Archive for February, 2019

Liam Neeson, ascesa di un uomo tranquillo ma non tanto all’asciutto…


07 Feb

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Innanzitutto sparatevi questo. A proposito di film sulla vendetta alla Liam…

Negli ultimi mesi, ho scritto una miriade di cose su Liam Neeson. Cercatele, son sparse dappertutto nel net. Lei, donna, pulisca il WC. E legga qualche libro. È ferma all’ABC. Vota la DC? Non esiste più, adesso tutti son politici dietro un pc.

Liam, un uomo bello. Tosto e duro. Duro, durissimo, vero signora?

Quest’uomo sempre più m’impressiona e, ripeto, la sua metamorfosi attoriale ha dello spaventoso stupefacente.

Lui che fu Oscar Schindler ma non vinse l’Oscar e fu assai amato da Uma Thurman. Con lei non fu “miserabile” ma a quanto pare un darkman dall’uccello lupesco, come in The Grey. Sì, Uma ha scopato mezza Hollywood ma un uccello come quello di Liam sostiene che non l’abbia mai più visto Non l’abbia in quanto quello di Liam l’abbacinava e di notte abbaiava, latrava anche nella latrina di orgasmi lerci, ululava, insomma cazzeggiava.

Un uomo davvero Kinsey e infatti, nel succitato capolavoro di Spielberg, lo sa bene Ben Kingsley. Lui fu Gandhi ma Liam non è mai stato ascetico. Diciamo che spesso lo ha asceso. Mica scemo…

Fra americane, africane, ariane, ebree e nere. Non ha pregiudizi razziali. Lui le “salva” tutte nel suo fornificarle in maniera “crematoria”.

Sì, Liam va detto. È sempre stato un maiale. Metaforicamente, in quei femminili for(n)i e non. Basti vedere il suo ruolo ne La ballata di Buster Scruggs. Raramente ho assistito a un porco del genere. Ammazza il povero ragazzo monco, buttandolo giù dal ponte. Non si vede questa scena ma è chiarissimo che lo affogherà. Perché Liam, una vola trovata la gallina dalle uova d’oro, dopo aver spennato tante gallinelle che ovulavano dinanzi al suo marcantonio, non è certamente nella vita privata il Prete di Gangs of New York o Ferreira di Silence. Ma un bucaniere da Gun Shy – Un revolver in analisi. Più che altro uno che le guarda in cagnesco, un Rottweiler in anale…

Lui riesce a farle tutte gridare e tira fuori… la voce anche alle mute e alle lesbiche. Basti pensare a Jodie Foster di Nell.

Liam, a mo’ di Andrea Roncato/Patacchi “capo ufficio pacchi”, dà a ogni donna la “curetta”.

È un uomo che resuscita ogni frigida. E sulla sua porca, no porta, c’è scritto Vendesi miracolo.

Liam non è un uomo, insomma, da Mission ma ama le missionarie e tutte le (im)posizioni. Le donne, inginocchiate, lo benedicono e stanno a pregarglielo in poca santità senza remissione di ogni immissione…

Sì, Liam possiede proprio uno spadone, una luccicante Excalibur. Infrangibile, potentissima. Un ciddone!

A parte le porcate, Liam è davvero un glande, no, un grande.

A eccezion fatta di qualche stronzata, la sua filmografia negli ultimi anni è stata strabiliante.

Quasi esclusivamente confinato a revenge movies alla Io vi troverò ma son variazioni sul tema davvero cazzute.

Una sfilza di fighe, no, figate di genere. Da La preda perfetta a Run All Night, da L’uomo sul treno a questo Un uomo tranquillo. Film osannato dalla Critica americana.

Sì, pare un ottimo rifacimento…

E ricordate, donne e anche uomini: Liam vi fa da capo a piedi e soprattutto, gentil sesso, lui ci dà, se la rifà e nei suoi “remake” spacca…

Peraltro, non ho mai visto un uomo così caldo quanto freddo come Liam.

Era sposato, come saprete, con Natasha Richardson. Donna che a me piaceva molto. Infatti, in Cortesie per gli ospiti di Paul Schrader, nell’albergo veneziano me la sarei fottuta sotto le veneziane. Mica come Rupert Everett. Quello, si sa, è dell’altra sponda. Sì, non sa bagnare le donne.

Dovete sapere che Natasha morì tragicamente. E Liam, sbattendosene… il cazzo, un mese dopo era già sul set di un nuovo film.

Che uomo di merda. Lui non sente proprio niente, non soffre delle disgrazie altrui, morta una se ne ficca un’altra. Come se nulla fosse.

Con enorme tranquillità, senza battere… ciglio.

Liam non elabora nessun lutto, non cade in depressione, bensì pompa con più pressione.

Insomma, diciamocelo, cazzoni.

Se non ci fossi io a farvi ridere, che sen(s)o avrebbe la vita?

Io vi tiro su. Anche quando mi buttate giù.

Sono però come Liam. Al freddo e al gelo, scivolo nella notte in quanto uomo di tante botte.

Soprattutto quelle mi date.

 

di Stefano Falotico

Il principe maledetto deve vivere in un mondo di ritardati che ancora guarda Sanremo


06 Feb
THE INDIAN RUNNER, James Devney, 1991, ©MGM

THE INDIAN RUNNER, James Devney, 1991, ©MGM

Sì, gli anni passano, le malinconie aumentano, il reddito scarseggia, i morti viventi avanzano, le vecchie bacucche ancora continuano a trastullarsi da megere ben impellicciate, i ragazzi vengono spediti in cura perché troppo svegli rispetto a un mondo di dormiglioni, gli adulti cafoni insistono coi loro proseliti educativi, la processione funebre di tal umanità villana e tristissima, putrescente, avanza.

E la gente, con le pezze al culo, vivanda, si fa bella per ricevere la compiacenza ruffiana di tre amici più scemi di loro e cuccare la ragazza da consolare con una fornicata scacciapensieri.

Ma soprattutto, inamovibile, nella testa degli italiani, popolo inguaribili di arretrati, di campagnoli che si credono raffinati lord inglesi con la stessa faccia d’un mugnaio calabro-lucano, di stronzetti da bettole, di carnascialeschi bon vivant bevitori del peggio della vita, elevatori orgogliosi dello squallore miserabile della loro pochezza esistenziale, indefessa prosegue nel suo stiramento di coglioni.

Con l’elevazione in gloria della festivaliera idiozia per eccellenza, Sanremo. Ritrovo pacchiano di racchie che, urlando i loro dolori e le loro repressioni, in canzonette per donne più frustrate e brutte di loro, sperando di godere quei 15 minuti di godimento mai avuto. Dannandosi come delle ossesse sul palco o forse lacrimando patetismi romantici a mo’ dell’imbattibile scema per antonomasia, Giorgia, donna scheletrica, prosciugata oltremodo dalle sue ansie, dai suoi ansimi, dai suoi monologhi della vagina marcia, dalla sua anoressia oramai irrecuperabile, una donna insomma da ossario. Sì, potrebbe essere assunta come regina dell’armata delle tenebre…

E lo spettacolino della RAI vince sempre gli ascolti. Con la parrucchiera che, dopo pomeriggi da sciampista, pettegolezzi gelosissimi sui cazzi dei mariti altrui, d’invidie sbudellanti mescolate a una permanente arricciata nei suoi borbottii intestinali da coiffeur sempre imbevuta di amarezze peggiori del caffè senza zucchero della sua vita poco acconciata, massaggia i capelli di donne più (s)fortunate di lei che spera, fra una doppia punta e l’altra, che crepino, trafitte da un inestirpabile Cancro al seno.

E, dopo tanti radicali liberi, è sempre vivamente una patita del Partito Radicale.

Per quanto dovremo andare avanti con queste nenie, con queste lagnose pazzie da Cristicchi, con Cristine varie e amori catto-borghesi da falsi cristiani?

Rami Malek vincerà probabilmente l’Oscar per l’edulcorato, kitsch Bohemian Rhapsody e quel bellimbusto piacione di Bradley Cooper sarà seduto in prima fila con a fianco l’atipica bellezza androgina di Lady Gaga, una di ottimo culo ma irrimediabilmente una popolana alla Jennifer Lopez. Col naso più oblungo di Carlo Delle Piane.

Sì, madri scriteriate adoratrici di Milly Carlucci in brodo di giuggiole per queste melense esibizioni canore da sagra paesana. La Carlucci. Sì, mi ricordo che mi sparai una sega quando fu ospite molti anni fa di Gigi Marzullo ed esibì un paio di coscione da condire con l’aceto del mio formaggio, per un “penino”, no, panino abbrustolito.

Sì, per una buona sega gustata rosolante ci sta. Per il resto, vada a coltivare il granturco per altre pubblicità della pasta.

In Italia, abbiamo avuto e abbiamo ancora Gabriele Muccino con suo fratello “come te nessuno mai”, ebete invincibile che, col suo viso da angioletto bimbetto, forse però era meglio dell’Ovosodo del Virzì.

Ovosodo. Sì, c’è una scena con Claudia Pandolfi che me lo fece diventare duro. Tosto,marmoreo. Quando Edoardo glielo sbatte fra le gambe e lei lo avvinghia tutta sudata.

Io sono mister freddezza e una testa di minchia.

 

Non si era capito?

No, la gente è stupida. Pensa davvero che a me basti una fighetta per cambiare.

No, io rimango springsteeniano.

Vivo per i fatti miei e, se mi disturbi, divento un lupo molto cattivo.

