Clamoroso al Cibali, no agli Oscar: ha vinto La La Land come Miglior Film, no scusate, Moonlight: una figuraccia epica da annali degli orrori

27 Feb

Gaffe Beatty

Ebbene, non era mai successo qualcosa di lontanamente simile. Il rimbambito Warren Beatty che, ottantenne suonato, con fatica non si pronuncia ad annunciare il Best Picture e, in preda al tremolio più sconcertante, “abbandona” la busta all’incolpevole Dunaway che in tutta gloria proclama La La Land come Winner. Shocker! Perché dopo i “benedetti” discorsi di ringraziamento, “ischemia” cerebrale alla moglie del produttore, commossa, e previo infarto per l’orrore-errore storico commesso, le statuette vengono consegnate “giustamente” a quelli di Moonlight, increduli. Un episodio ai confini della realtà. Della serie: anche gli americani si fan ridere dietro peggio di noi ciarlatani italiani.

Inutile aggiungere altro. Chi ha visto, sa!

 

Warren Beatty

The Irishman di Scorsese e la mia analisi (a)sociale alla Gambardella, questa è grande bellezza

26 Feb

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Oggi, in questa domenica pensierosa e penosa come sempre del mio esser scosceso, discendo che ho ragione su molte cose, anche su molte cosce, profittando della “levigatura” che combacerà col mio (prepu)zio, in “ottemperanza” al triangolo sacro del mio godimento. Sì, è una frase delirante, frutto del mio cerv(ell)o dislocato in una zona erogena, forse solo eremitica da adoratore della solitudine masturbatoria. Essendo un genio, dotato di un uccello fenomenale, posso criticare la Notte degli Oscar, che premierà le adorazioni banali e buoniste dell’amore, dei balletti e dei canti. Meglio il mio cane che scodinzola di neuroni affilati nel “disturbante”. Sì, mentre bevo un caffè al bar, turbo e adocchio donne chiacchieranti, gustando la mia misoginia misantropica da uomo di barbetta (in)colta. E spasimo per un culo che, nella segretezza della mia stanza, diverrà materia di sfogo, sì, una bella figa. E io, nonostante venga attaccato da ogni parte, “lo” att(r)acco di bella vita alla Happiness. Sì, ho conosciuto fessi che han lavorato in tutta la lor miseranda (r)esistenza facendo i facchini e poi hanno costruito attici felliniani per un “secret garden” poco springsteeniano delle lor fantasie proibite da Otto e mezzo. Rimpiangendo i culi perduti, più che altro (da) deperiti, e fantasticando sui lor sogni inf(r)anti. Patetica borghesia che davvero si domanda se Gibson Mel sarà il regista di Suicide Squad 2 e vive da Passion di poveri cristi. Vanno compatiti e che la lor mediocrità agghiacciante patiscano, in remissione della lor vita da messi… Meglio colui che volò sul nido del cuculo, uomo come me alla Nicholson, ghignante e luciferino di Anjelica beltà un po’ alla Huston. Con una faccia fra il torvo alla Scarface e il Pacino che ripugna i bacini. Eppur Al sarà Bufalino, mentre Keitel sarà Hoffa. Uffa, sbufferete voi, un altro crime movie di gangster. Sì, un C’era una volta in America su Frank Sheeran, uomo che ne vide di cotte e crude e non fu mai cotto, ma crudissimo di freddezza lapidaria, da sicario di uomo che non doveva chiedere mai un altro si(ga)r(o). Un signore che non andava provocato e la cui vita fu una merda. Ma un uomo di parola, uno che non credeva alle austerità di questi studenti odierni “brillanti” che non si sa cosa s(t)udino, lontano dalle false nobiltà di questi contemporanei facinorosi del “benessere” psicologico. Un uomo che teneva dentro, ruminava, “imbrogliava” perfino sé stes(s)o, corroborandosi della sua “gigantesca” malvagità. Insomma, io non sono come Frank l’irlandese ma non ascolto neppure Ed Sheeran. Un britannico ma dai nonni alla “valle verde”. Uno che giochicchia con le melodie mentre io aspetto di giocare con una che (non) me la dia. Per carità di Dio, che non esiste, me ne scampi… Meglio esser scapolo e grattarsi le scapole. Ah ah.

Insomma, leggendomi, avrete capito che non sono un fanatico dell’umanità ma di De Niro sì.

E così sia.

Che vi benedica, fessacchiotti.

All’uscita di The Irishman, se non vi piacerà perché lo riterrete, come il mio linguaggio, troppo “violento”, vi regalerò un orsacchiotto e un leccalecca. Per ricordarvi che dovete stantuffare la vostra bella, zuccherandovi di male, no, di miele. Andiamo a caccia, mentre voi andate sempre ad acacia.

