Archive for July, 2020

Il programma del Festival di Venezia è troppo “serioso” e fintamente autoriale, meglio un mio short movie in stile Ed Wood-Tommy Wiseau misto al Paul Morrissey underground-noir torbido come i miei baci veri!


29 Jul

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Innanzitutto, qual è film più bello di tutti i tempi?

Il tanto osannato Quarto potere? Il settimo sigillo?

Suvvia, non diciamo stronzate. E non voglio neanche più sentire la balla colossale secondo cui L’esorcista sia un capolavoro. Ma smettetela. È datato più di mia nonna materna. La quale è morta e, malgrado fosse più religiosa fanatica e maniaca di Ellen Burstyn, ha sempre pensato che l’unico diavolo esistente nella storia dell’umanità fosse e sia il sottoscritto. Sì, dall’aldilà, crede che io sia dio ma non ha mai visto Il signore del male, un film diabolicamente paradisiaco. Ah ah.

Sì, Prince of Darkness è forse il film più bello di sempre assieme a Twin Peaks: Il ritorno. Ché non è una serie televisiva.

Ci rendiamo conto cos’ha fatto David Lynch? Inizia con un episodio ove ci viene generosamente mostrato ignudo uno dei lati b più sexy della storia, cioè quello di Madeline Zima. Dopo pochi secondi, appare qualcosa di stranissimo su uno schermo nero che sembra un oblò, il vetro di una lavatrice.

Quindi, come per miracolo, Dougie Jones ritorna a essere l’agente Cooper senza dare spiegazioni a nessuno.

Pronuncia solo l’oramai leggendaria frase: I’m the FBI.

Un capolavoro impressionante capace di riportarti indietro nel tempo, anzi, ai tempi quando alle scuole medie si passava il tempo a immaginare se Elizabeth Berkley di Bayside School si sarebbe, un giorno, mai completamente denudata in un film vero e proprio. Poi uscì Showgirls e Kyle Maclachlan, in piscina con lei, capì in ritardo che Isabella Rossellini di Velluto blu fu solo una frigida.

Sì, premettiamo subito che il programma del Festival di Venezia di quest’anno è veramente penoso. Hanno dimezzato, a causa dell’emergenza sanitaria tuttora fortemente vigente in molti stati, quelli Uniti in primis, i titoli in concorso e Alberto Barbera, ammalatosi di esagerato patriottismo e nazional-popolare più inquietante di una canzone fintamente polemica di J-Ax (personaggio altamente discutibile che, giocando in maniera furbetta sui disagi adolescenziali, canta ai giovani, già andati a puttane, ciò che voglio/ano sentirsi dire per una magnificazione dell’impubere esaltazione fanatica più beceramente figa in vomitevole, “griffato” stile Amici, insomma un fake miliardario), vi ha dato dentro con le pellicole tricolore.

Inaugurando addirittura la kermesse con Lacci di Daniele Luchetti. Grande amico di Moretti Nanni, presente peraltro in Aprile. Non solo.

Storici i suoi cammei, infatti, in BiancaPalombella rossa e La messa è finita.

Invece Nanni, attesissimo con Tre piani, titolo metaforico di un film suo, come sempre segretissimo, incentrato sulle tre istanze principali scoperte da Freud su cui si baserebbe, stando a questo fottuto e bacato padre della psicanalisi, la personalità, sarà assente a Venezia ma, in Caos calmo, con Isabella Ferrari adottò lo stile alla Jung/Michael Fassbender di A Dangerous Methos praticato a Keira Knightley, con tanto di unghiate molto “analizzanti” la Ferrari stessa. Una scena, no, una scema che secondo me, malgrado il successo regalatogli da Gianni Boncompagni, ex famoso filantropo dei cavoli suoi, forse delle cavolate, e “sostenitore” pure di Ambra Angiolini & company, è identica nella sua personalissima vita privata al personaggio da lei stessa interpretato ne La grande bellezza.

Ovvero una frustrata depressa cronica, con tanto di pastiglie Chrono psicofarmacologiche, utilizzate dai brutti quarantenni di Caro diario, che forse è persino più “schizofrenica” di Sabina Spielrein.

Mah, alle donne come Sabina, ho sempre preferito il Ratto delle Sabine. Leggenda dell’antica Roma sicuramente più attraente della vacuità di certi ambienti capitolini ove la cosiddetta alta borghesia concima la sua tristezza esistenziale, aspettando il nuovo spogliarello di Ferilli Sabrina invecchiata marcia, cantando sui trenini con Raffaella Carrà. Insomma, la classica crème de la crème che a me, uomo alla Roddy Piper di Essi vivono, fa sinceramente cagar’.

Da tempo immemorabile, il sottoscritto riceve la patente di fallito ma, a differenza di Jep Gambardella/Toni Servillo, non ha pubblicato solo un libro. Bensì un’infinità di romanzi dei più folli, disparati e strampalati. Però hanno venduto pochissimo, dunque hanno incassato, non essendo io un marchettaro come Christian De Sica, assai meno dei film più impresentabili di Carlo Verdone.

Il quale, essendo sposato alla sorella di Christian, omaggiò suo cognato, dandogli la parte dello stronzo in Compagni di scuolaAn vedi che Amici miei… Parenti serpenti!

No, il suddetto film di Mario Monicelli non mi è mai piaciuto. Emana una scatologica amarezza peggiore de La grande abbuffata. A Marco Ferreri e a Isabella Ferrari, preferisco la Ferrari. Ma a volte non ho neanche i soldi per comprarmi una scatolina di cioccolatini della Ferrero. Che te lo dico a fare?

A Christian De Sica, preferisco Maillet Cristian. Ragazzo tornato a Bologna a lavorare sino ad autunno inoltrato. Mio amico da qualche anno a questa parte e “killer” à la Michele Apicella/Moretti di tale mio short movie decisamente amatoriale, dunque profondamente amabile.

Un cortometraggio dal “fiato corto”, come si suol dire, deboluccio cinematograficamente parlando ma girato con un’onestà intellettuale, un senso della poetica underground così (mal)sana, crepuscolare e radicale, oserei dire semplicemente esistenziale, da far spavento al miglior Andy Warhol con le sue magistrali “boiate”.

Corto quindi cortissimo (comunque, più lungo del tuo…) dalle atmosfere rarefatte, eccentricamente autocentrato sui miei primi piani da Totò felsineo di ascendenza non partenopea, bensì similare di origini meridionali, mescolato al Rust Cohle/Matthew McConaughey di True Detective dei poveri con esplicite allusioni, di natura “sopraccigliare” e fronte aggrottata (a)simmetricamente ammiccante alla mia autoironia da Mel Brooks più genialmente demenziale, ai neo-polar francesi girati co’ du soldi rubati a un clochard che se la tira da artista a Montmartre e non sa neppure cosa sia la Torre Eiffel.

Sì, un barbone italianissimo emigrato in Francia, per l’esattezza a Parigi, apparentato forse a Ninetto Davoli, un pasoliniano con la r moscia non figlia di Gianni Agnelli, bensì derivatagli da un bacio alla francese da lui generosamente dato, diciamo elargito gratuitamente, durante la sua primissima adolescenza da ripetente, a Raffaella, burina lupa della Garbatella che, a causa d’un succhiotto troppo potente, causò al disgraziato in questione un problema mandibolare peggiore di quello di Ronn Moss di Beautiful.

Ah, Ragazzi fuori di Marco Risi. Meglio un buon risotto alla marinara.

Questo succitato, all’epoca sovreccitato, ragazzo oramai pazzo squilibrato, a sua volta, fece sì che la sua mascella non si allineasse a una perfetta dizione della sua Lingua non propriamente raffinatissima. Poiché alle scuole medie, quando studiò la Rivoluzione Francese, nelle sue puberali illusioni da sognatore perso, credette davvero che un giorno sarebbe diventato il Re Sole ma, dopo il primo tradimento cagionatogli da Raffaella con un borgataro poco pulito e bello, ogni utopia perse e, al motto Libertéégalitéfraternité, preferì essere un samurai senza padrone. Lasciandosi andare completamente come Robert De Niro, da Ronin sino a The Irishman e Joker.

Di mio, mi salvai dal diventare Richard Gere de Gli invisibili poiché riguardai The Mothman Prophecies e compresi di non soffrire di alcun tipo allucinazioni né, a differenza dell’italiano medio, della sindrome da leccaculo da colui che, vanaglorioso, si crede poeta, santo e navigatore ma è più arrivista dello stesso Gere ne L’incredibile vita di Norman.

Malgrado sia stato di nuovo illuminato, non sulla via di Damasco, né abbia del tutto abdicato alle malinconie di Rossi Vasco, nonostante non mi sia adagiato neppure a fare solo passeggiate squallidissime da latin lover del cazzo lungo una via del centro bolognese, gergalmente detta altresì vasca da fighetti figli di puttanissima e busoni, faccio il bagno ogni due giorni, scrivo libri che vengono cagati da quattro “handicappati” come me, gironzolo vicino alla videoteca di Federico Frusciante alle due postmeridiane di un plenilunio più ammaliante e ispiratore dei caldi romanticismi affascinanti della mia attuale lei e, vicino alla scogliera del mio emotivo mare in burrasca, ho dimostrato al mondo intero, soprattutto a me stesso, il fatto inequivocabile che la psichiatria sia una stronzata e che Rocky, ribadiamolo, sia forse il film più bello del mondo assieme a Taxi Driver. E a quelli da me citati sopra.

