Archive for June, 2019

Se volete essere artisti, attori, registi e scrittori in Italia, vi presento l’orrenda situazione medioevalistica del nostro Inferno dantesco


30 Jun

paradiso perduto de niro

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Ieri sera, con un amico abbiamo discusso della situazione artistica italiana. Prendendo assieme coscienza, per l’ennesima volta, che in Italia chi vuole affermarsi per divenire puramente artista, ecco, non solo non ha la strada spianata, bensì ha davanti a sé un dirupo, un precipizio.

Sì, se un perfetto sconosciuto desidera(sse), in questo nostro Paese di medici e avvocati truffaldini, di stronzi analfabeti e cazzoni, di elevarsi dalla media e prodigarsi al fine di portare avanti le sue idee creative, può anche subito gettarsi giù da uno strapiombo.

Perché, come molti di voi sapranno, non arrivi a pubblicare o a girare perfino soltanto un cortometraggio rilevante, se non sei ammanicato a un viscido, puttanesco sistema editoriale-produttivo e/o promozionale di gente falsa e ruffiana.

Prendiamo, traslando la situazione di merda/e, l’apparentemente rosea fabbrica dei sogni di Hollywood.

Comprendo benissimo le recriminazioni doverose di tutte quelle attrici che, stanche, esasperate, distrutte, avvilite, umiliate da Harvey Weinstein, denunciarono quest’ultimo in massa.

Perché, sostanzialmente, la legge ferrea per sfondare nel firmamento delle stelle è principalmente, soprattutto per le donne belle e avvenenti, quello di farselo sf… e, appunto, accettando compromessi, sessuali e non, assai riprovevoli, disgustosi e ovviamente criminosi.

In quanto, il signor Weinstein concesse onori e lusso, prestigio e Oscar alle sue predilette, alle sue pupille (e papille gustative) alla condizione che, prima di lasciarle, lussuriosamente, accedere alle prime delle migliori passerelle mondiali, donassero le loro p… da put… elle.

Ha sempre funzionato così, inutile girarci attorno.

Quello che però non capisco è perché queste donne abbiano dapprima abdicato alla sua schifosa legge e poi, non ottenendo i riconoscimenti, gli onori e la gloria che s’erano illuse di ottenere, l’abbiano denunciato. Volendolo fottere. Il famoso lasciapassere, no, lasciapassare.

Dovevano denunciarlo prima di essere v(i)olate. Eh già, un manipolo, anzi gruzzoletto, ah ah, d’ipocrite altrettanto lerce a laide.

Com’è che invece io non faccio così? Innanzitutto perché non sono una donna e poi perché non mi svendo. In una parola povera da poveretto, eh sì, ridete pure, non mi prostituisco.

Ben conscio oramai da tempo di essere molto dotato, avrei potuto optare per una vita da Richard Gere di American Gigolo. Sono un caso umano.

Oggi sarei considerato un sex symbol ma soprattutto, coi soldi fornitimi dalle vecchie signori abbienti anche se probabilmente racchie, decrepite, storpie e grasse deficienti, sguazzerei in una piscina, gustando cocktail a mollo…

Eppur giammai mollerò!

Vi è gente che, grazie agli introiti riscossi dai loro video inseriti su YouTube, è diventata ricca e famosa.

Persone geni(t)ali! Al loro canale sono affiliati e iscritti milioni di persone bestiali.

Questi youtubers sono più bravi di noi? Sono davvero talentuosi, sono semplicemente più cazzuti?

Hanno avuto più culo, come si suol dire, hanno investito un patrimonio, ereditato dai genitori nababbi, per comprarsi gli inserti pubblicitari di Facebook o, invece, oggi va di moda il trash? Campo nel quale sono maestri? Eh sì, un tempo, anche solo per fare il maestro delle elementari, dovevi diplomarti alle scuole magistrali. Questi ammaestrano tutti, hanno più visualizzazioni della BBC ma, in fatto, di ABC, non è che li veda benissimo. Diciamo. Ci vuole la babysitter per farli stare zitti.

Cosicché, se uno realizza un video in cui fa una scoreggia, diviene il nuovo Laurence Olivier con tanto di applauso scrosciante d’un pubblico di spettatori da bonjour finesse davvero spiccata, oserei dire da premio Nobel. Pulitzer! Pulizia!

Macché, youtubers di successo bravissimi ce ne sono.

Ma i più sono dei cretini, degli svenduti oppure delle puttane che, per ascendere all’olimpo della graduatoria, si son dati nudamente porcelleschi alle imitazioni più becere e patetiche di Alvaro Vitali, venendo a loro volta inondati da una progenie degenerata di assoluti debosciati?

No, non è affatto vero. Stai, sto scherzando?

Sono uomini e donne che, nella vita, mai mollarono.

Infatti, ne mollano talmente tante che oggigiorno sono scambiati per Che Guevara del meteorismo.

Non sono mica meteore qualsiasi. Grazie alle loro aerofagie volano altissimi come mongolfiere. E svolazzano per decenni interi nel blu dipinto di blu.

Invece, chi parla nei video in maniera competente, seria e oserei dire altolocata di Cinema e Letteratura, a meno che non lecchi il culo a qualche promoterinfluencer di grosso calibro, uno a “cazzo duro” insomma, viene preso per mongolo in questa società di palloni gonfiati.

Ecco, il mio editor aveva ragione e ha ancora ragione su tutta la linea, sull’intera collana… Mi disse di continuare nel selfpublishing, tanto la Mondadori pubblica solo chi spedisce regali e doni al figlio di Berlusconi, la Newton Compton pubblica i classici e non caga gli autori postmoderni mentre le case editrici, piccole o grandi che siano, non a pagamento, cioè quelle che non richiedono il contributo editoriale, esistono ma se sei una donna devi scoparti l’editore, se invece sei un uomo devi essere già un giornalista affermato che è sposato con un’ex attrice italoamericana, un tipo alla Annabella Sciorra per intenderci, che dopo averlo preso in quel posto da Weinstein s’è riciclata in campo editoriale, mettendo su una casa editrice di romance (ig)nobili da Cinquanta sfumature di grigio.

Se invece sei un intraprendente, coraggioso regista alle prime armi, al massimo possono darti 300 Euro per filmare, come se fosse il super 8 della prima comunione, uno spot della Pubblicità Progresso con le solite banalità superficiali sulla povertà, l’anoressia e la bulimia, la depressione e la situazione sociale… è questa. Sì, ieri notte ho contattato una, una che davvero è una correttrice di bozze importante/i, soprattutto dei suoi educazionali refusi nel galateo del cazzo:

– Ciao Benedetta. Sei ancora sveglia a quest’ora? Disturbo?

– No, se mi hai visto online, significa che non dormo, ovviamente. Non ho sonno, stanotte. Quindi, dimmi pure.

– Ecco, domattina posso inviare alla mail della tua casa editrice, della quale tu mi hai parlato in termini lusinghieri ed entusiastici, avendomela tu descritta come una rivoluzionaria casa editrice all’avanguardia che privilegia le grandi speranze giovanili, un mio manoscritto inedito?

– Sì, certo. Buonanotte.

 

Incredibile.

Siamo sicuri che questa Benedetta sia una davvero benedetta dal talento di scoprire talenti? Non è che sia, detta come va detta, un’entraîneuse che fa entrare… nel suo circolo cul-turale solo chi le si dà con prosa poetica poco intellettuale, invero animale?

