Domani sarà Ogni maledetta domenica, adoro la retorica, fa parte del mio Oliver Stone/Pacino alla Jim Morrison, i grandi momenti della U-Turn, che (s)figa(to)… mica tanto

22 Nov

Sean+Penn+Charlize+Theron+Sean+Penn+Touch+l5ut6vFDel4l

Non so a voi ma a me stan sul cazzo quei tipi che lo scassano. Quei “topi” con la voce stridula, gente da Cinema di Francois Ozon, un cinemino da (di)vani, sempre sul (di)van(itos)o, dei semi-froci, quelli che De Niro di The Fan definirebbe… perché non dici (loro) di andare a prenderselo nel culo?

Quella era una battuta sbattuta a quel rincoglionito del signor Pellegrini, uno che non sa cos’è il gioco delle “palle”, da cui il Baseball, il Football, eccetera e tu non mangi il “cedro” limonante perché, di “sedere”, ti fai il culo da mattina a sera, te ne sbatti, come no, al massimo, nei momenti di “relax”, ti spari qualche sega sulle presentatrici alla Arianna Ciampoli, modulando la “zip” nello “zapping”  del “tirartela” da matto “lavoratore” del cazzoncino, ecco, sintonizzato sul coglione “andato”. Manco a puttane perché la tua fottuta moralità s’attacca al pisellino del “Faccio pene, male o bene, è andata di merda”. Azz’, almeno Cameron Diaz non usava la tua “Mask”. Stringeva un negretto non tanto astringente, bello ignudo e “tutto” si allungava di “touch-down”. Fa pena questa?

No, fa Pagniacci! Tu sei un pagliaccio.

Ah, almeno Pasolini l’inculava tutti a sangue, da cui “Ragazzi di vita”, insegnamento che se lo prendi in quel posto da giovane incosciente, da “grande” poi lo riprenderai maggiormente fra le cosce. Basta!

Perché è gente che preferisce i Beatles ai Rolling Stones, predilige John Lennon a Mick Jagger, minchia, diciamocelo, con Yoko Ono il nostro John giocava poco ma (s)por(c)o, mutuando una vecchia barzellettina da spogliatoi degli anni 90, fottuta Pulp Fiction di stronzi come noi, a misurarci quanto ce l’avevamo fetente di peli prima di un Calcio appunto di fendenti sotto il palo.

non è lo stesso campo da gioco!

È un massaggio ai piedi o darti una pedata?

Vi sembrano cagate quelle che evacuo? Perché pensavate fossero “cosce” serie? Io pen(s)o a pararmi il culo, tu pensa al tuo e finiamola con le perle ai porci. Imparate che, dalla vita, bisogna “pigliarle”. Insomma, è morto Tony Scott e tutti se ne fottono… Guardate che non era poi così malvagio… Mi basta vedere come s’è (ri)dotto suo fratello, Ridley. Un tempo era dotato, Blade Runner docet, dopo Gianina “super-dotata” Facio, una super-zoccola che ha leccato l’oca pure a Fiorello, tempi di “Karaoke”, mie (sp)o(r)chine canterine per il “ca(na)rino”, adesso s’è “santificato” (della serie la ficona rende il cervello a puttane dopo l’uccello non tanto piccolo Mosè da Exodus…).

Va ficcato!

Rifacciamo I dieci comandamenti?

Prendi una donna, trattala male. Da cui il Teorema di Pier Paolo? No, Ferradini… grilletti, Grillini…

Insomma, questo Marco voleva “marcarla” ma non era Brando MarlonMarcantonio.

Date a Cesare quel che è “mia”, cari Bulli e pupe, potrei ingravidarla, allora il problema è: un parto normale, sempre doloroso da Brando de Il coraggioso, oppure un cesareo da Ultimo tango a Zagarol?

Grande Franco Franchi! Voleva solo la “bernarda”. E invece Bernardo? Siam passati dalla Schneider ai dreamers dei baci alla “francese”. Eva Green non è da Perugina ma ha le tettone da spagnola.

Sì, povero Bertolucci. Andò sul “burro”, sul crudo, ma fu accusato di essere un maiale, e glielo “tagliarono”. Solo oggi, abbiamo la versione integrale. Tu, donna, mangi il pane con l’uomo da salato o vuoi solo un’insalata di acido?

Di “mio”, preferisco “addolcirlo” da esaltato. Tutte addosso mi sal(t)ano ma non le cago, sebbene alcune mi piscino in testa. Non hanno i testicoli ma devo far testacoda per salvarmi da queste ninfomani.

Non so se avete visto la versione “estesa” della Gainsbourg in von Trier. La trovate su www.celebritymovierachive.com. Basta che abbiate una carta di credito e assisterete a un’inculata pazz(esc)a, come si suol “dare”, da du’ negri, uno lì e l’altro là su pelle bianchissima di porcella(na) assai lilla ma non affatto in bianco, in bis di fallo, che “schifo”, ma che popò che ha Charlotte.

Sì, sono un monello alla Charlot, tingo la vita di piccante come Tinto Brass, da cui Monella e Giuseppe Simone che ce l’ha duro duro come la coda di un canguro.

