Archive for November, 2013

De Niro vs Stallone, ricordi da Rocky o da Toro?


29 Nov

Il grande match con De Niro e Stallone: potrebbe essere una boiata pazzesca oppure, se “vissuto” nostalgicamente di ricordi, un capolavoro oltre la memoria di Proust

Alcuni film si stampigliano dall’infanzia, crescono a dismisura e la mitologia dei loro attori s’incide nelle nostre iridi “rimembranti”. Stai sonnecchiando in una “maturità” finta ma non sei un ruffiano e ami tuffarti indietro, perché la vita è una total recall. Il resto sono il barbecue e una comodità appunto fasulla. Perché il Cinema vive di attimi. Non di vita vera. Che cazzo significa realtà? Una da consolare con delle insalate?
E non è ogni maledette domeniche con la predica.Ogni fine settimana cambia perché le traiettorie mutano, quindi anche la meta vincente o a metà del traballante. Se non l’avete capita, allora datevi al rugby. La palla si tira sempre indietro e bisogna avere più palle a giocarlo. Non hai il casco e te lo spaccano. Il cazzo? No, quello è protetto, il menisco. Da cui il detto “Se manchi la presa e lui ti prende di sgambetto, attento alla noce del capocollo”. Non fa rima ma fa traumatologico.
Nascono persone “diverse”, che s’estrassero dalla futilità d’un frivolo viversi adolescente cretini, tutti bacetti stronzi e canne (s)torte in braccia “dure” per “crescere”.
Uomini che vivono di fantasia, che all’improvviso ritornano. Non è un miracolo, è l’evidenza del genio che prese il sopravvento, ribaltando i pronostici di mentalità ottuse come capre.  Non vollero capire allora lo pigliassero. Se le teste agli asini non puoi lavare, una saponetta può levar i pidocchi.
Qui chinatevi e in castigo.
Ricordando, tornano le emozioni, e la vita vince sugli stronzi.
Gente abietta, sanguisughe, che han sempre campato prendendo appunto per il culo, affibbiandoti astruse congetture.
Ma, bastò una mossa inaspettata, e il loro colpo fu ingobbito in volar di reni e senza più lor reti.

A volte bisogna attendere anni, altre volte entra a questi nell’ano alla prima botta.
Si chiama ribaltamento di (s)cene da cretini.
E un bel pugno al fegato, ché non fa mai male se la digestione di costoro non è stata “tirata su” dalla limonata con la solita gallina di cedrate.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Il grande match (2013)
  2. The Boxer (1997)
  3. Bomber (1982)
  4. Karate Kid. Per vincere domani (1984)

 

Ecco il vero grande match, altro che Stallone e De Niro


25 Nov

In attesa dell’imminente trailer definitivo de Il grande match, edito dalla Warner Bros, Falotico elabora per voi un mirabolante excursus Sly vs Bob De Niro, leggete e picchiatevi!

Prefazione di mio alano mai al tappetino. Io piscio nel recinto della mia esclusiva “proprietà privata”, apro il cancello solo per rubarti il telecomando! Io sono il comandante! E spingo sul canale che recita da mattina a sera questa:

come vedi/ete, da me otterrete solo che libri ancestrali, sono il pensatore arcano e follemente savio in tal umanità di sessuomani e derelitti con ambizioni filofasciste. Se non sto bene a qualcuno, lo getto in mare. Poi, lo squalo (sempre io) lo mette sulla navicella spaziale e lo incula fra le stelle con HanSolo come deve essere. Una stellina, insomma. Un vulcano a lava e levati dai coglioni!

Your comment is awaiting moderation.

Anche il commento, in sospeso, modererò da me. Mor(d)endolo. Ecco il sospensore.

E ora giù di pugni, i ragazzini si fan le p(r)ugnette e poi diciamocela. Ma quale The Boxer e cani underground nelle palestre sudate delle minchie indurite coi tonici. Il miglior film della Storia sul pugilato è Bomber. Col Bud Spencer che, incazzato, torna e ammazza praticamente lo stronzone. Con Calà che canta felicità è mangiare un panino con dentro un bambino. Altro che CarrisiRomina Power e Rossi Vasco con le albe chiare. Andassero a farseli dare! Loro e le loro ragazzine drogate da vasche e pesci coi tossici teschi!
La folla esulta, eh sì, lassù qualcuno mi ama. E, come dico io, se qualcuno mi ama, io son più bello di Paul Newman e non amo proprio nessuno. Se non mi dai il pollice su, ti spezzo tutta la mano. Adesso, accendo il motore della macchina e metto su musica che i timpani spacca. Se intralcerai il mio cammino, non camminerai neppur in carrozzina.

Nell’ambiente, mi chiamano la testa di cazzo. E non cambio. Ce l’ho in quinta e ti rendo uguale all’asfalto.
rancori non s’assopiscono con l’età, se acredine fu mai cucita, vecchie ferite fan male e colpiscono a muso duro. Lo sa bene Peter Segal che ha allestito questa boiata fra due bonaccioni sulla via del tramonto, incarnati nei corpi sfatti eppur ripalestrati di Stallone e il due volte premio statuina dorata “istituita” nel suo neo che più ner si può, infatti è ingrigito in una verruca e pancia prominente seppur asciugata “dentro” anchilosanti-asmatici-quasi da infarto addominali quotidiani sui brizzolati d’entrambi i contendenti, fiacchi e stanchi. Senza le “palle” d’una volta e anche con le palpebre ammosciate. De Niro, 70 primavere da poco compiute, Stallone, classe 1949 come mio padre. Mio padre sta messo meglio. Da un trentennio non solleva neanche un peso, pesa meno e quindi è meno ingombrante di questo Sylvester “carrozzato” in rugginosi tatuaggi mercenari. Mio padre cena con le saporite cotiche, Sylvester è adesso grasso di natica e a San Silvestro fa lui da zampone con la lenticchia della moglie, Jennifer “acciuga” Flavin. Mio padre spara di mortaretto che sa ove augurargli buon “ano”.

