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Non (s)vegliar il can che dorme, le “veglie funebri” potrebbero ululare di (s)veglione nei suoi “zuccheri a velo”


05 Nov

Io e il  “dolce” cane San Bernardo siamo di stesso “pelo”

Un mio amico, come l’inte(g)ra umanità, mi dà del genio. Crede che, oramai, sia “indubbio”. Nella sua “interezza”. Da intirizzito a “rizzato”.
E io: – Sì, incompreso e da “compresse”, però. Sfiorai anche momenti di “lasciarmi andare” e “sciai” fra le lastre di ghiaccio di slalom al mio uccello “rapace”. Vincendo tutti i traguardi dei “guardoni”.
– Sempre genio sei.
– Posso conservarmi “ingenuo?”.
– Perché?
– Lo scemo piace di più alle donne.
– Dici?
– “Lo” so per certo. Lo scemo, in quanto se stesso, quindi non tacciabile di “tacchino”, garba in quanto “non guarda” ma tocca, e “infor(n)a” senza sforzi.
– Sì, davvero?
– Fidati, abbi fede. Ma non ammogliarti nelle “nuziali”.
– Perché?
– Perché, dopo le torte in faccia, mancan solo le “ciliegine” e abbiam completato il “combinartelo” per le feste.
– Quindi, meglio la bestia?
– No, lo Yeti.
– Chi è lo Yeti?
– “Quello” che sta sul cucuzzolo, un po’ di cu(cu)lo. La gente ne ha timore perché va in vacanza sulle montagne nevose solo per scaldarsi col “fuocherello”.
– Cioè? Dopo mesi di “duro” lavoro, si concedono delle calde scopate?
– Sì, dopo aver scopato a terra, arriva sempre il momento di fottersi sulle Alpi. La “montagna russa” del divertimento adult(er)o.
– Come? L’ape? I datteri?
– Regina, la carta igienica.

Al che, stordito come gli ornitorinchi nello “stormo”, mi chiede titubante:
– Se tu t’invaghissi d’una milf, come tenteresti d’acchiapparla?
– La inchiappetterei e basta.
– In che modo?
– “Dentro”.
– Sì, ma prima devi “guadagnartela”.
– Cosa?
– La pagnotta.
– Preferisco la “pagoda”.
Con me non godrà.
– Come mai?
– Perché il domani non sarà un “sudarsela”.
– Non è che finirai nel “sudario?”.
– No, Daria non è “una” da “sussidiari”.
Ora, si “dà” delle arie ma sa(le) che, quando “spingo”, Lei urla “A(h)ia!“.
Dicesi “ago nel pagliaio”.

Una quarantacinquenne da quinta

Ciao,
scusa davvero per l’irruenza troppo frettolosa che ha, innanzitutto, scordato di corteggiare almeno la tua Bellezza.

Lasci incantati, e non è un complimento di circostanza o di cieli nelle stanze da sognatore, sebbene lo sia e mirabolante, spero (sempre), poeta e romanziere.
Mi chiamo Stefano Falotico e potrai “ravvisar” le mie opere su Ibs.it. Ah, non scambiare quest’ammissione di vanità per pubblicità. Non credo che questo sito corrisponda a parametri promozionali giusti e “leciti”. Prendila solo per un’esibizione un po’ vera e non millantatoria. Calcola le “proporzioni”, tu sei una gnoccolona e io un “gnoccolone”. Quindi, non c’è molta “differenza”.
Le mie foto tradiscono, lo so, d’apparenza “furfante” e “pischella”, la mia identità, calma, riflessiva, giocosa m’anche malinconica, qual quaglia è.
Non nego che penso spesso, anche troppo e che, d’intellettualismi, gorgoglio per rifiorir ogni Giorno, per abbellir di rinomata essenza rinata un Mondo troppo cinico, a cui distaccarsene, talora, non imgombra la solitudine, ma è accesso ai recessi che sondo e che sfondan porte aperte della mente libera.

Ora, 44 anni contro quelli di Cristo. Ne ho 33, da poco compiuti e “compitati” fra errori, giuste traiettorie, “virgole” erronee appunto, sbagli e qualche sbadiglio di troppo e con “toppa” senza neanche tantissime “tope”, e non penso sia giudizioso “provarci”. Rimedierei, onestamente, un sano calcio nelle palle e vari schiaffi in faccia, a batter la fiacca…, anche se mi parrebbe “doveroso” ritmar di rima “femminea” per quel quel desiderio-“triangolo” a cu(l)i ogni Uomo ambisce anche quando spudorato mente. In poche parole, pan al pene, senza panegirici, sei una gran figa!

Però, sarò sfacciato nel chiederti un’amicizia.
M’hai colpito, anche un po’ di Cupido m’hai “interdetto” e rotto di colpo di fulmine. E mi piacere-bbe “altro”. Sono sincero e non uno dei tanti buffoni che ci “giran attorno”, raccontando frottole per sol “friggerlo”.

Sei stupenda. Permettimi una banalità. I frutti dell’amore sono le banane, mi “bannarono” e io non annui. Perché, di naso, annuso e, d’anima, “faccio” le fusa.
Adorerei che mi confondessi, che me “lo” pigliassi anche per “fesso”.
Ma l’onestà è bugiarda.
“Ricordatelo”.

Bacio,
by un “baco” in cerca dei “buchi”.
Abba(c)i(n)ami!

Replica, dopo circa un mese di “sala d’attesa” e di sempre più “teso-salino-salivare”:

Sei una merda! Fottiti!

Controreplica!:

Vaffanculo! Già, “lì!”. Ove, da giallo, diventa inacndescente!

Al che, il suo “uomo”, scese da Bolzano per ficcarmelo nell’ano.
Se “la” (sop)portò anche (di)dietro, perché “lei” voleva gustarsi il massacro.

Finimmo alle mani.
Ne presero “tanti”.
Lui in “quel posto” e lei “dappertutto”.

Applauso!

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Bernadette (1943)
  2. Bernardo, cane ladro e bugiardo (1970)
  3. La nave dei sogni. Bermuda (2001)

Genius-Pop

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