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Gli scrittori maledetti esistono ancora? Vivaddio, sì. E il Cinema, invece, scomparirà?


08 Feb

joker

Be’, io sono un tipo certamente difficile. Semplicemente, da tempo immemorabile, abbandonai le mie sacre spoglie per non concimarmi nella realtà giornaliera. Sono giullaresco. Ah, è nauseante il mondo (a)normale. Spuntano zoccole da ogni cantina e cooperativa sociale, i centri storici sono invasi da modelle palestrate che, pure in inverno inoltrato, mostrano la tartaruga in bella vista quando invero dovrebbero segregarsi vive e dare da mangiare al cane.

Queste sono donne che pensano solo al pesce e ancora credono all’oroscopo. Quello, che è Acquario, si sposerà con una Vergine?

Ma per piacere.

Eppure, baldanzose, anoressiche come acciughe, espressive come Nicolas Cage di Zandalee, cazzeggiano tutte in tiro, allupando gli sguardi vogliosi e bavosi dei maschi che, corteggiandole in modo sfacciatamente libidinoso, ardimentosi si riscaldano di voyeurismi focosi, scalmanandosi in branco al fine di concupire tali cagne in maniera lupesca e biecamente lussuriosa.

Sì, il mondo è oramai putrefatto, più sfatto di Alba Parietti. Donna bugiarda e infingarda, furba e sgambettante che, grazie alle sue scosciate epocali, mandò sulle montagne russe molti maschili o(r)moni dalle gambe corte.

Sì, l’uomo italiano medio è pinocchiesco. A differenza di Pinocchio, non gli si allunga il naso poiché, dopo una certa età, la cartilagine non si prolunga come la terza guerra della pugnetta, no, punica, terminata a Cartagine, bensì s’allunga qualcos’altro per le vag… e meno impudiche.

Ma cosa vagite? Ma che v’agitate? Siete uomini da porcile.

Sì, debbo ammettere di essere un duro, l’ultimo dei maschilisti. Nella mia biblioteca di cinofilo, no, da cinefilo, a fianco di capolavori come Arancia meccanica e il nuovissimo Steelbook di Joker, c’è un parterre, non so se de rois, sicuramente di bionde, rosse e more da far arrossire anche Woody Harrelson di The Walker. Ora, possiedo Control 4 con Brianna Beach e Filthy Family 09 con Kendra Lust. Gli altri posso regalarveli, sono già consumati. Accettate l’usato garantito e non di prima mano? Ah ah.

Non sto schizzando, no, scherzando, miei poveri bigotti e matti. Nel 2020, la dovremmo finire con le lauree, con gli allori, con Laura e pure con la Critica cinematografica vecchia da rincoglioniti impolverati.

Se vorrete tutta la vita ammirare Federico Fellini, cari miei vitelloni, io invece mi darò al “vitello tonnato”, godendo anche di molte donne sconsacrate. Mica come le acide. Sì, sono meglio le donne che non devono chiedere mai. Prendetele voi quelle che vi porteranno a Teatro. Semmai a farvi vedere Il malato immaginario. Cosicché, se già come mariti foste depressi poiché vostra moglie è più depressa di voi, completerete l’Opera con un ritornello tristarello andante, sinceramente andaste da un pezzo. In maniera auto-ficcante. Brillantissimi! Così è, non ci sono cazzi che tengano.

Per quanto riguarda i pazzi, avrei da illustrarvene. Tutti i pazzi sono coloro che, a differenza delle persone cosiddette normali, le quali non capiscono un cazzo, pensano a quella. Mi pare giusto.

A cosa dovrebbero pensare? A vincere l’Oscar? E una volta che l’avranno vinto? Se lo metteranno nel culo, appunto. Tanto, oggigiorno, non frega una beneamata minchia a nessuno dell’arte. Domani notte, Joaquin Phoenix vincerà. Da lunedì mattina, Rooney Mara scoperà un premio Oscar.

Quindi, pretenderà di più. Caro Gioacchino, andasti a cercartela. Auguri e figli maschi. Ah ah.

Ripeto, spolverate le belle statuine e tutte le principessine sul pisello. Fidatevi.

Le persone normali invece, essendo frustrate, pensano a curare i pazzi, sbattendoli nei centri di salute mentale. Sì, avrei da dirvene sulle psicologhe che si lasciarono imbottire dai pazienti più irrefrenabili.

