Archive for November, 2013

Un Mondo di ladri, Booksprint


05 Nov

Copio-incollo la mia mail in formato libero assoluto.

Gentile ufficio stampa di booksprintedizioni,
ora, non vorrei apparire scortese ma la vostra continua insistenza comincia seriamente a preoccuparmi.
Ecco, mi spiego meglio. Dopo aver visionato accuratamente, in internet, le case editrici che potevano offrirmi delle garanzie in termini di pubblicazione, ho scoperto la vostra. Come da vostro regolamento, vi ho spedito un mio manoscritto.
Alcuni giorni dopo, sempre secondo procedura, ho ricevuto a casa la copia omaggio fac-simile e la proposta di contratto.
Pensavo foste una nuova casa editrice gratuita, come anche suggerito da una redattrice che lavora con voi.
Sfogliando il contratto, devo confessare che sono stato negativamente “impressionato”, non solo dalla richiesta di contributo che veniva indicata alla fine, ma soprattutto dalla cifra molto alta della spesa che avrei dovuto sostenere, più di 1200 Euro. Quindi, essendo scritto, sia nel vostro sito e sia nel contratto, da me mai firmato, che appunto la proposta è senza vicoli e impegni, ho declinato l’offerta. Dopo neppure una settimana, vengo contattato arbitrariamente per telefono, e l’operatrice decide di mandarmi tramite mail un’altra bozza contrattuale ma con contributo bello che dimezzato.
Ciò, sinceramente, oltre a farmi sospettare che si agisca in malafede (perché non proporre subito la cifra esatta anziché raddoppiarla?), mi ha ancora più indotto a prendere distanza.
Passano un paio di giorni, e ricevo altre telefonate “bombardanti”, in cui mi si cerca di persuadere forzatamente di firmare con la “chance” della rateizzazione.
Rispondo gentilmente, dicendo che, se avrò voglia appunto di pubblicare, ho il contratto fra le mani e, a mia discrezione (di solito funziona così, no?), decidere se, come e quando firmarlo.
Circa un’ora fa, nonostante la mia educazione, ricevo altre assillanti telefonate.

Bene, perdonate la schiettezza. Vi pregherei, a questo punto, di non venire più disturbato, perché il vostro comportamento è stato più e più volte scorretto.
Pare quasi che vogliate, a tutti i costi, che firmi immediatamente. Fra l’altro, nel frattempo, ho già trovato una casa editrice self publishing e, tra poche ore, il mio libro sarà online.

Distinti saluti,
Stefano Falotico

Eros? Meglio il Thanatos, anche il Kamasutra


02 Nov

Ho di nuovo voglia di morire, non è una novità, non vi allarmate, nacqui morto e domani sarà Sunday Morning

Basta con questi crisantemi da 2 Novembre

Sfogo solitario, e non è una sega, è light


Surrealismo t’invoco


Imboccai strade mie consumate d’apatia sovrana, e non me pento ché dei castighi sono solo la redenzione ad “affrangermene” con più scrosci come le onde abbattute sulle scogliere innevate di Dover. Arti(sti)co, pilucco la “normalità” appunto irridendola, sfottendo a destra e a manca, bellamente in gravità d’ingravidarmi onirico, lontano dal consumismo, non fosse per la mia mania cinefila da collezionista. Il mio cervello registra, a velocità paurosa, ogni frammento di “spezzarmi” in retine oculari fradicie di edonismo visivo, che poi trasmetto al corpo, digitalmente flettendolo in addominali robusti, spaccaossa, trivellanti gli abomini sociali, a cui (r)esisto, nel recidere le giugulari dei frivoli a me antipatici. Quando vi sveglierete, udirò un vostro fischio oppure dovrò flagellarvi il cranio nell’assordante frastuono di tempie a me odiate? Oh sì, abbassatevi i calzoni, in prostrazione leccatemi il cazzo e voi, puttane, non coloratevi la faccia di schifo “profumo” trucchetti. So che vi piace la banana nei tempi anoressici di magra, so come vi stizzite se il gorilla non ve lo da rizzo, lo stesso “troglodita” che tanto b(l)andite ma invero ne andate matte ché vi mati, oh quanto impazzite che vi spupazzi e di liquidi vi sia sfacciato nel farvele aberrante ma anche di burro al “calorifero” nei ferri corti dello stirarglielo. E vai di spogliarello?! Poi, torna dietro gli sportelli e apri… l’ombrello, porcella. “Tira” e ammiralo… questo buttafuori che ti sbatte nelle tue depressioni alcoliche da frustrata cioccolataia del “cuore”, che copri di glasse a base di citazioni da poetessa dei miei coglioni. Se ti faccio… schifo, chiama il manicomio, verrò a trovarti. Se mi sputi, chiama l’operatore ecologico, “opereremo” di scassartela a poltiglia per poi gettarti nell’immondizia, assieme a tutta la frutta marcia. Vedi di marcare il cartellino, altrimenti sarai espulsa. Potete disgustarmi ma sono lungimirante, “raggiante” quanto tua sorella che piange, e da me avrai, “elegante”, soltanto che pedate e la tua “patata” sbucciata. Tu, che t’arruffi i neuroni, quanto sei buffo. Copi le recensioni dai giornali di “partiti”, già belli che andati son quei cazzo di giornalisti. Preferisco il giornalaio, lavora già all’albeggiar del giorno e di Notte maiuscola è fottuto in sogni che tu non sognerai mai.

