Posts Tagged ‘Jennifer Connelly’

In questa foto, vi è tutto me stesso


29 May

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Sì, bando alle ciance. Su di me si raccontano un sacco di leggende, perfino che fui allevato dai lupi nelle steppe russe. L’unica cosa vera è che qualche volta russo. Sì, me ne son accorto quando, una notte, dopo aver subito una paranormal activity, mi smembrai dal mio corpo e cominciai a fluttuare per la casa. E osservai dall’alto, appoggiato al lampadario, il mio corpo dormiente che ronfava, forse sognando Jennifer Connelly di Tutto può accadere. Sono molti i film di quel periodo in cui Jennifer era l’incarnazione, appunto sognante, di ogni uomo dai tredici anni in su. Anche se mi ricordo che, quando uscì questo film, avrò avuto 12 anni. Sì, non avevo ancora compiuto tredici anni. Sono del ’79 e questo è uscito nel 1991, ma prima di Settembre, mese del mio compleanno. E ricordo che mia madre, il giorno dopo, dovette cucirmi i pantaloni perché alla vista di Jennifer spaccai completamente la cerniera.

Sono cose da maschietti, belli miei, cose che voi donne detestate, lo so, ma non potete farci molto. Siamo nati con qualcosa in mezzo alle gambe e questo qualcosa, vi garantisco, che ci fa penare molto. Dobbiamo castigarci spesso e malvolentieri per comune senso del pudore. E ciò lo trovo impudico. Rinnegare la beltà fiorente di qualcosa di magnificamente, spontaneamente ascendente…

Comunque sia, sì, io sono così. Un uomo che fuma tre pacchetti di sigarette al giorno senz’accusare la minima intossicazione, perché sono esente, oserei dire, da ogni effetto collaterale. Per anni assunsi anche potenti psicofarmaci, perché mi “tirava troppo il culo”, ma mi tira or più di prima, e indubbiamente, questo mi par palese e non v’è invidia che tenga, son anche più bello.

Un uomo che, al calar della sera, lascia che il gelatino al limone coli in bocca come la lingua di Jennifer e le mie palle, no, papille se ne stropiccino, un po’ rude e un po’ dolce, è quello che ci vuole per il pancino quando la nottata va in bianco e hai il dolore al basso ventre che ti spinge… a esser uomo erigente.

Fidatevi, è così.

Come ho scritto su Facebook, la gente la dovrebbe finire di vedere Westworld 2, ché poi dà di stomaco, e la dovrebbe smettere di andare al cinema anche quando programmano film di merda, giusto per passarsi la serata. Ma che senso ha andare a vedere un film di merda per buttare 8 Euro? Ci sono tanti capolavori del passato che ancora mi mancano, e poi devo rivedere Innocenza infranta. Anche in questo film Jennifer fa la sua porca figura. Sì, se gli uomini iperdotati devono castigarsi, Jennifer, prima che diventasse anoressica, con un paio di tette fenomenali di quel tipo, come faceva ad andare in giro? Non si vergognava? Ah ah.

Se vi dico che è così è così.

Comunque, Tutto può accadere da noi non credo sia mai uscito al cinema.

Di me invece raccontarono un sacco di stronzate. Che dai 15 anni ai 20 non uscivo mai di casa. Sì, e come facevo a essere il capitano della squadra di Calcio e ad avere la patente? Su queste e altre puttanate che gli idioti raccontarono sul mio conto, ci sarebbe da spararsi una sega.

– Ah, quel ragazzo non legava molto con quelli della sua età. Era un po’ chiuso.

– Poteva essere anche un genio, come volevasi dimostrare, no? Che se ne faceva uno così di gente che giocava agli sparatutto e andava con la prima bagascia zotica?

– Ah sì? E tu lo sapevi a che età è morto Napoleone?

– No, andrò a controllare. A cinquantun anni. E se moriva invece a settantacinque che cazzo sarebbe cambiato? Ecco, che cazzo sarebbe cambiato?

 

Tu cosa vuoi fare nella vita? Il chirurgo? Ah sì? E se dimenticassi i ferri nella pancia di quel poveretto e poi i familiari ti denunciassero?

Tu vuoi fare il giornalista? E se andassi in Siria e ti bombardassero? Ah, vuoi fare il cronista sportivo. Sì, a celebrare le imprese di miliardari che campano su chi li osanna e non ha i soldi neanche per comprarsi una racchetta. Straordinario…

Tu vuoi fare l’avvocato? E se ti troverai a difendere uno stupratore assassino e lo farai solo per guadagnarci dei soldi, il mattino dopo come ti sveglieresti?