 

E ti devasto.

 

di Stefano Falotico

THE MULE: tra Fabrizio Corona e Jerry Lewis, scelgo Michael J. Fox di Ritorno al futuro 3


05 Feb

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BACK TO THE FUTURE III, Michael J. Fox, 1990.

BACK TO THE FUTURE III, Michael J. Fox, 1990.

 

Sono il Joker Marino, uomo che non ha bisogno di truccarsi per essere sé stesso, nonostante sia pirandelliano, uno, nessuno e centomila, forse un mezzo uomo o un superuomo. Magari… Il giudizio sul mio valore umano spetterà al mio specchio dirmelo quando finalmente ne comprerò uno deformante, al fine che possa davvero osservare davanti a me un man distorto. Credo di essere abbastanza retto, un tipo straight, sin troppo dritto tant’è che la gente, spesso addormentata e lobotomizzata, pensa che sia io a farmi un tranquillo pisolino.

Al massimo vivo in dormiveglia. E comunque vaglio, pagando le bollette e i postali vaglia. Non sempre…

Oggi, vaglierò con oculatezza, di attenta disamina quello che considero uno dei film più grandiosi di tutti i tempi, ovvero Gli spietati (Unforgiven).

Chiariamoci, sono abbastanza di parte. Ho scritto un libricino intitolato Ghiaccio arcano di romantici occhi, che ha venduto otto copie perché le persone sono fintamente buone ma più spesso, soprattutto, brutte e cattive. Ah ah.

Ma in particolar modo, qualche anno fa, ho inaugurato una saga letteraria che va dal Cavaliere di Alcatraz a quello di Madrid. E in quest’ultimo la copertina è eastwoodiana al mille per mille, con tanto di Clint che cammina per un vicolo buio. Via da me i gatti neri. Sì, sono un Joker che caccia il malocchio col potere iridescente delle mie iridi cupe. In quanto uomo notturno che però non è mai stato a Castel Volturno. E che forse, nonostante sia stato molte volte tordo, tornò, è tornato come il revenant Eastwood, William Munny de Gli spietati.

Sì, basta con un’esistenza appartata e taciturna. Parliamo, mostriamoci, mostriamovi la mia analisi di Unforgiven.

Partiamo ovviamente con la messa in scena. Da non confondere mai con la messa in cena. Quella è stata l’ultima predica di Cristo prima di scatenare il cristianesimo e di conseguenza tutte le successive messe.

Di mio, spero di non essere mai messo… sulla croce. E nemmeno in una certa posizione a pecora.

Ecco invece la mia ideologica posizione sulla messinscena. Una posizione non a novanta ma credo a 360 gradi.

Eastwood, nei titoli di coda, ringrazia i suoi maestri Sergio Leone e Don Siegel. Ma Eastwood ha sempre saputo di essere un regista la cui poetica cinematografica è unica, indissolubile, inconfondibile.

Ne Gli Spietati non abbiamo retoriche leoniane né iperboli stilistiche da Siegel.

Eastwood non è Scorsese, non adotta cioè molti dolly, carrellate interminabili e zoomate, né in colonna sonora è postmodernista. Questo è western purissimo. Classico al top. E non al pop.

Eastwood non è Kubrick, è altrettanto geometrico e freddo nelle inquadrature ma al contempo sa infondervi spasmodica armonia romantica nella sua glacialità visiva e secchissima.

Si passa dai grandangoli del pestaggio di Bill Daggett ai danni di Bob l’inglese a primi piani fermissimi sui volti dei protagonisti. Eastwood ama gli spazi (s)confinati, il crepuscolarismo e assistiamo a scene ambientate a mezzogiorni di fuoco ad altre immerse nella notte più livida, profonda e tempestosa.

La messa in scena di Eastwood è magistrale, è come se avesse girato un noir, un semi-poliziesco in mezzo ai saloon, alle bettole da prostitute, alle stelle di latta di sceriffi stronzi.

Non ha bisogno di grossi effetti, è appunto millimetricamente spietato nell’uso sapiente della macchina da presa. Che c’è ma è come se non la vedessimo. Al che inquadra lui e Anna Levine vicini a un casolare come fosse un 70mm e invece è normalissimo Panavision 35. Che occhio di lince, che aquila!

Ciò andrebbe detto a Tarantino. Il cui The Hateful Eight mal tollero.

Una messa in scena prospettica che espande la focalità del campo ristretto d’azione e si dilata nei dettagli di una natura libera e selvaggia.

Prima abbiamo appunto la natura brulla ma selvatica del West e quindi negli ultimi dieci minuti ecco che veniamo soffocati claustrofobicamente nel covo di Big Whiskey. Come fosse un horror kammerspiel, addirittura!

Quindi, la ballata scritta dallo stesso Eastwood che, come nell’incipit, sigilla cimiteriale la fine di un’epoca e la fine di questa storia arrabbiata e cinica.

Eastwood è come se avesse scattato qui un dipinto in movimento a tramonto tombale del suo antieroe.

Messa in scena, dunque, 10 e lode.

 

Personaggi: è un film invero con due personaggi base, il William Munny di Eastwood e il memorabile Bill Daggett di Hackman, premiato giustamente con l’Oscar.

Ma altrettanto importanti e affatto secondarie sono le figure di Ned (Morgan Freeman), di English Bob (Richard Harris), perfino della prostituta interpretata dalla “sfregiata” Anna Levine.

Partiamo innanzitutto da William Munny.

Munny è un pistolero figlio di puttana che, dopo essersi sposato, ha voluto dimenticare il suo passato mostruoso. Perché era uno scellerato uomo senz’alcun scrupolo morale che ha ucciso donne e bambini.

E si è ritirato nella sua casetta in campagna coi due figli piccoli, ove fa ora l’allevatore di maiali.

Munny è un diavolo, un fantasma con la sua precisa etica da samurai.

Appena Kid gli propone di dar la caccia ai due uomini, Munny, allettato dall’idea di poter fare soldi per garantire un miglior futuro ai suoi pargoletti, che vuole preservare dal male del mondo, che lui conosce benissimo e del quale è stato schiavo, ritorna pian piano a ridiventare l’animale che aveva sepolto nella sua coscienza. Non si scappa mai dal proprio infimo passato e Munny, purtroppo, n’è perfettamente cosciente.

Al che, una donna gli dice che il suo amico Ned è stato macellato da Bill. Lui accoglie la notizia senza far una piega, al massimo corruccia la fronte e il suo sguardo s’indurisce all’improvviso. Ma dentro di lui ribolle il ribelle Munny dei suoi ripudiati anni giovanili e si vendicherà biblicamente.

Voto: 10.

Bill Daggett. Un attimo, per favore. Gene Hackman, pur essendo coetaneo di Eastwood, pur avendo già interpretato molti film, più o meno celebri, prima del suo Oscar per Il braccio violento della legge, ha ottenuto davvero popolare successo soltanto negli anni settanta. Ma a differenza di attori, un po’ più giovani di lui, esplosi in quel periodo, vedi Pacino e De Niro (fra l’altro, gli unici due della loro generazione a non aver mai interpretato un western), Hackman non è mai stato figlio del Metodo. Al contrario di Al e Bob, che son divenuti i personaggi che hanno interpretato, Hackman è sempre stato Hackman. Come disse un critico americano, del quale mi perdonerete se adesso non ricordo il nome, non è mai Hackman a trasfondersi nel personaggio da lui incarnato. È semmai l’inverso. È il personaggio che si adatta ad Hackman e Hackman, anche quando interpreta parti assai diverse fra loro, rimane sempre Hackman.

Bill Daggett non fa eccezione. Daggett diventa Gene Hackman. Con la sua celeberrima risatina sadica e strafottente, i suoi modi burberi e maneschi, la sua posa tronfia e cafona. Uno che è difficile fregare con le chiacchiere.

Hackman è sempre stato grande. Bill Daggett è un grande personaggio e in questo film Hackman sembra più grande di quello che è invero anche in film brutti come Boxe.

Voto dunque al personaggio ma di conseguenza ad Hackman che ne fa un suo personaggio: 9.

Ned: Morgan Freeman è uno che ha girato tre film con Eastwood. Questo Gli spietati, Million Dollar Baby e Invictus nei panni di Nelson Mandela. Per Million Dollar Baby si è beccato l’Oscar, per Invictus ci è andato vicinissimo.

Ecco, basterebbero questi soli tre personaggi per considerare Freeman un grandissimo. Ho detto tutto.

Ned è un poveraccio, uno che si crede chissà chi e invece si lascia massacrare come una femminuccia.

Uno che dà consigli di vita a Kid, che lui prende sempre per il culo, è uno che sbeffeggia bonariamente Munny ma che non ha fatto i conti mai davvero con la pura cattiveria di questo nostro mondo merdoso.

Sì, in mezzo a questa pura cattiveria, Ned è un puro. Nonostante l’apparenza da duro. Altro personaggio indimenticabile.

Voto: 8.

Bob l’inglese. Altra presenza impossibile da dimenticare. Richard Harris era già molto vecchio, qui. Incanutito a dismisura, grinzoso, coi capelli sfibratissimi. Eppure titanico nonostante compaia una ventina di minuti e basta. Lui è il baro della morte, anzi, il barone della morte. Uno che millanta di essere stato e di essere ancora, nonostante l’età, il bounty killer più veloce del West, e forse ciò era ed è pure vero, ma Daggett lo sputtana di brutto e lo tratta da pagliaccio cretino. Lo smonta in pochi secondi.

