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JOKER: la sua plusvalenza nella società odierna e l’ignoranza del retropensiero degli uomini di panza


15 Nov

joker

Ora, chiariamoci, bambagioni e leggeri sempliciotti, detti gianduiotti. Dovete avere la pancia assai pienotta per pensare che, alla soglia del 2020, possa esistere ancora un inconfutabile status quo.

No, non usai a sproposito il termine plusvalenza. Di solito, dicesi, no, dicasi e trattasi di termine utilizzato in linguaggio economico e non cinematografico.

Secondo i titoli di Borsa, la plusvalenza è l’incremento di valore.

Dunque, in modo falotico e metaforico, adotto altresì questo termine, miei uomini abietti e bigotti, pieni forse di lingotti e il cui unico divertimento è mangiare panzerotti e prendere a botte quelle che considerate delle mignotte, per affermare in totale orgoglio che Joker è un capolavoro dai molteplici valori che cresceranno smisuratamente nel corso del tempo e accresceranno giustamente la sua nomea di film insignito, in modo sacrosanto, del Leone d’oro.

In Italia, dopo l’iniziale clamore e le sperticate lodi riservategli post-Festival di Venezia, Joker, a livello prettamente critico, precipitò nelle quotazioni dell’intellighenzia, a mio avviso assai poco accorta, avveduta e intelligente.

Sì, dopo l’esplosione di apprezzamenti a iosa, in Italia, molti sedicenti intellettuali d’infima categoria retriva, aderendo alle critiche poco lusinghiere ricevute da Joker oltreoceano da parte della Destra formata dai repubblicani conservatori, s’allinearono a questo stupido, poco innovativo pensiero comune da untori.

Pericoloso e fallace. Poiché, come sappiamo, Joker dice, anzi urla in maniera irosa e senza fronzoli molte verità che molta gente ancora, peccando di miserabile indifferenza e stantia ipocrisia atta, per l’appunto, a mantenere saldi i finti valori di un’insana, agiata, pigramente adattata borghesia, non vuole assolutamente sentire.

Michael Moore, nella sua disamina invereconda e tosta, fu molto chiaro invece riguardo i reali meriti di Joker, azzardando perfino nel paragonarlo a un capodopera che non ha nulla da invidiare alle opere di Stanley Kubrick. Soprattutto, facendo implicito eppur al contempo ineludibile riferimento ad Arancia meccanica.

Sì, Michael ebbe e ha ragione. Non voglio altrimenti ascoltare pareri discordi, quindi contrastanti e oserei dire guastanti l’unicità di tale masterpiece a sé stante, riguardo tale sua affermazione apodittica, miei catto-borghesi ancora legati a vetusti stili di vita falliti e stanchi.

Francesco Alò stroncò, con immonda superficialità, The Irishman e io lo licenzierei in tronco per tale sua video-recensione immediatamente da mettere al rogo in modo fulmineamente bruciante.

Ma su Joker fu lungimirante e illuminato come un Falò. Ah ah.

Andando a par(l)are sanamente, nella sua lunga esegesi, addirittura sul welfare.

Sì, come dico io, chi ha i soldi e dunque vive nel Paese dei Balocchi, eh già, si scompiscia di risate nel prendere per il popò, di sfottò, chi possiede invece saggi occhi ed è perciò un mitico Pinocchio.

Pinocchio seppe, fin dapprincipio, che si può essere principi nell’anima ma, senza una lira, si finisce nel ventre della balena e poi non riesci a pagarti nemmeno una scatoletta di tonno.

Ah ah.

Sì, è per colpa di te, moralista vecchietto, oh, mio italiano medio-basso come Geppetto, se i giovani sono nella mer(da).

Poiché i PD-idioti garantirono ai giovani la Terra Promessa ma seppero solo realizzare programmi politici con Tiziana Panella.

Una che di cosce è indubbiamente molto bella ma che, ogni pomeriggio, al di là delle sue fenomenali scosciate, ci propone e propina le solite litanie, sempre le stesse nenie, puntualmente la stessa retorica liturgia, intervallata solamente dalla sua gamba Sinistra che incrocia la caviglia destrorsa da cavallona che, con tutta probabilità, essendo faziosa a morte, adora pure Fabio Fazio e quest’Italietta rimasta ferma a Eros Ramazzotti e all’amaro Montenegro.

Ah ah.

L’altra sera, Salvini fu in Piazza Maggiore a Bologna. E i bolognesi, finto-comunisti, anziché recarsi in piazza per urlargli che è un incosciente pazzo, salirono su palazzo Re Enzo per scattarsi selfie con tanto di panorama della folla gremita.

Questa gente, insomma, si professa di Sinistra ma vuole, per l’appunto ipocritamente, solamente sindacare e stare lassù, nei piani alti, come il sindaco.

Qui a Bologna siamo pieni di maschere finte, parimenti bugiarde come il dottor Balanzone.

Uno che si spaccia per erudito, raffinato, coltissimo e sapiente ma, in verità, non soltanto non conosce Roma e dunque La Sapienza, ma non fece mai l’amore nemmeno con Giulia Sapienti.

Io sì, Giulia lo sa e io, come Gianni Togni, rimango un personaggio da circo perché mi piace pure la figlia di Moira Orfei.

Sì, in passato vissi di fantasie e fui considerato un lebbroso come Arthur Fleck, fui talmente depresso che la gente pensò che soffrissi di qualche distrofia muscolare come Elephant Man.

Fui considerato un meno(a)amato come Sly Stallone di Cop Land, ovvero un pachiderma sordo, tonto e sognatore che, come dice Harvey Keitel lo stronzo, credette che davvero la canzone We Are the World fosse un’ode ecumenicamente realistica.

Sì, infatti lo è, ah ah. Ma se io non andai mai a letto con la mia Annabella Sciorra è solo, solo come un cane perché sapevo che lei, apparentemente così dolce, in verità vi dico che se la fece, che fece, non soltanto con Peter Berg, bensì persino col produttore, ovvero Harvey Weinstein.

Ah ah.

Su Joker, fratelli della congrega, sentii stronzate micidiali.

Mi toccò, no, Annabella non mi toccò ma, guardandomi così derelitto, se le toccò perché si dimostrò, in tale occasione, donna con le palle, anziché un’ipocrita, bastarda vigliacca, ah ah… dicevo, se la toccò, ohibò, no, sto cercando lavoro sul celeberrimo, felsineo Mercatino di Annunci Gratuiti, Il Bo, no…

Dicevo, mi toccò pur udire che Joker è un film senza stile, dunque pure brutto, cioè una merdata, a livello tecnico.

Quest’oscenità non fu cagata da gente del liceo, bensì dai più imbecilli degli istituti tecnici.

Ho detto tutto.

Ebbene, Joker verrà candidato all’Oscar, oltre che per l’interpretazione da Magistrale, no, magistrale e basta, oltre un livello puramente (da) professionale, ah ah, di Joaquin Phoenix, in particolar modo per le categorie tecniche, vale a dire montaggio, fotografia, sonoro e chi più ne ha più ne metta.

Sì, amici, mettetele tutte qua sul letto e io penserò a (s)truccarle. Ah ah. Con me si sciolgono e ogni loro imbroglio da professoresse falsamente crocerossine, eh sì, io disinfetterò, smacchiandole con l’alcool e poi macchiandole in cul’. Ubriacandole di amore così tanto che impazziranno e dovranno ricoverarle per colpa della loro febbre a 90°.

Basta, infermieri, tenetemi fermo, voglio restare infermo. Facciamo tutti del casino. Che avvenga in casina, in cascina o in cantina, non c’importa che si chiami Tina ma basta che si chini.

Sì, siamo stufi della varechina. Vogliamo anche una valchiria.

Ecco, ora sto esagerando. Sì, adesso potete darmi un calmante.

Preferisco, se voleste essere così cortesi d’accordarmelo, un Valium. Non ficcatemi in bocca dei neurolettici, sennò chiamerò io la neuro e vi legheranno al letto.

Ah ah.

Ecco, questo mio scritto all’apparenza potrà sembrare una stronzata, la classica faloticata. Quindi, penserete che io sia impazzito nuovamente.

No, siete in malafede. Voi pensate malissimo, il vostro pensiero riposto crede che io non stia composto e vada ancora ristrutturato. Impostori!

È una società destrutturata, scomposta, insomma, ora vanno messi tutti ai loro posti.

Non esiste più il posto fisso, fissa di una generazione andata a puttane.

Vogliamo essere salariati e non più angariati, non vogliamo più pen(s)arla come le cariatidi, bensì la pellaccia venderemo cara.

