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Quando pensi di essere Dustin Hoffman di Rain Man e invece sei Tom Cruise, video antologico, epico!


15 Apr

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Forse, non vi siete accorti dei mutamenti cronenberghiani avvenuti nel Cinema e nella vita di tutti i giorni con l’avvento dei social

Be’, chi della mia generazione non ricorda piacevolmente la canzone leitmotiv di Lucio Dalla per Lunedì Film di Rai 1?

Sì, so che voi sbarbatelli, se la doveste ascoltare oggi, riproposta in qualche programma nostalgico, pensate e pensereste:

ma chi sta cantando? Mario Biondi?

 

Peraltro, Lucio si limitava a una sorta di grammelot onomatopeico abbastanza incomprensibile ma di sicuro effetto, come un cantante jazz di New Orleans. Tra Dario Fo e un pazzo di Firenze.

Sì, per noi il Cinema rappresentava un appuntamento fisso il lunedì sera. Quando, vivaddio, l’assurdo Canone Ordinario (ordinario di che?) aveva motivo d’esistere. Mediaset era agli esordi e I Bellissimi di Rete 4 erano solo ai loro albori.

Poi, si sarebbero affinati, involgariti nel seno debordante, nel portentoso décolleté piccante e nei collant fenomenali della mitica Emanuela Folliero.

Che di Cinema ne sapeva quanto mio nonno di astrofisica. E, per introdurre il filmone in programmazione, recitava a pappardella i testi che le davano da leggere. Peraltro, erano quasi sempre estratti estrapolati dallo stesso dizionario dei film di Mereghetti o addirittura sintesi ricavate proprio dall’affiliata rivista tv Sorrisi e canzoni.

A Lunedì Cinema, avranno dato almeno cinquemila volte Lo squalo di Spielberg.

Sì, Lunedì Cinema chiudeva i battenti con l’approssimarsi dell’estate. Stagione di Spiagge alla Fiorello e di bagnanti italiani a Ibiza a esaltarsi con la radiolina che riproponeva Miami di Will Smith.

Sì, Fiorello, persona di rara ignoranza che prese Giosuè Carducci e, senza vergogna, se ne saltò con La nebbia agli irti colli…

Mitico!

Fiorello, davanti a quella donnona di Katia Noventa, oca da Karaoke, per fare il figo, le disse che conosceva il teorema di Pitagora. E, dinanzi a milioni di spettatori, lo enunciò da Bruno Sacchi de I ragazzi della 3ª C.

Molto pressappochista, il Fiorello disse sfacciatamente che, in ogni triangolo isoscele, il quadrilatero costruito su Siracusa è equivalente all’unione dei rettangoli dei due cateteri.

Sì, è questo secondo voi il Teorema? A proposito, voi, che fate tanto i trasgressivi e gli anticonformisti, avete mai visto l’omonimo film e letto il libro di Pasolini con Terence Stamp?

Rosario Tindaro Fiorello, non di Siracusa, bensì di Catania. Idolo!

Ah, ma avete allora proprio bisogno di una stampella. Più che uomini da Noventa, siete oramai a novanta, diciamocelo, dico, senza infingimenti e libretti di giustificazione con l’alibi della vostra indisposizione psicofisica dovuta allo stress di una vita febbricitante che vi ha fatto ammalare di qualunquismo, retorica e populismo a iosa.

Ma non perdiamoci in nostalgie da Stranger Things, in passatismi scolastici. In esaltazioni del Cinema degli anni settanta quando invece siete nati appunto nei seventies ma eravate troppo piccoli per poter aver visto Un attimo, una vita di Sydney Pollack.

Vi dichiarate degli espressioni astratti ma, più che al pittore Pollock, sinceramente assomigliate, molto realisticamente, solo ai polli che appunto allevava mio nonno. Pollon!

Sì, dopo l’avvento dei social, chiunque si professa attore e regista di livello e carica video in cui ha filmato una vedova che beve il caffè al bar di Zio Nino, gridando di essere il nuovo Paolo Sorrentino.

Sì, estetizzanti idolatrie di voi stessi da peggiori Toni Servillo.

Il Cinema è cambiato, la vita è cambiata. Dovete aggiornarvi.

Essere uomini come il Falotico.

Classico uomo per il quale tu pensi di averlo finalmente inquadrato e anche inc… o e invece presto, con un suo amico, girerà un grande mediometraggio.

Sì, nei primi giorni di Maggio.

Vi lascio col fiato sospeso e anche col ciuccio in bocca.

A presto.