Ben detto.

E che dio vi benedica.

Sono il nuovo Dante Alighieri e voi, no, non brucerete all’Inferno. No, non sono così cattivo.

Diciamo che però il Canto Diciottesimo della Divina Commedia potrebbe essere la vostra casa dei piaceri…

O no?

Già, ma per piacere!

Ricordate: Beatrice era in verità una meretrice.

Oh, signore benedetto!

 

di Stefano Falotico

Che ci fa il Joker a Medicina assieme a un suo amico del circondario imolese? Super video


30 Jun

benigni stecchino phoenix johnny cash

Sì, il Joker Marino, ovvero il sottoscritto, non abbisogna di truccatori e visagisti.

La faccia del clown è stampata nei suoi lineamenti affascinanti, malinconici e talvolta rock su espressione beffarda da Travis Bickle di Taxi Driver, da Rupert Pukin di Re per una notte, associata al miglior Joaquin Phoenix possibile. Forse il suo Johnny Cash di Quando l’amore brucia l’anima.

Un’anima dura, nuda, senza makeup e imbellettamenti.

Con zigomi da Al Pacino di Crusing e fascino magnetico alla Sean Penn, a sua volta grande amante di Springsteen.

Con un mio amico, il quale abita a Castel San Pietro Terme, in quest’ultimo sabato di Giugno 2019, mi sono avventurato a Medicina. Cittadina di quasi ventimila abitanti sulla quale aleggiano storie macabre da Carlo Lucarelli.

Questo mio amico, passeggiando lungo le vie del centro storico di tal paesino ameno, mentre adocchiai qualche ragazza indubbiamente sollecitante i caldi estivi, mi ha condotto nei pressi di un’abitazione maledetta.

Si dice che in Italia i medici, non la famiglia Medici, siano la categoria a più alto tasso di suicidi.

Sì, anche negli Stati Uniti non stanno messi meglio.

Il medico, laureato in Medicina, anche se s’è laureato a Bari, a forza di stare a contatto con persone malate di qualche patologia, si ammala lui stesso.

Pensate all’episodio finale della stagione 4 di Black Mirror. Col segmento dello scienziato pazzo che, prima entra in contatto con gli infermi e poi, immedesimandosene troppo, s’incancrenisce da solo.

Ad esempio, io posso dirvi questo. Avete presente il finale di Johnny Stecchino? Quando sbattono Dante, scambiato appunto per lo Stecchino, nella bottega del barbiere?

Tutti credono che sia fottuto in mezzo a quegli animali.

Come fa il tacchino?

Ah, miei polli.

Pensiamo per esempio agli psichiatri. Ne incontrai molti nella mia vita. Mi dissero che, a forza di vedere troppi film, avrei aggravato la mia indole delirante sulla realtà, imitando il peggio del Cinema di Jodorowsky.

Invece, smentii ogni loro diagnosi. Sì, uno mi dette solo qualche mese di vita cerebrale.

Avevo ragione io. Se Matthew McConaughey dimostrò l’impossibile in Dallas Buyers Club, io dimostrai, come un teorema pasoliniano, che la scienza non può niente contro di me. Sono troppo oltre le teorie assurde e invalidanti partorite da rimbambiti.

No, non fui accusato di avere l’AIDS ma di essere spacc(i)ato nel cervello. Mi costrinsero ad assumere farmaci, convinti che altrimenti avrei fatto la fine di Russell Crowe di A Beautiful Mind.

Ragazzi, non assumete mai robaccia come gli psicofarmaci. Perché poi, se vedete Jennifer Connelly di Hot Spot, il cavallo dei pantaloni non sentirà il bisogno di cavalcarla come in un tosto rodeo.

Si chiama calo della libido. Non è castrazione ma diciamo che colui che assume psicofarmaci, ecco, tende ad angelicare ogni donna anche se si trova dirimpetto a Miss Italia.

Sì, io ho scarsa fiducia nei medici. A mio nonno dissero che aveva superato il Cancro e dopo tre mesi il suo corpo fu inondato di metastasi e lui morì.

A un mio amico ingessarono l’alluce quando invece s’era fratturato il pollice.

Mia madre invece non sta tanto bene ultimamente. Le dissero che era affetta da una strana allergia propagatasi sul corpo e invece si è scoperto, assai in ritardo, che ha la celiachia. Non può mangiare il glutine. Era il glutine a provocarle una reazione infiammatoria.

Il mio caso è stato diverso.

Ero un enfant prodige. A forza di abbassarmi al livello dei dementi, il demente ero diventato io.

Per una semplice ragione. È come ne Il seme della follia di Carpenter. Se i pazzi dicono che il pazzo sei tu, lo sei davvero perché gli altri non capiscono. E ridono e ballano, facendoti le smorfie.

Ad esempio, la realtà la puoi strutturare in vari modi. Se per te vita significa timbrare il cartellino, fare figli, andare a messa e guardare partite di calcio, chi amerà Clive Barker verrà da costui/costoro considerato un mostro di Lovecraft.

Il concetto mi pare chiarissimo. Com’è che non ci arrivate? È una questione cabalistica.

Infatti, con questo mio amico abbiamo parlato dei grandi horror degli anni ottanta come Hellraiser.

Concordando che Barker è superiore mille volte rispetto al tanto celebrato Stephen King.

Detto ciò, mi ha mostrato un’abitazione per cui una leggenda metropolitana narra che le persone del luogo che hanno deciso di farla finita, eh già, affittano una stanza per continuare la funebre tradizione, come in una catena di Sant’Antonio, del primo che si suicidò in quella precisa cameretta orribile.

Roba quasi da Shining.

Quindi, io e il mio amico siamo ritornati a Castel San Pietro Terme.

Recandoci all’Accademia del Pomelo, bar sui generis con una barista che sa come shakerarti gli ormoni.

E questo è quanto.

Il resto non ve lo posso dire.

So che siete curiosi di sapere come sia andata a finire tra me e la barista.

E, nel mistero, si crea la suspense.

Mentre, nel vostro cervello, si sviluppa sempre più l’onanismo a farvi i cazzi altrui.

Statemi bene. E curatevi. Il detto dice: meglio prevenire che curare.

Il mio invece sostiene questo: chi mi disse di curarmi, eh sì, credo sia stato inculato.

Ho al solito ragione io?

Chiediamolo alla barista.

cabaljoker phoenix

dav

 

 

di Stefano Falotico

Dovete miracolarvi prima che sia troppo tardi e ritornare in sella


29 Jun

ricochet washington ricochet 2

Sì, l’Italia è un Paese che secondo me andrebbe restaurato dapprincipio, dalle fondamenta, come si suol dire.

Eh sì, se mancano i fondamentali, vi rispediamo alle scuole elementari.

Anzi, come diceva il mio professore di Tecnica, forse di Disegno, andate presi e spediti al negozio di alimentari.

Cosicché i vostri pezzi di carne, dopo che vi macellaste e maceraste da soli, prostituendovi già nella prima adolescenza al porcile di massa, saranno (non) vivamente esposti assieme alle piastrelle insanguinate dei vostri sporchi tor(t)i insanguinati che, per un’escrementizia vita intera, hanno copulato con mucche e donne dunque svaccate.

Ah, dovreste soltanto mungere il latte coi vostri denti cariati, miei asini. Lasciate stare pure ogni mula oramai andata.

