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Flavio Bucci ha speso tutto in vodka e cocaina: così sfoga la sua rabbia, e dire che pensavo l’avesse sbranato il cane “arrabbiato” di Suspiria, cari cagnacci


19 Oct

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Sì, è stato Daniel nel capolavoro di Argento. Il cieco che viene preso a mali parole dalla pazza Alida Valli perché immondamente accusato di aver molestato un bambino, il pupillo viziatissimo simil Macaulay Culkin della scuola stregonesca.

Adesso, Flavio vive in una casa famiglia. Oberato dalle sue scelte “sbagliate”, dalla sua vita traviata, puttanesca e immiserita fino a dissanguarlo. Un uomo rovinato dalle circostanze o soltanto uno che, dopo aver scialacquato ogni ben di Dio, godendosela come un cavallo imbizzarrito, non vuole più che gli si rivolgano sguardi compassionevoli ma vivere la sua cristologica passione senza sprezzo della vergogna?

Sì, perché in quest’Italia moralista, ove vige quell’oscenità del Vaticano, ove ogni giorno si scoprono gli altarini della Chiesa, lui non ha da discolparsi di nulla e non deve, certo, chiedere scusa a un fantomatico Cristo del cazzo.

«La vita è una ed è tua, puoi farci quello che vuoi. Non mi sento colpevole verso nessuno, non ho rimpianti oppure se preferisce posso anche dirle che ne ho, tanto non potrei cambiare niente. La verità è che tutti ti pretendono a loro immagine e somiglianza, però io sono come sono. Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in Paradiso, che poi sai che noia lassù», sghignazza tonante e tossisce Flavio Bucci, 71 anni, grigio e scarruffato, tuta blu, ciabatte e un bastone con la testa di cane che gli sostiene il passo malfermo del femore e dell’anima, fratturati e mai guariti, mentre accende e spegne e riaccende sigarette nel posacenere di plastica colmo di cicche, accanto all’espresso del bar nella bottiglietta del succo di frutta. «Mi fanno male? Bah, c’è una sola cosa che ti uccide, però non lo sai mai prima, quale sarà».

 

Sì, per arrivare a questo un uomo deve aver avuto, parafrasando Aldo Busi, i coglioni per prenderlo nel culo…

Un uomo che non ti saresti mai aspettato che sarebbe “degenerato”. Invece lui se n’è fottuto.

Ma così andrà per tutti. Sì, d’adolescente sei un sognatore coccolato mentre adulti boriosi ti sputano addosso il loro marciume, tesi come sono soltanto a tirar a campare, preoccupati di arrivare a fine mese, raccattando dignità pusillanimi da fetentoni. E ti dicono di volerti bene! No, non fanno il tuo bene. Credono che la tua felicità consista nel far sì che tu possa crearti, fin da subito, una maschera da bravo ragazzo modello e inappuntabile, cosicché nessuno ti criticherà e, dopo esserti semmai laureato, dopo tanta prodiga buona volontà ferrea, accederai al mondo dei totali piaceri. Scopando come una scimmia, sfruttando e coglionando i deboli, gli ingenui e i creduloni, i buoni… a nulla, quelli che non ce l’hanno fatta, e tirandotela da gagà col macchinone sempre “farcito” di qualche troiona. Tanto, poveri i fessi che hanno abboccato alla parola del “salvatore”. Non c’è nessun Dio, non c’è niente dopo la morte. C’è solo questa vita troia. E quindi goditela e non farti fottere.

Sì, finita l’età dell’innocenza, il mondo ai tuoi occhi si svelerà nel suo stupendo orrore. Allora, hai due possibilità. O accetti il gioco o ti soggiogano. O ti dai come un comune maiale o ti scanneranno come un porco.

Il grande Rino Gaetano cantava…

un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà… vedrà.

Rino, con la simpatia che lo contraddistingueva, lo diceva in maniera giocosa, esuberante, guascona. Stanley Kubrick ce l’ha sbattuto in faccia in Eyes Wide Shut in maniera nudamente stronzissima. Come se poi non lo sapessimo. Io, ad esempio, ho sempre saputo che quelli che andavano a messa erano i primi consumatori di puttanazze. Messaline!

Al che ecco che chi è povero urla che il suo lavoro non gli basta e che i calciatori dovrebbero vergognarsi di guadagnare certe cifre. E a questo povero i benpensanti paraculi gli gridano addosso che è un fallito e la dovrebbe smettere d’inneggiare al bieco populismo.

Chi ha studiato tutta una vita, l’ha preso in culo più di un analfabeta. Perché almeno l’analfabeta non capisce un cazzo e ride come un ebete da mattina a sera. L’uomo troppo colto, sin troppo consapevole, adesso è finito in cura psichiatrica ove lo imbottiscono di farmaci lobotomizzanti perché, avendo capito troppo, perse la pazienza e divenne un paziente, gli rifilarono un TSO e quindi deve stare attento anche a pronunciare un vaffanculo sennò gli diranno che è troppo aggressivo e va, di contenzioni farmacologiche, represso nuovamente, con castrazioni e via dicendo, anche se vuol vedere il culo di Jennifer Lopez in qualche film per casalinghe dementi che amano le storie da Barbara D’Urso come nel tremendo Via dall’incubo.

Adesso, il genio maledetto è angariato come Fantozzi. Il suo fisico, da bello, asciutto e palestrato, in seguito a queste merde di farmaci repressivi, è a pera e lui è a pecora. Mentre lo psichiatra, un cafone mai visto che non ha mai guardato Essi vivono, fa le pecorine con le sue brave agnelline.

Ecco allora che impazza la confusione ideologica. Se sei troppo sexy come Alain Delon, ti dicono che dovresti tirartela molto meno ed essere più discreto e anonimo, non un esibizionista della tua sfrontata, arrogante forza sessuale. Insomma, che dovresti “fantozzizzarti” per essere “normale”. Ma se sei, appunto, Fantozzi, ti dicono che non sarai mai Alain Delon. Giù di derisioni!

Mah, di mio, fra Brad Pitt e Alain Delon, preferisco Flavio Bucci. Un uomo vero, con tutti i suoi sbagli, le sue stronzate, le sue cazzate.

Un uomo finito nella merda. Un grande!

Questa invece è la mia faccia. Se non ti sta bene, c’è sempre una zoccola su Instagram.

Ed ecco una canzone meravigliosa. Una puttanata magnifica di doppio senso. Baby doll nel senso di bambina bambolina o nel senso proprio di mutandina ridottissima per giochini di adulti trombanti quando non tromboni?

Se non ti piace, è appena uscita la nuova canzone di Ramazzotti.

Cosa faccio, in effetti, nella vita oltre a scrivere mille libri?

Lo stronzo. Ah ah.

Non sono così? Infatti, sono peggio. Ah ah.

Se vuoi darmi del matto, fai pure. Meglio esser matti che musoni.

Insomma, per farla breve. Sono cambiato? Macché. E, comunque, fatevela lunga. Anche sotto. Ah ah.

E ricordate, mie battone: io sono un battutista e, se mi va, anche un batterista.

E non voglio altre pulizie da Giovanni Battista e nemmeno le canzoni false di Battisti.

Chiaro, merdosi coprofagi? Ah ah. Evviva i profughi! Ah ah!

E pasta e fagioli! Per te, donnaccia, un pestone e un magro pisello.

 

 

di Stefano Falotico


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