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Il Genius, il ritorno, meglio di Twin Peaks 3, e buon Natale a tutti


22 Dec

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Il cuore rivelatore, che fantastica storia è la vita!

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Il cuore rivelatore, che fantastica storia è la vita!

E tutti che pensavano assurdità sul mio conto. Lotte, invidie, mormorii, pettegolezzi.

Ma, restaurato, rinnovato, rincuorato, mi è giunto a casa il libro col mio racconto Un angelico miracolo.

E, fra un colpo di genio e l’altro, una colazione con molta panna e molto zucchero, sono io che risolvo i problemi, vero Mr. Wolf, rinato a suadente decadenza.

E se il grande Dario Argento filmò a Torino, no, a Roma, L’uccello dalle piume di cristallo, perché io non posso recarmi in questo capoluogo piemontese come il mitico Lino Banfi di Al bar dello sport e ammirare, dall’alto della mia Mole Antonelliana, tutto il panorama di questa vita strana?

Habemus Papam! Evviva le romane e anche le spagnole!

Come un gargoyle a Notre-Dame, osservo la miseria degli stolti e ballo assieme a Edgar Allan Poe la magnificenza della mia spettacolare giovinezza mia perduta o forse giammai vinta.

Tutti pensavano che fossi un martire e invece sono spaziale artista da Montmartre.

È ancora presto per ascoltare il rumore del mare, son riemerso come una marea di Mont Saint-Michel perché vado matto per quella figona di Pfeiffer Michelle. O meglio, ora Michelle è un po’ andata ma in giro ci son altre bionde che aspettano soltanto che io nei loro buchini le strapazzi come una buona frittata.

Molti pensavano che scherzassi quando mi autodefinii il Genius. E mi pigliarono per malato di mente.

Invece, io non sono né malato né inculato, resto un ragazzo con un ottimo c… o.

E d’ora in poi fatevi i vostri.

Un certo Lavstig su Facebook mi ha detto che son penoso. Dopo tre minuti, l’hanno ricoverato in manicomio perché gli son arrivate tre frecciatine che l’hanno fatto capitombolare di colpo.

Un altro, un tale Frattini, mi ha dato l’appellativo di poveraccio. Sì, questo pensionato avrà da me solo un rutto in faccia e una scoreggina distillata con enorme aplomb, silenziosa, scricchiolante nello sfintere a lui inchiappettante.

 

 

di Stefano Falotico

The Night Of vs Le ali della libertà, un capolavoro contro una bischerata retorica


05 Jun

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faccia da culo
Sì, credo che Kill Bill sia un brutto film. In toto. Soprattutto nel finale che perde ogni rotta. La storia di una donna che ammazza tre miliardi di persone solo, sostanzialmente, perché è entrata in coma e le hanno ucciso il ragazzo con cui aveva deciso di passare il resto della vita ad ammirare i tramonti, vendendo probabilmente i peggiori dischi di Tom Jones.

Tutto questo “danno” non l’ho visto. O, perlomeno, non giustifica la carneficina che ne consegue. La figlia non l’ha persa, non ha subito alcuna lesione, né cerebrale, nonostante Bill le abbia trivellato il cervello, e neppure fisica, anzi dopo il risveglio è meglio di prima. Più cazzuta, una macchina da guerra.

Ammazza chiunque le capiti a tiro, robe che succedono solo nei film perché questa qua devasta un’intera sala da ballo, mozza teste, amputa arti, compie insomma una strage di proporzioni epiche, e tranquillamente, dopo il massacro sesquipedale, continua a gironzolare a piede libero, ascoltando pure la musica dall’autoradio!

E dire che se uno va in un bar e manda a fanculo qualcuno, si becca una denuncia e tre mesi di arresti domiciliari. Oppure, come fanno in America, appunto, ti obbligano alla “riabilitazione” con lavori “socialmente utili”.

Invece no, questa dimezza demograficamente la popolazione statunitense, ficcando nel calderone omicida tutti, neri, negre, giapponesine, cinesi, white trash, alcolizzati e boss, e alla fine si gusta pure i cartoni animati con la figlia. Ringraziando iddio.

