Strani messaggi, ragazzi, non svendetevi mai

18 Oct

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Rimango sempre più esterrefatto e questa realtà “competitiva” mi sconvolge, altera sensibilmente perfino quella mia intima, sognante-idealistica visione della vita per cui nacqui e, nonostante le delusioni e le ferite infertemi, non mi abbandonerà mai. Sì, nascere speranzosi che il domani sia allettante, poi scoprire durante il cammino che la vita è piena di ostacoli e, anche se hai talento o t’impegni per realizzare questi tuoi sogni lodevoli, attorno a te ci sono delle sanguisughe. Interessate soltanto a spellarti, spennarti, desideranti che tu spilli tanti soldoni per “ritagliarti” inutili attimi di celebrità. Gioie effimere a cui molti abboccano, sollazzati da facili illusioni e promesse che, stringi stringi, si riducono soltanto alla svendita di sé stessi.

Stamane, sorprendentemente, vengo contattato da una che si professa un’agente letteraria. Mi dice che una “famosa” radio del milanese è interessata a promuovere gli autori italiani e a concedere “meravigliosamente” loro dei gratuiti spazi pubblicitari, da inserire nel loro archivio, con interviste di mezz’oretta veloce veloce da mettere “a vita” su YouTube. Mah, perplesso, chiedo informazioni. Al che scopro che al solito c’è la fregatura. Per essere intervistato da questi “professionisti”, ripeto, per un’intervista a una radio che, sostiene lei, essere famosa ma invero non ascolta nessuno, una radio locale che campa di questi miserissimi espedienti, che dura una manciata di minuti, dovrei dare settanta Euro. E mi dice, si ricordi, è come se fosse gratis, 70 Euro sono niente, è tutta promozione “regalata”. Ora, ammetto anch’io che settanta Euro non sono certo una grossa cifra, ma lo sono quando si parla di cultura, che dovrebbe essere sempre tutelata dalla più spontanea diffusione, dall’amore per l’Arte disinteressato, dalla voglia di fare “intrattenimento” intelligente. E invece vi è sempre sotteso un interesse economico, che sia grande o piccolo non importa, è il principio sbagliato, orrendamente funesto.

Insomma, prendo ancor più coscienza che la “musica” non cambia. A Hollywood la davano a Weinstein per ambire a film importanti, qui, in maniera forse più microscopica ma egualmente aberrante, dobbiamo darci al primo o prima che capiti per avere i nostri insignificanti 15 minuti di celebrità.

Le riviste di Cinema, peraltro, che un tempo erano serie e fornivano approfondimenti culturali non da sottovalutare, invece, oggi scrivono belle recensioni solo perché pagati dalle case di distribuzione.

Sempre più triste, oggi vedo anche il trailer di Hangman con un Al Pacino ai minimi storici.

In mezzo a queste compravendite, resto atterrito, e torno in cucina a fumare una sigaretta mentre il caffè mi ricorda che non posso bermi troppe amarezze con lo “zuccherino”, perché soffro di colesterolo e mal di pancia, di rigetto, verso questa gente.

di Stefano Falotico

Molti grandi attori sono degli “ignoranti”, ed è giusto così

17 Oct

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DONNIE BRASCO, Johnny Depp, 1997, (c) TriStar

DONNIE BRASCO, Johnny Depp, 1997, (c) TriStar

 

Nicolas Cage, che non so se sia un grande attore ma su cui spesi e non soppesai molte parole, tanto da dedicargli un libro che siete obbligati a comprare, disse che un grande attore deve avere alcune espressioni da ergastolano, da “patito”, da uomo sofferente e anche poi capace d’insospettabili sprazzi di euforia. Lui, maestro dell’overacting, funambolo degli eccessi, molte volte un cesso.

Johnny Depp ebbe un percorso scolastico alquanto anomalo, anzi, a dirla tutta non ebbe nemmeno una sufficiente istruzione, e si è sempre abbeverato all’istinto puro, senza regole di bello e/o sbagliato, ove lo conduceva il cuore, e fu maestoso quando apprese le lezioni di Marlon Brando, un attore coraggioso, favolista con Tim Burton e zingaro per Kusturica, prima che si dissipasse e svendesse nelle “piraterie” caraibiche, e s’innamorasse di mezze sciacquette per cui ha dilapidato la dignità in mercimonio della sua bellezza oggi un po’ sciupata.

