Festival di Venezia ti disdegno: sono The Young Pope senza La La Land

31 Aug

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Urge in me questo presente. Avrei voluto usare la coniugazione di passato remoto “urgette” o “urse” ma, come (non) sapete, non esiste. Allora fu urto in me questo sociale, totale rifiuto. Sempre più fiero della mia vita eremitica, da anni (in)consapevoli non mi reco più al Lido, perché questo lor chiacchiericcio non mi par grande bellezza. Gente che applaude Gosling, porgendo leccate di culo alla Stone, mi dà di stomaco. Il concetto di figata non l’ho mai capito. Secondo me è figo un bufalo nelle praterie sconfinate dell’Ovest che “pascola” assieme al suo piccolo, dandogli da mangiare l’aria cosciente della loro fresca, robusta animalità. Caduche le foglie di quelle steppe poi si (ri)posano su un’alce inne(r)vata che, mesta, passeggia “lagrimosa” nella scoscesa sera tranquilla, senza tutte queste mondane scosciate. Sì, Venezia n’è allagata. Donne che tutto l’anno “cacciano” il cibo del loro “erotismo”, zampettando su tacchi a spillo per uomini che, cedendo alle “lusinghe” del loro sesso così “bell’esposto”, maliziosamente (non) celato, crolleranno “colanti” dinanzi a un paio di collant attizzanti per la “gioia” di 15 minuti di cannibalismo accoppiato. Roba per gente carnale e vogliosa di successo… che cessi. Scoppiate… a piangere davanti al mio papa, sono un pappamolla e vi racconto questa. Per via del mio stile di vita autarchico, ai confini con la foll(i)a, la donna del settimo piano, quando mi vede scendere le scale, pronuncia sempre un lapidario “mah”. Come dire: ma questo ci è o ci fa? Lei (non) sa che appena la vedo mollo, appunto, una “sana” scoreggina secca, “calibrata” di sfintere libero come una libellule senza i “cazzi” di queste vecchie donzelle. Acida, frustrata, con un marito geologo che non so se ancora la trivella. Di mio, preferisco le caramelle. Anche la caravella del parlare di ovvietà come se avessi scoperto l’America. Sì, adoro il Sabato sera degli anticipi di Calcio, di questi giocatori al “potassio” che “scuoiano” le palle in pantaloncini “sintonizzati” sullo Sky-line degli abbonati non so se di normale tifo “abbottonati”. Un gioco che piaceva a Pasolini e garba pure a me. Vi racconto quest’altra. Come tristemente abbiamo appreso, è morto il grande Gene Wilder, icona Mel brooksiana ma soprattutto Willy Wonka. Oggi, Mereghetti ha ben accolto La La Land, apprezzandolo per il suo romanticismo sognante schierato a viso aperto contro il cinismo andante. Sì, proprio lui che giustamente stronco Willy Signori e vengo da lontano. Che c’entra? C’è un filo logico in questa cagata, sì, perché leggo il Mereghetti sempre sul water, imparando a memoria le sue stellette quando la merda fa flop, no, pluf. Ecco,ve ne racconto un’altra. Oggi son andato a pigliare… un mio amico. Mi ha confidato che assume delle pasticche che non glielo fanno tirare. Poi mi ha chiesto se anch’io prendo quella robaccia. Io ho assentito, e lui: come fai? I migliori anni della tua (s)figa, cazzo, per la Madonna di Cristo impestato! Devi scopare.

Lo scaricai, dandogli la benedizione e mandandolo a puttane. Di mio la mia vita non va a zoccole, ma per via del “fallo” di essere un san(t)o la gente mi riverisce come fossi Bergoglio.

Detta fra noi, Allah o Dio mi sembrano due idoli messi lì per rincoglionire il popolino.

E questa kermesse, secondo me, può anche andare a farsi fottere.

 

Firmato l’uomo sul cui uccello anche l’acqua santa non può elevarlo.

 

Post scriptum: una ragazza su Facebook esulta dopo la “visione” di La La Land.

Di mio, mi accontento di essere un deficiente migliore dei deficienti “normali”.

 

– Ma Falotico, lei non si fa schifo? Non ha ambizioni.

– Signora “cara”. Si faccia i cazzi suoi. Considerando il suo trucco, mi pare che lei sia proprio una “diva”. E di cazzi, cantando trallallero, va il fil(m)ettino.