Sì, vuole che sua figlia cresca nella non violenza e nella pace perpetua. Che legga filosofia buddista. Ma non ha previsto la dura realtà. Superata l’infanzia, la figlia, educata a quest’assurdo buonismo, sarà derisa e umiliata a sangue dai bulli della scuola, cominceranno le immani crisi depressive, al che porterà la figlia da uno psicologo che la sederà come una cavalla, mentre tutte le sue coetanee, tatuate e belligeranti, con gli ormoni a mille, saranno su Instagram a mostrar le chiappe chiare. A gozzovigliare con quelli della loro età, mangiando uccelli come fossero caramelle. Poi, codeste, arrivate alla “maturità”, dopo un’adolescenza brada, sposeranno l’industriale di turno, che le tratterà, come si suol dire, a pesci in faccia ma che sta con loro perché indubbiamente hanno dei culi atomici. Eh sì, dopo il “duro” lavoro aziendale, ci vuole la figona ignorante come una capra per “alzare” l’inflazione…

Ma torniamo alla figlia di Uma Thurman. Ecco, complessata e compressa, farà la fine di Amber Heard di The Ward, compirà il gesto folle e verrà istituzionalizzata. In un ospedale psichiatrico ove lei, come il Sam Neill de Il seme della follia, sarà l’unica sana fra mostri, infermiere sadiche che, semmai, leggono Novella 2000 ma impartiscono ordini terrificanti come Nick Nolte de La sottile linea rossa, e le diranno che quella creatura che vede è frutto della sua immaginazione, e che soffre insanabilmente di deliri allucinativi. Giù di farmaci e neurolettici potentissimi. Diagnosi schiaccianti, in poche parole, quest’Amber Heard il suo Johnny Depp che fu lo vedrà col binocolo. Ah ah.

Sì, ce ne sarebbero da dire su questa società del cazzo. Donne che lavorano nelle case-famiglia, accondiscendenti e prodighe verso i “malati”, e poi, finito il turno lavorativo di prese per il culo, ove dicono ai malati di contemplare le roselline nel prato, vanno sui siti di appuntamento per cuori solitari. E stasera è il turno di Armando, uomo che ha letto solo Il Corriere dello Sport ma è ricco, va in palestra e ha un uccellone che la fa godere come una matta… Domani invece è il turno di Michael, ragazzo del Texas che vive in Umbria ad Assisi perché, dopo aver cavalcato tante mucche, ora sta cercando di avere una vita ascetica da San Francesco. Ma la donna della casa-famiglia, frustrata a mille, nel tempo libero l’ha circuito perché non desidera diventi San Francesco, appunto, ma parli alla sua passera. E diventi l’incarnazione del Fratello Sole, sorella Luna di Zeffirelli, versione erotica, molto spinta, del metaforico concetto di congiunzione di due sessi peraltro già ipocritamente espresso nell’ambiguo titolo della pellicola ignobile di Franco.

Ora, quando ero un adolescente, credevo come quasi tutti, che Le ali della libertà fosse un grande film. No, capolavoro non l’ho mai considerato ma ora, da adulto, lo considero proprio brutto, un film terribilmente falso e retorico all’ennesima potenza.

Le ali della libertà è un film per borghesucci che lo amano, mangiando grissini con la “capocchia” bagnata di Nutella, che probabilmente non hanno mai ascoltato Radio Radicale, e adorano i finti dolori e le tragedie rappresentate nel mainstream a stelle e strisce. Sì, perché Andy Dufresne forse non ha ucciso la sua donna e non meritava quella punizione mostruosa. Come non la meriterebbe nessuno. Ma questo qui, sembra che stia ad Honolulu, ha una calma olimpica, perde gli anni migliori della sua vita e, alla fine, con un altro povero Cristo come lui, concorda che, tutto sommato, la vita va avanti e con quella barchetta faranno il giro del mondo.

E se invece Andy avesse davvero ucciso la sua donna? Già il film non regge se ammettiamo che Andy fosse stato innocente, secondo voi potrebbe reggere, partendo dall’assunto che invece è un uxoricida dalla doppia personalità? Ah, certo, ha sbudellato la moglie solo perché l’ha tradito, e ora è pure libero come un uccellino. Bella roba.

