

“Girls” (HBO)
“Jane the Virgin” (The CW)
“Orange is the New Black” (Netflix)
“Silicon Valley” (HBO)
“Transparent” (Amazon)

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A TELEVISION SERIES – COMEDY OR MUSICAL

Lena Dunham – “Girls”
Edie Falco – “Nurse Jackie”
Julia Louis-Dreyfus – “Veep”
Gina Rodriguez – “Jane the Virgin”
Taylor Schilling – “Orange is the New Black”

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A TELEVISION SERIES – COMEDY OR MUSICAL

Louis C.K. – “Louie”
Don Cheadle – “House of Lies”
Ricky Gervais – “Derek”
William H. Macy – “Shameless”
Jeffrey Tambor – “Transparent”

BEST MINI-SERIES OR MOTION PICTURE MADE FOR TELEVISION

“Fargo” (FX)
“The Missing” (Starz)
“The Normal Heart” (HBO)
“Olive Kitteridge” (HBO)
“True Detective” (HBO)

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A MINI-SERIES OR MOTION PICTURE MADE FOR TELEVISION

Maggie Gyllenhaal – “The Honorable Woman”
Jessica Lange – “American Horror Story: Freak Show”
Frances McDormand – “Olive Kitteridge”
Frances O’Connor – “The Missing”
Allison Tolman – “Fargo”

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A MINI-SERIES OR MOTION PICTURE MADE FOR TELEVISION

Martin Freeman – “Fargo”
Woody Harrelson – “True Detective”
Matthew McConaughey – “True Detective”
Mark Ruffalo – “The Normal Heart”
Billy Bob Thornton – “Fargo”

BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE IN A SERIES, MINI-SERIES OR MOTION PICTURE MADE FOR TELEVISION

Uzo Adoba – “Orange is the New Black”
Kathy Bates – “American Horror Story: Freak Show”
Joanne Froggat – “Downton Abbey”
Allison Janney – “Mom”
Michelle Monaghan – “True Detective”

BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A SUPPORTING ROLE IN A SERIES, MINI-SERIES OR MOTION PICTURE MADE FOR TELEVISION

Matt Bomer – “The Normal Heart”
Alan Cumming – “The Good Wife”
Colin Hanks – “Fargo”
Bill Murray – “Olive Kitteridge”
Jon Voight – “Ray Donovan”

Sono bello, quindi mangio le (ciam)belle

11 Dec

Mi fate un baffo, me li lecco e me lo leccano, con gustosa cremosità del cream. Ma quale crema della crema, crepate, finto-eleganti-galanti, io ficco nel b(r)uco del caldo addent(r)arle. Così è, ficcatelo e chiudi la bocca. Tu, donna, un altro bocchino. Presto, zuccheramelo. Sì, la mia zucca è dura, rasata su faccia da culo, non di discute. Siete inculate, voi, donne, di più.









 

Viviamo di attori, società che, di anno in (c)a(r)ni, cambia i suoi idoli, ma Marlon Brando è sempre lui, lo cantava il Liga mentre io ballo il mio bel De Niro su Grease alla Travolta/Woody Allen

10 Dec

De Niro Cape Fear

Credo che il mio viso sia inviso a tutti, soprattutto a me stesso. Non lo sopporto perché, quando la barba mi rado, i lineamenti le donne al s(u)olo (di me) radono. I capelli, oggi, son più radi, insomma, il mio viso ha occhi “penetranti”, pen(s)osi al radar, quasi al ragno per come tesso la tela ma Penelope si fa i peni, che “pen(n)a”, anche i “peli” dei porci. Eran invero e, falsa Troia, i proci ma io, così raso(io), talvolta mi buco i pori mentre gli altri, dopo averle (im)bucate, neanche puliscono il “bucato”, cioè quello di sesso più drogato. Ma comunque (s)tira. Oh, “issa”, evviva l’“Ulisse” di Joyce ché, a forza di s(t)ud(i)ar Omero, mi spaccai le tempie e crollai a pezzi di donne altrui, perdendo la testa, gli om(er)i, i testicoli e non me ne spos(s)ai nemmeno una, fosse stata almeno “un(i)ta” al tempio.