 

 

di Stefano Falotico, detto il Papam della Pescarola. Uomo che preferirà sempre una Coca Cola col limone ai limoncelli delle cocainomani.

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La La Land secondo Paolo Mereghetti

31 Aug

Andò in branco, in bianco non in branda e neppur fu Marlon Brando

30 Aug

Nella mia vita di peccatore, anche di vista acuta di gran culo, conobbi molti uomini rozzi che apostrofavano le donne con far troppo rude, volgare e sbrigativo, cercando subito il triangolo:

 

– Donna, voglio leccartela prima che cali il tramonto, prima che coli, di colla, di monta.

– Maiale, ti smonto, tu non monterai proprio nessuna.

– Sei una montata, chi credi di essere? Ah, vado a continuare a pascere le pecorine. Io sono un montone.

 

E, col passamontagna, non ottenne la passera.

 

di Stefano Falotico

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Il giardino dell’illuminato

30 Aug

01717702Lunga la mia vi(s)ta da peccatore, poiché io peccai e anche fui “sbeccato” come tutti, oggi, acceso da vitalità insospettabili, dopo aver dedicato di delicatezza delle ore mattutine alla scrittura dei miei libri, che vi ricordo di acquistare poiché salvifici e orientati verso il verismo della realtà, mai artefatti né sbrodolanti ruffianeria, puri e “putridi”, rimestai nella mia cas(s)a dei pensieri, trovando alle incognite della mia (r)esistenza un valore (in)certo. Così qui vi vergo, ah la verga, quel che pen(s)ai e quel che nel momento stesso in cui vi do le mie parole penso. Pene… lungo… la strada del peccare spesso mi (sov)viene… vengono venial di vene… e viene quest’idea venale. Il mio stato mentale, a differenza dei comuni mor(t)ali, peggiorò quando il mio organo genitale in figa si sverginò. Molti an(n)i fa, eppur rammemoro quell’attimo indelebile e (s)porco nel quale la mia “quaglia” funambolica, pimpante e così “galla” per la mia “gaia” s’inoltrò nel bosco fiorito, da me in modo sublime leccato, timidamente “annacquato”, furentemente arroventato dall’impeto di quegl’istanti caldi e b(r)uc(i)anti in cui in cul il mio “cu(cu)lo”, che “crebbe” ed ebbi in dote di gioia e “levigatezza”, fu forato e d’istinto non forbito lì nel “lilla” infilato. Incantato, incatenato. Messo alle (s)t(r)ette. Ella si moveva con altrettanta animalesca furia, mi teneva in grembo mentre esagitato spingevo all’impazzata, cavalcando… sogni di gloria e futuri spruzzi d’incontinenza. Sì, me la feci nelle mutande, ma ne venne la mia pazzia. Da allora in poi, io, erede di Poe, divenni davvero poeta, sublimando appunto il sesso nell’ira “funesta” dei miei giorni malinconici. Come per le mantidi religiose, il sesso per me combaciò con la perdita dell’innocenza e, anziché allev(i)armi per fruirne ancora, coincise, di mia circoncisione, con la chiara e tonda (s)chiappa dell’uomo che, da quel momento demente, non deve chiedere mai. Non mi sbarbai più dopo la Barbie e inseguii la selvaticheria sorvolante del mio essere al(a)to, da quell’amplesso “imbucato” così (in)castrato nel cor(po) di un innamoramento non fi(si)co ma metafisica-mente lindo come un uccello liscio che, da gabbiano, si fece gabbare il vol(t)o d’angelo.

Altre donne “vennero” e con tutte fu la stessa troia, scusate, la stessa storia.

Ora che, con sguardo da “vecchio”, penso alla mia giovinezza boccaccesca, mi ricordo che ancora son giovane e ho ancora, ahimè, ah ah come g(r)o(n)do, molti an(n)i ancora da passare prima del definitivo c(r)ol(l)are.

Questa è illuminazione. Uomini, date a Cesara quel che “ara”, e di “oro” sappiate “elevarlo” in modo spirituale, più che altro da mar di stomaco.

Alle volte vomito per me stes(s)o, ma è una digestione che sa il “fallo” suo.

Donne, peccate… con me e non con un alt(r)o.