Molto più vero The Night Of. La storia di un altro povero Cristo accusato di stupro e omicidio per un enorme equivoco giudiziario. Che, in attesa di giudizio, si mangia la schifosa merda più merdosamente vomitevole. Alla fine viene assolto, dopo che in quel carcere ha visto pedofili farsi fare pompini da ragazzini, uccisioni a mani nude, gente arsa viva, e chi più ne ha più ne metta.

E dire che John Turturro l’aveva capito subito che era solo un timidone…

Libero! Libertà! E infatti sta in riva al fiume Hudson completamente destrutturato.

Ma sì, andiamo al cinema, danno Han Solo: A Star Wars Story.

FORZA, coraggio!The Night Of

 

 

di Stefano Falotico

Questo non è un sogno, io sono il Signore del bene, do pene…


02 Jun

Sogno Signore del Male

BACK TO THE FUTURE, Michael J. Fox, 1985. (c) MCA/Universal Pictures -.

BACK TO THE FUTURE, Michael J. Fox, 1985. (c) MCA/Universal Pictures -.

Questo non è un sogno. Non è un sogno. Noi usiamo il sistema elettrico del tuo cervello come una ricevente. Non possiamo trasmettere attraverso interferenze consce. Tu ricevi questo messaggio come se fosse un sogno. Noi trasmettiamo dall’anno uno nove nove nove. Ricevi questo messaggio perché tu possa modificare gli eventi che vedrai. La nostra tecnologia è conosciuta da coloro che hanno delle trasmittenti abbastanza potenti da raggiungere il tuo stato conscio e la tua consapevolezza. Ma questo non è un sogno. Tu vedi quello che succede realmente.

Sì, questo alla fine, prima il messaggio è grammaticamente un po’ diverso in alcune parti e non si capisce perfettamente in alcuni punti. Che dice? Etere, miei eteri?

Ebbene, so che spesso vi svegliate dopo brutti sogni con una moglie satanica al vostro fianco, ma non è un sogno, vedete quello che succede davvero da anni incurabili e inculanti. Oramai ve la siete sposata e sapete bene che il divorzio è una bega. Allora vi date al bere. Poi, vi specchiate e sperate in un’altra dimensione, avete sempre sognato, appunto, di toccarla e compenetrarla. Di congiungervi idilliacamente, in maniera paradisiaca, alla vostra parte sanamente diabolica da sempre rinnegata per esservi attenuti a un lavoro mendace da impiegatini comunali. Quando invece potevate gioire dell’immensità delle vostre esistenziali complessità.

Questo non è un sogno. Non è un sogno. Mi sembra che abbiate dormito e sognato sin troppo. Svegliatevi. Noi usiamo il sistema elettrico del vostro cervello annacquato come una ricevente. State ricevendo? Toc toc, c’è nessuno in casa? Siamo il vostro ritorno al futuro. Noi non possiamo trasmettere attraverso interferenze consce perché vi siete così tanto involgariti e, puttaneggianti, impigriti alla più mera carnalità, che pensate solo alle cosce. Trasmettiamo dall’anno due zero nove nove, sì, 2099. Il nuovo millennio è alle porte. Riceverete questo messaggio affinché possiate modificare la vostra vita di merda, prima di rimpiangerla. La nostra tecnologia è conosciuta da coloro che hanno delle trasmittenti abbastanza potenti da curarvi dall’impotenza, raggiungendo il vostro stato di cosce, di cose, nel conscio cambiarvi l’inconscio. Avrete nuova consapevolezza. Altro che guardare solo le scosciate. Coscienza! Ma questo non è un sogno. Vedete di muovervi.

 

– Scusi, ma lei chi è?

– Sono il Genius, un genio come Carpenter. Forza, coglione.