Se i pazienti più surriscaldati davano alle dottoresse qualcosa per tirarle su, le dottoresse regalavano loro pure la dimissione psichiatrica dopo aver ricevuto tutta l’emissione da ragazzi non tanto nella testa cresciuti, quindi da reparto pediatrico, bensì molto sviluppati per il reparto geriatrico.

O no?

Donne che vivono di missioni, si capisce. Noi, figli della generazione di queste malate di mente assai frigide, patimmo offese delle più discriminatorie e castranti, cazzo.

Sì, soprattutto in Italia, se compri un film porno, ti dicono che devi lavorarci su e migliorare.

Perfetto, questo film, in effetti, non è il massimo. Compriamone un altro. Oh, qui c’è da lavorare tutta notte con una sola pausa caffè quando India Summer versa la schiuma del cappuccino.

No, onestamente non mi vedo sposato. Stare assieme a una rompiballe che vuole da te sempre che tu sia cazzuto e figo.

Ah, chi vinse Sanremo?

Be’, ancora non si sa.

Continuate a farvi le seghe sulle canzonette e sulle mezze calzette.

Vado a sfilare, ora, una calza.

Quindi, leccherò una donna gelata.

Voi, teste di cono, amate i ghiaccioli con le palline, no, praline?

No, è per chiedere.

 

di Stefano Falotico

 

La critica moderna, guidata dagli youtubers Joker Marino, Federico Frusciante, victorlaszlo88, Lorenzo Signore, Mr. Marra vs la Critica accademica


17 Jun

james-deanOra, saltate questo lungo preambolo se non amate l’autoironia, la Critica sui generis e passate al capitolo 2 che verte sulla questione enunciatavi nel titolo…

Comunque sia…

Lo spettatore amatoriale che critica i critici veterani è triste quasi quanto Paul Schrader che girò un film con James Deen e più moscio di Richard Gere de Il primo cavaliere?

Sì, ho scritto James Deen, non James Dean.

James Deen è la nemesi di James Dean. Tanto Jimmy fu la simbolizzazione, per quanto mitizzata volgarmente, romanzata, empiamente stilizzata della gioventù bruciata piena di palpiti romantici, d’eterna inquietudine combattiva, d’incandescente purezza sentimentalmente travolgente, ovvero l’incarnazione della rabbia giovane quasi appunto malickiana, oscenamente mistificata però dai cultori e fautori bassamente giornalistico-giovanilistici, appunto, cioè adulti rincoglioniti idolatri e nostalgici delle giovinezze lor perdute nella panza e nella corruzione da riempire e infangare di triti luoghi comuni insopportabili ché, a loro squallido ardire, è bello ardere e identificare in modo pressapochista nella distorsiva nomea iconica d’una idealizzata, forte, eterna sindrome da Peter Pan e nella stupida magnificazione bambinescamente cazzuta de Il selvaggio, quindi a erezione, no, elevazione di nostalgie ed elegie brandiane e coppoliane, Rumble Fish docet, santificanti e dunque limitanti, al solo scopo… mercantilistico e superficiale, agiografico e banale, semplicistico e oserei dire scandaloso, scostumato, vergognoso di alzar in auge quella… che è invero l’emotiva complessità di un periodo importantissimo della vita di noi tutti, cazzo, dicevo… mi son perso fra anacoluti dal costrutto sintattico più articolato di un infinito rutto brutto… in parole povere, James Deen, il pornoattore osceno, è un misogino edonista mostruoso e marcio, un sodomita violento e ai limiti della legalità delle donne comunque più vicine alla femminilità animale, quindi di Dean ha solo il nome.

Deen è uno sgorbio e ha storpiato pure il fantastico cognome del protagonista della Valle dell’Eden.

E The Canyons è un film impresentabile non perché io sia un moralista che fatica/chi a digerire l’idea che lo sceneggiatore de L’ultima tentazione di Cristo abbia ficcato… Dean nella sua porcata per rendere Autofocus la sua bischerata, no, capisco benissimo che dietro questa sua scelta di casting via sia un’idea meta-cinematografica pari quasi alla metafisica di Taxi Driver, comprendo appieno che, così facendo, Schrader abbia voluto eccentricamente omaggiare appunto sé stesso, essendo lui un calvo cineasta solipsista e calvinista, ossessionato dalla carne, da temi come il peccato, l’irredenta natura ambigua del sesso e dell’amore in una società andata a puttane più delle clienti di Woody Harrelson di The Walker o del super figo Richard Gere di American Gigolo, no, non è questo il punto. Nemmeno G.