Insomma, ero un “uomo”, a suo tempo. Ora, non sapendo che cazzo fare, le donne non facendomi neppur un baffo, subisco la beffa di “temprarmi” a studiar il mistero del mio “templare”, famoso cavaliere che cercò il Sacro Graal e finì in tal società maniaca ove, a “mano a(r)mata”, tutti si masturbano sui cazzi degli altri, ridendo delle tue (s)fighe. Insomma, son tutti guardoni, li sgranano e poi, “granuloso”, ciò, cioè, fa uomo con le palle, come “erige” la società guerrafondaia in cui il valor della “patta” è “(s)fondare” a “bott(an)e” di granate. Meglio una granita, fidatevi, ho sempre preferito il ghiaccio a questi uomini che si “scaldano”.

Finitela d’incazzarvi, adorate il mio (s)cazzo e non ci sian cazzi che tengano. Di “mio”, si mantiene bene, nonostante patisca pene dell’“infermo”.

Sì, sono depresso e ricevo consigli di vita(mina) da uomini più conigli di me. Lor vanno con le conigliette, di mio rimango un “playboy” che, anziché saltar addosso al “balconcino”, pen(s)a al salto giù dal bancone.

Non amo il branco, sto a galla a f(at)ica, che fico della Madonna, uso le branchie, ogni sera preparo un branzino, “limonandolo” un po’, prima di arrivar alla frutta. Sbuccio la mia “banana” e mi mangio il fe(ga)to, mentre gli altri, nella ce(r)n(ier)a delle “buffe”, le stantuffano, “spruzzandovi” sopra le lor (p)esche.

Mi rimane in gola… l’esca, (m)uffa, esco po(r)co, smagrisco per indigestione e, dalla nausea di tal mondo can(nibalistico), a mo’ di teschio, il fondo della “bile” raschio. Chi non rischia, rosica? Allora, giocate a Risiko e buona guerra di “troie”. Di “mio”, amo “scaccolarmi”, sì, lo scacco(lo) è meglio della “dama”. Ama o non m’ama? Fate piedino, meglio Pierino e pure Bud Spencer, il Piedone, un pugno, ma quali festini, evviva il fisting, mi fate una p(r)ugnetta, nel sedere… un’altra pedata. Pigliatela. Succhia!

E bevi dalla cannuccia! Prova a darmi un succhiotto e preferirò un Chinotto. Ora, chinati, donna, e fammi la “spremuta”. Premi, “spinge”. Che Arancia(ta) “meccanica”.

Mi dan del misero, allora canto “Mistero”.

E ci facciamo male, se la pressione sale.

Cos’è che ci trascina fuori dalla macchina… cosa ci prende?

A me tu non prendi. Manco per u’ caz’. Si chiama faccia da culo.

Ora, ci rendiamo conto che Ruggeri ha vinto con questa canzonetta? Questo vi dà l’idea del paesello di piselli(ni) coglioni in cui vivete. Di mio, sono Boss. Continuo a preferire Springsteen ai froci.

Cruising, però, spacca, cari spacciatori di luoghi comuni.

Da cui “Streets of Philadelphia”, colonna sonora di uno a cui le “suonano” che però le canta ai cani che lo trattarono da cane, la storia di un uomo licenziato perché accusato di essere “invalido” sul lavoro quando invece il suo avvocato, un negrone Washington non da Negroni, li farà neri, ficcando dunque i cattivi delinquenti in modo “AIDS”. Ma quale Clinton e le stanze “orali!”. Evviva Obama nella vostra ambigua “White House”, mulatta/o!

Della serie: non c’è (d)an(n)o e un Demme, senza il “seguito” più elegante de Il silenzio degli innocenti…

Doppia inculata con “super cazzola” e buon Amici miei, faciloni… da Fantozzi Così fan tutte…

Con me, cascaron male. Che “cascamorti”. Pensarono di fottermi, mi fotterono e io li fottei sul mio True Detective strafottente. Mi ferirono ma se la videro nera, infatti, in questa Italia di magna magna, sì, van a mess(alin)e ne(g)re, dopo che stan, lo esige lo Stato, per “fede”… nuziale, con una di “buon partito”, nella razz(i)a del razzismo di facciata solo se Naomi Campbell non te l’ammolla… notti non in Uno/a “bianca”.