Eh sì, mi sa che, continuando con questa società (s)fatta d’iniquità, dovremo darlo via, esattamente sui viali.

E dire che c’è gente che mangia il caviale e che, per l’appunto, Tiziana Panella è così figa e vogliosa che non sarebbe soddisfatta neppure da un cavallo.

Oddio, che cazzo ho detto?!

Oddio, chiedo perdono. Ma almeno prima, dall’alto dei cieli, il Padreterno mi dia per borghesia, no, per cortesia, un edilizio condono.

Dammi, iddio, anche un Condom perché chiesi al mio vicino di casa, un normale condomino, di darmelo ma è da an(n)i che se lo fa e non ha mai tempo nemmeno per ficcarlo in quel posto alla moglie.

Insomma, siamo fottuti.

Dapprima a sangue sfottuti, quindi cornuti, mazziati ed evviva Anna Mazzamauro.

È sempre stata un cesso ma almeno, a differenza di queste attricette tanto belline ma incapaci, non recitò con attori water come Nudo Walter.

Recitò con Paolo Villaggio. Uno a cui non avresti dato nulla perché, a prima vista, poteva sembrare lo scemo di The Village.

Cioè Adrien Brody, invero Il pianista.

W la follia, il folle incita la folla. W Don Chisciotte, amico, dammi un altro Chinotto. Non ho però bisogno di un braccio destro leccaculo come Sancho Panza, bensì di uomini senza braccini corti.

Sì, il Falò è un uomo puro e lo dimostra questo post che scrissi precisamente un anno fa.

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di Stefano Falotico

Sono molto ambito in quanto, a forza di non svendermi, devo regalare le mie cassette al mercato ortofrutticolo, anche quelle delle arance meccaniche


09 Jul

arancia meccanica alex

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Sono un uomo del Paleolitico? Sì, fra poco lo sarò ma potrei diventare l’uomo più ricco del mondo se vendessi tutte le VHS e le mie memorabilia…

Sì, da tempo un dubbio amletico di natura economica sta tormentando le mie notti insonni. Spesso, in piena notte, quando non chiudo occhio, sognando soltanto di fare l’amore con una ragazza della quale non posso farvi il nome ma soprattutto al momento non posso farmi, donna estasiante che vagheggio fra mal di pancia insopportabili e lancinanti desideri miei platonici insoddisfatti che curo parzialmente bevendo latte non tanto scremato e leccando la morbida panna di un cono gelato dell’Algida, donna, sì, caldissima e algida per niente, immensamente bella che distrugge ogni mia trascendenza buddista, sciogliendomi come un delicatissimo crème caramel, donna godibilissima che vorrei assaporare in amplessi dolcissimi, palpare, carezzare col cucchiaio, gustare, snocciolare e leccare come un bignè, ecco, quando ciò funestamente accade… sto immobile a fumarmi una sigaretta e gironzolo per casa. Ma nella mia casa, adesso, vi sono pochi metri quadrati calpestabili.

È una casa sommersa da libri, riviste, dvd, locandine che penzolano, poster perfino dei film di Bigas Luna che accentuano la mia fame chimica, oserei dire eroticamente lupesca. E, tra le rifrangenze chiaroscurali dei raggi lunari mescolati torbidamente alle mie notti ululanti, dolorose e strazianti, questo casino pazzesco m’induce a essere come Armstrong, sia il jazzista che l’astronauta, e a cantare, appunto, Luna di Gianni Togni.

Comunque, al circo Togni ho sempre preferito quello della compianta e truccatissima Moira Orfei. Sua figlia ancora mi risveglia dai miei letarghi pachidermici da elefante. Al che, divento un domatore del mio leone che, rimembrando la vertigine perfettamente colossale delle sue gambe lisce, così stuzzicanti, provocanti e vellutatamente, diciamocelo, eccitanti, silentemente ruggisce eppur come un cavallo imbizzarrito anche nitrisce.

Dunque, sedato, si mette seduto e gli passa ogni fantasiosa voglia di averla nel mio letto per amori da ginnasti e da trapezisti.

Invero, Lara Nones, figlia di Moira, aveva delle belle gambe. Di viso però non era un granché.

Mentre questa mia agognata, anelata donna a cui spero di regalare un dorato anello ma dinanzi alla quale, più che leonino, appaio ai suoi occhi solo come un agnello un po’ porcellino, senz’ombra di dubbio è l’apoteosi seducente e maliziosa più avidamente irresistibile. Femmina fiera e felina, soprattutto mi ferisce, dunque assai ferina e non poco stronzina.

Una donna talmente bella che, se ci fai all’amore, poi ti sbattono… dentro poiché, dopo tanta idilliaca venustà dei tuoi irradiati sensi sventolati e sventrati, vai fuori. Non soltanto di testa.

Diciamo che i tuoi ormoni, surriscaldati più dei tropici, sono defenestrati perché vieni strozzato dal caldo equatoriale provocatoti da tale donna dalla bellezza abissale più dell’oceano Pacifico.

Insomma, se vedi questa qua, non puoi stare calmo, la sua forza erotica non pacifica proprio nulla. T’immerge sin da subito in emozioni più profonde di Atlantide grazie alle sue forme che scioglierebbero ogni orso polare dell’Antartico.

Annegando ogni tua voglia… ascetica. Ho perso la testa per questa, scusate. Che testa di minchia!

Di mio, sì, sono un testone.

Poche volte attestai le mie conoscenze, non solo culturali. A livello istituzionale, poche donne ebbi, diciamo, in maniera effettivamente, affettivamente copulante di fidanzamenti attestanti i miei flirt ficcanti.

Ah, vivo spesso di farneticazioni e poco di fornicazioni. Sono un uomo che fa della fantasia la vita stessa fatta e sfatta di leggiadria. Sono talmente leggiadro che fra un po’ anche se un ladro volesse derubarmi, eh già, constaterebbe che per lui sarebbe stato meglio se avesse passato la serata, guardando The Score con Bob De Niro.

Sono un uomo comunque molto ricco interiormente. Tanto ricco nell’anima e poco esteriormente che, cazzo, non detengo nessuno scettro. Sono un uomo talmente moralmente retto che vengo preso per storto e fesso. Detta come va detta, per un coglioncello.

Molti ragazzi sono mantenuti, quelli che perdono la brocca e danno di matto, combinando macelli, diventano anche detenuti. Di mio sono nudo e crudo. Libero come una libellula ma vedo poche farfalle. Né brutte né belle.

Anzi, ufficialmente sono solo come un cane. Dato che non sono sposato. E non dipendo da nessun padrone.

Di contraltare, ho degli amici fidati. Che vi credete?

Ma vi svelo questa verità: siamo tutti soli anche se pensiamo di essere capi del governo.

Pensate a Berlusconi. Nessuno l’ha mai amato davvero.

Voi dunque, prima di dichiararvi amati e benvoluti, accertatevi dapprincipio, miei falsi principi, di non essere adorati semplicemente da delle puttane e da dei leccaculo.

A livello prettamente personale, intimo e inconfessabile, forse potrei asserire di essere stato inserito socialmente a molte ragazze, diciamo, che apprezzarono non poco le mie risorse umane.

Detto ciò, tralasciando le mie toste esperienze sentimentali, la mia educazione sessuale, passiamo al culturale.

Sì, la mia casa è addobbata di oggetti, suppellettili, perfino di libri scolastici di mia madre. Libri che il Ministero della Pubblica Istruzione le regalava quando faceva la supplente, libri ove è contenuto molto sapere biologico ma che non trasmettono molta vita.

Le VHS? E che me ne faccio?

Le donne non amano più le relazioni vere, si son date al digitale.

Ma quale analogico! Leggo pure sui social, quindi non su siti di Escort, degli annunci pubici, no, volevo dire sconsideratamente, scandalosamente pubblici da parte di giovani donne intellettuali che sanno come vendere bene la propria merce. Espertissime di merchandising e, a quanto pare, provette conoscitrici delle dis-umane regole del mercato:

ciao,
sono una scrittrice plurilaureata. Allora, se compri mille copie del mio libro, vengono a diecimila Euro.

Però, se ne compri diecimila in più, io vengo a poco. Basta che, al totale, aggiungi 50 Euro e ti faccio il servizio completo, anale compreso.

 

Di mio…

Su eBay, cerco di vendere un filmetto ma non lo compra anima viva. Perché mai qualcuno infatti dovrebbe acquistare qualcosa di usato e riciclato, pagarmi perfino le spese della spedizione quando, oggigiorno, è tutto così scontato e viene a pochissimo?