Depardieu cazzeggiava con una gang francese per le banlieue parigine. In quei sobborghi imparò presto a fare l’uomo, senza contrattare con alcun tipo di “cultura”. Che poi la dovremmo smettere con questa fissa per la cultura “alta” perché, vista così, pare un moloch monolitico a cui possono accedere solo i “capoccioni”. Le cape de cazz’. Boriose, seriose, che non sanno mai ridere e son sempre sospettose del prossimo anche quando il prossimo è in bagno a “tirarselo” e a non tirarsela su un giornaletto “scostumato” libero dai moralistici “buon” costumi. Sì, al mare le donne non indossano nemmeno il costume, e questo invece è riprovevole perché svilisce oscenamente quel pudore delicato che la lor natura dovrebbe indurle a conservare. Ah, comunque non sono un conservatore, sono un liberale-radicale con le mie malinconie radicate sebbene non riconosca le mie radici.

De Niro, invece, abbandonò gli studi dopo le medie e superò ogni medietà possibile, giganteggiando con Scorsese e andando a letto presto con Sergio Leone.

Insomma, solo in Italia si crede che per fare gli attori e gli artisti bisogna essere laureati. La dovremmo finire con queste lauree, ché sono solo specialistiche di un settorialismo vecchio come il cucco, che servono solo a diventare metronomi della carta stampata, “dottori” delle comunicazioni più insulse.

Siate attori e, se una donna vi piace, fate capire che state recitando la parte dei timidi. Lei proverà a “sbloccarvi” e voi potrete “timidamente” incunearvi…

Ah ah!

di Stefano Falotico

Le nostre moralità, la censura, il “proibito”, la vita nel suo esser scoscesa, i film al cinema e Turturro ne Il nome della rosa

17 Oct

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Stamattina, ho accompagnato mia madre alla stazione. Quante brutte facce in giro, tutte affaccendate. A cosa si affaccendino, non si sa. Persi nei loro deliri frenetici, un’umanità alquanto repellente e poco giocosa, fottutamente ambiziosa, leziosa, oserei dire. Ah, l’osé. Sempre stamane, dopo che con doviziosa “meridionalità” recitai un mio pezzo di ieri “scandaloso”, mi hanno sospeso un video. Perché, a dir loro, moralmente inaccettabile. Insomma, ho peccato di troppa “grintosa” esuberanza e son stato punito. Ma, oramai, sono un habitué delle punizioni. Io stesso mi auto-punisco, in una sarabanda spericolata di colpe che mi do e godimenti di cui dovrei invece gioire con più armonico nitore di me finalmente slacciato da tante moralità finte e solo accondiscendenti la piccola borghesia che non vuole ascoltare il vero, preferendo rintanarsi nelle chiacchiere più spettegolanti però “innocue”, nella tristezza camuffata da ridanciana, volgare ilarità, dalla vacuità più suprema e dalle ovvietà più sperticate. Profonda amarezza per questa gente, che mai si sgancerà da etiche appunto fasulle, contraffacendo la propria apparenza dietro pezzi di carta che possano attestare chissà quale superiorità e continuando a perpetrare, ipocritamente, malignità senza sosta, nell’infinita “bontà” di un perbenismo solo di facciata. Squallore puro, estremo, che castra le anime nate libere e le rende schiave del più mentecatto conformismo becero. Quello per cui, come uomini, si è misurati dal valore dei soldi, dalla bugiarda posizione sociale, dal gioco della piramide gerarchica. Ah, quanti gerarchi. Il nazismo è stato solo nascosto, ma continua a vivere, è vivo e vegeto, purtroppo. Celato dietro immagini impeccabili di signorilità mentitrici le oscenità che custodiscono “sapientemente” nella bruttezza immane del loro animo.