Per questo De Niro è un genio, è uno stronzo.

E fa molto Cady… can(dito), Juliette Lewis e il ditino di pollice “su”, Pollicino o il lupo cattivo, miei (sp)orchi?

Da cui ogni “febbre del sabato sera” in mio assomigliargli come il finale de Il prestanome, in cui il grande Allen dice a tutti gli ipocriti di andare leggermente… ove sapete.

Ho le allucinazioni, “fumo” troppo?

Sarà.

Di mio, so che un culo così non te l’ero mai “fatto”. Fattelo! Fattone! Sì, è (s)fatta! Che f(r)itta(ta!

Ecco, le palle, criminali.

D’altronde, va di “merda” l’espressione del cazzo “Come ti farei, sei da stupro”.

Questo è il mondo che avete creato, idioti, e vi sta come un vestito “rosa” di Cohle.

Vaffancul’!

Satanisti, adoratori di questa società demoniaca, ecco il cane che non ti aspetti.
Fatemi bau bau, sarò ancor più lupo! Si chiama buio, luceoscurità o bua?

 

di Stefano Falotico, un uomo che non racconterà mai balle

 

Allen PrestanomeTravolta sabato seraRust Cohle

Edgar Ramirez joins Joy

09 Dec

From Variety.

Si aggiunge il grande Ramirez, vuoi forse la buona parola di Bob De Niro, col quale ha girato Hands of Stone, al cast di Joy.

Edgar Ramirez is in final negotiations to join Jennifer Lawrence in David O. Russell’s biopic “Joy” for Fox 2000.

Robert De Niro is also on board to play Lawrence’s father in the film, based on the true story of Joy Mangano, a struggling Long Island single mom who became one of the country’s most successful entrepreneurs after inventing the Miracle Mop.

Ramirez will play Mangano’s then husband, Tony.

John Davis, John Fox and Ken Mok are producing with Annie Mumolo penning the script.

The film is gearing up for a first quarter start and is already set to open next Christmas to make a late awards season push.

Ramirez, who is repped by CAA and Impression Entertainment, recently wrapped production on Alcon’s “Point Break” reboot and was last seen in Screen Gems’ “Deliver Us From Evil.”

Omaggio a Mango, R.I.P. a un cantante “mediterraneo”, poeta circense dei baci sfiorati, dei sogni e de “La rondine”

08 Dec

Mango

 di Stefano Falotico

Accasciatosi per un “misterioso” malore in quel della provincia di Matera, durante un concerto autunnale, nel torrido freddo d’una morte che ci fa rabbrividire, ricordandolo nel “ruscello” delle sue note leggere, ballerine d’un uomo libero come i gabbiani sorvolanti le onde del Tirreno, passeggiatore “bislacco” del suo artista unicamente pittoresco come un melodico personaggio da colorito presepio in mezzo alla “siccità” di statuine tristi più impietrite, nelle anime squallidamente borghesi, dei duri sassi rupestri.

Un uomo “murales”, un graffi(t)o armonioso, un uomo dagli occhi s(i)curi, un attore dei palchi meridionali, a svettar in picchiata su notturne note libranti, soffici come seta, come acqua “sciolta” che “digrada” piana in  spaziali (rim)pian(t)i e “brulle” pianure su lieve, magnetico, frenetico (s)piovere nel sangue delle emozioni più vivide, un corridore melanconico di liriche suadenti, carezzevoli come le mani romantiche d’una donna febbrile d’amor florido, risbocciata nella sua dolcezza, nelle sue nostalgie imprendibili, muore il grande Mango nella sua città…

O forse in zona limitrofa, a Policoro…

I miei genitori son di Pomarico, paesello collinare ove son sempre pullulate mille leggende da “stolti”. Leggende del santo patrono come quella su San Michele, cavaliere che distrusse Satana, regalando poi ai contadini il grano per stagioni più d’armonia fertili. Gli zoccoli del suo bianco, purissimo cavallo scapitavano di premonizioni ben auguranti per chi credeva al suo “mito”.