Il giornalaio ama i culi delle riviste, li ritaglia con cura e strappa la biancheria in totale solitudine senza resto e mancia. Egli sì che sa come guadagnarsi il cibo, tu invece mangi disonesto e bugiardo alle (s)palle delle tragedie altrui, verso cui “verghi” retorica per quattro fessi che t’applaudiranno con tanto di “Bravo!”. Ma vai a fare in culo, appunto. Hai appena incrociato chi t’entra nella tastiera e te lo tasta di “desktop” nelle tue topine. Mi chiamano il “salvaschermo” e non salverò il tuo sperma sporco di birrine “bionde” che si fa le bevute alla faccia dei vagabondi. Chiara l’antifona o ti debbo spaccar il muso, previo museruola? Tu lavorerai da cane, e tracannerai d’ora in poi solo le mie sodomie, “gradendo” come t’imberrò ficcato a “ciclostilato” del “fotocopiartelo”.
Poi, ne vogliamo parlare dei palazzinari? Considerano pazzi quelli che vivono sui monti, cioè gli eremiti. Per forza, lor sì che sono “Re Mida”. Mica delle mosce minchie. Sanno anche come “scaccolarsi” con gli anelloni delle poc’agnelle “coccolanti” a lor svendute fra una copertina dietro leccatina e un “primo tempo” per la “diretta” in esclusiva degli amplessi (in)confessabili. Già, finita la porcata, “servito e riverito” il “gioielliere”, lo ricatteranno sulla “ricotta” dei loro sex tape. Anche a queste sol che calci nel sedere.
Sì, mi hanno stufato tutti, senz’eccezione alcuna. Non sono uno qualunque. Se mi fai girare, accusando di girarmi i pollici, ti stronco con quello giù… e devi stare zitto e “buono”.
Vado da una commessa e la metto a novanta nel reparto “abbigliamento”, regalandole lo scontrino “fiscale” che il marito non le dona a Capodanno.
Ecco il “montone”.
Festeggio, dipingendo il Mondo per quello ch’è, unendo il realismo al prenderlo su “schizzare” un migliore impossibile. Basta, questi ragazzi sboccati che ingurgitano bacon e hamburger, poi “trombano” i film con ariette musicali che confondono Sean Penn con Chopin, Chaplin con dei clap clap per du’ paia di chiappone. A codesti darò proprio nulla. E lo mostrerò alla mia mostarda.
Se proverai a far sì che mi getti dal balcone, vomiterai di “caduta libera” nel cesso di tua testa “rinfrescata”. Si chiama rigetto.

La fine è meglio della figa brutta

Viene uno da me e mi chiede se, adesso, ho una donna. Gli rispondo che n’ebbi qualcuna, andò male perché scopavo bene. Si sa, le donne vogliono solo i soldi. Comunque, lo rassicuro. Gli dico che ho il culo assicurato e, al momento, ho tutte le donne che sogno. Lui mi ride in faccia ma, tre minuti dopo, è all’obitorio.
Insomma, di mio sono un cazzo ma meglio di tua madre.