Sconsolato, pieno di malumore, mi preparo un caffè che possa riscaldare, almeno momentaneamente, il girovagar strambo dei miei pensieri scoraggiati. E forse anche leggerissimamente scoreggio nel far defluire la cattiva aria che si stava impossessando delle mie viscere su di giri. Evacuazioni soffici che spariranno intangibili, ma “saporite”, nel cielo blu cobalto di ansietà liberatesi dal buio, buco, della psicologica compressione.

In pochi, in questa società cinica, abietta, son disposti a starti a sentire. In pochi ti danno retta.

E adesso devo sorbirmi anche la notizia che la RAI girerà una serie televisiva dal capolavoro di Eco, con John Turturro. Non c’è più religione.

E i film al cinema? Cambiano sempre e io (non) cambio.

 

di Stefano Falotico

Harvey Weinstein, anziché “abusare”, perché non si è abbonato a Celebrity Movie Archive?

16 Oct

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Ora, questo mio scritto può essere visto in due modi. C’è chi, maligno e ipocrita, vi vedrà una “schifezza” di rara sconcezza, chi invece “denoterà” il mio umorismo figlio di una purezza mia innata tale che nessuno può imputarmi di andare a pute.

Hollywood, nome inglese composto da Holly & Benji? No, da holly, cioè agrifogli(o), e wood, cioè il bosco.

E Harvey era ben conscio di tutte queste addormentate nel bosco che sognavano la grande minchia. No, scusate Mecca. Tanto che, ricattandole, per quella ricotta, forse sedandole, drogandole e dunque addormentarle, voleva “inalberarlo”.

Ora, non inalberatevi, donne, per queste mie battute. Voi non siete delle battone, siate come me delle battutiste. Se volete sfondare, non recatevi da Harvey, lui è interessato principalmente allo “sfondamento”.

Harvey abusava tantissimo, tant’è vero che aveva costruito anche dei palazzi abusivi nel centro di New York. Insomma, voleva “piazzarsi” dappertutto senza autorizzazione, ma molto rizzamento.

Ecco, Harvey probabilmente sa(peva) che esiste un sito che l’avrebbe distratto da queste fighe di legno.

In cui poteva divertirsi senza incorrere nel fall(iment)o.

Un sito aggiornatissimo, sia mai, in perenne “evoluzione” per l’uomo scimmia. Ove ogni giorno vengono archiviati culi e tette di attrici famose (e anche no-n) con una precisione meticolosa da far invidia all’avveniristica biblioteca sesquipedale, da “perderci la testa”, di Blade Runner 2049. Insomma, se volete perdere i vostri testicoli, questo è il sito che fa al “cazzo” vostro. Donne di ogni forma e fattura, scaricabili affinché possiate “scaricarlo”. Non c’è bisogno di torrent, ma di una connessione veloce per la masturbazione lenta un po’ da ritardati, da godere comunque di “effetto” ritardante. Donne, insomma, “torreggianti”. Tutte da scorrere per “scorrimenti” che poi esploderanno in maniera “torrenziale”.

 

Dopo averle “selezionate”, potrete venire e, ben lieti di esservi sfogati, potrete danzare come degli scemi sulla canzone di Mario Venuti… ballare… ballare, oh oh!

Insomma, non voglio fare il maschilista, a differenza di Harvey, che tutte voleva farsi, e non sono sessista. Ma tutte queste donne che, dopo aver dato la passera, hanno ottenuto il lasciapassare, e ora lo denunciano, non hanno un cazzo da fare?

 

Sì, scherziamo su Harvey che amava il “tiramisù”. Insomma, Harvey avrà pensato: perché essere in gamba quando posso essere in tante gambe?

 

Di “mio”, sono sempre preoccupato che, per il caffè, sia finito lo zucchero… ho detto tutto.

di Stefano Falotico

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Wonder Boy, anche se talvolta penso di essere Wonder Woman

16 Oct

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Ecco, mi guardo allo specchio… d’altronde, in molti mi urlano, in maniera riprovevole e in forma di reprimenda, si guardi allo specchio! Lo specchio, mi spiace per questi qui, mi rimanda un’immagine piacente, e credo di avere un’ascendenza verso le donne di Piacenza! Eh sì, in queste “a-scende”. Ah ah, ma per piacere! Per piacere, bisogna essere sé stessi, sempre, senza contrattare né contraffare la propria anima.