Sì, il mondo si divide in due categorie:

chi è un wanted in quanto è un bandito come Eli Wallach de Il buono, il brutto, il cattivo e chi è pur sempre, sì, un ricercato.

Perché è come Clint Eastwood.

Ecco, perché si dice che Clint abbia carisma?

Lasciando stare i suoi mille capolavori, si dice così perché Clint a quasi novant’anni sembra ancora un figo della madonna mentre tu a venti pari uno già da tempo immemorabile messo a 90.

Come mai? Guardati allo specchio e datti la risposta. Anche la supposta.

Ora, se permetti, un’ottima tazza di latte mi aspetta.

E ricordate: chi la fa l’aspetti.

Al solito, i sospettosi e i malfidati equivocheranno quello che ho appena scritto.

Non volevo dire che chi fa lo stronzo deve aspettarsi di ricevere una pari bastardata.

Volevo semplicemente dire quello che ho detto, ovvero chi la fa l’aspetti.

Il fatto è questo, cioè che questa qui sto aspettando di farmela da circa tre anni ma lei stasera aspetterà un altro…

Ho detto tutto.

Sono un uomo che sa cosa vuole dalla vita. Vorrei questa tizia ma lei vuole tutti gli altri, tranne me.

Comunque, sono buono e stanotte inviterò tutti, traditori e non, cornuti e non, a berci sopra al Korova Milk Bar.

Capace che incontriamo pure Fabrizio Corona con una che si chiama Anna Milkova e prenderemo sia lei che lui per il culo.

Ci sta.

Dai, intanto passami la vodka.

 

di Stefano Falotico

E se la nostra società, dalle fondamenta, fosse tutta sbagliata? Testardi fino in fondo come Eastwood… dobbiamo essere


07 Mar

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Sì, quest’idea sta assumendo in me, col passare del tempo, sempre più un netto, inequivocabile convincimento. Dettato dalle relazioni sociali che avverto, nel mio intimo, deludermi sempre più profondamente. Finte, basate sull’apparenza, mendaci e mentitrici della nostra essenza più lieve e armoniosa.

E questo discorso vale anche per il Cinema. Nelle scorse ore, in maniera anche colorita, pindarica, giocosa e beffarda, mi son espresso in termini molto radicali su Stanley Kubrick. Potete trovare i miei scritti qui e ravviserete che non mento.

No, Stanley Kubrick, a eccezion fatta di un paio di film, lo trovo sopravvalutato. E poi mi par davvero noioso che si celebrino sempre gli anniversari della morte dei cosiddetti geni.

Incominciate a ricordare le morti, innanzitutto, dei vostri cari. Anche se erano uomini e donne stupidi. Chi se ne frega? Forse vi hanno dato più di questo Kubrick.

La gente guarda Shining alla tv e semmai ha aspettato questo momento da mesi eppure è abbonata pure a Netflix. Ove Shining è stato aggiunto ben prima della sua ennesima, insopportabile, nuova, perentoria messa in onda.

E, con estremo orgoglio, ben conscio di ciò che dico e penso, senz’alcun pentimento o vaghi ripensamenti, affermo qui, così come ho asserito puntigliosamente, che Stanley Kubrick, dinanzi a Clint Eastwood, sfigura e non poco.

Il Cinema di Kubrick è moralistico, pedante, misantropo, pessimista, un’ecatombe filmografica delle sue mai sopite e curate ansie.

Non voglio con ciò dire che bisogna essere retorici e sentimentalmente ruffiani. Ma, appunto, spietati eppur romantici come l’insuperabile Eastwood.

Lui, sì, davvero maestosamente poetico, liricamente perturbante, sempre in lotta con un mondo per il quale, con sacrosanta idiosincrasia, sfacciatamente si è accanito e ancor si schiera apertamente contro senza andarci per il sottile. Secco, essenziale, magnificenza nitidamente vivente. Non so ancora quanto vivente ma fa niente…

Kubrick invece va oramai bene solo per i passatisti di un Cinema superato, didascalico, questo Cinema che vorrebbe insegnarci a stare al mondo. E trovo sempre palloso e osceno quando uno si eleva a maestro demiurgico e a educatore cineastico delle coscienze… anche cinefile.

Ciò va bene per le donnette che insegnano alle scuole per bimbetti. Un autore deve essere al di sopra di posizioni cosiddette discutibili e apodittiche. Non dev’essere un assolutista della vita ma un inventore di nuove traiettorie visive, emozionali e perfino di rivoluzionari punti di vista.

Kubrick è stato un rivoluzionario? Macché? Orson Welles lo era. Kubrick, tutt’al più, era un attento osservatore e un trombone.

Che poi i peggiori sono proprio i cinefili. Tocca loro i film “intoccabili” e vanno su tutte le furie.

Allora ha fatto bene, coraggioso all’ennesima potenza, Francesco Alò a dire la sua nella recensione di Cocaine quel che ha detto. In barba al corretto…

Sostenendo che Scorsese, in alcuni gangster movie, è stucchevole.

Sì, lo è. Nobilita i mafiosi e li fa vestire perfino da Armani. Anche De Palma l’ha fatto. Ma in maniera diversa.

Grande film Quei bravi ragazzi ma quante assurdità. I mafiosi sono persone cupissime, sole, folli e invece Scorsese ce li ha tratteggiati, sì, come dei farabutti figli di puttana e viscidi, ma anche come compagnoni da birre in compagnia e facciamoci du’ spaghi.

Quindi, sono sempre più convinto di abbandonare molte certezze della società occidentale, in particolar modo di quella italiana. Borghese, vecchia, legata a schemi e valori vetusti come il cucco.

Valori che, anche nelle sfere apparentemente più altolocate, paiono quelli appunto di cosche mafiose.

E infatti, ogni giorno che passa, ringiovanisco a vista d’occhio.

– Stefano? Hai sbattuto la testa e te la sei rotta per arrivare a dire che Shining è un film mediocre?

– No, mi ha proprio rotto.

 

In fondo, mi ha proprio stancato il mondo in generale.

Tanto io cambio ma il mondo no.

E questo gioco del vivi e fattela piacere anche se il mondo fa schifo… a lungo andare è più falso dei film di Kubrick.

Credo altresì fermamente che Bob De Niro di Cape Fear avesse e abbia ancora ragione da vendere.

Così come dice a Nick Nolte.

Questi qui s’impegnano… nelle loro professioni, per far carriera, per far soldi, per vestire bene. Ma non s’impegnano nelle cose più vere e schiette.

– Ci sei stasera? Devo parlarti di una cosa.

– Di cosa devi parlarmi?

– Sai, sto pensando seriamente di suicidarmi.

– Macché. Smettila. Fatti una passeggiata e una buona dormita. Vedrai che tutto si aggiusta. Ci sentiamo sabato. Ché usciamo, ok?

 

Tanto, arriva sabato e chissà quale altro film di Kubrick trasmetteranno e tutti staranno in casa a “goderselo”.

Forse, per quanto non lo abbia mai avuto in auge, aveva ragione pure John Lennon.

Continuate pure a guardare le vite altrui e un bel giorno, quando starete per morire, capirete che forse quel sabato sera dovevate solo farvi una bevuta.

Da veri ubriaconi, senza sovrastrutture, senza nulla.

Come i grandi saggi. Come forse solo Bukowski e i geni come lui.

 

E questo è proprio tutto.

 

 

di Stefano Falotico

L’Oscar mi sa che se lo cuccherà Malek, tu non ti cuccherai niente e ancora abbasso Muccino, “tecnicamente impedito”, io sono Ala(di)no


22 Feb

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Sì, l’Oscar se lo contenderanno Malek e Bale. Gli altri tre, Cooper, Mortensen e Dafoe che cazzo si presenteranno a fare al Dolby Theatre? Tanto per fare la faccina sconsolata quando sentiranno pronunciare il nome del vincitore? Che non sarà il loro. E far buon viso, è il caso di dirlo, a cattiva sorte?

Sì, se poi aggiungiamo il “figurone” dello smoking e i parties che verranno dopo, sì, andrei anche io a Los Angeles.

Capace che, fra un cocktail e l’altro, Willem Dafoe di mano liscia “pennelli” alla van Gogh il culone di Lady Gaga. Tradendo Giada Colagrande in un espressionismo colante suo facciale da vero cinico con tanto di spruzzata d’acrilico e acquerello di glande penna schiumante. Sì, GLANDE penna. Pura natura morta da pittore con tanto di sua risata sardonica da angelo diabolico.