Io nella vita commisi errori più sesquipedali di Al Pacino di Ogni maledetta domenica e di Clint Eastwood, appunto, di The Mule.

Ma sono cosciente di averlo preso in culo molte volte senza far casini della madonna.

Be’, a dire il vero, volli fare il vendicatore alla Eastwood di Gran Torino ma, dopo la cagnara, guido spensieratamente ora la macchina come un bel cinesino.

Fate sempre gli sceriffi con le stelle di latta e anche con le libellule, da voi raccattate sui viali, monopolizzando ogni piacere vitale a vostro godimento dettato dalla legge fascista dei vostri tiramenti di culo a strisce.

Elvis Presley, assieme al Boss, è il più grande. Elvis non è morto, è immortale.

E la dovreste finire di emularlo, miei mitomani uomini calabro-lucani, acconciandovi come lui ma soprattutto come Carlo Verdone di Gallo cedrone.

Sì, di generazione in (de)generazione si ripete puntualmente la stessa troia, no, storia. Gli adulti cafoni che si credono cresciuti e a posto, ah ah, arbitrariamente legiferano indiscriminatamente sulle coscienze giovanili. Scrutando furtivamente pure le cosce… delle minorenni.

Additando i più ribelli, dunque secondo me i più spiritualmente belli, forse anche fisicamente. Poiché, invidiosi a morte, appunto, delle gioventù vigorose, straordinariamente ormonali, con tutta la cattiveria e il marciume che hanno in corpo, cazzo, ambiscono a castrarli per poi ridere alle loro (s)palle come porci.

Sembrano John Lithgow di Footloose. Oppure Nick Nolte di Cape Fear.

Oppure sempre Lithgow. Sia di Doppia personalità che di Verdetto finale con Denzel Washington.

Nel film di De Palma, Lithgow apparentemente è un bravo signore rispettabile. Invero è un guardone repellente. L’unica cosa che però non osserva attentamente è la sua immagine allo specchio.

Fa lo psicologo-psichiatra che non analizza la sua deformazione professionale, nemmeno rispetta l’ontologia dei retro-pensieri della sua testa di minchia.

È talmente nevrotico che ammorba la moglie Jenny, specializzata in oncologia.

Una che cura ogni uomo dal cancro, dai tumori e dal melanoma ma non è riuscita a capire la melanconia di suo marito maniaco. Incurabile ma comunque alla fin fine inculabile.

E dire che si chiama Lolita Davidovich, avrebbe quindi dovuto capire subito che suo marito era ed è amante dell’omonimo libro di Nabokov e delle varie trasposizioni cinematografiche con in cima alla lista quella celeberrima di Stanley Kubrick.

A mio avviso, anche Kubrick comunque soffriva di gravi turbe psichiche assai voyeuristiche. Prendiamo per esempio Eyes Wide Shut. Inquadra il culo di Nicole Kidman neanche se fosse stato Tinto Brass de L’uomo che guarda.

Quindi, signor Kubrick, mi spiace che sia morto ma io l’avrei visto bene a brindare al bar dell’Overlook Hotel con quegli altri due lupi solitari niente male.

Ah ah.

Di mio, molta gente mi ama, alcuni non mi cagano, come tutti gli esseri umani piscio. Ma mai fuori dal vaso e non la faccio sporca.

In tanti, a proposito ancora di Lithgow, cercarono di farmi passare per delirante paranoico. Eh sì, come Washington del film succitato.

Basta, adesso.

Quando uno è più bello, cazzo, è più bello. Forse sì, forse no. Ci starà o mi manderà a fanculo? Domanda esistenzialista, probabilmente fancazzista. Eh sì. Fottetevi.

Denzel Washington è davvero un genio.

Già nel 1991, sebbene involontariamente, poiché drogato e narcotizzato da quel motherfucker di Lithgow, anticipò il sito blacked.com, scopandosi una milf bionda simile a Brandi Love.

Una donna il cui nome e cognome la dice e dà tutta: Linda Dona.

Avete capito? Non è tanto, invero, linda ma la dona… se poi le fai un dono.

A volte io sono un horseman molto spiritoso, oltre che indemoniato, perciò spiritato.

Vi ricordate le battute di Totò in… Lascia o raddoppia?

Mike Bongiorno gli pone questa domanda:

– Mi sa dire come si chiama questo cavallo?

. Donato.

– Bravissimo. La risposta è esatta, congratulazioni. Come ha fatto?

– Eh, semplicissimo. Non vede? Ha la bocca chiusa.

– E con questo?

– Come si dice… a cavallo donato non si guarda in bocca.

 

Insomma, ragazzi. Non siate Ricochet e rincoglioniti. Siate pure leggermente incoscienti. Ma soprattutto siate fra le cosce.

 

 

di Stefano Falotico

TOO OLD TO DIE YOUNG: la realtà non è mai come la immaginiamo, come la sognammo, perfino come la disprezziamo


29 Jun

Yaritza

Ero pervertito, no partito assai prevenuto, come si suol dire, riguardo questa serie di Amazon Prime firmata da Nicolas Winding Refn. Pensavo che si trattasse della solita narcisistica, pretenziosa, autoreferenziale castroneria spacciata per qualcosa di arty in tipico stile Refn.

Regista da alcuni osannato, venerato, elevato in auge. Da altri sinceramente snobbato. Refn è un megalomane nella tradizione dei cineasti più folli e autoriali di cui il Cinema, sin dai suoi albori, è tuttora stracolmo.

Mi mancano alcuni suoi film e onestamente, come già scrissi, ho le mie riserve addirittura su quello che da molti viene considerato il suo intoccabile capolavoro, ovvero Drive.

Che, al di là della strepitosa track Nightcall, di alcune fiammeggianti riprese notturne, malgrado la recitazione piacevolmente catatonica, in stato di trance lisergico, di un impenetrabile e carismatico Ryan Gosling, difetta assai nel finale, essendo a conti fatti una scialba, oserei dire patetica imitazione di Takeshi Kitano in salsa danese-statunitense.

Detto ciò, Too Old to Die Young è una serie magnifica. La sto vedendo, rivedendo, vivisezionando. A prescindere dal secondo episodio, lunghissimo, soporifero e insostenibile, dal quarto episodio in poi ingrana finalmente la quinta, azzecca il giusto, calibrato livello fra adrenalinico intrattenimento e artistico godimento. Assecondato in ciò dall’ipnotica musica di Cliff Martinez, sorretto dalla performance d’un Miles Teller in stato di grazia (in)espressiva, illuminato dall’innocenza angelicamente conturbante di Nell Tiger Free, dalla briosa follia d’un William Baldwin ambiguo e forse incestuosamente onanista (guardatelo qui per non credere ai vostri occhi), dalla venustà soda, capricciosa, maligna di Cristina Rodlo nei panni della stupenda, diabolica Yaritza, dalla presenza ieratica e oserei dire quasi pauperistica di un tosto, immarcescibile, profetico loser, John Hawkes, il cui personaggio è un diseredato a metà strada tra un semaforo ove fermarsi per elemosinare, sì, è un semaforo man, e il tipo/topo affascinante poiché maledettamente barbone con la barbetta incolta e le rughe marcatissime, il viso incancrenito nella perenne ansia oscillante fra il nevrotico vitalistico e il nichilista fottutamente menefreghista, un uomo arcigno, spigoloso e acidissimo con la faccia imbattibile di un equivoco viscido.