Devo ammettere, di tutto orgoglio, che ho una presenza scenica, anche se talvolta scema, da uomo che può permettersi di “metterlo”… dove? Dove ti par più comodo. Sì, nonostante an(n)i d’ingiuste batoste, di sacrifici esiziali, ah, quanti gravi danni, da auto-esiliato e anche (d)eluso, la mia avvenenza non ne ha risentito e, in cuor mio, posseggo ancora lo slancio grintoso dei miei giorni migliori. Anche se, a dire il vero, nella mia vita ho conosciuto pochi giorni migliori e tutti mi gridano in faccia, mia di cazzo e poco di “culo”, si migliori!

Ecco, in questo cammino angosciante, tormentato, esiziale o forse solo esistenziale, ho imparato ad appurare le mie qualità. Io, anima (im)pura, in mezzo a quest’umanità che spesso di me tutto distorce. In queste reciproche distorsioni ove (non) appaio per quello che sono, in questo tener nascosti i miei pregi e spesso, per ire estemporanee, far emergere solo i miei difetti, vengo sempre frainteso, quando invero, vi dico, donne, vorrei solo “venir” teso. Ah ah.

So scherzare e, come detto e spero “dato”, anche “schizzare”.

Eppure, ancor arranco, ma non preoccupatevi, so arrangiarmi. Fra qualche soldo racimolato grazie alle mie genialità e qualche altro “solo”. Sì, mi associo a persone sole come me, che da tempo non vedono più il Sole, essendosi eclissate in malinconie perenni e difficilmente guaribili. Ma, in queste “associazioni” di umori (in)stabili, trovo la piena compiutezza del mio ancor voler sognare in grande, anche “in glande”, se le donne me lo permetteranno e volessero che “glielo” mettessi. Ometti, non “omettetelo”. Tante delusioni, e il mio cuore, affranto, stava per spegnersi, tramontando laddove la speranza si stava abbandonando nella mer(da). Grazie al mio spirito battagliero, riesumai l’antico guerriero che Madre Natura mi concesse di avere, “cari” uomini che mi deste solo dell’avaro. Fra malattie mie immaginarie e, appunto, mal di mare, mi scoprii marziano, nel senso di alienato, non di uomo di Marte. Fui anche comunista di falce e martello, e fancazzista da “pulce” e matterello, cari miei vigliacchi che vorreste picchiarmi col mattarello. Sì, ammattitevi, in questo esser giudicati matti, vi eleverete dalla foll(i)a di questa social, squallida mattanza. Intanto, gli operai del piano di sopra mettono a posto i mattoni, sì, gli inquilini del piano superiore sono più matti di me. Di notte, scopano rumorosamente e sono grida “strapazzanti”. Casa “dolce” casa.

 

Sì, mi do a letture horror e anche a romanzi poetici. Sono angelo e un po’ diavolo, bambino e un po’ joker.

Non sono uno Stallone italiano, ma vivo nella mia “stalla” guardando le stelle. Io, stellina… di latta, uomo da materno latte. Eh sì, le tette… Comunque sia, vivete sotto un tetto e siate uomini di “tatto”.

Più che Gal Gadot, sono uno da Aspettando Godot… prima o poi godrò, ah ah!

 

di Stefano Falotico

 

De Niro, sullo scandalo Weinstein, tace con (in)dubbio gusto da uomo (in)giusto

15 Oct

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Eh sì, oramai è un tiro al piattello, il “povero” Weinstein viene attaccato a destra e a manca in un gioco al massacro d’inesorabile progressione allucinante. Insomma, non vorrei apparire come quello che difende l’indifendibile, se Weinstein ha abusato, come credo effettivamente sia, va giustamente condannato ma queste donne che, dal nulla, all’improvviso si scagliano contro “deliberatamente”, quando per anni son state zitte e omertose, mi fanno riflettere, m’inducono alla tristezza più desolante, mi fanno pena e mi puzzano d’ipocrite. Adesso anche l’Eva Green si fa avanti con la “sporgenza” del suo seno madornale e sostiene che Weinstein cercò di attentare alla sua purezza “illibatissima” da dreamer… A ogni ora una nuova denuncia, in un’escalation agghiacciante di molestie taciute, tenute “ibernate” per an(n)i e adesso svelate come una giornata di Sole dopo tanta pioggia sulle “bagnate”. Ah ah. Weinstein, un produttore geniale che, dall’oggi al domani, si trova sul “lastrico” della sua disgrazia, abbandonato da tutti e vilipeso perfino da chi l’aveva chiamato Dio. Meryl Streep, in uno slancio di femminismo degno della Maddalena che non si guarda allo specchio, inveisce su Harvey, una Giuda in gonnella che, fino al minuto prima della primissima denuncia, per Harvey avrebbe recitato anche in un film porno. Diciamocela!