Ce la vogliamo dire? Come vi prendo per il culo io, Diprè mi fa-fece un baffo, infatti Kortney Kane ad Erik Everhard preferisce me e pure, di “purè”, tua sorella, una che fa la suorina invece è la “regina” delle su(s)ine. Ebbi modo di sputtanarla e pelarla dopo che la sbattei in carcere, lo pompai e la spompai, è spremuta adesso, era finita lì per aver rubato il Pap’occhio a quel “mostro” di Benigni, da cui Raffaella Carrà che fa l’amore da Trieste in giù in che cazzo vuoi e Gianni Minà al Rino Gaetano in “Gianna” che lo prende tutto l’ano e buoni ani a tutti e a tutte, soprattutto a tutto(logo) di sto par de palle. E giù palate, patatine, salsa, il tanga, gli oranghi, Rambo, ci scappa il bimbo che poi scoperà, sarà trombato, (in)castrato, possibilmente in mutande, se vuol darlo sui viali senza che nessuno ti “avvi(t)i” in una (s)figa da catena di monta(ggio). Do you Ringo? Va(i) avvilito e dalla cremina avvolto. Copritevi i volti!

Che dico? Parlo arabo? Voi no, date un sacco di soldi a El Shaarawy. Badi come parli, sa?  Un calciatore imparabile, incomparabile, sa anche in italietta parlare.

Ah ah, andate smontati, suonati, sempre a farvelo? Ma che volete fare? Di “mio”, me lo faccio, se me la fai, ti spacco la faccia. Batte la fiacca. Invece, la figa è una battona. Di solito è così, se è “solido” fa porno perché “viene” meglio. Più tosto è e più te lo fa “potente”, miei mostri. Tu, mostra(la).

Con me, non passi nessun rischio, uso precauzioni soltanto se passo con le luci rosse, rispetto il (sema)foro ma mi stan sul caz’ quelle da forum, solo nelle tribune elettorali a “menarsela”.

Non van tributate dei miei “attributi”, miei “tromboni”. Trombatele! Tribun(al)i alle ur(i)ne! E tu, Tribuzio, amico di Letizia, vai al seggiolino-segaiolo e imboccatela-disboscala di liquirizie. Sei un trimone! Tagliatel(l)e alla bascaiola!

Queste van solo menate, così la Mussolini capirà davvero che suo padre era un fascista e lei oveva vivere a quei tempi. L’avrebbero sbattuta di “bruti”. Evviva Bruto!

La finisse quell’Alessandra di viver in questo magna magna. Di Magnum ce n’è uno, gli altri son “gelati” Magno e quindi, dopo aver leccato tutto il mondo come Berlusconi, finiranno le “conquiste” e Silvio tornerà in tribunale, denunciato da du’ Escort. E tutto per il “biscotto”, la ricotta, la fetta di torta.

Fidatevi, è meglio Il sapore della ciliegia di Kiarostami. Contempli e, nel frattempo, puoi anche essere Leopardi, senza queste “leopardate” però, altrimenti diventa un triste Silvia di (ri)membri…

Elevato! (E)levatevi, e levati!

Per queste “mie”, vorrebbero mettermi di nuovo dentro… Sì, non son mai “contente”…

Ma che (rac)conti?! Sono o non sono un Conte? No, vivo da Principe Totò, da cui Miseria e Nobiltà.

Ora tostissimo, testé, sta(i)… fuori, ancora nei “for(n)i crematori?”. Va attestato se son un testone o uno da intestina sbudellate! Fe(ga)to mio, i figli so’ pezzi e core.

Da cui il mio Sean Penn di This Must Be the Place sul 21 Grams ché non c’è una gran differenza fra il “Cinema” con Mario Merola e quello di Alejandro.

Molti non mi capiscono, basta che la capisca “lui”. Dammi del lei, tu del tè. Anche un caffè.

Salutam’ a sorrata!

Ora, perché Charlize Theron si copre il viso?

Perché si vergogna ad andar in giro con un figlio di puttana da The Last Face.

 

Pacino che c’entra?

Imagine Danny Collins e all the people statemi (nelle) bone. Se non volete starci, siete da bomboniera/e. Ieri, eravate, non siate. Stateci!

Questo si chiama genio assoluto, cari miei “igienici”, e il geni(t)ale non si discute.

Da cui il “genitivo sassone”, uomo barbarico che se ne fotte… sia delle regole grammaticali che di tua madre. Insomma, è fottuta… come in Schindler’s List.

Questa è difficile? Sì, lo so, sarà “dura” salvarmela…

Di “mio”, spero sostanzialmente di scoparmela e poi mandarvi a fanculo.