Mio padre mi raccontò una bella “superstizione” a tal proposito. Correva… voce che, chi si risvegliava di notte, sentendo lo scalpitio d’un cavallo, avrebbe ricevuto presto una fortuna dal Cielo. Poi, avrebbe dormito sonni più tranquilli, perché la vita, laggiù, al Sud “povero”, è sempre un continuo lottare per il (bi)sogno affamato d’avventuriere chimere spesso fugaci e da (d)eludente “(Dis)incanto”…

Mio zio, che invece era di Prato, e non credeva a queste stronzate, prendendolo per il culo, gli diceva che quel suon disturbante “di fondo” era soltanto un agricoltore col suo mulo a spaccar le pal(l)e e il sonno dei poveri fessi troppo “dormiglioni” e coglioni.

Comunque sia, ogni credulone è bello a mamma sua, forse ci sarà il Sole nelle stanze in fondo agli occhi tuoi, amore che non ha più sogni…

Storie e “lotte” di uomini po(po)lari…

Di lune “rudi”, da lupi abbaianti perennemente la voglia di (ri)scatto, di grintosa fame libertaria, ribellanti per non farsi sbranare da una bigotta mentalità schiacciante, per fuggir lontano, anche sol (dis)illusi, da un ambiente che opprime, soffoca le ali ai sognatori nati virtuosi di poesia nell’anima, ché non possono accettare una vita “grama” e, allora, al Nord emigrano per far sì che riesploda grandissimo il (ri)piacer(si), dopo il temporale e la grand(in)e… caduta degli “dei”… e delle leggende a cui non crede più nessuno, perché si son tutti imborghesiti nel tirar a campare, perché si riaccenda il ritornante (co)raggio rifulgente d’una speranza che non s’afflosci, che pur fioca rifiocchi migliore nell’infuocarsi nitrente un amore superiore…

 

Io di te, io di te non mi stancherei mai…

Forse amore o forse amore… sei ora sei amore immenso, sei disincanto…

Tu sei…

Io con te, io con te 

a prescindere che 

tutto quello che volevi 

trova spazio dentro me, 

sogna ancora amore mio 

frase di canzone 

che spinge all’emozione 

 

Molti mi chiedono dove io trovi sempre la forza di vivere.

Io la trovo nella poesia.

 

Accosto Mango e le sue canzoni al finale de L’ultimo dei mohicani.

Perché è… “(de)fu(nto)” un uomo di un’altra era, con le sue origini che combatte/é affinché ogni purezza non sia/fosse deturpata, perché ogni anima non venga violata. Vola/i via!

Se i cattivi vogliono uccidere i sogni, il “padre” s’incazza, se gli ammazzano il figlio, se una figlia dei “fiori” muore per le brutalità d’un mondo crudele, dalla “cancrena” delle amarezze, risorge il furore e, crepitando la rabbia potente nei c(u)ori vin(ci)t(or)i, questo è l’immenso Michael Mann, questo per me è anche Mango…

Buonanotte.

Un altro giorno nella vita.

 

 

ultimo dei mohicani Daniel Day-Lewis Last of the Mohicans

 

Quand’ero matto, quand’ero De Niro, quand’ero m(ar)e, quand’ero e or non sono, sempre più insonne, pirandelliano, mi (s)maschero in mill’imbrunire del mio “bujo” eremitico d’eter(n)o…

