Archive for August, 2020

Una vita da artista, da scrittore, da critico di Cinema che non soccombe dinanzi agli screanzati attacchi dei villain, dei vili e dei villani


09 Aug

angel heart rourke rampling

Che io mi ricordi, mi dissociai dai miei coetanei non perché fossi malato mentale o social-fobico, bensì un artista lontano dal porcile di massa e lo dimostrai, distruggendo ogni regola del tedioso, ammorbante, perverso pensare comune. Be’, frequentare me, se ne aveste voglia, non è propriamente semplice. Dopo cinque minuti di una conversazione che verte sulle cosiddette limonate e sulle fighette lerce e “cool”, dagli ottimi culi, possibilmente più “fattibili”, cioè discussioni spesso adatte alle persone “normali”, gli adattati (a che?), ovvero gente la cui carnalità più sporca e puttanesca esce da ogni espressione volgarissima dei loro ammiccamenti e dei loro furtivi sguardi indagatori la “biancheria “intima” del tuo animo e specialmente di qualcosa di più “profondo” e “ancestrale”, ecco, mi stufo e preferisco dinoccolarmi, passeggiando fra un caffè macchiato caldo e un’occhiataccia, data di sbieco, a un’altra bava, no, a una nuova “brava” personcina bieca. Si nota che sbaglio apposta a scrivere come se fossi un finto rimbambito alla maniera di Clint Eastwood di The Mule? Almeno su questo ci arrivate? A voi non frega nulla, basta che arriviate con qualche bagascia raccattata al mercato ortofrutticolo delle banane e dei pompelmi. Io la so lunga. Se ce l’abbia lungo, lo sanno le mie mutande. Soventemente devo cambiarle perché me la faccio sotto… e nello struscio lei ha usurato la lana. Sì, da circa trent’anni a questa parte, combatto contro la demenza precoce della gente. Su quel disturbo sessuale dei maschi, altrettanto precoce, lotterà semmai lei. Ma non gliela può fare. È moscissimo. Si fidi. Da quando decisi di farmi i ca… miei, fui assediato dai peggiori sospetti. Perquisito, deportato, pseudo-curato, etichettato, marchiato, stigmatizzato, in una parola perseguitato. La gente bugiarda e ipocrita volle perfino additarmi come persona disturbata affetto da manie di persecuzione. E dire che sono affettuoso, spesso invero odioso. Ah ah. Per forza, come sopra dettovi, l’interesse del 90% delle persone a modo, perbene e soprattutto moralmente menzognere, è che l’altro sia una merce, un prodotto da esporre e il cui intimo valore interiore, per l’appunto, si debba calcolare in base alla mendace apparenza più edonisticamente esteriore.

Si vergognino. Perché vogliono essere dei detective delle altrui vergogne? Queste sono le persone peggiori. E, dato che sono la maggioranza, continuerò a essere un semi-disoccupato il cui massimo interesse sarà occupare la mia mente con cose che abbiano poco da condividere con i c… zi e le cosce sociali. Definitemi pure matto, affibbiatemi le patenti meno da automobilista, bensì da autistico, offendetemi con potenza enorme, insomma, provate a distruggermi e io sarò sempre più menefreghista e bello come la Luna. Sì, solitamente si dice… sei bello come il Sole. Mah, il Sole non è un granché, a dirci la verità. Soprattutto in queste giornate afose ove l’umidità sale allo zenit del sudore che fa, per molti di voi, il paio con bagnato sex appeal e sudore. Ecco, tuffatevi in acqua e detergetevi. Al “bagnasciuga” ho sempre preferito infatti una secca acciuga, a Fabio Incerti, ex centravanti di sfondamento della mia ex squadra di Calcio, il Lame Ancora, il quale fu fanatico del cantante Shaggy, preferisco fare Boombastic contro questa società nazifascista che vuole bruciare le anime diverse, usando non la svastica, bensì “castrandoti” con l’elastico. La mia mente invece è elastica, spesso sparo cazzate ma è il mio modo di essere il Principe della notte.

Non so se io sia Joker oppure Louis Cyphre. Quello che so è che io sono un artista, uno scrittore e voi no. Al massimo, potete essere dei recensori-censori di voi stessi. Insomma, non valete una mi… a. Siete dei totali flop. Ah ah.

Su Facebook, un imbecille, mi scrisse: signor Falotico, lei non ama la vita e non ama sé stesso, se ne faccia una ragione.

Gli risposi: – Ha ragione, non me ne faccio una ragione. Però mi feci la tua ragazza. Ora, lei diverrà manesco. Se ne faccia un’altra.

 

Diciamocela, io ricordo tutto, ho una memoria che fa invidia a Guy Pearce di Memento. Ah ah. Sono un uomo Falotico, detto altresì mnemonico.

A Paolo Mereghetti, col tempo preferii Marta Menegatti. Giocatrice di beach volley con la quale giocherei volentieri a bagher di vere p… le in volo. Per schiacciate migliori delle schiacciatine emiliane. Più buone, diciamo, soffici, croccanti. In una parola piccanti.