Una serie nerissima spaccata sensualmente dai semi-cammei della bomba Jena Malone, figa liscissima. Una che nei film da lei interpretati raramente si spoglia ma a cui basta un movimento inaspettato dei suoi occhi iridescenti per irraggiarci di beltà scostumata, emanando sex appeal a pelle, fottendo in maniera subliminale, forse inguinale, ogni uomo che indubbiamente non può resisterle, illuminandolo da maliarda fatalona di sobrio, elegante eppur devastante erotismo accent(u)ato da un po’ di caldo, provocante rimmel per indurre tutti gli eterosessuali non solo all’indurimento erettivo, bensì soprattutto e sopra e sotto all’intorpidimento toutcourt per i maschi intimamente noir ed eternamente affascinati dalle femme fatale bastarde con le gambe lunghe in tailleur attizzante.

Una donna vera e chi dirà che, vedendola, rimane col braccino corto… è un Pinocchio che fa finta di non amare i suoi occhi, la sua gnocca da notti ove giocarle di grossa oca.

Sì, con lei il gomito da tennista si sviluppa più di quello di John McEnroe e, se non hai i soldi, lei ti lascia a secco. Spompatissimo. Comunque, per ricarburare basta un po’ di benzina e una normale pompa…

Non ci crede nessuno che non vorreste giacere con lei sin all’alba e dopo gli ululati fare i galli, eh già, il naso vi si allunga e anche qualcos’altro.

Comunque, William Baldwin, se già in Sliver fu l’incarnazione del riccone cazzone iper-voyeurista, qui ascende a idolo assoluto prima della sua dipartita grazie alla sua confessione orgogliosa da uomo traviato e debosciato mai visto. Roba che Kurt Russell e De Niro/Ombra di Fuoco assassino l’avrebbero bruciato vivo.

Baldwin, lo scorso mese, è uscito pure con Backdraft 2. Film che, nonostante l’apparizione di Donald Sutherland, hanno visto solo i suoi fratelli.

Kurt Russell e De Niro, appunto, hanno disertato non solo la suddetta boiata pazzesca, bensì la incendieranno perché rovinerà la reputazione del capostipite. Che, comunque, non era poi chissà che.

Chiariamoci, un buon film di Ron Howard, non certo da mettere al rogo ma neppure paragonabile a Inferno di cristallo.

E torniamo a Sliver, film ove le dinamitarde, esplosive gambe chilometriche di Sharon Stone sono quasi più alte del grattacielo ove Baldwin viene arso nell’anima in maniera atrocemente pirotecnica.

In Sliver vi è anche Polly Walker, la donna dal culo più bello della storia. Tornito, modellato delicatamente in forme geometriche oserei dire simmetriche, anzi, perpendicolari a qualcosa che dentro di lei morbidamente e duramente si appaierebbe volentieri in maniera orizzontale o forse verticale. Spingendo in maniera bestiale. Badate a cos(c)e importanti.

Come no?

Una che a quei tempi era capace di uccidere un uomo senza accoltellarlo, appunto, come Sharon Stone di Basi Instinct ma usando soltanto il tritaghiaccio del suo fondoschiena tagliente.

Guardate 8 donne e ½ e poi morirete…

Insomma, a tredici anni pensavo che sarei diventato astrofisico nucleare.

Invece ho scoperto che sono un figo abbastanza atomico. Romantico a cazzo mio.

Il problema è che molte donne non vedono questo.

Per forza, non vedono una minchia.

Sono talmente frustrate che leggono L’insostenibile leggerezza dell’essere. Che poi…

Secondo voi, Antonello Venditti ha mai letto Milan Kundera?

Macché, Antonello sta sotto il cupolone della magica Roma.

Cosa volete che ne sappia pure dell’Inter.

E, tra una Ferilli e una Leoffreddi, è tutta una grande bellezza… tra fusilli e penne puttanesche.

Insomma, Venditti cantò…

quando pensi che sia finita è proprio allora che comincia la salita.

Invece, io sono come Matthew McConaughey di True Detective, un pessimista cosmico a cui fa schifo pure Giacomo Leopardi:

quando pensi che sia finita, sai qual è la verità? È finita davvero?

No, ma è una vita di merda. Oggi va, domani no.

Un giorno morirò e risorgerò.

Sì, se credessi a dio e alla religione cristiana, miei falsi, poveri cristi.

O no?

Notate infine questa finissima, raffinata miniatura ove la ypsilon, ipsilon, la i greca in maniera isoscele si accorda a mo’ triangolare con qualcosa che spara nel grilletto di dolce mitragliare. O no?

yaritzafalotico

 

di Stefano Falotico

 

Quali film vedremo a Venezia? Intanto Clint Eastwood ha iniziato le riprese della sua nuova pellicola


28 Jun

joker phoenix

Come scrissi un paio di giorni fa, quest’anno riapproderò al Lido in veste d’inviato specialissimo. E mi gusterò tutti i film della Mostra assieme agli accreditati. Nella sala riservata, ovviamente, ai personaggi più prestigiosi e di spicco della stampa.

Con quali credits mi presenterò? Semplicemente con la mia faccia nuda e cruda.

Io sono un forestiero della Settima Arte. Cioè svolgo il lavoro di critico cinematografico senza però essere vincolato a esigenze editoriali ideologicamente e politicamente schierate.

Dunque, se un film che vedrò non mi piacerà, potrò scrivere liberamente che fa schifo al cazzo, senza macchia e senza paura.

Probabilmente, vista l’alta boriosità di molti giornalisti, non solo della Foreign Press, persone indisponenti ed esaltate come Vittorio Sgarbi, scatterà fra me e loro qualche rissa che non si limiterà semplicemente a uno scambio di dure, intransigenti vedute esegetiche agli antipodi.

No, non saranno soltanto conversazioni accese, diciamo, bensì io e loro perderemo la testa, il nostro sangue al cervello andrà e partiranno testate reciproche…

Detto ciò, scusate ma intendevo chiarire la mia ferrea, oserei dire manesca presa di posizione alquanto irremovibile in merito all’incorreggibilità non di un testo con dei refusi ma del mio sballato, gasato, completamente fuso che non farà mai ammenda ed errata corrige dei suoi difetti caratteriali, ancora inesorabilmente impazzii, no, già impazzano furtivamente i cosiddetti rumors riguardo i probabili film che saranno proiettati al Lido.

Ah ah.

Innanzitutto, pare che Joker con Joaquin Phoenix verrà esposto alla vetrina veneziana. Chissà, se non sarà pronto The Irishman di Scorsese, Joker potrebbe essere addirittura selezionato come film di apertura.

Dunque, dovremmo vedere il nuovo film di Roman Polanski.

Sugli altri eventuali titoli, non si sa molto. Quindi è inutile fare previsioni.

È come quando uno s’innamora di una diva di Hollywood e pensa:

… assisterò alla proiezione privata, in una saletta intimamente delicata, della sua grande attrice che con me simulerà l’orgasmo con un’interpretazione da premio Oscar?

 

Già, la vita è come Hollywood, appunto, una fabbrica di sogni.

Il novanta per cento delle persone sogna dall’adolescenza di diventare un mito come Clint Eastwood ma quasi tutti, arrivati a una certa età, prendono coscienza finalmente, assai tardivamente, che la celeberrima battuta di Eastwood ne Il buono, il brutto, il cattivo fa al caso loro…

– Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi…

 

Eh no, miei cari, non ve la caverete, facendo i fighi su Facebook. Perché, se continuerete così, la pensione d’invalidità vi aspetta.