Io l’Altissimo, io di alito…

 

E, come Jesus, ficco sempre le palle in buca.

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di Stefano Falotico

Stranger Things, Falotico intervista Cristian Maillet, uomo scrupoloso e sin troppo obiettivo, cinefilo carpenteriano, dotato di saggezza “permalosa”, viene così intervistato da Falotico lo “scontroso”.

29 Aug

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1) Non ti è piaciuta molto questa serie. Come mai? Quali, secondo te, i punti più deboli?

L’ho vista solo una volta, quindi magari dovrei rivederla per parlarne molto nel dettaglio; diciamo che ha deluso le aspettative molto elevate che avevo, dopo aver letto grandi elogi da molte parti. Nel complesso il giudizio è positivo, ma non mi ha colpito in maniera particolare.

L’aspetto che mi ha deluso di più, nel complesso, è stata la mancanza di atmosfera, cosa che invece, a leggere commenti e recensioni, sembrava essere uno dei suoi punti di forza. Forse ho male interpretato l’intento degli autori ma, nonostante un utilizzo di citazioni senza dubbio pertinenti e anche numerose (dalle musiche ai videogiochi, ai giochi di ruolo, al cinema, sono tante), non ho captato l’essenza della periferia o comunque della società americana, vista per lo più da giovani e adolescenti come invece si respira nei film famosi dell’epoca che immagino siano stati un riferimento anche per questa serie, da “Goonies” a “Poltergeist”, da “Gremlins” a “Explorers” e così via.
I “nerd” si potranno anche entusiasmare o commuovere solo nel vedere una inquadratura del manuale di “Dungeons & Dragons – Expert”, ma a me non basta.

E inoltre non aiuta in questo l’estetica, che è molto più moderna. Se vuoi ricreare l’atmosfera di un’epoca e del relativo cinema, devi fare ad esempio come Tarantino e Rodriguez con i loro “Grindhouse”, o P.T. Anderson in “Vizio di Forma” e lavorare molto di più sullo stile della fotografia. Come ho scritto sul mio profilo Facebook, per buona parte della serie mi sembrava di vedere un X-Files fatto meglio, al punto che mi sono chiesto se i registi non venissero più dagli anni 90 che non da quelli 80.

Infine le musiche. Mi aspettavo un utilizzo un pochino più “importante” sia a livello diegetico che non. Ci sono anche bei pezzi, ma buttati un po’ lì. Aggiungono pochissimo e alla fine si notano più i Synth della soundtrack originale, ma anche quella mi è parsa molto più stile Nine Inch Nails che non Vangelis, tanto per citarne uno.

Diciamo nulla di brutto, solo cose belle un po’ fuori contesto.

 

2) Cosa avresti cambiato?

Mah, io parto dal presupposto, forse sbagliato, che in una produzione del genere nulla è improvvisato. Se le cose sono state fatte in questo modo, in buona parte era per ottenere un effetto che forse semplicemente non corrisponde a quello che io desideravo o mi aspettavo.

Ma la serie ha avuto ottimi riscontri di critica e pubblico, quindi hanno ragione gli autori.
A parte gli aspetti sopra citati, l’unica cosa sulla quale veramente avrei lavorato meglio sono i dialoghi e un po’ tutta la sceneggiatura e il ritmo dei primi episodi, che ho trovato davvero noiosetti e con i tempi un po’ troppo dilatati.

Se in questi casi il motivo potrebbe essere il voler ricreare un’atmosfera adeguatamente tesa e costruire dei personaggi convincenti con i quali entrare in empatia, purtroppo per quel che mi riguarda hanno fallito e la serie diventa veramente interessante solo quando arrivano le parti action e horror.

3) A dispetto della maggioranza, vai contro e la stronchi. Quindi non guarderai l’annunciata seconda stagione?

Ma no dai non l’ho stroncata e probabilmente la guarderò; senza dubbio aspetterò che sia completa perché aspettare una settimana per vedere un episodio non fa per me.

 

4) Salvi gli attori giovani? E del ritorno di Modine e della Ryder che ne pensi? Pensi, come anche gli ammiratori della serie hanno però sostenuto, che sia andata spesso sopra le righe col suo personaggio iper-melodrammatico?

La direzione e recitazione dei bambini e dei ragazzi è convincente, limitata però da situazioni e dialoghi abbastanza piatti e banali. Ritengo che una volta approvata la sceneggiature, non si potesse fare molto di più se non stravolgendola.