Al pandoro Melegatti, tanti anni fa preferii Elsa Di Gati. Giornalista, secondo me, incapace ma di gambe assai levigate. Anzi, da scosciate per rovesci e dritti vincenti fra i suoi upskirt eccitanti di natura dannatamente provocante.

Sì, tutte le memorie sono tornate a galla, miei galli.

Tantissimi anni fa, un’amica di un mio amico (siamo sicuri che lo fosse? Non mi sovviene, ah ah), di cognome faceva De Marinis. La pigliavano tutti per il culo perché era Brutta come una canzone famosissima di Alessandro Canino. Le cantavano, a mo’ di sfotto, il tormentone estivo del 69, no, del ‘99, ovvero Troppo bella, in funzione ironica, di un Davide omonimo di cognome.

Onestamente, impazzii come Mickey Rourke di Angel Heart.

Tra le mille fatalità della mia vita incredibile, la seconda ragazza con cui feci all’amore si chiama(va), neanche a farlo apposta, Marcella.

Potrebbe essere questa?marcellaIMG_20200808_124824_683

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Quello che so è certamente ciò: ogni sera, prima di andare a letto, riguardo il poster di Taxi Driver e De Niro mi chiede: io e lei non ci siamo già visti prima, Mr. Angel?

Sì, sono schizofrenico. Adesso, De Niro mi parla pure. Robe da matti!

A parte gli scherzi, la mia attuale lei batte Charlotte Rampling soltanto col mignolo sinistro delle sue magnifiche unghie da diavolessa.

E questo è quanto.

E questo sono io.

Questa dicasi… faccia da schiaffi.
Insomma, lasciate perdere il passato, dimenticatelo, riniziate daccapo. Sfanculate ogni De Marinis, tanto personalmente non le/li ho mai cagate/i.
Presto, questa roba carpenteriana-lynchiana, oserei dire apocalittica nostrana, crescerà e ne vedrete delle belle. Forse solo una, poi un mio amico che reciterà con me.

Ce la vogliamo dire senza peli sulla lingua? Sono il Mickey Rourke della Pianura Padana ma sono più bravo di De Niro quando va a cagare e sta sul water. Ah ah.
Ah ah. Marlon Brando non valse nulla. Sì, era un povero bovaro.

E su questa stronzata sgattaiolo ancora. Forse nella mia latrina, nella mia gattina, forse con fare da volpino, rimango sempre un Falò che spinge assai benino.

 

di Stefano Falotico

Che io mi ricordi, ho sempre voluto essere un critico di Cinema, uno scrittore favolista, un uomo bellissimo e ci sono riuscito alla faccia dei pusillanimi e degli invidiosi bastardi


05 Aug

bulldozer bud spencer

Sì, sono stato onorevolmente, assai cortesemente invitato, as accreditato stampa, cioè come critico-recensore per le due riviste di Cinema online per cui regolarmente, anzi, esattamente settimanalmente, scrivo con puntualità e in modo assai competente, alla prossima kermesse diretta da Alberto Barbera, vale a dire, nientepopodimeno che la 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – La Biennale di Venezia (2.09-12.09-2020).

Finirà, come da data inseritavi sopra fra parentesi, il giorno prima del mio compleanno.

Sì, il 13 Settembre del 1979 nacqui a Bologna, città natia di Pier Paolo Pasolini. Il quale non poco m’assomigliò/a intellettualmente, sebbene mi sia e fosse del tutto dissimile per quanto possa concernere la sessualità. Io sono etero, piuttosto convinto, malgrado non sia un edonista palestrato come Maciste e neppure un misogino come Lars von Trier, da Paolo Mereghetti definito un cripto-machista”. Per molti anni, mi sforzai comunque a recitare la parte di Matt Dillon in Rusty il selvaggio, cazzeggiando non poco in maniera sognante da adolescente viandante nel mio vagheggiare una Diane Lane inarrivabile, probabilmente trasfondendomi, virtualmente, nelle notti più magiche, pure (in ogni senso) da Strade di fuoco. Sì, mi alternai fra adamantini deliri notturni, quasi da nottambulo oppure, se preferite da sfigatissimo alla Griffin Dunne precipitato in un incubo kafiano à la Fuori orario, e deliri mistico-religiosi da Giovanna d’Arco uniti/a alla debolezza psicologica più devastante da Palla di lardo di Full Metal Jacket.

In quel periodo, in effetti, più che Falotico, fui solo robotico. Quasi schizofrenico cronico. Ah ah.