Intanto, proprio il signor Eastwood ha cominciato in Georgia le riprese del suo nuovo film.

Cinquanta idioti di Hollywood stanno cercando di boicottarlo. Perché Eastwood, fottendosene al solito di tutti e delle leggi ipocrite, malgrado lo stato della Georgia abbia da poco approvato una legge stranissima sull’aborto, non vuole che il suo film abortisca.

Scusate, che c’entra infatti Eastwood, signore distinto, monumentale pezzo d’uomo e cineasta di classe immensa, con l’aborto e con le donnette che ascoltano Giorgia?

Il mondo si divide, sì, in due categorie:

chi va al Festival di Venezia come un clown Falotico dal carisma magnetico e chi non solo crede e appoggia leggi pazzesche, bensì non legge perfino le recensioni di un uomo autoironico che non ha bisogno di maschere e trucchi per essere un gigione.

Sì, sono un uomo che, ogni mattina, appena sveglio, va in bagno, si lava il viso col sapone e non usa profumi di Paco Rabanne.

 

Eh già, la vita è questa, fratelli, poche frottole…

– Ah, visto che grande attore? Un’interpretazione strepitosa. Bravo!

– Sì, ma tu che fai nella vita?

– Be’, io sono laureato alla Bocconi e sono un intellettuale. Io vado fiero di me.

– Siamo sicuri?

 

Insomma, frustrati, il vinello a tavola vi aspetta…

Ora, con spavalderia strafottente, vado in cucina a bere acqua Uliveto.

Ah, sono un Genius monstre.

 

 

di Stefano Falotico

 

polanski

MORGAN FREEMAN as Scrap and CLINT EASTWOOD as Frankie in Warner Bros. Pictures’ drama “Million Dollar Baby.” The Malpaso production also stars Hilary Swank. PHOTOGRAPHS TO BE USED SOLELY FOR ADVERTISING, PROMOTION, PUBLICITY OR REVIEWS OF THIS SPECIFIC MOTION PICTURE AND TO REMAIN THE PROPERTY OF THE STUDIO. NOT FOR SALE OR REDISTRIBUTION.

MORGAN FREEMAN as Scrap and CLINT EASTWOOD as Frankie in Warner Bros. Pictures’ drama “Million Dollar Baby.” The Malpaso production also stars Hilary Swank.
PHOTOGRAPHS TO BE USED SOLELY FOR ADVERTISING, PROMOTION, PUBLICITY OR REVIEWS OF THIS SPECIFIC MOTION PICTURE AND TO REMAIN THE PROPERTY OF THE STUDIO. NOT FOR SALE OR REDISTRIBUTION.

Il mondo si divide in due categorie: chi ama cinematograficamente la bellezza di Tiziana Panella e chi fotografa la vita come se fosse un artista dal grande pennello


27 Jun

Tiziana Panella scosciata plateale

Ovviamente, Tiziana Panella è una donna bellissima. Sexy milf mai vista. È anche una brava giornalista, sebbene si sarebbe forse realizzata maggiormente come modella matura per nude glamour destinati a uomini raffinati di buon tatto e lunga vista.

Faziosa oltre ogni limite, apertamente schierata verso il PD, dinanzi a questa donna così sensuale non so più che dire. E fare…

Mi spazientisce, invero, la sua voce roca. Se fossi cieco e dovessi giudicarla in base soltanto al timbro suo vocale, penserei che stia parlando una racchia sesquipedale.

Ma non sono Andrea Bocelli e dunque, appena la vedo, i miei ormoni cantano all’unisono, accalorati come una folla gremita e scalmanata allo stadio, Con te partirò…

Detto questo, vi ricordate della vecchia pubblicità dei pennelli cinghiale?

– Ma cosa fa con quell’arnese? Ostacola il traffico.

– Devo dipingere una parete grande, ci vuole il pennello grande.

– Non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello.

 

Di mio, sono un artista di strada, spesso distratto. Sempre meglio di molti fantomatici, sedicenti, grandi uomini che non sono capaci di apprezzare le cos(c)e migliori della vita. Dei ratti, insomma. Ma che vogliono armeggiare e amare? Io li affogherei in alto mare. Ah ah.

Ci vuole la derattizzazione, lo spurgo. Via anche le zoccole. Avranno da me solo degli sputi in faccia. Anche dei pugni malgrado non sia amante del fisting.

Bisogna godere solo di quel che viene… di botte di culo pazzesche. Fottetevene. Contemplate la bellezza incarnata nelle vostre anime e anche altrove.

Ovvero quella di un dipinto, di un grande film, il piacere di un buon libro da sfogliare a letto, semmai.

Secondo me, è così semplice vivere.

Come mai invece voi vi castrate da soli, sognando sempre ambizioni e gloria e poi rimanendo in mutande come dei coglioni?

Non va bene, eh no.

Per molto tempo, molte persone stupide mi dipinsero a cazzo loro. Non erano molto dotati.

Ora sono sbiancati.

Ci voleva un’imbiancatura non come un bel vestitino rosa bensì come la minigonna immacolata di Tiziana.

Non so se Tiziana sia, comunque, una peccatrice fra le pareti domestiche. Sono cazzi suoi.

Insomma, non statemi sul moscio, eh.

 

di Stefano Faloticotiziana panella cosce

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La burocrazia è il male ma noi siamo cuori selvaggi


27 Jun

cuore selvaggio cage

Io conosco questo passo a memoria, ovvero:

la burocrazia è un male come il cancro, un allontanamento dalla direzione dell’evoluzione umana di infiniti potenziali e azioni differenziate e indipendenti, verso la parassitarietà completa del virus.

Passo strepitoso di William Burroughs de Il pasto nudo, il libro preferito di Kurt Cobain e pure il mio, escludendo ovviamente i miei, oserei dire superiori ai libri di chiunque.

Burroughs è stato il maestro per eccellenza del delirio più squinternato fattosi genialità pura.

Come vi scrissi qualche giorno fa, la Historica Edizioni ha pubblicato nella sua antologia di racconti un mio piccolo scritto, intitolato Disturbo denirante.

Sfacciata e sofisticata presa in giro nei confronti degli arroganti e superficiali psichiatri che, sulla base di un paio di mie dichiarazioni sentite e sincere, addussero sbrigativamente che soffrissi di disturbo paranoico delirante. Io dissi loro semplicemente che mi ero creato il mio mondo di gioie e che delle gioie di molta gente, apparentemente felice, invero abominevole e cinica, non ne volevo sapere.

Io non ho paranoie, mai avute. Quelle le ha il novanta per cento delle persone, in particolar modo di questo Paese ove tutti spettegolano, bramano malignamente il male altrui affinché il prossimo, assediato dalle loro crocifissioni e dalle loro perverse persecuzioni, abdichi alla loro religione ideologica all’insegna della falsità morale più ipocrita, dunque illogica.

Sì, sono Andrew Garfield di Silence. Ma, a differenza del suo personaggio di nome Rodrigues, neppure Liam Neeson di Taken mi persuaderà a soccombere all’idiozia collettiva.

Potrà puntarmi una pistola contro e io, dirimpetto al suo giustiziere della notte, pronuncerò quest’esaustiva, lapidaria frase, freddandolo subito:

– Signor Liam, giri altri film come Run All Night e Un uomo tranquillo e veda di non farmi girare qualcos’altro.