E questo è quanto.

Robert De Niro rimane ancora il mio attore preferito assieme ad Al Pacino. La scena del diner in Heat, cazzo, docet. È gente cazzuta, questa. Mica come molti di voi, italiani spesso cazzoni.

Vi dichiarate tutti dottori ed espertoni. Vi bardate dietro la rispettabilità più ipocrita e siete invece solo dei gran cafoni davvero ignorantoni.

Mentre Johnny Depp, ora infognatosi con quella vacca di Amber Heard, in Donnie Brasco era da Oscar. Diciamocela!

Soprattutto quando litigò con sua moglie, Anne Heche, e tre secondi dopo se la scopò sulle scale con tanto di ciuffo sbarazzino da attore non laureato, però idolatrato ed adorato da Marlon Brando e istintivamente bellissimo, meravigliosamente carismatico di recitazione strepitosamente naturale.

Quando si dice… a lui viene benissimo… Di mio, sono Il coraggioso. Daniele Luchetti girò Mio fratello è figlio unico (film che vidi al cinema con una tizia amante di Moccia e Scamarcio, la sfanculai subito… mica tanto, dopo due anni), sono sempre più simile a Rino Gaetano e Lefty Ruggiero disse a Depp:

il mio unico figlio è un drogato, come la vedi?

Io non lo sono, però. Anzi, so baciare meglio di Al Pacino in Carlito’s Way. Come no?

Sì, morale della favola. A 40 anni, anzi, quasi 41, ho compreso che nella vita posso fare tutto. Anche perché è troppo tardi per tornare indietro e quindi educarmi a essere un povero idiota come tutti.

Se invece voi pensate che diverrete i nuovi David Lynch, non voglio disilludervi ma debbo dirvi la verità. Al massimo, pot(r)ete farvi dei film, cioè delle stories su Instagram.

Lasciate stare il Cinema. Tanto non sapete amare, non sapete soffrire. Di conseguenza, non saprete mai filmare le emozioni in modo delirante. Come è giusto che sia.

Ce la vogliamo proprio dire? Non sapete nulla, soprattutto di voi stessi, fate pena e, secondo me, parafrasando Bukowski, se non siete impazziti almeno tre/quattro volte nella vostra vita, che cazzo avete campato a fare?

Per tifare per la Juventus?

Sì, sono un pagliaccio come Nic Cage di Via da Las Vegas. Specialmente di Cuore selvaggio.

Che vorreste farmi, ora? Mi brucerete la casa o torneremo tutti assieme a catechismo e canteremo We Are the World?

Ebbe ragione Jon Bon Vovi. Questa è la mia vita e, se a te non sta bene, alla mia lei sta invece benissimo.

Dunque, va ammesso. Il mio cortometraggio è una cagata micidiale dalle suggestioni purissime. Siamo, vale a dire, dalle parti del masterpiece criptico, in totale (inter)zona b, super trash o forse elevatissima.

Poiché sono stanco di applaudire la perfezione. Adoro sempre di più le vite e i film assurdi. Poiché assieme sono bellissimi.

Tu invece ti sei laureato con 110 e lode? Ah sì? Complimenti. Ora peròcome disse Frank Vincent di Quei bravi ragazzi, vai a prendere la cassetta del lustrascarpe.
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di Stefano Falotico

Forse il Cinema, la poesia, la fantasia, il romanticismo salveranno la vita? Comincio, purtroppo, a esserne dubbioso e sono sempre più ombroso o forse no(tte)


25 Jul

atto di forza

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Giornata movimentata, oserei dire avviluppata in un reflusso gastroesofageo di rabbie smodate. Che vulcanicamente riesplosero laviche dalla tempesta mia emotiva tornata a galla in modo scriteriato.

Mentre sottopagato, anzi, pubblicizzato ma non retribuito, son pressoché obbligato a riguardare Dead Man di Jarmusch e a vedere, per la prima volta in vita mia, in versione restaurata, il capolavoro del masterpiece vivente che fu il Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, firmato dal grande Derek Jarman, uomo inarrivabile e pazzo mai visto da non confondere con un altro “psicotico” omonimo, il Buonarroti, ecco, deglutito tutto ciò, compresa la frutta secca dell’Arcimboldo e recitando la parte del “fesso” Bombolo, credo forse che sia io stesso un Orson Welles dei poveri, eh sì, mie polli come Ed Wood, no, sono spiccicato ad Owen Wilson di Midnight in Paris che, in mezzo a ciarlieri borghesi pieni di vacuità come ne La grande bellezza, a mo’ di Jep Gambardella gironzolo/a di qua e di là un po’ indubbiamente da quaquaraquà, un po’ come un baccalà e un po’ più intelligente, certamente, di quello scemo che fa il gagà ma sempre a far un cazzo sta. Ah ah.

Cammino con aria dinoccolata, lecco un barattolo gigantesco di Nutella come Moretti di Bianca, alla cioccolata scaduta preferisco però l’insalata non mangiata da tua sorella, la quale è un’anoressica prematuramente inacidita, son ancora semi-disoccupato o forse (s)fortunato e gigioneggio di creazioni che trovano il tempo mio che non più ho.

Tempo perduto, tempo gettato alle ortiche, tempo mio che fu mangiato vivo dai porci e dalle orche, tempo immalinconitosi nella rochezza della voce da cavernicolo dell’orco Tom Waits, uno che avrei visto benissimo al posto di Joel Edgerton in Bright.

Sì, forse sono afflitto dal morbo di Alzheimer come Nic Cage di The Dying of the Light.

Tempo di Alien Nation, tempo nuovamente di alienazione, tempo di perdizione, di tormenti e passioni virulente, di discussioni rocambolesche con qualcuno che non sa come consolarmi fra un tramezzino ammuffito e un caffè comunque più morbido delle cosce vellutate di una giovanissima donzella che zucchera un po’ l’ambiente col suo gioco sensualissimo di caviglie liscissime, tempo di artistico vergare il mio cuore nell’anima del crepuscolo più suadente che nelle lombrosiane vene mi rimbalza al primo tintinnare della mia esistenza da martire sesquipedale e fottutosi nel cervello completamente. Diciamocela, onestamente.

Forse dovrei anche rivedere Atto di Forza, contattare la Total Recall e prenotare, se possibile, un viaggio su Marte. Quelli della NASA però mi hanno detto che al massimo, se voglio spararmi un trip, non devo più riguardare quella cagata spaziale di Interstellar né buttarla sul demenziale per non piangere in stile Mel Brooks di Spaceballs, bensì essere obiettivo e dunque “immersivo” in un album di metal pesante da comprare alla Ricordi in via Ugo Bassi, a Bologna.

Ray Liotta, all’inizio di Quei bravi ragazzi, con fierezza degna e (ig)nobile tipica del più fottuto menefreghista criminoso, con aria da nostalgico bastardo malinconico, sostenne ciò: che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster.

Che io sappia, invece, quando Henry Hill/Liotta puntò il dito verso Paul Sorvino nel finale del suddetto Goodfellas, metto sempre in pause la visione per concentrarmi sullo sguardo agghiacciante di Paul.

Classica espressione di uno che non dice nulla e al contempo dice tutto. Se avesse potuto solo fiatare, avrebbe urlato: ma te possa/ino ammazzà, ah, stronzo!

 

Sì, gridato ai quattro venti come gli scandali a buon mercato annunciati da Mr. Marra sul suo canale YouTube. Ove, fra un link “nascosto” più dei contenuti speciali dell’extended edition non del suo membro, bensì di Basic Instinct versione unrated, tra qualche flessione da personal trainer che avrei visto di brutto in Rapa-Nui di Kevin Reynolds, prodotto da Costner, semmai assieme a Mario Balotelli e alla “signora” Filomena Mastromarino, alias Malena la Pugliese, la quale dichiara che scelse “lui” per renderlo il nuovo Andrea Diprè dopo che Marra, in questi anni di duro lavoro, tentò a fatica di costruirsi una reputazione da Arnold Schwarzenegger all’amatriciana misto all’intellettualismo da Pier Paolo Pasolini ante litteram, ecco… ove la dignità va a farsi fottere pur di avere 3 follower su per giù e una scopata “famosa” in più.

Ma la gente vuole questo, io invece sono asociale.

L’altro giorno firmai un contratto editoriale per un libro di circa 500 pagine che sarà letto da 50 persone al massimo da qui sino ai prossimi cinquemila anni, canto La vita com’è di Max Gazzè e impazzisco ogni volta che rivedo Joaquin Phoenix, ispirato come non mai, che balla nudo come Iggy Pop, re del punk, in maniera super freak, in Joker, sulle note di That’s Life.

Credo di possedere, in tutta onestà, una voice più bella di Frank Sinatra e, sinceramente, The Rat Pack fu un gruppo di pezzi di merda peggiori dei figli di puttana di The Irishman.

