Archive for December, 2017

Capodanno… forse a New York, “capolavoro” di Garry Marshall, e nella prossima vita vorrei “quagliare” di più come Fabio Quagliarella, vero centravanti di “sfondamento”


31 Dec

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Eh sì, ho un ricordo assai piacevole di Capodanno a New York, film che alla sua uscita la “critica” a spada tratta massacrò, depistando quegli spettatori che oggi, rivendendolo, ne rimangono favolisticamente, direi, sorpresi e giustamente lo rivalutano. Aveva ragione Sentieri Selvaggi a definirlo una splendida commedia, l’apoteosi, ad alcuni dunque risultante disgustosa, dello “zuccherificio” del compianto Garry Marshall, l’unico, prima appunto della sua morte, rimastoci a fare un Cinema classicamente “superato”, tanto romantico da non poter essere accusato di melassa, perché apertamente, dichiaratamente sperticato nell’elogiare i buoni sentimenti da sorpassare, per paradosso, la semplice definizione di “cinepanettone”. Garry Marshall riprova a intrecciare i destini in un grande racconto corale, che sappia unire il lusso stellare alla scintillante e magnifica superficialità di un cinema capace di entrare nei cuori, solo guardandone i riflessi e gli imprevisti movimenti. Tutto, qui, ruota intorno alla festa dell’ultimo dell’anno a Times Square, promessa di nuove possibilità e speranze. Così recitava la recensione di Aldo Spiniello, uno che assieme a Simone Emiliani aveva visto giusto. Perché, nella sua immonda “sconcezza” sentimentale, è commovente quel Bon Jovi, il discorso iper-retorico di Hilary Swank non è affatto patetico, è quasi toccante, così come lo è la dipartita di De Niro che ammira la palla delle meraviglie togliendosi la papalina da malato terminale. Un film talmente, “oscenamente” comico nella sua sbandierata, ingenua tenerezza da far sì che possa essersi conquistato l’ambito status di cult. Sì, perché a fine anno oramai sempre lo programmano, è un appuntamento televisivo immancabile. E onestamente mi sarebbe piaciuto essere Ashton Kutcher in quella “situazione” imbarazzante, perché è così bello quando l’ascensore si blocca, non scende e non sale eppur dolcemente, nella pausa, ti appare Lea Michele in minigonna… al che diventi un ritrattista-disegnatore di forme geometricamente piccanti, e intercali di moine e alzate sopraccigliari da vero volpone ammaliato dalla sua elegante femminilità “intelaiata” in gambe in collant che incorniciano alla perfezione il “coglione” che sei.

Eh sì, il prossimo anno vorrei essere come il calciatore Fabio Quagliarella, uno che quando arriva l’Estate, soprattutto a Ibiza, sa come sfondar… le calze a rete… “insabbiandolo” di “apnee” marine davvero galleggianti nel tenerlo a mollo, gonfiando il “canotto” in donne muscolose alla Tania Cagnotto, l’unica in cui comunque non si è “tuffato” e che non “stantuffò”.

Invece, il nostro calciatore, o meglio cacciatore, pare che se “lo” sia spassato con la Salvalaggio, una con cui non puoi improvvisare, andando all’arrembaggio. Perché questa qui abbisogna di soldi e oro a mille carati, è una donna tanto “cara”… non sa che farsene di uomo poveraccio anche se è più bravo di Roberto Baggio. Abbisogna di un Fabio in “piena attività”, uomo che infila “balisticamente”, sgranchendosi le gambe con “tiri” micidiali, mandandola in visibilio su posizioni dubbie in “fuorigioco” di ogni Kamasutra possibile. Un uomo alla Muccino, “dolce” e “sensibile”, che si è fatto anche la Buccino. Salvalaggio e Buccino sono amiche di Angela Formenti, una che la dà a Formentera, mentre noi uomini veniam “fermentati” dal nostro esser (in)fermi in ciò che, nelle palline, si fomenta eppur sciogliendosi in due non si fa osé. Rimaniamo sempre a secco, essendo uomini rinsecchiti, uomini ubriachi d’amore, più che altro da prosecchi. Un po’ rosé e nella vie en rose. L’abbiamo sempre rosso eppur, troppo timidi, arrossiamo e restiamo solo con le nostre carne e ossa. Spolpando il cotechino, mentre i maialini amano il “lento” e non le lenticchie, care racchie.

Quagliarella anche ieri ha fatto la “doppietta”.

Sex Bomb(er)!

Lui sì che sa stappar lo “spumante!”.

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“Letterina” di fine anno di un uomo che vorrebbe la letteron(z)a di buon a… o


30 Dec

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Sì, l’anno si sta concludendo e non è stato sempre piacevolissimo, a tratti davvero disdicevole e ripugnante e in alcuni attimi credetti “bene” di varcare la soglia terrestre di quest’umanità terragna per atterrare come ragno nella “tela” di un aldilà intessuto di più sana e santa creanza. Sì, di malsana testa e di sana pianta volli “piano” planar e colar a picco, sperando che dalla caduta potessi decollarmi, perché rimanere offesi non piace a nessuno. Ma son stati pensieri fuori di testa da mezzo uomo in quegli istanti senza rotelle…

Non offendetemi, oramai le offese io svicolo, svincolando in un cieco vicolo con una donna che, di “buon occhio”, non mi tratta da finocchio e ama il mio “pinocchietto”, perché le mie bugie han le gambe corte… nell’accorciar, dunque ingrossare in lei il mio penetrante “naso” lungo… ah ah.

A parte gli scherzi, sì, Bright è bruttino, ma non una schifezza come la “critica” statunitense ha detto.

