Topi, evviva Fantasia!

12 Oct

Non voglio generalizzare sulla società odierna ma il tasso di porcile si è elevato, insomma, ci son sempre meno persone elevate ma constato, al mio trafitto costato, che quasi tutti pensan solo alle crostate di m(i)ele. Le donne non son da meno in quanto a sboccate, di rose bocch(inar)e. Sì, non generalizziamo. Ci sono anche persone educate e col(i)te, come si suol dire.
Dalla mia esperienza, però, posso riconoscere che il mondo è assai peggiorato.
Adesso, i volgari son la maggioranza. E non parlo solo degli uomini.
Anche delle donne. Mi sparano addosso delle porcate tremende appena il mio (mal)occhio cade ove deve andar lo sguardo. Lei sta in guardia, in giarrettiera e mi dà la sua sberla, ficcandomi nella rete di palle in buca. A me non piace quando piaci a una donna e si pone in modo così impudico e sfrontato, mi crea disagio, enormi scompensi psico-fisci ed entro in agitazione. Si chiama dolore ai coglioni su di lei ficcante, non dentro di lei avviluppato ma inculato, lei, che mi ha appena dato del coglione. Ma ho quello di scorta e, comunque, curerò il coglione ammaccato, per colpa del mio sfacciato ammiccarle, andando dal carrozzaio. Ove il mio attrezzo sarà rimesso in piedi e di nuovo in gamba. Da cui le donne e le lor gambe, lo sgambetto e Gamba di Legno.

Questa è una cagata. E ricordate: quando si caga, mie merde, leggete sulla tazza dei cessi, che siete, Topolino. Evviva (la) Fantasia!

De Niro, commosso, dedica il suo premio a Robin Williams

09 Oct

De Niro, premiato alla Friars Foundation, ricorda il grande Robin.

Chi mi conosce sa che mi piace ridere, e nessuno mi ha fatto ridere quanto lui. Ma Robin non era solo questo: aveva tanta umanità. Nessuno può fingere tanto amore, compassione e umorismo. Robin, caro amico mio, questo premio è per te…

 

Ray Liotta e le 10 cose che odio

09 Oct

Le 10 cose che odio di più:

1) Lo iodio, usato nelle piscine.

2) Enrico Ruggeri con la sua voce impostata tranne quando canta “Il futuro è un’ipotesi”.

3) Umberto Eco, io scrivo meglio di tal trombone.

4) Al Pacino quando imita gli attori meno bravi di lui, e scende al loro livello per piacere alla massa.

5) Susy, sorella di Salvio, conoscenza di lunga DATING. Mi fece pen(ar)e.

6) La retorica, figlia delle o(r)che coi sensi di colpa.

7) Me stesso, settimo nano e talvolta più gigante della media delle biancanevi.

8) L’otto per mille alla Chiesa Cattolica, meglio l’1 per cento di agnostico col 99% di possibilità che Dio non esista.

9) La vita mal (in)tesa. Da cui i malintesi continui.

10) Loredano, amico del giaguaro. Ho sempre preferito i leoni.

 

Ero(e) alla Irons, erotico freddo in bri(vid)o caldo

08 Oct

 di Stefano Falotico

Un mio amico sostiene che non assomiglio a De Niro di Mission, ma a Jeremy Irons di Lolita faccio un baffo e, sui miei occhi ambigui, rimango un M. Butterfly

L’altra sera, posto una mia foto su Facebook e ricevo apprezzamenti dal gentil sesso che mi lancia dei sassi, in preda a “isterismi” davvero “ero(t)ici”, fra donne di pazza gioia dinanzi ai miei occhi neri profondi, tendenti all’omosessuale con picchi esaltanti del playboy più menefreghista, saltellante fra tonalità cangianti dall’umor vacuo, talvolta puro al borotalco, altre da porcellino adocchiante il b(r)uchino delle farfalline nell’ammiccare-“ammaccare” una solo con la “potenza” del sopracciglio ambidestro in corrugata fronte semi-alzata, già “issato”, di arcata… “gengivale” nella “salivare” fronte penetrante lei “spaziosa”, probabilmente “schizzata” al primo sguardo, ninfomane-matta eppur che mi “materebbe”, sfogliando la mia pelle come “pastafrolla” per “indurirlo” poi morbido di “besciamella”.