A parte il Caravaggio e il Michelangelo Buonarroti che rinunziò a tutto pur di regalare a noi, comuni mortali, la facciata di San Pietro e soprattutto la Cappella Sistina, abbiate Pietà se vi sbatto in faccia la verità.

Esistono solo due geni veri nella storia dell’umanità. Anzi, mi correggo. Uno è purtroppo morto sebbene i suoi irriducibili fan pensino che, su qualche incontaminata isola felice, ancora vivi e vegeti felicemente, ovvero Elvis.

L’altro è chissà dove, chissà in quale altra fantasia.

Può darsi che sia uno che distrusse tutte le teorie di uno psichiatra che gli fece una diagnosi schiacciante e riceve tuttora soldi a palate pur di essere invitato nelle trasmissioni per vecchi rincoglioniti ove discute del disturbo narcisistico di personalità.

Cioè il suo. Poiché cambia occhiali ogni tre ospitate e, se fosse per lui, saremmo tutti in manicomio e socialmente pericolosi. Adora farsi bello. An vedi questo, oh…

Cazzo, alla sua età.

Di mio che posso dire? Sono Ulisse di Omero o James Joyce?

Forse sono Achille, forse sono dentro una conchiglia di Demolition Man, forse sono Ettore, forse non sono nessuno. Ed è giusto così.

Be’, molti stupidi pensano che the luckiest man in the world sia/sarà Davide Marra fra dieci anni, cioè l’Erik Everhard nostrano. Sbagliano totalmente.

L’uomo più fortunato del mondo è Carlo Verdone. Se infatti è vero ciò che disse e che ancora dice, cioè che fu il primo uomo sulla faccia della Terra a vedere C’era una volta in America, che posso dirgli se non… Che culo!

Peraltro, è la stessa cosa che ho detto al mio miglior amico. Ché ha appena finito di leggere il libro per cui firmai il contratto. Siamo però sicuri che sia un amico, che invece non sia un’amica, anzi, la donna più fortunata del mondo?

Non lo so. Lo dovreste sapere voi. D’altronde, come sussurra Al Pacino in Scent of a Woman:

– Io non valgo un cazzo.

 

 

di Stefano Falotico

pacino scent of a woman midnight in paris locandina

WONDERFUL LIFE – I miracoli esistono? Anche la forza dell’amore, della poesia, dello Sturm und Drang: fate della vostra vita un masterpiece! Evviva i pazzi come Hamlet!


24 Jul

amleto gibson

Vado in giro con fare a volte da tonto, spesso semplicemente sono iracondo. Meditabondo nel mio cogito ergo sum, poche volte invero godo nel/del coito del mio ego soffocato e sofferto che, soffrendo di disistima, non quaglia molto in termini di f… a e, per l’appunto, divengo cogitabondo ma voglio regalare ai comuni mortali un po’ di tenerezza, di godibile lietezza, riempiendo la mia donna di succosa prelibatezza.

Sono un uomo caldo che ama le freddure e qui ve le elargirò con saporita squisitezza del mio prendere la vita con filosofia, con stimabile savoirfaire encomiabile, folle e, al contempo, savio di fenomenale destrezza funambolica.

Il giusto abbigliamento crea nell’occhio altrui un attraente abbagliamento. Cioè, sì, ciò è innegabile e l’abito fa il monaco se uno appare come un monco. Molta gente comunque è bigotta e miope, non usa neanche il monocolo. Insomma, è mongola.

Dopo tanti miei auto-abbattimenti e inutili lamenti, giunse il tempo del fottuto godimento. E, dopo tanti miei patetici, esistenziali tormenti, dopo che più che altro fui dai bulli tormentato, risplendetti come il Sole a mezzogiorno anche se oggi, a Bologna, impazza una fortissima tormenta. E la gente, per proteggersi dalla pioggia scrosciante, è segregata in casa, vivendo da sola la loro (non) vivente sola e forse mangiando una sogliola.

Quando voglio sono un portento ma sinceramente, ecco, debbo esservi onesto, sono soventemente solo… parecchio scontento.

Di che rallegrarsi, difatti, v’è poco e quindi non merito la patente di porco. La vita mi fu parca e, in quegli anni miei di durissima depressione da Cinema bergmaniano, non mi svagai neppure nel parco.

Non mi concessi nessuna vacanza ma la mia anima non fu mai però davvero vacante. La coltivai e di sogni arricchii, volando sulle ali della fantasia per non ammettere a me stesso di soffrire soltanto di gravissima, pressoché incurabile melanconia.

Ma la vita mia non volò del tutto via, la riafferrai al volo malgrado avessi ricevuto molti pugni in faccia, sì, in volto. Ho scritto in volto, non in volo! Hai capito? Altrimenti, a te voleranno! Ti perdono. Sarà per la prossima volta.

Dopo tantissime batoste, dopo essere stato inviso, schiaffeggiato in viso solo perché proposi generosamente il mio “bel”, pulito faccino, dopo aver ricevuto millefoglie, no, mille torte in faccia, so ancora ammirare un roseo tramonto. In quanto sono romantico e non mi arrendo al primo colpo. Al millesimo, però, sì. Grazie al c… o, ti hanno spaccato pure il setto nasale e non riesci/o più a respirare.

Strozzato dagli aguzzini, non mi darò al pugilato per guadagnare du’ lire. Non m’indebiterò con gli strozzini e non mi lascerò mai più asfissiare nel cuore dagli uomini poveri d’animo. Ché fanno tanto, per l’appunto, gli estetisti e i moralizzatori etici delle vite altrui ma andrebbero, in modo poco amorevole, bensì amorale, sol che ripuliti e puniti come dei “bravi” bambini.

Combatterò come un dannato al fine di non mollare. Anche se, come tutti, a causa del fegato amaro, qualche volta verrò afflitto da flatulenza e, reagendo male dinanzi agli attacchi più volgari della gente pusillanime e sfrontata, sarò nuovamente aggressivo e a tutti ne mollerò tante. In quanto sono un lottatore anche se in passato mi diedero solamente la patente di sfigato. Non solo addirittura di iellato, eh già, bensì pure di iettatore. Che disdetta. Che disfida di Barletta! Mangiamoci una barretta!

Ma io gusto il mio caffè bollente e macchiato caldo in un tranquillo baretto, standomene isolato. Macché! Sono adesso ben accompagnato. Giammai barai ma la mia lei è più bella di ogni sexy barista. Lei adora la schiuma del cappuccino. Amò un uomo di Bari?

Sì, meglio i cappuccini ai finti monaci e alle foche mon(a)che.

Come una saetta fui dalla beltà più suprema ancora folgorato. E, innatamente illuminato e innamorato, ora ho ancora acciuffato la venustà dolce del tempo mio perduto che, nei baci cremosi e zuccherati dati con parsimonia alla mia lei stupenda e per voi inarrivabile, rende ogni mia giornata veramente deliziosa, sfarzosa e profumata.

Lei è adorabile ed adora che io non usi nessun profumo. Affinché, nudo e crudo, le emani il mio naturale odore anche se non sempre gradisce i miei disgustosi, repentini cambiamenti d’umore. Ma è il mio intoccabile, inviolabile amore!

Come fui io da iddio creato e da madre natura partorito, in verità da mia madre e basta, rimango un uomo puro che, nonostante tempo addietro fu(i) fanatico dell’onanismo ché credetti sarebbe stato per me imperituro, cioè fui un idolatra quasi “laringoiatra” degli atti impuri, penso/ai pure al mio sopravvenente, difficile futuro anche se non sempre cammino/i con aria sicura.

Sì, il cammino sarà ancora lungo ma intanto buttiamo della legna nel camino poiché stanotte desidero che io e la mia lei verremo… scaldati alla faccia di cazzo di tutte le fighe di legno. Il mio è di marmo.

Proteggerò il mio amore con la scure e non più cadrò nell’antro, oh sì, miei bei tenebrosi, della tristezza più oscura.

Sì, spesso la vita si rivela una fregatura. Cosicché non risulta sempre gustosa come un’ottima confettura.

La vince chi la dura anche se Umberto Bossi pensò che a vincere sarebbero stati i leghisti… ché ce l’hanno duro! Salvini invece perderà le prossime erezioni, no, elezioni. Allora, per lui bisognerà comprare solo molte salviette.

Silvia ama i tortelloni con burro e salvia mentre Marlon Brando di Ultimo tango a Parigi amò soltanto il burro con la Schneider Maria. Giacomo Leopardi amò Silvia ma Silvia forse andò con uno co’ più soldi, cioè il Berlusconi Silvio di turno, sì, di quell’epoca tanto decantata quanto, come voi tutti, andata/i a puttane.

Scusate, ho scritto male. Volevo dire… come quasi tutte. Eh sì, ci sono anche le lesbiche e sono la maggioranza. Ah ah. Fidatevi, uomini di spirito. Ah ah.

Qui è tutta una ruffianata, tutta una leccata di culo per arrivare… non solo in quelle zone basse. Su questo statene sicuri. Avete sfondato! Siete dei mafiosi siculi! Andate con le lupe, usate anche la lupara!

Sì, perché tutti vogliono arrivare in alto e allora si prostituiscono, delinquono, non conoscono neppure l’italiana Lingua ma se ne sbattono… delle più sporche bassezze. Che schifezza! Insomma, diciamocela! Zucchero è un grande.