D’altronde, chi più chi meno, siamo tutti orchi un po’ reietti, figli di una società che induce all’indisposizione, cinica e fascista, e ogni giorno dobbiamo lottare orgogliosamente per rimanere umani fra abusi, scellerati arbitri(i), manichee ideologie buone solo ad arricchire i già ricchi, e così spesso ci chiudiamo a riccio e non amiamo i boccoli d’oro di nostra moglie, perché quel ne(g)ro sa che è una gran figa… Al che, ci tocca scacciar i malocchi, come quello della “fata turchina” nel finale che strizza a un possibile sequel l’occhiolino. E, occhieggiando oculati, camminiamo invigorendoci a ogni nuova alba di gioie perentorie, insindacabili, scoraggiandoci “scoreggianti” a volte per troppo mal di nostri fe(ga)ti malamente galleggianti in una realtà surreale, che non crede più agli elfi di noi uomini elefanti che ci vogliamo emozionare coi sogni ardenti, arditi e ardimentosi. Piluccando attimi d’inusitata passione mescolata a sane goliardie con amici virilmente stronzetti.

Joel Edgerton dimostra, inoltre, di essere un ottimo attore, davvero, e nel finale è talmente goffo e impacciato di recitazione comicamente sopraffina da meritare comunque gli applausi.

Insomma, pensavo molto peggio. Bruttino lo è, ma lo potrei ribattezzare un signore degli anelli appallottolato in una notte di ordinaria follia, perché alcune atmosfere, i caseggiati e le strade di questa Los Angeles cupa e bifolca assomigliano a quelli del film di Schumacher.

Dal canto mio, anche un po’ dal can(tuccio) mio, mangio i buoni cantucci toscani, pasta dolce mischiata sapientemente a mandorle e pistacchi, da sgranocchiare dopo una lauta cena di pizzetta e brodo coi tortellini, cibo fresco e salutare… alla faccia di chi ti sta sullo stomaco.

Nel prossimo anno, un entusiasmante progetto letterario mi aspetta, e mi metterò subito all’opera per operar di editing attento e scrupoloso sul mio capodoperona, cari paperoni.

Oggi, ho messo su Facebook una mia foto recentissima. E, come volevasi dimostrare, uno alla mia vista ha esclamato un minchia, sei uguale a De Niro!

Insomma, conoscere a memoria la filmografia del Bob sarà pur servito ad esserne quasi un fisiognomico sembiante.

A buon rendere, e ricordatevi: non arrendetevi, anche se non volete di vostro conto rendere.

D’altra parte, chi s’arrende è perduto, tranne se sventola bandiera bianca, perché solo nella purezza immacolata si può scrivere il futuro.

Sul fatto che io sia un puro, non vi scommetterei di miei atti “impuri”. Perché la mano non va messo mai sul fuoco, ma ove “attizza”… e fa sì che tu possa esser sempre “erto” in qualcosa che sa bene “raddrizzarti”.

Il resto è moralismo e pedagogia d’accatto(ni).

Lo sapeva bene Simonetta Pravettoni che, strisciando la notizia, faceva sì che il “penettone” fosse una delizia. Ah ah. E Greggio amava le pecorine fuori dal gregge…

Io non son uomo grezzo eppur mi rizza…

Ognuno ha la sua versione dei “falli”, perché peccatori siamo tutti, è un dato di fatto, miei strafatti.00475814

 

di Stefano Falotico

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Alle prossime “erezioni”, no, elezioni, votate l’uomo della Notte degli Oscar, capolavoro a 5 stelle del movimento lunare del suo essere di Marte


29 Dec

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Fratelli della congrega, cinti in raccoglimento, lo so, è stato un anno faticoso in cui molto avete penato e di soldi vi hanno spennato. Sì, sciacalli e arpie, che andrebbero depennati, si aggirano dappertutto e con le lor bugie ci raggirano, perché noi, lo dico di cuore, siamo ancor valorosi e non ci prostriamo e giammai ci castigheremo alle disillusioni che ci vollero indurre coi ricatti, con le macchinazioni psicologiche, con le bieche armi dei loro coltelli dalla parte del manico. Lo so, vi state infervorando ma deve vigere la calma affinché possiamo evolvere sanamente, vivaddio, come uomini atei, uniti in cor(o) per detronizzare questo potere religiosamente laico che ha soltanto distillato falso sapere sadico. E che ci prende per gente dabbene. No, non più ci beviamo i loro imbrogli e vinceremo di tutto broglio. In quanto siamo uomini che votano me, colui che è, senza infingimenti, disancorato da ogni maschera sociale e navigante nella perpetua serenità inquieta del suo essere lupo di mare navigato, che oramai conosce la realtà meglio delle sue tasche, che son squattrinate eppur non dalle iniquità inquinate. Sono un uomo ubiquo e garantisco a voi cittadini un futuro migliore, a base di amore libero. Sì, negli ultimi anni le donne, vuoi le moralistiche reprimende della piccola borghesia che ha assunto gli “scettri”, assurgendo a papale falsità del costume sincero, vuoi i predicozzi del PD, si sono represse in abiti da monache, punendo quella loro innata sensualità che è alla base della società, poiché solo dal piacere vitalistico del goderle da uomini veraci l’uomo procrea e si riproduce, forgiando di gustosa letizia l’avanzar monotono dei giorni. E combatte la sessuale avarizia con bella liquirizia! Sì, vogliamo più scosciate in tv, che espongano con ardore e slacciate… da ogni finto pudore, le loro grazie, perché questo nuovo atteggiamento ipocrita di troppa costumatezza ci rende uomini tristi, che non più giovano di quelle magnifiche viste che tanto turbavano la vista, rendendoci accecati di desideri (im)puri come sono le emozioni dell’uomo nato e creato per fruire dei lor “frutteti”. Ah ah.
Dobbiamo sganciarci dalle istituzioni buone solo a perpetuare i loro malvagi e cattivi privilegi, a danno, a discapito del reddito pro capite, in quanto non siamo capitalisti ma uomini che non prendono ordini neanche dai caporali comunisti. Noi apparteniamo alla nostra autarchica lista, e facciamo la spesa in santa pace di Cristo!
Donne, che volete laurearvi, non voglio rendervi arretrare, ma dovrete arretrare di ambizioni se ancor da noi uomini gradirete le suzioni da poveretti. Quelle, sì, che son giuste ripetizioni, finitela di leccare… il culo al padrone che fa l’uomo cattedratico con lo scibile della sua lingua forbita, quanto biforcuta e furba. Uomini, che siete ferrotranvieri, finitela di andare coi trans. Dovete nella sanità etica transitare e non da piaceri fatui farvi traviare.
Cinefili, smettetela di andate a vedere i film di Paul Thomas Anderson, quando invero non conoscete il filo nascosto di vostra moglie, un’Elena di Troia che si affilia alla canzone di Renzo Arbore con l’amante di duro… rock…

