Martin, credo sia un marziano

18 Nov

 

 

Ieri è stato il suo compleanno… e, con un Giorno di ritardo, mi perdonerà il nostro imbattibile esimio, lo voglio celebrare così…

Uno dei miei primi grandi amori cinematografici, fu Taxi Driver, ancora insuperato, sul quale vergheremo fiumi d’inchiostro, contemplandolo anche in un pomeriggio “pioggerellino” in un chiosco “amarene-iggiato”. “Veleggiandolo” senza velocità, con gran calma. E il nostro sangue freddo, lucertolesco.

 

Son ricordi intricati, di come l’anima, folgorata, si divelse nelle sue “lapidarie” osservazioni entomologiche sulla società, dai primissimi abbagli notturni di Mean Streets fin giù, o anche su, per le strade, sempre newyorkesi del suo tassista “ermetico” o nell’anima del suo “eremo”.

Amori malinconici, fra le “nevi” d’anime incastonate nella propria via, una ballerina di cabaret e un jazzista che suona solo, forse, per un amore romanticissimo, per un Gershwin ove Liza Minnelli assomiglia tanto a Gina Gershon.

Poi, ancora Cinema antropologico, anzi, quasi “antropomorfo” per le metamorfosi impressionanti d’un De Niro-Jake, Toro scatenato animalesco ma “docilissimo” e fragile tanto d’autodistruggersi.
Prima si “leggenda” e poi s’annienta, divorato dalla sua stessa irreprimibile forza, un’energia che lo ammanta di taurina virilità, e poi lo disintegra come un pulcino imbolsito, grasso, “repellente”.
La “mostruosità” della vita, dell’infinita sfida con se stessi.

 

Mi ricordo di Paul Hackett, Uomo “comunissimo” nel suo sgangherarla in una Notte, sempre Lei, vividissima, kafkiana. Abbiam accennato alle metamorfosi, qui m'”appellerei” quasi ai processi, allo scambio d’indentità, al gioco maliardo e ingannatorio di chi (non) sei, vorresti essere, sperduto, spaurito, in preda al turbinio dell’ignoto.

Anche Cristo voleva, in fondo, essere un Uomo nella sua ultima tentazione.

E tanti men’s club balordi, sono anche al centro nevralgico della tribù gangsteristica di Quei bravi ragazzi, o della lotta “giusta” fra Bene e Male di The Departed.

O di un Uomo smembrato da un’ambizione troppo “assennata” in mezzo a chi il senno l’ha perduto. Casini o Casinò.
O l’Uomo che si specchia, biblicamente nei suoi peccati, due facce opposte della stessa medaglia, Cady & Bowden.

L’Uomo nel suo imperituro, puritano pentimento in Al di là della vita, altro incubo a occhi aperti, “sghembo”, ove i morti (non) resuscitano, tormentano, e prima d’esalar l’ultimo respiro cantano echeggiando “The Voice”, Frank Sinatra.

Gang di New York, sfide primitive, arcaiche per la supremazia della Città per antonomasia, incrocio di genti e di rapaci “macellai” Vs “efebiche” spietatezze vendicative.

La follia della grandezza in The Aviator, o quella d’una vita nei suoi abissi per riagguantare una sanità che forse non sarà più, e da quell’attimo mai fu, Shutter Island.

Aspettiamo fantasmagorie col suo omaggio alla Settima Arte, la nuova meraviglia di Marty, zio o Zio. Con la maiuscola, sì.

E, sempre il mio amico Giuseppe Avico, appassionato scorsesiano, lo “scorse” così, in un altro dei suoi video omaggio, montandolo così come Thelma Schoonmaker shakera e “impazzisce” le immagini create dal Maestro, guidandole calibratamente spericolate come Schumacher.

 

 

 

Firmato il Genius

 

 

 

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