Si trattò di dinastica, genealogica questione ereditaria di malinconia autoironica e grottesca (ap)presa da mio padre. Il quale, in passato, lavorò da capufficio-ragioniere laureato ma forse non visse appieno neppure le vacanze,  godendosele infatti a fasi alterne poiché occupato, perfino ad Agosto inoltrato, a esercitare gli straordinari per potermi permettere di avere in futuro, una vita, sì, disoccupata dagli oneri piccolo borghesi del politicamente corretto, un’esistenza, cioè, meno frustrata da Fantozzi al fine di ascendere in cielo da povero Cristo, no, affinché potessi sviluppare liberamente una paradisiaca visione del mondo culturalmente aperta al Cinema più metafisico di Martin Scorsese.

Notti mie funeree si succedettero, al che, interminabilmente, logorandomi infinitamente in uno straziante volteggiare nell’insonnia più adamantina da Taxi Driver e da Al di là della vita. Sprofondai, in forma mesmerica, nella depressione più nera allineata, al contempo, alla melanconia più esoterica, danzando al plenilunio sino alla Notte degli Oscar più superflua. Dissociandomi dai miei coetanei, a quel tempo troppo occupati a rispettare le regole fintamente pedagogiche di genitori, a differenza dei miei, castranti e ideologicamente demagogici, il quale pensa(ro)no malamente e malsanamente che la vita fosse e sia un percorso a tappe ove a sedici anni devi dare il primo bacio a una ragazzina col ciuccio, a diciotto devi diplomarti fra uno spinello e l’altro, fra un liceo e una maturanda ancella geometra, no, architettonicamente anch’ella giù costruita a mo’ di portamento basale dell’ingegneria edile della società livellata secondo parametri spesso abusivi ché schematizza il mondo fra emarginati da periferie degradate e arrivati ricconi, spesso precocemente rincoglioniti, datisi ad orge spregevolmente consumate assieme alle donne più moralmente depravate, diciamocela, al dio loro danaro prostituite, ecco…, dicevo, non fui mai un vivente prefabbricato e, sebbene, debba ammettere che mi ammalai di un disturbo ossessivo compulsivo similmente paragonabile a quello di Matt Dillon de La casa di Jack, fui soltanto Mr. Sophistication del mio estraniarmi da puttane come Uma Thurman e Chloë Stevens Sevigny, amandole però onanisticamente soprattutto in Pulp Fiction e in Brown Bunny. Non potete farmi una colpa se fui un cazzone… come Vincent Gallo di Fratelli. E se trascorsi il tempo a imitare Bob De Niro.

Molti, giudicandomi superficialmente, credettero erroneamente e orribilmente che, sganciandomi da una sessualità adolescenziale frivolmente condivisa nelle cazzate più (s)porche, sarei divenuto un deviato e, diciamocela, Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti. Ovvero uno psicopatico, in mezzo alle gambe piuttosto “anomalo”, indeciso se fare coming out, se prendere coscienza di essere Kevin Kline di In & Out, incerto se essere un modello di Calvin Klein, se farsi una bella passerina oppure ammirare le farfalline imbalsamate e non svolazzanti nella sua polverosa, asfittica cameretta da ragazzo criptico, forse solamente sepolto vivo nella sua personale cripta, segregandosi, forse solo segandosi, nella sua tristissima casina, insicuro se darsi, mai dandolo a un cazzo di nessuna, al cazzeggio più stronzo da italiano medio “cazzuto”, ammirando da coniglio fottuto, con linguina da Fracchia, non solo Jessica Rabbit e Belén Rodríguez, bensì pire ogni signorina Silvani, apoteosi dell’incarnata, per antonomasia, super “affascinante”, mai vista racchia.

Ammazza, pensaste fossi uno da Anna Mazzamauro?

Se proprio vogliamo essere sinceri, ho un buon ca… o e, se mi farete incazzare, a tutti farò il mazzo. Sì, mi diedi però indiscutibilmente al matto, anche al “mattarello”. Da non confondere con matterello, detto altresì pazzoide con indole istrionica da cesso, no, da eccelso, raffinato coglione di (ca)risma che sa il “fallo” suo.

La vita è incredibile, sapete? È come La ruota delle meraviglie. Che ne so, una donna pensa di essere ancora figa come Kate Winslet di Titanic ma si accorge, in ritardo da ritardata, di essere quella di The Reader, nonostante abbia scopato tutti i ragazzi del suo quartiere, più belli peraltro di Leonardo DiCaprio e Justin Timberlake ma, allo stesso tempo, più ignoranti di un giostraio come Jim Belushi. Alcune donne invece se la menano… troppo, facendo le difficili come Diane Keaton di Interiors. Eh sì, ora se la tirano da psicologhe dei loro monologhi della vagina quando, in verità, non vogliono ammettere a sé stesse di non essere più bone come la Keaton de Il dormiglione. Sono lontani/e di falli, no, difatti, i tempi quando potevano permettersi di essere trombate… da un “Padrino” come Al Pacino, vero? Sono remoti quei tempi in cui, fra una canzone di Giorgia e un gelato al limone, non erano ancora diventate delle donne con le “palle” come Giorgia Meloni.

