In questa società, le persone “in gamba” son (co)strette a diventar “comiche”

02 May
lettere_d_amore_ft_06E va, come sempre, ahinoi, la tragicommedia umana di questa non tanta illibata società (mal)sana. Al che, ecco tanti agiati senza pensieri, io pen(s)o anche senza pene, forse son adatti al lor “benessere”, ed è tutto uno “scosciare” di cos(c)e senza sen(s)o, fra chi si “pilucca” ed evviva chi se “la” cuccia, altrimenti gli altri debbono star a c(i)uccia. Asinacci! Sempre Stato… è un porcile, mentre il telegiornale “spara”… notizie di mor(t)i ammazzati e il petrolio fa salir l’inflazione della politica nostrana. E il nostromo? “Brinda” col tonno Rio Mare, che forse si scrive tutt’attaccato o forse il marinaio, che giustamente “lo” marina, è come me, acciaccato. Frizzantino e vai di spum(eggi)ante, mentre un’altra chiatta festeggia col Chianti. La piantasse, ah, (v)u(l)va che sa come “cementare” la sua “arte” della seduzione, tra un bicchier di vino e “intingerla” nell’acqua benedetta di-messa apparente-mente. La solita demenza. Molta gente non si preoccupa di quest’agghiacciante, per molti “sguazzante”, pornografia di massa(ia) e si compra filmati osceni e sempre più violenti. Sacrilegio al pudore. Sto male a (t)ratti. Gente che si spos(s)a perché vuole credere nell’amore e poi ha, appunto, un’amante mor(t)a. Cornuti, si rifacevan le cornee con Luisa Corna e poi son superstizioni, toccandosele… due… volte, col cornetto alla mattina imbevuto nella cappella, no, nel cappuccino. An(n)o nuovo, solita vita lercia.

Faccio pena, no, bene io che credo in Taxi Driver e mi credo De Niro del futuro The Comedian.

Del resto, detta come va “dato”, mi sembra una porcata.

 

di Stefano Falotico

Nonno scatenato, fortunatamente Spietati.it quasi lo acclama, una ventata di freschezza

01 May

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Facebook ha rovinato il Cinema

29 Apr

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No, non è una provocazione. In qualche “mo(n)do”, lo penso davvero. Questa proliferazione dipost(er) assomiglia ai gridi munchiani di “Io esisto e voglio condividere il mio (non) gusto con te!”.

Quindi, ti mostro i miei “preferiti”. Sempre, ripetuti, reiterati, insistenti, “deficienti”.

Ora, è un discorso complesso che ha origini laddove le connessioni internettiane, che in Italia fra l’altro “celebrano” il trentennale proprio oggi, si “svolgevano” col modem 54k e bisognava prima staccare la presa telefonica per “collegarsi” alla rete, prima insomma dell’ADSL, del Wi-Fi, di amenità “sconce” del genere degenerate, insomma, di questa (de)generazione.

Assisto impotente a un trionfalismo di eroi dell’infanzia che spuntano sovementemente, anzi, che dico, prepotentemente perenni nell’idolatrare proprio il “mito” che si scelse a “modello” di quell’età mai evolutasi.

Sì, un tizio condivide ogni giorno, a ogni ora, tranne pause momentanee lavorative, (s)fortunata-mente, i post di Sylvester Stallone che si allena in Rocky tutta la saga. Brindando al suo idolo, appunto, che gli scaccia i pensieri di una vita, ahimé (non) duole dirlo, che credo sia fustigante e priva di vera autonomia felice. Sì, certa gente cerca nel calcio la panacea ai propri mali esistenziali, altri trovano nell’iconcina la pace estemporanea delle loro frustrazioni quotidiane. E allora Sly Stallone diventa il proletario “tosto” e dal sorriso “rassicurante” che li mette tranquilli, della serie “anche il proletariato ha il suo sindacalista muscoloso”.

Quindi, ecco spu(n)tare Al Pacino nel Padrino, perché uno si crede un “boss” e fa del suo malessere un’apparenza da “malavitoso” e “macho”. Capirai che paura.

Alcuni in chat ti rispondono come DiCaprio di Django Unchained, “Avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione”, quando volevi chiedere loro soltano un “Come stai?”.

Insomma, “liofilizzano” frasi e video di film storici e/o memorabili per “robotizzarsi” nella banalità freddissima d’un veder(ci) “telematici”, facebookiani appunto, triste e decadente.

Vuoi vedere che La foresta dei sogni non è poi così brutto come “questi” dicono?

Diamo(ci) una speranza, andiamo al cinema.

 

di Stefano Falotico

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David Cronenberg, poetica indagine divorante, recensione da Cinefocus

26 Apr

Focalizzata qui.

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25 Aprile, festa di Al Pacino liberato

25 Apr

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25 Aprile per me non è festa di nessuna Liberazione ma compleanno di Al Pacino, uomo vero, uomo lib(e)ro!

di Stefano Falotico

Nonno scatenato: le critiche (im)motivate che gli son state mosse mi fan capire che il mondo è arretrato, ideologicamente abulico, e ha ancora molte (r)esistenze (d)a farsi

23 Apr

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Nonno zozzone, titolo che sarebbe risultato molto più appropriato se la Eagle Pictures, come inizialmente l’aveva “tradotto”, avrebbe osato di lurido, sacrosanto esser altrettanto irriverente, senza timori reverenziali al “san(t)o” pudore e ad altre esecrabili amenità.