Palle in mela, in meta, non voglio la metà, vinco o perdo. Però che per(dent)e.

di Stefano Falotico

True Detective, il caso satanista di Sky Atlantic, colpevole di aver trucidato un capolavoro, complice Giannini con voce in fals(ett)o e ghigno da italiano medio raccomandato di telecomandi

21 Nov

Insegno

Per fortuna che la serie televisiva True Detective doveva essere la punta di diamante di Sky Atlantic HD. Ora, alla prima programmazione, il palinsesto è saltato, cioè i primi due episodi son andati a farsi fottere perché mal trasmessi. Frame che si son rincorsi, trombati, inculati, scene che saltano, la scena della cena che vien mangiata, di “dissolvenza” incrociata, con la “cerniera” di Harrelson che dà da “mangiar” il suo uccellino all’amante, che a sua volta lo cornifica su seno esplosivo di pube però “inquadrato” in contemporanea con lo stacco pubblicitario dei “pann(olin)i sporchi” della Pampers sovrimpressi a Julia Roberts testimonial di Calzedonia. Naturalmente, stanno riproponendo le repliche in questi giorni, come da prassi. Ma che succede? Succede questo. Di nuovo sfarfallano gli episodi, della Daddario scorgiamo appena il “pelo” della farfallina, quindi scoreggi perché sei stato interrotto sulla più “bella” da un “montaggio” dei programmatori troioni, proprio quando Harrelson, di tutto punto, non soffrente di coitus interruptus, duro di Vagra se la stava montando ginecologicamente da stallone de noatri, appare la scritta non tanto pediatrica “Compra questo montone alla Standa”, che fallo (com)messo da Sky, porca puttana, punto il registratore del decoder ed ecco che il terzo episodio diventa il quarto, il secondo scompare, il quarto è invece il terzo, si passa al primo, poi al sesto. Non c’è cazzo che tenga né 7 nani senza la quinta della Daddario, Una poco Biancaneve. Tremolano le immagini, la serie viene uccisa dal serialismo killer d’un “satanismo” mediatico che ha dell’incredibile. Il “capo” di Sky dev’esser Errol…

Menomale che ho il Blu-ray della versione deluxe americana.

Già il doppiaggio fa schifo, non si può infatti sentire Rust con la voce di Adriano Giannini, clone ritardato di cotanto, ben più blasonato e meritevolissimo padre Giancarlo, quando si dice “tutta farina del suo sacco” di merda e sangue da diseredare, mentre Marty/Harrelson ha le corde vocali di un Pino Insegno al solito scoglionato, che sembra stia doppiando un porno. I monologhi di Rust, inoltre, così pessimamente resi da Adriano, monotono, declamatorio moscio e pallosissimo, dal fascino ieratico e metafisico conferito da McConaughey, ecco, assumono intonazioni romanesche-torinesi-calabro-lucane con vaghi accenni-accenti d’un fumatore bukowskiano ché, mentre “doppia”, pen(s)a “Aho, quando finisce il turno? Ho d’andar a casa, se sta facendo tardi, devo portar mia moglie dalla parrucchiera pettegola dei cazzi altrui e poi i figli a imparare lezioni di bullismo, perché devono imparare fin da subito a essere dei duri, a prendere una prostituta e a dargliele/i, solo così si salveranno dai demoni interiori”.

Insomma, se non l’avessi già visto/a in altra “lingua”, sarebbe venuta fuori una porcata micidiale.

Assassini, chiamate la squadra omicidi!

Bruciate Sky Atlantic. Insetticidi!TRUE DETECTIVE E HOUSE OF CARDS, SERIE CULT AL FICTION FEST

Il nichilismo al Cinema e nella mia vita fottuta, lezione di come dovete stare al mondo e imparare dalle mie “testate”, non giornalistiche ma rudi di “botte/i” in “testicoli”

20 Nov

di Stefano Falotico

Giù la testa

Avete accattato il libro di Cronenberg, miei divorati?

Ma che volete comprare? Voi siete tizi tozzi a cui basta un maritozzo nella colazione deicampioni” e un po’ d’ipocrita leziosità per quattro racchie maestrine che, tradendovi di “pastine” e corna, v’impestano mentre io mangio il pasto nudo al pest(at)o. Madonna dell’impestata, che diavolo son diventato?

Iddio David, che sconfisse Golia, sia lodato, mangiandovi miopi con una caramellina Alpenliebe.

Ma quale Gabriella, quella scosciava e aveva un nasone da bugiardona, perché il gobbo Berlusconi gliela leggeva, non tanto alla leggera, da cui ogni analfabeta è bello a papà suo.

Imparate a leggere, bugiardoni. Partite dal bugiardino più bravo a fregarvi, Silvio.

Sì, dopo an(n)i d’impal(lin)ato, inculate a raffica a causa di fighe in case con “altri” cazzi per la testa, Dracula l’impalatore mi fa un baffo e me “lo” arriccio, altro che eleganze dei ricci e sfumature di grigio, son nero letterato a cui dei vostri bestseller importa un “fico” di quella scema non secchiona che dà sempre via ipocritamente il culetto, alla faccia di voi stronzetti che mi (mal)trattate da Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Io volo alto e di buon alito, miei brutti (av)volt(o)i, cari miei (dis)illusi, ché penarmi per bagasce non son affari del mio “affare”. Prevedo per queste solo pene, e un’altra “presa” per il popò, “ahimè”, che dolor’.
Son pesante, un peso, un calpestato.

Abbiamo Michele Santoro che fa il tuttologo con quell’altro impotente di Travaglio, due polli politici contro il Polo, s’accaniscono vs la Destra ma a tali qualunquisti polemici… preferisco Costamagna Luisella sullo sgabello. Bella è bella e vorrei che con me “belasse” nel partito “democratico” del “fancazzismo” di mio “martello” in sua “falce” rossa ché avanti oh popolo alla (ri)scossa e dalle una “mousse” se dolce di “stracciatella” non le hai segnato una “crocetta” su La7, lasciandola licenziata dopo che, essendo Luisella una perversa, volle da me anche una “testata” di post la gran linguina allo sco(g)l(i)o della scopata “sc(r)osciante”.