Willem, il grand guignol fatto carne.

Oh, Lady Gaga è buona, molto buona. Infatti non gli rifilerà un mal rovescio e accetterà, a malincuore, la toccatina del volpone Willem. Che comunque, come detto, rimarrà a mani vuote come un coglione.

Ma, aspettando la Notte degli Oscar, io ritornerei sul Muccino. In parole povere, ha detto che Pier Paolo Pasolini era cinematograficamente un impedito a livello tecnico.

Sì, perché Muccino, considerata la limitatezza del suo cervello, è un diversamente abile. Come si suol dire, non ci arriva e dunque ha dei problemi di testa non trascurabili.

Ne ho conosciuta di gente così.

Ma mica normalissime persone con problemi veri. Definiti superficialmente dai borghesi mucciniani come degli interdetti e degli handicappati. Eh sì, questi mucciniani sono borghesi finissimi! Sono anche architetti! Costruiscono ville dorate e sanno, da stronzi patentati, decostruire gli “sfigati”.

Mettono su mattoni su mattoni, considerando chi non la pensa come loro un pazzoide. Sì, una mattanza contro gli immaginari matti. A Muccino permettono di darsi alla celluloide, ammorbandoci con donnette frust(r)ate con la cellulite. Roba da pazzi.

Torniamo su questi impediti tecnicamente.

Sto parlando di gente abilissima che si fa passare per invalida.

Gente che sbraita da mattina a sera. Persone indignitose come Gabriele. Prima splendono dietro maschere rispettabili, oscurando le loro personalità marce, quindi spendono ogni sera mille euro con un puttanone, dunque rimangono in mutande e gridano che non hanno un lavoro e a livello tecnico la società non ha permesso loro che potessero farsi una vita. Come no? Ogni sera, come detto, se ne fanno tante… ragazzi di vita!

Non so da dove spuntino quei mille euro a botta, ma sputano pure. Oltre che in bocca alla zoccolona, da accattoni, anche sul piatto loro da cialtroni. Tutto uno sbavare, uno sbrodolare, uno sconcio salivare, delirare e farneticare senza sconti, fornicare e inculare senza mai pagare il conto.

Questi cazzeggiano, cazzo. È gente cazzuta, questa, direbbe Al Pacino di Heat. Fottuta, no?

Sì, ce l’hanno con tutti. Con Berlusconi, accusandolo di averli rovinati. Berlusconi è il re dei puttanieri, è risaputo, ma che c’entra Silvio se a questi hanno offerto un lavoro come lavapiatti e loro invece volevano una vita da Cenerentola? Povera ragazza, invece questi sono bravi cazzi. E poi spengono mille cicche di sigarette sul posacenere, contattando una damigella su Instagram che, dalla faccia, non pare che sia proprio una pischella ma una donna “matura” che gradisce freschi uccelli e soprattutto offre i suoi buchi come le ciambelle a chi paga meglio di zucchero a velo fragrante. Sì, son ricchi come Agnelli ma recitano la parte degli agnellini. E regalano pure anelloni!

Sì, questi parlano e s’incazzano ma i soldi ce li hanno. Hanno giri loschi, troiai infimi e, grazie ai loro imbroglianti intrighi lerci, in un modo o nell’altro campano. Eccome. Anzi, sempre la scampano e un’altra si scopano.

C’è ad esempio quello del terzo piano del mio palazzo. Non è propriamente uno stacanovista. Ma ha il macchinone e carica un tanto al chilo (di droga?) varie zoccolone.

A lui girano davvero le palle…

A questo giro come butta? Quale buttana?

Sì, quello del terzo piano è uno che sa il fallo, sì, il fallo suo.

Mi dà l’impressione che, dopo tante prostitute, torni a casa e metta su, da “pusher” del lettore elettronico, il dvd di Sette anime.

Per un’ipocrisia appunto mucciniana.

Sì, Gabriele, per il film “verità” La ricerca della felicità, non ha mica scelto Marco Ceccinelli, ragazzo senza carisma che fa il bidello, ma Will Smith. U nerone bello bello. Per soldi bellissimi.

Uno che qualsiasi cosa tocchi la trasforma in oro.

Che poi manco è brutto del tutto questo film.

Una sorta di analisi pasoliniana, pauperistica del mondo c’è.

E ho detto tutto.

Bando alle ciance.

Ce la vogliamo dire?

Io non sono il Genie di Aladdin ma il Genius reale, in carne e ossa.

Ora, esprimete un desiderio e farò sì che si avvererà.

– Stefano, vorrei scoparmi Jada Pinkett. L’ho vista in Collateral.

– Uhm, qui non posso soddisfarti.

– Perché?

– Ora, la tua scopata con Jada sarebbe anche fattibile. Ma, se lo viene a sapere Will, saranno palate per te ma soprattutto per me.

Ce li hai i soldi per l’avvocato?

– Eh no.

– Nemmeno io.

 

Mi sarebbe davvero piaciuto essere il principe di Bel Air. Ma comunque vi faccio sempre ridere. Ripeto, andate a farvi fottere. Cazzo, ma questa è Arancia meccanica. No, solo un orange gustoso.

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di Stefano Falotico

 

Il Joker con Joaquin Phoenix sarà un monito contro la società odierna?


09 Feb

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Giunto alla mia età ho compreso che la vita migliore è quella immaginaria. Il resto è una zoccola

(Stefano Falotico, frase coniata ieri sera, 8 Febbraio 2019, da tramandare ai posteri).

Non lo so. In effetti, nonostante le mille voci che si sono rincorse, quel che in verità sappiamo, stando alle brevi ma incisive dichiarazioni di Todd Phillips, è che il film sarà appunto un pugno allo stomaco.

Non so se Phillips possieda la caratura necessaria per un pamphlet alla Arancia meccanica.

Quel che so, e sapete tutti, è che il film sarà ambientato negli anni ottanta, quando impazzò il rampante edonismo reaganiano. E che le atmosfere attingeranno al crepuscolarismo dark di Taxi Driver con echi potenti di Re per una notte.

E che vi sarà anche, appunto, Robert De Niro. Omaggiato, visti i due scorsesiani, illustri, succitati precedenti, dalla produzione. Non sappiamo ancora se Scorsese, così come inizialmente era stato annunciato, sarà accreditato come produttore o meno. Fatto sta che De Niro interpreta la parte di Murray Franklin, il conduttore di un talkshow notturno, frequentato da standup comedian di belle speranze.

Una sera come tante viene invitato in trasmissione lo sfigato Arthur Fleck. Giovane che crede di possedere un talento comico esorbitante. Ma Franklin lo deriderà pubblicamente. Lo distruggerà in diretta, infliggendogli un’umiliazione colossale.

Al che, il bravo ragazzo Fleck, macellato da quest’affronto ignobile, anziché frequentare uno psicologo, ché tanto non gli servirebbe a nulla, appunto, diverrà il Principe del crimine.

Capendo forse che i criminali non hanno tutti i torti a essersi schierati dalla parte del male.

Perché la società contemporanea, improntata sul culto dell’apparenza, della facile, marchettara maschera sociale, non fa sconti a chi non si adegua ai propri sballati, distorsivi canoni “educativi”. Anzi, infierisce colpo su colpo, continuando imperterrita a ridere di “gusto”.

Perpetrando emarginazioni a man bassa con scriteriata superficialità immonda.

In effetti, riflettiamo bene. Ponderiamo.

Fleck, scalognato, con un sacco di traumi alle spalle, con enorme ingenuità si dà al mondo dello spettacolo. Per cercare candidamente la sua collocazione.

Ma riceve un’altra punizione tonante.

A quel punto, quali altre scelte poteva avere, essendogli state precluse tutte le oneste strade?

Poteva, come detto, entrare in qualche cura riabilitativa e farsi prendere per il culo da psichiatri che hanno cinque attici a New York, i quali l’avrebbero trattato con compassionevole, finta creanza, consigliandogli di leggere filosofia orientale e brindare, nel miserere, alla vita quotidiana. E prenderla così!

Wow! Che vita ecceziunale veramente!

Semmai facendosi assistere da una di queste losche figure chiamate tutor che l’avrebbero indirizzato, oddio sto morendo, a un inserimento lavorativo squallidissimo. Ove il nostro Fleck si sarebbe svegliato al canto del gallo, avrebbe fatto colazione col Mulino Bianco, avrebbe timbrato il cartellino da sottopagato, avrebbe poi rincasato totalmente annichilito nell’amor proprio, si sarebbe collegato a un sito porno e avrebbe smanettato di brutto su Chanel Preston e compagnia bella! Vai, uomo duro!