E, con la coda fra le gambe, Bob, spogliato di tutto, rimedia una figura da fesso colossale. Povero Bob.

Che classe, Richard Harris.

Voto: 8.

Anna Levine la prostituta: bella, bellissima, una che svolge il mestiere più antico del mondo e il più “sporco”. Eppure, dal suo viso, sfregiato, più che dalle cicatrici, dal dolore della sua anima infranta, traspare l’angelica rinomanza di una donna volitiva, in cerca di giustizia. Che dolcezza. Io me la sposerei.

Anche in questo caso, gli (riferito al personaggio), le (riferito a lei) diamo voto molto alto, 7 e mezzo.

E sarebbe bello, semmai facendo rivivere il defunto Harris con la computer graphics, un sequel de Gli spietati, con Eastwood, Harris e la Levine diventata donna matura, con Eastwood oramai novantenne che accende il fuoco, Harris che si pettina i pochi capelli allo specchio e la Levine che prepara i tortellini, sì, loro sono gli unici sopravvissuti nella pellicola. Sarebbe altrettanto stupendo un prequel in cui si racconta la vita dello sceriffo-carpentiere Daggett prima della sua ascesa, appunto, a sceriffo. Che cazzo faceva quando aveva quindici anni? Sì, Bill Daggett scopriamo che in realtà è Biff Tannen della trilogia Ritorno al futuro e legge l’almanacco delle scommesse sulle corse dei cavalli, fa soldi con quest’imbroglio, al che si candida, visto il potere pecuniario acquisito, come sceriffo di Big Whiskey. La gente è terrorizzata. Messa in soggezione da quest’uomo potentissimo e pieno di money, lo elegge appunto capo della cittadina. Arriva in città anche Michael J. Fox di Ritorno al futuro 3 e si presenta come Clint, Clint Eastwood. Al che Bill, non Biff, pensa: ma quanti cazzo di Eastwood vogliono farmi il culo?

Meglio. Questo Eastwood mi ha fatto vincere l’Oscar, battendo Al Pacino di Americani, in Potere assoluto invece ho interpretato la parte sognata da ogni americano: quella del Presidente degli Stati Uniti che non fa un cazzo da mattina a sera, eccetto raccontare stronzate e frottole alla gente, e si tromba pure una gnocca della madonna.

 

Coinvolgimento… un film che dura quasi due ore ed è come se durasse invece 10 min. Ipnotico, senza un attimo di tregua. Che semmai ti scappa, mentre lo stai vedendo, di andare a pisciare ma ti fai scoppiare la vescica perché non puoi interromperne la magia che t’ha avvolto.

Uno dei film più appassionanti di sempre.

Voto: 11.

 

Morale: Eastwood non è mai retorico. E la morale de Gli spietati è quella secondo la quale, invero, il mondo non ha morale. Il mondo è amorale. Così fu, così è, così sarà. E così sia scritto. Amen.

Munny, così come tutti gli altri, è una merda d’uomo, non certo uno stinco di santo. Sebbene sia romanticissimo e non vuole tradire sua moglie con qualche “anticipo”.

Daggett è un porco, Bob l’inglese un bugiardo azzimato, Ned un coglione mezzo maniaco sessuale. Ah ah, sì, lo è. Fa battutine sconce, senza sconti e gl’interessa sapere se il suo amico Munny, dopo la morte della moglie, si fa le seghe o va a puttane.

La morale è che gli eroi non esistono, non sono mai esistiti, non esiste bianco o nero, siamo tutti, chi più chi meno, dei falliti, dei luridi vermi. Siamo tutti fregati!

Voto: 9 e mezzo.

 

Epicità: stesso discorso di prima. Gli spietati è uno dei film più epici della storia proprio per il fatto che di epico in questa pellicola non c’è nulla. Anche il finale vendicativo non appartiene all’epica, alla leggendarietà, bensì alla funeraria dissoluzione di ogni finto sogno americano.

Un film epicissimo. Superlativo, in ogni senso, assoluto.

Voto: 10 -. Il meno sta ironicamente a significare che è il massimo dell’epicità nonostante in quanto a epica non siamo proprio al massimo. Anzi, siamo allo zero assoluto.

Epicità super più di lineetta “negativa”. Ah ah.

 

E questo è quanto.

Adesso, scusate, anche il Joker deve mangiare fagioli…

 

di Stefano Falotico

La gente mi chiede perché mi prenda per il culo da solo. Non è prendersi per il culo, si chiama autoironia, forse


04 Feb
Jerry Lewis 1955

Jerry Lewis
1955

Sì, sono da tempo immemorabile specializzato nelle prese per il culo poiché amo mangiare un panino al bar con del prosciutto mentre osservo il grigiore dei commendatori che, al mattino, già si avvia mortifero verso una vita di lavoro per me superfluo. Sentire lo sgranocchio dell’affettato nelle mie papille gustative mentre, con occhio denso di disillusione, ingoio un altro boccone amaro, pago il conto, esco senza dare nell’occhio e sfilo nel vento, con la brezza lieta che accarezza la mia alopecia androgenetica.

Un momento palpitante, impagabile. Da vero uomo che, al primo tintinnare del giorno, già sa che sarà un’altra giornata di merda.

Sì, rincaserò dopo aver la lauta colazione trangugiato e mediterò su voi, ragazzi bocciati oramai irrecuperabili che annaspate in un mare schizofrenico di deliri sconclusionati.

Abbiate fiducia, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, si dice. Le vostre furono nefaste, dunque vi si spalancherà il paradiso e godrete della vostra scarsa volontà in pace e santità. Ah ah.

Ieri, una ragazza mi ha chiesto se ho mai fatto l’amore al cinema.

Le ho risposto lapidariamente:

– Mah, non ho mai fatto l’amore, più che altro.

– Mi stai prendendo per il culo?

– Sì, mi pare plateale la presa per il culo.

– Tu sei pazzo.

– Solo a giorni alterni, dipende dall’interlocutore. Tu sei una che mi fa impazzire, sai? Vorresti condividere questa pazzia e sorseggiarmi sinché morte non ci separi?

– No, preferisco il vino.

– Mah, di mio la birra.

– Tu sei proprio scemo.

– Di tanto in tanto non fa male a nessuno. Vi è troppa serietà in questo mondo invero imbarbarito dall’empietà. Sii a me una donna di qualità e amerai, lo so, la mia quaglia salata di qua e di là. Zuccherala e renderemo la vita meno insipida. Lo so, di certe cose sei sapida e poco pia, ama il mio pulcino. Son canarino che fa pio pio.

 

Partì una sberla. Mi ferì sulla guancia.

E io, contento di questo vile sgarbo, dissi al medico che mi diede i punti…

– Bene, cucia male. Si deve vedere che sono un uomo che ha sofferto. Voglio che la cicatrice sia evidente.

Così la gente, vedendo il mio volto deturpato, penserà… sì, questo è un uomo sfregiato. Dunque possiamo dargli la pensione d’invalidità.

Ah ah.

Sono veramente un bel volpino. Peccato che non abbia i soldi per la pelliccia.

 

 

di Stefano Falotico

 

Fabrizio Corona, un estratto del libro o meglio fac-simile del suo autoincensarsi di donne di “valore”, sì, è uguale ad Al Pacino, un vero Scarface…


04 Feb

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Ecco, voi vi chiedete come sia stato possibile cadere così in basso. La risposta è lapalissiana ed è da ricercare in anni e anni di condizionamento televisivo, di coscienze triturate, deglutite, metabolizzate e cagate dalla più sconcia tv mercantilistica ove il valore esposto è l’edonismo più volgare e futile.

E come mai sia potuto avvenire che gente valente, valida, intelligente, poetica e visionaria sia finita nella merda e invece personaggi di dubbio gusto siano miliardari, assurgendo addirittura a guru, ah ah, non solo erotici ma ideologici, sì, non sto scherzando, a influencer della minchia delle coscienze spirituali di un’Italia che pende dalle labbra di questi pagliacci da circo. Obbedendo, passivamente, alla loro carnascialesca, esibizionistica, oscena visione del mondo.

Come mai siete ossessionati, in radio soprattutto, dalla Ferragni, da Fedez e da compagnia “bella”.

Ma, naturalmente, il campione numero uno, imbattibile, ché non lo butta giù neanche una carica di tritolo nel culo, è mister “sobrietà” per antonomasia, il Corona nazionale.

Uno che ora ha preso in prestito il titolo della canzone di Moro ed Ermal Meta, peraltro davvero brutta, retoricamente insopportabile, per allestire il best seller che sta spopolando alla grandissima, ai primi posti oserei dire inviolabili delle vendite librarie.

Sì, la differenza fra un clown e un pagliaccio, inteso in senso lato, forse per Corona solo B, è che il clown, a eccezion fatta di quello di Pennywise, un mezzo bullo-pedofilo, fa ridere i bambini e, nel caso di Patch Adams, donava un sorriso ai malati terminali.

Costui invece, il quale da ogni foto bellamente sbattuta… su Instagram pare essere appena uscito dal barbiere Jean Louis David, si presenta così alle bancarelle. Alle sue bretelle. Alle sue pecorelle.

Questo un “mirabile” estratto, veramente da nuovo Salvatore Quasimodo, del suo appunto sbattercela in faccia senza alcun ritegno del pudore.

Ma non si tratta di un godibilissimo libro raffinatamente erotico e trascendentale come ad esempio Il diavolo è un giocattolaio del sottoscritto del qui presente-assente sottoscritto, bensì di un resoconto an(n)ale delle passerine da passerelle che si è trivellato, corrompendole prima con un paio di diamanti e un giro sul Ferrarino.