Il grande Cinema è splendida finzione. American Gigolo è un bellissimo film proprio perché non c’era John Holmes a interpretarlo. Non so se mi stiate seguendo. Bensì appunto v’era Gere.

Forza, sveglia, non dormite da ghiri!

Un sex symbol, certo. Che peraltro sarebbe divenuto totalmente tale soltanto dopo questo film. Richard Gere, un celeberrimo donnaiolo incallito che è stato sposato a Cindy Crawford, l’unico stronzo di classe che poteva permettersi la lussuria, no, il lusso di essere il protagonista della pellicola All’ultimo respiro, remake neanche tanto malvagio, a darla tutta, no, a dirla tutta, di Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard, recitando spesso semi-ignudo in piscina assieme a quell’ex Femme Publique immane e stra-gnocca di Valérie Kaprisky, donna impudica e pubica, senza far rimpiangere del tutto l’originale puro.

Evviva le guerre puniche!

Ma Gere è un attore coi contro-coglioni, non schizziamo, poveri idioti schizofrenici, e soprattutto… non scherziamo.

Guardatelo ne L’incredibile vita di Norman oppure ne Gli invisibili. E capirete che, oltre al sempiterno fascino virile da piacione, v’è sempre stato molto di più, miei cazzoni.

Richard Gere è uno che ha sempre saputo eccome il fallo, no, fatto suo. Un attore con due palle così.

E qui ci vorrebbe, a gridarvelo in faccia, Mario Brega di Un sacco bello, così come urla infatti al figlio scemino che Don Alfio è uno di Chiesa che la sa lunga.

James Deen è il peggio del maschio, roba che Bobby Peru di Cuore selvaggio, cioè Willem Dafoe, vale a dire uno degli attori preferiti di Paul Schrader, neanche a farlo apposta, se lo tromba più velocemente di un’eiaculazione precocissima senza neppure cagarlo di striscio.

Paul Schrader, che film merdoso che è il tuo The Canyons. Per fortuna, ti sei rifatto con First Reformed. Sennò ti avrei spedito a fumarti un cannone…

Sì, un tempo, ai due giorni di leva, chiedevano ai ragazzi se amavano i fiorellini. A me chiesero come mai mi piacevano i tortellini ma non gradivo molto le bolognesi.

Se qualcuno rispondeva sì ma, alla domanda se gli fosse piaciuto fare il fioraio, rispondeva che, altresì, amava la natura colorata e bella eppure al contempo non si sarebbe mai sognato di fare il giardiniere contento o di vendere rose rosse alle donne innamorate non solo di Richard Gere per una vita apparentemente felice, ecco, a questo qualcuno prescrivevano la visita dallo psichiatra.

Io sono il Joker, anche Matthew Modine di Full Metal Jacket.

Se costui si opponeva a questa sorta di castrazione psicologica assurda, lo riformavano. Ma non rilasciandogli la patente di uomo troppo dolce ed educato, dalle buone maniere sensibili non pronto a un mondo guerrafondaio manieristico di fascisti-filonazisti, bensì lo rispedivano al mittente con la patente discriminatoria di frocio assai prossimo alla demenza.

Sulla lettera, diciamo, di dimissione non v’era scritto esattamente frocio bensì eufemisticamente lo si mandava a cubiste, no, a cubitali lettere, a quel paese poiché non ritenuto macho abbastanza e dunque adatto, oddio sto morendo, a una vita da duro che tutti incula.

È questo che ci ha insegnato la nostra Italia. Complimenti, valori di “sana e robusta Costituzione”.

No, non ho nulla da dissentire in merito. Come no? Infatti io ho svolto il servizio di obiettore di cosce, no, di coscienza.

Detto ciò, non traviate le mie parole, non travisatemi.

Tutto quest’ambaradan, questo pen(s)oso panegirico per arrivare a una questione che mi sta sinceramente più a cuore.

Sì, tutti questi damerini, questi (ig)nobili figli di papà di vent’anni che non se lo sono mai fatto a dovere, mi stanno sul culo.