Insomma, bambolotti, sappiate che la vita non è una pasticca antidepressiva.

Che voglio dire?

Quello che ti metti in bocca, mignotta. Mica cazzi…

 

Che grande bellezza…

Non sono uno scemo, ma Shame.

 

di Stefano Falotico

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Defining Moment, la campagna di Ermenegildo Zegna con De Niro

12 Feb

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La mia “insana”, malata, schizofrenica, giusta ossessione sacrosanta per Robert De Niro

09 Feb
GUILTY BY SUSPICION, Robert De Niro, 1991

GUILTY BY SUSPICION, Robert De Niro, 1991

È ora di svestirsi della propria “dignità”, quest’orpello creato di “sana pianta” dalla società borghese e rivelar il proprio vizio da lupo che non perde il suo pelo e neanche il ne(r)o di De Niro. Sì, le mie giornate, “asfittiche”, ipocondriache, ove mi nutro di piadine al prosciutto, si cibano soprattutto di De Niro. Ne cerco le notizie su IMDb sperando che Deadline annunci il suo prossimo progetto e in questa “idiozia” i miei dì scorrono angelici e dunque diabolici, non inne(r)vati dall’uomo medio(cre) che vorrebbe annettermi a lavori denigranti e perciò non deniriani. Sono uno dei pochi a sapere che le riprese di War with grandpa inizieranno in quel di Toronto il prossimo 27 Febbraio e che De Niro, per l’occasione, spartirà la scena con Christopher “Il cacciatore” Walken e con la Marisa Tomei di Mio cugino Vincenzo e di The Wrestler, fighetta dalla faccia volpina e aspetto da coniglietta, la cui patatina però poco mi aggrada, avendo io, avvedutamente, da tempo e nelle tempie, raggiunto, agguantato, “inculatomi” un’acquiescenza distante dalla carne, dal desiderio “proibito”, (r)esistendo in uno stato “onomatopeico” in cui, di “gutturale” latrante-iroso isterico, faccio il ver(s)o a me stes(s)o, uomo lontano an(n)i luce dai pettegolezzi e dal comune volgo di questi uomini in doppiopet(t)o e ventiquattrore “arrotolate” nel quotidiano spappolarsi. Uomo qual sono spesso “uovo” strapazzato, essere bizzarro di eccentrico stile falotico, oggi senile, domani infantile, adolescente di scemenze mai cresciuto o forse troppo enfiatosi, dunque già mor(t)o, mai nato, più che altro ammainato, per molti che mi giudicano frettolosamente un topo squinternato Sì, nelle mie fogne, più che altro foghe senza fighe, affondo nell’adorazione deniriana, sperando un giorno di potergli regalare un Trump che gli sia ben augurante per un “trampolino” di lancio di una carriera che promette sempre The Irishman e annacqua in comedian(s) affossati dalla critica del cazzo, forse quella di Birdman, così come questo lungo pian(t)o sequenza. Eppur io e De Niro ci capiamo, vivendo di cazzate in locali bukowskiani ove la notte assomiglia a un sogno lungo un giorno. Quello era Coppola e lui fu anche Marlon Brando.

Sì, voglio rimanere pazzo, pazzo maniaco-ossessivo soprattutto di Bob. E non mi scassate il cazz!

 

di Stefano De Niro, Falotico per chi non conosce il mio (S)The-Fan.

 

Il ritorno di Jack Nicholson per il remake di Toni Erdmann

08 Feb

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La notizia è di quelle da leccarsi i baffi. Non ce l’aspettavamo e, come un fulmine a ciel sereno, ci coglie piacevolmente sorpresi. Solo pochi giorni fa, l’attore Peter Fonda aveva dichiarato che il grandissimo Jack Nicholson era andato “ufficiosamente” in pensione, dando l’addio alle scene dopo una dozzina di film pluripremiati con gli Academy Award, un record imbattibile di nomination e tre Oscar tondi tondi. Invece, stando a Variety e ad altre testate autorevoli del panorama hollywoodiano, Jack sarebbe pronto per tornare sul grande schermo come protagonista assoluto del remake di Toni Erdmann, il film pronto a debuttare prestissimo anche nei nostri cinema, osannato dalla Critica mondiale (meno però dalla nostra, assai perplessa) e candidato alla statuetta prestigiosa per la categoria, appunto, di miglior film straniero. Jack sarebbe infatti in trattative con la Paramount che finanzierà il progetto e sarà affiancato dalla “regina” delle commedie per adulti Kristen Wiig. Nicholson, entusiasta dell’originale, avrebbe immediatamente, senza pensarci due volte, accettato di prestare il suo volto al bizzarro personaggio lunatico e “creativo” di Toni Erdmann. Questo “rifacimento” non ha ancora un regista e neppure uno sceneggiatore. Quindi, è ancora prematuro parlare di una possibile data d’inizio delle riprese. Speriamo che, in quest’intervallo di tempo, Nicholson non ci ripensi e decida invece, come tutti c’auguriamo, di fare appunto il suo entusiasmante ritorno. Ricordiamo che l’attore è dal 2010, anno della sua ultima apparizione in Come lo sai di James L. Brooks, che non recita più in un film.