 

È una visione cinica, no, è una visione che sa… più sana di così si muore.

 

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di Stefano Falotico

Stephen Hawking: il più brutto “complimento” che può farvi una donna è di essere delle beautiful mind


14 Mar

A Beautiful Mind

Ora, quest’espressione è diventata celeberrima e usata spesso anche a sproposito dopo che quel retoricissimo film di Ron Howard è stato visto da mezzo mondo, vincendo Oscar immeritati. Si tratta di un tipo di Cinema a mio avviso indigesto, che appartiene a quel filone pseudo-buonista allineato ai canoni prevedibili e ruffiani della Hollywood più mainstream e paracula.

Insomma, è la storia di uno schizofrenico insopportabile, che tanto assomiglia al mio amico delle scuole medie, Torre, patito di matematica o solo “partito” già all’epoca, il quale vedo alle volte adesso alla fermata dell’autobus col sorriso da ebete nel prendere a calci le cartacce e gli scontrini che la gente butta sul marciapiede dopo che è andata nella tabaccheria adiacente. In poche parole, a forza di teorizzare sull’irrealtà intangibile, sulla metafisica scientifica, si è ammalato di “deficienza” palpabilissima tanto che, in maniera empirica, potremmo classificarlo come attuale buco nero insondabile della sua algebra neuronale abbastanza trigonometrica alla dementia praecox incurabile in maniera direttamente proporzionale al coefficiente di difficoltà del suo non scopare elevato alla non potenza al quadrato e anche al tonto.

Sì, è una stronzata cinica ma il Torre, dopo aver torreggiato come campione imbattibile di razionalità indiscutibile, tanto d’ascendere precocemente a genio da tutti stimato, almeno nel vicinato, dopo esser addivenuto ai misteri profondissimi dell’universo e averli sviscerati in teorie lodabili, non è stato “eccelso” con la sua anima e con il suo cor(po). Tanto che si è dimenticato davvero di vivere. E ora credo passi le sue serate a guardare tribune elettorali per sentirsi vivo e partecipe della vita sociale…

Ho detto tutto…

Voglio raccontarvi questo… non so se mi crederete ma io so che è un racconto sincero. Quindi ve lo espongo. Di bella esposizione e argomentazione che non fa una piega, non so se otterrò una cattedra a Cambridge per questo aneddoto così ben disaminato ma all’epoca ero un soggetto certamente da esaminare.

Mi ricordo che scrissi un libro e bazzicavo un sito d’incontri, Meetic. Al che, beccai, sì, ero già un “becchino”, ah ah, una della mia città che di cosce mi parve immediatamente “appetibile”. Sì, io bado al sodo. La faccia non era granché, a dire il vero, ma era buona…

Sfacciatamente, le scrissi in chat che volevo scoparla. Lei fece la timida e mi mandò a fare in culo.

Poi, il giorno dopo mi spedì una missiva in cui diceva di scusarsi per essere stata troppo dura con me e che la notte le avevo portato consiglio. E voleva assaggiare qualcosa di duro… perché le delusioni della sua vita l’avevano per troppo tempo “intenerita”.

All’epoca ero davvero matto e incosciente, sì, diciamocelo, ah ah, e non sapevo davvero a cosa andavo incontro. Lei mi aspettò vicino a una Porta del cazzo, non mi ricordo quale, di questa Bologna la grassa. Salì in macchina e io cominciai a girare avanti e indietro, in circolo “vizioso”, sui viali. Dopo circa mezz’ora di tragitto, in cui parlammo del bel tempo (sì, era primavera e l’aria era salubre) atmosferico e altre amenità “meteorologiche”, soprattutto di lei, con le escursioni termiche delle sue vampate, disse che stava avendo freddo e voleva essere “riscaldata”. Già, questa “signorina” con la minigonna, di punto in bianco, paonazza in volto ma decisa ad arrivare al dunque, dopo avermi squadrato dalla testa ai piedi, nonostante fossimo entrambi seduti, se ne saltò fuori con…

 

– Se non ricordo male, l’altro giorno mi hai detto… voglio scoparti.

– Uhm, cos’ho detto?

– Sì, hai detto… hai detto proprio così… voglio scoparti. Be’, sai, non sarebbe male…

 

Adesso, qualsiasi persona “normale”, avrebbe svoltato, in ogni sen(s)o, lato B soprattutto, e si sarebbe diretta spedita verso qualche parcheggio un po’ “porchetto”.

 

Invece, io mi diressi nel punto in cui l’avevo caricata, e poi le dissi gentilmente di scendere. Anziché scaricarlo, la scaricai.