La cerco come la Titina questa bella chitarrina per far qualche swing,
mentre il clarinetto sping… così nasce un bel blues.
A-hum! A-hum! A-hum!… A-hum! A-hum! A-hum!
Senza la chitarrina non puoi far manco una canzoncina un po’ sveltina in do
e allora come fo per fare un po’ filù filù filù filà

Sono un uomo che non ha nessuno scandalo da nascondere, eppur indosso i sandali, odiando i peplum, e non sono uno della plebe.
Fra il 3 e il 4 Marzo, vincerò!

Sono un uomo equo, e voi, donne, accavallando, siate a noi equine.

di Stefano Falotico

L’allegro menestrello


29 Dec
DEATH TO SMOOCHY, Edward Norton, 2002 (c) Warner Brothers. .

DEATH TO SMOOCHY, Edward Norton, 2002
(c) Warner Brothers. .

Stanotte, ho fatto un sogno che mi ha turbato. Comodamente avvoltolato dalle lenzuola, nel freddo di questa Bologna piovigginosa, la mia pelle si sciolse in Morfeo, coccolandosi di visioni dapprima voluttuose e quindi repentinamente preoccupanti. Sì, nel bel mezzo della notte, mentre qualcuno là fuori gufava, sognai che nella Luna più godereccia delle donne concupiscenti venissero a bussare alla mia porta, allietando il mio “spettro” decadente nel fiorir di orgasmi davvero succosi. Sì, una sfilza di donne, di varie proporzioni, dalle fatture (ah, c’eran anche le fattucchiere, altro che fate, mie strafatte…) più deliziose, giunsero al mio giaciglio e al mio capezzale fecero… sì che potessi gustarle in ogni “disamina” viscerale e letiziosa, suggendo alla fonte muliebre dell’esserne mai ebbro. Il mio capezzale in mezzo a quei capezzoli sprizzava di gioia nelle lor gole frizzanti in tanto mio “rizzante”, ma il godente immergermene svanì presto nel feroce, cupo inoltrarmi in una “selva oscura”. Sì, un signore mi chiamava per un appuntamento inderogabile e io mi precipitai a incontrarlo con la mia macchina sgangherata. Nello sgarrupato guidare, incrociai vari pedoni che mi alzavano il dito medio, e speravano che presto mi schiantassi. Sgarrupato esiste, è una parola di “gergo” napoletano usata per definire qualcosa di malandato, buffo e al contempo atipico… Anche se sarebbe più italianamente corretto dire scarrupato. Il vostro word vi darà errore ma abbiate fede, le vostre vite bislacche impareranno un altro temine da Io speriamo che me la cavo… Ebbene, incontrai quest’uomo che a sua volta mi volle far conoscere un altro uomo, un mezzo nano che lavorava in un parco, un parco intervallato da edifici senza tetto ammobiliati a mo’ di uffici, con tanto di segretarie scosciate che gironzolavano giocando a frisbee. Fra quelle “gatte lavoratrici”, c’erano anche dei dipendenti cani, che si dimenavano a porger loro delle battutine, nella speranza di poterle fornicare nei prati. Io stavo lì, e quei due signori sparlavano di me, cercando però in ogni modo lecito, illecito e ricattatorio di indirizzarmi alla retta via. Ah, vogliono (maledetti vogliosi…) raddrizzarmi e dire che poco prima piacevolmente drizzavo “qualcos’altro”. Io, uomo smarrito e talvolta marino, che tanto gli obblighi inutili marinai per approdare alla saggezza del sognatore più ambito dalle donne frustrate che in me vedono la panacea ai loro mali coniugali. Sono l’uomo che può “inebriarle” e condurle per lidi floridi del godimento libero dalla burocrazia degli adempimenti da coniugi. Sono un amante amato sebbene non possegga soldi per regalar loro preziosi diamanti E nel mio adamantino piacere devo districarmi dalle botte dei loro mariti cornificati al fine di non venire, sebbene molto “venga”, troppo “affinato” da pugni “smagrenti”. Sì, vogliono maciullarmi e disossarmi mentre io, “spolpante”, rendo sanguigne le voglie sane delle mogli di depressione malate… dolcificandole con brio nello “scioglimento” di pene…

Ah ah! A parte gli scherzi, ho sempre sognato di essere come Arthur Rimbaud e stare su un ramo di una quercia secolare a gettar pigne in testa ai cretini che non sanno vivere e apprezzare le cos(c)e belle, dall’alto del mio “saperla” lunga.