 

 

 

di Stefano Falotico

De Niro in The Kidnapping of Edgardo Mortara by Production Weekly

28 Jan

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Buona epifania con quella befana del Nic Cage

06 Jan

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Nascere falotici, a (dis)pet(t)o dei san(t)i, preferisco la mia follia contro la pazzia della folla, (rit)ratto di un uomo molto “uovo”

05 Jan

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Nel mio co(r)vo, medito e rimugino a lungo sulle “proboscidi” degli “uomini”, una razza inestirpabile di volgari esseri presuntuosi e forse anche unti, tutti uniti al “cor(p)o” del “volerselo” duro. Una massa facinorosa di “lottatori” che si procacciano fighe, ricotte e pizzicotti, mangiando a sbafo e sotto i baffi molte pizze, spesso capricciose come la lor natura umorale alle quattro stagioni. Lo so, il buonismo pedagogico della società di massa(ie), mi vorrebbe tremendamente falso e sdolcinato come Will Smith di Collateral Beauty, attorniato da lecca-culi, le personcine “speciali”, prodighe, e affermo con orgoglio che non sono un fig(li)o prodig(i)o, affettate, di affetto. E di mio non sono felice come Pacino Al(fredo) con Diane Keaton, racchia che compie settantuno anni e che ha finalmente scoperto, dopo le cervellotiche pellicole “interiors” con Woody Allen, che forse è solo una suora da The Young Pope e non una brillante donna isterica da matti, no, da Manhattan. Molti dei miei coetanei, nonostante traumi inferti loro prima da una “educazione perbenista” e scolastica, poi da tradimenti, corna e schiaffi, si son rivelati Bradley Cooper de Il lato positivo e brindano alla (s)figa “tirandoselo” a campare, anche a Campari dei “famosi” aperitivi del weekend del cazzo, fra mattine coi cornetti, capuffici, uff uff, noia e cappuccini, andando talvolta a messa, dopo un’esistenza, anzi “resistenza” da fessi, scusate da messi e messaline, mangiandosi la pelle, no le palle, ed essendo anche superstiziosi. Rivedessero La Casa del Raimi e non facessero i rabbini, babb(uin)i! Eppur, nonostante siano stronzi cagati male, fanno bambini “dolci”. Di mio, misantropo e quasi sempre isolato, “insulto” le persone con far co(s)mico, essendo un comedian che ama i cazzi suoi. E ama il mondo delle verità, non delle chiacchiere e delle puttan(at)e.

di Stefano Falotico

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Anno nuovo, la solita vita del cazzo

