Circo(lo) ri-creativo, i giovani (dis)graziati

29 Sep

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Assisto stupefatto e tumefatto a una gioventù soccombente, “soccombuta”, da “imbuto”, da YouTube, da soccorrere, che corre e non si piscia, no, non si capisce che voglia. Sempre vogliosa di filmetti fumettistici, di Iron Man e capitani americani, che desidera stupirsi, che stupida tracanna e di canne s’inganna, pensando, pen(s)osi, di voler cambiare il mondo col “podere” delle serie televisive che fan bene, anzi pena, solo al sedere. Accovacciati nel mondo retorico, “dorato” di castelli vetrati di carta, una gioventù vitrea, che “spacca”, che “spinge”, che si riunisce nei boschetti per “chiosare” sulla vita in (dis)cor(s)i oggi cas(t)a e chiesa, domani casino e parolieri in cas(c)ina, ubriacandosi di demenza, d’imbecilli Mi piace su Facebook, per rifarsi la faccia(ta) dietro un PCino. E pulcini si credon ga(ll)i, sfottendo gli omosessuali, impuntandosi nel sesso e di sasso rimanendoci quando di “long”…drink-ano.

E vai di boll(ett)e di sapone, nelle canzoncine pomeridiane del pig(l)iamo la vi(s)ta di buon occhio, facendo i Pinocchi, togliendosi i pidocchi.

Insomma, una generazione degenerata da circoli creativi, no, volevo dire cretini. Ceccherini!

 

 

di Stefano Falotico

A Top Gun preferisco Top Rat e un film accanto al mare

27 Sep

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Riuscirà nei cinema la vaccata di Tony Scott, “fiera” esibizione di muscoli e mascelle, di bulli e pupe, di aerei svolazzanti e di poca poesia nelle palpebre ma molto testosterone nelle “palle”. Spotpubblicitario di due ore tediose e “teutoniche” per “esaltare” il faccino di Tom Cruise per una storia risibile di tragedie, lacrime amare, retorica ed edonismi reaganiani al “massimo”. Film pessimo, forse neanche un film, una castroneria di uomini poco castrati che rivaleggiano nei cieli degli amori da cartolina, col pollice su in motocicletta d’un Cruise ingenuo quanto mai e ruffiano-scemo ai limiti dell’idiozia più becera.

Nella mia vita ne ho viste “tante”, di ogni forma, colore e dimensioni. Ho fatto ravvedere panzoni xenofobi e nazisti nel farli riflettere sulle loro responsabilità e sull’uso screanzato delle loro “ragioni”, obiettando con classe riguardo alle loro mentalità grette, meschine e minuscole. Ho redarguito, espellendole dalla mia vita, donne che si credevano intellettuali e non gradiscono invece il lieto caffè mattutino in un bar isolato delle periferie newyorkesi, ove ancor campeggiavano di panorami densi le Torri Gemelle.

I film son fatti di atmosfere, di malinconie, di resilienze, di traumi, di storie vere romanzate alle volte, di romanticismo non da videoclip.

E City by the Sea lo ritengo un gran colpo.

 

di Stefano Falotico

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Immagini pirandelliane della realtà, anche piramidali del Cinema

25 Sep

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Scusate se, essendo io “anomalo”, nel panorama odierno disserti delle maschere e dei vol(t)i con sfacciata (pres)unzione. Ma è un compito che debbo assolvere per ottenere, da parte di molta gente che mi denigra, una cosiddetta assoluzione.

Come già ribadito in più sedi, e questo pensiero sedimento in quanto essere possedente una mente non di demenza, in passato molto peccai. Ma credo che, al di là dei castighi “inflittimi” dalla religione e dalla mia “sacra regione”, peccherò ancora, in quanto come tutti gli umani piccante, no, volevo dire peccante.

Ecco, assisto impotente, pur non soffrendo d’impotenza, a Bob De Niro che, davanti a Obama, presidente tutt’ora in carica (e sua moglie è cara), ha recitato estratti di poeti afroamericani, recitandoli con un piglio da uomo imbolsito, di panza più che di creanza, lontano anni luce dal Max Cady che fu. Un pingue settantenne che ha sciorinato con poco ardire e molto di labbra salivare. Ma è Bob De Niro. La gente lo ammira estasiata e qualsiasi stronzata faccia lo applaude. Se così avesse recitato un “disadattato”, l’avremmo preso per coglione.

Questo per entrare pian piano, molto alla larga, nel mio discorso.