E io invece? Io sono quel che sono. Spesso non sono. In quanto Amleto e, se non la finisci di rompere i co… i, te meno! Carmelo Bene girò, non so se benissimo, Un Amleto di meno, io invece girerò la nuova versione dell’Amleto di Franco Zeffirelli. La mia lei mi ama in maniera disinteressata e gratuita. Vorrei darglielo, no, darle di più. Ma non ho i soldi per comprarle uno zaffiro. A voi ne darò quante ne vorrete. Botte a tutt’andare.

Ohibò, borbotto e do di matto! In quanto sono Mad Max come Mel Gibson, vera Arma letale di testa dura.

Morale: è uscito in Blu-ray il bellissimo Dragged Across Concrete. Acquistatelo e non rompete le palle!

Infine, ricordate: in questa vita siamo tutti impazziti. Nella prossima, non succederà. Anche perché di vita ce n’è una sola. Chi crede a dio è un povero idiota!

Dunque, godetevela fin in gola!

 

di Stefano Falotico

Mickey Rourke non smentisce la sua triste fama/e da Joe “Crazy” Gallo del suo Irishman mancato e attacca Bob De Niro, definendolo una femminuccia, idolo “wrestler” impavido


20 Jul

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rourke postEbbene, Mickey Rourke, dopo essere andato l’anno scorso dalla d’Urso, abbassandosi le brache nel piangersi addosso coi catenoni d’oro e, malgrado tutto, il conto in banca di Rockefeller, dopo aver elemosinato compassione e forse chiedendo anche, dietro il camerino, di poter incontrare privatamente Gabriella Pession al fine di ravvivare le sue passioni sopite da Mr. Orchidea selvaggia, dopo essersi mostrato nudo e crudo, soprattutto prostituito più di Rocco Siffredi nel suddetto scult di Zalman King ove, oltre a improvvisarsi semi-pornoattore da quattro soldi, conobbe la sua ex fiamma storica, Carré Otis, donna per la quale s’amputò perfino un dito quando lei, dopo mille tira e molla, finalmente gliene mollò tante sulla sua faccia già rifatta, rinfacciandogli di essere diventato solo un puttaniere come Don Johnson (d’altronde, suo lercio “partner” in Harley Davidson & Marlboro Man, di mio preferisco fumare solo le Chesterfield), ecco, dopo aver rifiutato, con sfacciataggine immonda e strafottenza da bisonte unto e bisunto, tanti anni fa, il ruolo di Stuntman Mike in Death Proof di Quentin Tarantino (ruolo, come sappiamo, andato poi a Kurt Russell), dopo aver chiesto scusa anche a Robert Rodriguez per questo suo ignobile affronto, domandandogli umilmente perdono e prostrandosi per riceverne l’assoluzione, quindi sfigurandosi in Marv per il superbo Sin City, film nel quale comunque sfoderò una classe attoriale, malgrado il trucco aberrante da lui esibito, da magnifico figurone, ecco, dopo essere stato a letto con le più grandi figone, qualche sera fa se n’uscì, sul suo profilo ufficiale Instagram (seguito perlopiù, per l’appunto, dalle sue ex andate più di lui a puttane, oramai illanguiditesi nel penoso rivederlo nelle più provocanti foto migliori di scena, forse anche di slacciata cerniera, tratte da 9 settimane e ½ , pellicola in cui appare come un mezzo incrocio fra un interprete di film per adulti di origini canadesi e un fighetto del Liceo Classico Galvani di Bologna), ecco… dicevo… Mickey la fece fuori dal vasetto. Sparando a zero su Bob De Niro. Rinnegando ancora una volta Satana, cioè Louis Cyphre di Angel Heart e poi facendo, come si suol dire e per l’appunto, l’innocente angioletto.

Definendo De Niro un bugiardo e un mitomane.

Dandogli la patente di crybaby, cioè piagnucolone e checca isterica, alzandogli metaforicamente il dito medio e augurandogli il peggior male possibile.

Mickey è definitivamente un genio.

Un uomo il quale, checché se ne dica, iniziò la sua carriera in modo serissimo. Dopo aver frequentato l’Actor’s Studio, difatti incontrò presto Michael Cimino e, dopo il cammeo ne I cancelli del cielo, tirò fuori una performance da urlo ne L’anno del dragone. Capolavoro “rovinato” soltanto dal parrucchiere di Rourke. Il quale, sebbene gli donò un taglio di capelli meraviglioso, per alcune scene gli tinse il bulbo, per altre invece se ne dimenticò del tutto. Cosicché, Stanley White/Rourke appar(v)e inspiegabilmente brizzolato in un frame e, tre secondi dopo, corvino. Poiché, come sapete, le micro-scene della stessa scena vengono spesso girare in tempi differenti per esigenze di tempistica, diciamo, per motivi logistici.

Rourke, in Homeboy, recita meglio di Marlon Brando pur non recitando affatto. Semplicemente inscenando il suo freak vivente e carismaticamente deambulante da sciancato col fascino del disadattato cazzuto che si piega ma non si spezza. Poi, senz’ombra di dubbio alcuno, non abbisognava di recitare. Bastava che lo inquadrassero, di primissimo piano, e coi suoi occhi languidi e al contempo incandescenti, eh già, richiamava immantinente in sala migliaia di donne che, pur di vederlo anche da dietro un grande schermo, avevano già prenotato due settimane di sauna per essiccare la diga incontenibile da lui provocata loro. Sapete dove…

Oggi, queste donne, malgrado la menopausa, rivedono il Mickey giovane semplicemente in sala.

Che fra Rourke e De Niro non sia mai corso buon sangue, si sapeva. Sul set di Angel Heart, pare infatti che Rourke e De Niro litigassero, perlomeno non si sopportassero.

Dunque, di tanto in tanto, Rourke inventa balle per richiamare l’attenzione su di sé.

Continua a menarla da mesi con la storia secondo cui Scorsese lo contattò per affidargli una parte importantissima in The Irishman. Ma, dopo che Scorsese si consultò con De Niro, il quale per l’appunto odia Rourke, Rourke rimase disoccupato, altresì nuovamente sputtanato come attore inaffidabile.

Ecco, io vorrei sapere… ma se The Irishman è incentrato quasi esclusivamente su tre attori e i loro relativi characters, (De Niro, Pacino e Pesci), quale parte così fantomaticamente rilevante avrebbe dovuto avere Mickey?

Quella del Johnny il bello della situazione? Vale a dire quella andata a Sebastian Maniscalco di Joe Gallo?

Premesso che Mickey dovrebbe, oggi come oggi, guardarsi allo specchio e prendere consapevolezza che, oltre a essere molto più vecchio del Maniscalco, le sue chirurgie facciali non hanno sortito lo stesso effetto del grande film di Walter Hill appena succitato, il caro Rourke abbisognerebbe esattamente di De Niro stesso nei panni di Frank Sheeran.

Che dovrebbe andare a trovarlo in un locale notturno di Beverly Hills e suonargliele come Sylvester Stallone de La vendetta di Carter.

Mickey, che cazzo fai? Alla tua età, ancora puttaneggi e a tutto spiano sputtani?

Dammi retta, Mickey. Recati dal fratello di Stallone di Barfly e ordina un Amaro Averna.

Sì, dopo decenni da te trascorsi nel gusto pieno della figa, no, della vita, mi sa che stavolta per te è davvero finita.

Invita al bar anche Jack Nicholson, oramai affetto da fortissima demenza senile, per cantare assieme a lui appassionatamente:

miserere, miseri noi, però brindiamo a Zucchero Fornaciari!

Ora, a parte gli scherzi, Mickey Rourke è un grande. Anche Sugar.

A Pavarotti, invece, ho sempre preferito un panzerotto. Da ordinare soprattutto a Ferrandina, cittadina di amari lucani ove, per rabbia e disagi sociali incommensurabili, la gente deve reinventarsi e può darsi che, fra mille cassaintegrati, nasca uno più bravo di Rourke di
Francesco
.

Intanto, Mickey è stato querelato da De Niro e ha rimosso tutto.

di Stefano Falotico

Buon compleanno a Paul Verhoeven, genius quasi quanto Cronenberg, indubbiamente inferiore a me: i suoi tre film migliori, perlomeno i più fighi quasi quanto Casper Van Dien di Starship Troopers


18 Jul

paul verhoeven

Mentre la gente confonde Betlemme con Gerusalemme e Bruxelles con Amsterdam poiché, non solo ad Amsterdam, bensì pure a Comacchio, si fa le canne, anche le racchie, a Nantes sta bruciando la cattedrale gotica. Siamo o non siamo dei romani, no, dei romantici? Dunque, ci vogliono soltanto le fiamme… della passione!

Di mio, in passato fui altrettanto “bruciato” come Notre-Dame, divenni gobbo ma poi rividi Fuoco assassino di Ron Howard e la finii di essere Ombra/De Niro. Abbasso il tricticlorato, è meglio mangiare dei carboidrati, fidatevi.

La polizia francese sta cercando il piromane che appiccò l’incendio doloso. Secondo me, fu Donald Sutherland, oppure Scott Glenn, interprete peraltro del Man on Fire originale senza quel Nerone di Denzel Washington.