Ecco, ora vi chiederete: ma come ha fatto questo Falò, uno che tutto mollò e molte se ne tirò, tirandosela invero per niente, a potersi permettere di andare al Festival di Venezia in veste di Critico ufficiale? Ma davvero pensaste che fosse/i un demente, miei tonti? Insomma, non tutti sono capaci di scrivere cinquemila libri, spaziando dal genere avventuroso a quello addirittura (tragi)comico, giocando(sela) fra noir erotici, saggi monografici dei più fini, incentrati su cineasti e attori enormi, districandosi fra romanzi addirittura morbosi e letterari divertissement assolutamente godibili. Insomma, sono come Diego Armando Maradona. Potevo/a stare tutta la vita a letto a farsi crescere la panza. Poi, ritornava/o in campo ed era/o più bravo di Pelé di Fuga per la vittoria. Comunque, esiste un attore, purtroppo scomparso, che mi assomiglia proprio, eh già, troppo. Risponde(va) al nome di Carlo Pedersoli, cioè il grande Bud Spencer. Sì, nella mia vita, da quando decisi di non essere Bruno Giordano, bensì Giordano Bruno, tutti provarono a farmi lo sgambetto. Tentarono anche di spezzarmi le mani. In modo tale che non potessi fare loro una sega. Infatti, non sono Pasolini… Vollero (in)castrarmi, distruggermi, indurmi a suicidarmi, relegandomi eternamente alla pazzia o, peggio, all’infanzia. Non calcolarono questo: non adoro soltanto capolavori come Richard Jewell Gran Torino ma anche immani “cazzate” come Bomber e Lo chiamavano Bulldozer.

Morale: il 90% della gente non ha consapevolezza di essere malata di mente e, contro di me, non doveva neanche pensare di mettersi. Perché quando s’incontra uno così, finiscono tutti in manicomio. Comunque, alla caccia alle streghe da bigotti moralisti, ho sempre preferito Mago Merlino e, ai vostri “eroi” da merli, una stronzata comprata a Leroy Merlin.

Infine, posso dirvi questo…

Se tutto andrà come (si) deve, fino a lunedì notte, non scoperò la mia lei. Quindi, nel Getsemani, nel frutteto, no, nel frappè, no, frattempo, potete “tranquillamente” e criminosamente rompermi il cazzo.

Tanto, non ce gliela faceste in quarant’anni miei di vita, malgrado le provaste tutte. È inutile che andiate perciò in giro a fare i fighi dei miei coglioni. Solo io posso permettermi di andare a culo con una faccia stupenda da imbattibile testa di minchia superba. Se state a rosica’, non disperate. Sulla RAI, stasera, daranno come sempre un “varietà”. Ah ah.

Diciamocela, siete incurabilmente dei pescioloni, dei baccalà.

Cari Rosco Dunn, beccatevi un altro mio pugno allo stomaco e salutatemi (a) mammà. Et voilàOhibò! Che botte da orbi, miei orchi, miei lerci e porci.

Per quanto mi riguarda, continuo a vivere come cazzo voglio.

Lontano dalle istituzioni educative che indottrinano solamente a vedere la vita peggio di un mezzo cieco affetto da diottria, lontano dai dottorini e da ogni pragmatico, borghese moralismo.

Ché è preventivo solamente della più squallida idiozia, è portatore “sano”, cioè terribilmente enigmatico, perversamente asintomatico, soltanto della più carnale, adulterata carnalità più mendace, della più mondana, dunque oscena mercanzia.

Se non vi sta bene, laureatevi in Legge.

Tanto io sono Dredd.

Stallone anche come il pornoattore omonimo.

 

 

 

 

 

 

di Stefano Falotico

A DREAM TO GET IT ALL BACK: la morte di Alan Parker, forse ROCKY é più bello di TAXI DRIVER e Angel Heart di Shutter Island


03 Aug

nicolas cage birdy

cage dern cuore selvaggioLa scorsa settimana morì Alan Parker. Io gli dedicai un post molto particolare.

http://www.geniuspop.com/blog/index.php/2020/08/la-morte-di-alan-parker-mi-ha-rubato-lanima-e-vago-ora-fantasmatico-come-harry-angel-turlupinato-nel-cuore-da-louis-cyphre/