Insomma, i conti non tornano, prima Harvey era un “conte”, adesso uno che di tutte le sue “lingue” deve dar conto. Chiamate un ragioniere per amministrare questi impazziti coiti, no, conti.

A questo punto, fa bene De Niro a rimanere in silenzio. Egli è grande amico di Weinstein, che in verità vi dico sapeva tutto, come tanti finti ignari di quest’Hollywood bugiarda e fintamente stupita. In prima linea c’è George Clooney, l’emblema di quello che ha scheletri nell’armadio che neanche ne L’armata delle tenebre di Raimi.

De Niro invece è onesto, la biografia di Shawn Levy ce ne parla come di un uomo vizioso che partecipava a festini goderecci e si faceva di droga, a Parigi, durante le riprese di Ronin, fu interrogato dalla polizia in merito a un giro di squillo, ma De Niro, in maniera decisamente sincera e apprezzabilissima, lontana da queste moralità patetiche da piccoli borghesi ipocriti, ha sempre ammesso le sue colpe, e adesso non se la sente di affossare un amico che, sì, ha sbagliato, eccome, ma forse non merita questo devastante linciaggio (im)morale che è figlio, a mio avviso, soltanto di una sconsolante amarezza di tutto. Di tutto.

 

Ora, scambiatevi un segno di pace. Una mano lava l’altra. E andate dal prete a confessare i vostri peccati. Vi assolverà? Hollywood solo lo sa. Ah ah.

Vado a farmi la doccia.

di Stefano Falotico

Lo scandalo Weinstein travolge anche De Niro e O. Russell, mentre la Everhart non voleva il porcello Harvey, un man ever hard

14 Oct

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Sì, notte turbolenta, di mal di pancia insostenibile e insonnia perenne. Ma io, in quest’Ottobre decadente, veglio sulle anime dei peccatori e le forgio alla dignità che persero, aspergendo le mie sigarette da fumatore incallito nel posacenere dei loro errori colossali. Eh sì, come sappiamo, il produttore di parecchi kolossal, Harvey Weinstein, è stato un “macellaio” peggiore del “suo” Daniel Day-Lewis di Gangs of New York.

Un’altra donna(ccia) accusa il produttore, che oramai fu, di aver abusato di lei. Il suo nome è Angie Everhart, una rossa di fuoco che non accettò le avance di Harvey che, comunque, in maniera non irrisoria da “puro” irredento, si masturbò davanti a lei. Insomma, in questo devo dargli “atto”. Anch’io mi masturbai su Angie quando, ignuda, comparì sulla copertina di un vecchio Max di Agosto. Sì, fu un onanismo di cui mi “macchiai”. Ah ah. Ora, Harvey è ingiustificabile e, invece che essere un produttore di tutto punto, scopriamo che era un maiale di “tutto pugno”. Ah ah. Ma anche la Everhart non è certo una che di mestiere fa la suora. Celebri infatti le sue relazioni con Sylvester Stallone e Kevin Costner, e sin qui ci può stare, essendo stati, rispettivamente Sly e Costner, degli uomini di una certa prestanza fisica. Ma incomprensibile invece perché la Everhart per anni fu “affiliata” a Joe Pesci, più basso di lei di trenta centimetri e probabilmente non possedente un uccello di altrettanta lunghezza. Ah ah, questione di soldi. E Angie ha sempre puntato a quelli, dall’“alto” dei suoi tacchi vertiginosi in cerca del trampolino di lancio. Fregandosene se il compagno era, “sensualmente” parlando, un cesso o un tappo. Quindi, proprio lei dovrebbe tacersi. Avrebbe venduto anche la sua ultima confezione di smalto per le unghie pur di partecipare a un film da “Oscar” per smaltare la sua filmografia. Harvey medita il suicidio, e per colpa sua non produrranno più la serie televisiva con De Niro e Julianne Moore perché Amazon, che avrebbe dovuto finanziarla assieme a quel che oramai resta della Weinstein Company, dopo tanto scalpore, si è tirata indietro. Ciò che mai ha fatto Harvey. Lui lo tirava e basta, senza mai “ritirarlo”. Ah ah.