Lei si mise a ridere, quindi, prima di congedarsi mi disse che ero una beautiful mind.

 

Insomma, morale della favola e anche della fava, quasi tutte le donne sono zoccole.

E voi mi domanderete: ma perché scusa hai voluto incontrarla e le avevi scritto che volevi scopartela?

 

E io rispondo: perché fa parte del personaggio Falotico, uno che cazzeggia, giusto per il piacere di far passare il tempo.

Poi, rimanga fra noi, sì, aveva delle bellissime gambe, ma la faccia faceva proprio schifo.

Insomma, non era Jennifer Connelly. E poi, adesso come adesso, pure la Connelly è un cesso.

 

E questo per farvi capire che le donne dicono di amare gli uomini con un gran cervello ma, sì, quello che vogliono davvero è solo… l’u… ello? No, vogliono i soldi.

E infatti Nash era ricco sfondato. Che cazzo fregava a sua moglie se era malato di mente? Tanto la manteneva alla grande…

 

Fratelli della congrega, cosa avete dedotto da questa lezione di vita vera? Che la teoria è una cosa, la pratica è un paio di belle cosce.

Ah ah.

 

Impratichitevi e fatelo anche sui prati.

 

Sì, ci sono i geni come Hawking che non servono a niente, e i geni delle stronzate come me, che rendono la vita infinitamente più godibile.

 

 

 

di Stefano Falotico

Only the Brave il Trailer, basta con questa mediocrità, evviva i film folli, anche nella vita “reale”


21 Jul

Scorrono le immagini di questo film e rimango basito, perplesso… sarà la mia suscettibilità. Ah, che colpa, sì, andrò dal prete a confessare il mio odio per questo genere di film, a cui accludo molta umanità che se ne “compiace”. Vanno in brodo di giuggiole per queste storie “eroiche”, poco erotiche, “zampillanti” di cast stratosferici con attori pagati a peso d’oro per “gigioneggiare” tra fuoco e fiamme, lacrime, commozione telecomandata e qualche scorcio suggestivo di tramonti rosseggianti per far “divampare” un presunto pathos. Come se non bastasse, hanno infilato anche l’invecchiata e sempre più anoressica Jennifer Connelly, per dare un tocco “femminile”, addolorante come la Madonna della misericordia, alla storia.

Su Facebook, chiacchierando di questo genere di film, trovo qualcuno come me che detesta abbastanza quella ruffianata pomposa di Fuoco assassino, a cui il coglione Billy Baldwin vorrebbe addirittura dare un seguito, da girarsi il prossimo anno. Non ci bastava il primo? Sì, lodevole per i magniloquenti e fastosi effetti speciali ma con una trama ridicola (s)fatta di padri “coraggiosi”, di capitani spericolati, d’invidie Caino-Abele tra fratelli ardimentosi, appunto focosi, con “passaggi” e (s)cene di raccordo con una Jason Leigh “soft”, quasi core, prima che diventasse la zitella insopportabile ch’è oggi. Era meglio quand’era un po’ zoccola, un po’ acqua e sapone da “innaffiare” di “cremino”. Vale solo per il duetto De Niro-Sutherland, ché rendono sempre personali i personaggi che interpretano, anche quando sono macchiette stereotipate come in questo caso.

Film onestamente superati di una macchina hollywoodiana che produceva certe schifezze commerciali per esaltare il patriottismo della Nazione. Non a caso, questo Kosinski, dopo averci parzialmente illuso con le prime regie, girerà il seguito di Top Gun, altro spottone che esaltava l’edonismo reaganiano e serviva solo come trampolino di (s)lancio per Tom Cruise, altra incarnazione “attoriale” della mediocrità piaciona, altro bellimbusto che fra qualche anno, statene certi e “cere”, si sottoporrà alla chirurgia plastica per “tappezzare” di pezzi di culo la sua faccia di bronzo.

Ah, come sono stanco della mediocrità. Per fortuna, Lynch col suo Twin Peaks mi dà gioia di vivere, mi rasserena in quest’inquieto film di 18 ore delirante come pretendo sia il miglior Cinema e la gente pen(s)ante. Ah, ragionieri in doppiopetto che ti squadrano e ancor peggio vogliono inquadrarti dall’abit(acol)o che fa il mon(a)co… la loro visione miope da monocolo.