Uomo che son lontano dai cori, di mio cuore spesso remoto anche da sessuali corpi. Da anni, professo (inde)fesso, la volontà di essere libero. E scrivo libri. M’accorgo però che questo mio (pro)cesso d’intellettualizzazione sortisce l’effetto contrario. La gente mi tratta da persona “alta” e dimentica che ho anche (bi)sogno di scherzare, di “schizzare”, di esser ilare, giullare e d’ira talvolta sbandare. Essendo uomo e non macchina. Così, vengo “uni-dimensionato” in un’infinitesima parte di me “apparente”, ove Stefano è il dotto, il saggio, quasi uomo che, ieratico, indosserebbe bene il saio. In verità, possiedo solo un bonsai e so quel che (non) so. Per il mio compleanno, un caro amico s’è ricordato dei nostri glory days in cui, io mezzala e lui difensore “mezzo pollo”, giocavamo nel Lame Ancora, spadroneggiando di tiri micidiali e “palle” fra le mutande. Poi mutammo. Lui non so che lavoro svolga, io non svolto.

Eppure per me lui resta un difensore e io un semi-attaccante. E in quest’immagine di noi legata ai ricordi si fa il mio discorso. Viviamo di etichette appioppate al prossimo. E vediamo di lui quel che la nostra mente s’è costruita nel farsi l’idea di chi lui (non) è.

Molta gente pensa, ad esempio, che George Clooney sia un brav’uomo. A me ha dato sempre l’impressione di essere un ma(ia)le. Ma è un mio George, il suo Clooney è forse diverso sia dal brav’uomo che dal porco.

Detto questo, vi benedico e vado a vedermi Inter contro Bologna. Sperando di beccare la scommessa.

 

di Stefano Falotico

 

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Edgardo Mortara e De Niro?

22 Sep

Da un mio articolo.

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Come sappiamo, Spielberg, nella primavera del prossimo anno girerà il suo The Kidnapping of Edgardo Mortara. Quello che non sapevamo, fino a ora, è che anche Harvey Weinstein, con la sua nota casa di produzione, sta preparando un film analogo. Testa a testa dunque fra i due colossi hollywoodiani, per un film egualmente tratto dall’omonimo libro di David Kertzer, edito in Italia dalla Rizzoli col titolo Prigioniero del Papa Re, del quale riportiamo qui la sinossi ufficiale:

La sera del 23 giugno 1858 a Bologna la polizia bussò alla porta della casa di Momolo Mortara, rispettato mercante ebreo. Lo scopo: farsi consegnare il figlio Edgardo di sei anni. Il motivo: all’Inquisitore di Bologna risultava che il bambino fosse stato segretamente battezzato e la legge dello Stato pontificio non tollerava che un bambino cristiano crescesse all’interno di una famiglia ebrea. Tra le proteste della famiglia, Edgardo iniziò un lungo viaggio verso Roma per diventare un buon cattolico. Ma la vicenda (e il suo seguito) non riguardò solo la famiglia Mortara. Mobilitò l’opinione pubblica liberale, indignò le comunità ebraiche, provocò l’entrata in scena del papa Pio IX stesso e finì per influenzare addirittura la storia d’Italia…

Storia che avrà dunque una nuova versione. Quella di Weinstein vedrà, stando alle news che provengono oltreoceano, Robert De Niro nella parte di Papa Pio IX. Alla regia Baltasar Kormákur (Everest, Cani sciolti), mentre la sceneggiatura sarà affidata a Jeremy Brock (L’ultimo Re di Scozia).

Riprese previste per Gennaio.

La mia sindrome da Tom Hanks, spesso alla Jimmy Stewart

20 Sep

“Ausculto” il mondo che origlia alle porte e, squamando la mia dignità, forte infrange di squallida ilarità la mia età. Solleticandomi di dubbio gusto in derisioni “allegre” che, col passar del tempo, che io temo, abbattermi più non riescono. Perché mi son rafforzato e divenuto uomo saggio come Hanks. Da grande volevo fare l’astronauta, ma poi molti eventi distorsero i miei intenti e furono solo vani tentativi, di me che, adolescente sba(n)dato, tormentato, camminai a stento, a tentoni, e la mia verginità vollero attentare! Mi allu(ci)nai. Uomini, statene attenti! Queste donne lussuriose minano i vostri equilibri psichici “invadendovi” con allusioni che han perduto la squisitezza gioviale del gentil sesso che fu. Oggi sono aggressive e sui nostri “membri” si addentano, scusate, volevo dire avventano. Non siate avventati, prendetele per il verso giusto, cioè il culo. Stimo Tom Hanks perché è uomo che, di doppio mento, per arrivare ove è arrivato deve avere una gran mente. Apparente-mente è Gump Forrest, invero è un figlio di puttana come pochi. Egli sa come recitare con classe e finezza di faccia pienotta e sogna il suo (A)pollo 13 con rinomato splendore di un volto che par infantile e invece è sol asciugato nell’irrimediabile concretezza, “creta”, delle sue sotterranee ansie. Egli è un “curato”, come ne Il miglio verde, sa donare ai bimbi regali sesquipedali che in un mondo migliore li fan sperare, eppur “sperona” coi suoi occhi limpidi dalla purezza cristallina. Egli naviga per lidi sereni della sua Rita Wilson, la sa pigliar per la “palla” come in Cast Away, sembra casto dal viso adamantino eppur è un volpino. Egli è il nuovo James Stewart, e in Sully non è steward ma capitano, mio capitano!

