San Valentino è morto!

15 Feb

San Valentino è morto e io, scoccata la mezzanotte, son stato illuminato: “Valentine’s Day” di Springtseen è una canzone per misantropi, come me…

… quindi, ho affisso tale strofa a tutte le scrofe, solfeggiando di peti cosmici nel brindare il mio licantropo, originatosi nel plenilunio da beato alien(at)o, in grazia di Dio che, ricordiamolo, era un figlio di puttana come nessun altro, essendo l’Altissimo fattosi carne incestuosa ma castrata del figlio avuto d’inseminazione “stellare” per la Madonna vostra pregante in rispettoso silenzio. E io dovrei credere a un puttaniere del genere (dis)umano?
Sì, infatti voi siete “credenti” e avete creato la vostra società (s)porca a immagine e somiglianza.
Sapete, ho letto libri a migliaia e viaggiai già oltre la coscienza vostra “ludica” quando ancora giocavo con la tua “bambolina”, strappandole il cuoricino da cagna. Il mio nome è peluche. Quindi, irredento ma diabolicamente ridente, sguaiato accavallo le gambe, mostrando la cerniera aperta in “segno” di “Oh, Cristo, per carità”. Fatevi la via crucis. Molte donne me(n)dicano il mio giovial uccellino canterino ma io faccio del “pene” solo alla mia volontà, inedia disarmante da masturbatorio ars “amandomi”.
Lo uso a maniera d’arnese, appuntito come una baionetta in tempi bellicosi e bello sbandierato “bianco” fra un cioccolato fondente e la merda dell’esser stronzo, in quanto Dio fottendovi al tiramisù.
Ecco la mia par(ab)ola, qui volevo andar a parare. Nel tuo culo. Del tuo parere giudicante, me ne fotto tanto, non sono un santo. Se andrai su tutte le furie, io sono la cur(i)a.
No, nessun miracolo, come potete constatare, anziché rabbonirmi e addolcirmi di zuccherini, baci “affoga(n)ti” e messaggini d’amorucoli…, meglio le rucole e le mie rughe “al pesto” comunque, protendo sempre verso le notti malinconicamente “procaci”, opacizzate dall’aurora dei morti, che siete voi, illusi di viver fra cosce e zanzare.
Io rabbuio, e tu abbaierai, latrando il mio nome, quando ti scannerò di molta bua come un bue. No, non sono un buono, adoro i bovari se, assieme a me, mietono il grano? No, le granate di tale insegnamento: tu, sanguisuga, volesti mungere e d’ora in poi piangerai sul latte versato.
In remissione dei peccati. Sono vomitevole? Può darsi. Ora, m’“inclino” a un tonante tuono di “tromba”, in onore di me, signore d’ogni flatulenza. Meglio dei fetenti.
Sì, sono l’untore e vi scovo, scopatori pusillanimi, sono il refugium peccatorum che v’annusa, vi stana e vi scaccola da ogni lercia sconcezza in quanto io incarnato alla punitrice impudicizia dell’universale pulizia.
Geme(re)te, afflitti dalle vostre ipocrisie, roteando fra pantofole, cuscin(ett)i e telecomandi a mo’ di ammonimento dall’ammazzarvi domesticamente ma io, giammai addomesticato, non esisto e dunque m’infilo “astratto” dentro le lenzuola con far “solleticante” da Nightmare.
Canticchiando tal annunciato leitmotiv in loop, in lupo…

Dicono che se muori nei tuoi sogni
muori davvero nel tuo letto
ma dolcezza, la scorsa notte ho sognato

che i miei occhi si rovesciavano all’indietro

e la luce di Dio giungeva a illuminare tutto
mi sono svegliato nell’oscurità
spaventato e ansimante come un neonato
non era il letto freddo del fiume
che sentivo scorrere sopra di me
non era l’amarezza di un sogno
che non era diventato realtà
non era il vento nei campi grigi
che sentivo passare tra le mie braccia
no, no piccola eri tu
perciò stringimi forte dolcezza
dimmi che sarai per sempre mia
e dimmi che sarai la mia unica Valentina


In verità vi dico che Bruce Springsteen è uno che ha capito tutto. Vi rifilò tale puttan(at)a per parrucchiere da “Uomini e donne”, incassando soldi a “voluttà”, alla facciaccia dei “dott(or)i” che, da “sposati”, van nel fine settimana con l’Escort di Zio Carmine in quel della cascina “oscura” e delle cretine che lo seguono, leccando la ban(d)ana.

Sempre meglio degli U2.

Già, stanotte ho preso la mia macchina e sono andato a “festeggiare”. Entrato nel locale, tutti si son ammutoliti. Perché sapevano che dai baci sarebbero finiti nei loculi.

Io inculo.

Così sia scritto, così siate uccisi.

Parola di nostro Signore, pater noster, qui es incudine.

 

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