Sì, sono un paraculo come pochi, miei comunisti porci. Ché, a forza di tenere il santino di Stalin in mano e a “giravi i pollici” di dar giù a chiunque nel vostro credervi Che Guevara delle guerre inesistenti, vi siete (s)posati con una destrorsacchiotta santina e personcina, che severa prima vi dà il “sederino” e poi, per farvi… cont(ent)i, vi riverisce con un triste tiramisù della sua fighetta (s)caduta nella muffa di Pannella, da cui i radicali liberi delle budella, detti fe(ga)tini amari e du’ fettuccine della mia facciona con tanto delle ciliegine sulle torte e tutta la fetta d’in(f)etto.

Internatemi, in manicomio noleggerò The Intern con De Niro e Anne Hathaway, film su un “vecchio” che lo sbatte in quel posto a quella giovincella, o(r)ca e carnivora tanto caruccia, miei ebetucci, pigliatevi questa da “ciucciotti”, statem’ boni/e voi, che mi date del lei, pensa tu in che Stato vi siete (ri)dotti, che tette, pensavate d’esservi meritate/maritati una vita “(d)a nobili posteri(ori)” e foste (s)battuti dall’arzillo Bob, uno da tè, in camicia slacciata in tiè. Altro che farle nere, “puro” neo alla Max Cady. Ti faceva male così?

Anne, di seno annamo bene, di senno no. Di seggio(lino), vai “imboccata”, inchiappettata e “segata”.

Insomma, sono atterrito da questa società terragna. Terroni, fottetevi le nordiche, sudisti, guardate un western e capire che Clint Eastwood amò i mezzogiorni di fuoco alla Sergio Leone.

Da cui Unforgiven, miei (s)freg(i)ati, e i vostri “viados” del tramonto. Sì, dopo giornate di “duro” lavoro, ve lo fate… “tosto” di nascosto, la moglie non vede, infatti vede quello di un alt(e)ro, da cui l’adulterio dei (di)versi di Uccellacci e uccellini, ah ah, miei pisellini da I soliti ignoti, le vostre notti son uno “scasso”, che spasso, che passero/a, per il mio Totò.

Evviva Pasolini!

Salutam’ a sorrata! E fu Cimin(o).

Da cui Il cacciatore e Verso il sole.

Uno in radio fa il radioso di loghi e ragionamenti (il)logici, invero, si finge amico di tutti perché la radioattività l’ha reso “elettrico” nello sparar cazzate da malato di “etero”. Sì, a forza di star nell’etere, è diventato un extraterrestre, alien(at)o, asessuato e senza sesso, né etero, né carné né pesce, le modulazioni di quelle cattive frequenze l’han raso, (ar)reso al s(u)olo del microfono e d’un paio di cuffiette a leggere le notizie per le casalinghe e ad annotar un altro morto “locale”, da cui il prendilo in (lo)culo.

Sapete che vi dico?

Di là, ho un piatto di gnocche/i di patate da metter in “fornicazione”.

Non voglio “informarmi”, sformatemi pure. Meglio essere uno sfornato che (non) esistere come voi, i deformi.

Che splendida “forma”.

Sì, sono un topo.

Meglio di voi, le zoccole.

Giù la pasta!

Hai la faccia, feccia, come il Cohle. (Borghe)sia mai si(gnor)a!

19 Nov
Ehi puttana, che cazzo fai?

Ehi puttana, che cazzo fai?

 Se rinascessi, vorrei essere un tonto per non soffrire, invece sono un genio e devo patire l’idiozia del mondo, gioendo del mio Rust Cohle e del mio “gioiello”


Incontro una donna, guarda le mie foto e sbava, sognando in “cul” suo di ciucciarmelo. Così, mi chiede subito un appuntamento, dopo avermi puntato. Agli “appuntati”, preferisco prendere appunti. Sì, quei carabinieri van sputtanati. Mettiamo i puntini sulle i, mettiamo note alle lor notti da “fiamme rosse”.