Che io mi ricordi, ho sempre sognato di essere Nic Cage di Cuore selvaggio, non quello di The Family Man.
Anzi, quello di Stress da vampiro e di Birdy. Sì, volevo e voglio essere questo Nicolas. E chi dice che Cage è/sia un pagliaccio, ah ah, è meglio che ascolti Alessandra Amoroso. Nic Cage non è un pagliaccio, è un clown da competizione, ah ah, sì, è un “pazzo” come me. Non ha regole non solo attoriali, bensì sociali. I suoi matrimoni dura(ro)no un nanosecondo poiché, per l’appunto, è sempre stato un uomo libero (ah, per forza, è il nipote di Coppola, sai quanti soldi a prescindere dai suoi cachet?, ah ah) e non desidera vincoli di nessun tipo, specialmente di nessuna “topa”. Adora farsi prendere in giro, s’imbroda e gongola nel recitare come un cane più bastonato di Balboa, va giù di testa nello sbraitare ed andare spesso e soprattutto volentieri sopra le righe. Sfoderando delle smorfie più oscene di Meg Ryan di City of Angels. Sì, Meg è sempre stata la quintessenza della smorfia, non quella napoletana. Bensì della cretina che poté beccarsi solo Dennis Quaid. Altro playboy dei poveri che non ha niente a che vedere con Il cielo sopra Berlino. Sopra qualche altra bionda però, forse di nome Angelica oppure Chantal, sì. Cage è un ribelle, un amante di Elvis Presley, fu amante anche di sua figlia Lisa Marie. E oggigiorno tutti lo deridono e umiliano poiché, ai film d’autore come quello di Parker, preferisce buttarsi via e non dare più retta a nessuno. Tanto la gente vuole solo che tu sia un premio Oscar, una bella statuina coperta da una corretta mascherina. Non certamente quella del Covid-19. Lui andò con Jenna Jameson, si prese la patente di “depravato”, di attore super sfigato, d’incapace e, a livello non solo recitativo, di handicappato. Poiché lo è. In Con Air, per esempio, non c’è una sola espressione sua giusta. Anzi, è espressivo come una stampante della Epson. Ride quando dovrebbe mantenere un tono serio e, di contraltare, piange quando dovrebbe essere allegro. Ha due labbroni da far invidia a quelli rifatti di Alba Parietti e non ci crede nemmeno Antonio Conte che Nic Cage (chi, sennò), dopo Cuore selvaggio, abbia perso molti capelli ma sia rimasto sempre così stempiato senza perderne altri da allora in poi.

Il suo personaggio si chiama Poe. Ma dubito che Nic sposerà in futuro una tisica e minorata mentale così come fece Edgar Allan. Morendo a quarant’anni con cinquemila racconti capolavori all’attivo e una sola “figa” nel suo “curriculum vitae”.

Ma torniamo a Parker, lasciamo perdere, dunque vincere Cage… Certo, non è propriamente classico salutare, in modo satirico e goliardico, una persona e un regista che ci ha lasciato/i. Ma sapete, in questi anni, morirono persone a me care. Solo mia nonna paterna ancora campa. Ha anche la campagna. Persi mio zio tanti anni fa e tanti altri parenti che, in passato, perfino disdegnai e che dunque non incontrai più prima che se ne andassero. A fanculo, di nuovo, spero… sì, i miei parenti non sanno neppure chi sia Alan Parker. Persi anche degli amici. E non andai nemmeno al loro funerale. Tanto, già all’epoca, avevano una faccia come quella di Crisantemi ne L’allenatore nel pallone.

Sì, pensa te, pensate voi. I loro migliori anni della loro vita, per l’appunto oramai trapassata pure clinicamente, li trascorsero a giocare a Duke Nukem e a Doom. Che io mi ricordi, giocai in quel periodo col mio personale “joystick” con Erika Anderson di Zandalee.

Sì, qui voglio essere un comico nato come Paolo Rossi. Sì, furono mie nottate di “sparatutto” da far invidia a ogni Playstation del cazzo. In verità, persi anche me stesso. E pensai davvero di essere matto e irrecuperabile sia nel cervello che nel fisico. Quasi quanto Mickey Rourke di Homeboy. Pensai che un altro colpo letale alla mia fragilità, emotiva e non, mi avrebbe ucciso. Totalmente annichilito, estenuato, stremato.

Il film più bello in assoluto di Parker rimane Angel Heart. Con tutta la stima che possa nutrire, anzi, la mia adorazione sconfinata per Martin Scorsese, Angel Heart è un capolavoro e Shutter Island invece un filmetto. A dirla tutta, spesso mi conviene recitare la parte del cretino. Altrimenti, dovrei accettare qualcosa di non scientificamente spiegabile accaduto alla mia vita. Sapete, non è facile. Bisogna essere forti come Sylvester Stallone e io invece son autodistruttivo come Bob De Niro di Toro scatenato.

Ho intanto firmato un altro contratto editoriale e credo di non sapere nulla di Cinema. Basti vedere questo video per capirlo. Non so argomentare, capite? Ah ah.

Non so parlare, non so scrivere, sono cerebroleso, brutto come un debito e non so neanche amare.