Occhio falotico, arrossente e un po’ fetente, ferente e già negli “assorbenti”. Lei è arrosto, tutta là sotto s’arrossa e di (ri)cotta va e “(s)viene” sul viola “durevole” ancor prima che in cu(cu)l’ glielo involi come un involtino di sal(s)ina agro-dolce, piccante nella leccatina e peperone abbrustolente in carne da “salame” su faccia mia da cazzo come un calcio nelle palle che ti lascia all’asciutto, addolorato e alle volte “penzolante-pentecostale” in ansimar “gemiti” di te piegato a “novanta”. Una “botta(na)” di quelle che ti lasciano secco, lavato con Perlana, formato “Coccolino” in quanto, da orsacchiotto, il tuo salsicciotto, così “vilipeso”, soffre come un pollo appeso. Urla d’un dolor tremendo più devastante e gridante “vendetta” di Cristo straziato dalla rivelazione nel Getsemani, quando comprese la sua fine immediata al “rintoccar” delle bestemmie della Madonna… che avrebbe cacciato sulla croce dell’“Oddio mio!”.

Sì, le donne mi prendono per i “chiodi” che indosso, in quanto metallaro di barba(ro) su fascino d’antan e pizzetto alla D’Artagnan come l’Irons de La maschera di ferro. No, Irons era Aramis, D’artagnan era Byrne Gabriel e Depardieu un Bergerac di (ri)Porthos su capelli in panza di “classe”.

DiCaprio in doppie vesti ma De Niro che c’entra?

De Niro è stato Mendoza e buone nozze, figli maschi, tu, donna, beccati questa foto del Jeremy che fu, sognatelo e poi vai a ballare il liscio col vecchietto.

Di mio, ho da buttar la pasta. Poi, devo soddisfare la “fame” di una ragazzina.

So di essere una merda ma questo è il mio bello, il bellissimo. Una oggi alliscio e a te sempre più lo ficco.

Io sono il ricc(i)o. Chiusissimo, infatti e in fallo tutte me lo tengon (in)castrato.

Cani, gatti e un ratto di buona patta

07 Oct

di Stefano Falotico

Lib(e)ro, un altro… lo divoro e getto la mia ira tutta fuori, forandovi di mio intelletto, non vi sfioro, nei vostri letti… deflorati di (in)g(i)usto, ché io penso all’Asia e a rispettar il prossimo, in quanto va(la)nga insuperabile da Dalai Lama stronzo e senza ideologiche mura di Berlino da orsi.
Evviva il Carlino, cane “truffaldino” che scodinzola alle gattine, sapendo che non gli frega un “garrese”, in verità, d’ammogliarsene, ma sol incularle, abba(gl)iando di suo latrato nel gettarle poi nella latrina ove gemeranno in lupe fottute da “lui” sfruttate sin all’osso del “buco”.
“Egli”, cane di razza bellina, “tira” e le stira, aitante le aizza “tutto” raddrizzante per amplessi esaltanti, ama le belle e, come Romeo del Colosseo, è un aristogatto che non ama Visconti e il Gattopardo, eppur strappa le leopardate e poi scappa, scopante, in un’altra “gattabuia”, arrestato a Rebibbia, incuneandosi nel Municipio e scoprendo gli altarini della “Patria” di tal nostra Italia fascista.
Il cane è libero, ulula al plenilunio nella sua metamorfosi da lupone volpone e beve birra di lup(pol)i da lui presi al “grappolo” d’altre uvette gran passere… offrendo loro della grappa di vulva e anno dopo ano.
E vai in groppa, tutte al galoppo.