Dopo queste freddure che riscaldano l’atmosfera estiva, già di per sé più rovente di Maria Sharapova super osé in topless, osanniamo un regista più bravo, con le sue trame contorte, di Marco Van Basten, il più grande centravanti dei Paesi Bassi, il più forte di tutti i tempi. Il quale, grazie alle sue rovesciate e alle sue volée migliori dei colpi di rovescio del tennista Paolo Canè, segnò il goal più spettacolare della Storia nella finale degli Europei di Calcio del 1988. Non ve lo ricordate? Ma che volete sapere, voi? Non siete uomini da parabole balistiche come quelle del sottoscritto. Diciamocela, siete solo dei ballisti senza palle.

Sì, oggi è il compleanno di Paul Verhoeven. Regista olandese come l’attore suo pupillo, da lui oserei dire “scoperto”, ovvero il compianto Rutger Hauer. Invero, Verhoeven, oggi tenuto molto in auge dall’intellighenzia critica, la quale rivalutò ampiamente anche il suo Showgirls, all’epoca bistrattato e malvisto da Paolo Mereghetti, tranne nelle scene ove Liz Berkley si denudò con enorme generosità, inducendo Paolo a guardarla, no, a rivederlo meglio, ecco… non fu molto cagato fino a tempi recenti, per l’appunto.

Perlomeno, prima di Black Book e di Elle. Il prossimo anno, dovrebbe uscire con un film tremendamente ambiguo più della monaca di Monza, ovvero Benedetta. Sarà un film maledetto?

Mah, di mio, so per certo che possiedo la versione integrale di Basic Instinct. Film che, come tutti gli altri di Paul, non di Paolo, fu decisamente sottostimato. Dunque messo a novanta dalla Critica che lo stroncò con giudizi più lapidari e freddi di un tritaghiaccio. Michael Douglas se ne fotté e oggi, superato il Cancro, pare che fotta ancora la Zeta-Jones. Andiamo avanti. Ecco la lista dei tre film più belli di Verhoeven. A volte faccio il piacione, altre volte sono indubbiamente un coglione. Non sono Van Dien ma soventemente sparisco dal mondo come Casper il fantasmino. Malgrado ciò, a dispetto di tutte le prese in giro, sì, ricevute nel cul… no, sono più duro di Schwarzenegger, detto anche Ercolino.

Atto di forza: Schwarzy recita peggio di un culturista su Instagram. Capace solo di esibire pose plastiche.
Capolavoro! Basic Instinct: tutti si distrassero, eccitandosi dinanzi a Sharon a gambe aperte. Non si vede un c… o, comunque. Douglas non si mostra infatti totalmente ignudo, eh sì.

Invece rivisto col seno, no, senno di poi, è un buon thriller girato coi coglioni. RoboCop: cioè la storia della mia vita. Ero buono, mi macellarono e divenni un super uomo che, dopo aver perso la memoria, non credette alla seconda legge di Murphy: se qualcuno può andar male, lo farà.

Meglio il Falò. Non è un incendio pericoloso, è un uomo incendiario. Perciò, prima di sparare a zero sulle persone, imparate a leggere e a scrivere. Poi ne riparliamo. Altrimenti, mi sa che farete la fine di quel tizio che voleva stuprare, in tale pellicola, una dolce signora e rimase senza una min… a.

 

di Stefano Falotico

Credo di essere stato ROBERT DE NIRO per mezza vita malinconica, quasi da manicomio, e ora mi sono ribellato come JOKER, in quanto sono ancora più innamorato di De Niro che della vita “normale” dei falsi attori e dottori pagliacci


18 Jul

noodles de niro

Parafrasando la frase d’apertura pronunciata da Ray Liotta in Quei bravi ragazzi:

che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il “gangster”… contro i fighetti liceali e i loro amori piccolo-borghesi da Gabriele Muccino.

Ne patii tremendamente le conseguenze, soffrendo un calvario per cui rischiai di divenire pure calvo e “dimezzato” come in una famosa opera di Italo Calvino.

Fui persino vicino a diventare Chris Walken de Il mistero di Sleepy Hollow. Non soltanto persi la testa, scervellandomi per ritrovarla fra i meandri dei gironi diabolici di psichiatri cervellotici che vollero anche “decapitarmi” di qualcos’altro, non capendovi un cazzo e quasi asportandomi della virilità più pugnace bensì, da queste mezze pugnette che mi accusarono di essere solamente un onanista senza palle, fui deportato in un luogo ove le persone reputate dei coglioni vengono sessualmente poco ma arrivano… a essere destrutturate anche in tutti i loro asciugati e mortificati neuroni fottuti di brutto. Questa gente è rimasta inchiappettata, a vita rimarrà detenuta in luoghi poco allegri come l’Ashcliffe Hospital di Shutter Island, sì, imprigionata dietro trattamenti sanitari obbligatori assolutamente imperituri da pene dell’inferno da (in)castrati con psicofarmaci inibenti ogni loro slancio vitalisticamente libidinoso. Per di più, se proverà a ribellarsi, ogni loro moto iroso e “motto” ideologico di natura normalmente facinorosa sarà contenuto con punture inframuscolari perfino praticate senz’anestesia. Cioè, questi “ribelli” saranno inculati con estrema “perizia”, più che altro con pochissima dolcezza, straziati da atroci dolori, dell’anima e non, poiché ritenuti socialmente pericolosi.

Intanto, i medici così “scrupolosi”, a mo’ di Arancia meccanica, fotteranno nel camerino degli ambulatori le infermiere più crocerossine e “sane di mente”, offrendo loro una mentina prima dell’amplesso, poi disagi, no, dosaggi più scandalosi di un aberrante snuff movie a luci rosse dei più scabrosi, fregandosene della moralità alla pari del dottore nazi-fascista che, in Che vita da cani! di Mel Brooks, ritiene che tutte le persone meno abbienti, compreso il protagonista miliardario cascato nel populismo più satiricamente demenziale d’una pellicola cattivissima e più (sur)realistica del Covid-19, abbiano bisogno di essere spellate vive come i lebbrosi.

Sì, non date retta agli psichiatri. Non sono solo degli strizzacervelli, sono altresì dei demoralizzatori che vi affideranno a dei tonti tutor, amando poi delle donne rifatte, forse anche strafatte, come l’Alba Parietti, celeberrima per le sue labbra sempre desiderose di succhiare gli ucc… i con la sua bocca “raffinatamente” carnosa. Diciamo che gli psichiatri non spingono le persone alla beltà più pura, intesa in senso lato, non soltanto B, incitandole a una vita propriamente calorosa ma sanno sicuramente, dopo aver rifilato parcelle vergognose ai pazienti più “parcellizzati” dietro posologie da quattro soldi, infilarlo alle maggiori porcelle più impazienti di diventare inferme là dentro… Donne focose, donne che non vedono l’ora, forse anche l’orgia, che un “pezzo grosso” le sbatta su urla da manicomio, internandoglielo tutto con molta (s)fregatura e soprattutto in modo veramente duro. Regalando quindi loro altri gioiell deliziosi…

Di mio, sono sempre stato un cazzone valido che si schierò, sin dopo la primissima pubertà, contro ogni figlio di puttana incurabile. Al che molte persone vollero invalidarmi, storpiandomi a loro immagine e somiglianza da Silvio Berlusconi della minchia. Poiché, dopo essere stato da costoro e dai loro genitori moralisti, dunque ipocriti, ricattato al fine che m’omologassi al loro porcile di massa, semmai laureandomi per contentare i parametri della cosiddetta rispettabilità socialmente più sporcamente prestigiosa, cioè adattandomi in maniera fallace, perciò anche fallica, all’illusoria, meschina vacuità fintamente felice di tali uomini (s)contendi di goderselo/a sin in fondo, sfondandolo a tutti e a tutte, prodigandomi io di buonismi biecamente propendenti, assai poco propedeutici, a una vita ecumenicamente improntata alla falsità più repellente, non soccombetti dirimpetto ai loro imperiosi “tiramenti” e scatenai una guerra personale delle più coraggiosamente strafottenti.

Affrontandoli a viso aperto, denudandomi addirittura di me stesso per smascherarli a mo’ d’una strepitosa novella di Luigi Pirandello.

Eh sì, miei belli, non sono mica il primo venuto… Voi che sapete come venire… al sodo, trovaste uno che onestamente vi fece davvero il culo.

E ora vai con lo sputtanamento più puro!

Non è vero, per esempio, che De Niro rinunziò a tutto, sacrificando ogni piacere, stando otto mesi a Cinecittà per girare C’era una volta in America in quel di Roma, la capitale!

Pare che, fra un vinello in trattoria e due bucatini all’amatriciana, ebbe varie notti d’amore con Moana Pozzi. Pagandola alla romana!

Quindi, non venite… a dirmi che non conosco/a il Cinema, che non sappia chi sia De Niro e soprattutto che, in questa merdosa crème de la crème ed élite della nostra, anzi, vostra società più fake di Max/James Woods, chiunque non si sia tirato almeno ventimila seghe su Jennifer Connelly.