Se avessi detto che mi stanno in un posto simmetricamente perpendicolare allo sfintere, mi avrebbero pure tolto la possibilità di obiettare e dire la mia. Vi pare normale?

A noi, critici e figli della generazione X, forse con una Lancia Ypsilon, uomini “Smart” insomma, chi spezzerà delle lance in nostro favore? Ah, non ci disprezzerete e dunque l’anima non ci spezzerete.

Vi faremo a pazzi, no, a pezzetti, a pezz(ent)i. Paz e devi avere Pazienza, anche Andrea…

Dobbiamo mettere i puntini sulle i e anche forse su quelle greche, non siamo probabilmente dei latinisti e amanti dei peplum ma forse adoriamo i piedi femminili, siamo feticisti di e come Tarantino?

Siamo misogini come James Deen o come Stuntman Mike di A prova di morte?

Odiamo gli attori cani, dunque non siamo dei cinofili, bensì solo dei cinefili?

La domanda sarebbe da porre al mitico Ignazio La Russa. Vi ricordate?

Incorre in un frequente lapsus il candidato di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa mentre si rivolge a Luca Miniero, regista del film Sono tornato che ha come protagonista il Duce: “Un film troppo commerciale…”.

Alcuni sostengono che io meriti molto più successo E che i miei circa 370 iscritti al mio canale YouTube Joker Marino siano davvero pochi. E sul modello 730 abbia poco da recensire…

Ora, noi siamo bravissimi, in effetti. Spesso, lo dico orgogliosamente, siamo più intuitivi, colti e preparati di gente che scrive, dietro fior di quattrini, per quotidiani nazionali.

E mi riferisco naturalmente, oltre che a me stesso, ai succitati Frusciante, Victor, Signore, forse anche a Willy Signori e vengo da lontano.

C’è chi ha mille iscritti al suo canale e chi invece 100 mila. Chi invece ne ha tre, ovvero sé stesso e i suoi genitori. Io non sono invidioso di chi ha più di me. Chi fa da sé…

Dunque, lunga vita a Fede, nostri fedelissimi.

È meglio insomma Falotico, detto Falò delle vanità, oppure Francesco Alò?

È meglio Mereghetti o le sorelle Laura e Luisa, figlie di Morandini?

Chi è nato prima? L’uovo o la gallina?

E Falotico è una gallina dalle uova d’oro? Cioè, quasi (a) gratis, continua a fare le video-recensioni di film altissimi ma, se fosse andato, ogni santo giorno, al semaforo di Via Prati di Caprara, per elemosinare du’ lire, forse oggi avrebbe più soldi?

È un critico amatore pur non essendo un armatore, è un amante della più elegante Ars Amandi e un adoratore del Cinema bello, non bellico, quanto i migliori film di Elia Kazan? Oppure era meglio se fosse nato davvero come Antonella Elia?

O è invece un cazzaro, un casinaro, un coglione, per farla breve e sveltina?

Siamo tutti pirla in questo mondo?

E perché mai sfruttarono la virilità grandiosa del magnifico Richard Gere a uso e consumo delle donnette che hanno sempre utopisticamente sognato di vederlo nei panni di Lancillotto?

Tornando a La Russa, stamattina uno in radio, un lavoratore stacanovista e bravissima persona, a tale domanda fattagli, ecco, ha risposto così:

– Che cosa faceva nella vita jean-Jacques Rousseau?

– Russò.

 

Invero, non fu una domanda ma una barzelletta raccontata dallo stesso radioascoltatore che, finito di spararla, volle puntualizzare che lui, oltre che lavoratore duro, è un grande musicista.

Ci siamo capiti. Ho detto tutto. Noi siamo più bravi dei cosiddetti critici da cui tutti pendono dalle labbra ma forse ha fatto bene James Deen a buttarla in vacca.

Se proprio ci andrà grosso, no, grassa, potremmo pure campare con un mezzo stipendio ottenuto dalle visualizzazioni, ma non potremmo mai permetterci di avere la villa a Mulholland Drive.

Noi continueremo però, resilienza e Resistenza permettendo, ad amare alla follia Lynch, vedendo Naomi Watts e Laura Harring col binocolo e invece il Pinocchio Deen vedrà gnocche a tutt’andare, sgranocchiandosele, le gambe sgranchendosi, scrocchiandosi le nocche, pieno di balocchi, no, baiocchi.