Finirei con una filastrocca: il menestrello è uomo di buon uc… l’, dà ai contadini il rastrello e lui tutte le rastrella, fra una brutta e una più bella, fra cotte e crude, è uomo talvolta pivello ma comunque un funzionale pi… o.Villaggio

 

di Stefano Falotico

Bilancio di fine anno di un uomo sfinito eppur non finito, (non) molto fine, che mangia il cotechino della Fini e che ama gli amplessi non lessi


28 Dec

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Credo che parecchi turbamenti nella mia vita nacquero, sorsero, “sgorgarono” quando vidi i primi minuti di un film intitolato Il caso Martello. L’attrice Valeria Cavalli accoglie il marito a casa dopo una giornata di duro lavoro, lui è un po’ indurito dallo stress, lei pensa già a indurirglielo, poi gli dice che vuole invitare degli amici a cena e che vorrebbe i tartufi, e il marito risponde che costano un occhio della testa. Lei, in accappatoio, si smalta le unghie, lo bacia voracemente e non aveva fatto neanche in tempo a pulirsi di bagnetto che si “bagna” di linguetta, quindi dissolvenza incrociata col marito che “spinge” fra le sue cosce ardenti, e lei che lo intima a essere più delicato, perché sente male… Infine, nella scena successiva, il marito a torso nudo, con la moglie che dorme, guarda dalla finestra una prostituta che viene avvicinata da un cliente, mentre la notte sprofonda nello squallore più assoluto.

Non so, tutto ciò è qualcosa che mi ha sempre messo di malumore. E ancor, alle volte, mi sveglio nel cuor della Luna più buia con in mente quell’amplesso violento quanto tristissimo. E vado poi in cucina a prepararmi un caffè.

Insomma, fin da quando ero poco più che puberale, pensai che mai avrei voluto diventare come quella coppia finto felice. Due borghesi sciupati da una quotidianità grigia e impiegatizia, con lei probabilmente casalinga, che si “rallegrano” in qualche “bottarella” audace per sfogarsi dalle noie di un’esistenza poco rapace. Sì, quella scena è uno dei motivi principali che mi ha “spinto” a sentimenti anti-borghesi.

Con questo che voglio dire?

Che il mio anno, sebbene poco entusiasmante, di libri si è corroborato e di feroce fantasia il mio animo prelibato, spesso illibato, ho invaso. Non sono un invasato sebbene rimanga a molti inviso.

E oggi ho coniato una frase storica degna della testa di cazzo che sono: nella fragilità delle mie intemperie, mi tempro, le matite tempero e soffro di mal di tempie, ah, che brutto tempo!

Alla Coop, ho comprato un ottimo cotechino, ma forse alla vigilia di Capodanno mangerò/berrò un brodino. Stappandomi un Crodino. Sono un uomo “crudino”, ma resto un bel volpino…

D’altronde, l’uomo più ricco in Italia è Ferrero. Lui non ha mai lavorato in vita sua e guadagna miliardi grazie a noi che mangiamo il cioccolato. Ho detto tutto…1420541253555_massimo_ferrero_7

 

di Stefano Falotico

I cambiamenti sociali: che fine ha fatto Sonia Aquino, la bomba sexy che attizzava il mio “naso” aquilino?


27 Dec

Sonia Aquino

Molti di voi forse non sanno chi è Sonia Aquino. Cercatela su Wikipedia e su Google immagini e impazzirete come me la prima volta che la vidi in tv. Avellinese, attrice di discutibili qualità ma sfoggiante, credo tutt’ora, un fisico da pinup da lasciarti stecchito. Forme giunoniche, ma che dico, incarnazione vertiginosa e non verginale dell’abbondanza prosperosa (s)piccante in vette femminili da annichilire qualsiasi uomo che non sia eunuco. Vestiva sempre in abiti succinti nel suo “mezzobusto” che faceva divampare il nostro “arbusto”. Ed erano sudori, non tanto freddi, di mani tremolanti, del nostro corpo abbrustolente e di passione masturbatoria bruciante, sognando di esserle “bucante”, infartuati momenti di “pura” follia erotica al limite dell’onanismo più inconfessabile, indecente e proibito, situazioni tragicomiche, oserei dire di osé, dei nostri sofferti ormoni messi a “dura” prova, stimolati visivamente oltre il limite della legalità. Una donna che mi “scandalizzava”, audace, esageratamente spinta. E presto, in men e anche “man” che non si dica, ah ah, la notarono tutti, tanto che spopolò in alcuni filmetti in cui integralmente mostrò l’ambaradan in tutto il suo cosmico turgore. E recitò perfino con Geoffrey Rush!