Ripeto, io non sono un moralista, non me ne sbatte un cazzo di quante donne e di che tipo di donne, se belle, brutte, strafighe esagerate o racchie sesquipedali, si fa un uomo.

So’ cazzi sua, come dicono in Toscana.

D’altra parte, i miei attori preferiti sono spesso uomini anche molto belli. Ve l’ho detto. Non sono omosessuale ma vado matto per Richard Gere. Che, a dispetto delle sue pratiche buddistiche, propriamente ascetico non mi pare proprio. Infatti, poco tempo fa, alla sua veneranda età sembra che abbia spinto… non poco, mettendo incinta la sua nuova, caliente consorte.

La sessualità è qualcosa di profondamente intimo, a meno che non sia un porno, e raccontarci di scopate e inculate affini, di colpi di culo o di portafogli inchiappettanti, in un libro o pseudo tale, cosa volete che me ne importi?

Già trovo infatti estremamente noiosa la biografia, apocrifa peraltro, di Marlon Brando. In cui nei dettagli ci viene raccontato delle sue trombate.

Brando io l’ho sconfinatamente ammirato nei suoi film. Della sua proboscide e di come l’abbia usata, non me ne fotte, son cos(c)e pallose, come dico io.

Sì, anni fa, il Corona dichiarò pubblicamente che è il Pacino italiano. Sì, Al Pacino, alla soglia degli ottant’anni, viene fotografato a Beverly Hills con crocifissi vistosi che gli pendono dal collo.

Ma lui è Al Pacino.

Mica un puttaniere qualsiasi.

Di mio, va. A volte no.

E, fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare? No, il tamarro.

Dopo quest’incontro ravvicinato con questo scimpanzé, vi racconto ora delle mie più grandi scopate.

No, non ho avuto Zoe, donna da zoo, ma i miei “marcamenti” son stati comunque a zona.

Io sono magnetico con le donne. Soprattutto con le attrici di Hollywood. Appena ne vedo una che m’attizza, non può scapparmi. La punto, la miro e dopo tre minuti preparo l’ambaradan.

Vi ricordate l’ex di Jude Law? Sadie Frost. Faccia così così ma seno che mi prese subito. Sì, non esitai un secondo. In Flypaper le sue tettine son da Oscar, da vera statuetta dorata. E me lo fece a fettine. Dimagrii tre chili ma recuperai mangiando trecento grammi di fettuccine.

Fu una cavalcata selvaggia. Il giorno dopo andai a comprarmi addirittura un paio di jeans nuovi. Sì, suonarono improvvisamente alla porta nel momento topico, come si suol dire, al che schizzai e, dalla fretta, tirai violentemente su la lampo e si spaccò. Fortunatamente non quello. Ma si creò una toppa e dovetti tirar in giù la felpa perché sennò il postino ci avrebbe provato con me. Nel mio rione, sanno tutti che il postino ha un debole per le botteghe aperte. Tant’è vero che, oltre a imbucare, scassina pure.

Comunque, la mia scopata per eccellenza (av)venne nel 2001 circa. Una vera odissea in quello spazio.

Sì, con la moglie di Gene Simmons. Shannon Tweed. Durai tantissimo. Riuscii a venire con questa gnoccona immensa su tutte le scene dei suoi softcore. Non lo dimenticherò mai. Che donna, che culo.

Un gradino più sotto ma sempre memorabile fu quella notte con Madeleine Stowe. Ottima, me la gustai da cima a fondo. Lei compiacque ogni mio desiderio. Premetti il tasto pause durante i suoi “spogliarelli” in Revenge e mi sentii Kevin Costner. Quando si dice che la vita è una questione di sentire… di trasporto.

Fu un rapporto videodrome oltre ogni Crash. Da puro demone sotto la pelle. Fantastico. Da M. Butterfly di passione travolgente. Poi usai il fazzoletto per pulire tutta la mia intimità debordata, la mia covata malefica sudata, sterile e quindi sterilizzata in maniera detergente.

Sì, poi ci fu la mia prima ragazza. Fu bello. Ma avevo già comunque dato. E non durò molto.

Ieri, ho scritto che la masturbazione è quasi sempre meglio di un rapporto sessuale a due. Mi ha risposto una su Facebook, ovviamente desiderosa di farmi assaporare con lei qualcosa di più condivisibile, dicendomi… fare sesso da soli non è la stessa cosa.

– Infatti, è meglio. Capace che poi mi chiedi di mantenerti.

 

Le donne sono fatte così. A sedici anni vanno col primo stronzo per fare esperienza. A cinquant’anni vanno con uno che le faccia sentire felici. Ho detto tutto.

Di mio, basta che non mi rompano i coglioni e tutto andrà tranquillo, dritto e asciutto. Fidatevi.

 

 

di Stefano Falotico

 

Mister Freddezza: battute erotiche, oserei dire eroiche, di un uomo spesso bucolico, alcolico, più che altro daltonico


04 Feb
Emmanuelle Seigner

Emmanuelle Seigner

THE ICEMAN - DAY 6 - RAW (202).NEF

THE ICEMAN – DAY 6 – RAW (202).NEF

 

Sì, non so se avete visto il film The Iceman, la vera storia di Richard Kuklinski. Uno che non ha mai saputo chi fosse Chaikovski ma è stato incarnato da Michael Shannon su fotografia di Bobby Bukowski, che non è il famoso Charles ma ha diretto le luci e le inquadrature di questa storia incentrata su un uomo alquanto losco.

Kuklinski è stato uno dei serial killer più spietati della Storia. E, per molto tempo, ha sognato d’interpretarlo anche Mickey Rourke. Uomo però troppo “caldo” che va sempre a mignotte e dunque non ha mai potuto dedicarsi seriamente alla freddezza del personaggio.

Sì, m’immagino. Lui sul set, rifanno la scena perché il nostro Mickey, sbagliando tutto, dopo aver trucidato vittime inermi, involontariamente si è toccato le palle.

E il regista: – Ma no! Ma che cazzo! Hai rovinato tutta l’atmosfera!

The Iceman…  lo vidi al Festival di Venezia. Sì, è la vicenda di un povero cristo, buono come il pane che, pur di poter dar alla moglie Winona Ryder e ai figli la pagnotta quotidiana, si dà al crimine più efferato.

Insomma, una sorta di Delitto e castigo spietato.

Mi ha fatto pena e piangere questo film. Ma non è male. Anche se il suo regista, questo Ariel Vromen, dopo quella puttanata con Costner, è meglio che si dia ora al poker.

Detto questo, dopo averlo rivisto, ho pensato che anch’io sono un uomo freddo.

Sì, non esistono uomini più freddi me sulla faccia della Terra. Fidatevi.

L’altra sera, ad esempio, ero al bar e una passerona di un metro e novanta mi ha ammiccato con far abbastanza inequivocabile, al che ho chiesto alla cameriera se poteva raffreddarmi il cappuccino con qualcosa di fresco. Quindi, ho bevuto la schiuma e, su labbra sporche lattiginose, ho mirato la donna suddetta e le ho fatto capire che sono ancora un lattante e non abbisogno dei suoi capezzoli lattei da materna milf.

Sì, costei non era affascinante come Emmanuelle Seigner di Luna di fiele.

Sì, sono sfacciato.

Ad esempio, pochi minuti fa, su Instagram una ha inserito una foto di lei mezza discinta ai limiti del proibito.

Le ho scritto… ottimo, sguardo al limite del consentito, nudo legale che eppur attenta alle maschili incolumità innocenti e pudiche grazie a un’attenta tua immagine studiatamente piccante eppur non così volgarmente strafottente.

Sei una donna di gran classe. Pulitissima. Infatti, a forza di pulire le scale della cantina, ti sei data a un sorriso adesso smerigliato, lucidamente provocante, forse soltanto da zoccola aitante che se la tira da signora elegante. Torna a scopare ora il pavimento, forza.

Dunque, dopo questa mia sortita senza peli sulla lingua, lei mi ha scritto privatamente:

– Ehi, testa di cazzo. Come ti sei permesso? Ora ti faccio il culo!

– Sì, prima però vai a tirare lo sciacquone. Il bagno è ancora sporco. Forza.

Che volete farci?

Mi girano spesso i coglioni. Che sono tutti, tranne ovviamente me.

Io posso permettermi di bere infatti il caffè senza chiedere lo zucchero di troppo.

Non vi è una spiegazione logica a questo mio comportamento senza perché.

Fatto sta che così è.

Sono un uomo senza macchia, bianco come il latte, appunto, oggi Vergine in Capricorno, domani mucca in Toro, fra tre anni forse Sagittario in Saturno.

E statemi bene.

Capisco perché il mondo sia andato a puttane. Credete ancora agli oroscopi e le vedete col telescopio.

Di mio, uso spesso il microscopio. Sì, per osservare i vostri girini da uomo molto avanti che osserva a vita da un’altra Ottica. Infatti, l’Ottica Avanzi fa schifo.

Devo cambiare gli occhiali.