Mi do le arie

06 Oct

Quando sei depresso, la gente “dabbene” ti consiglia di prendere una boccata d’aria. Io preferisco da bere, e prendo un boccale di (b)ir(r)a.

(A)mici(zie) fra uomini e donne (in)esistenti

06 Oct

Credo che il mondo sia triste perché la gente lo rende un posto nauseante, (s)fatto, sniffato di assurde certezze difficili da scardinare, di (ba)lorde convinzioni stupide, vetuste, retrograde, balzane, basate sui luoghi comuni più atroci e schiavisti della libertà paralizzata, frutto amaro e sconsolatamente (ir)reale, grottesco di una bruttezza ideologica che, ahimè, si tramanda degeneratamente da vecchie, immutabili generazioni già morte di anime orrende, putride. Una delle cose più cretine che, spesso, sento dire in giro, è che non può esistere amicizia sincera fra un uomo e una donna. Insomma, siamo rimasti alle fav(ol)e carnali, materialistiche, sessiste di un mo(n)do osceno di viver(si), di relazionarci a noi stes(s)i, (s)fondato sempre brutalmente sul sesso, sulle dinamiche (s)fottute, sui cazzi, sul prenderla a culo, sul goderla al lazo. Ma io son Lazzaro e, da quando son rinato, vivo a un più alto livello di cosc(i)e(nza). Mi (s)piace.

Nudo di donna.

06 Oct

Nudità del vivere, del suo scorrere lento, apparentemente impercettibile ma inevitabilmente complicato. Il ticchettio delle palpebre, le veloci, secche zoomate sugli occhi dei due bellissimi attori, la fotografia soffusa, un senso pervadente di mor(t)ale nitore e sudore freddo, distante della vita, le labbra, la noia e il vuoto, la gelosia e la sincerità sanguigna delle emozioni sussurrate con fragile pudore, i sentimenti forti espressi timidamente, quasi con la paura di non procurarsi altri reciproci ferimenti, il fermento interiore, le intermittenze del cuore, il senso della vita che sfugge, iridi innamorate, languide, poi anche leggerissimamente arrabbiate, impotenti, (in)decise, soffici pelli che si scaldano, gelide poi ancor si distaccano, (si) vivono e si allontanano, il labile tatto fra due amanti, i respiri tenui, il tempo passa ed è un altro attimo di anime unite-remote, via via vicinissime e quindi ancor fuggitive, i ricordi, il rimosso, le certezze che spariscono, una dissolvenza, il buio, una risata sofferta, una frase stonata, il sentire, il tormento, provarsi, in cosa consiste la passione? E non è facile nulla.

Lezione di cinismo e di stile

06 Oct

 di Stefano Falotico

Questa società io non comprendo e non voglio da essa un bel nulla apprendere. Da me, “sol(issim)o”, lo prenderà. Una società di sconci nudisti e di buonismi al sapor della più diarreica “stracciatella” s(ci)ol(t)a. Società che lecca, tutta mer(da) in questo (im)mondo gelato. Uno va da una donna e pensa di scioglierla quando è il primo ghiacciolo del frigorifero suo castrato da troppi “noccioli” della sua scema e della sua scimmia. Io mastico gli arachidi, stiano da me lontane le racchie ma pure le (g)nocche. Vi prendo a pugni e vai di pugnetta. I ruffiani impazzano, fan finta di amarsi e al kairos ho sempre preferito star nel caos dei cazzi miei. Ma che speciale? Questi antichi greci han sparso il seme del ma(ia)le. S’accopp(i)avano in temp(l)i promiscui a cui prediligo la mia bisc(i)a, serpeggiante di auto-erotismo “sensuale” quanto uno squallido (s)fottermi an(nu)ale, mensile, quotidianamente nello sfogliar un giornale anziché credere all’amore e alle margherite b(u)one alle mamm(ell)e du’ caz’. Meglio il pap(av)ero, che legge Topolino, mie giovani marmotte tanto “b(r)ave” a predicare quanto poi animali bavosi a mignotte. Che “bravi”. La mia angoscia (s)monta, è “dolce” far un cazzo e star a gambe accavallate, basta con queste cavallette, donne io non sarò per voi cavallo. Vai di Mosca e vai di Bari. Datemi un bar e non vorrò altro da ber. Cavati, io me la cavo da sol(d)o bucato, altrimenti, se scassi, te la (s)caverò e quello, sì, sarà il tuo “fallo” peggiore. Hai fallito, fa(rfa)lla. Credo nel sesso davvero “molto”. Infatti, lo piglio a sassi. Voi ne siete assatanati e ossessi. Per quanto “me ne “(s)freg(h)i”, fottetevi. Sì, di enorme strafottenza, non credo a niente. Credo nell’altissimo mio uccello da (I)caro al settimo cielo nel star sopra chiunque e tu, sotto, inculato a mor(t)e. Attento alle casta(g)ne. Toglile dal fuoco, tanto ti han già bruciato.