Taxi Driver è un capolavoro, Angel Heart anche. Ma Rocky non va mai giù, non è “dotato”, anzi, datato per niente. E questo è quanto. Se voi avete bisogno di psicofarmaci perché non ce la fate, prendeteli. E altri pugni allo stomaco devastanti pure piglierete. Quello che voglio dire è che Rocky è più forte di Apollo Creed, di Ivan Drago, eccetera eccetera. Insomma, è il più forte di tutti. Quando caccia un mancino del genere, vanno infatti tutti al tappeto. Ho scritto tutti due volte in tre righe, si chiama ripetizione? Allora, ripetiamola, ripententi esistenziali. Tutti, tutti, tutti. Senza eccezione alcuna. Vi rispedirei alle elementari, maestrini dei miei stivali da cowboy. Se poi vorrete continuare a credervi invincibili, recitando la parte della moglie di Sylvester Stallone in Over the Top, cioè della donna “sana”, farete solo la figura dei coglioni come Robert Loggia, pure di Scarface. Come dice invece il grande Al Pacino di Carlito’s Waysono un altro, sono un altro e non ci sono voluti quei trent’anni che mi aveva dato lei, vostro onore, ma solo cinque anniEd eccomi qua… completamente riabilitato, rinvigorito, riassimilato e sarò fra poco anche rialloggiato.

Una delle scene più belle del mondo. Un uomo che ha coglionato tutti, compreso sé stesso.

Poiché, tornando al Cage, non mi vedo laureato, non mi vedo sposato, non mi vedo per niente in nulla e non vi vedo neanche. Quindi, mi pare giusto che, se siete dei tonti, io possa morire come Dio.

Dio infatti non ha una vita sociale poiché è superiore. Non ha bisogno di stare nel porcile, ha bisogno di punire e giudicare tutti, compreso sé stesso. Da cui suo figlio, Gesù Cristo. Colui che morì per noi e il terzo giorno è resuscitato. E io dovrei credere a una stronzata del genere? Io, io che sono il diavolo? Ah ah. Il diavolo provoca in quanto vuol far capire agli uomini che non c’è un’altra vita e questa la stanno sprecando su Instagram. No, non vincerò come Rocky nel suo secondo capitolo.

Non accetto nessuna sfida. Accetto di morire come le donne, i bambini e gli uomini che, passivamente, accettarono di essere stati uccisi. Così come sostenne e disse Rust Cohle di True Detective. Poiché il mondo è formato da mostri ed è cosa buona e giusta che Dio, ecco, li distrugga.

Qualche mese fa, un amico mi telefonò, preoccupato, chiedendomi:

– Stefano, ti sento giù, di solito non sei così. È successo qualcosa?

– No, sto benissimo. Anzi, mai stato meglio.

– Non mi sembra. Ieri ridevi ed eri contento.

– Perché sono un grande attore come Rourke, come De Niro, come Cage.

 
Quando sono triste sono grande, quando sono malinconico sono me stesso, quando fingo di stare bene, non sono credibile. Sì, mi pare sanissimo che i geni e i grandi artisti come Parker vengano ricordati anche dopo la morte. Ai comuni mortali, invece, lasciamo la loro anima da carne è debole.

 

di Stefano Falotico

La morte di Alan Parker mi ha rubato l’anima e vago ora fantasmatico come Harry Angel turlupinato nel cuore da Louis Cyphre


01 Aug

Alan+Parker+EE+British+Academy+Film+Awards+nSFBY8AlMGWl

Scioccante. Allucinante. Oserei dire agghiacciante la notizia della morte di Alan Parker.

Forse, non un grande ma, senz’ombra di dubbio, un cineasta decisamente superiore a mille altri anonimi, insulsi mestieranti. Un autore maiuscolo, dotato d’una personalità fortissima. Ultimamente boicottato già prima di diventare ammalato. Anzi, di ammalarsi. Era per fare la rima ma non ci sta. Così come non può starci Kevin Spacey, protagonista di The Life of David Gale, messo in disparte, anzi, bruciato nella carriera e soprattutto nell’anima a causa dei suoi peccatucci veniali. Sì, Hollywood lo linciò vivo mentre molti di voi, pur essendo liberi come libellule, dilapidano non solo il proprio talento, bensì millantano di essere dei registi straordinari come Clint Eastwood di Mezzanotte nel giardino del bene e del male.

Ce la possiamo dire senza vergogna alcuna? La figlia di Clint, Alison, è una f… a magnifica. Al bando tutte le vergogne. Film ambientato a New Orleans, la patria dei riti voodoo.

Non sono mai stato a New Orleans ma Sugar Fornaciari, eccome. Baila, baila Morena sotto la luna piena.

E il mare impetuoso al tramonto salì sulla luna e, dietro una tendina di stelle, se la ch… ò.

Sì, in Angel Heart avvenne una sexy thing fra Mickey Rourke e Charlotte Rampling. Poi, Mickey finì forse a Shutter Island per colpa di troppe sue amanti da “Portiere di notte” che perse la testa e anche la faccia. Da cui Johnny il bello, ah ah. In questo film di Walter Hill, Rourke prima fu un freak come in Homeboy, poi divenne più bello della sua faccia da pezzi del lato b attaccatigli sulle gote ridenti, strafottenti in 9 settimane e ½.

Dunque, non pago di essere bellissimo, volle diventare bruttissimo. Combattendo sul ring in incontri di boxe non sempre truccati come le maschere delle sue pessime chirurgie facciali. E, oltre allo spaccato setto nasale, da Hollywood fu, alla pari di Spacey, fortemente emarginato di ostracismo più devastante di un metaforico, straziante an.. le.