Qui volan ancora botte da orbi… infatti i vecchietti non (ci) vedon più e urlano “Adesso, t’accid’”. Con acidità di fegati al rosicar neanche un piatto di pasta coi ceci. Questi cazz(on)i! Ancor accecati dalla rabbia, dal rimpianto di uno d’esser andato al tappeto e dell’altro a non mai aver vinto un Oscar, almeno come protagonista. Sly, nel suo carnet, ha un premio (in)valido e basta all’attivo, oltre alla sceneggiatura del Balboa. La “straordinaria onorificenza” insignitagli al Festival di Venezia, come “Coppa di chi accoppò” alla (non) carriera puzza-profumo carati da cariatide in omaggio a Jaeger-LeCoultre. Insomma, un “leonino” che ha vinto solo nella finzione. De Niro invece, lodato sin troppo, più e più volte candidato, 7 nominations e 5 volte inculato. Uno del Bronx. Non da Philadelphia.

De Niro: – Sei un attore di merda, anche in Cop Land non vali un grammo del mio Jake LaMotta. Smettila di far lo smargiasso. Sei un cazzone!
Stallone: – Come ti permetti, razza di un rottame panzon’! Da anni, giri solo stronzate. Becchi soldi a cottimo per performance precotte. Se scatto, ti scotterai. Stai attento, Bob!
De Niro: – Tu non sformi nessuno, io preparo gli sfornati, è vero. Ma Grace Hightower è la mia nera che fornico. Con me, Grace si abbrustolisce come la pizza di mozzarella “filante”. Tu invece sei andato pure a raccattare quella scialba della Basinger. Correva voce che, negli anni 80, te la fottesti a novanta. Dio li fa e poi li accopp(i)a, appunto. Kim, una puttana da L.A. Confidential, Sly, un edonista marcio! E ce l’hai pure piccolo, sporco pidocchio!
Stallone: – Te la sei andata a cercare. Io ti faccio il culo.
De Niro: – Sul ring, De Niro combatte solo sul ring!
Stallone: – Il mio ring è la strada!
De Niro: – Ah sì? Allora, andiamo fuori.
Stallone: – Io l’ho già sentita questa, mi sa…
De Niro: – Tu sei pure sordo e soffri d’amnesia. Non ti ricordi neanche le tue battute e vorresti battermi. Ma fammi il piacere!
Stallone: Tu hai rubato l’Academy Award. Hai corrotto la giuria con intimidazioni da padrino. Da quant’è poi che non giri un film decente? Sembri Al Capone de Gli intoccabili.
De Niro: – Da Ronin.
Stallone: – Ah no, non da Ronin. Da Il lato positivo. Viene dopo, bravo. Ma avevi una “particina”. Quella del Matusa coi disturbi compulsivi. Vedi?
De Niro: – “Non Protagonista”, metti i puntini sulle i.
Stallone: – Ho fatto più colpo io con gli Expendables che tu con Ti presento i miei e tua sorella. Se è come tua figlia, Drena, da me non l’avrà dritto di certo. E neanche sfiorerà la mia cerniera!
De Niro: – Hai esagerato. Ti rovescio!
Stallone: – Confondi gli sport, babbione, questo è pugilato, non tennis.
De Niro: – Ecco allora il set di montanti, 6-0 e sei meno di nulla!
Stallone: – Ah, rincoglionito, è una battuta da asilo nido, voglio il Bob che (mi) schiacci con ace arroganti. Non ce la fai! Dai, dai, sei finito! E sai che ti dico?
Pure l’Oscar per Toro scatenato è immeritato. Troppo facile mangiare pastasciutta, ingrassare trenta chili per intascarlo. Da allora, ti sei seduto sugli allori. Pasciutone! Guarda me, passo ancora 8 ore di sollevamenti. Io sono (all’)asciutto ma spingo di prosciuttone!
De Niro: – Non spararle grosse!
Stallone: – Infatti, ce l’ho solo grosso.
De Niro: – Il bicipite? C’è una teoria abbastanza attendibile su chi fa uso di steroidi. Se si gonfiano le braccia, in “mezzo” si ritira…
Stallone: – Ma nel culo no, però! Piglia questo!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Il grande match (2013)
    Segal è una sega. La l finale? Sta per leccamelo!
  2. Bomber (1982)
    Hai rotto! E ora cuccati il pugnotto.
    Fa male, misura Bud. Altro che bionde e birre omonime tue.
    Buonanotte, mignottone. Ti avevo avvertito!
  3. Rocky V (1990)
    Il migliore della serie. Quello più glorioso.

Sfacciato


23 Nov

Pecco di molti “sbandamenti” con guide brusche nel bermi il Lambrusco di sigaretta avvinazzante e briosa, mi segnalano perché suono ai campanelli ma “spingo” d’altri “posteriori”, detto enorme fottersene…

Stamane, dopo una lieta colazione dal grondar fra un’occhiatina alla scosciatrice del tavolo 3 su profumo “Chanel n. 69” e una dotata matrona slinguazzante un panino con la porchetta e il suo compagno impiegatino già “insalsicciandolo” dell’annusargliela con “zucchero” mescolante occhiolini per il suo muscolino da “cappuccini”, dopo un girello “mascalzone” in questo lazzaretto di cittadella, torno a casa e vorrebbero rovinarmi la mattina, perché di sveltezza mi spoglio in nuda sfacciataggine del mio pisello avanti a me specchiante su eretto petto robusto e fiero, ma ricevo una telefonata che vorrebbe rendermi scalzo. Di nuovo, eccola là, gatta ci cova, una mezza matta psichiatra depressa del CSM, che mi chiama a colloquio perché renda conto, rendiamocene…, d’una segnalazione a me perpetrata, non a mio danno come desidererebbero ficcarmelo nel sedere, bensì ad altro incularli d’anno in ani. Che nani sono se vogliono fregare un gigante come me?

Mi presento a dissertare di tal sciocchezzuola formale in abiti poco consoni all’ambiente.

Odorante sperma della sera prima fra le mie mutande, da qualcheduna “inzaccherate” in “losco” affondarlo e poi esplosa nel goderselo, propagante questo sudato odor di maschio inaffondabile (eppure sfonda…) e “pennellante” affreschi memorabili alle mie donne imploranti impagabili “tinte”, mica le parrucchiere… la mia lozione pettina il pelo e irrobustisce nel “rinfoltirla”, non sbianco ma incalzo, lei s’incazza e io, sempre con spavalderia invidiabile, espongo per filo e per segno di come taluni delinquenti, gelosi della mia autentica, vera libertà golosa, che mai sarà contraffatta per svendersi alla prostituzione del porcile, ambiscono ancora allo spegnermi con “denunce” formato cazzo di cani che sono.