Modine si vede tutto sommato abbastanza poco, siamo quasi ai limiti del cameo.

Su Winona Ryder, che adoro sin dai tempi di “Beetlejuice”, sono ancora un po’ in dubbio. Anche io nel corso della serie l’ho reputata un po’ troppo sopra le righe, più che dispiacermi per lei a volte quasi mi infastidiva. Successivamente però ho riflettuto sul fatto che, nell’ottica di rendere il suo personaggio effettivamente folle, non credibile dalle autorità ed emarginata dalla comunità, calcare la mano ed esasperare i toni potesse in effetti essere plausibile. E poi sinceramente non ho mai perso un figlio che poi ricompare in casa sotto forma di presenza accendendo le luci per parlarmi, con successivo mostro (omaggio a Del Toro) che mi esce dalle mura. Forse darei un po’ di matto anche io.

 

5) Le serie televisive ti piacciono o preferisce un sano film cazzuto, senza brodi allungati?

Diciamo che non mi piacciono come mi pare di intuire piacciano alla maggior parte delle persone. Le migliori che ho visto recentemente non superano il livello di un “divertissement”, e le ho approcciate e terminate solo partendo da una base di amore per quel genere (“American Horror Story – Hotel” e “Ash vs Evil Dead”), ma tutte le altre che mi erano state ampiamente consigliate le ho abbandonate dopo 2-3 puntate.

Sono belle, sono realizzate molto meglio rispetto alla roba che facevano anche solo 10-15 anni fa, ma non fanno per me.
In generale le trovo abbastanza anonime. Io amo vedere lo stile di un regista, riconoscerlo film dopo film e seguirne magari anche i cambiamenti; non a caso comunque le serie TV che amo di più sono state dirette da Lynch e Von Trier. Pertanto preferisco senza dubbio un film, possibilmente al cinema. Come passatempo, comunque, c’è molto di peggio.

 

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Nella vita, chi da detto che ci vuole luce?

27 Aug

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Sempre più scuro in volto, rimesto nel “vuoto” mio più riempito di emozioni di tante persone di “cuore”. A culo, sfango… i fanghi di questa sabbia mobile mi permeano d’una beltà inaspettata e son forse più sgallettante di John Turturro in Mac, film che ho visto forse in un’altra epoca mia da “sgangherone”.

Al che, dopo una cena di frittura di mare, ancor la vita marino, “ciambellando” nel mio oceano tenebroso, fatto di fantasie coi gatti neri e di un horror che “spasima” per volerne ancora. Inebriato di chiaroveggenza in questo mondo “solare”, tetrissimo passeggio nella mia ombra cupa come una giostra vicina a un chiosco senza anima viva. Lontano da voci indiscrete mentre contemplo e (non) tocco una figa smisurata che chiede invero un uomo appunto nero, “torbido” nel suo vincere illuso di “evincerla”. Scrittore “farabutto” della mia grandezza indiscussa, lavoricchio per sbarcare il lunario, sognando una me(ge)ra Luna.

Su Facebook, una donna mi critica per la mia “perseveranza” nella malinconia. Ma mi annoia e allora una risposta tanto per scriverle io annoto. Ed è ancora notte.

Domani, nella bella alba, un gallo festeggerà la convocazione in Nazionale degli spennati “a farsi” come il centravanti del Torino, Belotti. Chiamato da Ventura, torinese di adozione, nazional-popolare di trombette in bocca.

Che cazzo c’entra questo? Eppur la ficca battendo il figo, no, la fica, insomma la tua fiacca.

 

Come il grande Belotti, bello bello do di mac, no di matto, di testa che spunta e nell’angolo te lo sbatte, perdendo contro i milanisti, berlusconiani che furono, diavoli rossi.

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The Night Of, i suoi titoli di testa

27 Aug

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La Critica si sta esaltando per questa nuova, strepitosa serie della HBO, ma il suo fascino gli deriva soprattutto dalle atmosfere di rara cupezza e dai titoli di testa (cercateli) a mio avviso superiori, per sofisticatezza e liquida luminescenza, a quelli di True Detective.