Poi, l’oblio… scomparsa nel nulla. A ben vedere, e che “belvedere”, pare che abbia un profilo Facebook e quello di tette… no, scusate, di Twitter. D’altronde, chi non ce l’ha? Ma questa qua a chi la dà? Che culone…

La società è cambiata in fretta. Da CUL-tore di cellulite, no, celluloide, mi ricordo che ai miei tempi, prima dell’avvento di Internet e della proliferazione di YouTube, con tanto di canali ufficiali in alta definizione, aspettavo trepidamente la striscia quotidiana chiamata “Cinema amore mio”, per informarmi sui film in arrivo che venivano pubblicizzati di trailer rigorosamente in italiano. E che il numero di Ciak di Agosto presentava in allegato la VHS con la “collezione” dei migliori filmati sui maggiori (non maggiorate…) film di “cassetta”, appunto, che sarebbero usciti nella prossima stagione, cioè da metà Settembre in poi. Un tempo, per informarmi sulla filmografia di un regista e di un attore, per conoscerla in ordine cronologico, mi affidavo a dizionaretti e vademecum rarissimi da trovare, adesso basta consultare IMDb per entrare nei più “intimi” dettagli delle pellicole, con tanto di durata, casa distributrice e/o produttrice, elenco completo del cast/crew, foto di scena e foto anche di “sceme”, informazioni sui caratteristi e sui characters, biografie, premi, palme d’oro e chi più ne ha più ne metta. Un tempo, ancor prima dei videonoleggi, si aspettava “Lunedì Cinema” con la sigla di Lucio Dalla, poi arrivò Mediaset coi “Bellissimi” e le altre tette madornali della Folliero che, per presentare i film, recitava a pappardella le frasi del Mereghetti, quindi adesso stanno scomparendo anche i dvd e c’è lo streaming, Netflix e l’on demand.

Insomma, si passò da Renato Carosone al Carosello, dalle pubblicità col bollino verde al Martini con George Clooney, da Pippo Baudo col Kimbo,dall’esclusiva della RAI per Dumbo a Italia 1 con la mitica “Notte Horror”.

E avevamo su LA7 la quinta, forse sesta, di Sonia…

Sono cambiate molte cose, ma l’uomo rimarrà sempre poco “evoluto” dinanzi a Sonia Aquino. Davanti a Sonia l’amazzone, non c’è Amazon Prime che tenga…

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di Stefano Falotico

La linea mor(t)ale fra essere un grande attore del futuro e rimanere invece un insulso Kiefer Sutherland da strapazzo


27 Dec

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Insomma, è uscito questo “remake” di Linea mortale. L’originale, targato Joel Schumacher, alla sua uscita ebbe un discreto seguito, incassò abbastanza e divenne quasi un cult per quella generazione sbandata e sbadata degli anni novanta, periodo quanto mai confuso, un periodo di pasticciacci e veri e propri pastiche, in cui soltanto la filosofia pulp “propugnata” e così vivacemente esposta da Tarantino divenne qualcosa di veramente valido e da prendere in seria considerazione. In quel periodo, lasciando stare i grandi autori che si erano già affermati tempo addietro, venivamo, ahinoi, invasi e sommersi da obbrobri e ibridi fantascientifico-filosofeggianti come Flatliners. Un film che, a dire il vero, presentava anche delle piacevoli e intriganti suggestioni, ma il cui impianto decisamente commerciale e di facile presa giovanile non ha certo giovato nel conferirgli una statura, potremmo dire, contegnosa. Un film barcollante, indeciso se essere una farsa, un dramma o anche una commedia-horror. “Sostenuto” peraltro maldestramente da una sfilza di giovani “quasi” divi alquanto antipatici, fra cui spiccava l’osannata Julia Roberts, già con la sua enorme bocca da cavalla, e quell’altro stoccafisso indisponente del Bacon Kevin, ma soprattutto “giganteggiava” d’insopportabilità quel “reietto” figlio di cotanto padre, il Kiefer Sutherland, appunto, uno che pare che con le sue smorfie da ex “paninaro” e bullo di Ragazzi perduti (sempre dello Schumacher) sia riuscito a conquistare, nella vita privata, donne molto piacenti, la stessa Roberts e Angelina Jolie, quando era ancora un bijou, e non si era intellettualizzata nella sua attuale “mise” da androgina-anoressica con pose da depressa radicalchic. Sì, costui… il Sutherland, al di là di alcuni ruoli anche onestamente di rilievo, ha sempre personalmente simbolizzato il prototipo dell’incapace raccomandato, l’incarnazione merdosa del fanatico-montato dal visino da stronzo esaltatissimo, l’emblema personificato dell’apogeo della deficienza. Ma pare che ancora “campi”, arrangiandosi con filmetti in cui espone la sua faccia da culo, senza incorrere in denunce di oltraggio al pudore dell’intelligenza.

Sì, quando “venne fuori”, alcuni pensarono che davvero sarebbe diventato qualcuno. Io capii fin dapprincipio che ci trovavamo di fronte a un in(s)etto di livello co(s)mico. E, al di là, di von Trier, non mi sbagliavo. D’altronde, “soffro” del dono della preveggenza, essendo uomo morale ben conscio di essere mortale, dunque molto obiettivo e lucido, realisticamente oggettivo, sono uno che non si fa incantare, neanche incarnare, dalle chiacchiere, dalle mode giovanilistiche, dalle tendenze e dai volti “cool”…

Da molti vengo preso per un coglione universale, da altri per un genio maudit che “spaventa” appunto per la sua capacità introspettiva, potrei dire psico-precognitiva. Riesco sempre a indovinare il futuro degli altri, anche se sono molto indeciso su come io voglia vivere il presente, e rimugino sul passato, rendendomi remoto nell’anteriorità di sapere che, a “posteriori”, per il sedere nessuno più mi piglierà e, da me, imparerà a usare con dovizia i congiuntivi giusti del suo essere un uomo dal destino su cui il condizionale è d’obbligo. Ah ah. Il faceto fat(u)o…

Ecco, su Facebook si è scatenata una discussione su chi potrà essere il più grande attore degli anni a venire. Oh, l’Avvenire… e non mi riferisco all’omonimo quotidiano “cattolico” italiano, ma agli avvenimenti che succederanno. E anche sugli/agli “avvenenti” che cinematograficamente potrebbero piacere.