Sì, il moralismo negli Stati Uniti, non solo da noi, impera di puritanesimo che non tollera assolutamente neppure le più piccole dosi di puttanesimo. Invero, Kevin non si macchiò di nessuna colpa così scabrosa, siamo sinceri. Hollywood crea infatti scandali e impone assurdi, pazzeschi divieti e censure del tutto risibili e incomprensibili. Per esempio, i censori da maledire come Giuda, per l’appunto, vollero sforbiciare la scena di sesso fra Mickey Rourke e Lisa Bonet nel pre-finale di Angel Heart. Pellicola dalla venustà idilliaca.

Ché chi ama il Cinema, in tutte le sue sfaccettature e sane, creative disinibizioni perfino leggermente spinte, allora faccia il recensore serio, piuttosto, ed elevi, in gloria di Hallelujah e in paradiso, Angel Heart – Ascensore per l’inferno. Che i diavoli bigotti, invece, e le educande troppo schizzinose si diano alle recite parrocchiali di qualche commediola francese pallosa, dedicata ai cretini e ai vecchi rincoglioniti più irrecuperabili, morbosi ed odiosi. Ché gli ignoranti lo diano via sui viali, no, si diano ai cinepanettoni e che gli uomini puri come Nic Cage e Matthew Modine di Birdy vengano liberati da ogni stolta colpevolizzazione e falsissima accusa immonda. A proposito, Tim Robbins de Le ali della libertà fu colpevole o no? Fu, cioè, incriminato ingiustissimamente di uxoricidio oppure fu sbattuto a Shawshank a causa di una frettolosa, giudiziaria causa? Mah, a tua sorella quelli dell’assistenza sociale hanno trovato una casa ma tua sorella, fidati, rimarrà comunque una causa persa. Quando si suol dire salutami a sorrata.

Cosicché, Tim non perse solo la testa se fu vero che ammazzò la moglie ma perdette anche la causa, dunque pure la casa (forse lasciata in eredità a tua sorella) e, in carcere, dovette addirittura arrangiarsi fra qualche giochino di saponetta alla Animal Factory e il tirarsene parecchie, tirandosela poco ma mantenendo un profilo basso e anonimo, al contempo districandosi alla bell’è meglio pur di evadere da un mondo che sarebbe capace, col suo cinismo mostruoso, di uccidere anche la bellezza di Rita Hayworth, la rossa immortale.

D’altronde, se così come disse Checco Zalone, parodizzando Cristicchi, chi su Barbara Bouchet (Buscetta) non s’è mai tirato un pug… ta, credo che già prima di sposarla, Orson Welles se la tirava alla grandissima. Infatti, io alla pari di lui, se avessi realizzato Quarto potere solo a venticinque anni, l’avrei teso, no, avrei preteso Rita, Kim Basinger, Debra Feuer, Carré Otis e altre zoccole varie. Ah ah.

Al che, Tim si destreggiò in prigione e, come si suol dire, di verbo sinonimo, eh sì, con classe e scaltrezza ottimamente si barcamenò. Alla fine, tutti i cattivi infami fregò e dalla gattabuia scappò.

Non sappiamo comunque se, una volta libero e lontano dalla casa di detenzione, altre donne scopò oppure di tutto e tutti/e completamente se ne fotté. Mandando a (fan)culo un mondo (s)porco e corrotto. E deridendo una società iniqua ove il motto La legge è uguale per tutti è una balla messa in giro da Berlusconi poiché, pur di scagionarsi da ogni suo peccato, decisamente maggiore rispetto a quelli commessi da Kevin Spacey, elargì la sua anima al demonio, vale a dire Mefostofele, cioè De Niro di Angel Heart, sogghignando fra un avvocato figlio di tr… a da mettere nell’Inferno di Alighieri Dante e sua moglie oramai a vita resa super cornuta.

Qui voglio fare una battuta alla Woody Allen. Certa gente ha le corna in testa, Belzebù soprattutto. Io invece ho spesso il Cornetto Algida in bocca. Poiché non amo leccare nessuno e dunque spesso rimango solo come un cane bastonato, alla pari quasi di Brad Davis di Fuga di mezzanotte, non demordendo ma rimanendo (in)fermo a mordere soltanto la crema di un Cremino quando i ladri delle vite altrui e gli stronzi amanti con le donne degli altri invece giocano allo “yogurt” con queste oche da loro pappate, palpate e dolcemente succhiate di baci al cioccolato a sera inoltrata. Inoltrandosene in “galleria” come Tim Robbins… Per poi esplodere, tutti bagnati fradici, di gioia incontenibile.

Vite davvero eticamente “deliziose” e cremose, cazzo. E, in una notte piovigginosa al buio, l’urlo catartico di Tim, dopo tanta (il)legale punizione orripilante, detonò in uno sfrontato, potentissimo schiaffo in faccia dolorosissimo scagliato a viso aperto (anche a suo torso nudo) contro tutti i bastardi e i fraudolenti, contro i fetenti e gli aguzzini moralmente deficienti.