Non sono la sua Preda perfetta, sennò sarà lei a farsi una bella passeggiata cimiteriale come il titolo originale del film appena citatole, A Walk Among the Tombstones.

 

Ferreo, integerrimo, moralmente intransigente, nessuno mi convincerà ad accettare le regole naziste di un mondo andato oramai da tempo immemorabile nel loculo ma soprattutto a culo.

Sì, se perfino Liam Neeson di Schindler’s List mi volesse salvare e dunque mi consigliasse vivamente di rinunciare ai miei valori per non essere bruciato nella fornace di una società che screma ed emargina, spella e arde ogni speranza romantica, a costo di venir distrutto dalle mie stesse utopie ardimentose e ardenti, a costo di rimanere solo come un cane bastonato nell’implorare pietà a dio, non mi lascerò macerare dai macellai dell’anima.

Detto ciò, sì, nel mio racconto Disturbo denirante narro brevemente di come fui ammaliato da colui che meglio di chiunque altro incarnò God’s lonely man, ovvero Bob De Niro/Travis Bickle di Taxi Driver. Consequenzialmente, ipnotizzato dal suo carisma esistenzialista e dostoevskijano, mi ammalai profondamente di melanconia lontana anni luce da ogni frivolezza mondana.

Furono anni di manie ossessivo-compulsive nei quali, agonizzante, sognai soltanto un angelo biondo che mi riscaldasse in maniera paradisiaca per addolcire tutte le mie scottanti ansie.

Per molte ragazze presi bestiali cotte ma anche oggi mangerò pane e cicoria, pastasciutta con la ricotta…

 

Sì, non fatevi fottere da queste ragazze squillo che, dietro falsi profili, su Facebook vi contattano per fregarvi i soldi:

– Ciao, mi sembri una brava persona. Mi piacerebbe conoscerti.

– Piacere, Stefano.

– Il piacere sarà reciproco assai presto se vorrai…

– Tu che fai nella vita?

– La parrucchiera. Vorrei farti barba e capelli.

 

Bannata. Trattasi, come sapete, di prostituta che si spaccia per acconciatrice…

Dunque di una donna sconcia che elemosina notti squallide pur di arrivare a fine mese quando, in realtà, la sua vita è già finita dopo la prima volta…

Sì, diciamo una sciampista delle doppie punte moralmente in conflitto fra loro e del punto G della sua personalità doppia da donna apparentemente bella di giorno e coi clienti più brutti e frustrati di notte.

Detto ciò, ecco…

Ho inviato il bonifico alla casa editrice ma non è bastato. Hanno voluto la scansione digitalizzata con tanto di conferma di lettura.

Eh già, bisogna sempre attestare.

– Lei, Falotico, è critico cinematografico. Ma non è laureato al DAMS. Lei lo deve attestare, testone, altrimenti io la prenderò a testate, non giornalistiche.

– Scusi, eh, io sono giornalista amato perfino dai giornalisti. Chieda al giornalaio la copia de Il Giornale ove è stato pubblicato un servizio spettacolare, nella pagina degli Spettacoli, riguardo il mio libro su Carpenter.

– Allora lei è un Genius romantico!

– Non si era capito?

– Mah, non tanto a dire il vero. Mi tolga una curiosità, però. Qual è secondo lei una delle migliori interpretazioni di Nicolas Cage?

– Ovviamente quella in cui Nic canta questa.

 

 

Vi era bisogno di chiederlo?

 

di Stefano Falotico

dodici fatiche asterix maguire casa del sidro

Notizia straordinaria: quest’anno sarò al Festival di Venezia non da comune spettatore bensì in veste di giornalista coi fiocchi, brindiamo!


26 Jun

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Quello che sta succedendo alla mia vita è veramente incredibile.

Dopo disagi psicologici tremendi, roba che i più devastanti libri di Chuck Palahniuk non sono niente a confronto delle mille spaccature mentali ed emozionali del mio turbolento passato mai visto nemmeno da me stesso, ah ah, la mia vita si sta miracolosamente innalzando, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Grazie alla mia instancabile verve letteraria, al mio acume prodigioso, alla virtuosa mia prosa da cinematografaro sui generis, quest’anno ho ottenuto giustamente l’accredito per la prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Ebbene, dopo i miei inspiegabili forfait delle scorse edizioni, comunque spiegabilissimi in quanto cagionati dalle mie depressioni inguaribili eppur sanate, causati dalla segregazione razziale, oserei dire, che masochisticamente m’inflissi, costringendomi a un autoesilio figlio dei miei capricci da asilo, non sono morto a Sant’Elena come Napoleone Bonaparte ma, con buona pace dei miei detrattori, posso qui attestare che mi vedrete al lido veneziano, ove spadroneggerò da critico-imperatore della Settima Arte più elevata. Monopolizzando con amenità ogni pittoresca donna sexy. Infilandomi in qualche festa e forse in qualche sottana suggestiva come un tramonto rosso sul mare, corteggerò, che ne so, una diva di Hollywood e lei capirà che è meglio George Clooney di me perché io sono più bello e giovane di lui ma lui è più ricco, ovviamente, del sottoscritto e dunque ha più voce in capitolo per scritturarla come sua nuova amante se dovesse divorziare dalla moglie di cui s’è sinceramente annoiato.

Intanto, stamattina ho rinnovato la carta d’identità.

Adesso, figlioli, le regole sono cambiate. Nella nuova carta d’identità, elettronica fra l’altro, non compaiono più alcune voci. Come il colore dei capelli e lo stato civile, oppure la professione.

Infatti, che senso aveva? La carta d’identità dura dieci anni. Nel frattempo, uno può cambiare lavoro, sposarsi altre mille volte oppure farsi monaco, perfino biondo.

Il ragazzo, quasi mio coetaneo, che mi ha posto delle domande per rinnovarmi, appunto, il certificato, mi ha solo domandato:

– Altezza, 1 e 70. Vuole che le aggiunga due tre centimetri?

– No, guardi. L’altezza è questa. Anzi, 1 e 68. Uguale a quel nano di Tom Cruise. Ma facciamo come per Al Pacino. Che ha chiesto a quelli di Wikipedia di inserire come statura, appunto, un metro e settanta.

Non ci crede nessuno. Basti vederlo in Scarface. Lui e Steven Bauer camminano, in questa pellicola di De Palma, quasi mano nella mano e vengono inquadrati dunque uno a fianco dell’altro.

Bauer si dice che sia alto uno e ottantacinque. Dunque, Pacino non può essere uno e settanta. Peraltro, oggi molto meno. È ingobbito.

Bauer, nella suddetta pellicola, lo sovrasta di almeno mezzo metro anche se Pacino, dal punto di vista recitativo, gli è una spanna decisamente sopra.

 

Vi racconto anche questa. Dopo di me, sono entrate nello sportello comunale, altre due persone, un uomo grassissimo e una figa bestiale.

Sempre il ragazzo burocratico, diciamo:

– Buongiorno. Prego, si accomodi. Può rilasciarmi gentilmente la vecchia carta d’identità?

– Tenga.

– Non è la sua.

– Come no?

– Scusi, lei sembra un lottatore di sumo. In questa vecchia carta d’identità, dunque la foto non è la sua.

– Come no?

– Impossibile. Lei qui pesava al massimo 40 kg.

– Sono passati dieci anni.

– Capisco. Vuole che le ritocchi la foto del visone con Photoshop?

