Eros? Meglio il Thanatos, anche il Kamasutra

02 Nov

Ho di nuovo voglia di morire, non è una novità, non vi allarmate, nacqui morto e domani sarà Sunday Morning

Basta con questi crisantemi da 2 Novembre

Sfogo solitario, e non è una sega, è light


Surrealismo t’invoco


Imboccai strade mie consumate d’apatia sovrana, e non me pento ché dei castighi sono solo la redenzione ad “affrangermene” con più scrosci come le onde abbattute sulle scogliere innevate di Dover. Arti(sti)co, pilucco la “normalità” appunto irridendola, sfottendo a destra e a manca, bellamente in gravità d’ingravidarmi onirico, lontano dal consumismo, non fosse per la mia mania cinefila da collezionista. Il mio cervello registra, a velocità paurosa, ogni frammento di “spezzarmi” in retine oculari fradicie di edonismo visivo, che poi trasmetto al corpo, digitalmente flettendolo in addominali robusti, spaccaossa, trivellanti gli abomini sociali, a cui (r)esisto, nel recidere le giugulari dei frivoli a me antipatici. Quando vi sveglierete, udirò un vostro fischio oppure dovrò flagellarvi il cranio nell’assordante frastuono di tempie a me odiate? Oh sì, abbassatevi i calzoni, in prostrazione leccatemi il cazzo e voi, puttane, non coloratevi la faccia di schifo “profumo” trucchetti. So che vi piace la banana nei tempi anoressici di magra, so come vi stizzite se il gorilla non ve lo da rizzo, lo stesso “troglodita” che tanto b(l)andite ma invero ne andate matte ché vi mati, oh quanto impazzite che vi spupazzi e di liquidi vi sia sfacciato nel farvele aberrante ma anche di burro al “calorifero” nei ferri corti dello stirarglielo. E vai di spogliarello?! Poi, torna dietro gli sportelli e apri… l’ombrello, porcella. “Tira” e ammiralo… questo buttafuori che ti sbatte nelle tue depressioni alcoliche da frustrata cioccolataia del “cuore”, che copri di glasse a base di citazioni da poetessa dei miei coglioni. Se ti faccio… schifo, chiama il manicomio, verrò a trovarti. Se mi sputi, chiama l’operatore ecologico, “opereremo” di scassartela a poltiglia per poi gettarti nell’immondizia, assieme a tutta la frutta marcia. Vedi di marcare il cartellino, altrimenti sarai espulsa. Potete disgustarmi ma sono lungimirante, “raggiante” quanto tua sorella che piange, e da me avrai, “elegante”, soltanto che pedate e la tua “patata” sbucciata. Tu, che t’arruffi i neuroni, quanto sei buffo. Copi le recensioni dai giornali di “partiti”, già belli che andati son quei cazzo di giornalisti. Preferisco il giornalaio, lavora già all’albeggiar del giorno e di Notte maiuscola è fottuto in sogni che tu non sognerai mai.

Il giornalaio ama i culi delle riviste, li ritaglia con cura e strappa la biancheria in totale solitudine senza resto e mancia. Egli sì che sa come guadagnarsi il cibo, tu invece mangi disonesto e bugiardo alle (s)palle delle tragedie altrui, verso cui “verghi” retorica per quattro fessi che t’applaudiranno con tanto di “Bravo!”. Ma vai a fare in culo, appunto. Hai appena incrociato chi t’entra nella tastiera e te lo tasta di “desktop” nelle tue topine. Mi chiamano il “salvaschermo” e non salverò il tuo sperma sporco di birrine “bionde” che si fa le bevute alla faccia dei vagabondi. Chiara l’antifona o ti debbo spaccar il muso, previo museruola? Tu lavorerai da cane, e tracannerai d’ora in poi solo le mie sodomie, “gradendo” come t’imberrò ficcato a “ciclostilato” del “fotocopiartelo”.
Poi, ne vogliamo parlare dei palazzinari? Considerano pazzi quelli che vivono sui monti, cioè gli eremiti. Per forza, lor sì che sono “Re Mida”. Mica delle mosce minchie. Sanno anche come “scaccolarsi” con gli anelloni delle poc’agnelle “coccolanti” a lor svendute fra una copertina dietro leccatina e un “primo tempo” per la “diretta” in esclusiva degli amplessi (in)confessabili. Già, finita la porcata, “servito e riverito” il “gioielliere”, lo ricatteranno sulla “ricotta” dei loro sex tape. Anche a queste sol che calci nel sedere.
Sì, mi hanno stufato tutti, senz’eccezione alcuna. Non sono uno qualunque. Se mi fai girare, accusando di girarmi i pollici, ti stronco con quello giù… e devi stare zitto e “buono”.
Vado da una commessa e la metto a novanta nel reparto “abbigliamento”, regalandole lo scontrino “fiscale” che il marito non le dona a Capodanno.
Ecco il “montone”.
Festeggio, dipingendo il Mondo per quello ch’è, unendo il realismo al prenderlo su “schizzare” un migliore impossibile. Basta, questi ragazzi sboccati che ingurgitano bacon e hamburger, poi “trombano” i film con ariette musicali che confondono Sean Penn con Chopin, Chaplin con dei clap clap per du’ paia di chiappone. A codesti darò proprio nulla. E lo mostrerò alla mia mostarda.
Se proverai a far sì che mi getti dal balcone, vomiterai di “caduta libera” nel cesso di tua testa “rinfrescata”. Si chiama rigetto.

La fine è meglio della figa brutta

Viene uno da me e mi chiede se, adesso, ho una donna. Gli rispondo che n’ebbi qualcuna, andò male perché scopavo bene. Si sa, le donne vogliono solo i soldi. Comunque, lo rassicuro. Gli dico che ho il culo assicurato e, al momento, ho tutte le donne che sogno. Lui mi ride in faccia ma, tre minuti dopo, è all’obitorio.
Insomma, di mio sono un cazzo ma meglio di tua madre.

Sul suo profilo Twitter, Nina Hartley inserisce come “descrizione” la parola “femminista”…

Zoccola è più adeguato. Da me altri calci nel culone.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. A morte Hollywood! (2000)
  2. Disastro a Hollywood (2008)
  3. 007. La morte può attendere (2002)

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