 

 

di Stefano Falotico

 

hoffman rain man

cruise rain man

Rita Rusic, la culinaria cool del culturale a suo Ercolino in pareo


25 May

In una società balorda, son l’eccelsa stravaganza canzonatoria col mio piumaggio altero e altamente menefreghista, in tutto (s)prezzo del mio colorito a te non annuito ma, annerito, annebbierai

Che io viva oramai sui monti eccentrici del genio inconsueto, è verità conclamata, e aderisco a ispida vostra invidia di prosapie mendaci con per di più mie smorfie da giullari “evasioni” in mezzo a questo casino di “vaselline”.

Lo so, sputatemi ma domani sarete spaccati in faccia, osannatevi in gonnelline castigate a vostro prostrarvi ché io mi gusterò la crostata, tenendo rizza la cresta di marmellata e domani montata.

Sono un montato ma non mi vedo sposato, né tu sarai mai mia. Già t’ho adocchiato, mentecatta da strapazzo. Ai galli tu aneli, ma io inanello altri deliri, spennacchiando le galline, ché farneticar m’è lietezza in vostre sconcezze con tanto di chicchirichì.

Vivo per volontà ai mar(gin)i e invoco l’oceano al fin che siate “imboccati” fra le sue piovre nascoste nei “cespugli” della Notte lorda, mentre poi volo nella tundra e sgambetto in tuta, suonando il liuto per le vostre bocche aperte, sottilmente provocate, dolcemente in(o)culate. Allocchi, come vi sfotto io neanche tua madre a (s)premerti d’Edipo, tuo padre è alla sua serva di tutti i servigi, scopando solo a terra.

Annoto un’argentina e le piazzo un calcio secco nel tanga, altro che Tango, sono il Cash a fracassarla,  recapitandola sulla Luna, ove vivanderà i panni sporchi intergalattici a dispetto del mio santo di cartine tornasole.

I conti non mi tornano, il tornio non mi plasma nell’argilla e non argino il mio gigantismo, incapsulato in una nave spaziale per orbitare su una Venere ed esserle “marziano”, alienandola con tocchi essenziali di fanciullezza oggi e domani ficcarla nell’immondizia da “buco nero”. Che cesso, devo solo incassarlo! Altrimenti, sono cazzi. Di altri. Il mio merita Saturno.

In vita mia, ho letto tanti di quei libri che tua sorella non ne ha presi altrettanti, e gioisco di manne dal Cielo per essermi liberato dagli stronzi e ora poter galleggiare, con fra l’altro anche il diritto di galera a tali teste di svuotati testicoli se ancor vorranno imprigionare la mia libertà e volerla appallottolare per quattro biglie del comunque non imbrigliarmi.

Tu sei un bignè, io ti mescolo sul capo il caffè e ti lavo con tanto di ano nei miei vulcanici schizzi di “lava” nel buco tappato.

Insomma, se m’incontri, sai che non riceverai sconti e lo scontro sarà attrito a sbatterti negli antri ove gemerai, mio anatroccolo.

Sono colui che ti scaccola e disincrosta le tue “benedette” ostie, in quanto ostello del mio bianco cavallo in te “divaricato” e non aperto di mente. Mio religioso di acque sante, ecco il santone nel tuo culino. Demente sì, e io ti punii senza neanche accoltellarti di pugnali.

Mi piaccio così ché matto te lo metto lì. Sempre, in quanto prendo la tua donna e la spingo in manicomio, con te a urlare perché vuoi che impazzisca di più.
Lei o la maionese? Prediligi il ketchup? Ok, basta che ci siano le patate e ogni “salsa” è carne arrosto o al “fuoco” ardente in quanto bocconcini ai denti?

No, gli eschimesi scopano solo un tre quarti al mese perché lo tengono al freddo.

Quindi, freddati e frena il tuo pelo. Ricorda che la tua donna ha bisogno di coccole in quel loculo. Oblò.

Ecco chi sei. E hai incocciato la tua zucca.

Di terzo nome faccio Gustavo, di “soprammobile” mangio il mascarpone con la scarpetta e tu precipiti dalla scarpinata con la mia forchetta e un bavaglio “a col(l)o”.

Sì, son questo.

Piglio il pigiartela anche in pigiamino e caccio peti a innaffiare l’aria dell’intimo sapore “vernacolare”, in quanto dialettica “gargarismo” dei germi vostri intestinali a mio girino e orgoglio fra questi gergali volghi.

A proposito, alle vongole preferisco il goloso.

Al caramello, il mio uccello fra le Camel.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Point Break. Punto di rottura (1991)
  2. Acapulco, prima spiaggia… a sinistra (1983)
  3. Gilda (1946)

Genius-Pop

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