Io sto sul monte, anche sul monaco. Mio monco. Evviva i mongoli!

Così è, Questo è il cinico. Questo è il suicidio.

Mi annoiate. Da quando avete, per la prima volta, scopato, non avete più v(i)olato. E la vostra vita, da rosa, è (s)venuta… rossa, non arrossite neanche più, scomparso il pudore, siete s(t)ud(i)ati, avete perso le piume, le penne e la (stilogra)fica, pen(s)ate sol alle violette, avete una panza trombona come il violoncello legnoso e avete smarrito sia il fiato che il dardeggiante afflato. Io invece scorro, “tutto” scorre da piuma, libero, scoreggiandovi e non acchiappabile. Ma che vuoi inchiappettare? Beccati il mio becc(hin)o e, come diceva Totòparli come badi, sa? Io, da Principe, ribalto le parole, le regole… stronze, i sen(s)i e non voglio metter su prole. (Ri)peto, solo pene… patite… in tal (non) vederla… Affaticati, (s)pompati, slabbrati, sempre arrabbiati, “incazzati” e perennemente a lamentarvi delle vostre (s)fighe. Ma come fa a piacervi il viver in tal mo(n)do? Il lavoro, il caffettino, due coccole con la micetta, (s)tirar… le camicette, rimboccarsi le maniche e un altro “bocchino”. Sì, dallo psichiatra strizzacervelli dei vostri uccelli. Che palle. Meglio il cane, l’(arc)ano, la mia gengivale arcata e vai di archi, miei “arcieri”. Evviva il cervo! A te i cer(ott)i e le candele delle cenette.

Meglio Vincent Cassel. Uno che stava con la Bellucci ma rimase un belloccio.

Passeggiando di gambe storte su faccia da culo distrutta. Un uomo rutto, rotto, un ratto, forse un gatto, un lupo e vaffanculo.

Sì, alla compagnia dei vostri cupi lup(ett)i, ho sempre amato solo il mio pupo. Il mio topo, il mio tappo, il mio gigante, il mio (o)nanismo.

Biancaneve era una zoccola, doveva solo scopare e sgobbare, il nano Dotto sapeva, le misurò la pressione, ficcandola con “passione”, poi mandandola a cagare e a lavar i p(i)atti per altre “patte” da puttana, caro Pisolo da piselli… Sei una mammola, meglio Mammolo. Evviva il mammuth. Salutami mammata!

Non voglio superare nessuno scoglio. È già troppo se non mi farete… fritto come una so(glio)la.

- Sai, sono rimasta incinta. Volevo darti la bella (noti)zia.

- Non è fig(li)o mio, io e te non ci siamo mai visti. Beccati il cigno e speriamo non sia femmina arcigna.

Taken 3, Official Trailer

30 Sep

Genius-Pop

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