Sì, per quanto abbiano provato con metodi coercitivi, “castiganti”, castranti, incastonanti, a rendermi un casto(ro) come la massa lavoratrice e sofferente, mi sa che oggi prenderò in mano la guida della mia città e fantasticherò su vicoli “ciechi”, sapendo che la mia mente aperta, a differenza di “topi” con la mentalità chiusa, ha aperto varchi al di là della vi(t)a comune, anche provinciale e “denuclearizzata”, infiammandomi di fantasia nelle mie genialità sconfinatamente immaginifiche. Ah, fanculo le fiche.

Ricordate: bruciatevi, ragazzi, c’è sempre tempo per bere l’acqua.

Questa è una stronzata, non meno di queste puttanate di Hollywood.

 

Molta gente mi dà del pazzo, azzo. Preferisco rimanerlo. Almeno, quando vedo un sedere come si deve, so quelle che si deve fare. Si fottessero.

 

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I migliori seni del mio “girovita”


12 Oct

Il reggicalze è nulla in confronto al “mio”.

Me “lo” reggo da me. Non me “la” menate!

Non ho mai capito e non capirò la gente sposata.
Amore, amoretto, amorucolo, amorino, bacini e bacetti, e la pelle è sempre quella, sempre le stesse lenzuola, all’accorrenza da “cambiare”, e il solito accoppiamento che “scopa” anche di “coppie” scambiste

Sì, credo che l’unico vero sesso dell’Uomo moderno, che non ha alcun timore di “darlo tutto”, è quello virtuale, ove puoi stravaccarti e “sudartelo” sul divano “scamosciato” e “allevare” il “camoscio” che, prima è “moscissimo” in seguito a chi inseguì la tua anima, poi si “distende” di vasi dilatatori e “spalanca le gambe” al piacere “ermetico” del Man a(r)mato di “mano”.

Il mio taglio di “capelli”, da infante, si recava a Prato, dal barbiere Cosimo, uno che “accomodava” anche le donne da “sciampista allo champagne” (sì, era come Maifredi, ex allenatore del Bologna Football Club, di “calcio in culo”, che retrocedeva sempre da “elegante juventino” con queste zebre che “tingeva” di nero sul “bianco”), poi “crebbi” con l'”imparruccato” Andrea, uno che “sbarbava” tutte quelle che eccitavano la “patta” della sua “bottega” sempre aperta.

Con questi “maestri” di “classe” ineludibile, discutevamo di molti “balconcini” e, da tali “egregi”, ho “imparato” che vale più una “rasatura” personale d’una “aiuola” che taglierà, di “lametta”, solo le “palle”.

Firmato il Genius
(Stefano Falotico)

  1. Gretchen Mol
    Forever mine…
    “Mollissimo”. Infatti, appena “la” vedo, i miei ormoni (s)balzano e mi crescon le tette quanto Lei, da “ermafrodita”.
  2. Uma Thurman
    Cogli la “mela” quand’è matura.
    Ed Ethan Hawke “la” sapeva “lungo”.
  3. Monica Bellucci
    Il Vincent Cassel ogni Notte “la” scassina e “incasina”.
  4. Marion Cotillard
    Di faccia non va.
    Per il resto, eccome, “eccolo”.
  5. Heather Graham
    Qui, questa qui è esagerata. Non se ne può più.
    Esageratona!
  6. Julianne Moore
    Demi Moore non vale un “cazzo”, né come “donna” né come attrice.
    Questa è “validissima”.
  7. Jennifer Connelly
    Oggi è anoressica.
    Prima, si “spalmava” di burro vero.

“C’era una volta in America” – La recensione


09 Oct

 

Once Upon a Time in America

 

 