Se affermate che siete delle anime “innocenti” come Frank Whaley di Tutto può accadere, davanti al vostro bacon e b(r)ancone, vi reciterò Ezechiele 25:17 da negro incazzato come il miglior Samuel L. Jackson di Pulp Fiction.

Poi, mi fareste una cortesia? Miei uomini e donne (ri)spettabili?

Perché alla cantante Levante, con le sue melense Sirene, non dite che è solo una sicula che meriterebbe solamente un tipo cazzuto come De Niro Don Vito Corleone?

Veramente, non se ne può più di queste finte san(t)e più troie di De Niro che, pur di leccare il seno di Monica Bellucci, dopo aver lavorato con Sergio Leone e Bernardo Bertolucci, recitò nel Manuale d’amore 3 del Giovanni Veronesi.

Sì, un De Niro al minimo storico su colonna sonora del re dei venduti, Morgan.

Di mio, sono la fata Morgana oppure Re Artù?

Non lo so, dimmelo tu.

E, su questa freddura-stronzata finale, ora vado in bagno perché mi scappa da cagare.

Ricordate:

oggi ti tirano… su, diventi/a cremoso per l’appunto come un tiramisù, dunque vai di nuovo giù e arrivi alla frutta dopo non aver neanche digerito questi uomini e donne da se famo du’ spaghi e non ci pensiamo più.

Ripeto, andate a dar via il cul’!

P.S.: la “cultura” italiana è inchiappettante. Per esempio, quando uno non fa un cazzo, gli si dice: ah, ma tu mangi, caghi e dormi. E basta. Risposta: – Piscio e trombo pure, no?

– No, perché non lecchi il culo. Quindi, sei fottuto.

 

E ho detto tutto…

 

di Stefano Falotico

Effetto nostalgia – Le STRANGER THINGS delle nostre estati à la STAND BY ME: pezzo magnifico di sublime poesia invincibile in puro stile Falotico (im)battibile, forse sbattuto


15 Jul

stranger things maya hawke

Questa è poesia, è la vita piena di amore, dolcezza, avventurosa temerarietà che, dopo tante melanconie ed inutili ipocondrie, nuovamente s’estasia di nostre estati danzanti nella beltà di levigate armonie potentissimamente ritornate con fragore tonitruante in mezzo a tanti zombi viventi già peraltro nati cinici, marci e stanchi!

Come un uragano infermabile, deflagra il turbinio del tempo che riemerge dalla voragine profondissima delle nostre soppresse, inibite, castrate e frenate, raggelate emozioni annegatesi nell’oceanica asciuttezza di uomini e donne precocemente invecchiati ed inariditisi, nottetempo, nel buio devastante d’esistenze non più romanticamente selvagge e dunque stupendamente brillanti.

Ecco, l’altra sera amoreggiai fortissimamente con la mia lei.  E sin dalle prime, fiochi luci d’un pomeriggio assolato, soffusamente immerso nel nostro reciproco, fervido, passionale ed irruento, ardimentoso scaldarci in maniera scalmanata, in quanto, quando la vita ci raffredda e le emozioni più vere opacizza, di contraltare i nostri sogni con grinta dobbiamo caldeggiare, io lei respirammo ansimanti nella cristallina siesta d’una sera inoltratasi quindi in una notte illuminata dal firmamento stellato dei nostri animi turbinosamente, ferocemente e instancabilmente innamorati.

Tifando a vicenda per le nostre anime che giammai s’infrangeranno contro la dura scogliera d’una malinconica, imperitura tempesta emotiva risalente dagli abissi delle nostre isole, no, isolamenti, dei nostri inutili lamenti scioglienti il calore dei nostri ardenti, dapprima spentisi soli or interiormente non più soli e mai più rammaricati anche se, per troppo tempo, ci perdemmo per niente.

Ibernammo i cuori, sì, poiché scoraggiati, addirittura scoreggiati da persone che, reputandoci invise, ci sputarono pure in viso.

Ma è tempo d’estate, di soavi, roventi e morbide atmosfere languide d’occhi conturbanti che, pian piano stuzzicandosi, giocosamente provocandosi, colgono e sempre coglieranno l’unicità dell’immensa vita da un qualche dio donataci, da noi per molto tempo rinnegata, perciò nel buio della depressione oscuratasi, ancora miracolosamente in gloria rielevatisi.

Quando uscirà la nuova stagione di Stranger Things? La considerate una serie infantile?

Ma allora non avete mai capito nulla del miglior Steven Spielberg, non sapete neppure chi sia Joe Dante, non avete mai davvero amato I Goonies e forse non conoscete il sincretismo culturale di Quentin Tarantino. Regista che fingete di adorare ma del quale assai poco sapete. Fidatevi.

Siete dei Gremlins. Siete ancora degli Small Soldiers.

Tarantino, a prescindere da C’era una volta a… Hollywood, ché a me non è tanto garbato, è un genio. E su questa mia affermazione apodittica non si può assolutamente sindacare.

Ehi, guarda quello. Pensa di essere dio e vuole scatenare l’apocalisse. Se fossi in lui, aspetterei il giudizio universale poiché, se in questa vita viene ritenuto un malato di mente con deliri di natura mistica, da dio sarà sbattuto, non in manicomio, bensì all’inferno.

Che poi… è la stessa cosa. Lo so perché lo vissi sulla mia pelle. Ah ah. Che palle!

Molti di voi, invece, al massimo sono dei “cazzari” che, quando vogliono sentirsi geniali, citano a memoria battute di Quentin. Ma, in tutta onestà, credo assai bene che non solo mai cenerete di “stuzzichini” con Uma Thurman di Pulp Fiction, bensì non riusci(s)te nemmeno a commuovervi dirimpetto alla venustà purissima di sua figlia.

Una che, con tutto il rispetto per la sua giovane età in fiore (classe ‘98) è maggiorenne da un pezzo. Al che, io non pecco affatto nel definirla una gran figa eccezionale.

Sarei per questo pazzo?

In verità vi dico che Maya è destinata forse a diventare addirittura più sexy di suo padre, ovvero Ethan Hawke.

Cara Maya, riguarda assieme a tuo padre il capolavoro “retorico” di Peter Weir, L’attimo fuggente.

Non innamorarti di un maiale come David Carradine di Kill Bill. Fattelo dare, no, dire da tua madre.

Scusate, qui c’è stato un calo di tono poetico, diciamo. Ammirando Maya, mi son lasciato prendere la mano… Perdonatemi se sono stato prosaico.

Veniamo al dunque…

Guardate che non sono mica il primo venuto e non sono uno da comunità da canzoni di Mario Venuti.

Ridatemi il benvenuto.

Riprendiamo…

Non cazzeggiamo!

D’altronde, son stato sempre benvoluto, non mi piace tuttora Alessandro Benvenuti e sulle mie sfighe facciamoci una sana risata e una grossa bevuta.

Ma a chi volete darlo, no, darla a bere?

Sì, la mia lei è molto più grande di Maya e un paio d’anni più grande di me.

Ma non è gelosa del sottoscritto. Infatti, da quando la conosco molto intimamente, credo che non riuscirò a guardare Maya nella nuova stagione di Stranger Things. Altrimenti, la mia lei mi ricatterà. Dicendomi che, se io perderò tempo con Maya, lei riguarderà Prima dell’alba…

Mah, vi fu un tempo in cui indossai le ballerine come Miguel Bosé di Suspiria. Per alcuni mesi, ascoltai pure i Backstreet Boys. Sì, mi piacevano anche le Spice Girls. Tranne quando cantavano. Ah ah.

Sono inoltre fanatico di Justin Bieber. Sì, sono davvero un essere falotico. Falotico è sinonimo di bizzarro. Cercate sul vocabolario. Sì, ieri sera con un mio amico, rivedemmo un video dei Metallica. Videoclip storico. Capolavoro!

Sì, in alcuni momenti adoro pure Brett Michaels nel suo famoso sex tape con Pamela Anderson.

Tanti anni fa conobbi un tizio che andava matto per Maya Sansa. Non siamo più amici. Sapete perché?

Gli dissi, scherzando, che l’avrei visto bene non tanto a ballare la salsa con Maya, bensì a preparare dei dolcini e delle salate salse alle racchie. Per questa mia provocazione, volle sbattermi una tartina in faccia.

Infatti, lo considerò una torta, no, un gravissimo torto. Dopo che mi spalmò la faccia con pochi “canditi”, diciamo in modo poco candido ma molto da cane, dandomi pure della merda, lo mandai a cagare seduta stante, aggiungendo che la Sansa è più porca di sua madre. Indossai quindi un vecchio mio giubbottino di jeans e cantai da bel tenebroso vicino a un castello medioevale. Sono un romantico. Che cazzo volete? Sì, ne ho più di uno. C’è solo l’imbarazzo… della scelta. Se volessi, potrei pure essere bisex come Miguel.

Preferisco però fare i cazzi miei. E io e la mia lei preferiamo farci e fottervi.

Non fate gli strafottenti, siete solo dei dementi ed è inequivocabile che non avreste mai dovuto mettervi contro uno più bravo di Quentin.