E su questa stronzata vi lascio.

di Stefano Falotico

Ci siamo scordati di Woody Allen, incorreggibile: meglio un uomo cupo che uno stupido, meglio la pornografia noir alla socialità “light”


03 Feb
YEAR OF LIVING DANGEROUSLY, Sigourney Weaver, 1982, (c) MGM

YEAR OF LIVING DANGEROUSLY, Sigourney Weaver, 1982, (c) MGM

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Sì, lo so. Chiedo venia. Chiedo anche vene. Mi avete dissanguato. Vado ora a comprarmi il cappellaccio da stregone alla Rocky Balboa e canterò questa canzone… del Carosone, miei uomini da strapazzo ancora fermi al Carosello. Sotto al lampione, ma quali banane e lamponi.

e passa e spassa sotto a stu balcone ma tu si guaglione tu non cunusce i femmene sei ancora cu si giovane tu si guaglione…

No, purtroppo io conosco le femmine. Tant’è che, a forza di conoscerle, stavo diventando effeminato. Come si suol dire. Mi ero talmente immedesimato, trasfuso, condiviso da rischiare la fine di Almodóvar.

Le donne erano sull’orlo di una crisi di nervi. Io sull’orlo di una crisi di cervi. Sì, da fanatico del film Il cacciatore, dopo tutto quello scombussolamento, avevo la testa, e non solo quella, fottuta. Dovevo giocare alla roulette russa. E smetterla con tutte quelle sottane. Mi stavano drogando di bambinate. Mi stavano invogliando a leggere Moccia.

È lapalissiana la mia incontrastabile misoginia, la mia misantropia incurabile, la mia genialità ovviamente disturbante i piccolo borghesi banali e perbenisticamente nauseanti, la mia schizofrenia inculante, il mio uomo allunato che piace agli omosessuali strafottenti e allupati a cui caccio un pugno tonante, il mio sarcasmo galoppante e le vostre arteriosclerosi devastanti.

Sì, è stato tutto chiarito, acclarato nero su bianco.

Ah, il noir. Cosa c’è di meglio se non gustare in solitudine un giallo di Agatha Christie lontano dai poveri cristi che fanno i piacioni come Hayden Christensen? Un bel biondino. Sì, anche uno stupidino.

Mah, di mio, credo di essermi sparato qualche sega semmai su Helena Christensen da vero cuore selvaggio alla Chris Isaak. Sì, Chris è un bel nome, come Walken Christopher. Colombo Cristoforo invece no. Era un illuso quel Colombo, ha fatto la scoperta dell’America. E manco quella perché fu il Vespucci.

Sì, secondo me la storia è questa. Quell’Isabella di Castiglia scopava poco e aveva trovato l’italiano Cristoforo. Uno dal sangue caldo col suo “mandolino”. Colombo accettò di trombarsela a costo che lei gli comprasse le caramelle. No, le caravelle. Santa Maria! Comunque, alla Sigourney Weaver di 1492 – La conquista del paradiso anch’io avrei dato una botta e non solo una. Ma soprattutto a quella di Alien. Ottima passerona in quel film con quegli slip da Intimissimi.

Alien dura circa due ore ma per me furono tre. Verso il finale, quando Sigourney si spoglia, ricordo che misi in pausa e mi alienai dal mondo, tirandomela di brutto per sessanta minuti. Sì, c’è il film col Cage. Fuori in 60 secondi. Io, dopo aver carburato con una masturbazione al diesel, eiaculai col turbo dopo un’ora circa. Con estrema calma, gustando tutto il suo inguine depilato con tanto di zoomata sulla zona pelvica della Weaver. Finito che ebbi l’auto… palpamento, me lo sparai… fino in fondo. Io ero andato con gli ormoni fra le stelle, l’alieno era stato sbattuto nello spazio.

Fu una sega magnifica, da vero gorilla nella nebbia. Un an(n)o vissuto pericolosamente. Sì, in questo film di Peter Weir, la Weaver tocca l’apice della figona. Il suo accavallamento di gambe al bistrot è sensazionale, paragonabile all’Alba Parietti dei tempi migliori, prima del botulino.

Le cosce di Alba son sempre state ottime come un pasticcino con la crema, la sua faccia molto meno. Basti vedere il figlio, nato dalla sua relazione con Oppini.

Avete presente il protagonista blu di Avatar? È lui.

Per molto tempo, non confidando mai niente a nessuno, soprattutto in merito alle mie donne preferite, fui scambiato per Linda Hunt. Sì, una specie di figlia di Fantozzi, Mariangela, dalla sessualità dubbia.

La mia prima ragazza, o pseudo tale, capì benissimo che dietro questa faccia da Mel Gibson sognatore dagli occhi non azzurri bensì neri, dietro Gli anni spezzati, si nascondeva invero il suo amico Mark Wahlberg. Quello di Boogie Nights.

Andò piuttosto bene, anche troppo. Infatti, le facce di me e lei a fine scopata furono queste. E ho detto tutto.

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Io rimasi distrutto, avevo scoperto che mi ero inspiegabilmente tagliato metaforicamente l’uccello senza motivo, lei fece una faccia di cazzo sconvolta.

La scopata durò abbastanza, la nostra relazione non tanto. Ottenuto quello che lei voleva, “appurate” le mie doti nascoste e trivellate, da lei ficcate, si annoiò a stare con me. Mi portava sempre al ristorante cinese e mi trascinò anche a guardare Sin City di Robert Rodriguez.

Sì, carino Dal tramonto all’alba, un po’ sopravvalutato, invece la nostra storia durò, duramente, dalla notte al giorno.

Lei era stata vampirizzata dal mio carisma a pelle, mi aveva spappolato le palle in ogni sen(s)o, succhiato tutto il collo e anche altro, soprattutto altro, poi mi scaricò e m’incazzai come Danny Trejo di Machete. Ma non perché mi aveva mollato ma perché mi aveva reso un Desperado.

Furono anni orribili quelli che seguirono. Anni in cui, avendo scoperto il mio “talento”, ero attratto dal gentil sesso in maniera incommensurabile quanto angosciato in modo sproporzionato, in maniera proporzionale alle mie dimensioni da iperdotato, all’idea di poter incontrare soltanto una zoccola che mi avrebbe spennato.

Incominciai a fumare forte per scaricare il nervosismo, lo stress da prestazione. Ero diventato Gene Hackman di Heartbreakers – Vizio di famiglia. E tutte le vedove inconsolabili alla Angela Nardino/ Max Conners/Ulga Yevanova attentarono ai miei “gioielli” preziosi. Sì, ero molto corteggiato dalle donne dell’Est. In generale dell’estero.

Uno schifo, credetemi.

Mi stavano corrompendo, trucidando ogni residua innocenza oramai non andata a puttane ma quasi.

Ero tramutato in una testa di minchia. In una scimmia.

In uno scemo qualsiasi. Che aspetta il sabato sera per leccare la passerina di qualche “bambina”. E far finta di lavorare durante la settimana per farsi stimare falsamente da finti amici e da genitori antiquati e retrogradi che mi avrebbero detto: oh, così mi piaci, stupendo, normalissimo, un uomo che crede agli amori frivoli, ai soldi e alla gnoccolona! Vai! Ah, sì, basta con queste tristezze da film di Paul Schrader. Goditela!

Grande.

Sì, una merda.

Il Falotico è nato per essere un amante… del Cinema. E vi rivela anche qualcosa che non vi piacerà affatto.

Sveglio lo è sempre stato, erano gli imbecilli che dormivano dietro una bella mascherata.

Sì, ho sempre amato la pornografia, i film erotici, le storie tese, nere, le anime dissolute, le persone vere.

E mi son sempre stati sui coglioni i ragazzini che adoravano L’ultimo bacio e stronzate simili.

Volete vedere un capolavoro sulla vita e sull’amicizia? Riguardate appunto Il cacciatore.

Volete vedere un film, sì, buonista ma bellissimo? Sparatevi Green Book. Ma lasciate perdere, per piacere, le disamine all’acqua di rose, i luoghi comuni, le puttan(at)e di massa.

E soprattutto quel demente di John Lennon con Imagine. Sì, roba che le donnette e le ziette avevano gli orgasmi a sentire una canzone così patetica e strappalacrime.

Anch’io immagino un mondo migliore ove tutta la gente si bacia e abbraccia.

Ma questo, realisticamente, non è possibile.

Ci sarà sempre qualcuno che vorrà fare lo stronzo.

Combinare casini e porcate perché gli stanno sulle palle le persone libere.

E gli piace, sadicamente, giocarci. Suggestionarle, coglionarle e pensare che siano sempre così stupide da non accorgersi mai delle sue prese… per il culo.

Così come nascerà, d’altro can(to), sempre l’osso appunto troppo duro.

Ciò non è eccezionale per lo stronzo, ma è un pugno allo stomaco da fargli andare di traverso ogni altra idiozia da gonzo.

Sì, lo stronzo me lo immagino solo soletto come un cane, senza nessun gregge ora che gli regge pecorone le sue offese pecorecce da demente che ama le pecorine.

Se vuole, può spaccarmi la faccia ancora.

Non vedo l’ora.

A patto che poi non mi faccia la fine di Robert De Niro di Red Lights.

Non sarebbe, diciamo, esattamente quella che si definisce una figura da persona che, come dice lui, vede oltre…

Quello che comunque mi stupisce, nonostante tutto, è come abbiano fatto psichiatri e professionisti seri a credere alla sua versione dei fatti per così tanto tempo.

A distanza di circa un ventennio da tante inutili baggianate, finalmente tutti ci sono arrivati.

Perché hanno acuto finalmente, final-mente, ripetiamolo, il coraggio di dire la verità.

Sì, e come disse il mio vicino di casa, il Lucchi, in dialetto bolognese quando per colpa dell’acquazzone gli si allagò la cantina irreparabilmente…

E adesso chi pega? Sì, chi PEGA?