Insomma, Harvey l’ha fatta grossa da “grassone”. E io, adesso, vado a mangiarmi i grissini.

A conti fatti e a coiti disfatti, la rossa Everhart, forse, voleva la parte di Julianne Moore. Ma non si è lasciata fare e ora non se fa più nulla.

Dopo questa puttan(at)a, vi lascio con questo pensiero. La scena iniziale di Blade Runner 2049, quella dell’orto botanico col Bautista, mi ha ricordato che le donne innamorate non smetteranno mai di comprare le rose rosse nella serra di Via Agucchi. Poi, scoprono che i loro compagni vogliono farsi una come Angie Everhart e scrivono alla clinica ove Weinstein è attualmente in “cura”, per “sostenerlo” un po’.

Sono cinico? Sono un uomo di mondo, e certe cos(c)e non mi stupiscono.

TALES FROM THE CRYPT PRESENTS: BORDELLO OF BLOOD, Angie Everhart, 1996, (c)Universal

TALES FROM THE CRYPT PRESENTS: BORDELLO OF BLOOD, Angie Everhart, 1996, (c)Universal

 

di Stefano Falotico

12 Ottobre 1492, Cristoforo Colombo scoprì l’America e io oggi, nel 2017, scopro l’acqua calda, riscaldandomi in Pacino

12 Oct

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Der Seefahrer Christoph Columbus (Gérard Depardieu) will die Erde mit dem Schiff umrunden. Ein waghalsiges und umstrittenes Unterfangen.

Der Seefahrer Christoph Columbus (Gérard Depardieu) will die Erde mit dem Schiff umrunden. Ein waghalsiges und umstrittenes Unterfangen.

Sì, ero un campione di memoria alle elementari e questa data non mi sfugge mai. Ero esperto di geografia e sapevo muovermi fra quei banchi “alimentari” con indubbia sfacciataggine da uomo già altolocato, da uomo-bambino che, fra matite e pennarelli, discerneva già il vero e, per sembrare piccolo, per farmi accettare dai miei compagni, fingevo di aver appena appreso l’alfabeto quando invero mi davo a letture caraibiche di più alta scuola, degne del mio essere un precoce Jack Sparrow. Sì, stati di follia pervasero molta della mia vita futura, ma giammai arenai il mio coraggio e son qui, nuovamente, alla scoperta dello stare coi piedi per terra. Debbo ammettere, non biasimatemi, che qualche anno fa venni corteggiato in maniera, oserei dire, oscena. Inserivo foto del mio viso su Facebook e venivo assalito da ninfomani ingorde della mia carne. Volevano spellarmi, rendermi ignudo per il “puro” piacere più materialista e suino. Ma declinai ogni offerta, sebbene qualcuna attentò non solo alla mia integrità sessuale ma volle i soldi spillarmi. Devo confessarvi che non è un periodo in cui navighi nell’oro. La mia vita attuale è sempre incerta, barcollante come una nave nella marea di emozioni perennemente cangianti. Ma comunque ben galleggio. Umori che cambiano temperatura del cuore nei venti di Libeccio mentre la massa si dà alla lettura di libracci. Datemi un abbraccio, mi barcameno e nessuno voglio menare. Sono un saggio alla Caronte che traghetta i peccatori verso lidi più speranzosi…

Ed ecco verso noi venir per nave

un vecchio, bianco per antico pelo,

gridando: guai a voi, anime prave

Non isperate mai veder lo cielo:

I’ vegno per menarvi a l’altra riva

ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo.