Nonno scatenato, dunque, raging, è un capolavoro dell’approdo (a)sociale a cui siamo giunti dopo che tal società, ludra, semp’affamata di nuove “sorprese”, d’osé (es)agitato, esagerato, è arrivata. Così indaffarata, (s)fatta, strangolata da regole d’un manicheismo mentale e delle anime che mi fa terrore. E rabbrividisco, (im)potente, insozzato da tanti paradigmi futili, da tante inutilità illusorie, da tanti sciocchi gingilli, prese in giro, dette anche “per il cul”, da “enormi” accessori, da codesto “oro”. Ma quale “porco”, il nonno dice la verità della sua, per tanti an(n)i, ripudiata castità, delle sue patetiche, sorpassate, antiche, ottocentesche (in)fedeltà coniugali rispu(n)tate. Cornuto, si fa le seghe sui porno amatoriali, non si diventa ciechi, fidtavei, funzionano anzi meglio le cornee, il nonno vuole e (pre)tende… di essere riamato, di fottere, fottere, fottere.

Oh, amici miei, memore di tanti petomani, di troppi scoreggioni in tal mondo alla base distorto e che ha mar(cio) tortissimo, di questi “trionfalismi” da vin(cen)ti e tor(ch)i, di tanti sfottò, di pochi Totò e di molte “pig(l)iate” nel popò, rivendico come DICK la mia libertà.

Io, che non sono un professore e ho d’insegnare sol la mia umiltà umoristica, buffonesca e goliardica sin allo sfinimento, “sfinterica”, mi affilio, “cari” sifilitici, a tal “porcata”, spurgando molti rancori che mi tennero rigido e “mansuetamente” ipocrita, oggi che ho anch’io, come grandpa Bob De Niro, superato le viscontiane leziosità e i perfezionismi simmetrici di una (r)esistenza, fino ad ora, invero piatt(ol)a. E non la pianto né pianifico, oh quante belle (s)fighe…, mie (ma)dame. Olè!

Forse sarà eccessivo e “cesso”, davvero brutto se non si ama John Water(s), ma se lo/a si prende per il ver(s)o giusto, vi garantisco che fa ridere eccome.

Comunque sia, un bell’uccello, ha stile e personalità! Ah ah!

Insomma, meglio una vita da cazzone che esser dei coglioni “adatti”.

Se m’allattasse, “verrebbe” da Dio…

 

di Stefano Falotico

De Niro riconferma The Irishman e garantisce che la tecnologia virtuale gli estenderà la carriera di 50 anni

17 Apr

Robert+DeNiro+Visits+Tonight+Show+Starring+16Rs72AqRiplAl Jimmy Fallon Show, De Niro esibisce con creanza e charmeur la sua pancetta da commendatore, ben (s)tirata in jeans e abbigliamento casual da vero gentleman, dunque cattivo irishman.

Condom(ini): evviva l’euforia sana dei giovani “senza s(p)era(nza), ardore, freschezza, (eb)brezza di aria sal(ubr)e, mi “scende”

16 Apr

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Oggi, come peraltro sovente accade, è successo un evento strano, dunque rientrante nel “comune” (stra)ordinario. Dopo aver “peregrinato” in macchina ed essermi “procacciato” un bollente caffè “di spirito”, a casa, o meglio nel condomin(i)o, rientro, incrociando una donna me(ge)ra e strega del settimo piano, ex mia insegnante di matematica alle medie s(c)uole. Al che, cordialmente la saluto con un savio “Buon pomeriggio” ma ella, (non) avvedendosi della mia (a)normale correttezza, esclama senza vergogna, indossando una stropicciata, (in)dubbia donn(ol)a, un imbarazzante, “disagevole”: – Oh, mio Dio! Dunque chiama l’ascensore “suo” mentre io, remissivamente, “umiliato”, appunto a disagio, “adagio”, chiamo il “mio”. Attesa tremenda, che crea scompensi enormi. Lei, appena arriva il “suo”, lo apre con energia d’amazzone, che mi fa pensare un “Ammazza(la)”, quindi entra “furtivamente”, quasi di corsa, inciampando nel passeggino della nipote. Passeggi(n)o vuoto, in attesa che la nipote la venga a trovare proprio nel pomeriggio.

Ora, (non) la giustifico… questa “bella figa”. In passato, e qui la mia “diffamia”, la mia fama si fa (non) nota, ebbi atteggiamenti sintomatici d’una bizzarria caratteriale ch’è la mia (dis)umana caratteristica principale, da principe o forse, come “costei”, da cafone/a. Nel palazzo, mai mi perdonarono, che molto tempo addietro, in preda a una crisi mi(s)tica, ruppi di foga e “sfogo” qualche buchetta della posta, pigliandomi dunque, “d’uopo”, la patente di semi-umo e di sfigato “al massimo”, dunque d’una dignità al minimo sto(r)ico.

Non li biasimo, sebbene quello del primo piano e una del terzo, ricambiano sempre i miei saluti con diligenza e poc’aria circospetta, circuente e sospetta.

M(or)ale della storia di tal “troia”: codesti “adulti vaccinati” dovrebbero aver più rispetto di persone come me, che lascian il prossimo viver “tranquillamente” coi suoi (pre)giudizi (dis)arma(n)ti.

Il cosiddetto adulto, “fiero” della sua cer(tezz)a, va avanti (inde)fesso per le proprie (ba)lorde convinzioni poco cortesi da (non) lord, così come spesso brucia il gentile approccio del giovane alla vita che, dietro le sue cafonaggini, non “sale” in ascensore, e non solo, con lui. O, in questo caso, “lei”…

Sono (inconsola)bile, (non) statemi a SENTIRE…

Sentore di (para)noie degli altri prevenuti, insomma, dei preservati(vi).

 

di Stefano Falotico

De Niro e il figlio di Eastwood, foto SCOTT(ante)

16 Apr

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Su IMDB vedo meravigliosamente spu(n)tare, dopo Hands of Stone, un nuovo trio De Niro/Ramirez/Jakubowicz

16 Apr

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