 

 

di Stefano Falotico

Nei bagliori della mia sofisticatezza io dormo sempre meno


24 May

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Cammino, e le noie perlustrano il mio corpo che non si fa persuadere da un’umanità allegra, sì, ma pervasa da allegria mortifera. E malata di alterigia. E prendo sempre più coscienza che le mie clausure son l’unica mia possibilità di salvezza. E persevero nella solitudine più incendiaria, che agli altri rattrista e invece per me è fonte di sana creatività, di letiziosa ubiquità del mio animo oggi qui e domani di là. Senza fissa dimora, così come dovrebbe essere l’animo di ogni uomo non ancor contraffatto dagli imperiosi dettami di una società edonistica, avvilente, la stessa società tanto da quelli di sinistra osteggiata, poi costeggiata, lambita e infine tristemente assorbita, combattuta a parole ma poi accettata e alla quale hanno abdicato, tutto sommato, di buon cuore. Il loro è solo finto malumore. Perché non hanno fatto niente per cambiarla, anzi, son stati i primi ad abbracciarla, soffocati dalle loro limitatezze e dalla necessità egoistica, come tutti, di tirare a campare come possono. O meglio come vorrebbero, come bramano in astratte fantasie retoriche, e poi dalla quale non sfuggono e si son lasciati intrappolare per meri fini utilitaristici e i soliti, abominevoli, solipsistici lor patetici stili mentitori.

L’altra sera ho rivisto, nel tepore silente della mia anima giammai dormiente, Essi vivono. E l’ho recensito finemente.

E poi ho pensato. Ah, quanta gente ha strumentalizzato questo film. Sì, quando uno si sente incompreso, si sente emarginato, ecco che trova la sua valvola di sfogo in questo capolavoro. E si rannicchia nel pensarsi illuminato, e al che gli succede spaventosamente che, sempre in maniera solipsistica, vede il film a modo suo. Il film allora, nei suoi occhi ottenebrati da un pazzesco soggettivismo, diventa il manifesto delle sue rabbie mai sopite, per un po’ riassopitesi ma invero sempre dal profondo del suo inconscio scalcianti. Ma non posso prendere seriamente questo tipo di persona. Perché è un bugiardo, uno che lui stesso vive di mascherate e pagliacciate. E il messaggio del film gli serve quando gli fa comodo, appunto, per declamare e sbandierare valori sociali di solidarietà e di risveglio delle coscienze, salvo poi tradire questa visione, a livello formale e teorico perfetta, nella quotidiana realtà, ove come sempre si dimostra insensibile, vile, fascista e asservito al più pigro consumismo soprattutto delle sue scarse vedute e dell’ostinata, incurabile sua mentalità bigotta.

Poi, ci sono quelli, e non starò a dire chi, che pensano in effetti bene. È un film contro la schiavitù del pensiero, un grido di ribellione per emanciparsi da un sistema di cose fasullo improntato soltanto al piacere individuale, e un atto d’accusa filosofico sull’ebetudine di massa. E allora costui dice che il lavoro, così com’è inteso nella società occidentale capitalistica, non dà niente a livello umano, perché in una società equa dovremmo lavorare solo 1 ora al giorno e poi avere i mezzi per poter godere delle nostre passioni e interagire costruttivamente col prossimo, nel fiorire d’idee brillanti, libere da ogni condizionamento e ipocrita dogma o precetto.

Però lui lavora 8 ore al giorno, perché comunque senza soldi non può andare avanti, e quindi ha accettato il conformismo dell’adattamento imposto dall’alto. E quel che gli rimane sono chiacchiere da Festa dell’Unità, perché il suo stipendio ce l’ha ma fa discorsi di sinistra per ammantarsi di rispettabilità e farsi accettare per un uomo che propugna valori nobili quanto poi vuoti perché da lui stesso non applicati nel giornaliero suo vivere. Stolto ma che si copre dietro una parvenza colta…

Non c’è da stupirsi dunque se oggi abbiamo una gioventù d’idioti ove tutti si credono Marlon Brando e continuano a farsi shooting dei loro bel visini quando invece non sanno recitare neanche la letterina di Natale dei loro agghiaccianti buonismi “politicamente corretti”. Son tutti all’apparenza belli, inappuntabili, con addominali scolpiti e sorrisi raggianti, ma in verità son più imputriditi e marci dei vecchiacci di ottant’anni.

E in questa riflessione vi lascio. Non ho più tempo da perdere coi cretini.

 

di Stefano Falotico

Genius-Pop

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