Non certo le istituzioni. Che devono mantenere la facciata e preferiscono liquidare la vicenda con una stretta di mano, ben coscienti però dell’orrore, non certo lo stronzo che continuerà a ridersela sotto i baffi.

E neppure ovviamente io che devo continuare, giocoforza, ad accettare un mondo d’idioti senza battere ciglio.

Facendo finta di ascoltare Ed Sheeran alla radio e credere davvero che una vita giusta sia essere miliardario e cantare l’amore. Anzi, l’aMMMore.

Perché, pur fregando il prossimo con delinquenziali parcelle da porcello, il mondo non si può cambiare, è sempre stato questo e questo sarà sempre. Quindi, dite a Mel Gibson di prendere il suo Braveheart e di ficcarselo nel tempo delle mele di Sophie Marceau.

Per arrivare a pensarla così, significa che molte cos(c)e non sono andate al posto giusto? No, è il contrario.

Tutto, ma proprio tutto, è andato come doveva e dove doveva andare. E si prende maggiormente coscienza, appunto, che non sei fatto per il generale, superficiale salvadanaio e puttanaio.

È una vita del cazzo?

No, è una grandissima vita.

La vita di quei pochissimi che la vedono… con gli occhi ben aperti. E che non aprono le gambe in maniera facile.

Insomma, morale della fav(ol)a: nessuno se lo sarebbe mai aspettato e sapete perché?

Perché la gente ragiona, appunto, col culo. Perché, come si suol dire, se ne frega… se ne fotte.

Auguri e figli maschi.

E finirei così: ragazzi, datemi retta, se siete ancora giovani, avventurieri, intrepidi, con tanti sogni nel cassetto, scappate via dall’Italia quanto prima.

L’Italia è un Paese dei balocchi, degli allocchi, di chi prende per i fondelli i finocchi, un Paese da Pinocchio, fascista, retrogrado, fortificato nelle sue mentalità difficilissime da scalfire, irremovibili, puntigliose, bigotte, moralistiche, catto-borghesi.

È un Paese ove la gente si laurea per pavoneggiarsi, tirarsela…e avere la villa al mare, trovandosi una povera cretina bona da mantenere che legge Novella 2000, è un Paese dove le stolte, anziché preoccuparsi dei figli malati terminali, inscenano recite parrocchiali per quattro rimbambiti che possano compiacere l’intellettuale da quattro soldi delle pazze scriteriate che sono, le quali si fregiano e imbrodano di far le gran signore, è un Paese sommerso dai debiti che non vede l’ora però di esultare al prossimo goal di Cristiano Ronaldo, è un Paese che tifa Italia solo allo stadio, è un Paese retrivo, conformista ove la gente accetta il merdaio collettivo pur di far stare tutti tranquilli. Non generando problemi…E celebrare il santo Natale perché a questa gente piace da impazzire credere che la bontà sia una lauta e luculliana mangiata in cui si ringrazia il Signore nei giorni di festa ma poi continuando a sbattersene “altamente” finito lo zucchero…

L’Italia è un Paese ove gli artisti son presi per tonti a meno che non siano figli di tal dei tali. Ove chi è talentuoso, semmai, pure ce la fa ma deve comunque abbassarsi le mutande e rispettare i taciti accordi dei potenti, un Paese ove se non arrivi a fine mese devi lo stesso far finta di essere felice perché ti dicono che comunque un tetto ce l’hai e pan e vino non ti manca, è un Paese ove le persone depresse non vengono accettate perché la vita è un dono ed è una vergogna lamentarsi sebbene il mondo sia tutto sbagliato, è un Paese ove si tifa Napoli con gli spiccioli di zio Felice, ci si preoccupa se i ragazzi si fanno le seghe, mentali e non, e invece non si rompono il culo dietro un lavoretto che li svilisce anziché valorizzarli, è un Paese ove siamo tutti, a proposito di Colombo, poeti, santi e navigatori anche se non sfogliamo neppure La Settimana Enigmistica, è un Paese orribile.

È un Paese di galleristi d’Arte che non hanno mai affrescato neanche le pareti del bagno e invece danno di “bianco” con arroganza sulle anime giovanili “sporche”, è un Paese di esaltati, di chiacchieroni, di gente che parla di Cinema in uno sgabuzzino e non saprebbe neanche girare come dio comanda la comunione del figlio ché non ha perché è “underground” e spirito libero… ma a cui piace pontificare sui figli altrui. È un Paese che legge i saggi dell’Oriente per elevarsi quando riceve uno schiaffo morale in faccia, è un Paese di tuttologi, è un Paese ove se nasci privilegiato pensi che gli altri si meritino le loro sfighe perché non si sono impegnati a dovere, è un Paese ove se indossi un abito che fa il monaco, semmai pedofilo, tutti ti trattano con reverenziale cortesia e “amabile” gentilezza, è un Paese ove se sei triste ti urlano che devi scopare e anche sgobbare di più perché, solo godendo ma al contempo soffrendo, capirai i valori sinceri, ah ah, è un Paese che vive al motto di piglia quel che passa il convento e sta zitto.

È un Paese che ti grida… smettila di frignare. Pensa a una bella fregna. Che te frega?

In parole “povere”, è un Paese di malati di mente.

Solo che non sanno di esserlo.

A proposito, qual è la tua squadra del cuore? Sei milanista? Interista? Juventino? Atalantino?

Ci andremo al mondiale stavolta?

Chi vincerà l’Oscar quest’anno? Be’, è una gara da infarto. Non male Rami Malek ma anche Christian Bale non scherza.

Io invece tifo per Viggo.

Non vincerà.

Se dovesse mai sia vincere, ma non credo, sarà stato soltanto un miracolo…

Io adoro Viggo Mortensen. A mio avviso, il più grande attore di Cinema del mondo.

In A Histoty of Violence era veramente già da Oscar.

 

Non preoccupatevi.

Mi conoscete, oramai. Ci sono giorni che sono molto incazzato col mondo. Poi, mi passa.

Son un cane che abbaia ma non (de)morde.

L’altro pomeriggio, ad esempio, mi ha contattato su Facebook una di nome Chiara.

Solo perché ho commentato una sua foto palesemente provocante, scrivendole nello spazio commenti… sei un’ottima figa.

Lei, dopo aver visto alcune mie foto, n’è rimasta entusiasta, mi ha scritto privatamente in chat e mi ha chiesto il mio WhatsApp. Gliel’ho dato…

Dopo tre minuti scarsi, a sorpresa, mi ha chiamato.

 

– Pronto?

– Ciao, sono Chiara. Quando scopiamo?

– Come? Prego? Ah, così. Sei partita in quinta.

– Sì, però indosso solo una quarta. Allora, io abito in Umbria. Ma in poche ore sei da me, su, su, dai, vieni.

– Senti, Chiara. Ti vorrei essere chiaro. Chiaro? Chiara? Non sono il tipo che si dà con tanta facilità.

– Capisco. Ma insomma… hai visto che culo che ho? Vorresti dirmi che non sei tentato?

– Tentato da che?

– Suvvia, non fare lo scemo.

– No, guarda. Scusa, nel mio profilo Facebook vi era scritto professione gigolò?

– Scusa, ma sei frocio? Ma fottiti!

 

Sì, sono stanco di queste donne. Ma che cazzo vogliono? Meglio fottersi da solo.

Racconto quest’avance a un mio amico…

 

– No, rifammi vedere la foto della tizia. Ecco, e tu avresti rifiutato una così?

– Sì, perché?

– Ah, è proprio vero quel detto. Chi ha il pane non ha i denti.

– Mah, può essere. Di mio, a volte credo di non avere il pene. È questo il guaio. Sì, a volte non riesco a trovarlo. Scompare. Il mio uccello è come il gioco delle ombre cinesi. Da dietro le tende assume forme strane…

– Cazzo, e dire che pensavo non avessi le palle.

– No, le palle ci sono. Sì, ne ho tre. Ne vuoi una? Te la offro in sacrificio. Tanto una più una meno, me ne frego.

E ancor me la/o meno. Chi fa da sé fa per tre.

 

di Stefano Falotico

Il professore e il pazzo, in arrivo la nuova bischerata targata dalla premiata ditta Gibson & Penn, io amo le storie vere


02 Feb

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Non ne avevamo a sufficienza delle banalità fasulle e retoriche di A Beautiful Mind, di van Gogh e sulle soglie dell’eternità che (s)semplificano la follia con la facile dicotomia genio e sregolatezza? Quante altre volte dovremo sorbirci queste mistificazioni romanzate della realtà? E per quanto tempo, soprattutto, dovrò sentire pronunciare, perfino da psichiatri e persone che presupponevo essere dotte ed erudite, davvero sensibili e dunque umanisticamente profonde (anche se poi la psichiatria è una scienza assai poco umanistica e umana), la sciocchezza secondo la quale il genio va di pari passo con la pazzia? E viceversa? Non se ne può più di una madornale, colossale stupidaggine del genere.

Luoghi comuni veramente insopportabili, verità che di vero non hanno nulla, apoditticamente sacramentate e snocciolate con una faciloneria da lasciarmi esterrefatto. Basito, sconvolto, luttuosamente afflitto. Ah ah.

Sono proprio stufo, asfissiato da queste idiozie, da queste plebiscitarie, amene puttanate sesquipedali a cui solo oramai la vostra inguaribile, immedicabile dabbenaggine può ancora abboccare.