 

di Stefano Falotico

 

Christopher Walken, il fascino di un maledetto, bello e dannato, che non si è mai attenuto ai precetti istruttivi e pedagogici del vivere mainstreaming


12 Jul

christopher walken addiction

Sì, Chris ha gli occhi glauchi.

Io, invece, tendenti al nero da bello e impossibile con picchi di cangiante languidezza da far impallidire persino di commozione, pure cerebrale, lo stesso Walken de Il cacciatore. Ah, uomo sensibile… quel Nick. De Niro invece, nella pellicola di Michael Cimino, non soltanto si riprese dalla guerra del Vietnam pur avendo interpretato un reduce della medesima in Taxi Driver (sì, infatti, è di due anni prima e, nei due anni intercorsi fra il capolavoro di Scorsese e quello di Cimino, forse rivide Jacknife a posteriori di tempo anteriore, ah ah), bensì fregò pure la donna a Nick. Un figlio di puttana peggiore di Max/James Woods di C’era una volta in America.

Per molto tempo, la gente mi trattò da freak come Mickey Rourke di Homeboy.

Al che le tentò tutte per fottermi. Dandomi la patente di cerebroleso necessitante di farmaci ricostituenti. Di mio, posseggo una sana e robusta costituzione fisica, cari deficienti. Infatti non fui riformato ai due giorni di leva. Informatevi.

Svolsi però servizio civile poiché io sono un ribelle nato e un eterno obiettore di coscienza, miei matti.

E, come si può notare, sono en pleine forme.

Avete preso una bella botta, non solo in testa. Quando si dice “volgarmente”… pensavate di fottermi e invece siete rimasti in… ti.

Sì, a essere sinceri, però caddi in coma. Diciamo psicofarmacologico. Insomma, Chris Walken de La zona morta ed Eluana Englaro mi fecero un baffo. Peraltro, solamente in pochissimi film, Walken porta i baffi.

A tredici anni, posso dirvi che volevo portare una ragazza di cognome Laffi a fare un tuffo dentro il mio lupo che perde il pelo ma non il vizio.

Andiamo avanti…

Non perdiamoci in stronzate e in ragazze perdute. Comunque, questa Laffi io persi ma lei non (si) perse. Pare che oggi sia ingegnere.

Di mio, ho sempre preferito architettare fantasie di natura costruttivista. Si dice che le critiche, se giuste, siano costruttive. Infatti, io ricevetti infinite e ingenerose provocazioni infami e, a causa delle mie reazioni rabbiose, rischiai di rimanere un morto di fame.

Mi diedero pure del lebbroso.

Sono un romantico romanziere, invece, inoltre autore di molti saggi monografici assai pregiati.

Come molti uomini, a letto indosso il pigiama. Tranne quando la mia lei non indossa niente.

Le professoresse sono le peggiori, son inchiappettate maestrine. Quelle che riscuotono lo stipendio dopo non aver mai visto un film con Walken e non essere mai precipitate all’inferno, emotivo e non, di The Addiction, sì, quelle che, dopo aver imparato a memoria le pappardelle, tranne quelle alla panna, in quanto anche come cuoche sono delle fallite, mi guardano e sinceramente vorrebbero portarmi a letto ma sono troppo brutte per guardarsi allo specchio e dirla tutta. Oh, anche se me la dessero tutta, le boccerei subito. Rimandandole non all’asilo, bensì dall’estetista.

Cosicché queste racchie mentono e mi urlano:

– Sei solo un esteta, la tua visione del mondo non è estasiante, sei depresso a morte, datti all’eleganza del Cinema estetizzante. Che povertà, che squallore!

 

Anni fa, invece, un tizio mi disse che assomigliai sia a Leo DiCaprio di Prova a prendermi che a Fox/Walken di New Rose Hotel.

Due personaggi bellissimi (Walken del film di Ferrara, però, solo come character, come uomo è uno storpio) ma non propriamente pulitissimi. Comunque, due migliori di lui.

Domani incontrerò la mia lei. Sono agitato e, come i vampiri, non ho sonno.

Sapete che farà il Falò?

Uscirà sul pianerottolo e ballerà a mo’ di Chris Walken.

Tanto, dormono tutti.

Soprattutto voi.

Non posso essere, per di più, accusato di nulla.

Difatti, siete talmente spenti che non solo non disturbate la quiete pubblica, bensì siete oramai così morti dentro e inutili che non provocate neanche quella pubica.

E ho detto tutto.

Poi, in Italia, Paese di cattolici moralisti completamente ipocriti, non avremo mai un Chris Walken.

La gente, per esempio, dice: quello è un figo della Madonna.

Sì, talmente figo che è, per l’appunto, di proprietà della madre di Chris, no, di Cristo.

Ma lei deve rimanere vergine.

Da cui il detto alternativo… è un figo che ha un culo della madonna.

Se non capite questa battuta, infatti non la capite, vi meritate che vi dica: che dio vi benedica.

 

di Stefano Falotico

 

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Abel Ferrara, Chris Walken e Willem Dafoe, cioè praticamente me incarnato, scarnificato nella Trinità degli dei


12 Jul

walken king of new york

Mah, di mio, ho sempre preferito le periferie fatiscenti, degradate e fetenti della New York spettrale, cupa e onirica, lisergica, malandata e sporca, ipnoticamente ammaliante nella sua schifezza trasudante sudiciume di uomini devastati e di donne strafatte, al Cinema lezioso e perfettino di Woody Allen.

Comunque, Woody Allen fu ed è meno nevrotico di me. E ho detto tutto…

Sì, Woody Allen è un genio ma io non abiterei mai a Manhattan. È il sogno di chiunque stazionare in un iper-accessoriato super appartamento del quartiere residenziale più chic della Big Apple.

Però se, dopo aver risparmiato un patrimonio, se dopo non essere usciti mai di casa, non spendendo soldi per circa vent’anni al fine di accumulare ulteriore danaro necessario per cambiare vita e trasferirvi, per l’appunto, nella città più demograficamente populous degli States, cioè, che ve lo dico a fare, la metropoli ove abitò il macellaio Daniel Day-Lewis di quella mezza cagata sopravvalutata di Martin Scorsese con un Leo DiCaprio appesantito e una Cameron Diaz puttana sino al midollo spinale, ladra di tutti i gioielli, metaforicamente e non, se dopo essere stati salvati dalle grinfie di un pappone come Harvey Keitel di Taxi Driver, vi eleverete dal porcile di massa e vorrete/voleste fare gli altolocati come Jodie Foster… di Panic Room, sì, semmai incontrerete pure tre mariuoli certamente imbranati, altresì rompiballe, che cazzo farete? Ma dove cazzo pensate di andare?

Tornerete a Napoli e affitterete un monolocale nei quartieri spagnoli ove vi deruberanno anche di una brasiliana dai facilissimi costumi, espatriata da Rio de Janeiro nel capoluogo che fu peraltro la patria di Diego Armando Maradona, argentino non proprio nell’anima doratissimo, però coi denti placcati oro grazie ai soldi elargitigli dal drogato Ferlaino, sì, “noleggerete” una baldracca da quattro soldi raccattata sotto il Vesuvio dei vostri bollenti, magmatici spiriti con cui v’illudeste di giocare almeno di spagnola dopo aver gustato una zuppa inglese, uno zabaione come dessert dopo essere arrivati totalmente alla frutta, per di più scaduta, alla pizzeria gestita da Nino e Gaetano, chiamata Salutami a Sorrata?

Tanto vale che rimanete nella vostra casa ficcata in culo al mondo. Non fatevi venire strane idee, miei ragazzi puri, pure come Riz Ahmed di The Night Of.

So che, per l’appunto, la mela del peccato vi tira e volete leccarla tutta. Ma vorranno fottervi, incriminandovi di omicidio e stupro soltanto perché finalmente anche la povera disgraziata che ve la offrì ignuda e bagnata, eh già, morì ammazzata in una notte kafkiana da Fuori orario. Saranno cazzi molto amari, fidatevi.

Eh sì, che rottura di palle, miei amici buoni alla Griffin Dunne. Grissin Bon! Io, per esempio, avrei lasciato stare perdere subito quella Rosanna Arquette. Insomma, fu la co-interprete di Cercasi Susan disperatamente.

Lo so, voi, uomini morti di f… a, cercate invece disperatamente solo delle susine. Ma neppure da Susanna, quella donna palindroma che svende le banane al mercato, riuscirete a ottenere una gratuita limonata.

Veramente. Io vi ficcherei immediatamente dentro New Rose Hotel. Assieme a quei tre matti sconsacrati! Porco Giuda!

Per piacere. Non smadonnate come la Louise Ciccone di Occhi di serpente.

Sì, scegliete invece una vita bergmaniana alla Settembre e Interiors di Allen.

Ma che cazzo vi salta per la testa? Guardatevi, ragazze. Siate oggettive. Non siete mica fighe come Diane Keaton de Il dormiglione. Continuate pur a dormire sogni tranquilli. Tanto, Javier Bardem di Vicky Cristina Barcelona lo vedrete col binocolo.

E non dite che siete lesbiche come Jodie Foster, tanto non ci crede nessuno. Soprattutto nessuna. Le vostre amiche sono più brutte di voi.