Il Tempo nell’once upon un’altra (s)volta

Rinomate torsioni della memoria, “drogata”, sbiancata di ceruleo, denso liquore fra le “palpebre” dell’anima, d’occhiolini (mai) smaltiti, “ammattiti” da una tempesta emotiva che, d’effluvi sonanti nel ricordo, carezza torbida, tortuosa, “torreggiante” i propri giardini labirintici, “sbuffando” la “noia” delle lancette, lo scandir “mesto” d’imbrunite emozioni, svagate, cogitabonde, “ammanettate” al malinconico urlo e indocilite da acchetata brezza dei dolori e degli amori.
Come un treno “a vapore” che s’“inerpica” lungo la via solitaria di se stessi, “eremiti” in una città mitica in cui ricompari come diamanti “grezzi” d’una fantasmatica (ri)emersione dalle foglie autunnali, “invecchiate” o ringiovanite del tuo “vampiro”, assetato di nostalgico fumo nelle iridi dell’erta “pavidità” che (non) fu e delle altre coscienze “svanite”, imborghesite, morte dentro o forse ancora a morsicare le vanità degli attimi cancellati d’indelebile ma(i) erosa reminiscenza.
A riscoccare della magia che, intrepidi, stupidi, “inetti”, “perdenti”, reinventati o “rivinti”, intraprendemmo nel lontano, lontanissimo, remoto ammiccarci da “anziani” amici. Come ieri, come oggi, come l’eterno inamovibile.
Criminalotti “bambini” o già troppo uomini in questo Mondo di duri, che già scalfì al primo vagito “extrauterino”, incarnato in respiri ribelli “troppo” vivaci da “tacere” nei “silenziatori” delle pistole, a chiuder la bocca a un balordo sistema già epi(dermi)camente, all’epoca, grigio e “solare” di nerezza. Del “gironzolare” da oziosi e “scioperandi” disoccupati dall’obbligo “morale” a un’esistenza irresistibilissima per non viverla al massimo, dunque “fallita” per gli impiegati del “catasto”, sempre lì a tastarli, ad “arrestarli”, a perseguitarli, a (s)cacciarli… questi incalliti nelle loro candide, incandescentissime “innocenze” da angeli sporchi, macchiati nel sangue e negli zampilli “variopinti” della “marea”. A ballare sotto il ponte di Brooklyn, nel leitmotiv di Ennio Morricone, fischiettato di “ritornello” che non tornerà più, anzi, i tornanti delle alterazioni, del cambiamento, del growing up, della fiabesca “depravazione”, delle perdizioni appunto del “loser” Noodles.
Noodles, che “violenta” il piacere d’un invaghimento dell’infanzia. Che sbaglia le mosse o le azzeccherà tutte, nella “zecca” della banca dei sogni, ove la cassaforte è senza più un soldo.
Svuotato, infatuato di un ideale di Bellezza smarrita. Chissà dove. Chissà quando.
Chissà in quali anfratti, in quali angoli delle forti fragilità, delle “limpide” brume, di quali tramonti, di quale scor(d)ata, illusoriamente indimenticata “era”.

 

Un capolavoro assoluto che è nel genio Sergio Leone. La misoginia, il tradimento, i “valori”, le controversie, le “variegate versioni”, le cuciture, le aggiunte, i “restauri”, l’“appannato” rispolverarlo, le rivalità, le competizioni di nessun Oscar “agguantato”, i torti, gli errori, i rimpianti, tutto ciò non m’interessa. E non ce ne frega niente.

Un’opera maestosa lo è, di nascita. Non si può analizzarla di “riassuntini”, di “stilografiche” e di stilemi.

Piomba dal nulla e ti sorride col neo beffardo di De Niro.

Yesterday…

(Stefano Falotico)

 

Cannes, “C’era una volta…”, una scena tagliata


19 May

 

 

 

Stasera, sarà presentata la versione integralissima del capolavoro assoluto di Sergio Leone.

Non necessita presentazioni.

 

Da “TrovaCinema”, affiggo questo pezzo, estratto che fu davvero estratto, e ora è tornato, magnificentissimo:

Cannes, ‘C’era una volta’ con 26 minuti

in più — Scena tagliata

 

Ventotto anni dopo la première, il film di Sergio Leone nuovamente sulla Croisette in una nuova versione che riporta alcuni dei tagli più dolorosi per il regista tra cui quello che vide scomparire l’attrice Louise Fletcher, direttrice del cimitero, dove De Niro va a visitare le tombe degli amici. Il restauro e il reintegro sono stati possibili grazie al lavoro della Cineteca di Bologna, della Fondazione di Scorsese, della famiglia Leone e dei collaboratori del regista.

 

Ringrazio Spaggy per la collaborazione, ecco l’esclusiva Fletcher, in questa “cimiteriale”, plumbeissima clip:

 


 

 

Ecco che spunta Noodles…

 

 

I due “acerrimi rivali”, per tutta la vita…

 

 

Noodles è, oggi, davvero in “età senile”, ma in ottima forma, smagrita.

 

 

S’è “sistemato” con Grace, e non con Deborah…

 

 

Onestamente, però, Deborah/Jennifer mi sembra di un’altra categoria.

 

 

Grace prova a convincerlo che ha scelto giusto, e Bob, beffardamente-amarognolo, “ridacchia”.

 

 

 

 

Più tardi, Sean lo invita a un party, e se “la” bevono.

 

 

Perché Bob è malinconico, ma anche un commediante…

 

 


 

Ma, secondo voi, le amicizie virili si tradiscono per una così?

A me, è sempre parsa bruttina.

 

 

(Stefano Falotico)

Genius-Pop

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