Barcamenarsi per riprendere il largo in barca. Ah sì. Orietta Berti cantò il celeberrimo ritornello finché la barca va, lasciala andare. Classica donnetta da fornelli, probabilmente poche volte calorosamente forn… ta, infornata. Comunque, forse sa ancora preparare buonissimi dessert. Per dolcificare la sua asciuttezza in quella zona sua erogena più arida del deserto. Mentre Bud Spencer e Terence Hill di Chi trova un amico trova un tesoro probabilmente furono due amici ancora più grandiosi di Robbins e Morgan Freeman del film sopra menzionatovi.

Dunque, ora cantiamo tutti assieme coi Pink Floyd e The Wall, siamo o non siamo The Commitments?

Dico, siamo totoiani, siamo uomini o caporali?

Detta però onestamente, il diavolo esiste solo nei film, Dio è morto come sostenne Nietszche e così come cantò Guccini, e la Ciccone, seppure reciti benino in Evita, non è che sia propriamente la Vergine…

Quentin Tarantino de Le iene lo sa… Like a Virgin di che?

Fra l’altro, a me fanno ridere quegli pseudo-cinefili della minchia i quali sostengono che Sean Penn sia un dio… Ah ah.

La vita, comunque, non è solo piacere. Lo sa benissimo il grande Mickey Rourke de La promessa.

In questo film diretto dal suo amico Penn, il quale gli rubò con Milk l’Oscar che Mickey avrebbe meritato per The Wrestler, Rourke è più distrutto di come stia messo oggigiorno.

Esordì al Cinema con 1941 – Allarme a Hollywood. Altro cammeo cult!

Il suddetto film di Spielberg fu presentato per la prima volta il 13 dicembre del 1979.

Io nacqui il 13 Settembre dello stesso anno. Sì, sono filo-rourkiano…

Mentre due miei libri, Cuore angelico, tenere tenebre sangugne e Il diavolo è un giocattolaio, ispirati al leggendario Angel Heart, ce la vogliamo dire senza infingimenti? Sono due capolavori viventi, più che altro attualmente ancora in vendita. Non so però se, dopo la mia morte, rimarrà in catalogo anche un altro mio libro, Dopo la morte.

Morale: Alan Parker è morto, io fui tanto tempo fa, eh sì, giovane e bello come Rourke. Poi impazzii, nell’animo morii ma non vendetti mai l’anima al diavolo per ritornare più bravo e carismatico di Bob De Niro.

E questo è quanto. Buon Sabato a tutti.

E ricordate: il Cinema e la vita, una volta, erano davvero una cosa meravigliosa. Ma oggi siete diventati peggio del Rourke odierno. Il quale, su Instagram, alla veneranda età di quasi settant’anni, corteggia volgarissimamente le modelle pressoché minorenni. Uno schifo. Una merda. Capace pure di sputtanare De Niro.

Caro Bob, mi faresti un piacere? Fagli rivedere Saranno famosi. E mostragli come si recita Il diavolo nel campanile di Edgar Allan Poe.

Insomma, quando mi arrabbio davvero, mi viene duro, no, ho un diavolo per capello. Sì, soffro di molte fragilità e lo stress mi provoca la calvizie.

Mentre De Niro è camaleontico, cambia aspetto sotto ogni mia doppia punta del mio bulbo pilifero anche sottocutaneo.

E, con la grinta del miglior Rourke, uomo imprevedibile, del miglior De Niro, il più grande attore di tutti i tempi, e del miglior Alan Parker, non voglio più sentire che Blu di Zucchero sia una canzone plagiata.

La verità è che una canzone stupenda.

Per finire, potevo diplomarmi al Liceo Scientifico, laurearmi in Astrofisica Nucleare oppure adagiarmi a una vitarella da impiegato aziendale-comunale paraculo forse statale con tanto di direttore galattico interspaziale. Invece, decisi di essere un artista come Rourke di Barfly.

E, come Rourke/Chinaski/Bukowski di questo straordinario film di Barbet Schroeder, stasera voglio offrire a tutti da bere.

Sì, non ho neppure i soldi per regalare alla mia lei un vino di ottima annata ma sono bello e dannato.
E voglio donare a voi un sogno.

Anche se, a dirla tutta, non meritereste un cazzo. Molti di voi, difatti, sono già da tempo immemorabile fottuti, andati, sputtanati. Più di Rourke strafatti e rifatti, molto sfatti.

Cioè, siete stagionati. Osceni, invecchiati, imbruttiti, inguardabili, impresentabili, imbevili, insopportabili.

E non sapete neanche più gustarvi delle seghe d’estate. No, scusate, ho bevuto troppo. Sparo porcate e stronzate come Rourke.

Volevo dire, sere d’estate dimenticate…

 

di Stefano Falotico

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