Sul suo profilo Twitter, Nina Hartley inserisce come “descrizione” la parola “femminista”…

Zoccola è più adeguato. Da me altri calci nel culone.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. A morte Hollywood! (2000)
  2. Disastro a Hollywood (2008)
  3. 007. La morte può attendere (2002)

“Nymphomaniac”, prima clip “scabrosa”


02 Nov

Comincia a diluirsi la verità, forse sarà davvero hard a giudicare da questo nuovo preludio, oserei dire osé di plenilunio:

 

Ellen Barkin in “Hands of Stone”


02 Nov

Ellen Barkin is set to co-star with Robert De Niro and Edgar Ramirez in the Roberto Duran biopic “Hands of Stone.”

Usher Raymond is also on board to star. Jonathan Jakubowicz wrote and is directing the pic.

Script is based on the true story of legendary boxer Duran who rose from the slums of Panama to become one of the great boxers of his era. His rivalry with Sugar Ray Leonard is considered one of the fiercest in boxing history.

Barkin will play the wife of Duran’s trainer Ray Arcel, whom De Niro plays. Ramirez portrays Duran while Raymond plays Leonard.

Jakubowicz produces along with Jay Weisleder, Carlos Garcia de Paredes and Claudine Jakubowicz.

Pic marks the third time Barkin and De Niro have appeared together, previously co-starring in “This Boy’s Life” and “The Fan.” She is repped by CAA, Untitled Entertainment and Kami Putnam-Heist.

Tami Erin, Pippi Longstocking sex tape


01 Nov

Tieni Tami Erin al caldo, Pippi serve per le pippe, e tu Pippo non avrai nulla, sei imbranato, puro Amarcord di oggi hardcore!

Pippi Calzelunghe, all’ana… grafe Tami Erin, è oggi protagonista di un “notevole” sex tape, già acquistabile per farvelo “ammattire” nel matarvelo senza moralismi di “sorca”

Costei, una bona da paura, nel lontana(l)mente 1988 fu protagonista rossa-assoluta della serie per bambini Pippi Longstocking, adesso è “cresciuta”, è migliorata assai in fulva chioma attizzante su seno naturale da modella della più solare Illinois. “USA” questa donnona matrona e tu, maschio voglioso, scivolale sopra con modellante far libidinoso, spermatico in scroscio ondeggiante di sue “cavalline” cowgirl. Dondola il bacino di vere ex “treccine”, oggi è una (s)panna sopra le più peperine veline, una milf che sa come sb(i)ancare l’onanismo delle “proibite” luci rosse.

Una great pussy… catamazing ass in doccia “idromassaggio”.
“Sinossi” del suo an(n)o “pen” proporzionato in video già da me noleggiato, sfogato, scaricato, ingroppante.

Pretty face, big tits, sexy curves, tight round butt and a welcoming dripping wet pussy – Pippi Longstocking sex tape exposes Tami Erin from a different angle delivering an unforgettable viewing experience…


Oh, un’attrice davvero (in)dimenticabile. Lascia starmi le lentiggini, fanno “mela” quasi ammuffita però ancor polposa.

Su questa porcatella, lasciamo alla porcina il suo Lupo Ezechiele.

Domani è Sabato, andrà di merda. Fidatevi, nonostante tutto tendo a farti rodere. Se non sei da rodeo, come dico io, ama la cucina al dente e lascia stare le donne ardenti.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Le nuove avventure di Pippi Calzelunghe (1988)
  2. Topolino, Paperino, Pippo – I tre moschettieri (2004)
  3. Hardcore (1979)
  4. Culo e camicia (1981)
  5. Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975)
  6. Il lungo, il corto e il gatto (1967)
  7. Una lunga, lunga, lunga, notte d’amore (2001)

 

Tre racconti (im)morali per questa vostra Halloween da fottervi!


01 Nov

Compariranno in un altro mio libro, non provateci, è tutto salvato e registrato!

Halloween: la leggenda Gran Torino di Walt Kowalski, che macellò i bulli da “scherzetti” cattivi con un “dolcetto” imprevisto da eroe e “martire”

Calvario, anche calvo se mi va, me la son sempre cavata, lontano dal trambusto, sono un “bellimbusto”, un “ignorante saccente”, un ossimoro vivente, un teschio ossuto di carnale rinomanza “offerto in remissione dei peccati” dinanzi al (ro)manzo vostro delle carneficine da maiali. Se non vi piaccio, contattate il carro funebre, perché sono malinconico, adoro odorare l’odor del vento di prima mattina con la birra in mano, mi asciugo le palpebre in questo nosocomio di matti dai visi pallidi con giustizialismo Callaghan versione Good in mezz’appunto a bulli bad e al mio “ugly” quando sparo angry, ringhio e non dovevi farmi arrabbiare perché, se la prima volta ti salvasti per il rotto della cuffia, adesso t’acciuffo per la seconda lezione in casina tua, succederà un casino, non mi hai tranciato i canini né deragliato la mascella, macellaio ti spedisco in corte d’appello e poi finirai per direttissima a esser “incappucciato” in prigione, ove te lo faran “nero” assieme a secondini nel benedirti, “Dio che figa…” (come dici tu…), prima dell’estrema unzione nella “cappella” e dunque la sedia elettrica. Piaciuta la “sega?”.