Io però la rifiuto, lei mi fiuta, pen(s)a di “accerchiarmelo” nel provocarmi ma riceve una “serena” sederata di quelle pazzesche, peggio della Monaghan nell’episodio “clou” di True Detective. Quando lei s’intrufola nel covo, non di Carcosa, ma della casa di Rust e se la “fotton” rossa. Finge sempre quella… con Harrelson lo prende pe(re)n(nement)e nel didietro, Marty la tradisce “in fallo” matrimoniale, congiunto infatti poco coniuge con quella “semi-minorenne” maggiorata, e chissà da quanto non gode la nostra “mostra?”. Così, a tarda notte, vuol esser messa in “bianco” da quella faccia di cazzo di Cohle, il lupo nero. Va da lui, gli s’inginocchia metaforicamente, “mortificata”, presto pestata, “conficcata”, altro che confettini, “pregandolo” affinché “gliela” (s)pieghi perché non l’ha “capita”. Al che, Rust, si rompe le palle di tal frustrata-depressa-frigida, una rotta in culo come poche porche, e le dà una botta di quelle che non si scor(d)ano. Lei lo bacia “delicatamente”, quindi lui tentenna e dunque, “innalzatosi” secco su strabuzzato anch’egli sul “moscio” umorale, divien ancor più “duro” e “tosto” di “nascosto”. Eccolo lì, bello e “aizzante”, arzillo l’uccellino scivola bricconcello nel buchin’ e la farfallina birichina urla ancor di più da battona nel cucinotto, insomma una alla Cucinotta Maria Grazia, ché sembrava santa e invece, con du’ tette così, a bestia, puttana devi esser’. Tutto messo, basta con le suorine da mess(alin)e. Michelle di grande uncell’ scopata “vien” quasi svenuta nel “casino” della casina peperina, un po’ di sano peperoncino non tanto “svenevole” ma assai “rizzato”. “Spazzolata” e quindi buttata a terra, nel sen(s)o che Rust, dopo essersela sbattuta liscio, “vellutato” da vero rude che non ci pen(s)a due volte, la macella psicologicamente e la manda ancor a fanculo.

Sì, quella… una mezza scema, cosa potete aspettarvi dalle (im)piegate amministranti i cazzi loro?

Sempre “fottute”, nel tirarsele di tailleur (s)tirato su, sempre più su “tirartelo” ché ti sembrano Cristina Parodi su La7, non portan neppur la terza eppur scosciano, diciamocela…, son delle scocciatrici. Sì, con donne con le “palle” così, la vita in “diretta-dritto” diventa pallosa. Ma quale Giorgio Gori?! Vi faccio il “ricamo”, il ghirigoro!

Parlan da palloni/e gonfiate e in verità voglion solo “gonfiartelo” più di quelle sui vi(t)ali. Evviva la Rai!

Carosello mio! Zoccole così stanno al potere e le brave donne invece vengon fottute da Lilli Gruber che “smanetta” di (stilogra)fica a cinquant’an(n)i sonati.

Di “mio”, me ne fotto.

Sì, meglio lasciar perdere, il desiderio… c’è ma io vivo in un altro mondo, scrivo libri e sono eremitico, oramai i rapporti col prossimo mi tediano, angosciano, mi provocano stati enormemente ansiogeni e non ho punto voglia di soffrire né per amore né, mascherandomi, per dar conto della mia anima a chicchessia, privilegio uno stato brado, amniotico, liquido, congiunto, giudicatemi unto e (in)felicemente non unito a voi, gli untori, con la serenità della mia trascendenza, ripugno le carnalità, il sesso (in)teso in ogni (a)lato, ché dei culi me ne fotto e, da queste ridanciane allegrie (s)porche, voglio star (re)moto in me anomalo, alien(at)o, fottutamente per i cazzi miei. Si fotta(no)!

Con me, si può solo conversare di Cinema, di poesia e letteratura. Del resto, delle aspirazioni, dei sudori, delle lenzuola riscaldate dai membri (a)sociali in cerca di consolazione da tal mondo di pene, sì, mi st(i)a (lont)ano.

Nessuna amnistia, s’inculasse la borghesia. E quella signora veda di non rompermi le palle, altrimenti le sarà “coglione” di spaccarle la faccia e pur la figa di legno con colpi di “acacia” perché alle (bag)asce preferisco le mie notti alla dia(vol)accio.

Volete aiutarmi? Ma perché non ve ne andate?

Cioè, queste donne m’han traumatizzato talmente tanto che ora son in “carrozzina”.

Basta(rde)! Portami via, Marty, da queste luc(c)i(ole), basta con queste “selve oscure”, rivoglio la mia oscurità.

Prima non capivo un cazzo, spegnete la luce!

 

Sì, Pizzolatto è diventato famoso per aver scoperto l’acqua calda.

Divenuto celebre col monologo da lui scritto dell’episodio 3, “La camera blindata”. Da mongoli/ne d’oro

Quello in cui Rust sostiene che la vita è solo uno stato mentale.

L’aveva già detto Andy Warhol, Pizzolatto… hai scoperto l’acqua calda.

Di mio, continuo a preferire la pizza.

E, se non ti sta bene, beccati queste pazze. Se non stan bene neppure a te, du’ pizze in compagnia e suoniamole.

 

 

di Stefano Falotico

Federico Frusciante è un recensore nazista dei film?

19 Nov

Federico Frusciante

Provocazione di oggi. A me sta venendo un forte, lancinante, atroce, terribile dubbio che non mi fa prendere sonno. Notando che Fede inserisce, da mesi a questa parte, i voti e le stellette da lui assegnati ai film visti, ad alcuni non dà il visto, sia messo per inciso, temo che tale suo atteggiamento sia la (non) dichiarata espressione (in)conscia di un suo implicitamente ammetter(ci) che si è imborghesito. Sì, far vademecum catalogante dei film, alla manier(istic)a dei dizionari, è un comportamento sfacciatamente borghese. E ciò tosto mi rattrista.
No, Fede, non perderti in banali, didattiche classificazioni e non assegnare anche tu i voti. Ti vogliamo ghezzianamente te stesso, non diventarci un semplice, non necessario votante. Lasciamo le palette agli X-Factor e tali cagate di sorta ai reality. Tu meriti altro e John Carpenter, ricorda, i voti ai film non dà mai. Il seme della follia!