Ieri, ad esempio, sono tornato al cinema. Da tempo appunto immemorabile non me ne recavo. Non perché non mi piaccia assistere a un grande film sul grande schermo e ascoltar dunque ogni vibrazione sonora d’un meraviglioso audio perfettamente calibrato di casse gigantesche, bensì perché sono intollerante alla massa. Ciarliera. Il loro chiacchiericcio, durante la proiezione, mi avvelena le arterie, queste persone sono vomitevoli quando parlano ad alta voce durante, semmai, la scena topica d’una pellicola, e rovinano la magica atmosfera sacra di un film, appunto, visto al cinema, sgranocchiando patatine e non solo quelle piluccate col ketchup, ma leccando e sbaciucchiando le loro topine donzelle ignorantissime che vanno a vedere un film vestite come se battessero sui viali e forse, durante il trailer di Un’avventura con la scema ma “bona” Laura Chiatti, hanno rimembrato il loro piccolo (borghese) grande amore. Passando da Mogol e Battisti a Claudio Baglioni in un nanosecondo. O sol in un nano, il loro ragazzo. Ricordando quando incontrarono Michele, soprannominato Michael nel loro puzzolente ambiente camionistico di porchette e salamini arrosto, di calze a rete e unghie laccate fuxia coi cuoricini fluorescenti sul mignolo sinistro e anellato, e furono sensazioni a pelle, soprattutto a palle, a palla. Sì, Michael, un vero “duro”. Un tosto, un bellimbusto tronista alla De Filippi che ha sempre il ciuffo che non deve chiedere mai e una barbetta “sexy” su rasatura Gillette con tanto di basette e cultura, soprattutto, bassissima. E in autoradio ficca puntualmente Marco Mengoni! Ed è anche un “fine” culturista, cazzo, mica un minchione che suona Chopin. Sì, dopo aver imparato a memoria le trigonometrie per pigliarsi la laurea da ingegnere edile (dal quale non mi farei costruire neppure la casa di Barbie, a proposito di sue bamboline dalla mente assai de-strutturabile, plagiabile e condizionabile, spesso franabile in lamentose crisi isteriche) coi punti di sutura delle sue leccate di culo a docenti più trogloditi di lui (infatti questi qua ascoltano Laura Pausini che canta in coppia con Antonacci perché, sì, sanno eseguire la planimetria di un grattacielo ma non hanno saputo nelle fondamenta allestire la loro vita, oramai crollata senz’alcun basico piano regolatore, e non sanno neppure riallacciarsi le scarpe) va in palestra ove solleva pesi mentre su occhio marpione s’infoia già (s)pompato sulle forme scolpite d’una ragazza che fa pilates su e giù di glutei marmorei mescolata a una “storia in diretta” d’Instagram e sa rafforzare la tempra di un “bravo” ragazzo, già da codesta colpito, modellato e tornito, adoratore delle donne coi coglioni. Donne con forte personalità da marmittoni e, più che da esercito disciplinato, da amplessi indisciplinatamente schifosissimi dentro caseggiati abusivi con vista sul cemento armato e murales più brutti dei loro tatuaggi. Godendosela da matti nel bilanciere dell’ipocrisia guardona da futuro dottorino ex geometra-calcolatore di una bellezza giovanile da lui edonisticamente mal soppesata. E sentita.

Poi, è passato il “provino” de Il primo re. Col bell’uomo Alessandro Borghi. Che non voleva sporcarsi troppo la faccia con Stefano Cucchi ma far capire che, malgrado la finzione veristica d’una tragedia orribile, conserva il fascino macho di uno che ancora cucca, mostrando bicipiti e tartaruga tra boschi non piliferi ma cosparsi di fango da Niccolò Ammaniti.

Sì, ero nella multisala The Space Cinema, vicino zona Rovere qui a Bologna e ho visto il filmato “muscoloso” di tal pacchiano regista imitatore nostrano del Mel Gibson di Apocalypto.

E mi sono chiesto: perché a quel razzista di Salvini non regaliamo il volantino Green Book? Così, anziché essere un moderno duce, capirà cosa significa, anzi significhi, la segregazione e sapere che, in una sua seratina da illuso morto non di fame ma di figa della ex Isoardi, è invece un immigrato sui barconi che fortunatamente s’è salvato ed è riuscito a sbarcare a stento e di stenti nella nostra penisola, però morirà lo stesso perché nessun ristorante “mafioso” della Sicilia ospiterebbe mai a cena uno di colore.

Ma non perché i siciliani siano cattivi e “padrini” con chi è un saraceno bensì perché anche un popolo “arabo” (e Dennis Hopper di Una vita al massimo docet) ha subito oggigiorno il lavaggio del cervello di un porcellino con la panza piena. Che adora senza dubbio Barbarossa di Renzo Martinelli!

Ma non perdiamoci in Salvini e persone non salvate per colpa di gente che ha travisato a sua immagine e somiglianza fascista le parole del Salvatore!

Non basteranno mille salviette per salvarci da questo scempio d’imbarbarimento culturale ai limiti del cannibalismo più oscenamente “progressista”.

No, saranno lacrime amare, anzi, solo lacrime in mare…

Le calotte polari si stanno sghiacciando per colpa del riscaldamento termico dovuto al buco dell’ozono del cervello annacquato di Salvini? Qual è il problema. Questa nostra Waterworld deve tornare coi piedi per terra e non illudersi nemmeno che i 5 Stelle potranno risolvere la siccità dando il reddito di dignità a chi, ahinoi, soffre davvero di cecità, abbisogna di un assistenzialistico sostentamento a differenza invece di chi è così paraculo, stolto e miope che si fa prendere bellamente incosciente per minorato mentale e “diversamente abile”. Quando invero vuole soltanto riscuotere l’assegno di mantenimento e far la bella vitarella coi soldi di chi si fa il culo, anche intellettualmente, e non è disposto a farsi inculare come un “negro” da questi demagoghi screanzati e moralmente ripugnanti.

Con le loro bugie e artificiali terre promesse… tese e sottese a (s)fotterci.

Basta con questi (ter)ragni, non mi farò intrappolare nella loro rete. Lungi da me abdicare a queste fregature, non mi farò mangiare vivo.

Ho una mia integrità da portare avanti a costo che mi sbudellino.

Ma non perdiamoci nel nazional-popolare e soprattutto nel loro populismo d’accatto(ni).

Dicevo…

Green Book è davvero molto bello. Sparatevi… la mia recensione e non confondete i film sentimentalmente pregiati per pellicole retoriche. Fatemi il piacere! Aiuto, mi ci vuole un paciere, anche un posacenere, vogliono bruciarmi e aspirarmi nelle loro vite già arse. Vogliono incattivirmi, spronandomi a cedere alla loro “poetica” cinica, belligerante e stronza. No, giammai.

Non affogherò nonostante, appunto, l’alta marea.

Prima, ho citato Mel Gibson. Sì, un uomo che non ho mai capito se è un bovaro, un titano della Settima Arte, un cazzaro, un alcolista manesco con le sue ex donne, un uomo di sana passione cristologica, un repubblicano o un democratico, un puttaniere assurdo o un genio assoluto.

Ma è tornato in pompa… magna, sta girando film come se fossero noccioline e sta preparando il remake de Il mucchio selvaggio.

Sì, costui è indubbiamente pazzo. Ci vuole la camicia di forza! Non sta fermo un attimo. Ma cos’è? Uno stacanovista, un ebefrenico, un epilettico, uno schizofrenico o semplicemente uno a cui piace vanitosamente essere al centro dell’attenzione?

Nella sua carriera d’attore, parallelamente a quella di controverso regista cazzuto, ha fatto un po’ di tutto. Ma mai avrei potuto pensare che Mad Max e mister Lethal Weapon potesse un giorno interpretare la parte di un professore universitario.

Sì, non so se avete mai letto lo splendido fumetto Il grande Blek. Mel Gibson, in questo film, The Professor and the Madman, è una sorta di Professor Occultis barbone e barbuto.

Che vuole aiutare e salvare la vita di Sean Penn. Uno che, fisiognomicamente, assomiglia al sottoscritto, il quale ne ha passate delle belle, per modo di dire, per essere eufemistici, ma a differenza del personaggio interpretato da Penn non ha ammazzato, sino a prova contraria, nessuno ma solo il suo uccello per molto tempo. E ho detto tutto.

Il Falotico, al di là di qualche alzata di testa da incazzato, è sostanzialmente un database vivente, enciclopedico, di attori e registi.

Conosce vita, morte e miracoli di tutti, tranne della sua vita. Ah ah. È consapevole di essere mortale, a differenza di chi vive nell’inconsapevolezza della sua finitezza e scherza sulle vite altrui con ignobile sfacciataggine, tanto da definirsi immortale, fa miracoli agli altri ed è un miracolato lui stesso con tanto di certificato psichiatrico che attesta non solo la sua recuperata, totale sanità mentale, con tutta probabilità solo turbata precedentemente da degli idioti, bensì anche la follia altrui che ha generato un casino della madonna di proporzioni bibliche.

Insomma, è il Genius.

Patente che si è auto-appioppato della quale vorrebbe disconoscere la sua paternità. Ma, ritornando nel mondo reale, ha capito che davvero è un genius. Un gigante in mezzo a dei pappagalli e a degli automi.

Perché non ha i soldi né di Mel Gibson né di Sean Penn. Ma è molto più bravo di codesti. Vorreste forse smentirlo?

Direi che, ah ah, possiamo per oggi fermarci qua.