Dimenticando l’arte, la poesia perché la società ora l’ha istruito a parametri sanissimi, serissimi, certamente, di “normalità” e produttività! Di efficienza, probabilmente solo di deficienza!

Questo è il mondo che avete creato, d’altronde.

Anche se onestamente devo confessarvi che ho vari Blu-ray con Chanel Preston. Tutti di ottima fattura e confettura. Sì, un culo notevole. Da prendere a schiaffi. Da inchiappettare senza badare a spese!

Come la batosta immane che vi siete meritati.

Cosa voglio dire con questo? Che dovremmo diventare criminali per combattere un sistema ottuso e ipocrita?

No, ma non possiamo neanche accettare un sistema idiota e ridere e ballare, facendo finta che il mondo sia davvero un posto meraviglioso.

Perché non lo è.

Io l’avevo già capito a tredici anni.

Infatti, nonostante tutto, Taxi Driver rimane il mio film preferito.

Sì, tanto la gente non cambia. Se ha fatto una porcata una volta, la rifarà ancora. E ancora e ancora, ad libitum. Perché si diverte da matti nel sadismo più trito e ritrito. E si sbellica.

Soltanto quando implacabile gli casca addosso un macigno, ci arriva…

Sì, dovete immaginare uno di questi tipi tronfi. Che se n’è sempre fregato altezzosamente di tutti. Pigliava per il culo i muti, gli omosessuali, i neri, i barboni, persino i professori.

Perché tanto per lui l’importante era il fine che giustificava il mezzo. Soprattutto quello che aveva in mezzo alle cosce! Giungere cioè a una certa età coi requisiti formali per sistemarsi e fare quel cazzo che voleva da mattina a sera.

Ma a un certo punto, ops, il piano regolatore ha subito un tragico collasso.

E dovete ora vederlo senza più amici poiché li ha traditi tutti, con genitori vecchi che non lo possono più difendere e nessuno che gli presti fede.

Che tristezza, vero, campione?

Come dicevi? Because you’re a mistake, drown, believe me.

Appunto.

L’unica cosa che ti rimane son tre zoccole che ancora leccano…, ammazza che schifezza, e uno scimunito più cretino di te che t’asseconda in ogni altra tua residua nefandezza.

Sai che bellezza…

Davvero una “rockstar”.

Potremmo candidarlo come re di Roma. No?

Benvenuto nel mondo reale, nostro principe “regale”.

Fa male? Povero ritardato?

di Stefano Falotico

Che vita da cani!, Il Falotico, in un video epico-sensazionale, è diventato Mel Brooks, e non è che Roma di Cuarón sia un granché…


15 Dec

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Avete visto Che vita da cani!?

Di quel genio di Mel Brooks. Sì, Mel è un genio, io invece sono il Genius.

Mentre Goddard Bolt, il suo personaggio nel film, è l’uomo più ricco del mondo.

La trama di questa pellicola è molto semplice: Goddard fa una scommessa con un altro uomo i cui soldi escono dalle orecchie. Scommette che riuscirà a sopravvivere per un mese intero, senza una lira, come si suol dire, anzi, senza un misero dollaro per le strade di Los Angeles, in mezzo ai barboni.

Perché vuole dimostrare che non è un caso se è diventato un uomo così potente e dal fiuto infallibile. Ché si è meritato questo privilegiatissimo posto d’onore grazie alla sua scaltrezza, al suo talento per gli affari, grazie alla sua innata perspicacia, alla sua invidiabile destrezza inaudita.

Insomma, non ha avuto solo del culo nella vita. Tutto quello che ha ottenuto, sostiene Goddard, è stato dovuto al suo Genius…

Ecco, negli ultimi anni, mi son successi, anche se non avuto tanti successi, dei fatti demenziali ai limiti dello sfrenato grottesco più inconcepibile.

Dovete sapere che, per molto tempo, un tempo immemorabile, la gente attorno a me non capì un cazzo riguardo alla mia persona.

Io decisi, molto prematuramente (e non parliamo di super-cazzole con scappellamento…) di esiliarmi dal mondo di tutti i giorni. Perché già stufo a quattordici anni dei miei coetanei, esseri alquanto rivoltanti, attratti solo dal sesso più lercio, indaffarati a spom… arsi con qualche oca mentre ai loro genitori volevano attestare di esser dei bravi figlioli, ottemperando a studi noiosissimi per ricevere un giorno un diploma, una laurea e qualche altro insulso attestato che a livello istituzionale potesse acclarare, in maniera ciclostilata, burocraticamente certificata, di aver adempiuto ai loro compiti…

Io invece, con enorme coerenza, con puntiglio cristologico, prediligendo la mia indole dannatamente metafisica, come detto, da tal porcile mi estraniai anzitempo. Preferendo la compagnia di molti buoni libri e di grandissimi film. E, se proprio dovevo render vivida, estemporaneamente, la mia carne fresca per attimi di piacere, placidamente, in totale comodità e anche pomposità, libero da sguardi indiscreti, con estremo pudore mi davo a soavi masturbazioni da asceta ambiguo, ascendendo al paradiso della bellezza, non solo femminile, in virtù… del mio farmelo tutto nel far un dolce c… o da mattina a sera.

Per via di questo mio atteggiamento, giudicato vile e antipatico, in quegli anni mi affibbiarono le patenti più ingloriose. Così, da viziato capriccioso come Macaulay Culkin di Mamma, ho perso l’aereo, la gente, tanto invidiosa del mio principesco stile di vita esistenzialmente lussurioso, frutto di un onanismo perenne e impunito, anche impudico, volle ingannarmi. E mi lanciò addosso infamanti accuse, trattandomi da malato di mente, sostenendo che soffrissi di disgraziati, invalidanti disagi psichici alienanti e, con screanzata villania, m’indusse a credere che davvero di qualche patologia fossi inguaribilmente afflitto. Che esseri ammorbanti!

Colpendo a muso duro per ridere di me da dietro le (s)palle, beandosi della mia tenera ingenuità romantica così postmodernista da uomo, qual sono, dadaista, delle mie fantasie cubista, costruttivista e immane, unico, amabilissimo, elevato surrealista. Tanta fu l’invidia e la cattiveria che alla fine crollai, dilaniato nel mio amor proprio per colpa di ricatti così bastardi. Mi dissero che dovevo amare di più l’umanità. E dire che io andavo matto solo per il seno di Melanie Griffith in Lezioni di Anatomia. Sì, credo di esser sempre stato un gerontologo. Soprattutto gerontofilo.

Quelle della mia età le reputavo sciocchine e non adatte alla mia già portentosa virilità matura. Adoravo le quarantenni, quelle donne inguainate in calze lisce dalle cosce accarezzabili e godibilissime.

Soccombetti dinanzi a tanto odio pusillanime e ogni stramba peripezia accadutami negli ultimi anni è stata da me finemente narrata nel libro Dopo la morte. In vendita sulle maggiori catene librarie online.

Una sorta di Arancia meccanica condita con frecciatine indirizzate alla cattiva coscienza di massa.

Raddrizzati! No, ce l’ho sempre più rizzo!

Ma, come dice il proverbio, non tutto il male vien per nuocere.

In questi anni, ho conosciuto davvero gente folle. Gente che strilla da quando si sveglia alle prime ore dell’alba sin a notte inoltrata, che ha chiesto l’assistenza sociale ai centri di salute mentale perché non riesce a reggere allo stress delle loro patetiche esistenze quotidiane. E abbisogna di stampelle psicologiche, di alibi consolatori, di assegni di mantenimento. E, a proposito di s-commesse, spera che dalle piccolissime vincite, derivate dalle puntate (non soltanto quelle di Beautiful) alla SNAI, possa rimediare qualche spicciolo in più a fine mese.

Alleviando le loro giornaliere sfighe nell’inneggiare a un populismo tristissimo, utopistico e a mio avviso controproducente, deleterio e squallidissimo. Piangersi addosso non serve a nulla! Se non a commiserarsi!

Ora, sperano nei 5 Stelle, per rivalersi di tutta una vita di merda. Ah, dopo aver passato l’esistenza fra le nuvole, ammirando il cielo appunto stellato, mi par obbligatorio che andassero a parar su Di Maio. Di Maio, no, di mal in peggio! Che pioggia! Piaggeria!