– Va bene, se per lei non è troppo impegno.

– Si figuri. Ci metto solo 5 min. Mi dica solo… come vuole che le rifacci il look della faccia? Le piace questa foto di Johnny Depp a trent’anni?

– Johnny Depp è figo.

– Allora vada per il Depp. Vuole anche che le faccia il ciuffo di banana?

– No, meglio rasato a zero come in Paura e delirio a Las Vegas. Sa più di uomo vissuto.

– Ecco, tenga. Firmi qui, arrivederci.

 

– Buongiorno, carissima.

– Buongiorno. Sta bene?

– Certo.

– La vedo sul paonazzo forte.

– Onestamente, lei è una donna stupenda. Non nego che, vedendola a mezzo metro da me, non abbia provato un certo imbarazzo. Scusi, bevo un bicchiere d’acqua.

Glup glup. Perfetto. Procediamo.

Mi potrebbe cortesemente consegnare la vecchia carta?

– Sì, certo.

– Questa però non è lei.

– Come no?

– Scusi, non vorrei apparirle offensivo. In questa foto sembra la strega di Benevento.

– Come si permette? Villano.

– No, guardi, ha frainteso. Anzi, le rinnovo ancora i complimenti. Ha fatto un notevole cambiamento.

Scusi, non vorrei sembrarle inopportuno, ma, mi dica la verità, è stata otto ore in palestra tutti i giorni e ha trovato un chirurgo plastico da premio Nobel?

– No, sa. Lì avevo solo diciotto anni. Ero bulimica e sempre incazzata col mondo. Ora mi sono sposata. Ho trovato uno che mi mantiene. Non faccio un cazzo da mattina sera. Sa, senza preoccupazioni, con la mente libera, si dice che si diventi più belli.

– Ah, questo si dice?

– Ovvio, non lo sapeva?

– Pensare, carissima, che a me mia madre ha sempre detto il contrario. Mi diceva che le donne e gli uomini che non lavorano, eh già, non hanno dignità e si lasciano andare.

– Retorica da Costituzione italiana. Invero, sono quelli che lavorano come degli schiavi a finire, oltre che imbruttiti, pure nell’anima, senza più ardori vitali perché, dopo dieci ore passate in fabbrica, sono talmente distrutti che non sanno più cosa sia l’amore.

– Signora, a lei piace Elvis?

– E a chi non piace? Ho quasi tutti i suoi cd. Ma mi mancano solamente due suoi album.

– Capisco… Vorrebbe venire a casa mia dopo il mio lavoro? I due mancanti glieli posso regalare, se volesse…

– Ci sta provando?

– Un po’ sì, detta come va detta. Per lei è un problema insormontabile?

– No, tanto mio marito torna sabato. Non lo saprà mai.

– Grande! La nuova carta d’identità è pronta. Deve solo mettere due firme. Una su questa ricevuta e una su questo documento.

– E questo documento che sarebbe?

– Oh, niente di che. Burocrazia. Lei, firmando questo documento, mi dà il nullaosta affinché possa un giorno attestare che siamo entrati, diciamo, in confidenza intima, come posso dire.

– E a che le serve attestarlo?

– Sa, quando morirò, sulla mia lapide vorrei mettere la seguente iscrizione: qui giace un dipendente comunale che fu sfigatissimo ma ebbe una notte da Elvis con una donna da favola.

– Tutto qui? Vuole che le faccia questo piacere? Il documento sarà reso pubblico?

– No, lo archivierò nel cassetto dei miei segreti inconfessabili.

– Allora a che le serve la mia firma?

– Be’, non si sa mai.elvis

 

elvis presley

di Stefano Faloticopaura delirio las vegas depp

Mi sono trasformato in una sex machine, ve lo sareste mai aspettato?


25 Jun

cooper limitless 2

 

Io invece ho sempre saputo che voi non eravate come ELVIS, neppure come il BOSS.

Sono un uomo immutabile nel vento che assolutamente non patisce gli strazi delle vostre quotidianità marcescenti. Vivo fuori dal tempo, spesso solo nelle mie tempie in quanto a me non mancano le rotelle mentre voi siete, oltre che ebefrenici, anche nel cervello paraplegici. Immobilizzati in una paralisi concettuale della vostra nana, onanistica, misera vita infame.

Siete però sempre affamati. Di che? Del sesso più materiale, schiavi del soldo più bestiale per cui vi prostituite con scandalosa immoralità micidiale.

Lo so, siete degli ilici, esseri che secondo la dottrina gnostica appartengono ovviamente a una categoria inferiore alla mia. Io invece viaggio a grandi modulazioni di frequenza, in quanto pneumatico che riempie di bellezza i vostri vuoti pneumatici.

Se non basterà, vi pago anche il meccanico delle vostre vite da uomini-macchine.

Siete ossessionati da quella che definite vita reale. Per vita reale, voi intendete omologarvi al piattume generale, la coscienza mai elevare, abdicare a uno squallido gioco triviale bassamente occidentale.

E v’incidentate in pericolose diatribe da animali, in rivalse sesquipedali.

Mentre io sempre più spingo e non solo sul pedale.

Sono fatto così. In molti, tempi addietro, provarono a fottermi nel didietro, scaricandomi addosso reprimende funeste ed esiziali.

Che, su di me, sortirono soltanto l’effetto contrario. Più la gente, tuttora, mi offende e più io non mi offendo ma caccio alle persone malvagie dei diplomatici fendenti.

Sono anche io comunque un bel fetente. Che vi credete? Sempre meglio dell’uomo comune, il quale si vanta delle sue inutili onorificenze ed espone bellamente i suoi titoli in cornice. Invero, siamo schietti, donne chiatte, beviamoci pure una fiaschetta, quell’uomo non vale niente. Lo faccio schiattare.

È un parolaio dell’aria fritta e non può assolutamente competere col sottoscritto. Spericolato giocoliere della mente in un mondo ammorbante stracolmo di deficienti.

Questi qua gozzovigliano, ridono screanzatamente e oscenamente deridono chiunque, guardandolo dall’alto in basso. Sulla base di una presunta superiorità della mi… a.

Adesso vi racconto questa. Ho nuovi hater sul mio canale YouTube, Joker Marino, esseri profondamente vomitevoli, infidi, calunniatori mai visti.

Anni fa, me la prendevo se gente di questa risma si comportava vigliaccamente così, godendosela cioè da matti nell’assistere che a morte m’incazzavo quando, trafiggendomi nell’amor proprio, si sganasciavano e infoiavano a farmi bullismi da ris(s)a per affossarmi e per far sì che in qualche casino m’infognassi.

Su di me avevano cattive fisse. Dei maniaci, insomma.

Desideravano distruggermi nell’animo e spaccarlo come un sisma.

Ma io leggo Mishima, miei scemi.

Costoro, degli impostori, godevano nel nevrotizzarmi per farmi passare per scemo del villaggio. Uh uh che ridere.

Poveri beoti, il Genius-Pop è come Bradley Cooper di Limiless. Sì, quando il signor Bob De Niro/Carl Van Loon pensa di ricattarlo coi suoi giochetti da asilo nido, Bradley/Eddie Morra gli fa capire subito che aveva compreso immediatamente che il pappone l’avrebbe provocato in quel modo.

E lo zittisce con un paio di paroline da crepacuore. Tanto che al Bob prende quasi un infarto ancora prima di potersi curare la valvola aortica.