De Niro a Roma per omaggiare suo padre, Remembering the Artist Robert De Niro, Sr.

18 Nov

De Niro Artist

From Sentieri Selvaggi

Il documentario ripercorre la vita e la carriera di uno dei pittori figurativi più eclettici del secondo dopoguerra attraverso diari privati, interviste a familiari ed esperti d’arte, immagini di repertorio e soprattutto il ricordo di un figlio che rimpiange di non aver mai dato il giusto peso all’opera del padre e di non essergli stato accanto durante la malattia.

Robert De Niro ha presentato, in anteprima al MAXXI di Roma, il documentario Remembering the Artist Robert De Niro, Sr., dedicato alla memoria di suo padre, pittore figurativo dalle grandi ambizioni ossessionato da un successo mai raggiunto e da un’omosessualità vissuta nel silenzio e nella disperazione.

Dalla formazione nella scuola estiva di Hans Hoffmann, dove conosce Virginia Admiral, sua futura moglie e madre di Robert, all’esposizione alla galleria di Peggy Guggenheim insieme a Jackson Pollock, Mark Rothko e Robert Motherwell, fino al soggiorno a Parigi negli anni ’60, che gli permette di maturare uno stile sempre più personale e distante dai movimenti artistici del periodo come la pop art e il minimalismo, il film ripercorre la vita e la carriera di De Niro attraverso diari privati, interviste a familiari ed esperti d’arte, immagini di repertorio, e soprattutto il ricordo di un figlio che rimpiange di non aver mai dato il giusto peso all’opera del padre e di non essergli stato accanto durante la malattia: “All’inizio il progetto non mirava a una diffusione al grande pubblico, poi è diventato qualcosa di più ampio”, hanno dichiarato i registi Perri Peltz e Geeta Gandbhir. “Abbiamo cercato di raccontare la storia di un padre e al tempo stesso di uno degli artisti più eclettici del secondo dopoguerra”. Il documentario, proiettato al Sundance Film Festival, andrà in onda su Sky Arte HD domenica 28 dicembre.

 

Perché ha scelto di realizzare questo film?
Per portare avanti l’eredità di mio padre e perché l’ho sentito come qualcosa che gli dovevo. Ho mantenuto il suo studio per far vedere ai miei figli e ai miei nipoti cosa il loro nonno, e bisnonno, è stato in grado di fare.

Perché suo padre non è riuscito a ottenere un vasto consenso?
Penso che sia stata una combinazione di tanti elementi, come il fattore temporale e la presenza di altri movimenti artistici. Questo indica che si può essere bravi anche se non si arriva a un ampio successo. Mio padre ha ottenuto fama con i suoi pari e con il pubblico, ma non quello che meritava davvero.

Come ha vissuto la scoperta dell’omosessualità di suo padre?
Non ne sapevo nulla da piccolo, l’ho scoperto da adulto. Mio padre non me ne aveva mai parlato, era un uomo di un’altra generazione.

Com’è venuto in possesso dei diari di suo padre?
Dopo la dipartita di mio padre, sono andato nel suo studio insieme ai miei collaboratori che hanno archiviato il materiale presente. Io non ho letto tutti i suoi diari. I produttori del film mi hanno chiesto se ero disposto a leggere alcuni brani che avevano selezionato. Leggerò i diari quando arriverà il momento giusto, probabilmente lo faranno prima i miei figli.

Qual è stato il rapporto di suo padre nei confronti del suo mestiere di attore?
Mio padre non faceva molti commenti a riguardo e raramente ne parlavamo. Ogni tanto diceva qualcosa, ma non a me. Lo stesso facevo io nei confronti della sua arte. Amo la sua pittura, posseggo solo dipinti di mio padre che espongo a casa mia, nei miei ristoranti e hotel.

Ha pensato di dirigere questo documentario?
In realtà no. Se l’avessi fatto sarebbe stato molto diverso. Comunque ho dato il mio contributo alla realizzazione.

L’esperienza artistica di suo padre l’ha condizionata nella sua carriera?
Penso che crescere in una famiglia di artisti abbia influito un minimo nel mio percorso. Chi entra in questo mondo, di solito, lo fa per sfuggire a una vita soffocante, a una famiglia classica o comunque per esprimere sé stessi. Nel mio caso sono stati i miei genitori, che si sono trasferiti a New York per esprimere loro stessi. Sono un loro prodotto. Quando ho detto loro che volevo fare l’attore non mi hanno scoraggiato. E credo che la cosa più importante sia fare ciò che si ama.

Si è mai sentito in colpa per aver avuto più successo di suo padre e per non essergli stato accanto durante la malattia?
Non ho sensi di colpa. Ero consapevole di questo fatto. Lui era molto orgoglioso di me, anche se tra di noi c’erano sentimenti misti. Da parte mia posso dire di essere stato molto fortunato ad aver avuto successo. Per quanto riguarda la malattia, quando siamo andati dal medico non è stato molto delicato nel descriverci le conseguenze. Mio padre era terrorizzato all’idea di doverla affrontare. Io l’ho spinto a farlo, forse non abbastanza. Col senno di poi l’avrei dovuto forzare ad andare agli appuntamenti, accompagnandolo io stesso invece di chiamarlo al telefono. Magari sarebbe ancora qui con noi.