07 Dec

Pirandellodi Stefano Falotico

Quand’ero un mucchio d’ossa, un vivente-troppo vissuto di lagrimante ossario in mai esser (s)lanciato, m’ottundeste lancinanti e, crud(el)i, mi “baciaste-bruciaste-basta(rdi)” in “soffici” carezze da lebbroso, “ebbrissimo” d’aspirata morte senz’aspirazioni, nel fango danzai da (ar)cigno cotto, m’aggrovigliai in (im)mutevoli, tanti miei mentali glossari in mezzo a un (fras)tuono chiassoso di tizi grassi e (mari)tozzi disossa(n)ti, cremosi e (s)cremanti, che cremini, cretino, dammi una cremina, anche una cret(in)a di Cremona, ai gorilla plagianti, preferisco la mia argilla, (em)arginatemi, che piaga, che pian(t)i, voi, i (ro)busti di tante false p(r)ose da al(i)ti senza la mia melanconica poesia, quand’ero euforico, rammaricato, abbattuto come le stagioni fredde più nordiche, più all’anima mia ancorata al no(do), quand’ero “storpio”, snodato, (im)mobile, stravaccato sul (di)vano a “tirarmela” senza le vostre vacche da vecchi, masturbato(rio), quando me ne sbattevo… in “tor(ni)o” senz’alcuna “attorno” e lo sc(r)oscio s’arrot(ol)ava in arro(s)tino stronzo, galleggiante fra un rischiar la gale(r)a dell’infinito naufragar in questo “mal” d’abitante di Marte imprigionato fra le (s)bar(r)e, mai nel doma(n)i quel che (non) potei “(s)pos(s)ato”, quand’arrancavo e m’arrangiavo, abbarbicavo e abbrustolivo nei pisolini del mio iellato pisellino impestato, scoreggiante di troppa pasta di “fagiuolo”, d’ieri “zampillante” come un (in)esistente illudermi di “erigerlo”, nev(v)e(ro), e (ri)sorgere sol(ar)e, invero crepuscolare d’agghiaccianti (tra)monti, miei (s)montati, me la “monto” da sol non LA/lo “DO(rmo), MI FA in un mio onesto (diapa)son, mi “vien” (nel) sonno, insomma, non siamo sommi, som(m)ari, io, rosato come un colorito mio sbiadito senza ros(s)e di ser(r)a e “brutto” tem(p)o non (di)spero ch’è meglio (non) esser un ribelle che (bela)re, questa è beltà di purezza, un “ero(e)”, nel mio eremo da mit(ic)o, quando (non) fui un De Niro, quando mi camuffavo, “buffo”, nel suo ne(r)o, quando nelle notti eteree, eternissime, in vol(t)o angelico, m’ergevo volante e v(i)olato dai già (in)consci viola(ti), in pallore treme(bo)ndo mi scurivo, ancor qui oscurato vi (ab)uso di (s)cure, mi trascuro, la mia bar(b)a è la noia sempiterna del mai sfoltirmi fra le vigliacche rasoiate della vi(t)a che (non) m’accetta, la(cri)ma del ma(rt)i(re), del mio mar(z)i(a)no, del mio matto da (s)legare, da voi (po)matato, fammi un pompino, son estinto(re) di (s)pompa(to), adombrato, ospedalizzato, da (ospi)zio, nel mio ludico, strafottente ozio, che schifo, oh, mio Dio, evviva Clint di Gran Torino…

East-wood, nei boschi della città degli angeli o solo un mio (in)car(nat)o west da “cero” (in)viso una volta, che “C’era”, le vostre ce(r)n(it)e m’han beffato sotto i baffi, ancor non (s)vol(t)o, violo ove voi siete lì a strapazzarmi d’uova in quanto, non considerandomi uomo, farmi… (im)pazzi(re)… volete, combatter(vi), (non) vo(g)l(i)o! Volg(iam)o a Sud! Vongole, che siete voi, invece, a fanculo!

Domenica mattina, da mattino, cioè piccolo pazzo, esco presto, son ancor buio pest(at)o io stes(s)o, nella società non entro, mi penetrano, aspetto che un bar apra le serr(and)e di tal alba mia da cuore albino, da (dist)ratto in tal serraglio d’uomini puzzanti di (r)agli, tagliano d’a(si)ni, ancor, disancorato, mi brucia, non m’ardo d’arido nel lavorar come voi ché poi, nel sudar nei livori del “dur” non sognar di volare in quanto oberati da queste f(at)iche (di)sp(r)ezzanti, sempre a violarveli da indiavolati poco volanti, v’angosciate per un par de palle, di gambe(ri) e pantaloni sc(r)oscianti da (p)aia di “pol(l)i” che “la” guardan solo in notti in bianco mai (s)fumate di mio non (t)rombarvi appunt(it)o nel ner di ciglia eppur m’acciglio sbiancato, latte(o), mirando la vi(t)a lattea, malinconico per troppe letture e pochi (di)letti, te(tta) che cazzo vuoi, te lo inzuppo poco inglese in “pen” di Spagn(ol)a, fa(i) “venir” la “sciolta”, io, (s)consolato da donne diarreiche, acide come le lor anoressiche da insalata, perché pen(s)an di dimagrire sol, ma quale Sole, per (dis)piacere ad ignoranti (rab)bui(anti) che non conoscono il lessico delle vere cos(ci)e, bensì così fan tutte di bue… Si professan buo(n)i. Alle ginocchia…, questi da (g)nocche mie rotte, (e)ruttate. (Vulc)ano!