Chi ha occhio, no, orecchie per intendere, intenda. Altrimenti, se non volete starci a sentire, c’è sempre la RAI.

Evviva noi, youtubers a cazzo loro, gli altri sono tutti troioni.

Perciò, arriviamo al punto cruciale, alla morale della fav(ol)a:

se James Dean interpretò Il gigante, se James Deen è un cane e La Russa un cinofilo, perché Falotico non può essere un cinefilo normale?

Dio can’!

 

di Stefano Falotico

01 Jan 1955 --- James Dean --- Image by © Sunset Boulevard/Corbis

01 Jan 1955 — James Dean — Image by © Sunset Boulevard/Corbis

Quando un refuso, una sola consonante può renderti un attore porno in pochi secondi


18 Nov

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Sì, è bello dialogare con donne molto belle parimenti al mio fascino bestiale. Ed elargire loro perle d’inaudita galanteria. Così, mentre lecco il tiramisù, loro me lo rendono cremoso. E scucchiaio di gran succhiarmi tutto il cioccolato.

A parte gli scherzi… io ho varie foto personali che non mostro a nessuno. Foto affatto hard ma nelle quali esibisco il mio torso ignudo, i miei bicipiti tosti e i miei jeans sdruciti che potrebbero indurre a toccatine prelibate per irrobustire altri muscoli…

Al che, incuriosita, una di queste damigelle, attratta dall’uomo misterioso che sono, con educazione da principessina del Galles, mi scrive:

– Non fare troppo il gallo. Abbassa la cresta. Siimi più diretto. Voglio che tu ti sbottoni, spellati quando parli con me, sei troppo freddo, distaccato. Con me, devi aprirti. E mostrarti per quello che sei. Con me non devi avere inibizioni, non farti delle seghe mentali, spogliati di ogni falso pudore. Dai, cazzone.

Ecco, giusto per iniziare, puoi mostrarmi delle foto tue intime? Sicuramente, nascoste da qualche parte, ce le avrai.

Su, caccia fuori le palle. Fammi vedere… quanto ci sai fare. Espelli la tua personalità.

, moderiamo l’avance. Mi sembra, ma forse è una mia impressione, che tu stia spingendo oltre il consentito. Consentimi di donarmi a te in totale rilassatezza, in souplesse, non mi piacciono le donne un po’ indelicate che mi spingono ad “atti impuri” con inusitata durezza. Adoro la lentezza, la ficcante lietezza.

– Che cosa? Che cazzo dici?

– Insomma. Vuoi vedere il cazzo? Qui non ho cazzi miei da mostrarti. Al massimo, se proprio stasera ti senti sola e hai bisogno di una “mano”, beccati questa foto. Sono senza canottiera.

Uhm, la sto vendendo.

– La stai vendendo? Io non sono vendibile a nessuno.

– Scusa, volevo dire che la sto vedendo.

– L’hai vista solo tu?

– No, anche la mia amica. Adesso la mando anche alle altre.

– Che cazzo fai, zoccola maledetta?!

– Ma dai, non si vede niente. Stai qui come Tarzan in mutande e la faccia di Richard Gere. Non ti sputtano mica.

– Ah no? Non violare la privacy.

– L’ho già violata e ora ce l’ho violacea. Presto sarà molto rossa. Non ti dico altro, sennò arrossisco subito.

– Ti blocco, mignotta.

– Sì, puoi anche farlo. Ma l’ho già data in giro a tutti.

– Ah, su quello non avevo dubbi.

 

Insomma, credo all’amore? La canzone 9 primavere di Ermal Meta fa schifo. Credo al sesso? Sì, quando nessuna mi rompe le palle.

Sostanzialmente, torno a mordermi un ghiacciolo.

 

di Stefano Falotico

Conversione scorsesiana di mio De Niro mohicano


27 Dec

D’Oscar paciniano amato per quanto l’esistenzialismo vien ripudiato dai “moderni”
Ho sempre adorato il Cinema classico, dunque i classici. Non è luogo comune definirli tali, sebben s’abusi di tale termine e tutti se ne riempiano la bocca, come un bambino che si strafoga di ciambelle e “marina(ro)” è “squola” d’un “q” placidamente conficcato nel suo disgustoso “palato”.