Tra i futuri grandi, qualcuno inserisce Adam Driver. Ora, al di là del suo indubbio e cristallino talento, e di una certa bravura, anche se non esagerata, al di là del fatto che possa già vantare collaborazioni consistenti con autori pregiatissimi come Scorsese, Jarmusch, Baumbach e in futuro, appunto, Terry Gilliam (uno specializzato nelle profezie millenaristiche…), non possiede però l’allure da star. E quindi, al di là della vita… no, scusate, di poter imbeccare qualche ruolo clamoroso anche di appeal da Oscar, ha una faccia troppo particolare e poco da copertina per poter sfondare presso il grande pubblico. E sappiamo quanto, checché se ne dica, il successo e l’immediata riconoscibilità, siano comunque dei “valori” aggiunti. Basti pensare a Brad Pitt. Come già detto, e confermo questo pensiero senza batter ciglio, alla faccia delle sue folte sopracciglia, pur non essendo un mostro…, se non di bellezza, la sua fotogenia gli ha permesso di essere richiesto da registi importantissimi, che così potevano abbinare alla sua discreta recitazione, non perdendo molto in fatto di qualità, la prospettiva di poter guadagnarci molto, avendo appunto lui come protagonista…

Ma la questione facebookiana va a vertebre, no, vertere, su un giovanissimo “invertebrato”, tanto è magro e quasi rachitico. Ovvero, Timothéè Chalamet. Ah, i dolori del giovane Werther.

Quest’anno darà battaglia a Gary Oldman, con la sua interpretazione nel film di Guadagnino, ruolo che tanti plausi gli sta facendo guadagnare… E il prossimo anno lo vedremo nel nuovo Allen.

Prematuro poter affermare che ci troviamo di fronte all’erede, che ne so, di Daniel Day-Lewis, a cui l’accomuna una certa snellità e le movenze aristocratiche da elegante dandy, di certo è da tenere molto d’occhio. Perché è innatamente dotato di una notevole, ambigua espressività che gli permetterà di ottenere svariati e variegati ruoli. Un volto su cui si può scommettere facilmente.

Fatto sta che, sabato pomeriggio, potrete scommettere alla SNAI sulla serie A. Giocano gli anticipi perché Domenica è l’ultimo dell’anno.

A ognuno il futuro del suo allibratore cinese…

 

Vado a fumare una sigaretta. E ricordate: dopo la morte, ci fu la vita. Il resto è una favoletta per consolare le disgrazie quotidiane.

 

 

 

di Stefano Falotico

 

 

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Riflessioni natalizie e deflessioni da “zio”, altro che Babbo Natale


25 Dec

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Eh sì, alto e ribaldo il Sole, nel cielo di questa Bologna che ancor dorme dopo i bagordi della sera prima, toccheggia nel sonante darmi il buongiorno lieto, perché ancor gaudente rido dinanzi alle sfighe, care fighette, con indubbia sfacciataggine in quanto uomo che se ne frega delle dabbenaggini. Ah, uomini taccheggianti, ah, donne ninfomane sui tacchi… io ho uno speciale “tocco”, essendo toccato eppur poco “succhiato”. Ah ah. Sì, molti mi deridono ma io conosco quei pomeriggi soffici in cui la mia mente, vagante e non come la vostra vacante, per panorami scoscesi di questa città (s)fiorita, d’immaginazione viaggia, libera dalle forche caudine della gente pettegola e maligna, reo di aver commesso solo un enorme sbaglio nella vita, lo sbadiglio dinanzi alle persone ipocrite. Sì, l’indifferenza fa male e punisce dall’alto di una stronza prosopopea che allieta soltanto la gente di panza, compiaciuta della propria arroganza. Gente buona a parlare, a socializzare con volontà, con quei modi perbenistici e minuscoli di una visione della vita falsa e buonista. Ah, siete tutti ossessionati dalla socialità. Fin da piccoli v’inculcano (eccome, se v’inculano…) questo retaggio che “educa” fintamente all’obbligo di stare nelle compagnie, a sorbirsi ogni cagata di questi “agglomerati” di gente che beve, mangia e, nel molto tempo libero, lavora “sodo” per esser sempre cazzuta e “dura” nella competizione di massa. Duri, siate teneri, avrete come regalo un bacio Perugina e una presa per il culo da parte delle donne “birichine”. Che masso, che macigno. Almeno, siete uomini puliti, e non lavate i panni sporchi con la varechina.

Le compagnie sociali stimolano in me pensieri repulsivi, oh sì, ripugno di tutto punto, dando molti pugni e facendomi le pugnette, queste personcine che fan finta di stare bene con gli altri, e si animano per discussioni politiche, vanno al cinema assieme appunto a qualcun altro perché da soli pare che non possan fruire del film. Ne fruirebbero molto meglio, invece si accomodano alla convivenza più becera delle loro emozioni, rinnegando il loro sguardo, masticandolo negli occhi erronei di chi, peraltro come loro, non capisce un cazzo. E in questo leccarsi il culo fraintendono il senso della vita e la imborghesiscono alla mentecatta, puttanesca ideologia occidentale che ha perso la voglia di fare una foto al tramonto. Eppur montano… Nel cul(t)o smanioso delle loro manie. Ah, io di manie ne ho tante, e me le tengo, poiché uomo disciplinato alla maniacalità più elegante d’un compulsivo essere raffinatamente misantropo. Non sono eccentrico, ma sono proiettato a una vita lontana dall’idiozia “concentrica” che restringe la vita a un qualunquistico “godersela” E, non accentrandomene, mi accentro senza andar in centro, ma sapendo usare gli accenti nel mio periferico essere uno scrittore di alto bordo che sa usare i bordi, care cocotte che amate i ricottari. Mi accendo… anche gli accendini, per sigarette fumanti della mia noia galoppante. Non si dice di alto borgo, ignorante mio di “volgo”. Ah ah. E su questo dubbio ermetico lasciatemi eremitico.