Sarei, a detta di tali egregissimi, “colpevole” di tale “accusa”, quindi totalmente consapevole di non poter essere toccato e averli solamente che fatti, nel fegato, ribollire, rimestando nel loro specchio della vergogna tutte le gonnelle che di falsità pregano sotto la “cappella” perché s’innalzi nell’osanna di alleluia. E dagliela, dai!

L’abbiamo avvistato sotto casa con una sigaretta in bocca e una posa da Humphrey Bogart, s’è sporto poi dal finestrino, salutandoci con la manina, ha azionato il motore e ha svoltato in modo sgommante. Forse, in bocca, aveva anche una gommina da masticare. Divincolandosi dalle buche, quindi, s’è eclissato al buio. Apparendo, riapparirà e questo ci fa paura. Perciò, abbiamo ritenuto “obbligatorio” rivolgerci al reparto competente ché possa “ricoverarlo” di castrazioni chimiche e sedanti le sue impennate…

La psichiatra non con-testa (eh, è una strizzacervelli) e constata la mia totale lucidità mentale, non predispone nessun intervento “chirurgico” né momentanee lobotomie, l’assistente infermiere mi fissa e trattiene la risata, poi non resiste e platealmente scoppia in un liberatorio: “Stefano, come lo piazzi nel culo tu a questa gente standotene solo fermo nella piazzetta del cortiletto, neanche Max Cady di Cape Fear quando sta appollaiato sul muretto dell’avvocaticchio della minchia…”.

La psichiatria rimane basita dinanzi a tale megalomane menefreghista. Perché non ho commesso nessun reato, d’alcuna infrazione ho trasgredito, e perciò posso perfino agire legalmente assieme al mio avvocato, Gregory Peck.

Morale: nella vita faccio quel cazzo che mi pare e, con beffardo Travis Bickle, “orgasmizzarmi”. Se provi a farmi male con espedienti “rabbonenti”, curo la tua demenza e paghi un risarcimento per danni morali. Chiaro, porcellino attentatore?

Insomma, con classe, guida “manubriante” da James Dean, li ho fottuti.

Ciao, ciao.

Adesso, mi aspetta un gelato alla stracciatella, detto anche scioglimento del cioccolato bianco in una nera appetitosa. Non una con cui va questa gente, ma una modella di glassa succosa.

E succhiandomelo… fra il “dito” e il farmela “normale”, da dietro lo ficco in total sco(m)par(ir)e. Ecco, sta scappando! Sì, rimettilo dentro! Ah ah!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Heat La sfida (1995)
  2. Il grande match (2006)
  3. Dietro i candelabri (2013)

Robert De Niro on France, Scorsese and The Irishman


19 Nov

A livella di Totò


18 Nov

Tutti grandi geni comici sono malinconici, e Totò non fa eccezione.
Buster Ketaon era una “maschera” che non rideva mai, irridente perché distrutto dentro. Le sue emozioni, negative, angosciose, positive o irose, ronzavano “ibernate” nella disillusione amara del suo volto “buffo”. Woody Allen, in questo, è tutto un programma, come si suol dire. John Belushi invece era l’incarnazione dell’uomo disperato, logorato, esasperato, scatologia mimica d’eccesso, “petomane”. Peter Sellers un trasformista, Chaplin un mimo intellettuale.
Ma, con tutta l’ammirazione sconfinata per costoro, checché ne dicano… il più grande è Lui, il Principe. Be’, l’inflessione era partenopea, e allora? Non è da un “teatrino” che si giudica una sceneggiata napoletana. Non è da un verbo mal coniugato che si può basare il verdetto. Improvvisava e alcune scene non si potevano ripetere. Non è come oggi col digitale. E non viveva in America, ove col montaggio eran più “progrediti”.
Totò era un clown. Faceva ridere perché sapeva…
Chi non lo capisce e non voleva capirlo, merita(va) solo la “malafemmina” come donnaccia.

Insegnamento (m)morale del Principe, inclusa “clausola” senza chiusure mentali, ché la vita è una quisquilia, risquilla

Il grande Totò conosceva la morte e la poesia, ’A livella, Uomo e Principe di tutt’altra pasta rispetto ai pisellini dei pischelli. Porca miseria! Recitazione del Falotico, statem’ a sentire… assettatevi. Non “assetati”… STAY HUNGRY!

Secondo “Aforismario”, la livella è “chissa” e non chissà. Ah ah:

‘a livella è uno strumento usato generalmente da chi lavora nel campo dell’edilizia per “livellare” una superficie, cioè stabilirne l’orizzontalità. Totò, nella sua poesia ‘A livella, la usa come metafora della morte, livellatrice di ogni tipo di disuguaglianza esistente tra i vivi…


‘A LIVELLA


di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio…

in Arte Totò


Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fa’ chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn’anno puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado, e con i fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

St’anno m’è capitata ‘n’avventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna), si ce penzo, che paura!
ma po’ facette un’anema ‘e curaggio.

‘O fatto è chisto, statemi a sentire:
s’avvicinava ll’ora d’ ‘a chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

“QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE
SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO
ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE
MORTO L’11 MAGGIO DEL ‘31”.

‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
… sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce steva n’ata tomba piccerella
abbandunata, senza manco un fiore;
pe’ segno, solamente ‘na crucella.

E ncoppa ‘a croce appena si liggeva:

“ESPOSITO GENNARO NETTURBINO”.

Guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! ‘Ncapo a me penzavo…
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
ca pure all’atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’ rummanette ‘chiuso priggiuniero,
muorto ‘e paura… nnanze ‘e cannelotte.

Tutto a ‘nu tratto, che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato… dormo, o è fantasia?

Ate che’ fantasia; era ‘o Marchese:
c’ ‘o tubbo, ‘a caramella e c’ ‘o pastrano;
chill’ato appriesso’ a isso un brutto arnese:
tutto fetente e cu ‘na scopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro…
‘o muorto puveriello… ‘o scupatore.
‘Int’ a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se retireno a chest’ora?

Putevano stà ‘a me quase ‘nu palmo,
quando ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
s’avota e, tomo tomo… calmo calmo,
dicette a don Gennaro: “Giovanotto!

Da voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono un blasonato?!

La casta e casta e va, si, rispettata,
ma voi perdeste il senso e la misura;
la vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la vostra vicinanza puzzolente.
Fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente”.