Io, masochistico, mastico, da mastino mi faccio da sol(id)o, senza “liquidi”, io e “lui”, mio amico di braccio destro, anche sinistro se me la sparo (s)tor(t)o su ambo i lati, sognandola avanti e (di)dietro, di-sper(m)a senza il “voi” che “liquidate”. Datemi (del) lei. Ancora iella. Ossobuco.

Son losco, liscio, tutto… lasci(v)o. Rosico, rustico son la tua ostia, mangiati le o(stri)che.

Fumo, la f(r)onte aggrotto, la spengo, spergiuro e bestemmio in mezzo a voi, le bestie che ve “la” (s)tirate.

(S)tiro, stizzito, strozzato, m’intirizzite, m’azzittite, zi(tell)e, che stizza, non son tozzo, non ce l’ho “tosto” qui, donn(ett)a da quacquaraquà, nella mia in bocc(ucci)a t’inumidisco al bagno di Ave Maria, crocifiss(at)o perché io vergine e tu Maddalena, ma dai, non te lo do, e a te “viene” però l’acquolina.

Sei una baccalà, non te lo beccherai “lì”.

Acquetta, sciacquette, fuoco, Mangiafoco, fuochino, fuocherello, facciamo un falò… (Pin)occhio! Cazzo!

M’avete incendiato, sommerso, eppur, immerso, son immenso, mangio alla mensa da (di)messo, non vado a messa(line), voi andate a troie e le portate in un trattoria d’asporto, con tanto di vostri (ri)porti…

Meglio il barbone…

Pizze in faccia da culo alla marinara, un po’ d’acciughe, io rimango all’asciutto, (t)remando, fa freddo e non forn(ic)o di mio “riso” in b(i)anc(hissim)o (di)strutto, rotto, fra questi vostri rutti da (s)truzzi, anatra all’arancia… meccanica, son ca(r)ne alla pizzaiola, donna lupa, donna “uvetta”, furbina, dunque volpona, nella fav(ol)a di fungo ti avveleno, che fig(liett)a di puttana, mi magna di strafogo, non la cago di Fuca, è “tonna” che mette le mie olive su (non) lievito di “sborra”, aborro le birre, vado a dormir nella bar(r)a da c(i)occo(lato), cammino nei ciottolati bagnati, lontanissimo da questo vostro an(n)o afoso ed è “tutto” uno (stra)colmo d’umidità, m’acchiocciolate in (for)mica di minchia. Qualcosa mi manca, forse (il) man(i)co. Meglio le mie cornee, comunque, alle cornute.

Stracciatemi, stracciatella!

Mangio.

(In)sorgerò?!

Basta col Sole. Meglio il mio mon(a)co da saio, da san(t)o, basta con le finte suore. Malati/o di men(te). Quante menate!

Rimasto al s(u)olo, vivo d’assioli, nel mio “asilo”, asini, non rabbonitemi, non son un buono, quanto buio vuoi, non son bono, bov(ar)i.

Non son fine perché non fin(t)o, donna, “fingi”.

Affinati e “affinatelo”. Ché ti sia una fig(li)a come te, “(r)affinata” soltanto per il cazzone. Meglio i miei calzini.

Di mio, rimango di capra, di “pelato”, son crapa tosta, coi testicoli senza testa, non mi fan la coda, son un codino, non datemi, conigli, neppur un con(s)iglio, sotto la panca, io crepo, meglio di te, con la panza piena, ché mi fai pena, di vita non crepi(ti), anche se di pene “le” vuoi “bene”, meglio Carmelo alle “mele”, Carmelo fa ma(ia)le.

Miei merli, son uomo “mero”, miei cammelli, fumiamoci una Camel.

Questa vita lor da miel(os)e non fa… per noi, uomini a-mari da Marlboro.