E poter brindare, alla mezzanotte di San Silvestro, con lo zampone e un babbo natale sotto braccio con la zampogna, maledicendo tutte le scalogne al fine di dimenticare, per pochissime ore di festeggiamenti ridicoli, la loro umana condizione di uomini messi alla gogna. Dovreste smetterla di metter in piazza le vostre vergogne!

Io invece, dopo tanti patimenti ingiustamente inflittimi, ho finalmente scoperto i valori veri della vita?

NO!

E allora? Ah ah.

Eh sì, nelle prese per il culo sono molto più bravo di voi.

Un po’ in tutto, sinceramente, eccello. E che uccello.

Sostanzialmente, ci rido sopra, su una bella donna ci schizzo anche altrove.

Eh sì.

Comunque, ho visto Roma.

E dire che mi aspettavo chissà cosa.

Mah, sono rimasto perplesso. A parte i grandangoli e i piani-sequenza, la fotografia in bianco e nero molto arty, è abbastanza una palla questo film. Una sontuosa mezza cagata.

L’unica cosa bella è il poster di Mexico 70 che fa molto Italia-Germania 4-3.

Sì, mio padre mi narrò di questa semifinale storica, avvenuta appunto in Messico in quel mondiale dell’anno suddetto, definita la partita del secolo.

Peccato che poi L’italia, qualificatasi in extremis per la finalissima, ne prese quattro dal Brasile, col grande Pelé che volò in cielo e insaccò di testa.

Secondo me, è stata molto meglio la semifinale Germania-Italia 0-2 con telecronaca di Caressa e Bergomi. Andiamo a Berlino!

Tornando a quella del ’70, mio padre, che di anni ne ha ora 69, me ne parlò come di qualcosa da infarto, col suo amico Gigi che ospitò lui e un altro coglione casa di sua madre. E loro che non potevano urlare perché Concettina, la madre del Gigi, stava dormendo e non era in ottima salute. In realtà ha campato a lungo quella donna.

Sì, son piacevoli ricordi amarcord, paterni di quel paese da Pater Noster. Ove suona ancora la banda come in Roma, ove le donne rimangono incinte del primo campagnolo che le porta al cinema a vedere Louis de Funès. E dove i dottorini arricchiti vanno a farsi un giro in Cinquecento… per scappare dalle possibili rivolte di un paziente totoiano senza pazienza che vuole ficcar loro il bisturi per esser stato operato male.

Mah, non c’è quasi niente di appassionante in questo film di Alfonso. Se non la protagonista molto simpatica che sembra mia nonna a trent’anni. Io non ho mai visto mia nonna a trent’anni. E come potevo? Ma sono un fisionomista delle giovinezze mai avute, anche della mia. Comunque, manco mio nonno ha visto mia nonna a trent’anni. La trombò prima, mettendo al mondo mio padre e mio zio. Ma, da allora, preferì dar da mangiare alle sue galline.

Ah, io disprezzo profondamente Paradiso perduto. Molti hanno paragonato l’epica di Roma a quella di David Lean. Che ha tratto l’unica trasposizione degna di Grandi speranze del mitico Dickens.

Poche settimane fa, Cine Sony ha programmato Great Expectations di Alfonso. E qualcuno, pagato profumatamente da questo canale, ha scritto una recensione ove lo esalta, dicendo che surclassa quello di Mike Newell.

Ora, chiariamoci. Paradiso perduto è una delle più grosse, stomachevoli boiate di sempre. Un film patinato con un Bob De Niro che mangia come un bifolco, roba che, se mangio io così, mi cacciano una sberla e mi rispediscono all’asilo, si fa crescere il barbone e fa le smorfie con tanto di panzone.

Un Ethan Hawke che sembra il fratello gemello dello Hobbit, una Paltrow anoressica (e quando mai non lo è stata, d’altronde) che pare un’ebrea di Schindler’s List e un’Anne Bancroft che, visto ch’era già molto vecchia e Mel Brooks non se la inchiappettava più, incitava il virgineo Ethan a darci dentro. Insomma, non potendoselo fottere, lo stava corrompendo alla carne di Gwyneth. Per godere da matta. Che pedofila del cazzo. Per fortuna, anche Chris Martin l’ha mandata a farselo dare nel culo. Parlo adesso della Paltrow. La Bancroft è andata.

Il direttore della fotografia è Emmanuel Lubezki, tre volte premio Oscar. Ma all’epoca, nel 1998, era meglio Carmine Tricarico, un fotografo del mio quartiere basso. Specializzato a far le foto alle Escort per sbarcare il lunario. Sì, non si faceva pagare da codeste in contanti ma con cotanta gnocca sozza messa a novanta, anche a 360 gradi. E lui, di forti, goderecci scatti, premeva di gusto. Con molta sovraesposizione… Secondo la sua ottica, le zoccole non sono mai state poi tanto diverse dalla Paltrow. Un uomo obiettivo… adesso, infatti, la Paltrow gestisce un sito personale in cui vende sex toys.

E, fra una chiavata e l’altra, la vita di Carmine virava al negativo e veniva saturata di colori più rossi come una cartolina col tramonto. Un uomo di monta(ggio). Lui attaccava tutti i pezzi nella “camera oscura”.

Un uomo a luci rosse, da cinema Odeon, con tanto di “spada” laser fosforescente. Sì, la vita di Carmine è stata come Guerre stellari. Ogni mattina, dopo un buon caffettino, per non spararsi in testa, rimembrava la forza di Skywalker, per darsi coraggio. Non aveva però mai un soldo e adorava perciò la fantascienza sognante.

No, l’amore non fa per me. Molti pensavano che, una volta ingroppata una, sarei cambiato.

Sono peggiorato.

Sono diventato Frankenstein Junior. Purtroppo è così. E sapete la verità? Io sono un artista, il più grande, e non ho bisogno di benefattori come De Niro.  Io sono molto più carismatico di lui.

Per fortuna, mi hanno creato Netflix. Per essere ancora più eremitico. Prima, almeno mi scomodavo per andare in sala, quella cinematografica, adesso mi guardo i film in cucina. Anche nel salone, con qualche salatino.

Ho detto tutto. Sono veramente il più invincibile “demente” del mondo.

Un uomo alla Mel Brooks.

E onestamente mi avete stufato tutti.

È un mio diritto fottervi con cinismo entusiasmante.

Comunque, Ethan, dopo che Gwyneth gli fece quello scherzetto nella fontana della limonata a sorpresa, divenne un maniaco sessuale e lo sa Uma Thurman. Quindi, rottosi i coglioni, si fece prete in First Reformed. Ma, amando Amanda, ora è inattendibile. Un uomo, come si suol dire, né carne né pesce.

Io invece divento sempre più radicale.

Tanto radicale che detesto i musulmani radicalizzati e amo metter le mie radici nel Bonsai.

Farò la fine di Mishima?

Quella degli scemi l’avete fatta voi.

E, soprattutto, borghesi maledetti come quelli di Roma, la dovreste smettere di credervi grandi uomini perché fate i medici e poi andate a vedere Boldi e De Sica.

Siete uomini senza fantasia, sempre lì in farmacia.

Con le pantofole, la colf, le partire di Calcio.

Io sono un cane che latra contro la vostra visione grigia del mondo e vi smerda.

Mi direte che deliro e mi darete 500 milligrammi di Torazina.

Mel Brooks è immenso.

E ad Alfonso preferisco il regista di Birdman. C’è sempre il Lubezki. E un Michael Keaton alla Falotico.

Un colpo talmente “ignorante” e mai visto che ha ribaltato tutto.

 

di Stefano Falotico

Blasfemia del giorno, vera: Clint Eastwood è il più grande regista di tutti i tempi, toglietemi dalle palle Kubrick, Fellini, perfino Cronenberg e Scorsese, Nolan uccidetelo


18 Nov

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UNFORGIVEN, Clint Eastwood, 1992

UNFORGIVEN, Clint Eastwood, 1992

No, non credo che The Mule sarà un capolavoro, ne dubito fortemente. Credo che apparterrà, sin da subito, all’Eastwood “minore”. Minore, personalmente, per Eastwood corrisponde comunque a grande film.

Ecco, la prenderò molto larga.

Innanzitutto. Credo che abbiate frainteso il Cinema e, più in generale, la vita stessa.