“Signor Marchese, nun è colpa mia,
i’ nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fessaria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto’?

Si fosse vivo ve farrie cuntento,
pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse,
e proprio mo, obbj’… ‘nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.

“E cosa aspetti, oh turpe mal creato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!”.

“Famne vedé… piglia sta violenza…
‘A verità, Marché’, mme so’ scucciato
‘e te senti; e si perdo ‘a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so’ mazzate!…

Ma chi te cride d’essere… nu ddio?
Ccà dinto, ‘o vvuò capì, ca simmo eguale?…
… Morto si’ tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘n’ato è tale e qquale”.

“Lurido porco!… Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?”.

“Tu qua’ Natale… Pasca e Ppifania!!
T’ ‘o vvuo’ mettere ‘ncapo… ‘int’ ‘a cervella
che staje malato ancora ‘e fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched’e”…. è una livella.

‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o punto
c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme
tu nun t’he fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti… nun fa’ ‘o restivo,
suppuorteme vicino, che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie… appartenimmo â morte!”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Totò, Peppino e la… malafemmina (1956)
  2. Tutto Totò – Totò a Napoli (1967)
  3. Totò a colori (1952)

Comprate “Il cavaliere di Alcatraz”, ve lo ordina Amleto


17 Nov

 

Primi acquisti natalizi, un consiglio perché io possa pagare meglio l’aff(l)itto e curarmi dalle f(r)itte: “Il cavaliere di Alcatraz”, ora anche disponibile sul Kindle. E sul comò, no?


 Prefazione delle “torrefazioni”

 

Son amabile come il caffè dolce, oh miei Alex da Arancia meccanica. Cucù, il clockwork fa, nel vostro culetto, un manicomio da cuculo. Sorridi a modo in tal mondaccio, sghiaccialo a limone con coraggio senz’Orange. Altrimenti, arrangiati!
Il genio vi ha fatto impazzire dopo che tentaste, miei folli, d’atrofizzare le mie idee affollanti, nessun mi prende, le donne il mio sì, oh signori!

Fratelli della congrega, lunga e impervia è stata la mia strada dopo tanto esistenziale smarrimento. Non calcolai, distratto dal cartellone pubblicitario d’una senza mutande ma di pube lampeggiante, la svolta a destra in tangenziale. Beccai un pazzesco sinistro. Mi salvai però in corner. Cornuti!
Ma nonostante già l’incidente grave occorsomi, come tutti i miti, per ascendere all’entità, divina e apollinea, sfidai Zeus l’eterno e vinsi dopo prove sfiancanti. Simile a Ercole, per dimostrare la mia Natura vicina al monte più sacro, dovetti costringermi a innumerevoli esami. E fu smile… dopo le smagliature, lo smagliante aitantissimo e azzannante con qualche rotto dente.
Dopo che me la squagliai in spirituale ritiro, mi tira a quaglia, miei somari stirati con puzza d’aglio. Il mio naso è “lungo”…
Quindi, fu il Giorno al tiramisù. Splendente a ribaldo vostro amato, ripudiato per anni, offerto in sacrificio per “(co)stiparsi” mentre la gente “allegra” si strippava dalle risate a me coprenti appunto di derisioni. Non mi stiperete! Loro però strappa(va)no! L’ignobiltà di tal razza fu da me estirpata impagabilmente con la mia classe, anche se soffrii di fegato e c(r)ol(l)ò la bile su acciacchi all’anca. Dalla biro nacque colui che molti, del porcile d’anatre allearance, vollero evirar di tutta frettolosa mira. Ma dimenticarono che io son stato concepito dalla Madonna in quel di Betlemme, coi Re Magi a regalarmi (l)oro, incenso e proprio mirra. Io, miracolante mistico di cui tanti mistificarono il senso metafisico solo perché, durante una tentennante adolescenza mai ai miranti seni sullo “stante”, non ero molto attratto dalle donnacce e neppur dalle belle fighe altrui “attizzanti”. Voi sì ch’eravate da “piedistall(on)i”. Mai ce l’avevate stanco, macellai! Io il “figliuolo”, io sempre a coprirmi con foglie di fico per romantico sognare così come il puro sfoglia i petali delle margherite e non annusa le strisce di “riga”. Rustico o arrosto? La rosticceria preferisce ilcurry, la cinesina a mandorla fa liquirizia. Oggi, superata l’età del Cristo di un an(n)o indelebile, memorabilissimamente son a voi tornato alla vita aderente. Un po’ stropicciato… annoiato per colpa delle mie palle più e più volte logorate, schiacciate e fatte… a poltiglia, incanalate in viso senza ruga dalla beltà maestosa su ridente vostro più “innocente” invidiarmi. In culo, lo prende(s)te? Roccioso, io rido gioioso, ieri giudicato noioso ché forse, patendomi dentro in malinconie insopportabili, deperii a estemporaneo “moralizzato”, nel futuro chissà ove il Fato mi condurrà. Se al quaquaraqua o a una chiatta. Meglio il Chianti. La piantiamo? Se all’indurito, a impietrirvi d’altro stupefacente, oppure nullatenente. Sì, si prospetta dura, la scala è in salita? Adottai le visioni prospettiche. A chiocciola sarebbe più co(s)mica. Sì, non amo le “torri” per raggiunger le vette gerarchiche, m’accontento del girarmeli. In tondo e attorno allo spermatico girino, qualcuno mi torchierà e io mi plasmerò sol a tornio del Minotauro. Fregandolo col filo d’Arianna alla quale, di zucchero “filato”, infilerò la cann(ell)a, alla faccia dei gelosi mostri. In gelatina e al gelo come Jack Nicholson di Shining. Ah, il mattino ha l’oro in bocca ed è un triste figuro. Così “integerrimo”, ineccepibile, non transigente e “intransitivo” d’ottusità, falso Verbo cristiano, severo e irreprensibile nel desiderio della tranquillità domestica, mi casca questo “giusto” asino “adulto”, pedagogo di tutti tranne che di sé fregato. Perché Jack scordò il sesso, mi urò di non friginare, soffocò l’Eros e si distaccò in Thanatos, intrappolandoselo nel labirinto. Vedi, Torr(anc)e? La vita non si confà delle stolte tue regole ma come stai dopo le batoste al tuo bastonarmi?. Io viaggio col triciclo, son tosto e non puoi battermi. T’adocchio e so. Dietro quei tuoi occhietti, si nasconde l’orco cattivo. Io, Pollicino e Apollo. Anche se preferisco Balboa Rocky. Come si suo dire e c.v.d. ,tre civette facevano l’amore con la figlia del dottore, il dottore s’ammalò, tutti i pesci vennero “a galla” come la palla di pelle di pollo fatta da Apelle, il figlio di puttana. Cari polli, siete rimasti al petto. M’aspettavo più “cosce” da maschioni come voi.
Invece, io incassai, non mi spellaste ma le spelo, adesso incasso in se(n)so (a)lato.
Tieni chiuso ora il beccuccio? O vuoi (s)beccarmi in tal morbida “flagranza” del tuo franare dinanzi a me l’irrefrenabile nelle sode forme fragranti? Uovo e a voi donne. Che lievito, altro che castrato. Nessun più incastrerai. Sei tu che ce l’hai non da uccello, adesso.
Ecco la tua maniaca ossessione. N’eri oss(ess)o e t’impuntasti di chiodo fisso!
Nerone! Verde di rabbia! Sei Hulk?
Guarda come “dondola”, con le gambe ad angolo ballo il twist. E si v(ol)a di qua e di là, un popò e diamoci ancor per non poco. Voltati a me, il “duro”.
Ah ah.