01 Jan

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Triste e me(ge)ra, ieri sera, l’umanità ha festeggiato alla mezzanotte l’avvento, secondo me avventato, dell’anno nuovo. Insomma, una consuetudine che si ripete a scadenza puntuale per gente che il giorno prima riempie il carrello della spesa quando tutto l’anno, appunto, soffre la fame e “imperitura” soffre, dilaniata dietro un lavoro castigante che ne recide le personalità, annientandole in convenzionali mo(n)di standard. Ah, la Standa. Esistono varie categorie di “persone”, tra virgolette perché sono esemplari di una fauna grottesca, che io ripudio. A proposito di ripudi e di “podi”, stanotte mi son svegliato alle due e c’era, sotto casa mia, un mezzo gangster di periferia che a quell’ora “tarda” ancora faceva scoppiar i petardi. Sì, uno scoppiato mentre gli altri in quel momento stavano a scopare. Gli ho cacciato un bau bau, un urlo latrante, lui si è voltato e io, dall’alto, anche dall’alito, della mia prosopopea “signorile”, con egregia classe e mira infallibile, gli ho “rivolto” uno sputo. La saliva mia colò precisa sul suo cranio di testa di cazzo ed “egli” minacciò di denunciarmi. Al che gli gettai addosso un altro “petardo”, anche un peto scoppiettante, e lui scoppiò… a piangere, cari scopatori. Sì, stamane, cari manigoldi, mi son svegliato presto essendo andato a letto presto come De Niro di C’era una volta in America, e ho “invaso” subito la città felsinea, in cui purtroppo abito, col mio abitacolo. Macchina delle “meraviglie” che si è insinuata nell’entroterra bolognese con “immersione subacquea” del mio cinismo di al(a)ta s(c)uola spingente sull’acceleratore in un posto ove ancora tutti dormivano di brutto. Eh sì, son brutti, e io il bruto che “scoreggia” di marmitta non catalitica ma di minchia isterica. Non fa rima, ma non fa neanche Roma. Fermandomi a un bar cinese, che sarebbe piaciuto a John Cassavetes, ho deglutito nutella infarcente una brioche croccante, insomma, una specie di croissant, cari cornuti. Non avendo usato la “cappella” nella sera di San Silvestro, essendo “religioso” vero e dunque non fornicante in questa notte di bagordi, cari vizi(osi), ho poi sorseggiato un cappuccino mentre dei cappuccini, nella chiesa antistante, suonavano le campane non avendo strillato le “campanelline” delle suore. Poi, in radio è passato quell’asino ragliante di Vasco Rossi, uno che comunque fa a gara d’imbecillità con Venditti Antonello, che “predica” il mondo migliore mentre Papa Bergoglio ha affermato che la società italiana di oggi “offre” ai giovani solo l’emigrazione e la “me(n)dicazione” barbona di un lavoro che non c’è. Io, di mio, lavoro quel poco che mi basta per non essere un po(r)co di bue, di buono, care cattive suine. Insomma, quest’anno 2017 è solo da vivere perché Scorsese girerà quest’estate The Irishman. Il resto mi par la solita zoccola(ta). Ho comunque molti propositi fuori dal comune, non essendo un provinciale non votante i comunisti. Pubblicherò altri libri, già pronti per essere editati, care mie che vi “sditalinate”. Molte donne chiedono il mio uccello e, quando “glielo” nego, rifiutano il mio cervello. Insomma, una vita per i cazzi miei.

di Stefano Falotico04410509 01005010 00516004

Discorso di fine an(n)o del Presidente, cioè Falotico, detto anche l’uomo del mar ionico, forse solo Ronin

31 Dec

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Ebbene, un altro anno di merda, fratelli della congrega, sta giungendo finalmente alla “fune”, alla fine, e so che state leccandovi le ferite in attesa di leccare, stasera, qualche “feritoia”. Sì, molte ragazze influenzate si stan facendo belle per voi bulli e io me ne sbudello, ridendo nel mio eremitaggio secco come un caffè “zuccherato” di nevralgia e più forte misantropia. In codesto anno solare, per me non tanto, ho pubblicato vari libri, tutti prodotti dal mio esser libero e dunque dettante legge superiore alla moltitudine ammassata nei luoghi comuni e ammaestrata in lavoretti schiavizzanti che detronizzano le vostre potenzialità. Sì, impotenti, avete patito le ore dietro la scrivania e sognate stasera le orge. Per non par(l)are di quelli sottomessi a lavori sudanti la schiena spezzata in qualche orto e poco oro. Ma poco ne “verrà” e sappiate che io molto varrò, in quanto io var(i)o. Dopo questa stronzata, passiamo a cos(c)e serie. So che state fremendo affinché i 365 giorni dell’anno a venire, sì, non è bisestile, illuminino le vostre teste e vi rendano amara-mente spensierati come il sottoscritto, il cui “patimento” maggiore è riordinare i dvd in che si son accumulati nel mio letargo cinefilo. Sì, colleziono “cimeli” e amo la cima di rapa con le orecchiette, cari ricc(hj)oni. Detesto le compagnie sociali perché mi par gente asociale, che sta dietro il pettegolezzo, la burla sadica, la chiacchiera cattiva, l’uso nazista e fascistoide d’una mentalità cretina che vorrebbe tutti assoggettarci a meccanismi di competizione falsa e frivola, ove “vince” chi ce l’ha più “duro”. Me ne frego e della mia fregiatura me ne fregio. Anche un po’ lo sfrego, in un fregolismo da trasformista, da “equilibrista” di pene, di danzatore delle mie enfiate vene. Svenatevi in leccate di culo tanto la vita avrà da darvi sol un paio di cazzi fritti. Ricordatelo, donne, quando vostro marito, dopo una giornata spossante, vi chiederà il bis e voi volevate solo un sano “biscotto”. Sono preso da interessi che non stressino, dal mio cervello che ha poco da spartire con i vostri uccelli, sono più che altro “rappreso”. Eppur apprendo, al chiodo appendendomi, vestito di pelle da uomo degli an(n)i settanta, un po’ cruising e un po’ qualcosa (non) è cambiato. E qui De Niro aveva un carisma che vale più di 2017 premi Oscar.

 

di Stefano Falotico

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