Da che mi ricordi,
son sempre stato vecchio. Perlomeno, da una certa età in poi, quando la mia coscienza s’elevò da poeta. Arrivato nel bel mezzo di una quasi “normale” adolescenza, traviai fottutamente nell’adiacenze d’una serenità nottambula “ghiacciata” come le mie iridi vitree, su spalmarmelo lievemente in carta “al vetriolo” ostinato rimbalzante fra i balordi balzani e gli “adulti” panzoni. La mia ricetta era questa, un po’ di narcisismo, poche chiacchiere, tua colite su derisioni che mi fan un baffo mentre sbuffo altra noia da elegante “accattone” quasi “elefantiaco”, disprezzo totale per quasi tutta la società e tuo padre vada a lavar i piatti e s’ecciti di fronte alla scosciata del programmino “piccante” mai quanto me che gliel’appuntirò nell’evirarlo di netto appena “sbotta” dalla patta e mi urlerà ancora “Basta!”. Di mio, preparo la pasta e poi mi massaggio il “fagiolo”, scoreggiando in faccia a tali (g)nomi, essendo io mille nomee in questa contea di fascisti.
Mi chino per poi non salir la china e non faccio mai (f(at)ica, perché mi vanto di tirarmene… fuori. Se un’anziana signora mi disgusta, la “bacio” di saluto “militare” e le auguro un piatto “caldo” con mio sputo al catarro. Sì, la mia raucedine è acida così quanto la mia anima, liscia e levigata, ché di guerre e retoriche ne ho piene il mio “alzabandiera”. Preferisco strusciarmelo sotto il plaid assieme a un cane che carezzo soprattutto quando ce lo rizziamo assieme, contemplando il “planarlo” via in spirito ribelle su bollente affumicante vicino al camino.
Va da Dio, meglio di te in “carrozzella” con la “principessa” crocerossina.
Alle infermiere, preferisco “ferirmelo”. Al tuo miele, una sodomia a farti male.
Alla religione cristiana, un sano ridermela da matto.

Ma qui la gente non ha rispetto. In questo, è peggio di me. Quando succedono gli scandali, si fa i cazzi propri, tiene la bocca chiusa e pensa solo che domani, oltre al lavoretto per tirar… a campare, devono andare in palestra a “rassodare”.
Non dimentichiamo il bar(o).

Questo mio stile eccentrico di (non) vita, non è stato ben accetto.
Minacciarono e poi, vigliacchi, ribaltarono il crimine quando m’incazzai.
Arrivando perfino agli “stupri”.
Il prete è mio amico, m’intimò a lasciar perdere ma insistetti. Mi sta lì che un idiota venga in casa mia e si permetta di “sparare”, continuando nelle sue porcate.
Il prete m’avvisò che, se avessi reagito… di testa mia, avrei passato i guai.
Me ne fregai altamente, in linea con la mia Altezza.
Mi recai nei pressi del malfattore, l’animale, e lui sparò di nuovo, poco a “salve”.
Non mi salutò neanche, saltò.

Non morii e anzi sta continuando la battaglia legale.
Di mio non son cambiato, odio gli sciocchi e chi li ha “educati” all’omertà schifosa, provoco a f(r)asi alterne per veder come si “muovono”, non mi do una mossa e, se mi va, oltre a farti pagare altri soldi, ti “sedo” io stavolta, sbattendoti in manicomio giudiziario.
Vedremo se avrai ancora il vizietto di toccare oltre il lecito.
Figlio di puttana, ti avvertii di lasciarmi “perdere” ma non volesti darmi ascolto.
Allora, ne sentirai…

Notte di Halloween, racconti inauditi di un “deficiente” stralunato a babbei inculati: Dracula il maudit contro un idiota maligno, Dracula ulula e lui urla

Iniziamo con quello “serio”, se non gradite la serietà, passate al secondo, poi ci sarà il dolce a “frutto” della tua “banana” sbucciata!