Vi (rac)chiudo dunque in clausura, sono il Mon(a)co come Clint Eastwood


Trilogia del dollaroMadison County e non pacchiano da Square GardenUnforgiven e Walt Kowalski di Gran Torino. Perciò il capolavoro di Don Siegel. Tu invece sei un “topo” da Steven Seagal. Sei fermo alle idrauliche seghe, meglio le fughe…

Un’inversione a “u” e cambia la vocale di “i” senza i tuoi “puntini”. Sei sbiancato?
In fighe… bravooo…, parafrasando il Biondo.
Non so se Buono, di certo un “Wanted”.
Quindi, per solo 1 Euro e 99, ora non avete scuse né attenuanti che tengano.

Versate, pure le lacrime del (ri)morso. Me lo sono meritato?
Già, appena poco più d’un caffè. Dai, che vi costa?
Altrimenti, chi mi paga gli alimenti?
E dire che questo libro è universitario. Mamma, neanche tu, che insegni alle elementari vorresti dare a tuo figlio un Falotico? Non mi bastan i danari. Dannami! Dammela!
Tuo figlio deve crescere come me, allevalo subito. E levati la gonna.
Tuo marito non t’ha insegnato i fondamentali? Allora, prima di fiondarti sul “mio” fondente, effondiamoci (s)lavati e ignudi sopra il pavimento.
Il preliminare prevede il leccarmelo.
Ricordate, miei sporchi: per “venir” a Dio di tal sal(ir)e, bisogna innanzitutto, tutto tutto, (a)scenderlo nel fondale. Solo così si può (s)fondare!
Sì, il caffè costa meno del cappuccino, aumentato a 1 30, non vale il mio libro.
Assolutamente!

Stasera, mi reco al solito bar. Luogo poc’affollato, come piace a me.
Il barista è sempre stato gentile. Al che, ordino il cappuccino serale, ben scremato, ben “liscio”, ben con “spicchi” di cioccolatini, e spillo uno e venti.
Lui, all’improvviso, s’incazza e salta su senza ragione apparente: “Cazzo, mancano 10 centesimi! Dammeli o ti ammazzo!”.

Ecco, due anni fa guadagnavo 3 e 10 l’ora per un lavoro pseudo tale.
Che cazzo vuole questo tal dei tali? I dieci dei risparmi? No, me la taglia di accetta solo perché non accettò lo scontr(r)o.
Al che, controllo le tasche, il portafogli e non c’è traccia di “mancia”. Neanche un soldo “bucato” sbuca dalle maniche con le toppe. Una topa mi prende in giro e il suo gringo se la beve come una Peroni. Scopano ringhianti. E il colorante?

Questa è la vita. Erano meglio le lire. Infatti, su Amazon.us, viene pure a meno. E il mio libro non è in rumeno. Scrivo arabo, prometto che non sono albanese. Anche se le complanari letterarie di Antonio mi piacciono. Meglio delle piadine emiliane.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Fuga da Alcatraz (1979)
  2. Hamlet (1996)
  3. Babbo Bastardo (2003)

 

Paolo Villaggio, figlio di puttana!


15 Nov

Ho sempre considerato Paolo Villaggio una merda, altro che “bonaccione”. La sua intervista, quasi “postuma”, dà ragione ancora al mio intuito da Sherlock Holmes.

Clamorose dichiarazioni di Paolo Villaggio, che in un’intervista rilasciata a “Panorama” ha rivelato alcuni retroscena incredibili su noti colleghi deceduti. L’attore 81enne confessa che da giovani lui e l’amicoFabrizio De André avevano un passatempo poco ortodosso: “Fingevamo di essere brave persone ma eravamo delle carogne. Da ragazzi tormentavamo due omosessuali, uno dichiarato e l’altro no. Li prendevamo a pietrate, solo per il gusto di farlo. Perfidia pura”. Villaggio chiama in causa anche uno dei mostri sacri del Teatro italiano, Vittorio Gassman: “Quando si ritrovava a letto con una donna, come prima cosa cercava di asportarle un piccolo quadratino di pelle dal fondoschiena, usando un taglierino. Lo chiamavamo ‘il tassello di Gassman’. Si?, insomma, era un cannibale”. Infine l’interprete di Fantozzi getta luce su un episodio della vita di Ugo Tognazzi che non era ancora stato reso noto: “E? stato salvato dal caso. Un giorno, a Milano, incontra un travestito affascinante, viene colto da una curiosità tragica e decide di portarselo in hotel, vicino al ‘Corriere della Sera’. Mentre sta cercando di sodomizzarlo, per strada scoppia una bomba che Tognazzi interpreta come segnale divino. Da quel giorno la sua condotta è stata più lineare”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Il secondo tragico Fantozzi (1976)
  2. Mission: Impossible. Protocollo Fantasma (2011)
  3. Domino (2005)
  4. Man on Fire (2004)
  5. Noah (2014)
  6. Sherlock Holmes (2009)
  7. TIR (2013)

 

Meglio mio nonno di Noah! Trailer di questo Aronofsky


14 Nov

 

Il senso o non sense della vita: cos’è la vita? La nobile trascendenza dei cavalieri, remoti dai materialismi oggettivi, cinematografici ma non da finte arche di Noè alla Aronofsky

 

Sì, oggi su Facebook, un mio amico è “esploso”, intollerante nei riguardi d’un sistema che, dietro la più “leale” bugia, la “democrazia” della sovranità effimera ove ognuno viene illuso di poter “svelarsi”, ci si maschera invero di più fascismo, permeato fra l’altro da un gusto buonista, sintetico.