Siam carbonai, facciamoci una carbonara…

Collodi!

Mica con lode!

 

Leccat(el)o sotto i baffi della ce(r)n(it)a tua beffarda, sei donna baffuta e io, il “paffuto” mai piaciuto, fa splash

06 Dec

Hanks Sirena Manhattan

di Stefano Falotico

(R)esistenza mi provi, m’attanagli come una piovra, fuori sempre (s)piove… languida è la mia lacrima bagnata dal sen(s)o del peccato.

Slaccio la patta e ti “bagni”. Perdo in poesia, guadagno in ridente umorismo, mi auguro “leccato” al c(i)occo(lato) “affogato” in tue gote che a me non arridano di “malavoglia” ma di voglie (sp)orche, sciocca, dammi le “ciocche”. Sono un ciucciato, un caciucco, no, il caco no… Mi “stropicci” nel tovagliolo e “lo” asciugo, me lo hai rinsecchito come un’acciuga, reso strabico dalla figa umida che sei, spero tu presto lo s(t)ia, (s)tiramelo, (s)vengo, avventato vorrei entrar rovente, sin al ventre, della “tua” a ventosa a gambe(ro).

Strofinato… in te smaniosa di stuzzicarmelo… in “apnea” dell’orgasmo strafogato, soffocante. Ordiniamo degli strozzapreti?

Sì, ci proverò, mi piaci molto e non posso raffrenarmi né raffreddarmi, emani calore, sei un fuoco palpitante di crepitii erotici e fremo per possederti/li, scusa la mia eccessiva, troppo accesa, imperiosa focosità, appunto – “a punta” – a p(r)ugnetta, da gallo cotto, spero, a trapunta di un mio punto messo a se(g)no di tua (ri)cotta.

Dammi, “su”, dei pugni, “tirami-giù”. Scherzo, naturalmente, sei immondamente bella, cioè troppo sexy per questo mondaccio in-fame. Mia gallina, andresti arsa, non darti delle arie da “frigida”, non inaridirti, siimi a “duro” (t)orso, sfioralo al pom(pelm)o (s)premuto con uno sguardo puro e “pen” tenuto, ordino la tua “penna”, strizzamelo come un mandarino giammai sfiorito, invece so che i maschietti ti puntano e ti spu(n)tano, ti pungono e tu, giustamente, li punisci e (non) li strisci, che struscio. Un po’ di limone e va in bocca più lis(ci)o, ecco l’esca nelle tue pesche.

Non esser ingiusta con chi loda il tuo orologio Swatch ché i tuoi occhi ammiccano, vuoi “ammanicartelo” e io non posso volerti solo come amica.

“Abbracciatelo”, non far l’imbronciata, “prendilo” per il polso e le ore passeranno in tua passerina di uva passerona. Che (p)orco!

Invero, s’è squa(g)l(iat)o come fosse stato tagliato da un tuo inondante “vetro” da orca, io sono il lord(o)!

Me l’hai sciolto, che “pesce” piccolo.

Affogami di “braccialetto”, “nuotatelo” a bracciate.

Dinanzi alle tue iridi accecanti, abbacinato dalla tua rosea, florida bellezza fotografata mentre (s)posi in una dolce, lieta ce(r)n(ier)a così mangiante il mio capriccio a te offerto “riccioluto” tanto desiderante del voler con te desinare, che asino, subito ti voglio da (o)metto di un comune, stolto volgo, ah, le vongole, il mio davanti a te v(i)ola, arrossisco e perdo in eleganza, non son galante, sei magnifica, ti bacerei da capo(tavola) a piedi di un romantico feticismo bruciato, in quanto, reso da te gai(o), massacrato nella virilità vilipesa, mi prostro madido già amante, ma quali diamanti.

Non posso offrirti il pranzetto di manzo “al sangue” e per te, se ti “arrostissi”, scriverei mille (ro)manzi. Mangiatelo.

Debbo averti, voglio, voglio amarti.

Non sono matto, c’è il mare a Manhattan?

Non buttarmi via, “immergitelo”.

Fidati, son un uomo immane, anche in mare.

Hanks, branchie, Daryl, dai dai, a(h)ia, Hannah, ah ah!

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