Sì, durante la mia adolescenza, essendo io già stato lontano anni luce dai miei coetanei nerd e bavosi, rivoltanti e festaioli in fase acuta di demenza galoppante, fui coglionato a sangue con prese per il popò a tutt’andare di ritmo stronzo andante di gusto come un ritmo musicale in loop inchiappettante.

Botte nel popò e mi gridavano che avevo sempre bisogno di mamma e papà. Ah, per forza. Avete mai visto uno di sedici anni che ha la vita autonoma? Manco la figlia di Elvis Presley. E dire, cazzo, che suo padre le regalò la Porsche quando ancora era minorenne.

Tutti andavano a dire che io era un diverso. Certo, lo sono anche adesso.

Sicuramente diverso da quattro pirla che non avranno mai il mio carisma.

Sì, devo esservi sincero.

Gli altri, per andare a letto con una di nome Laura, devono prima prendersi tre lauree.

Io non abbisogno di troppi pezzi di carta.

Al pezzo di carta ci pensa lei, dopo quel che s’è firmato in calce…

E poi anche Silvana mi rilascia la quietanza.

Mi spiace per voi, uomini di panza e poca sostanza.

Non siete dei geni.

Io sì. Sono il re di tutti i letti e di tutte le stanze. Soprattutto quando sogno. Voi comunque ve la dormite di brutto. Su questo, anche gli zombi di Romero vi diranno che io non ho torto.

Quindi, ora fate i bravi bambini e andate a ficcarvi sotto le lenzuola.

Sì, sono come Maradona.

Mentre gli altri si fanno il culo per migliorare, allenandosi sul campo, io posso stare tutta la vita a cazzeggiare.

Tanto, quando scendo in campo, sono sempre il più bravo.

Mi date un libro di biologia e, mentre tu hai sbadatamente messo incinta una, la quale a sua volta sarà per 9 mesi ossessionata, prima del concepimento del neonato che fu dapprincipio nascituro, dall’amletico, polanskiano dubbio da Rosemary’s Baby, se il figlio (de)generato gli nascerà storpio come il novanta per cento dell’umanità, leggendo libri sulla mitosi e la meiosi, io frego il ragazzo di donne come Milena Miconi con far diabolico. Su una come Milena non sono mai dubbioso.

Sì, il suo uomo aveva la mucosa. E con me Milena è più rosea.

Dunque, miei minchioni, d’ora in poi non fate più gli stronzoni.

Io ve le suono come un clacson su tonanti cazzotti.

E queste sono grandi canzoni, miei cazzoni.

Sì, sono come Bradley.

Gli passa davanti una bella donna e lui guarda oltre…

Che buffone che sono, che gigione.

Invero, io amo una sola donna dalla pregiata carrozzeria. Di nome Christine. Con lei mi accoppio in Crash alla Cronenberg su movimento pelvico da James Spader con Deborah Kara Unger.

Sono un romantico-futurista. Che potete farmi? Aumentare il prezzo della benzina?

Sì, me la suono e me la canto. Mentre voi, attenzione, a forza di esaltarvi, non fatemi questa fine, eh?

 

di Stefano Faloticocrash james spader

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Il più grande attore e cantante della storia: vedere per credere


25 Jun

dicaprio prova a prendermi

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64915135_10213936153940830_1434793258986242048_oEcco, avete visto bene questa faccia da culo imbattibile? Lo so, a prima (s)vista, può sembrare un demente certificato con tanto di attestato (ig)nobile.

Ma dietro questa faccia da schiaffi, questa faccia da Leonardo DiCaprio di Prova a prendermi, si nasconde un uomo capace di scrivere libri interminabili, di recitare con dizione straordinaria, un amante di ogni donna vogliosa di notti selvagge e scalmanate, un trasformista persino della sua anima multiforme e sfaccettata.

Un campione del fregolismo, a volte anche del menefreghismo, un adoratore del nichilismo e anche un piacione di risma.

Non più, baggiani asinissimi, lo fregherete, oggi lui cammina con fierezza e disdegna questi omuncoli che raccattano le prostitute in zona Fiera.

Se la tira con enorme contentezza, fottendosene di ogni moralista e di ogni panzone a lui fascista.

Sì, per anni fu scambiato invece per DiCaprio di Marvin’s Room. Per un ignorante come Leo di Titanic.

La moralità che risiede nel suo cuore moralmente giusto l’ha sempre frenato dal divenire Leo di The Wolf of Wall Street.

In questi anni, numerose donne, perfino più belle e attizzanti di Margot Robbie, sfacciatamente l’hanno contattato in privato per ricevere da costui un po’ di calore cocente.

Ma il Genius-Pop, tale è infatti la sua auto-definizione, non ha mai voluto sputtanarsi con baldracche da due lire.

Soffrendo comunque immensamente nel sapere che codeste, ottenuti i suoi incredibili rifiuti, si sono accoppiate con uomini che valgono sinceramente l’unghia del suo mignolo sinistro.

Ah, tenne tutto dentro…

Ah, che stile, pur di non mercificarsi, castamente si negò ogni carnale piacere. Perché tanto sapeva che, al di là di un attimo esplosivo e infuocato… quello che sapete voi, ah ah, è sopravvalutatoBiochimicamente non è diverso da una grande scorpacciata di cioccolata.

Ma a questa idiozia nessuno ci crede, tantomeno il Genius-Pop, uomo raffinato, giammai affettato, nemmeno affrettato poiché non si volle mai bruciare nel chiasso infernale di tutti questi scemi e cretini oramai andati.

Egli è uomo tagliato, come si suol dire.

Poiché il Genius-Pop non si vende alla prima che gli capiti a tiro… con attenta oculatezza, entra in un bar, beve un caffè morbido e bollente senza dar nell’occhio, fuggevolmente inquadra le donne più ardenti e al dente come la schiuma di un cappuccino cremoso e scottante, dunque sceglie le migliori e più dolci con fine gioco di labbra irresistibile, muovendo il linguino come Al Pacino de L’avvocato del diavolo.

Sì, la vanità è decisamente il suo peccato preferito. Il Genius-Pop vaga di qua e di là. Lo so, se non lo si conosce nelle immani profondità delle sue imperscrutabili interiorità e invece, sbadatamente lo si valuta solo per la sua modesta esteriorità, può onestamente sembrare un pazzo senza molte qualità.

Invece, miei baccalà, lui volteggia fra recensioni svettanti in mezzo a tante stupidaggini, a tanta inutile insulsaggine.

È anche maestro, oltre che dell’oratoria, a differenza di donnette che hanno sempre bisogno di essere imboccate, un irreprimibile fenomeno della spiritosaggine, un geniale, demenziale auto-didatta sfrenato della presa pel culo ben lì posata alla società di massa più mercantilistica, edonistica e da lui con classe impari, sì, smascherata.

Udite con quale calma olimpica, con quale ardore stupendo scandisce le poesie dei suoi amici e canta le canzoni del suo idolo.

Egli è il WANTED per eccellenza.

Sylvester Stallone di Cop Land gli fa un baffo.

Sì, Il Genius-Pop è un anticonformista stravagante ma, se gli scade la carta d’identità, legalmente si reca subito a farsi le foto per rinnovarla.

E questo è quanto, poveri deficienti.

Ricordate:

il Genius-Pop è come Mel Gibson/Interceptor, è imprendibile.

Vi saluta ora con una delle scene più belle dell’anno.

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di Stefano Falotico

Genius-Pop

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