Sfasciamoli!
Il mio amico, a cui sono il primo ad ammiccare, esterna a voce alta, “inascoltata” nel suo profilo, quel che pubblicamente ai suoi amici dichiara, una resistenza traballante che si sta rammaricando ma non vuole, non vuole proprio arenarsi. Grida iracondo il desiderio intimo nostro profondo di debellarci da ottuse regole manichee d’una apparenza “cortese” di massa.

Al suo “sbraitare”, come dimostrazione che il “folle” incita la folla savia, che però spesso vien intimorita dalla maschera sociale a cui ognuno se n’affibbia per coprirsi d’un velo zuccheroso e “ben accetto”,  questa sì è pazzia dei (con)cessi “falli”, i fan cavalcan la sua onda negli ammaliatori combaciarvi in t(r)ono. Voci “spifferanti”, provenienti da ogni “ambulatorio”, che spezzano le omertà dell’imparruccato palcoscenico e alzan assieme, tutti uniti come combattivi moschettieri, lo scettro, forse arrugginito e però giammai arreso, delle dignità lese. In tal adorabile baciamano, rinsaldo la persuasione mia che la nostra generazione sia “sconfitta” ma non si dia per vinta. Insisterà alla morte per inseguire il non adatto evolversi, inneggiante in sua unicità ribalda. Ribadiamolo!

Taluni, trasportati dal becero qualunquismo clownesco, ecco che si son “allineati”, rispettando i parametri e le paratie stagne, salvo autoingannar se stessi da quel che sentono in cuor loro. Amareggiato, come tutti. Coraggio, anche a voi ipocriti imploriamo la clemenza della morale onestà. Spogliatevi da quest’inibizioni per le quali tanto v’accanite in lotte tribali ad ambir vanesi per “spogliarelli” appunto p(l)atinati della carne.

Vogliamo anche noi “pattinare” sulla Patton. Patti chiari, amicizia lunga e lungo ch’esce dalla patta! Da noi non riceverete applausi ma ortaggi. Orco, ecco la nostra selvatica orchidea. Esigo che vi scarnifichiate, conficcate l’anima nel centro sacro ove la disancoraste, (s)leghiamoci in nodi marinai per veleggiar liberi come il capitano a prua del suo galeone. Pirati della poesia, non moriremo annegati. Pigri non distendetevi nel prato. No, spunterà solo erba cattiva da tale indolenza. Ma quale Sole! Non disperate, anche Cristoforo Colombo perse la speranza dopo mesi di vacua navigazione finché, tra la nebbia, una riva il suo mozzo “ravvisò” e urlarono “Terra Promessa!”. Non è utopia, è credervi e non mollare.

Molti di noi si son lasciati sommergere dal risucchio, dalle acque lerce di tale vil sporcizia. Attingendo a quel che convenne per “venire” in donne di malaffare. Vendendosi a Mefistofele pur di racimolare uno spicciolo di stronzo “limone”. Bastarde. Bastonate! Ma noi vogliamo rimanere nell’antipasto, abbiamo il “prosciutto davanti agli occhi”, cospargiamoci di fette di salame con meloni in salsa tonnata, evviva Pinocchio e Geppetto nel naufragio che brillerà fulgido in alba nuova e rigogliosa. Al Diavolo la Fata Turchina, non ci rabbonirà col suo Strudel e con le “torte di mele” per quel triangolino agro-dolce. Oh, cosa dareste per leccare la figa di Paula Patton? Tutto quel che avete, e non siete neppure “dotati”. Lo so. Che sodi glutei, però.
Quella (pre)tende la dote se sposa la vorrai deflorar ogni Notte. Va bene per uno come Tom Cruise, lui sì favolista scemo delle sconce missions impossible. Tanto, coi soldi che intasca, può anche sgusciarlo dai pantaloni in Paula spaparanzata e a lui squagliante. Ci “tocca” restar all’asciutto, col conto al verde e il naso al pomodoro schiacciato da paperini alla faccia del culon Paperone. E allora ribellatevi, spellate quel che nascondeste per mantenere la reputazione. Che abbia inizio la disputa. Infilziamo le gerarchie che c’obbligan a farci piacere ciò che invece non c’è “patata”. Spacchiamo le mele di Adamo ed Eva, Lucifero di lingua fu, in quella cappella, serpente di birichino pene. Lui sì che stimolò giocosamente la prima rivolta contro il Dio della carneficina. Uditeci. E non origliate. Saremo noi a spiarvi, a inserire la “chiave” nella serra(tura) di tal orto botanico delle puttane. Vi spu(n)tiamo! Ti sputtano, figlio mio! Effetto dell’ozono erogeno. Voi perché vi drogate sul pont(il)e?. Mi par giunta l’ora d’infilarlo nel buchino. E allora bucanieri siate filibustieri. Guardateli! Sono marchettari e vi rifilan patacche per abbindolare patatine, (ri)peto, di tangenti. E volete per molto ancor (s)beccarvi a “onore” delle glorie altrui? Basta con l’avarizia al vostro cazzo, Cristo! Cristo, siamo in mare aperto. Fa caldo. Nudi! Nidificheremo in fighi!

La Balena Bianca sguazza felice bella contenta e voi siete rancorosi come Achab, bevendovi da boccaloni ogni rabbia per sol rifocillare le fucine dei marpioni e dei bracconieri. Violentati dal branco, sbracciamoci allora e baciam da (un)tori i cieli azzurri del viverla in culo. Si fottessero i loro or(t)i.

Finitela col viver nella nostalgia degli allori se ora non è più colorata come allora. Allocchi, scocchiamo! Tu, sciocco, succhiamelo! Ci siam scottati! Ci hanno scocciato! E tu, testa di cocc(i)o, hai finito di masturbare il tuo alambicco? Ti spacco la bomboniera se non la bombarderai!