C’è un quadro di suo padre a cui è affezionato?
Ci sono quadri che adoro, ma non riesco a sceglierne uno.

Se le chiedessero di interpretare suo padre in un film, accetterebbe?
Mi hanno chiesto se volessi scrivere un’opera teatrale sulla vita di mio padre, ma per ora ho detto no.

De Niro Sr.

 

Nel rapporto con i suoi figli sente di somigliare a suo padre?
Ci sono similitudini ma sono troppo personali per parlarne. Sicuramente mio padre era molto affettuoso e io lo sono nei confronti dei miei figli.

Nei suoi film ha interpretato spesso il ruolo del padre, anche in modo iconico. Ci ha mai messo qualcosa di suo padre?
Come attore c’è sempre qualcosa di tuo, lo fanno quasi tutti gli attori, personalizzano il ruolo, attingono dalla propria esperienza di vita per renderlo specifico.

 

Interstellar review

17 Nov

Mi guardo allo specchio, “spacco”, sono un incrocio fra Johnny Depp e questo Pattinson così “rasato” di (c)rapa e credo di meritare la mia faccia da “cu(cu)lo”

17 Nov

CASAMIGOS+Tequila+Hollywood+Film+Awards+Os0Y2plXS2ol

Non so se avete seguito la diciottesima edizione degli Hollywood Film Awards, manifestazione annuale, anzi “anale”, come dico io, in cui il teenagerismo la fa da padrone/a-matrona, riverendo le star cool, quelle che han più soldi e gran cul’, inteso in sen(s)o “altamente” (a)lato, (s)fig(urat)o di sfacciata “faccetta” fortunatissima da Gastone della Disney, “sfondato” di danari e “tutte” ai cui (at)tori, di lor “culi” da sfigate, sognano di dargliele…, non mi riferisco alle palate ma alle botte di “patatone”, delle “mostre” insomma all’insegna del “fig(liol)o” presentatore maggiormente “tronista”, un po’ “troia/e”, presenzialista/i di bell’aspetto e “pettissimo” in “f(u)ori”, che fiore(llini), falli(te) e farfallino/e, su sfog(gi)ante appar(isc)enza scatenante il “luccichio” negli occhi delle (ra)gazze palindrome, quelle dalle pizzette in puzzone e peti di puzzette, “ambiziose” a desiderar i cazzi “rispettivi”, “scaldanti” di “t(ermos)ifo(ne)”, le tardone che si “sciolgono”, “gocciolanti”, dinanzi a (co)tanti maschietti, alle quali quaglie anelan di “ciucciarli”, inumidendole più del “muschio” delle zone “selvatiche” delle tundre australiane, da cui i “canguri”, famosi mammiferi coccolati dalle “mamme(lle)” e tutte le o(r)che plaudenti gli squa(g)l(iat)i ambiti, lambiti manco per il cazzo, minchia che (s)figa, oserei dire, con osé sbavante i “rossetti”, quelle… più sc(r)oscianti, (in)felicemente di pene(trante) pendendo dalle labbra nel volerli gustar a lor “slabbrate” già “aperte” in tutto (ac)coglierli in “flagrante”, nella frust(r)ata “incarnazione” delle racchie “fragrantissime”, non frenanti ma “sfrenate” a “toccarsele” da tocche e poco tocchi di (g)nocche (s)crocc(hi)anti, “donne” che, “volenti” o nolenti soprattutto, lo piglieranno sempre in quel posto, cioè nel posteriore e non posson sedere… neanche in “diretta” nei posti di prima fila perché son le ultime “fighe”, desideranti che quell’attore di retto (mezzo)busto sia in mezzo a lor “(d)ritto” e invece si beccheranno sol la boccuccia delle represse sul (di)vano d’una casina (s)vuota(ta), rimanendo con un “casino” d’ormoni scombussolati, (s)fottute a mo’ di cagnoline domestiche e (s)battute a (lo)culo di quattro mura da (o)nan(istich)e.

In “alto” le mani, sì, “sollevatele” e fate clap clap al Depp Johnny e al bel Pattinson, ragazzo a cui volete aprir la patta. Robert non accetterà mai il “patto” della vostra patata ma v’inchiappetterà, donandovi “al massimo” un’amicizia lunga e “dandolo” (da) “lungo” a donne migliori di lingua.

Care coglione, eppur se li taglia…, “indossando” questo caschetto “tirato su” di gel(o) simil Tutti pazzi per mary.