Quello che fanno molti di voi, semmai dopo tante tribolazioni, percorsi esistenziali frastagliati, confusioni momentanee, cervellotiche riflessioni probabilmente anche assai ponderate o addirittura esageratamente soppesate, dopo che avete con accuratezza scandagliato, analizzato, vivisezionato i vostri demoni interiori, dopo che avete trivellato la vostra anima, ponendovi delle incognite che avete con tutta probabilità risolto con teorici teoremi perfettamente allineati alla vostra coscienza, non lo nego e non ardisco a esser così tanto presuntuoso dal voler vagliare le ragioni che hanno sotteso i vostri complessi ragionamenti, la complicatezza svelata delle vostre intimità divelte nell’averle voi giudicate con metodo, attraverso meditazioni trascendentali e ginnastiche neuronali, ecco, fate questo…

No, non mi permetterei mai… Invece, mi permetto.

Ciò che fate è esattamente. essenzialmente quanto da me qui esplicatovi.

Dopo che vi siete inoltrati, inabissati nelle emozioni riemerse del vostro vissuto, dei vostri mille subconsci, abbracciate un’ideologia il più possibile affine alla vostra visione del mondo, vi effondete in essa e la baciate, la coccolate, senza battere ciglio, vi radicalizzate in convinzioni soggettive maturate dal vostro relativismo.

Questo si chiama anche narcisismo, egocentrismo, più che altro solipsismo.

Allora abbiamo colui che idolatra John Carpenter. E, anziché essere oggettivo riguardo al singolo valore intrinseco delle sue opere, lo magnifica più del dovuto ed eleva in gloria qualsiasi suo film. Perdendo di vista, appunto, l’oggettività. A differenza di come ho fatto io nel mio libro monografico dedicatogli senz’agiografie di sorta, senza elevarlo a santino, a guida spirituale, bensì cercando di essere coerente, distaccato, in una parola obiettivo, tanto che mi sono azzardato, con molto coraggio, ad affermare fermamente che Villaggio dei dannati e Christine sono senz’ombra di dubbio film molto eleganti, parimenti d’altronde a tutte le pellicole di Carpenter, maestro comunque indiscusso della finezza stilistica anche laddove è gore e sanguinolento, truculento e rude, opere ammantate di un classicismo persino commovente, ma sono film inferiori rispetto agli altri.

Sì, un Christine non può essere messo sullo stesso piano de Il signore del maleIl signore del male è il suo capolavoro assoluto. Molto di più de La cosa, un gradino sotto.

No, suvvia, non fate così. Non strumentalizzate il Cinema e i registi, adattandoli alla vostra “poetica” del vivervi quotidianamente.

L’avevo già scritto. Quando dite, e ciò lo asserisce anche Wikipedia, prendendo un abbaglio colossale, che Carpenter è un regista “proletario”, bestemmiate. A parte Essi vivono, film oserei dire propagandistico, apertamente schierato, e il Jack Burton di Grosso guaio a Chinatown, dove avete visto che i protagonisti dei suoi film appartengono alla classe proletaria? In quale vostro tripdistorsivo, allucinato e appunto solipsistico?

Se siete degli “hater” e pensate che il mondo sia profondamente ingiusto, che il sistema capitalistico sia Satana, forse non avete tutti i torti. Anzi. Ma per piacere, non affidatevi a guru cineastici, che plasmate a vostra immagine e somiglianza, per avallare e sostenervi in questo bacato vostro pensiero filosofico e anche politico. Smettetela, quanto prima.

Sì, molti di voi, e lo facevo pure io sino a qualche anno or sono, fa questo.

Scegliamo i “maestri” sempre più simili a noi, per le cosiddette affinità elettive, un regista o uno scrittore, per fare delle loro opere omnie un monumento alla nostra personale forma mentis.

Ma che cazzo state facendo?

Ecco, ragionando come voi, senza dubitare un istante, come mio scrittore preferito sceglierei Dostoevskij. Credo di essergli praticamente identico. Ombroso, cupo, disperatamente pessimista tanto da essere un enorme realista. Tormentato, eternamente combattuto, un po’ santo e un po’ ambiguamente ermetico. E anche insanabile.

Le persone perfette non esistono. Cosicché non esistono i “messia” registici.

Ad esempio, se il vostro regista preferito è Fellini… forse non è che vi siete riconosciuti nei suoi vitelloni, nella sua poesia di strada, nella sua barocca e visionaria misoginia conclamata, e guardate le donne come a delle creature di un quadro di Botero?

Forse è così? Sì che è così.

Adesso bestemmio ancora con più forza. Stanley Kubrick a me non piace. Ma per niente proprio!

L’unico suo vero capolavoro è Arancia meccanica. E sapete meglio di me perché.

Anche gli altri lo sono. Ma sono capolavori di un ciccione che ha sempre odiato il mondo, un malato, sciroccato, folle misantropo pieno di paure, complessato, perfino sessuofobo, moralista incallito. Un povero stronzo. Pure ipocrita!

Ho già detto la mia su Kubrick in altri scritti. Se ne siete interessati, cercateli sparsi in rete.

Shining? Ha ragione, checché ne diciate, Cronenberg. Kubrick non sapeva che cazzo stava facendo.

È un film algido, magistrale, sì, esteticamente altissimo. Ma non è un horror, non fa paura, non perturba, Nicholson è troppo sopra le righe e gigioneggia a briglia sciolta. Insomma, barman, dammene un altro. Ah ah.

In tv passa Shining… uff, che palle.

A proposito di Cronenberg. Un genio. Un genio però autoreferenziale. Che ha poco da spartire con la realtà.

E arriviamo a Scorsese. Ora, chiariamoci molto bene. Scorsese è un figlio di Little Italy. Lui è Mean Streets.

Scorsese ha firmato solo due capolavori assoluti, che sono Taxi Driver e Casinò.

Quei bravi ragazzi? E basta, dai. Molto bello, simpatico, un Amici miei fra gangster scemi, un film dal ritmo strepitoso, pieno di situazioni grottesche, assurdo, goliardico. E poi?

Scorsese è come Fra Cristoforo de I promessi sposi. Uno che, se non avesse fatto il regista, forse diventava davvero un criminale. Ma si sente ossessivamente nei suoi film il suo bisogno quasi tenero e pietistico di volersi emancipare da quel ragazzo timidissimo, diverso dai suoi coetanei, cresciuto in una famiglia di mangia-spaghetti, educato al cattolicesimo più imbarazzante, castrante, ridicolo, che ancora lo strugge, lo asfissia e lo induce, di tanto in tanto, a farsi assalire da cristologici dubbi religiosi afflittivi e martorianti.

Scisso fra il desiderio di essere Mick Jagger e sapersi, sinceramente, un adoratore di Orson Welles con l’anima quasi bigotta di sua nonna.

Scorsese caro, ti benedico, adesso vai a farti far una pompa da tua moglie. Su.

Uh, che bestemmia! Cazzo. Ma verissima.

 

Christopher Nolan? Oddio mio. L’ultima mezz’ora d’Interstellar credo sia peggiore di una barzelletta di Francesco Totti. Ah ah.

 

Ebbene, i grandi capolavori intoccabili di Eastwood sono tre. Come? Solo tre? Sì, solo tre. Ovvero Gli spietatiUn mondo perfetto e Gran Torino.

Million Dollar Baby e Mystic River? Anche. Ma capolavori per dizionari da stellette.

Million Dollar Baby è in fin dei conti prevedibile e strappalacrime. Mystic River ovviamente troppo ovvio.

Forse, sì, c’è un altro capolavoro di Eastwood.

È Debito di sangue. Il film più sottovalutato di sempre.

Sì, mi spiace per Scorsese. È stato il mio regista preferito per una vita.

Clint Eastwood è più grande, molto più grande di Scorsese.

Scorsese non ha mai girato due scene così. Che grandangolo, che sguardo panoramico… sulla vita.

 

 

di Stefano Falotico


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The First con Sean Penn, White Boy Rick col McConaughey e la schifezza del reboot di The Predator bocciati, bene, e anche Kubrick in fondo ha girato un solo capolavoro


13 Sep

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Sì, il primo ruolo “televisivo” di Sean Penn, dopo anni di sua assenza anche dal grande schermo, dopo essersi sputtanato con Il tuo ultimo sguardo, che ha distrutto la magnificenza delle sue precedenti da regista, dopo un tempo immemorabile in cui ha cazzeggiato con questa e quell’altra fighella, tingendosi i capelli, pubblicando un libro orrendo, è stato un mezzo fallimento.

La Critica comunque non ha stroncato lui. Sì, un astronauta con la faccia da puttaniere non l’ho mai visto ma Sean ha un’indole melanconica, springsteeniana, quindi ci sta carismaticamente nei panni di uno che si è rotto le palle di questo Pianeta sbagliato, e molla tutto, saltando su Marte.