Il lupo perde il pelo ma non il vizietto, ah ah!

Studio della mente di uno psicopatico, che trovò Dracula ad analizzarlo, anche in senso anale e presto carnalmente come la sua idiozia “straziante”

Appartengo a quella stramba, onorata categoria di chi oscilla perentoriamente fra stati umorali d’un brad(ip)o orgoglioso di mia “brodaglia”, poi sussurro agonico “malincuore”, stremato fra delusioni insistenti e una rabbia vincente.
Quella che ti fa innalzare tra suini a me or supini, in volo tramontante acciuffo il criminale di turno, strangolo la sua indole teppistica e lo inchiodo alle responsabilità del (ris)petto che non indossa a vesti altrui spellate.
Che costui, sciaguratamente, sempr’invade, copre di calunnioso “annot(t)arle” in diagnosi da schedario del suo paio di palle imbracate in pantaloni consumati di “strappo”…
Con me, iniziò una lotta sfrenata di abusi psicologici e ricatti degni di Auschwitz, per “infantilizzare” la mia volontà e circoscriverla nei suoi circhi stracolmi d’aridità e arsioni.
Abrasione dietro altre bruciature “marchianti”, col beneaugurante suo desiderio “intimo” del final arrostirmi in “fornace” crematoria. Gustare il rancore “impotente”, macellazione “sedante” d’altro “godere” oscenamente il suo ferreissimo “intelletto superiore” anelante alla cagione gradente nuove impiccagioni. Un manifesto mostro, reiterante in “tirarselo” a “lucido”, ghigliottinando con “appuntite” lame del suo “morto” di fame.
Qui, non c’è la rima ma il bacio del ritmo a suo graduale cagarsela.
Ma narriamola con calma, così può assaggiare la suspense dell’attimo vagamente “crepitante” in cui, (in)castrato con le (s)palle al muro e inchiodato in pelle tanto da lui scarnita da cane, “fremerà” in febbricitante nervosismo dell’implorazione a una pietà che non gli sarà concessa.
“Punitore eretto” in glorificarsi nel ficcare… ma trascurò l’impalatore Vlad, anima ribelle convertitasi al diabolico Cuore immolante spettri sonnecchianti un ritorno fervido, placante solo quando il Sole ancor m’addolora in troppi suoi raggi frivoli.
Queste luci stroboscopiche della Luna cangiante ossequiano la mia signorilità divinizzata in principato altero, or che mi son trasformato in ateismo (s)consacrato.
So, posso turbare le coscienze piccole, addentar di canini i virginali colli con “bianchetto” presto (s)macchiante del “segno” non ingravidante eppur affondandolo (s)degnoso da “lebbroso” in labbra calde su incagnirmelo di grosso spolparle, ruvido nel rovente sciogliermi con disgelat’anima in succhiotti a pelo maculato nel mantello nero dentro muliebri “oscurità” di fino esplorate. Ma sì, devo deflorarmi e smascherare me quanto soprattutto le bugie con cui vi “colorate”, a scopo assai scop(pi)ante, del già vostro essere imbruniti nel grigiore maleodorante dei porcili più ambigui, perciò ripudianti da podio di quelli che agognano a sgozzar il pollo per il podio dei “galli”.
Ai galli, ho sempre preferito sbattervi in galera.
Alle galee dei galeoni, il tuo galeotto. E vari giavellotti da Artù contro il traditore Lancillotto. Meglio Mina di Ginevra. Anche se Mina me lo conciò per le feste. Ginevra, almeno, spappolò i testicoli di Lancillotto. La perdonai, tanto Lancillotto non vale un cazzo. Avranno giocato solo a carte.
Alle futili “gioie”, un gioco adesso mio e non puoi sfuggirmi. Ti godo da Dio, in gola! Dove cazzo scappi? Ah sì, il tuo cazzo sta nelle mutande, spesso delle troie da te sporcamente denudate, subitaneamente “eiaculi” fuoriuscente.
Io sono il pulitore, mio punitore. Dai, stringimi la mano, attento al braccio. Sai… quando uno “spezza” a chi puzza… non fa male al polso reciso ma di solito, anche fra i mostri con forma umana come te, il braccio è collegato in quel “posto”. Alla base del collo o del culo? Il dolore, del rompertelo, lo avverti vicino alla giugulare e poi crepi di lento crepacuore… Un “infarto” dissanguante. Non urlare!
Idiota, chiamami solo ululato! Non sapevi che Dracula è matto?
 