Un look da “cascamor(t)e”, da marinaio per le (ciam)belle, da “mariuolo” Mery per sempre, essendosi i (cap)pel(l)i strappati per copione… di (s)cena e specie… di “cerniere”. Stava infatti girando il film Idol’s Eye, in cui doveva interpretare un ladro che si fotteva Rachel Weisz ma, pen(s)ando di fottere De Niro, fu fottuto da vero cazz(ut)o. Che gioiello, che occhio! Le riprese son state cancellate, voi donne invece mai ve lo prenderete perché non ci sarà nessuna (ri)presa, pigliatevelo, e Pattinson (ci) è rimasto secco, allampanato, con questi occhi strabuzzati, languidi e ten(d)enti però ancor al “duro” album(e), insomma, neanche nel finale di Cosmopolis appariva più “agghiacciante” da “Non se po’ vede’… ma ancor me lo farei, gli si vuol bene, è bono, ammazza, questo te (di)strugge, da letto di chiodi su bulbo a(tt)izzante, che galletto, noi donne siam galeotte e molto galline fan brodo di giuggiole su (u)gole spappolate d’orgasmi auto-erotici e spacc(i)ate non tanto eroiche”…

Quindi, mi guardo allo specchio. Assomiglio a Pattinson e pure a Johnny Depp.

Controllo quanti soldi ho nel portafogli. Non tante banconote sfoglio. Sì, son povero in “canne”, come dico io. No, non me le “faccio”… ma(i) fumato erba in vitarella mia. Insomma, le donne voglion lo stesso il mio ca(na)rino eppur non son una stella e non son da stalla.

Prevedo il suicidio, me la son succhiata, e voglio, che matta voglia, piazzare, che pazzo, un “colpo” in canna del mio bang, poco da “Ciak” e molto da Crack, non la droga omonima, bensì il mio cranio che farà anche cric…

Buon “grilletto” a tutti/e.

Questa si chiama (s)porca “sparata”.

“Finiamola/e” così:

alla pastura delle “pecorine”, ho sempre preferito il pastore del mio “bastone” nella ca(mpa)gna.

E, a tali tosat(ur)e da lan(guid)e, il mio “cane” da Gaetano Rino.

Berta filava!

Tu, ringhi?

 

di Stefano Falotico

 

Robert+Pattinson+Backstage+18th+Annual+Hollywood+s3gqlpg_UAEl

 

 

 

Un cesso di De Niro enigmatico in stile Falotico pensieroso

16 Nov

Preferirò sempre essere un poeta coi miei scritti e la sigaretta in mano, piuttosto che entrare nel porcile. Se mi giudicherete un (c)esso, so di (non) esserlo. Buona non vita a te, che capisci solo di cazzi, e buona troie a quella zoccola di tua sorella, nata da suo fratello, un troione.

Tre sorelle di Anton Čechov e Gianluca Marzani

15 Nov

Gianluca Marzani Tre sorelle

Ecco la splendida recita teatrale del celeberrimo dramma di Anton Čechov, qui recitato da questa bravissima, affiatatissima compagnia di attori, fra i quali spicca e primeggia il mio grande, istrionico amico Gianluca Marzani, in arte glm, fervido appassionato inoltre di Cinema, come attestato appunto in tal nick da lui utilizzato sul sito FilmTV.it, in cui, senza inutili attestati né superflue referenze, ma con sanissima passione viscerale e furente, inserisce magiche recensioni personalissime, opinioni e post brillantissimi, contribuendo così, in modo stupefacente, ad arricchire la Settima Arte, dispensando saggezze imperdibili, pillole proprio cinefile da fantasioso architetto delle sue strambe bizzarrie lessicali senza nessun limite, frutto dello scibile suo impareggiabile, folle, liberissimo, creativo, immensamente autentico in quanto Gian è eterno, tremendamente, bellissima-mente sempre sé stesso, rifiuta i luoghi comuni, rompe gli schemi vetusti e noiosamente tradizionalistici col suo far innovativo, pindarico, fenomenale davvero. Imprendibile e lucente. Che magnificenza!

Dunque, tornando alla trasposizione della famosa opera immortale di Čechov da parte di questa fantastica compagnia coraggiosa e intraprendente, ammiriamo, incens(iam)o di lodi il nostro Marzani Gianluca.

Gustiamoci e godiamo Gian che sfog(gi)a una grande interpretazione.
Gianluca Marzani, qui in forma ribalda, splendida, da titan(ic)o Čebutikyn, il dottor nichilista delle sue rabbie alcoliche, a oltranza fancazzista nella vita reale, lui, regalmente qui servito in magnetico show che, dal minuto 59, spacca gli avversari, da assoluto dominatore della s-cena. Attore di raro prodigio e sofisticato puntiglio, interprete prodigo al suo e solo suo Metodo, immenso pagliaccio alla Belushi. Incontenibile!

Nessun lo può fermare, irrefrenabile recita con far ferino e magnetico, mangia tutti, imbattibile, di (ca)risma inoppugnabile, tagliente agguanta le parole del maestro Anton da ruspante, nostrano russo in terra italica. Non è uno scalzacane come tanti sopravvalutati cani italiani, ma un vero gatto del palcoscenico che, con scarpe simil stivali, cammina felpato a nitore della sua ugola adirata, ridente e quasi ballando, Marzani non è un attore di marzapane, ma un tosto di gran classe.

Egli insaporisce lo spettacolo teatrale e sa(le)!

Applauso!

E ricordate: il mio ring è la strada.

Ma soprattutto: se io posso cambiare, e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare, ma io non cambio.

Mi piace vivere da folle col cappello da cappellaio.

 


Ah ah!

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