Il terremoto non mi sconquassa e son ero(t)ico Capitan Fracassa

24 Aug

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Mi stavo lietamente masturbando, stamane, con due mani, quando proprio nel momento precedente lo schizz(at)o mio ho appreso immantinente, in mattinata, questa notizia immane. Rieti e provincia son state messe sottosopra da una magnitudo tremenda che ha agitato la popolazione e reso vittime donne e soprattutto bambini. Costernato, “dismisi” la mia pratica “autoreferenziale”, in verità riferita a una figa “virtuale” che non poco mi stava scombussolando, e lessi con attenzione, collegandomi poi al notiziario internautico. Poco dopo aver lavato le mie mani, vissi con partecipazione questo sangue lordato d’innocenza e piansi nel gemito “orgasmico” dell’impotenza. Una notizia sciagurata a cui il mio ironico cinismo masturbatorio fa pene, no, pena. Bisogna rammaricarsi e fingere che ci dispiaccia. Quella donna mi piaceva e non potei finire il terremotante su e giù andando con moto. Niente da fare, rimango (ere)mitico…

Uomini, scherzate sulla morte, tanto prima o poi crolleremo. Intanto, di “colla”, ancor (bar)col(l)a.

Colando a picco di vergogna, picchia duro, quasi ammosciato.

 

 

di Stefano Falotico

Essere o non essere nel Cinema

19 Aug

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Ieri, ho “sindacato” su Christopher Nolan perché nonostante venga appassionatamente seguito da una schiera “indelebile” di ammiratori sfrenati, non riesce quasi mai a toccare invece il mio interesse, in quanto, a mio avviso (giudizio personalissimo e opinabile), non ha ancora carpito il vero senso del Cinema, che non è la sua ricerca maniacale e “perfezionistica” di un’idea della celluloide assai distorta. I film perfetti non esistono e i suoi sono “precari” invero di vera emozionalità, non scatenano in me le giuste reazioni cervello-anima, non sprigionano davvero vita. Ma è un parere su cui si potrebbe discutere, anche se ammetto di non aver voglia di polemizzarmi. Conservandomi fiero della mia contrastabile opinione.

Un problema, invece, che in me è sorto da tempo, è il valore mio del Cinema. Di film credo di averne fatto, specie in passato, una scorpacciata da guinness dei primati, e oramai penso di conoscere il mondo della Settima Arte come le mie tasche. Anche se, a dirla tutta, pochi soldi intasco. Ah ah.

Un’urgenza in me nata, essendo anche “esperto” di scrittura e dunque pubblicatore di molti libri, alcuni proprio dei saggi cinematografici, è l’azione “amletica” dell’essere Cinema. Stanco di essere soltanto uno spettatore, non volendomi relegare solo in questa dimensione apprezzabile di cinefilo ma povera di creatività azionante direttamente sull’Arte di cui vi parlo, sto seriamente pensando di trasformare alcuni dei miei scritti in sceneggiature, di far fruttare un mio indubitabile talento appunto per le emozioni in movimento del fare, del concretizzare una storia, di farla dipanare in ciak da cui s’evinca la mia passione per il Cinema.

Compito arduo perché dovrò imbattermi nel più (r)esistente rapporto umano, spesso da me (d)eluso, e immergermi nell’interpersonale scambio appunto di emozioni.

Ma vivere è anche far qualcosa vivere, farla (in)sorgere. Divenire (nel) regista.

Oggi, almeno, registro così il mio diario d’idee.

 

di Stefano Falotico

Le nuove vite di plastica degli pseudo “critici” di oggi, meglio Hands of Stone

18 Aug

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Da tempo, mi sento disgiunto da una società che ()unge, che imperterrita punge. E pugnace alle (s)palle pugnala con senso poco materno ma molto “materico”. Società che da sempre ha badato alla sostanza, cioè al disvalore degli “attributi” e non merita il mio tributo. Meglio una vita all’imbuto e alle mie filosofie sul Tubo che spartirmi in questa gente che esalta Nolan e va a vedere Suicide Squad, per una glorificazione della mercanzia emozionale di plastica, della grandeur fatta di effetti speciali “sensazionalistici” che a me paiono poca meraviglia e non adora più le sane scazzottate di una volta.

Gioitene, “mani di pietra” e non nel cinismo di questo Cinema senz’anima inceneritevi. Non impietritevi, non m’impietosisco dinanzi a questi “intelligentoni”.

Genius-Pop

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