Ti dicono di star sempre sul col morale, di non essere umorale, ma soffrono di scemenze tumorali, loro, e io non li soffro. E a questa gente non mi offro. Preferirò sempre soffrire di misantropia e cinismo, quel cinismo san(t)o che mi rende un romantico che ha sempre preferito a una scopata “reale” una sega, non solo mentale, imperiale. Io sono il Re!

Sì, auguri a tutti, tranne ai cretini. Ed, essendo la maggior parte degli scemi, auguri a pochi. A quegli eletti, non gente di porcelleschi letti, che nelle solitudini il loro animo dilettano, sognando di sbatterlo in quel posto “fisso” a Diletta, donna “arrivata” per cui varrebbe la pena un peto e non un letto. Ah, pene… d’amor perdute e, immaginandola nuda, “perderlo” nel “soave” disgustare un amplesso tangibile, ma fantasticare di una più sincera “stretta di mano”. Ah ah. Sì, nella “cordialità” del nostro onanismo, di qualsiasi natura esso sia, l’uomo vero ritrova il vero congiungimento carnale con la sua (meta)fi(si)ca, nell’enfiar i vasi dilatatori si dà calore al muscolo pneumatico del proprio “mattarello”. No, matterello. Sì, perché sposarsi con una che poi fa la sfoglia quando era così bello le margherite sfogliare e, in quel vuoto sentimentalmente idealista, esser ancor verginelli fiori, senza penali “fori?”. Sì, poi ti chiederà il divorzio e gli avvocati lucreranno sulla condivisione dei beni “CONDOM-iniali”. Datevi invece alla pura profilassi, eviterete la malattia coniugale delle corna, e non vi “evirerete” nello svenarvi di soldi per il mantenimento di un figlio che si masturberà dalla mattina alla sera, facendosi i cazzi suoi nello smarrire di occhi strabuzzati le sue cornee. Sì, non è dotato… eppur è dotatissimo, possedendo tre organi genitali da pippaiolo non voler essere geniale ma “ingegnoso” di fai da te senza le pippe di gente più “Pippo/a” di lui. Donne che siete leopardate, sì, leggete Leopardi e basta con quelle pellicce di ghepardo. Non curatevi dal lardo ma mangiate come delle luride ludre, tanto la “gattina” lo stesso ci lascia lo zampino. Ah, fra poco si fa lo zampone, vero Silvestro? E Titti come sta? E quella che si vuol rifar le tette? Sì, anche se sarete grasse, ne troverete uno “grosso” lo stesso. Basta che siate donne in carriera. Ah, ci sono anche le donne “in corriera”, sì, fanno le pendolari, “pendendo”, essendo dipendenti, da un direttore molto per loro “(e)rettore”. Ah ah. Sì, vi conosco, “care” segretarie. A me potete dirmelo, e naturalmente non darmela, il vostro “capo” sa come farvi fare… gli straordinari… segretarie, non tenete dentro questo fraudolento segreto, siate sciolte, tanto rimanete delle “bone” merde liquefatte, continuando a mentire alla vostra coscienza di bon ton e alle vostre cosce “toniche”.

Di mio, stamattina ho fatto la “sciolta”, appunto, non “appuntita”, dopo che ieri mi abbuffai da cioccolataio dei miei “insani” appetiti così ben nutriti…

Come regalo di Natale, mi son fatto un altro Dizionario dei film.

Te, fatti un altro “azionario” di birignao. Sì, donne stolte, amate gli uomini malati di leziosaggine, artificiosi e non delle sentite emozionalità “artificieri”. Amate gli uomini “focosi” di quella “cosa” rosa… chiamata “coito” in banca. La famosa parcella, mie porcelle! E basta con le piastrelle di porcellana! Andate a farvi controllare le piastrine…, ah, la sifilide. Sì, fidatevi…

Altro che bombe sexy, siete solo donne cannone del suo “cannolo”. E “tirate” su di cannuccia… ah ah, quanto siete “carucce”. Amate gli uomini cari, d’altronde. Di mio, sono un po’ cariato, altro che carati!

Insomma, anche questo Natale per me non è una “cannonata”, ma una cazzata.

 

Guardate un film di Capra, mie capre. A me ha stancato pure DiCaprio!

 

 

di Stefano Falotico

In questa vigilia di Natale, vigilo sui barboni camuffati da ricconi, son anche Virgilio nella veglia e non vigile, la mia cinica misantropia lodo, non lordatemi, non sono un lord


24 Dec

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Ho appena finito di mangiare pasta col pesce, pesce che profuma di verace pesca, come quella di Jim Belushi nell’ultimo film di Woody Allen. Pesce allevato nella marea delle mie apnee esistenziali, da cui son risorto come una sogliola, forse una sola, ma domani non nevicherà, e ci sarà il Sole.