 

Eh sì, alcuni, quando dimagrisco e ho lo sguardo alienato-allucinato, sostengono che assomigli a Christopher Walken. Sempre meglio che a Claudio Santamaria. Sì, la Santa Maria, la più grande delle imbarcazioni di Cristoforo. Della Madonna! Una nave piena di persone in gamba che mai sarebbero andate a vedere quella porcata di Brutti e cattivi.

Invece, sono apparse le prime immagini di Al Pacino dal set di The Irishman. Un tizio ha ironizzato, dicendo che Pacino c’ha le tette… Questo cafone abbia rispetto del mitico Al, un attore che, vorrei ricordargli, è vicino alle ottanta primavere. Voglio vedere lui a quell’età. Considerando le sue offese da gorilla, deve star attento che a ottant’anni non abbia scoperto in ritardo di essere un babbuino.

Insomma, non siate né scemi né scimmie, cercate di scoprire sempre nuove americane. Ah ah. Sì, le americane son più selvagge… e, mi raccomando, fate i pesci lessi. Il pesce lesso è sempre meglio di quello in bianco. E siate delfini liberi dal branco.

 

di Stefano Falotico22448333_10209784030740345_8949344747720441345_n

La vita va presa a (s)picchi, senza essere spocchiosi, anche se qualcuno vorrà picchiarti, vedrai che spacch(era)i

12 Oct
THE DEVIL'S ADVOCATE, Keanu Reeves, Al Pacino, 1997, (c)Warner Bros.

THE DEVIL’S ADVOCATE, Keanu Reeves, Al Pacino, 1997, (c)Warner Bros.

 

Eh sì, L’avvocato del diavolo, un film che alla sua uscita mi piacque abbastanza ma che, col tempo, ho imparato a rivalutare in peggio. Abbastanza pacchiano, un film che non sa che strada prendere, indeciso fra l’horror metafisico filosofeggiante, un remake sui generis di Rosemary’s Baby, uno star vehicle per un Pacino sopra le righe ma scatenato e pungente, una superficiale parabola esistenziale, un’analisi della società di fine scorso millennio, un trampolino di lancio per la Theron, un pastrocchio, a volte di cattivo, smisurato gusto tra farsa, dramma e anche eccentrica commedia nera. Insomma, un film mediocre, con qualche lampo di genialità, pochi a dire il vero, e sostenuto qua e là da dialoghi brillanti, come quando Milton/Pacino dice all’avvocato di Keanu Reeves… Un po’ meno spocchia, figliolo, anche se sei bravo, non se ne devono accorgere che arrivi, sarebbe una gaffe, amico mio. Devi mantenere un profilo basso, innocuo, sembrare insignificante, uno stronzetto, emarginato, costantemente nella merda… Guarda me: sottovalutato dal giorno della nascita. Tu non mi crederesti mai un padrone dell’universo, non è vero?

Ecco, queste frasi, lapidarie e ciniche, riassumono la storia della mia vita, ah ah, e qui sono Pacino. Sì, un personaggio anomalo questo qui presente-assente-non monoteista deficiente Falotico, possedente forse più di una normale testa, che vaga per la città “alla rinfusa”, in cerca talora di gatte che voglian le fusa del mio fus(t)o, scrittore di razza pregiata, avercene… un uomo che, a colazione, mangia pizzetta su cappuccino bollente, un abbinamento quantomeno strano, come la mia vita al di là di ogni possibile etic(hett)a.

Se sei una merda, ti attaccano, se sei un genio, t’invidiano a morte. Se stai a metà strada, ti metton sotto le macchine. Ah ah.

D’altronde, chi non conosce la canzone…

Se lavori, ti tirano le pietre.

Non fai niente e ti tirano le pietre.

Qualunque cosa fai, capire tu non puoi

se è bene o male quello che tu fai.

Tu sei bello e ti tirano le pietre. Tu sei brutto e ti tirano le pietre.

E il giorno che vorrai difenderti vedrai

che tante pietre in faccia prenderai!

 

 

In buona sostanza, chi non ti vuole bene, andasse a fanculo. Vorrà dartene tante ma, tu, accontentati della sua amante che, quando lui non lo sa, tanta… te “la” dà. Ah ah!!!

di Stefano Falotico

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