Cos’è la vita? Forse tutta è racchiusa nel non rimpiangerla ma fregarsene… come Al Pacino di Americani, arpionate il vostro Jonathan Pryce e questo intrepido rompere i muri del silenzio non avrà prezzo. Basta con San Giovanni. Io vi battezzo in nome dell’abluzione salvifica d’un reinventato revisionismo al catechismo cristiano fottuto!

Ed è battaglia, quella ragazza è gazzina ladra e vuol la serenata per poi darla a chi di lei non è innamorato ma ricco “fuori” su laido entrarle in ogni foro! Che troia!

Anche lardosa. Che schifo! Ha la cellulite ma un personale estetista!

Che cazzo state facendo lì a (ba)bordo di periferia? Le seghe con la bavetta alle bocchine? Intanto quelle suine s’insudiciano col grasso che cola del bo(vi)no.

Boia d’un Giuda, porco!

Prendi la Croce e sfondiamo di guerra come i crociati! Incrociate le dita. V’entreremo da dietro e male vi faremo!

Ah, il vento, il ventre! Che Venere.

Che vita di merda.

 

Il trailer di Noah di Aronofksy smentisce la mia play di ieri: tutto ciò che non è classico, ma “biblicamente” sfasato in pacchianata pomposa.
Che delusione! Un’attesa durata ore “improrogabili”, con tanto di Darren a chiedere l’armistizio coi “giudici” della Paramount affinché gli concedessero tre anni in più per la post-produzione. Ma, vuoi la f(r)etta di torta da spartire, cfr. “incassi” facili, vuoi lo smerciarlo commercialmente appetibile, vuoi il Russell con la barba da burino della Curva Sud in vesti “epiche” d’urla da stadio, vuoi Anthony Hopkins che sembra il nonno di Matusalemme, comunque non miscasting ma “spastico”, vuoi Emma Watson, che tutti stanno rivalutando di “metrica figa” ma a me pare sempre una sciacquetta a toccarsela d’adolescenza prolungata, vuoi la Connelly smagrita dopo vari parti “abortenti” per non partorire un aborto come il marito, ecco servita la colossale cazzata d’anteprima del kolossal.

Effetti speciali di pedestre computer graphic, pennellate fra uccelli svolazzanti, predatori e uova, oceani spaccamontagne, colonna sonora da “Evvai, la vita è finita, salviamoci, quindi salpiamo di note altisonanti e da rotture di palle, in fondo siamo animali borghesi non estinti e amiamo la musicalità noiosa per sogni in pantofole”… rocce, spade negli alberi, pitoni e sanguisughe, creature australopiteche d’antropomorfismo da Anelli, il Signore è il mio Pastore, versetto buttato lì come Samuel L. Jackson di Pulp Fiction, il polpettone appunto è cucinato.
La stronzata sesquipedale è pronta in padella.
E poi possibile che ogni film con Crowe abbia quasi sempre Jennifer Connelly come sua amata “impossibile?”.
Secondo me, il Master se l’è bombata. Altro che il compagno Commander.
Sì, Russell pensa prima al suo “volatile”, Jennifer lo lascia al suo destino, al suo “dinosauro” col ricordo d’una avventura indimenticabile.

Sì, Russell disancora gli ormeggi solo dopo aver agganciato l’o(r)mone.
E, fra il dire e il “farsela”, c’è di mezzo il mare. Attenti al “triangolo” del leone nella gabbia. Se scappa, scopa, poi la barca va… in malora!

 

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Noah (2014)
  2. L’arca di Noè (1928)
  3. Storia d’inverno (2014)

“Castello Cavalcanti” di Wes Anderson


14 Nov

Stefano Falotico e il suo Cavaliere di Alcatraz


13 Nov

Il Cavaliere di Alcatraz 

“Il cavaliere di Alcatraz” del sottoscritto, Stefano Falotico del ‘79, 342 pagine di rara raffinatezza, catartico dolore maudit e prosa in liriche di virtuosità pindarica, è ora disponibile, comprarlo è un obbligo morale

Link

Presto, molto presto (previo aggiornamento) anche acquistabile in eBook, per le vostre piattaforme di lettura più “conveniente”…

Il Falotico

Stefano Falotico, chi è costui che, da strati nebbiosi d’una sua sparizione (ir)razionale e ignota, all’improvviso è riesploso in trono di grandiosa ispirazione? Tonitruantissimo in (av)vincere letterario, a sconfiggere tutti gli sfavorevoli pronostici e le congetture “diagnostiche”, chi è quest’ateo agnostico che fa della parola un elegante bacio alla vita riscoccata in esorbitanti, fulminee creazioni impensabili, oltre le più favolose immaginazioni, chi è quest’Uomo roboante che “maiuscola” il suo stesso sostanziarsi in tanti poliedrici, liquidi sostantivi?
Dalla quarta di copertina di tale opera immensa, maestosa come l’Atlantico oceano nel suo navigare intrepidamente a mo’ veleggiante del leviatano degli abissi più rifulgenti, come le bianche aquile galattiche che virano, di vibrazioni soffici, nel Settimo Cielo… (es)traiamone giovamento perché, forever young, saremo giovinezza eterna!

“Un romanzo fascinoso, un viaggio notturno dentro la prigionia delle anime punite e forse, per l’eternità, oscurate fra le sbarre indissolubili d’una tenebra nerissima.
Fra scoppi d’ilarità sdrammatizzante, potenti, indelebili schizzi di rabbia inascoltata, queste voci del silenzio si mescoleranno all’urlo tonante dell’umiliata libertà. Violati nei cuori, privati d’ogni speranza e redenzione, sono soltanto sporchi, agonizzanti carcerati crocifissi in attesa della morte? Fantasmi walking fra livide, tetre albe rubate e opacizzate,  hanno perduto oramai anche la voglia di un ultimo, futile sogno?
Dal nulla, come per magia, entrerà però in scena un cavaliere ignoto, un romantico, intrepido, lucente revenant
Clint, in questa prigione maledetta dal Dio delle carneficine, Clint, l’ermetico principe incarnato a nobiltà morale, Clint che lustrerà i dolori, innalzandoli a giustizia apocalittica.

Ribelli per vocazione… alieni nelle stelle”.

Descrizione di me, un masterpiece vivente finalmente!