Noi, uomini soli apprezziamo la cucina fatta in casa, i manicaretti delle nostre emozioni che non sono alla mafia ammanicate e che alla borghesia che guarderà Una poltrona per due preferiremo sempre l’onestà della vita, anche triste, che non dà seconde possibilità, ma sa gustarsi un secondo a base del nostro procedere da prim(at)i, nel mondo come gamberi. Ah, avete preso un granchio con me, perché ancora l’uccello sgranchisco e lo scaldo in “forno”. Arrostendolo nel “rosolarlo” con chi ama la mia “ascensione”. Per le mie donne, son cioccolata pasquale. Ah ah. Sì, anziché farmi largo nel mare della vita, cammino all’indietro, elucubrando di nostalgie insanabili e ammirando il ricco fiorir di luci intermittenti del mio cuore acceso-spento. Mentre in radio passa un’altra canzone “ecumenica”, mentre qualcuno in guerra ammazzerà un innocente, mentre a Mezzanotte il parroco darà la benedizione anche ai figli di puttana più maledetti, io mi trastullo ancora nel poltrire, lontano dal porcile e dalle false chiese. Poiché, non chiesastico, son uomo che è nato domani, povero Cristo che il giorno dopo festeggia anche l’onomastico mentre un’altra angoscia adesso mastico, fra aragoste di questo Dicembre freddo, menomale, ché non è Ferragosto, e rimanendo agnostico, a molta società sto sullo stomaco. Ostrica!

Qualcuno, tempo fa, ironizzando sulla mia esistenza, disse che dovrei essere il cavaliere di Roma Nord. Sì, gentaglia che è meglio vada a leccare il culo al suo “direttore” del becero romanticismo retorico di cui, tronfio, s’imbroda, spassandosela con un’oca che, fra qualche anno, ingrassando, diverrà un’orca. E, in questo accomunarsi di esser orchi, lerci e porci stasera celebreranno l’idiozia inguaribile della loro scemenza, a base di balli e canti, del lor far i galli, pensando di esser belli. Invero, son beoti ed è incosciente lor “beatitudine” dell’ebetudine. D’altronde, il Natale gliel’hanno creato apposta. E, dopo aver bevuto del vinello, faran l’amore nel tinello, ridendo alla miseria della loro “ricchezza”.

Di mio, solfeggio con la carta stagnola delle mie emozioni giustamente raggelate, ché fra qualche minuto gusterò un gelato alla fragola, remoto da sciocche limonate e dalla cultura della meccanica arancia. Mi arrangio e, se trovo una donna che mi piace, la registro per onanismi, sì, questo faccio e così me la faccio, mah, onanismi senza moralismi, che rallegrano quell’edonismo puro che mi conserva “erto” come dev’essere l’uomo che ama il dopobarba del suo erotismo discutibile.

Se non vi piaccio, fate di me quello che volete, ma son nato nella mangiatoia e i re magi mi regalano la birra, oltre a incensarmi con dell’orto senza le vostre galline e maiali. Loro lo lascio a Berlusconi e ai vecchietti coi loro giochetti.

 

di Stefano Falotico

Il mio intellettuale colorato di “nero”, anche De Niro fra notti in bianco e le “luci rosse” del mio decadente uomo a cui fan male i denti


20 Dec

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Ecco uno spicchio della mia folta biblioteca ove la mia mente può spaziare fra letture di Ellroy, cari amici che non credete al mio “antieroe”, e biografie deniriane, nel portrait di me che danza e bascula nella vita con far alle volte smargiasso da gigione imprendibile, altre da chiacchierone insopportabile, altre da (in)sospettabile man, da cui (i) men che non si dica(no), che passeggia cauto nella nube dei suoi pensieri, arrochendo la sua voce fra sigarette Chesterfield dall’aroma abbrustolente i polmoni su di giri e nightmare accesi della mia anima tormentata.

In questi libri rifulgo, fumandomela nello sfumar altero da intellettuale che vuol stare sulle sue e molto sta “lì” a chi non vuol guardare la mia, sua anima. In questa mia anima mi disamino e spesso la mia coscienza esamino, anche se alle volte con qualche donna vorrei “esaminarmi”. Piacevolmente “dissanguarmi”. Ah sì, venir nello “svenarmi”, ma lei mi offende e la mia dignità sventra. Solo angoscia, altro che cosce…

E nell’angosciar mio affatto vacuo scrivo poeticamente implacabile nello “squittio” dei giorni che si trastullano dondolanti a volte nell’apatia, altre volte nel dolore esistenziale che vorrebbe lasciar che ogni dubbio voli via. Eppur mi “violo”, esplorando parti intime della mia violacea anima romantica che crede, nonostante tante disillusioni, che Ronin di Frankenheimer sia un gran film, e che De Niro sia enorme quando gira dei noir.

Prendiamo Angel Heart, avercene di diavoli come quello… un vero giallo delle incognite in questa vita che a volte riserva sorprese. E ti costringe a indagare sui tuoi battiti cardiaci…

Prendiamo Heat, vero “calore” di un amore impossibile, di strade metropolitane dalle vie decumane ove i destini della coralità umana si “stagnano”, nei sogni si stagliano, s’intersecano, viaggiano nelle onde delle emozioni virili per poi squagliarsi in un finale al cardiopalma…

Ah, De Palma, il suo ellroyano Black Dahlia non andò bene, ma avercene di quelle Hilary Swank.

E De Niro fu un intoccabile Capone in quello che è un poliziesco di amici, di bastardi, di un grande Sean Connery, di Garcia che amano le loro origini italiche, di un Costner che ancora non ballava coi lupi…

Sì, spesso sono un lupo solitario e lo sa il mio “amico” Sean Penn… di Carlito’s Way. Quello ti mette nei guai peggio di Joe Pesci di Casinò…

Ma chi era Gordon Pym? E fresco e veloce come una piuma ecco che di nuovo son brillante come un puma. Eppur fuori girano tanti pullman. Si spera non siano come Bill di Strade Perdute…

 

di Stefano Falotico

Genius-Pop

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