Sappiatelo, Tom Hanks sembra uno scemo ma ha un cervello da vendere. Secondo me, non la dice “tutta”, ma ha anche un buon uccello.

 

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di Stefano Falotico

Sarò breve e circonciso

19 Sep

Incontro indimenticabile.

 

– Ciao, ti voglio. Sono stato chiaro e circonciso.

– Conciso.

– Sì, voglio coinciderlo ma senza Ciro.

– Chi è Ciro?

– Non è il tuo amante oltre a me?

– Sì, ma ti stai dilungando.

– Accorciamolo/a.

– No, mi piace lungo.

– E circonciso?

– No, mi piacciono gli uomini non concisi.

– Cioè che a letto durano molto? Che la facciano spicciola?

– No, che la facciano in spaccata.

– Ami le arti marziali?

– No, le ars amandi.

– Vaffanculo.

– Lì dovevi andare in modo circonciso, no, conciso.

– Senti, chiudiamola qua.

– No, devi aprirla.

– Come ti permetti? Mi sa che è meglio Ciro!

– Ciro è circonciso?

– Sì, Ciro è coinciso.

– Conciso.

– Con Ciro o senza ciso, vai a darlo via.

 

di Stefano Falotico

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Il cul(t)o del bel(l)o

19 Sep

– Come ti paio?

– Fai schifo.

– Grazie, è quello che volevo sentirmi dire. Apparir bello non mi piace.

 

Questa battuta è di Angelina Jolie al marito mascellone?
No, è del Falotico in versione sfigatone.

Un uomo che non ha bisogno del dopobarba per le pecorine. Del gregge ammaestrato.

 

Applauso, e che sia scosciata, no, dal mio genio non scocciato.

 

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L’essenza della mia (in)felicità, “biopic” di una sad career

16 Sep
SET DEL FILM "LA GIOVINEZZA" DI PAOLO SORRENTINO. NELLA FOTO HARVEY KEITEL. FOTO DI GIANNI FIORITO

SET DEL FILM “LA GIOVINEZZA” DI PAOLO SORRENTINO.
NELLA FOTO HARVEY KEITEL.
FOTO DI GIANNI FIORITO

La mia carriera è car(i)ata, in me vige infatti, spesso in “fallo”, una vecchiaia giovanile di livello onnisciente, da illuminato sapiente e d’ascetico deficiente. Molta gente di me ride, ma a me non rode e molta di questa società così cafona io invece corrodo. Scrivendo libri acidi, di vera “cattiveria” che sa quanto peccatori lo siamo tutti. Molti vogliono assolutamente “crescere”, per diventare (im)piegati retorici e poi quarantenni malinconici, con tanti rimpianti e parrucchini di (im)pianto. Così come “crescono”, la lor noia mi annoierà sempre. Preferisco allora il mio er(em)o, rimembrante la geniale mia danza di (de)mente. Nel mio mondo, vi sono infiniti spazi per i caffè, per le scommesse calcistiche, per una vita che non ha la (pre)tesa d’insegnare, ah, quelle signore così indaffarate a farsi belle per compiacere una fals’apparenza da donne di g(i)usto. Invero sono racchie e su questo non si transige, più che altro non si “erige”. Barriere di schemi mentali erigono e vanno dritte, cioè molli senza il “ritto”, al sodo, alla “piacevolezza” di esistenze fustigate da bon ton fin(t)i quanto vite “ingioiellate” nell’ipocrisia. Meglio allora me, che da tempo immemorabile mi discostai perfino dai miei coetanei, prediligendo Bob De Niro col neo al social nero. Sono un cane, non un Michael Caine, ma ne vale il pene. “Di mio” non uso il cazzo, ma mando spesso a fanculo con signorilità d’alta scuola e profumato alito. Stasera, mangerò frittura del mio pesce. Sollazzandomi nella mia solitudine “bestiale” come si confà a colui ch’è Peter Pan e anche (di) primo coi tortellini alla panna. Montata, scendi dalla cattedra, e vai a pascere la tua pecorina. Sappilo, io sal(g)o. Vedo gente che si sbraccia, si abbraccia, con le scarpe lacciate si baciano, si succhiano, si prendono per i culi, si fottono, e in questa strafottenza io vivacchio come sono nato in Pacino del mio baci(n)o alla stracciatella sfumata che non screma la realtà fra bianco e nero, ma ecumenicamente gode nel ristorante cinese.