Rammemoro, fratelli involgariti dalle nuove (bio)etiche di massa (biblioteche schifose, mie p-esche) di quando ero Luce quantica e di come, sebbene sia evoluto in tanti camaleontismi alla De Niro di mille volti, non svolterò per un “involtino” che sbaciucchi una “tenera” dolcezza. Melancholia è un mio diritto dinastico, parola che, uditene il respiro sonnecchiante, morbida si posa sui miei occhi mentre navigo nel “maestrale” dei maestri che tesserono la fibra “sintetica” dell’Uomo sonnambulo tra questi frivoli col “passamontagna” delle emozioni raffreddate. Poiché io sento, e il mio sentir si coniuga al diverso cogliere anche il lieve lievitar in cui, sottile ed “equivoca”, la rugiada delle aurore mi solletica nel risveglio di buon’ora. D’allietar di caffè che stuzzican il linguino, zuccherati su sobrio balcone di me, il Papa, in tonaca “ambigua” e soprattutto intonato al cantico creaturale degli usignoli, versando la cenere sul capo dei “caporali” che, ogni mattina, dopo adeguato “scodinzolio”, son gatteschi da padroni dei cani d’urine non esaminate della loro malattia venerea più funerea, il “feretro” all’amore prostituito in vane lotte per “poteri” d’accasar al poder terriero da “piantagrane” delle bombe omicide atomiche ma “idrofile” nel coton’ “inciuffato” su movenze guardinghe da detentori che si professan “dottori”.
Dottori di che? Qui, l’unico erudito son io e, della loro rude durezza, me ne beo, modulando un “belato” che “agnellizza” la mia identità di beffardo leone dal ruggito covato per “benedirli” con mio pelo arruffato e spesso “buffo” fra chi, davvero, è Puffo.
Plof, di tante ambizioni s’incravattano, quanto di fogne son già afflosciati nella melma delle crudeli animalità. Fra quelle merdose “onde”, io sondo quando non ho sonno, lor declaman che sanno ma io vi dico che chi seppe non è da presepio ma Uomo col bastone come il padre del Cristo, cioè Giuseppe.
Uno che fu più vergine di Madonna, la Ciccone. Anche se, da alcune versioni della Bibbia, ho appreso che pare fosse corteggiato dall’asinello, nel “dietro le quinte” della più “grande storia mai raccontata”. Oggi, tali scandali van di moda. Se Giuseppe fu il padre putativo di Gesù, in Parlamento van a puttane e basta. Con tanto di “vestito bianco” della Carfagna, una che, ogni Notte, ha un bue “indiscreto” sotto le coperte e poi, alla Luce del Giorno…, copre gli altarini sopra uno sgabello. Eh sì, una finta cammella a cui io, Re Mago di nome Gaspare, regalerò solo codesto “oro” senz’oratoria: “Ove c’è una casa d’incenso, ci son molti scheletri nell’armadio da incendiare, perché l’unica mirra è l’onesto che non ha mire dietro martiri altrui, cagionati da troppe ville al mare”.

Poi, torno dentro, e penso al grande Robert De Niro, pupillo di Scorsese e soprattutto sue pupille di Sguardo dostoevskijano.
Chi critica Paul Schrader, vada a mietere appunto le granate, è un guerrafondaio. Non come Gaspare, ma come il “Diavolo” Gasparri. Egli le spara ma poi manderebbe La Russa Ignazio in Russia? No, la loro è una guerra capitalistica “fredda”. Altro che “comunicazioni”. Van intercettati, e li scomunicherò!

Quindi, meglio il Bob ch’è l’immortale Travis Bickle. Uno in mezzo ai cannibali. Che sciacalli! Scorrazza tutti e lo ficca… ai papponi. I “grandi uomini” gli scoreggiano in faccia, definendolo un “fallito”. Lui, falotichescamente, tira fuori la “pistola” di forma fallica e, in sfianca quest’Italia che pen(s)a solo a fotterla nei fianchi. Travis se ne sbatte.
Battone, ecco il “bestione”.

Chi non ama Scorsese, merita una scamorza. Io direi di più: va “smorzato”.

Subito, del “Beccati questo!”.

Firmato il Genius

(Stefano Falotico)

  1.  Il petroliere (2007)
  2.  Taxi Driver (1976)
  3. The Walker (2007)
  4.  Serpico (1973)

Genius-Pop

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