Ma The First è stato stroncato. First Man no. Secondo me, seppure non l’abbia ancora visto, andrebbe massacrato anche il film dello Chazelle. Con uno degli attori peggiori di sempre, Ryan Gosling. Questo sarebbe un figo? Sembra che abbia ingoiato mille pasticche di neurolettici e bevuto un litro di Valium.

Eppure piace alle donne. Mah, uno dei grandi misteri dell’universo.

Basta! Già Apollo 13 era una palla tremenda, uno dei film più noiosi di sempre. Adesso anche la storia dell’Apollo 11. Che poi… presto uscirà anche il secondo film sul figlio di Apollo Creed. Con Michael B. Jordan, l’essere più antipatico del mondo. Spero che il figlio d’Ivan Drago gli spacchi quella faccia da neretto carino. Riportate questo mandingo sulla nave Amistad. Dategli da mangiare le banane! Stavolta Salvini va appoggiato!

Basta!

Mentre il McConaughey, che sperava di beccarsi la nomination per White Boy Rick, ha scazzato ancora film. Dopo Gold, un film truffaldino nei confronti dello spettatore e per il quale è ingrassato per l’anima del cazzo, visto che non è stato nominato a nulla, La foresta dei sogni di tua sorella new ageFree State of Jones, film lunghissimo che basta leggersi due pagine scritte bene di un libro di Storia, e soprattutto La Torre Nera, ove fa il modello intirizzito porta-sfiga, adesso ha toppato nuovamente. Vera “McConaissance!”.

Sì, White Boy Rick è stato semi-distrutto dai critici americani. Per la serie: dopo quella stronzata di Blow con Johnny Depp, lasciate perdere i film alla Scorsese se non siete Scorsese.

Tornando a Matthew. Sì, dopo l’Oscar è rimbecillito. E ride sempre come uno scemo. Perché non lo prendono quelli del dentifricio Mentadent? Il sorriso smaltato a trentadue denti c’è tutto.

E infine la mega-puttanata universale, The Predator di Shane Black. Teniamoci l’originale con Schwarzenegger e non stronzeggiamo con seguiti, reboot robot di tuo nonno.

Il protagonista doveva essere Benicio Del Toro. Quindi, la parte è andata all’insipido, moscio Boyd Holbrook, sì, un ricchione.

Comunque, in America stanno messi sempre meglio di noi. Anzi, voi.

In Italia, abbiamo un proliferare di attrici. Tutte hanno il profilo Instagram, basta che esibiscano un paio di belle cosce, tonificate in ore di palestra. Sì, attrici come Meryl Streep. Hanno girato da comparse la pubblicità della mozzarella di Bari e però non hanno un colorito da latticino, sono abbronzate, visto che stanno perennemente al mare coi soldi del padre industriale.

Ma andassero a dar via il culo.

Sì, non bestemmio. A conti fatti, il tanto intoccabile Stanley Kubrick ha girato solo un capolavoro, Arancia meccanica. Ne vogliamo parlare seriamente di 2001? Con quegli effetti speciali, avanguardistici per l’epoca, un grande film lo girava anche Mario, il marito rintronato della mia vicina di casa. E poi: sì, l’uomo è nato scimmia, quindi gli è scattata la scintilla, si è evoluto e, stanco di tutto, è regredito a feto galleggiante, da superuomo in scatola. Sì, Stanley ha scoperto l’acqua calda. Ed è infatti nell’acqua, grazie a scariche elettriche, che è nata la vita sulla Terra. Grazie, già visto e sentito.

Barry Lindon è la storia di uno che ama Ezio Greggio, un piccolo borghese mediocre, ma tutto sommato un brav’uomo. Il figlio, invece, ha un’indole da Alex di A Clockwork Orange, appunto, e ripudia quel poveretto di suo padre perché pensa che l’abbia castrato in un’educazione troppo moralmente inappuntabile. Che cazzo voleva? Voleva andare in discoteca a sedici anni? E chi gliel’ha impedito? Non piangesse sul latte versato e sul suo sperma non nelle cretinette eiaculato.

Poi, con la fotografia di John Alcott, anche Jimmy il Fenomeno avrebbe realizzato riprese “pittoriche”.

Basta!

Eyes Wide Shut, un film postumo. Quindi, il montaggio non è suo. E Tom Cruise nei panni del dottore è credibile quanto il sottoscritto in Top Gun.

Full Metal Jacket, sì, dai, nelle caserme militari ci sono i nonnismi e i bullismi, la guerra è brutta, lurida e sporca. E Orizzonti di gloria è retorica tronfia da due soldi.

Bocciato!

Shining? Ha ragione, mi spiace dirlo e ammetterlo, David Cronenberg. È un film che non inquieta, non fa paura, con un Jack Nicholson di maniera, che gigioneggia da lupo mannaro con la pelata, un film con un bambino autistico afflitto da deficit percettivi per cui delira, un negrone che voleva solo vedere la tv sul letto, e un labirinto che è molto più complicato quello di Gardaland. Sì, da quel labirinto sarebbe uscito anche Pacino di Scent of a Woman. Suvvia.

Via!

Basta pure col Kubrick. Un mezzo panzone misantropo hater.

 

 

di Stefano Falotico

 

Arancia meccanica di Kubrick o di Stefano Falotico?


25 Jul

“Aranciando”, rispetto solo il verde smeraldo e meravigliato


13 Jun

 

Sono l’Uomo che apre bocca ove può spalancarla, e zittisce chi “lo” ammutolì e ne ammutinò la “navigazione”

In quest'”aula magna” si radono solo le aiuole e gli asini solletican le sottane delle “suore”, con una riverenza da chi non si pulisce le suole ed è già nel sottosuolo. Magnoni!

Applauso!

Vivo, “vegetando” fra le animalità, in me alato contro gli aliti.
Telefono, “anonimamente”, a un’ex “principessina” che fu scortese perché, di bacio, non “la” abbacinai nel “pisello“.
E, con orgoglio che s’allunò ed è ora allupato, le ricordo il Tempo quando, prima di “salire”, “salivava”, fra depressioni bulimiche senza il “botulino” di oggi.

Alex è fra voi, congrega di “gregari” e ordina ai subordinati di non orinare e secernere senza discernere.
Sì, secrezioni segrete di serpenti, escrezioni ed escrescenza, e la panza cresce e l’abbuffata fuoriesce. Dal vaso, invasati!

Ne vogliamo parlare di “quella?”.
Chi pensa d'”infinocchiare?”. Da me sarà “intortata” solo di panna in faccia.
Sì, trascorse l’adolescenza a “pungolare” il maschio attizzato solo per “drizzarglielo”, che allocco…, e poi “indirizzarsi” con quello “altolocato”, meno piccante, ma più “ubicato”.
Detta come va detta, “la” è. La sua “nomea” è nota, toccatissima e deflorata in tutta la nostra comunità.

Non ne avevamo abbastanza di musetti, mossette, della “mossa” e della mousse?
E anche di Minosse e Ulisse?
“Issatelo” e vi “asseterete”.

Io sono l’Uomo che “sbanda” per tutte e, nel circo, “elefanteggio”, fantino dell’unico Dio per cui la stravaganza è il diritto “nascituro” del non morire “invecchiandolo”.

Il Falotico.

E quella famiglia di scriteriati si meriterà la giustissima fine che sarà.
Giurateci!
No, è gente psicopatica, efferata, calunniatrice.
E, stavolta, sono incastrati nella paura, a vita, e a morte.
Così imparano come si “scherza” sul primo che “capita”.
Non è uno qualunque.
Saranno guardati a vista, avranno la casa “sotto osservazione”, sorvegliata da investigatori, saranno “pedinati” delle stesse “torture” che inflissero con molta “leggerezza”.
Perché, i mostri prima o poi, si specchiano in uno che riflette le loro vergogne. Imperdonabili, terrificanti!
E dire che, il “pupillo” di queste bestie, si fa chiamare giornalista e “progetta” siti web.
Vedremo cos’architetterà quando, a qualcuno, potrebbe venir voglia (sai, la Luna “storta”) di contattare il suo “capo” e di rivelargli il crimine per cui è stato chiamato in tribunale.
Sì, allestirà un sito intitolato: “Rassegna stampa del mio marchio.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1.  The Elephant Man (1980)
  2. Venere nera (2010)
  3. INLAND EMPIRE (2006)
  4.  Arancia meccanica (1971)
  5.  Henry – Pioggia di sangue (1986)

Genius-Pop

Just another WordPress site (il mio sito cinematograficamente geniale)