di Stefano Falotico

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La pace del Papa Re, cioè me, contro i papponi rei, cioè i They Live

15 Sep

Ecco, oggi ho sparso nel net la mia notizia su De Niro nel film su Edgardo Mortara, avendola appresa da THR e subito, nelle mie elucubrazioni inventive, rielaborata di mie parole. Le mie parole sono perle e voi dovete ringraziare un Papa come me che, ascetico, estraniatosi da anni da una realtà miserrima e cinica, “coltiva” le sue unghie con inevitabile sex appeal che non lo dà neanche mor(t)o, tendente al cast(an)o. Ridere, ridere, trombate, fratelli della congrega. Io, in an(n)i lontani, sverginai la mia proboscide “inoculandola” là ove il “lilla” florido si aprì al mio organo “sonante”, armonioso di ero(t)ica armonica. Che musica quando liscio, vellutatamente “oleoso”, in “ella” ficcò con piacevole, “brillante” scodinzolio di “acque” germoglianti al mio candore, allora, rubato. Divenne rubino e, incandescente, fu in quel tempo mio da peccatore che ebbi l’illuminazione rosea. La vita, “apertasi” alla magnificenza del mio caloroso ardore, mi fece comprendere che la mia (s)figa sarebbe stata altra. E giammai più scopai, rimanendo vergine nonostante più non lo fossi. Studiate a memoria questi miei passi “pudici” quando soffrirete “pene” dell’inferno e Tom Hanks non girerà più stronzate con Ron Howard, meditando sulla sua e vostra vecchiaia da “buoni” James Stewart perché condannati al miglio verde. In quei momenti di senile disperazione, rimuginerete sul vostro passato e capirete quanto gravemente sbagliaste la vostra esistenza. Sì, v’adattaste per “cheto” vivere alla noia dei giorni impiegatizi, piegandovi al padrone nazista che volle il vostro “ebreo” lavoratore “duro”, rammollendo la vostra vita(lità) dietro una scrivania di ufficio e cappuccino “zuccherato” nelle prese pel culo alla collega scosciata sul (di)vano della vostra mediocrità. Allora, quando capirete che “istruiste” i vostri figli alla vita casina, casino e lavoro, verrete da me in adorazione del mio san(t)o di mente, e gioirete, anche se tardivamente, della mia e vostra capacità di aver capito il tutto.

E ricordate: la vita degli uomini “normali” è un lutto, e io sono oggi lupo, domani cupo, e più avanti nel tuo cu(cu)lo. Sappiatelo quando verrà il giorno…

di Stefano Falotico

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Jess (Ashlyn Sanchez, left), her father Julian (John Leguizamo) and Elliot (Mark Wahlberg) watch the latest news about a widening crisis. Photo credit: Zade Rosenthal

Jess (Ashlyn Sanchez, left), her father Julian (John Leguizamo) and Elliot (Mark Wahlberg) watch the latest news about a widening crisis.
Photo credit: Zade Rosenthal

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Benicio Del Toro nel reboot di Predator è la faccia giusta?

14 Sep

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Benicio, oh mio Benicio, per anni ti scambiarono per un clone più taurino e corvino di Brad Pitt il biondo “peperino”. E la tua carriera sempre oscillò tra film azzeccati e partecipazioni dimenticabili. Quale Snatch fu quello strappo. Tu che sei stato Che Guevara per Soderbergh e Premio Oscar sempre per Steven di Traffic combattente Tomas Milian er monnezza nella droga messicana. Cartel del tuo Sicario, sarai presto Soldado per la Gomorra di Sollima nel sequel ideale.

Quante, nella tua strada, da ex amante della Golino Valeria, le vie della violenza. Tentasti anche la strada romantica ma ti si addice più un’hunted friedkiana sul tuo volto lombrosiano di, beato te, capelli rigogliosi che sfiorarono anche il casting di Silence. Sei un uomo senza prezzo, Weightless, eguardiano della galassia (non) patinato per Star Wars di episodio 8 scritto alla romana, puttanesco in successo mondiale annunciato.

Sì, nel tuo viso sono ascrivibili i diversi DNA della faccia cazzuta, spericolata, da guerriero della notte e un po’ troione di classe. Per questo mi piaci, ammazza il mostro di Shane Black e non farci rimpiangere Schwarzy. Su, Benicio, spingi… ficcalo.

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di Stefano Falotico

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