Come inculo il Mondo da lupo e regalo un (t)orso notturno alle “lontre”, dette foche per fighe mie mobili, talvolta anomale, eh sì, sono le magie del “mio” su “ prestidigitazione” in malia “oliata” e limonante da “solo-sodo”, il “mobiliere”

Le “regioni pneumatiche” di un gatto

Da che mi ricordi, dall’età di 13 anni, prendo per l’ano il Mondo. A tambur battente. Se una ragazza vuole del “burro” da me, che non mi svendo, prima lascio che s’imbrodi da lasciva e dopo la… sbroglio, “facendola” che si decolli a sognar il mio Ercole. Io a costei non lo sventolo. La sventrasse un altro goloso. Già, imbrogliandomelo da solo, essendo fuori dalla ma(ta)ssa. Sì, le donne stressano, meglio il materasso Eminflex di tuo fletterti in peti cosmici, il cui odorino “sparisce” senza “darlo” a vedere. Un po’ si sente ma è evacuar “sentimento”, dicasi anche gastrite e farsi il marcio fegato.
Da allora, oramai ho perso il conto delle mie masturbazioni. Un Tempo, sapete, le annotavo su un taccuino. Periodo puberale ove abbisogni di tener le “notti” quando si gonfia dinanzi a svettanti tacchi su belle cosce pienotte. Oltre a registrarle dalla TV, le archiviavo in un “diario”.
Insomma, non lo davo eppur venino… lucidato. Talvolta, dovevo pulire lo schermo per troppi atti “impuri” incontenibili. Ve ne racconto “una”, ad esempio, del mio “lampante”. Sì, se non schizzava sul lampadario o sul pavimento, è lapalissiano che, issato al massimo in acme arrossito, “partiva” di “botto” previo fazzoletto “imbranato” su troppo eccitamento fuori dalle orbite. Strabuzzando, si (s)lanciava “fulminante”. E le macchie cospargevano la catodica “vittima” (non) designata. Sì, avevi mirato in mezzo a quella con le gambe più carine, accavallate per il tuo cavallino matto e, invece, “cannavi” su inquadratura (s)voltante di primo piano aberrante del presentatore “mascolino”. Cioè, un minchione. Avevo e ho un bersaglio “infallibile”.
Gioco di fallo e di fava, di fame e di feci non tanto me le facevo, di Fuca e tutto lungo di forza.
Oggi, la “musica” non è tanto cambiata. Ad Halloween, questa festa pagana importata dagli americani, preferisco sempre il mio “cagnone”. “Celeberrimo” lupus in “fragola” per la zucca “vuota” eppur di scherzetto a poi addolcirsi con niente fra le dita, tranne il “dolciastro” un po’ amarognolo-denso dell’essertelo infranto.
Vengo umiliato da tutte le gatte “nere”, da cui il mio racconto preferito, “The Black Cat” di Edgar Allan Poe.

Morale:

“tiratelo da sé” se non c’è il tiramisù, meglio “berselo” in un bicchier d’acqua.
Poi, mescolare con altro “zucchero”, detto anche saliva sbavante dell’ultimo grido, fare… un gir(in)o in macchina e “inondare” le strade affamate su malfamati spermatozoi innocui, poiché già denutriti della “potenza” pericolosa. Sì, sono un onanista a luci rosse dei cazzi miei. Meglio di te, pedofilo. Al lupo, al lupo, tu pervertito mi fai paura! Non violentare il bambino!
Ce la vogliamo dire? Non cambia (contro)mano, me ne son sempre (s)fregato delle regole. E, se mi spacchi il pacco, te lo apro con una tegola sui testicoli e testacoda sgommante.
La tua scema non voleva delle gomme da masticare? Mangiasse allora la schifezza!
Brum brum, ah ah, salutami tua madre! Me ne son fatte tante… su di lei.
E lo sa.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Halloween. La notte delle streghe (1978)
  2. Halloween. The Beginning (2007)
  3. Il signore del male (1988)
  4. Gran Torino (2008)
    E Pippi Calzelunghe si chiama Tama Rein e ha (e)messo il primo porno.
    Sai che roba. Ne verranno altri. Da me lo prenderanno nel culo.

Genius-Pop

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