Alla prossima, figlioli. Anzi, no…

Sì, Falotico è l’uomo che può rivaleggiare, in fatto di libri pubblicati, con Stephen King ma non può permettersi una villa nel Maine.

E mi sa che, assai presto, dovrà trovarsi un lavoro da Jack Torrance di Shining.

Impazzirà ancora? Ne dubito.

Vi racconto questa.

Il novantanove per cento della gente sulla faccia della Terra è pazza. Solamente che non lo sa. Perché non è mai stata esposta a situazioni davvero gravi o sfortunate tali che sia riuscita a prendere coscienza della sua malattia. Si chiama ipocrisia. E ignoranza.

Che culo. Non mi credete?

Prendete Rocco Siffredi. Lui scopa ragazzine e mamme da mattina a sera e la gente lo rende ancora più ricco, noleggiandosi i suoi filmetti. O guardandoseli in streaming. Poi, appunto, va al cinema mano nella mano con la figlioletta a cui fa vedere cose “sane e giuste” come Harry Potter.

Invece, Giuseppe, uno del mio rione, solo per aver detto troia alla sua collega di lavoro poiché lei gli ha fregato l’ufficio, succhiandolo al direttore, è adesso in clinica psichiatrica e credo che ci rimarrà per molti anni.

Questo non è moralismo né maieutica, non è pedagogia né retorica sinistroide. È la sconcertante verità.

E vi chiedo, per favore, di svegliarvi.

Non sono The Punisher.

Sono e non sono, oggi sì e domani no.

Come tutti.

Dunque, finiamola con le stronzate, cinematografiche, psichiatriche e non.

Non fanno bene a me, non fanno bene a te, non fanno bene in fondo a nessuno.

E come dice il proverbio, appunto verissimo: lo scherzo è bello quando dura poco.

Quando dura troppo è una mostruosità, un omicidio bianco e anche uno scandalo terrificante.

Per quel che ho imparato, in ogni storia di “follia”, vi è sempre di mezzo un vigliacco psicopatico che si diverte appunto da morire a coglionare il prossimo, giocando sulle suggestioni e il potere ricattatorio di un vantaggio psicologico. Ci sono molte lampanti verità che, per quieto vivere, si preferisce zittire.

E ci sono situazioni “incontrollabili” che, anziché chiarire con coraggio, si preferisce seppellire nell’omertà più “candida” e politicamente corretta. Pronunciando al massimo… mi rincresce, buona vita, auguri…

Per non inquietare nessuno, soprattutto il diretto interessato della storia di follia.

Esiste un termine per definire quest’atteggiamento scioccante e orrendo. Filisteo.

Essendo lessicografo, filisteo deriva dalla leggenda di Sansone.

Crolla lui ma fa crollare anche tutti gli stronzi.

Qualcuno ha ancora dei dubbi?

Se sì, alzi la mano e scagli la prima pietra.

 

Come dice Mahershala Ali: non si combatte un’ingiustizia con la stessa violenza, psicologica o fisica. Non si vince con la rabbia mal dosata e neppure con le urla o appunto con le “follie”. Bensì col talento, la dignità. Con questa forza.

È con questo che li distruggi.

E se vi sentirete dire che siete penosi, non siete cresciuti e continuate a credere nei sogni come degli adolescenti viziati, mandateli a farselo dare nel culo.

Sebbene sia un film mercantile, la vita è davvero come Rocky 4. Quando il “nano” Stallone le prende di brutto e poi all’improvviso sferra un colpo devastante a Ivan Drago. E Drago comincia ad aver paura.

In quel momento, Drago capisce che, sì, è fisicamente superiore a Balboa ma è più lento, meno geniale, meno imprevedibile, e di fronte ha uno che sa combattere come una furia e può davvero annientarlo.

E trema.

Davide contro Golia.

 

Lezioni di vita numero uno.

È con questo che li distruggi.

 

di Stefano Falotico

Il personaggio letterato da Charles Dickens che mai ti saresti aspettato, un campione eastwoodiano vero


01 Feb

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(L-r) Director CLINT EASTWOOD and CÉCILE de FRANCE on the set of Warner Bros. Pictures’ drama “HEREAFTER,” a Warner Bros. Pictures release.

(L-r) Director CLINT EASTWOOD and CÉCILE de FRANCE on the set of Warner Bros. Pictures’ drama “HEREAFTER,” a Warner Bros. Pictures release.

Uff, ancora con queste reprimende. Ancora con questi assurdi, balzani controlli insensati e, oserei dire, scellerati. Ancora insistiamo ottusamente, pedantemente, pedagogicamente, catechisticamente, in maniera demente a battagliare con indagini psicologiche, con terzi gradi assolutamente vergognosi, con disamine per voler sviscerare il Falotico. Essere non acchiappabile, sgusciante, alle volte farneticante ma assai aitante.

Il Falotico non è accomunabile alla massa volgare ed è sempre più urtato, turbato, mortificato nel vedere personaggi come Berlusconi che vanno puntualmente a parare pecorecci sul sesso, ficcandoselo in bocca dappertutto. Ficcandosele tutte. Come quando (e potete vedere il video su YouTube) Inzaghi era allenatore del suo Milan e Silvio, sfacciato e stronzissimo, scherzò pesantemente e oscenamente sulle signore altrui, da volpone marpionissimo qual è sempre, ahinoi, stato. Rovinando non solo lo Stato italico ma i nostri stati mentali e non, deturpando l’Italia con la sua telecrazia improntata alla frivolezza da vallette scosciate e altre amenità, come dico io, di sorca.

Illudendo i buontemponi e i fessi, facendo credere a tutti che la felicità si ottenga coi soldi e la gloria più porca, invero moralmente povera.

Veramente uno scandalo, uno schifo. E voi gli avete creduto, abdicando al porcile.

Ed è per questo che gente come il Falotico viene presa a pesci in faccia e i troioni ipocriti sguazzano nelle bugie e nelle puttan(at)e più tremende. Spacciandosi per grandi uomini.

Un ribaltamento agghiacciante, incredibile, da lasciare tramortiti.

Il Falotico non necessita di un mondo ove per essere qualcuno devi fregare il prossimo e venderti. Incularlo e lasciarlo con una “pugnetta” di mosche. Come dice lui, cioè il sottoscritto.

Sì, a forza di credere a questi mentecatti coi loro troiai, viviamo quasi in una topaia e abbiamo cambiato varie zanzariere per non farci avvelenare da tutte queste cicale del cazzo.

Il Falotico quando ironizza sul sesso, e lo fa peraltro spesso, sa sempre dosare le parole con classe impari, provocando con occhiolini e ammiccamenti sobri, moderati, elegantemente distillati che lasciano (in)tendere ma sottintendendo quel che va (sot)teso. Perché, come dice il Falotico, sotto le tende è meglio, vi è maggiore intimità e non c’è bisogno di esibizionismi da pagliacci da tendoni qual siete in questo circo degli orchi e degli orrori. Falotico getta il sasso, sì, il sasso sul sesso ma giammai la spugna poiché asciuga i suoi sudori con dell’acqua piovana davvero purissima e non con salviette detergenti, egli terge e lo erge da sé senza mai osare più del dovuto, conservando estremo rispetto dell’eventuale interlocutore e azzardando solamente quando è pienamente cosciente che non può spingersi oltre il consentito, rispettando i pudori altrui e non lanciando banali allusioni figlie della scempiaggine di cui, ahimè, voi sovente abusate. Perché siete ossessionati dal desiderio alquanto raccapricciante di voler sapere chi è il prossimo quando in verità vi dico che dovreste, innanzitutto, badare a voi stessi e anche provvedere al fabbisogno giornaliero della vostra badante. Donna che vi serve e riverisce col cornetto, da voi rifilato alla moglie tradita, e alla quale, tutto liscio, so che lo offrite ben zuccherato, gustando la sua panna nella montata lattea. E, montandola, la testa vi montate e siete invero sol dei montanari.

Ah ah.

Insomma, Falotico non è uno sconnesso e depauperato nella mente, semmai un pauperista che ama far il papero in quanto oggi povero, domani papavero e dopodomani rosato, arrossito quando intimidito, freddo in questi giorni di fine inverno. Caldo in quanto, se esiste il nome Aldo, perché non metterci una c di culo davanti e dietro?

E fu sera e fu mattina. Per voi solo notte. Perché i vostri cervelli, e non credo quelli e basta, da tempo sono oscurati, fottuti. Fidatevi.

E all’ottavo giorno nacque l’uomo che fa un baffo a Dickens in quanto Falotico non ha soltanto i baffetti ma una barbetta incolta da uomo coltissimo.

Così sia. Stringetevi un segno di pace e lasciatemi bere una limonata.

Grazie. Prego. No, sono ateo.

Io non sono nessuno. Non sarò mai Berlusconi.

Per fortuna.

Sia lodato Cristo.

Ma soprattutto… Se Sylvester Stallone è nato per essere Rocky e Rambo, se Jon Bernthal è nato per essere The Punisher, Ben Barnes per essere Billy Russo, Amber Rose Revah per essere Madani, perché Falotico non può essere il cinefilo per eccellenza, il poeta maudit e invece volete che sia un idiota come tutti?

 

La vita non è un gioco di scacchi e cacche, di merde e false dame, ma un dar a te se tu dai a me.

 

Dai, dai. E ricordate: io do sol col re. Da cui do re mi fa sol la si do. Sì, do, do, do, no, no, non diamo un cazzo.

 

 

di Stefano Falotico

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