Disastro a Hollywood – Recensione di “Nanni Moretti”

03 Aug

 

Nanni, il malefico “critico” di Henry…, di Strange Days e Heat, casca su What Just Happened di Barry Levinson, con De Niro e uno “spaesato” Sean Penn in balia di se stesso.

Ma Nanni è ossessionato da un Uomo che lo turba, lo attrae quanto ne è fascinosamente “impaurito”: Stefano Falotico.

(Id)entità rinata di cui rimane “scettico”.

 

Stasera, recensirò per voi Disastro a Hollywood di Barry Levinson.
Costui, autore premio Oscar, non so se meritato, per Rain Man, ha girato quasi solo stronzate, eccezion fatta per un altro paio, forse una decina di grandi film, forse sopravvalutati o forse no, il cui podio e l’apice è stato raggiunto col Dottor Morte con un Pacino spettrale, “invecchiato”, kevorkianano, l'”eutanasia” di tutte le sue rabbie attoriali.

Ecco, concentriamoci, non perdiamoci (di vista), su questo What Just Happened.
Sono dubbioso in merito, che voto merita?
Un capolavoro inaudito, un dito medio da “pollice” nel “sufficiente”, nel Sofficino Findus, oppure un’emerita cagatona? Ops, scusate il linguaggio volgare. E che si fa ora? Ne va del mio “morettismo” di Sachertorte e Trinca con tanto di Laura Morante che mi ama “a dispetto” di mia moglie, che non sa quando m'”insinuo” nel suo seno.
Latteo, materno, materico, sono un mammone, sono un bamboccione con la Nutella nelle “maternità” di Bianca…

Il film è la storia d’un produttore fallito, a cui non va neanche il “fallo”, sebbene Robin Wright, una bionda di stucco da “lavarti” a secco, ne voglia ancora dal “suo”.

Tutto ruota, anche di riprese accelerate, sui problemi di questo nevrotico, distrutto, sopravvissuto nella fauna delle faine di Hollywood, delle “fighine”, d’uno Sean che recita per quattro penny, di Michael Wincott drogato, spacciato, fottuto, che se ne frega, che urla “Vaffanculo!”.

C’è anche Kristen Stewart, una ragazzina all’epoca “acqua e sapone”, oggi “cerone” su Robert Pattinson, e Bruce Willis sovrappeso col barbone.

Questo De Niro “stanco”, appesantito dalle inculate, che fa di tutto per rimanere a galla e resistere fra tanti attori che sembrano degli avanzi di galera.

Il suo personaggio è Ben, e qui recita molto bene.
Sotto le righe, misurato, con la “sordina” ma il solito ghignetto, anche autoironico.

Sì, lo promuovo questo Levinson, al di là dei difetti d’una sceneggiatura un po’ traballante e che gira a vuoto, perde delle battute, “allude” di giochini verbali che non sempre divertono.

Sì, gli do un 8 pieno.

Ma c’è un Uomo che mi sta ossessionando: Stefano Falotico.
Che cosa è successo alla sua vita, al suo “trampolino” che fu tranciato, reciso e quasi amputato nell'”ammutolito”, che ora è tornato a “tormentarmi”?
Sì, Stefano perse il suo smalto, non amava le ragazzine che si “smaltavano”, aveva rinunciato alla sua brillantezza per bere solo del tè senza esser in sé e se stesso.

E ora è meglio di me.
M’ha fregato un’altra volta.

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