Capolavoro, a mio insuperbirlo di (ar)dire, volteggiantissimo in superlativo desueto ma che qui si confà a bene “spaventoso” per la totale, nostra variegata umanità

Falotico, raccoglitore di emozioni che eviscerò dai ventricoli suoi “suonati”, pulsazione empatica fra mille e più anime, anzi animistico di primigenia primitività “rude” quando istintivo incide la stilografica della tastiera dinamica nelle accensioni ascendenti di ferocie naturali sull’arsione ora te(r)sa, azionante, flessuosa dei fluidi suoi flussi vitali, enigmatici nella trascendenza, aspiranti notti in quiete scultorea e poi sognanti donne marmoree dai seni più lussuriosi, un Man avido di furore, un vero che patì, si segregò, screpolò la pelle a logorarla ma, mai corrotto, non la lordò per incarnarla ai gusti putridi dell’ammuffita vostra “impietrita” e non pietistica foll(i)a di massa, un versatile (in)grato che gratta la scorza delle apparenze per ridestarle con soventi, incoraggianti provocazioni solleticanti, per (dis)integrarle a forma sua divinizzante, una creatura oltre Dio, vitalità bestemmiata dai borghesi con la coscienza marcia, un adoratore del plenilunio fulgido vicino alle rive del Danubio, un chiaroveggente di San Pietroburgo nel delirare principesco come Laura Dern d’Inland Empire, un eastwoodiano infrangibile dagl’indelebili occhi “costernati” dinanzi al fosco “contorno” di tali vigliacchi cortei da morti arrochiti nel cuoricino e scevri innanzitutto d’amor proprio, un traghettatore come Caronte, anima egli stesso, (ri)generata infernalmente dalle fiamme vulcaniche d’un poetico, bellissimo impadronirsi del destino, plasmarlo a volere ché voli e sempre non trascolori, un UFO annebbiato dal dubbio permanente, un volante trasformato, metamorfosi del sangue offerto in sacrificio, uno scoiattolo poi ludico, “maligno”, che rasa la vita come lame arrostite del docile diluire l’armonica sua chioma. E rinforzarsene invincibilmente.

Genesi

All’interno della “postfazione”, ho spiegato quasi tutto. All’intelligenza dell’acquirente, dunque del lettore, a seconda o meno delle sue deduzioni perspicaci, e perciò della variabile sottigliezza neuronale al valore d’editare la sua mente erudita, poterne attingere in esegesi personale. A genetica emozionale che si rivedrà oppure no, ché dovete riflettere e specchiarvi… stavolta tutti!

 
Anche a lavoro “finito” e dopo una prima lettura interminabilmente “terminata”, sei appena a un quarto dell’opera, appunto, di revisione… le correzioni, le diverse impaginazioni, i formati, le conversioni ti potrebbero far uscire quasi pazzo e scoppierà qualche terminale!

Per ovviare al Pronto Soccorso, ci vuole un fisico da laureato in Fisica e prenderla con “Filosofia”, affilare gli spazi e aggiustare le virgole, mettere a posto i refusi “invisibili”, smacchiare e limare, aggiungere e togliere, “origliare” la musicalità delle frasi e, se non sonano bene, ritornare pun(i)to e a capo, cancellare per intonar o solo dar più “corda vocale” alle parole tropp’arcaiche, qualche lettore si slogherà la lingua… italiana fra vocabol(ar)i (s)comparsi eppur esistenti, al che ho dovuto anch’io affidarmi a un editor, che in questa sede ringrazio enormemente. Se lo merita.

Si chiama Germano Dalcielo, e ha svolto un lavoro davvero professionale. Ravvisando quelle sviste che, a mio occhio nudo, non avrei appunto avvistato prima di dare il “visto” per la stampa.

Abbiamo passato circa due settimane, in chat utilissima, a colloquiare su Facebook. Lui che mi mandava i punti da riguardare, io che li approvavo o li rileggevo per annotare ciò che non avevo notato. Semmai, avevo già “voltato pagina” e mancava qualcosa o, invece, avevo  appena-“a piè” abbo(n)dato di “dislessia” digitalmente troppo “spingente” lo stesso tasto. Al contrario, potevo non aver premuto o “inviato”. Chissà, per quel pezzo dovevo, di calcolo di probabilità (in)certa, aver bevuto oppure essermi mangiato il cervellone.

 

Ebbene, dopo tanto serio disquisire, grazie anche al suo prezioso e quanto mai scaltro consiglio, ho piazzato questo mio “Il cavaliere di Alcatraz” su youcanprint.it. Seguendo il regolamento, le linee guida, “cliccando” su tutti i tasselli, eccovi serviti con quest’epico romanzo.

Presto, prestissimo, sarà acquistabile in tutte le catene librarie, online e non, com’accennato anche in eBook, e “Youcanprint” offre peraltro la grande opportunità, sì di mantenere la loro esclusiva ma anche sempre gratuitamente che tu (quindi in questo caso io) possa detenere i diritti editoriali e distribuirlo a piacimento su altri siti di self publishing.

Perciò, apparirà in Amazon-Kindle e via scorrendo internettizzando…

Per piacere, ordinatelo cartaceo o “Adobe Digital”, adoperatemi per la mia ca(u)sa.
Ne vale la pena, “Il cavaliere di Alcatraz” è un’opera unica, ineguagliabile, tanto “triste” e incentrata sull’ingiustizia, quanto vi folgorerà man mano che andrete avanti… sbriciolerete (com)mossi, scatenati dalla forza letteraria d’una prosa senza catene. Fra carcerati nelle sbarre, liberi di sognare, svoltare, evadere, volare!

Ebbene, ripetiamo, dopo molti ritardi dovuti ad “abbagli” dell’ultima ora, godetevi anche la cover. Nota(te) che la sinossi del retro l’ho scritta sempre io… tanto di cappello. Completamente factotum.

L’immagine di copertina è dell’illustratore americano Péter Farsang (“é” accentata così, si è raccomandato, non è un “Peter” qualsiasi).
Perspective”…

Non me l’ha concessa gratis ma dietro piccolo, comunque proprio ridicolo, simbolico “rimborso”.

Anche il font è una mia creazione. Se non vi piace, Amen. Scritta sobria con l’aggiunta, per la versione eBook, di Péter fra i due “pali”. Sono bipolare. Eh eh. Comprare!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Noah (2014)
  2. Fuga da Alcatraz (1979)
  3. Le ali della libertà (1994)
  4. Gli spietati (1992)
  5. Gran Torino (2008)
  6. The Score (2001)
  7. Heat La sfida (1995)

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)