Diciamocela! Dovete dirvela tutta. Anche perché non potete darla a nessuno/a. Siete più racchie di Lily Taylor di The Addiction.

Eh sì, farete la fortuna di tutti gli psichiatri del mondo. Ché, coi soldi che darete loro, illudendovi che potranno curarvi dalla vostra schizofrenia amante soltanto dei vampiri di Twilight, v’inculeranno a sangue, succhiandovi tutto il portafogli, altroché. Infilandovi depot inibenti la vostra rimanente, oserei dire già smunta libido.

Ah, non avrete molte scelte. Penserete di essere, per l’appunto, la Vergine di Mary.

Suvvia. Juliette Binoche che crede di essere la madre di Cristo, dai, fa veramente bestemmiare.

Credo che Juliette, dopo aver assaggiato Day-Lewis, sì, stavolta de L’insostenibile leggerezza dell’essere, se prima di ciò, pensò di farsi monaca di clausura o di Monza, poi divenne anche fan de Il cattivo tenente.

Annamo bene… cazzo. E qui faccio il Ninetto Davoli di Pasolini.

Sì, la Binoche è una prostituta di classe. Cosmopolis docet.

Asia Argento, invece, malgrado sia stata per anni con quel magnaccia di Morgan, non è una puttana.

Pazza, però, sì. Ah ah. Come attrice è una cagna ma credo comunque che possa essere curata da Christopher Walken di King of New York, un lupo della notte che, al min. 0:52 di questo trailer, bacia certamente meglio di Asia stessa di Go Go Tales.

Mah, un mio ex amico pensa che io sia L’angelo della vendetta.

Di mio, penso che il gelato al cioccolato misto al gusto di stracciatella, ingurgitato alle quattro di notte, valga molto di più di 4:44 Last Day on Earth.

Non so come sia questo film. Mi manca. Dopo la leccata al gelatino, mi sparerò alle 5 e 03 di mattina davvero questo filmettino.

Poi, alle prime luci dell’alba, come un Nosferatu Walken, ballerò sul terrazzo. Prendetemi pure per pazzo ma questa vita, fidatevi, va pigliata come viene…

È inutile che pensiate a come sarà il vostro futuro.

Ah, come potrà essere? Ve lo domandate pure? Allora siete più scemi di me.

Siamo tutti fottuti. Chi più chi meno. Quindi, finitela di menarvela.

Non siete Abel Ferrara né Woody Allen.

Non siete un cazzo.

Non si cazzeggia, qui.

di Stefano Falotico

new rose hotel

Mi pare doveroso omaggiare ancora una volta uno dei più grandi attori di tutti i tempi. Cioè me stesso? No, JEFF BRIDGES


11 Jul

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Io adoro quest’uomo anche se la mia lei adora me. La mia lei infatti mi considera più virile del King Kong con Jessica Lange. Ah ah.

Janet Maslin lo definì, a ragione, giustissimamente, insindacabilmente così: il più sottovalutato grande attore della sua generazione.

Ora, sempre a ragion veduta, oramai appurata, dunque anche sanamente impura e sessualmente nella mia lei “certificata” in maniera di forte goduria, non sono omosessuale e credo che Maria Sharapova sia a tutt’oggi la donna più bella della storia: http://www.geniuspop.com/blog/index.php/2020/07/come-bello-essere-the-punisher-e-joker-fuori-i-vecchi-i-figli-ballano-non-vi-lascero-come-elias-koteas-de-la-sottile-linea-rossa/

Le sue gambe sono muscolosamente, infatti, affusolate, tonicamente allineate a una simmetrica perfezione di atletiche rotondità asciugate in un corpo mozzafiato più esaltante di un suo colpo vincente che annichilì qualsiasi racchia sua sfidante grazie alla movenza basculante del suo bacino assai piccante associato a braccia possenti, autoreggenti, no, impugnanti una racchetta sfiancante.

Sì, qui faccio il Ballard della situazione. E allora?

Detto ciò, depositato agli atti “notarili” il mio amore per la mia lei con tanto di clausola secondo cui la Sharapova rimarrà la mia f… a “virtuale” par excellence, spostiamo ora la nostra eccitazione, no, attenzione su un tocco d’uomo intramontabile.

Sì, in Una calibro 20 per la specialista, sì, un po’ “tonto” lo è. E non fa una bella fine. Spompato dalla stanchezza sopravvenutagli dinanzi a una realtà indubbiamente tremenda e maialesca.

Lui, rinato come il sottoscritto in Starman. Capolavoro sottostimato di Carpenter che commuove più dell’amore purissimo e incondizionato fra Robin Williams ed Amanda Plummer ne La leggenda del re pescatore.

Ma che classe quest’uomo con la sordina. Che recitazione d’alto pregio attoriale nel finale del bellissimo Hell or High Water.

Un attore, come si suol dire, che vale il prezzo del biglietto.

Di mio, dirimpetto alla Sharapova, comunque mi svaccherei come Il grande Lebowski di fronte a Julianne Moore. Senza vergogne, no, vergogna alcuna. Con sfacciataggine (in)sicura.

Sono difatti un uomo senza paura, vero Fearless che colse il suo attimo fuggente da Cinema romantico di Peter Weir, ah, estasiante, pubblicando i suoi primi libri con Albatros(s) di Ridley Scott?

Sì, malgrado fossi già mezzo sciancato, affaticato, quasi del tutto distrutto come Il grinta, ritornai in sella e incontrai la mia lei che mi cavalcò come Rachel Ward di Due vite in gioco. Film che contiene una canzone stupenda di Phil Collins e soprattutto una scena cul(t) quasi più figa della Sharapova.

Comunque, l’appena menzionatovi film di Taylor Hackford non è un granché.

Mentre io e Jeff siamo più grandi di Al Pacino de L’avvocato del diavolo.

Sì, altro che L’ultimo spettacolo. Allora, se Peter Bogdanovich stette assieme a Cybill Shepherd, la biondona super bona di Taxi Driver, credo che tua sorella attualmente se la faccia con John Turturro, per l’appunto, di The Big Lebowski. Jesus di che? Ah ah. Quintana? Ma questo è un pervertito da San Quintino.

Mentre io sono Tucker, un uomo che credette e ancora crede nel suo sogno. Infatti, molti anni fa m’addormentai, psicologicamente parlando, risvegliandomi soltanto quando mi apparve la madonna, cioè Michelle Pfeiffer de I favolosi Baker.

Sì, con la mia lei divento Crazy Heart. E lei mi ha reso più dolce e sensuale di Colin Farrell.

Sì, vissi dentro un incubo da Arlington Road. Oh, a me piaceva Mark Pellington. Diresse pure dei videoclip per Springsteen.

Perché mai, se sono Falotico, i miei odiatori mi diedero invece la patente di uomo falena come in The Mothman Prophecies?

Voci nell’ombra? Ma di che? Mi asfissiarono, più che altro, nel mutismo. Da cui Il silenzio degli innocenti. Per ritrovare la mia farfallina, dovetti penetrare… in casa di Buffalo Bill e fargli il culo.

Incredibile. Comunque, l’italiano medio è fermo alle farfalline della BELENA.

Diciamo che vive solo di fantasie live action di totale computer graphics dei suoi neuroni fottutisi nell’adorare soltanto Jessica Rabbit. E ho detto tutto.

Veri conigli! Guardate Tron!

Sì, in Hell or High Water Jeff Bridges recita da dio, soltanto accavallando la gamba.

Come me. Un uomo che, anche quando non fa nulla da mattina a sera, emana un carisma puro, pure da Kevin Spacey di K-Pax.

Se non vi sta bene, non avete capito niente di me e della vita. Per non dire… anche di qualcos’altro.

Vi siete offesi? Ma tanto lo foste dalla nascita. Eh sì, miei storpi, la verità è questa. Fatevi benedire e andate a Lourdes.

Il mondo capovolto! Tideland? Il film più brutto di Terry Gilliam. Comunque, sempre meglio, ripeto, di tua sorella che sta con Turturro.

A questa non basta neppure Lourdes. Puoi depurarla con qualsiasi acqua benedetta ma preferirà sempre i luridi.

Di mio, sono solamente un maledetto.

Che vogliamo fare?

Dovrei tornare a catechismo?

Invece, ordinerò un altro White Russian. Con tanto di cubetti di ghiaccio…  Per un grandioso Brivido caldo.

– C’è Mickey Rourke di Orchidea selvaggia in questo film? – mi domanda un demente.

E io: – Scusa, se Rourke è in Orchidea selvaggia, come può stare in Brivido caldo?

– Scusa, Stefano. Ne I cancelli del cielo, ci sono sia Bridges che Rourke in un cammeo. Dunque, non era la mia una domanda idiota.

– Sì, ma a William Hurt tu non piaci.

– Stefano, hai mai visto Il bacio della dogna ragno?

– Certo. Allora, vuoi che ti combini per lo zio Fester, no, per le feste de La famiglia Addams?

 

Insomma, sono un cinefilo. Non fatemi incazzare, sennò potrei anche diventare poco cinofilo. Sì, miei cani, il lupo ulula e la mia lei sempre più m’allupa. Da cui la bionda che si fa col luppolo! Ah ah.

 

di Stefano Falotico

Genius-Pop

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